Tra Castellammare del Golfo e le Egadi, l’abisso !

Google Maps mi dice che in linea d’aria solo 47 chilometri separano la ex Tonnara di Favignana dalla ex Tonnara di Scopello.
Entrambe già di proprietà dei Florio ed entrambe universalmente note e tra le meglio conservate in Sicilia, a dispetto di tante cose che le accomunano e di una così minima distanza fisica, non può non rilevarsi che la distanza culturale che sta tra le rispettive comunità locali, le loro associazioni rappresentative, e le loro istituzioni politiche, risulta di fatto enorme.

Se per la Tonnara di Scopello, vengono immaginate e messe in atto le cose che vi ho descritto qui per la Tonnara di Favignana invece gli amministratori locali stipulano ed approvano convenzioni che puntano alla valorizzazione del bene culturale con riguardo al rispetto e conservazione del bene stesso.

Un abisso !

Approvata la convenzione Soprintendenza e Comune per la fruizione dell’Ex Stabilimento Florio

Il sindaco delle Egadi, Giuseppe Pagoto, esprime soddisfazione per l’approvazione in Consiglio Comunale all’unanimità della convenzione fra la Soprintendenza BB.CC.AA. di Trapani e la stessa Amministrazione Comunale, finalizzata all’ampliamento della fruizione dell’ex Stabilimento Florio di Favignana. La nuova convenzione, che definisce anche strategie e obiettivi comuni di valorizzazione e sviluppo culturale del bene, e avrà una durata di quattro anni, prevede la gestione di alcuni servizi da parte del Comune, tra i quali la bigliettazione, la pulizia, la vigilanza e la manutenzione ordinaria, ed è volta al potenziamento di tutte le attività culturali e museali della struttura.

L’ingresso all’ex Stabilimento Florio è consentito pagando un biglietto di entrata di 6 o 3 euro (restano le esenzioni per i minori di 18 anni, i bambini e per i portatori di handicap, e resta per tutti indistintamente l’ingresso gratuito la prima domenica di ogni mese). Il 90 per cento delle entrate frutto della bigliettazione andrà al Comune. L’Ex Stabilimento è uno dei musei siciliani più commentati su TripAdvisor e plurirecensito. Il personale che vi presta servizio è costituito quasi totalmente da giovani favignanesi che in questi anni hanno maturato una notevole esperienza nell’accoglienza e nelle visite guidate all’interno della struttura, effettuate in diverse lingue europee. La stipula della convenzione si è realizzata secondo le previsioni del codice culturale (articolo 112) per la gestione integrata di servizi di fruizione e valorizzazione, ed è stata rinnovata in parte anche nei contenuti: c’è la possibilità, ad esempio, che l’ex Stabilimento diventi una sede per matrimoni civili grazie all’impegno e all’attenzione da parte della Soprintendenza ai Beni Culturali di Trapani guidata dalla Dottoressa Paola Misuraca.

Comunicato stampa del Comune di Favignana del 27 maggio 2015″

E l’abisso rimane !

Per la cronaca questo è lo stato dell’arte del dibattito (registrabile oggi) a Castellammare del Golfo:

““Assicurare la fruizione pubblica della tonnara e garantire la tutela del monumento. Nessun contrasto”

Lo affermano il sindaco ed il presidente del consiglio comunale sull’accesso alla tonnara di Scopello

«Non esiste alcun contrasto sulle modalità di fruizione della tonnara di Scopello. Le nostre posizioni sono convergenti. Nessuna contrapposizione». Lo sottolineano il sindaco Nicolò Coppola ed il presidente del consiglio comunale Domenico Bucca, in riferimento alla vicenda dell’accesso alla tonnara di Scopello. «Nella riunione del 30 aprile svoltasi in Soprintendenza, in assoluto accordo, abbiamo ribadito la necessità di assicurare la fruizione pubblica della tonnara e dello specchio acqueo antistante- fanno presente il sindaco Nicolò Coppola ed il presidente del consiglio comunale Domenico Bucca-. Nella stessa riunione, inoltre, è emersa l’assoluta necessità di garantire al tempo stesso la tutela del monumento “tonnara”. Significa fruire della tonnara e contemporaneamente garantire la cura e conservazione di quello che è un nostro bene storico sicuramente da difendere e proteggere».

A tal proposito il sindaco Nicolò Coppola fa presente che «a breve l’amministrazione comunale, nel caso in cui i proprietari dovessero concedere la disponibilità, formulerà le richieste per un accordo definitivo per la fruizione della tonnara».

Sulla questione dell’accesso al mare e della fruizione della tonnara di Scopello, il presidente del consiglio comunale Domenico Bucca precisa che «le dichiarazioni riportate nell’articolo pubblicato il 4 maggio sul Giornale di Sicilia, sono state raccolte il 26 aprile e facevano espressamente riferimento alla polemica con Legambiente Sicilia, non certamente con l’amministrazione comunale. Non c’è dubbio, però, che la delicatezza del sito impongono una attenta valutazione da parte di tutti».

Portavoce del Sindaco: Annalisa Ferrante

Annunci

Porto di Castellammare del Golfo: rimandato a settembre !

