Beppe Grillo quello che vede oltre

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Cambiare per cambiare

L‘uno, due, tre che si intuiva (o meglio si sperava) potesse mettersi in moto per pervenire ad un reale cambiamento degli equilibri politici di questo paese e non solo nell’ambito della dialettica destra – sinistra, ma anche nell’ambito dello stesso centro – sinistra, con i risultati del primo e secondo turno delle elezioni amministrative comincia  a diventare realtà.

Il punto uno è stato raggiunto da nord a sud ed il risultato permette di leggere alcune costanti riferibili alla efficacia della selezione dal basso, al ridimensionamento dell’antipolitica, alla capacità dell’elettorato di selezionare secondo regole di intelligenza collettiva tra le diverse offerte politiche.

Il punto due da raggiungere è ora nell’immediato il raggiungimento del quorum sui quattro referendum. Un passaggio obbligato per dimostrare che la volontà di cambiamento è maggioritaria nel paese. Un obiettivo per il cui raggiungimento occorre un forte impegno sul piano della comunicazione (in particolare televisiva). Se il quorum non venisse raggiunto il rischio sarebbe quello di un ritardo, forse insopportabile per il paese, del cambiamento politico ormai indispensabile .

Il punto tre, le elezioni anticipate, si raggiungerà e le elezioni si vinceranno non tanto invocando cambi della legge elettorale e/o governi tecnici e/o alleanze più o meno larghe e più o meno improbabili, che gli elettori leggono come fastidiosisime manovre da politicanti di bassa lega, quanto cominciando il lavoro di selezione (primarie di coalizione) della classe politica a tutti i livelli e superando le limitazioni della legge elettorale con trasparenti primarie di collegio.

Processo per l’omicidio di Mauro De Mauro udienza del 20 maggio 2011

Arringa della difesa, in particolare l’avvocato toscano Luca Cianferoni, al processo per l’uccisione di Mauro De Mauro di cui è unico imputato il boss Totò Riina. Particolarmente interessante l’inquadramento storico da parte del difensore in relazione a quanto scritto qui, ed utile per la comprensione di altri processi (relativamente a depistaggi, disinformazione, servizi, Stato) tra i quali quello per l’omicidio di Mauro Rostagno, che questo blog sta seguendo, se si supera il pregiudizio, che si sta ascoltando comunque un avvocato nella funzione di difensore di Totò Riina da una condanna all’ennesimo ergastolo.

E nel frattempo dice l’ANSA:

PALERMO, 27 MAG – Dopo 41 anni si va verso la sentenza nel processo per la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro. La corte d’assise di Palermo, che sta giudicando Toto’ Riina unico imputato sopravvissuto, ha fissato per il 10 giugno nell’aula bunker di Pagliarelli l’udienza conclusiva. Dopo le eventuali repliche comincera’ la camera di consiglio.

Oggi l’ultima parola e’ toccata proprio a Riina che ha rinunciato a rendere dichiarazioni spontanee. ”Mi affido alla giustizia” ha detto. Il suo difensore, Giovanni Anania, aveva appena chiesto l’assoluzione per non avere commesso il fatto.

ANSA.IT

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grazie a Radio Radicale

Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (11)

Udienza del 25 maggio 2011 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, fra Custonaci e Valderice la sera del 26 settembre 1988, in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Durante l’udienza vengono esaminate i testi: Emilia Francesca Fonte, Salvatore Vassallo, Giovanni Ravazza, Enzo Mazzonello,

In apertura di udienza viene completata l’audizione della teste Emilia Francesca Fonte, che il 26 settembre del 1988 fu testimone del passaggio delle auto per la strada che porta a Lenzi.
All’epoca dell’omicidio Emilia Fonte aveva 17 anni.