L’opaca e nebulosa informazione fornita dalla amministrazione di Castellammare del Golfo, circa i lavori di realizzazione del porto e sul perchè alla data odierna i lavori continuino ad essere fermi, ha partorito oggi l’ennesimo rassicurante, fiducioso ed ottimistico comunicato stampa con il quale si annuncia per la ennesima volta l’immancabile ripresa dei lavori.
Naturalmente non oggi ma domani, dove domani a questo giro è settembre.
Anche un precedente comunicato, del luglio 2014, parlava di ripresa dei lavori dopo l’estate ed anche il 29 novembre 2013 ci era stato detto che: “Finalmente i lavori del porto ripartono, con la gioia del Sindaco , di tutta l’ amministrazione comunale, di tutta la Città di Castellammare, delle imprese e dei lavoratori interessati”  .
Naturalmente non fu così, ne sappiamo alcunchè delle reali ragioni per cui un altro anno è trascorso invano dall’ultimo annuncio.

Porto: incontro in assessorato per il secondo stralcio di lavori

Il sindaco: “Incontro soddisfacente. A settembre dovrebbero iniziare i lavori del secondo stralcio. Per la messa in sicurezza possibile una ripresa a breve”.

«Un incontro con i vertici dell’assessorato regionale alle Infrastrutture per definire i dettagli contrattuali del progetto definitivo di cantiere e stabilire il crono programma dei lavori. Sono soddisfatto della riunione operativa perché la previsione è che entro settembre dovrebbero iniziare i lavori. Sono fiducioso». Lo afferma il sindaco Nicolò Coppola sui lavori del secondo stralcio di messa in sicurezza del porto di Castellammare, dopo un incontro tenutosi alla Regione.

«Ero presente, con l’onorevole Mimmo Turano, all’incontro in assessorato con il dirigente regionale dei Lavori Pubblici Fulvio Bellomo, l’architetto Carmen Lo Cascio -spiega il sindaco Nicolò Coppola-, il direttore dei lavori, ingegnere Pirrello, il rup Giovanni Indelicato. Nel corso dell’incontro sono state superate alcune difficoltà legate al contratto ed al progetto esecutivo con alcune opere da realizzare che devono essere sottoposte alla Soprintendenza ma che non pregiudicano l’inizio dei lavori. L’incontro è stato davvero soddisfacente e la previsione è che entro settembre inizino i lavori per il secondo stralcio. Per quanto riguarda la ripresa del primo stralcio di lavori- spiega ancora il sindaco Nicolò Coppola- in assessorato i rappresentanti della ditta hanno definito alcuni dettagli riguardanti contratto e perizia di variante che fanno ben sperare per una possibile veloce ripresa ed il completamento dei lavori».

I lavori del secondo stralcio, finanziati con circa quindici milioni di euro, saranno effettuati dalle ditte Sics e Cfc Costruzioni.

Il primo stralcio di lavori che riguarda la messa in sicurezza del porto è stato finanziato per un importo di oltre ventiquattromilioni di euro. Nel 2010 i lavori sono stati fermati per il sequestro del cantiere per l’ipotesi di reato di utilizzo di cemento impoverito. A luglio del 2010 il cantiere fu dissequestrato parzialmente e nel 2013 la Procura della Repubblica ha disposto il dissequestro e la restituzione delle aree, ma i lavori non sono mai ripresi. Per il primo stralcio di lavori si è resa necessaria una perizia di variante poiché dopo oltre cinque anni dal fermo parte di quanto già realizzato è risultato danneggiato. Per il completamento del primo stralcio rimangono circa 7 milioni di euro di opere da realizzare dalla ditta aggiudicataria dell’appalto, il consorzio veneto Coveco.

Portavoce del Sindaco: Annalisa Ferrante”

Per ulteriori informazioni sul porto di Castellammare del Golfo e sulle vicende relative alla sua costruzione, cliccate
qui,
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Si possono ignorare le leggi nel formulare una delibera ? A Castellammare del Golfo si può !

La questione è sempre quella della Tonnara di Scopello per la quale si invoca da parte di alcuni un procedimento espropriativo a partire dalle ragioni esposte in questa delibera.
Una delibera che (volutamente ?) non fa cenno al fatto che la Tonnara di Scopello è un complesso monumentale soggetto a più vincoli di tutela ed in quanto tale soggetta alle procedure previste dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.
L’essere un bene vincolato nella sua interezza in ragione proprio del riconoscimento ai sensi di legge dell’essere un bene culturale, fa si che quanto previsto, dalla superiore delibera nella migliore delle ipotesi entri in rotta di collisione con i fini e le ragioni della tutela stessa e che tutto il procedimento messo in atto non sia compatibile con le ragioni della tutela, sempre nella migliore delle ipotesi, perchè non è da escludere a priori che vi possa anche essere chi nella procedura messa in essere ravvisi un abuso, non solo formale.

Ma cosè un bene culturale ?
A dircelo è l’articolo 10 del Codice che sotto si riporta integralmente.

E’ possibile espropriare un bene culturale ?
Certo che è possibile, ma diciamo in sintesi estrema “per il suo bene”, non certo per “affettarlo” come il salame. Ce lo dice il primo comma dell’articolo 95.

E quale procedura si deve seguire per verificare che sia “per il suo bene” ?
Farsi preventivamente autorizzare da chi esercita la tutela.

Ed è stata avviata la relativa procedura autorizzativa ?
Ma nemmeno per sogno, anzi, sembra sia stato accuratamente evitato pure di scriverlo nella delibera, se non in un modo talmente ambiguo che può comprendere il tutto e il niente.

Tonnara di Scopello

A seguire una selezione minima di articoli del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio che hanno a che fare con la questione.

Articolo 10

Beni culturali
1. Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti,che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.
2. Sono inoltre beni culturali:
a) le raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e altri luoghi espositivi dello Stato,
delle regioni,degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed
istituto pubblico;
b) gli archivi e i singoli documenti dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico;
c) le raccolte librarie delle biblioteche dello Stato, delle regioni, degli altri enti
pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente e istituto pubblico, ad eccezione
delle raccolte che assolvono alle funzioni delle biblioteche indicate all’articolo
47, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616,
e di quelle ad esse assimilabili.
3. Sono altresì beni culturali, quando sia intervenuta la dichiarazione prevista dall’articolo 13:
a) le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante, appartenenti a soggetti diversi da quelli indicati al comma 1;
b) gli archivi e i singoli documenti, appartenenti a privati, che rivestono interesse
storico particolarmente importante;
c) le raccolte librarie, appartenenti a privati, di eccezionale interesse culturale;
d) le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse
particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica,
militare, della letteratura, dell’arte, della scienza, della tecnica, dell’industria e
della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell’identità e della storia
delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose;
e) le collezioni o serie di oggetti, a chiunque appartenenti, che non siano
ricomprese fra quelle indicate al comma 2 e che, per tradizione, fama e
particolari caratteristiche ambientali, ovvero per rilevanza artistica, storica,
archeologica, numismatica o etnoantropologica rivestano come complesso un
eccezionale interesse ( … ).
4. Sono comprese tra le cose indicate al comma 1 e al comma 3, lettera a):
a) le cose che interessano la paleontologia, la preistoria e le primitive civiltà;
b) le cose di interesse numismatico che, in rapporto all’epoca, alle tecniche e ai
materiali di produzione, nonché al contesto di riferimento, abbiano carattere di
rarità o di pregio (…);
c) i manoscritti, gli autografi, i carteggi, gli incunaboli, nonché i libri, le stampe e le incisioni, con relative matrici, aventi carattere di rarità e di pregio;
d) le carte geografiche e gli spartiti musicali aventi carattere di rarità e di pregio;
e) le fotografie, con relativi negativi e matrici, le pellicole cinematografiche ed i
supporti audiovisivi in genere, aventi carattere di rarità e di pregio;
f) le ville, i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico o storico;
g) le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse artistico o storico;
h) i siti minerari di interesse storico od etnoantropologico;
i) le navi e i galleggianti aventi interesse artistico, storico od etnoantropologico;
j) le architetture rurali aventi interesse storico od etnoantropologico quali
testimonianze dell’economia rurale tradizionale.
5. Salvo quanto disposto dagli articoli 64 e 178, non sono soggette alla disciplina del presente Titolo le cose indicate al comma 1 e al comma 3, lettere a) ed e), che siano opera di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquanta anni.

Articolo 95

Espropriazione di beni culturali
1. I beni culturali immobili e mobili possono essere espropriati dal Ministero per causa di pubblica utilità, quando l’espropriazione risponda ad un importante interesse a migliorare le condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica dei beni medesimi.
2. Il Ministero può autorizzare, a richiesta, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali nonché ogni altro ente ed istituto pubblico ad effettuare l’espropriazione di cui al comma 1. In tal caso dichiara la pubblica utilità ai fini dell’esproprio e rimette gli atti all’ente interessato per la prosecuzione del procedimento.
Articolo 101

Istituti e luoghi della cultura
1. Ai fini del presente codice sono istituti e luoghi della cultura i musei, le biblioteche e gli archivi,le aree e i parchi archeologici, i complessi monumentali.
2. Si intende per:
a) «museo», una struttura permanente che acquisisce, cataloga, conserva, ordina ed espone beni culturali per finalità di educazione e di studio;
b) «biblioteca», una struttura permanente che raccoglie, cataloga e conserva un insieme organizzato di libri, materiali e informazioni, comunque editi o pubblicati su qualunque supporto, e ne assicura la consultazione al fine di promuovere la lettura e lo studio;
c) «archivio», una struttura permanente che raccoglie, inventaria e conserva documenti originali di interesse storico e ne assicura la consultazione per finalità di studio e di ricerca.
d) «area archeologica», un sito caratterizzato dalla presenza di resti di natura fossile o di manufatti o strutture preistorici o di età antica;
e) «parco archeologico», un ambito territoriale caratterizzato da importanti evidenze archeologiche e dalla compresenza di valori storici, paesaggistici o ambientali, attrezzato come museo all’aperto;
f) «complesso monumentale», un insieme formato da una pluralità di fabbricati edificati anche in epoche diverse, che con il tempo hanno acquisito, come insieme, una autonoma rilevanza artistica, storica o etnoantropologica.
3. Gli istituti ed i luoghi di cui al comma 1 che appartengono a soggetti pubblici sono destinati alla pubblica fruizione ed espletano un servizio pubblico.
4. Le strutture espositive e di consultazione nonché i luoghi di cui al comma 1 che appartengono a soggetti privati e sono aperti al pubblico espletano un servizio privato di utilità sociale.