Avvalora la pista mafiosa la testimonianza di Salvatore Vassallo, giornalista, che nel 1988 collaborò ad RTC per alcuni mesi a partire dall’aprile del 1988, con il sociologo torinese.
Il Vasallo aveva conosciuto Mauro Rostagno ma anche Francesco Cardella in precedenza al Nord e aveva reincontrato Mauro Rostagno a Trapani in occasione di un servizio sugli arancioni, il Vassallo era inoltre addetto stampa del professor Zichichi e giornalista di Reporter.
Il Vassallo ha riferito che quello era un periodo “caldo”, in quanto si parlava degli affari legati alla scoperta della loggia Massonica (Iside II – Scontrino), c’era il processo intorno all’uccisione dell’ex sindaco di Castelvetrano Lipari nei confronti di Agate e si cercava di scoprire le connessioni tra la mafia, la massoneria e la politica.
I servizi giornalistici di Mauro Rostagno erano particolarmente critici, con giudizi e titoli quali, “Palazzo D’Alì e i 40 ladroni” con riferimento al Consiglio Comunale di Trapani.
Vassallo in aula ha in particolare riferito che in quel periodo ricevettero in redazione diverse telefonate anonime di cui una la prese lo stesso Vassallo e una lo stesso Rostagno, il quale ne riferì a detta del Vassallo in Tribunale e forse anche a personale della polizia, pur facendosi una delle sue solite risate.
E ancora Vassallo ha riferito che un giorno, mentre si trovava in un istituto bancario di Xitta, per un versamento, un dipendente, il cassiere Ignazio Piacenza, “mi disse che Mauro era segnato e che sarebbe stato spento entro un mese” in riferimento ad un servizio televisivo che aveva trattato lo scandalo del Comune di Trapani.
In gergo il termine “astutari” equivalente al termine “spegnere” equivale a “porre termine ad una vita”.
Il Rostagno informato dal Vassallo di quanto riferitogli dal Piacenza genero di tale Maiorana di Buseto Palizzolo, si preoccupò e l’indomani assieme informarono della cosa, amici investigatori della polizia.
La linea editoriale a detta del Vassallo era scelta da Mauro Rostagno e il Puccio Burgarella un “romantico” figlio di Andrea Burgarella (arrestato con Peppe Cizio in relazione alla corruzione del giudice Costa e poi prosciolto), proprietario ed editore dell’emittente non interferiva.
Quanto ad una presunta “situazione di Marsala” di cui a precedenti dichiarazioni il Vassallo esclude si riferisse ad una situazione politica, ma ad una questione legata ad una ricaduta di alcuni ospiti della comunità nel consumo di droga.
Al Vassallo non risultano personalmente particolari scontri tra Mauro Rostagno e Francesco Cardella.

Ad avvalorare la pista mafiosa anche la testimonianza resa dal giornalista Giovanni (Ninni) Ravazza ex collega di Mauro Rostagno ad Rtc, il quale ha riferito che “Qualche mese prima dell’omicidio io e Mauro fummo convocati dall’editore di Rtc Puccio Bulgarella. Ci disse: ‘Ragazzi state attenti perchè c’è qualcuno che si sta incazzando’. Mauro non ne fu molto turbato. Io chiesi invece se stavamo correndo dei pericoli ma Puccio Bulgarella ci rispose che per il momento potevamo stare tranquilli. Non ho mai raccontato prima questo episodio perché nessuno me l’aveva mai chiesto”. Il tutto accadeva circa quattro-tre mesi prima dell’omicidio e dopo l’omicidio, non ritornò più sull’argomento ne ne parlò agli inquirenti.
A proposito di minacce Ravazza ha ricordato che in occasione del processo a Mariano Agate questi rivolgendosi a Mauro Rostagno, da dietro le sbarre lo avrebbe invitato a non dire “minchiate” e che la cosa sarebbe apparsa come una evidente minaccia da cui tuttavia il Rostagno non sarebbe affatto rimasto intimorito tanto da parlarne in televisione e questo accadde prima del discorso di Puccio Burgarella di cui si èdetto sopra.
Parlando della sera in redazione, il giorno dell’omicidio, Ravazza ha ricordato che Rostagno stava lavorando allo scandalo dell’Ente Teatro di Marsala in cui si sarebbe avuto distrazione di fondi, tentativi di corruzione ed altro.
Anche per Ravazza la linea editoriale la faceva Mauro Rostagno ed il taglio era molto più aggressivo della precedente linea editoriale e la proprietà non influenzava le scelte della redazione.
Rtc con la direzione di Rostagno a detta di Ravazza ebbe un aumento di audience divenendo la più seguita tra le emittenti locali trapanesi.
Ninni Ravazza ha parlato anche di Francesco Cardella il quale sarebbe stato colui il quale avrebbe proposto a Puccio Burgarella la presenza di Rostagno a Rtc e
che lo stesso Cardella aveva una qualche influenza su Mauro Rostagno ricordando in particolare un episodio in cui Rostagno mutò in parte l’opinione su Francesco Canino a seguito di un colloquio con il Cardella.
Ravazza ha riferito poi di un incontro piuttosto vivace con tale maggiore Montanti dei Carabinieri il quale avrebbe usato espressioni del tipo “non ti permettere”, “non vi dovete permettere”, “le indagini le facciamo noi” a seguito di alcuni servizi giornalistici dello stesso Ravazza in cui si mettevano in dubbio la fondatezza della cosidetta “pista interna”.
Anche a Ravazza, come già a Vassallo non risultano relazioni di Mauro Rostagno con il Di Cori.
Ravazza riferisce anche di poliziotti e carabinieri che litigavano sul luogo dell’omicidio, probabilmente per il reperimento di reperti o per la primogenitura delle indagini.

Viene sentito infine il teste Enzo Mazzonello, nel 1988 collaboratore di Rtc e di Mauro Rostagno in qualità di cronista d’aula volontario il quale anche lui ha contribuito con la sua testimonianza ad avvalorare la pista mafiosa.
In quel periodo seguì tra gli altri il processo in Corte d’Assise per l’omicidio del sindaco di Castelvetrano Lipari in cui erano imputati Mariano Agate e altri, tra i quali Nitto Santapaola.
Il Mazzoleni riferisce a proposito della popolarità degli editoriali televisivi di Mauro Rostagno il quale parlava senza peli sulla lingua di politica, mafia e malaffare e che la città alle quattordici si svuotava per seguire Rostagno in televisione.
Mazzoleni riferisce anche che un giorno passando davanti a Mariano Agate da dietro le sbarre vide ed udì l’Agate pronunciare la frase a lui diretta: “Ah – con le dita tra i denti – giornalista, voi che lingua lunga che hai tu e quello vestito di bianco” con evidente riferimento a Mauro Rostagno. Frasi simili furono ripetute dal fratello di Mariano Agate (forse Giovanni Battista) che seguiva il processo.

Prossima udienza prevista il 01 giugno 2011 alle ore 9,30, prevista l’audizione dei testi .

La precedente udienza del 18/05/2011 la trovate qui

grazie a Radio Radicale

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Se Atene piange, Sparta non ride !

Sembra che anche a Sparta, pardon Castellammare di Stabia abbiano problemi in qualche modo legati al porto. Qui infatti la Fincantieri ha annunciato la chiusura dello storico cantiere navale di Castellammare, nato nel 1790, cosa questa che porterà alla perdita del posto di lavoro per 640 lavoratori della Fincantieri e per altri 1.200 dell’indotto.

E così i castellammaresi di laggiù esasperati hanno devastato il municipio:

Fincantieri: devastato Municipio Castellammare di Stabia – Distrutti busti e scale marmo, scritte contro sindaco

24 maggio, 14:38

(ANSA) – CASTELLAMMARE DI STABIA (NAPOLI), 24 MAG – E’ uno scenario di devastazione quello che si presenta nel Municipio di Castellammare di Stabia (Napoli) dove la scorsa notte e’ esplosa la protesta in seguito all’annuncio della Fincantieri di voler chiudere lo stabilimento stabiese.

I simboli dell’Unita’ d’Italia, come i busti in marmo di Garibaldi e Vittorio Emanuele, custoditi a Palazzo Farnese sono finiti in pezzi. Si sono salvati solo il Crocifisso e il quadro del Presidente Napolitano.(ANSA).”

Diciannove anni dopo Capaci, tra vittime, furfanti e sciacalli

«È accaduto l’otto dicembre, a Fiumicino. L’ho fermato io. L’ho supplicato piangendo di dire la verità. E mi sono quasi affidata a lui, invece di ignorarlo e di maledirlo come bisogna fare con quanti hanno fatto affari e coperto gli assassini di Cosa Nostra. Perché l’ho fatto? Io ce l’ho con me stessa, sciocca, caduta nella trappola. Ma ce l’ho soprattutto con chi mi aveva fatto credere che quel furfante fosse davvero affidabile. Lo vedevo protetto dalla polizia, coccolato dai magistrati, all’università accanto a Salvatore Borsellino, osannato nelle trasmissioni televisive, sui plachi della politica, perfino a Verona con gli uomini di Di Pietro e, fino a qualche settimana fa, in comunella con i giornalisti antimafia al convegno di Perugia…»

«Non sono più sicura di niente. Ma è assurdo che tanti magistrati fossero invece sicuri di Ciancimino. Ci servono eroi vivi in questo Paese. Ma eroi alla Ninni Cassarà. Inquirenti come lui che facevano indagini serie. Anche con gli infiltrati per scavare e scoprire. Non solo affidandosi a pentiti infidi, alle parole, a mafiosi pagati con stipendi certo superiori al mio. Ci pensino i magistrati che vanno ai convegni, in tv, a presentare libri. La mia diffidenza di sempre mi porta a pensare che tanti cercano un po’ di visibilità per se stessi. Anche a costo di usare un personaggio dubbio e ambiguo. E ci sono caduta anch’io. Ma lo Stato non dovrebbe metterci in condizioni di diventare creduloni, con le cicatrici che ci portiamo addosso»

Quelle sopra sono parole di Rosaria Costa la giovane moglie di Vito Schifani agente di polizia della scorta di Giovanni Falcone, saltato in aria con il giudice e la moglie quel 23 maggio del 1992, e che tutti ricordiamo per il sofferto perdono pronunciato nella chiesa di San Domenico di Palermo ai funerali delle vittime della strage di Capaci.
Il “furfante” di cui parla Rosaria Costa è Massimo Ciancimino.