Articolo 104

Fruizione di beni culturali di proprietà privata
1. Possono essere assoggettati a visita da parte del pubblico per scopi culturali:
a) i beni culturali immobili indicati all’articolo 10, comma 3, lettere a) e d), che rivestono interesse eccezionale;
b) le collezioni dichiarate ai sensi dell’articolo 13.
2. L’interesse eccezionale degli immobili indicati al comma 1, lettera a), è dichiarato con atto del Ministero, sentito il proprietario.
3. Le modalità di visita sono concordate tra il proprietario e il soprintendente, che ne dà comunicazione al comune e alla città metropolitana nel cui territorio si trovano i beni.
4. Sono fatte salve le disposizioni di cui all’articolo 38.

Marcel Duchamp in mostra da Parigi a Castellammare del Golfo

Dopo avere celebrato tutti insieme appassionatamente l’elezione del “quasi” concittadino Sergio Mattarella alla più alta carica dello Stato, la nostra cittadina si prepara, in previsione della prossima stagione turistica, a stupire tutti portando a segno un altro colpo da veri maestri della cultura e della comunicazione, la mostra dei ready-made, sculture e installazioni di Marcel Duchamp, certo non necessariamente originali, che nel falso qui non siamo secondi a nessuno.

Si dice che come per la mostra al Centro Pompidou di Parigi dello scorso anno anche qui ci sarà il celebre “Fontana” un orinatoio di produzione commerciale firmato e rinominato  (potrebbe mancare in una mostra a Castellammare del Golfo ?) e non mancherà “La ruota di bicicletta” (anche in questo caso una sorta di simbolo di ciò che rimane di una bicicletta dopo il suo uso nelle strade della “ridente” cittadina del Golfo).
Non ci saranno invece tele quali: “Nudo che scende una scala“, “Il passaggio dalla vergine alla sposa“, “La Sposa messa a nudo dai suoi Scapoli, anche” per non urtare la suscettibilità del clero locale, così come per i medesimi motivi non ci sarà il modellino dell’ultima opera di Duchamp, realizzata in segreto tra il 1946 e il 1966 ed intitolata “Etant donnés:1. la chute d’eau, 2. le gaz d’eclairage” (trad. “Essendo dati: 1. La cascata d’acqua, 2. L’illuminazione a gas”), un’installazione tridimensionale composta da una porta di legno dalla cui fessura si può intravedere il corpo di una donna nuda distesa su un letto di ramoscelli secchi con una lampada a gas in mano e con le gambe divaricate, che anche solo per la parte relativa a “L’illuminazione a gas”, per l’evidente analogia (cercata dall’autore ?) con la nuova illuminazione pubblica di Castellammare del Golfo, avrebbe meritato di esserci.

Già attivi e all’opera dei “pontieri” i quali tenteranno di avere per la mostra l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica.

Orinatoio-Marcel_Duchamp

Il «ready-made» dal titolo «Fontana» rappresenta il momento di maggior provocazione dell’opera di Duchamp. Nel 1917 egli era negli Stati Uniti e in quell’anno, sul modello del Salon des Indépendants, venne creata la Society of Independent Artists. Duchamp faceva parte del direttivo di questa associazione. Alla mostra organizzata dal gruppo poteva partecipare chiunque, pagando sei dollari, ed esponendo al massimo due opere.

Duchamp mise in atto la sua provocazione in incognito. Presentò alla giuria della mostra un orinatoio firmandolo con lo pseudonimo R. Mutt. La giuria non capì e, sull’imbarazzo di come considerare la cosa, non fece esporre il pezzo.

Una fotografia dell’opera fu tuttavia pubblicata sulla rivista «The Blind Man», edita dallo stesso Duchamp, il quale, fingendo di difendere l’ignoto autore dell’opera, scrisse: «Non è importante se Mr. Mutt abbia fatto Fontana con le sue mani o no. Egli l’ha SCELTA. Egli ha preso un articolo ordinario della vita di ogni giorno, lo ha collocato in modo tale che il suo significato d’uso è scomparso sotto il nuovo titolo e il nuovo punto di vista – ha creato un nuovo modo di pensare quell’oggetto».

L’orinatoio originale utilizzato da Duchamp stranamente andò smarrito quando fu smontata la mostra nel 1917. Solo nel 1964 Duchamp autorizzò una replica di quel suo «ready-made» che fu acquistata dal collezionista milanese Arturo Schwarz. Da qualche anno esso è esposto nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

da Francesco Morante

bicicletta

La Ruota di Bicicletta

etant-donnes-baquie

Etant donnés:1. la chute d’eau, 2. le gaz d’eclairage

Importante scoperta scientifica: l’assenza di depuratore a Castellammare del Golfo

nel 2015 come già nel 2014 e negli anni precedenti fa si che gli stronzi galleggino

seguendo la corrente a testa in su.

N.B.
Siamo stati boicottati dal tubo, che ha cassato l’account dell’autore del video linkato sopra. Il video conteneva una canzone dal titolo “Gli stronzi galleggiano” nel cui testo stava l’espressione “seguendo la corrente a testa in su”.
Pur se non più comprensibile il post rimane, quale testimonianza a futura memoria, e con questa nota aggiuntiva.

Madonna Batrichella e i suoi tre mariti

No nessuna parodia, nessuna rivisitazione o sequel di “Dona Flor e i suoi due mariti“.

Al contrario se nel romanzo di Jorge Amado Flor la protagonista, rimasta vedova di Vadinho, vive prima la nostalgia degli abbracci appassionati del marito defunto e poi, una volta risposatasi con il farmacista, il rimpianto ed infine l’abbandonarsi allo spirito di Vadinho, nella storia che si va a raccontare, la protagonista Donna Beatrice Rosso Spadafora, (la Batrichella del titolo, come affettuosamente la chiama il nonno) Contessa di Sclafani e Signora di Caltavuturo, certamente non rimpianse il primo marito.

Lei era figlia di Tommaso Rosso Spatafora e di Giovannella Branciforte, la sua data di nascita è incerta tuttavia anteriore al 1451, anno del primo testamento del nonno Antonio Russo Spatafora Conte di Sclafani, alla data dell’estensione del quale lei risulta molto piccola. Alla data del 20 ottobre 1459, data in cui il nonno fa redigere un secondo testamento (essendo già morto tra i due testamenti il figlio Tommaso avuto dal primo matrimonio con Maria Porcu) Beatrice, la “magnifica madonna Batrichella” di minore età, viene designata erede universale e le vengono assegnati come tutori la seconda moglie del testatore Pina La Matina ed il magnifico Giovanni Branciforte, signore di Mazzarino. Ed è ancora minore quando il 3 settembre 1461 vengono redatti i capitoli per il suo matrimonio, come da accordo dei giorni precedenti tra il nonno Antonio Russo Spatafora e Antonio Luna padre del promesso sposo Carlo. Lui lo sposo è Carlo de Luna figlio primogenito di Antonio Conte di Caltabellotta. Il padre Antonio Luna o De Luna era nato dopo il 1420 e il 26 novembre 1453 aveva ottenuto l’investitura della Contea di Caltabellotta, con Castellammare e Calatubo. Aveva avuto cinque figli nell’ordine Carlo, Pietro, Eleonora, Sigismondo e Margherita. Alla morte di Antonio, sarebbe stato il primogenito Carlo ad ereditare il titolo comitale.

Come si vede in qualche modo anche questa storia ha a che fare con Castellammare del Golfo infatti Antonio Luna muore tra il 15 e il 26 luglio del 1465 e Carlo il primogenito a quella data è già sposato a Beatrice. Il 30 agosto viene redatto l’inventario dei beni paterni. Tra le altre cose elencate nell’inventario si trovano: il castello e il feudo di Castellammare del Golfo con il mulino chiamato “di li bagni“, Calatubo, la tonnara e il bosco. Inoltre nell’inventario si dice che 65 onze si sarebbero ricevute “ad complimentum tonnarie Castri ad mare de Gulfo“. In seguito il 14 marzo del 1466 viene eseguito l’inventario delle cose custodite nel castello di Castellammare del Golfo, non ci si trova molto, solo armi e munizioni, tra cui bombarde, spingarde, balestre, barbute, mezzo barile di zolfo e “crivelli di cerniri pulviri di bombarda“, oltre alle “littere” e alla tavola per mangiare con i suoi “trispiti“, e paramenti di tela per l’altare della cappella e un calice di stagno. Tuttavia prima che Carlo si investisse della Baronia di Castellammare, la situazione finanziaria, già difficile al momento della successione per i debiti ereditati, e peggiorata con il tempo, il bisogno di liquidità, unito alla considerazione della contiguità del feudo di Pietra d’Amico al territorio da lui controllato rispetto al distante Castellammare del Golfo, spinse Carlo, con atto del 23 giugno 1468, a permutare con Gerardo Alliata (1420 – 1478) il feudo, la tonnara e il castello di Castellammare del Golfo,(che necessitava di riparazioni), per il feudo e il castello di Pietra d’Amico con l’aggiunta di 380 onze a conguaglio. Ambedue i contraenti si riservarono il diritto di riscatto, al quale però rinunziarono dietro versamento da parte dell’Alliata di onze 1301 con atto del 18 dicembre 1472 in considerazione che Gerardo aveva speso per la dote delle sorelle oltre 1300 onze, più 145 per la riparazione del castello. Carlo considerando i servizi da lui resi, decideva di annullare la condizione di riscatto inserita nel contratto e di donare a Gerardo Alliata e ai suoi eredi in perpetuo il castello e il feudo.

Ciò detto e chiarito come ed in che misura la vicenda abbia a che fare con Castellammare è giunto il tempo di tornare a Beatrice.

E’ il 20 aprile 1474 quando Carlo mette mano alla carta bollata e dà inizio alla “causa possessoria” contro la moglie, in seguito al suo abbandono del tetto coniugale ed al netto rifiuto di tornare ad abitare con lui. Il conte chiede di potere ritornare alla “possessionem pacificam” della moglie e che quest’ultima sia costretta “ad cohabitandum et morandum cum dicto domino comite marito suo, mutuo amore et mutuis servitiis coniugalibus tractandum et alia faciendum ut bona coniux“. Così si riteneva essere normale nel quattrocento.