Tutto l’articolo lo trovate su Corriere.it

Depurazione acque reflue: la congiura degli inetti

Dice, si fa presto a criticare, ma è un fatto certo che in quanto a trattamento e depurazione delle acque reflue e relativamente al territorio comunale di Castellammare del Golfo, tali si sono dimostrati quelli che hanno amministrato in precedenza, quelli che amministrano ora e niente ci porta ad escludere che non saranno tali coloro che amministreranno dopo

Acque reflue fuorilegge. L’ultimatum di Bruxelles

Diego Carmignani

AMBIENTE. Se l’Italia non assicurerà l’adeguato trattamento degli scarichi nei centri con più di 10mila abitanti, entro due mesi la Commissione europea potrà adire la Corte di giustizia.

Da Bruxelles arriva un nuovo deciso affondo nei confronti del nostro Paese per le sue croniche inadempienze sul fronte della tutela dell’ambiente e della salute. L’avvertimento ufficiale di ieri suona come un vero e proprio ultimatum lanciato dalla Commissione europea: l’Italia deve assicurarsi che le acque reflue prodotte dai centri urbani con più di 10mila abitanti e scaricate in aree sensibili, siano adeguatamente trattate. Pur riconoscendo alcuni progressi fatti negli ultimi tempi dal nostro Paese, l’Ue ha osservato come, sul territorio italiano, si contino almeno 143 città delle suddette dimensioni non ancora collegate ad un impianto fognario adeguato, prive di impianti per il trattamento secondario o sprovviste della capacità di gestire le variazioni stagionali delle acque di scarico. Uno stato di cose che continua ad andare contro la normativa europea sul trattamento delle acque reflue urbane: idonei adeguamenti strutturali avrebbero infatti dovuto essere avviati già dal 1998.

La normativa, promultaga ormai ben tredici anni fa, sanciva appunto l’obbligo, per le città comunitarie superiori ai 10mila abitanti, di garantire che le acque subissero il passaggio “secondario”, volto a rimuovere le sostanze inquinanti prima del riversamento in mare o in acqua dolce, e a fare fronte a quelle variazioni di carico che comportano rischi per la salute umana, per i corsi interni e per l’ecosistema coinvolto. L’Esecutivo europeo esorta quindi nuovamente Roma a conformarsi alla disposizione e, su iniziativa del commissario per l’Ambiente Janez Potocnik, Bruxelles ha deciso ieri di inviare un “parere motivato”, che rappresenta la seconda e ultima fase della procedura di infrazione al Trattato Ue. A questo punto dell’iter, se l’Italia non adempirà entro i due mesi, la Commissione potrà adire la Corte di giustizia dell’Ue. Il provvedimento odierno è complementare ad un altro, sempre riguardante l’Italia, e relativo alle città con oltre 15mila abitanti che non scaricano in aree sensibili, e che erano tenute a conformarsi alla normativa comunitaria entro il 2000. Proprio per questo caso, nel maggio dello scorso anno, la Commissione europea aveva deciso di deferire l’Italia alla Corte. Attualmente, come ha voluto sottolineare Bruxelles, sono inoltre in corso indagini per valutare la situazione negli agglomerati di dimensioni inferiori, per i quali il termine per conformarsi scadeva nel 2005.

A far paura, oltre alle possibili conseguenze giudiziarie, è naturalmente la sicurezza di tutti noi italiani, giacché «Uno su tre è senza depurazione e gli altri due hanno un trattamento non sufficiente alle necessità». Questo il punto di Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, nel commentare l’ultimatum della Commissione europea. Ad oggi, secondo i dati del Rapporto Blue Book 2009 stilato da Anea e Utilitatis, la copertura del servizio di depurazione italiana è mediamente del 70,4 per cento, mentre i livelli più bassi sono stati registrati in Sicilia (53,9 per cento), Toscana (62,7), Campania (67) e Sardegna (68). «Sulle acque reflue siamo fuorilegge da 13 anni ed è indegno che il settimo Paese più industrializzato al mondo debba aspettare l’avvertimento dell’Europa per adeguarsi alla normativa». Quali le possibilità dell’Italia per mettersi in regola a stretto giro? Secondo Ciafani, «va attivata una task force tra governo, enti locali e i gestori del servizio idrico, realizzando da subito gli interventi più urgenti, altrimenti si finirà per spendere denaro inutile per le multe, invece che per la realizzazione degli impianti di trattamento». E con la stagione balneare alle porte, c’è da fare in fretta: «I 25 anni di esperienza di Goletta Verde dimostrano che la mancata depurazione è la principale responsabile dell’inquinamento lungo la costa», conclude Ciafani.”

da TerraNews.it