Donna Beatrice infatti intorno al 1473 aveva abbandonato il tetto coniugale e si era trasferita nelle sue terre di Sclafani negando a Carlo, che l’aveva raggiunta, di potere accedere nella città. Il conte aveva provato in ogni modo a ricongiungersi con la moglie e, tramite ambasciatori e lettere, aveva cercato di mettersi in contatto con la contessa per essere ricevuto. Nulla però era servito e Beatrice si era rifiutata perfino di leggere le missive e di prestare ascolto agli ambasciatori. Il fatto è che donna Beatrice riteneva che il marito non avesse alcun diritto su di lei dal momento che il matrimonio era, a tutti gli effetti, da dichiarare nullo per l’impotenza di lui e che lei dopo dieci anno di matrimonio era ancora vergine come mamma l’aveva fatta.

Il marito, infatti, affermava la contessa: “propter eius inpotentiam numquam cognovit neque voluit neque potuit carnaliter cognoscere nec habere eandem illustrem dominam comitissam neque matrimonium assertum per carnis copulam consumare cum eadem, sed imo dicta illustris domina comitissa fuit et erat et est incorrupta et omnino virgo, pro ut exivit de corpore sue matris et ita fuit visa, cognita et reperta et fuit et est vox notoria et fama publica“.

La contessa, per quanto l’educazione sessuale delle fanciulle potesse essere carente all’epoca, si era resa presto conto che qualcosa non andava e si era sfogata con le persone a lei vicine e con il nonno Antonio cui aveva scritto e mandato messi che riferissero la propria volontà di lasciare il marito dal momento che questifuit et est impotens et habuit et habet naturale membrum molle“.

Il marito, nega di non avere consumato il matrimonio, e la contessa risponde che la propria illibatezza potranno constatarla “per mulier es et obstetrices expertas et honestas et probate fidei” le quali, dopo averla sottoposta a visita, certamente non mancheranno di dichiarare la sua purezza.

Convocate ben sette ostetriche esperte, oneste e di chiara fama, per verificare se la contessasit virgo an non fuerit“, queste il tredici agosto, nel castello di Caltavuturo procedono all’esame. Il verdetto sarà inequivocabile, le donne dichiarano infatti che la contessaest virgo et intacta pro ut exivit de corpor e matris sue“, confermando, così la versione della contessa. Il 21 novembre 1474 Beatrice riesce ad avere la meglio e, dinanzi al suo procuratore, ma in contumacia di Carlo, viene pronunciata la sentenza da parte del Tribunale: la contessa viene sciolta dai suoi obblighi coniugali.

Dopo qualche giorno la sentenza viene notificata nel castello di Giuliana al conte che per bocca del suo procuratore, il 30 novembre, dichiara al Vescovo di Cefalù di ritenerla nulla e di volersi appellare alla Sede Apostolica. Cosa che avvenne con la produzione di diverse testimonianze che raccontavano la “potenza” del conte il quale un giorno si sarebbe recato da una donna accompagnato da un servo, questi dopo avere atteso per tre ore che uscisse dalla casa, gli avrebbe chiesto: “chi aviti fatto tanto ?” e Carlo gli avrebbe risposto: “l’haiu futtutu dui voti“. Il servo, non convinto di quanto gli aveva riferito il conte, sarebbe andato dalla donna e le avrebbe chiesto: “per tua fè dimmi la viritati quanti voti ti fuctiu lu conti arsira ?“; la risposta aveva superato anche la dichiarazione di Carlo in quanto la donna avrebbe dichiarato di averlo conosciuto carnalmente per tre volte. In un’altra circostanza il conte si sarebbe recato a casa di una donna di Caltabellotta con un nobile messinese che dichiara di avere sentito come i due “muntaru supra lu lectu et lu dictu conti fari strepitu et modu comu fachissi lu attu carnali cum la ditta donna“. Ancora era stato visto a Bivona con Rosa mentre “era di supra” alla donna e “fachia quillu motu chi soli fari lu hommu quando commetti lu atto carnali“.

Naturalmente non poteva mancare il conte di mostrare cupidigia per le vergini, così il castellano di Sambuca testimonia di quella volta in cui gli era stata portata nel castello una donna, la cui verginità era nota in tutta Sambuca, la quale era stata obbligata ad indossare una camicia bianca prima di giacere con il conte; un altro testimone ricorda quando nello stesso castello gli era stata portata un’altra vergine di nome Antonina che interrogata su quanto aveva fatto Carlo aveva risposto che mentivano coloro che sostenevano che il conte fosse impotente perché, diceva, “tutta mi fichi sangu“. Altre testi sostenevano che Beatrice avrebbe voluto avere a tutti i costi un figlio e a tal fine sarebbe ricorsa ad alcuni rimedi popolari che avrebbero sortito l’effetto sperato ma, una volta rimasta “pregna“, di una figlia femmina, avrebbe deciso di abortire.

Ma Beatrice, presentò all’arcivescovo di Palermo, le suereprobationes” con le quali vennero confutate una ad una le precedenti deposizioni ed i relativi testi. A detta della contessa, le testimonianze fornite infatti erano prive di fede perché le testi erano o troppo legate al conte in quanto sue nutrici o consanguinee, o donne di facili costumi, ubriacone, “xarrere“, bestemmiatrici, “operatrici di magarii sortilegii et fatturi“, spergiure, ladre, false e violente con i mariti.

Espressioni interessanti e coloritissime vennero usate, in particolare si disse:

di Rosa La Salumetta che “fuit et est male et pessime fame et reprobe vite, solita vino inebriari, in tanto chi come si ubriaca non sa lu mundo chi la reggi, ne quello che dici, solita falsum cum iuramento dicere et deiurare, la quali non avi alcuna viritati in bucca, xarrera cu li vicini, et cum aliis, blasfemanti di Deu et di Santi, solita libidinose vivere et vitam libidinosam et lascivam facere, et scandala solita magarias et facturas commettere“;

di Antonia che “uxor magistri Salvi de Gravano” era “de Domo spectabilis matris ipsius domini Caroli et familiarissima affetionatissima et amicissima ipsius domini comitis dicteque eius matris et illius quondam eius patris ad eo quod per loro fu maritata et matrimonio collata et dotata, la quali propter eius inopiam non aviria stata maritata imo aviria avuto et andato a mal recapito pro ut eius parentes et sorores que fuit et est solita inebriari et capi vino dicere unum pro alio cum iuramento et iurare falsum et falsum iuramentum facere que quidem Antonia propter affectonem familiaritatem et singularem amicitia quam habuit erga dictum dominum comitem et suos verisimiliter falsum diceret et iuraret et ita unusquisque conosci eam pro ut fuit et est communis opinioni“;

di Fiore moglie di Federico de Cara di Giuliana che “fuit et est mulier male fame et pessime et reprobe vite et male conscientie, amicissima et affetionatissima ipsius domini comitis et suorum, solita mendacium cum iuramento dicere et falsum deponere iuramentum suum, sortilegias et facturas facere et exercere, libidinose vivere et vitam libidinosam facere e non cum uno sed cum pluribus, xarrera et reportera, inventrici di scandali et minzugnara“;

di Agata moglie di Antonio Randazzo che “fuit et est uxor male fidei vite pessime fame et morum et conscientie, la quali fu et est ribaldissima in omni genere malorum, la matri di la quali andava di burdello in burdello et di fundaco in fundaco, cioè sua matri preditta minzugnara, inventrici di scandali, xarrera cu vichini et altri, bestemmiatrici de Dio et Santi, inventrici et operatrici di magarii, sortilegii et fatturi, bagaxa non con uno ma con milli, ruffiana, inbriaca, carruna, minzugnara con iuramento et sine ad eo quod numqum dicit veritatem et cotidiana mendacia dicere, guluta chi pri la gula darria non tanto la persuna ma la cammicia chi vesti et ita fuit et est dicta Agata et ita est vox notoria et fama publica“;

di Thofania vedova di Giacomo lo sciacchitano che “fuit et est mulier male conditionis et morum, blasfematrix Dei et Sanctorum, solita dicere mendacium cum iuramento et sine ac fuit et est insana et demens ad eo quod multi volti xiarriandosi cum so marito et beni lu cunzava, verberando ipsum tantum quod interfecit dictum virum suum, […] xarriando cum so marito lu pigliao per li cugliuni e poi chi ci li avia ben tirati nixia fora et dichiali a li vicini, xarrera et di tali intellettu est la detta Tufania chi li cosi per ipsa deposti non li fussero stati insignati non l’aviria ditto ac saputo diri et ita est cognita ditta Tufania“.

A riprova delle proprie affermazioni Beatrice, il 2 novembre 1475, presenta dei testi che confermano la sua versione sulle donne che hanno deposto a favore di Carlo. Prima ancora che il giudizio del tribunale ecclesiastico si concluda, essendosi concluso evidentemente in favore di Beatrice quello delle famiglie e certe queste della conseguente conclusione che avrebbe avuto la causa di annullamento, il 15 dicembre 1475 Beatrice stipula il contratto matrimoniale “de futuro” con l’ex cognato Sigismondo De Luna. Solo il 23 gennaio 1476, infatti, Carlo, rinuncerà a procedere oltre. Tuttavia il contratto si sarebbe potuto ratificare solo dopo la dispensa pontificia, a causa della consanguineità. Non trovandosi in sede né il vescovo di Agrigento, né quello di Cefalù, diocesi di appartenenza dei richiedenti, papa Sisto IV diede mandato all’arcivescovo di Palermo, Paolo Visconti, di occuparsi della dispensa. Il 7 marzo 1476 i richiedenti si presentarono all’arcivescovo con lo scritto del cardinale penitenziere maggiore, Filippo Calandrini, con cui si incaricava il presule di dispensare Sigismondo e Beatrice dagli impedimenti matrimoniali in modo che potessero liberamente contrarre nozze benedette dalla Chiesa.

Beatrice, che già aveva mostrato molto carattere nel far valere le sue ragioni nella causa contro il primo marito esprime tutta la sua forza caratteriale e determinazione anche nel rapporto con il secondo marito fin dal contratto matrimoniale ricco di clausole, condizioni ed opzioni. Le nuove nozze di Beatrice aprono inoltre un altro capitolo della storia familiare dei De Luna che vedrà Carlo opporsi, in tutti i modi possibili, al fratello Sigismondo definito ora come colui che: “era entrato satanassi intra lo corpo et haviasi lassato vinchiri di lu diavolo per modo che diedi opera di levarimi la ditta Beatrichi et havirila ipsu in muglieri per consequitari lu contatu di Sclafani e baronia di Calatavuturu et privarimi di omni honuri […] et per compliri quisto usao tanti intricazioni, paroli, mali tratte, inganni, minazzi e tradimenti […] specio di homo fatto diavolo et di cristianu ereticu“. Con Sigismondo Beatrice avrà due figli Gian Vincenzo e Giovanna Eleonora, ma Sigismondo morirà presto il 7 ottobre 1480.

Beatrice, già nel 1483, risulta sposata in terze nozze con il potente viceré Gaspare de Spes il quale il 23 aprile 1483, nella persona del suo procuratore Simone Settimo, in virtù del matrimonio,riceve l’investitura della contea di Sclafani e presta il giuramento di fedeltà e l’omaggio. Il De Spes però risulterà parecchio sgradito ai siciliani e da questo non gradimento mal gliene verrà. Il re infatti che pure lo aveva nominato Viceré perpetuo lo richiamerà in Spagna. Il nuovo viceré Ferdinando de Acuña eletto nell’ottobre del 1488 ed arrivato a Palermo l’anno successivo, istruito il processo contro il De Spes lo fa condannare e sottopone a confisca i suoi beni e quelli della moglie. Ancora una volta, anche in questo frangente, Beatrice mostrerà tutto il suo carattere e la sua determinazione nella difesa, recupero e gestione del patrimonio familiare e nel 1492 la contessa stilerà con Guglielmo Raimondo Moncada e con il padre Giovanni Tommaso, conte di Adernò, i capitoli matrimoniali per le nozze dei figli Gian Vincenzo e Giovanna Eleonora con Diana e Antonio Moncada figli di Guglielmo Raimondo. Beatrice sopravvissuta anche al terzo marito muore verosimilmente nella seconda metà del 1519.

 

Tanto altro su Beatrice ed i De Luna lo trovate nell’ottimo lavoro di Maria Antonietta Russo su “BEATRICE ROSSO SPATAFORA E I LUNA (XV SECOLO)” studio a cui rinvio per gli approfondimenti scientifici e dal quale sono state attinte le informazioni per l’elaborazione di questo post di divulgazione.

”Cerca su Google Salvatore Farina” e ”vedi con chi hai a che fare”

Perchè al tempo della rete non basta essere mafiosi, ma bisogna avere il curriculum criminis in rete !

“Francesco Palmieri era arrivato mesi fa in Italia per riscuotere un credito vantato da alcuni boss mafiosi americani nei confronti dell’imprenditore lucano Lorenzo Marsilio. Un credito risalente a 30 anni fa. Palmieri è stato bloccato dai poliziotti in un appartamento di Brooklyn, dove abitava senza risultare registrato. Oltre a Palmieri, è stato arrestato a New York anche Amabile. All’operazione hanno partecipato anche funzionari della polizia italiana.

L’indagine, sottolineano gli investigatori, ha documentato “ancora una volta l’esistenza di un tradizionale e consolidato asse criminale tra i sodalizi mafiosi operanti negli Usa e le organizzazioni radicate sul territorio italiano”.

‘Ciccio l’americano’, un mln e avrai appoggi politici – La richiesta all’imprenditore era di un milione di euro, in rate da centomila euro, per ”saldare” il debito contratto con la cupola statunitense negli anni Ottanta: dando questi soldi ”non avrai più problemi’ e ”noi ti aiuteremo per qualsiasi esigenza” assicurando ”anche appoggi politici”. E’ uno dei particolari che emerge dall’inchiesta ”Underboss”, in base a varie conversazioni tra l’amministratore della Sud Elettra, Lorenzo Marsilio, Francesco Palmieri (”Ciccio l’americano”, della famiglia Gambino), Giovanni Grillo e Salvatore Farina (che secondo gli investigatori è affiliato al boss Cesare Bonventre). Tutti latori di ”imbasciate dall’America”, recapitate non solo a voce, ma anche attraverso cartoline e messaggi anonimi: ”Dopo i vari tentativi – è scritto in una lettera scritta a mano e lasciata alla casella postale della Sud Elettra nel 2013 – andati a vuoto le chiediamo di mettersi in contatto con il nostro incaricato riguardo al contenzioso che si protrae da quasi 30 anni, non ci faccia più aspettare”.

Le minacce: cerca su Google, vedi con chi hai a che fare – ”Ciccio l’americano” parla a nome dei Gambino di New York, ma per convincere l’imprenditore lucano a onorare il suo debito, gli ricorda anche chi è l’altro referente: ”Cerca su Google Salvatore Farina” e ”vedi con chi hai a che fare”, utilizzando quindi una sorta di ”pizzino 2.0”. Per gli investigatori che hanno condotto l’inchiesta ”Underboss”, Farina è un affiliato al boss Cesare Bonventre, capo dell’altra storica famiglia della mafia newyorkese, i Bonanno: l’invito era chiaro, e puntava a far ”scoprire” all’imprenditore – secondo quanto è stato spiegato nella conferenza stampa che si è svolta stamani a Potenza – attraverso i link in rete, che Farina era, con il padre, uno dei componenti del gruppo di fuoco che nel 1983 uccise il pm Ciaccio Montalto. Tutti poi furono pero assolti, ma la ”velata” minaccia poteva pero essere idonea, secondo le intenzioni di ”Ciccio l’americano”, ad ammorbidire l’imprenditore.”

da ANSA.IT