Appunto per Grillo ed i grillini: “leggere Giambattista Vico !”

Ok chiuso, Bersani ha fatto ciò che doveva fare nella situazione data, non ha trovato sponda nel M5s il quale si è rivelato qualcosa di diverso da ciò che era lecito aspettarsi che fosse.
Da parte Pdl si dice che Bersani ha sbagliato a percorrere la strada di un accordo con il M5s e a sbarrare il passo ad un accordo con loro, per come sarebbe invece avvenuto in un ogni paese europeo, come ad esempio in Germania.
E’ vero però che in Germania il giudizio che l’elettore della Spd (la corrispondente formazione di sinistra)  è portato a dare sulla Merkel (la corrispondente leader della destra) e sulla sua classe dirigente non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello che l’elettore del Pd dà di Berlusconi e della sua classe dirigente.
Se il giudizio di “impresentabili”, riferito ai dirigenti Pdl, pronunciato dalla giornalista Lucia Annunziata nella sua veste di intervistatrice televisiva, è da classificare come infelice ed inopportuno, tuttavia è pur vero che è ciò che pensa la stragrande maggioranza dell’elettorato ad esclusione soltanto di quello dello stesso Pdl.

C’è da considerare poi che la campagna elettorale di Grillo da un lato e di Berlusconi dall’altro pur essendosi già celebrate le elezioni, non si è affatto fermata e viene continuata da entrambi, all’inseguimento l’uno del 100% dell’elettorato e l’altro della maggioranza in eventuali e altamente probabili nuove elezioni a distanza ravvicinata.
Il Pdl in questa rincorsa della maggioranza, ha giocato di rimessa, ed ha avuto buon gioco a far apparire Bersani ed il Pd, la causa da rimuovere per arrivare ad un governo del paese.
Berlusconi si è offerto per larghe intese proponendo condizioni, che sapeva bene l’interlocutore (Bersani in primis) non avrebbe potuto accettare.
Ciò ha alimentato la divisione (per ora solo sotterranea) nel campo avversario e contemporaneamente, con una martellante presenza in voce nei principali telegiornali televisivi ha sottolineato in prima persona tutti i passaggi della crisi e continuando ad offrire la sua disponibilità ha rafforzato l’immagine di forza responsabile di governo.
Effetto di tale strategia è oggi un consenso in crescita e sopratutto il trovarsi una fetta sempre maggiore di elettorato “caldo”, ben disposto verso le sue argomentazioni di “grande pacificatore” nazionale.
E’ per questo che Berlusconi grazie anche alla sponda offertagli da Grillo è passato dal rischio di perdere tutto all’avere tutto da guadagnare da qualsiasi soluzione.

Sarà la storia a dire se alla fine Grillo avrà avuto ragione nel contribuire in modo certo e determinante a fare uscire Berlusconi dall’angolo e a rilanciarlo.
Qui per ora ci si limita alla presa d’atto della conferma ancora una volta della validità del principio detto della “eterogenesi dei fini“.

‘La concezione dell'”eterogenesi dei fini” fu teorizzata per la prima volta da Giambattista Vico, secondo cui la storia umana contiene in sé potenzialmente la realizzazione di certe finalità. In questo senso dunque ben si comprende che il percorso evolutivo dell’uomo è mirato al raggiungimento, tappa dopo tappa, di un qualche fine. Tale percorso non è però da intendersi come lineare. Può accadere che, mentre ci si propone di raggiungere alti e nobili obiettivi, la storia arrivi a conclusioni opposte.
« Pur gli uomini hanno essi fatto questo mondo di nazioni […] ma egli è questo mondo, senza dubbio, uscito da una mente spesso diversa ed alle volte tutta contraria e sempre superiore ad essi fini particolari ch’essi uomini si avevan proposti.»
Talvolta infatti l’umanità corre il rischio del “ricorso”, ossia rischia di tornare indietro nel prestabilito percorso di auto-miglioramento a causa di errori di natura sociale e/o politica (inaridimento del sapere, perdita di memoria storica). Ma il “ricorso” è soltanto temporeaneo. Con forza, coraggio, fatica e sofferenza ogni volta l’umanità ha saputo e saprà sempre riprendere il suo cammino progressivo.‘ – Wikipedia

A Piazza San Giovanni è successo qualcosa

Eccellente ed utilissima per comprendere ciò che è accaduto e perchè accadrà ciò che è inevitabile che accada, l’analisi di Marco Giusti esperto di comunicazione, critico cinematografico, autore televisivo e regista che è possibile leggere interamente su Dagospia e di cui riporto qui uno stralcio.

Grillo, alla fine, ha avuto gioco facile, ha dribblato tutti e ha segnato a Piazza San Giovanni, lasciando Ezio Mauro a Fabio Fazio per il dopo festival, cacciando a suo modo giustamente tutti i giornalisti italiani dal palco (come avrebbe fatto un Moretti), scatenando l’evento che tutti noi, dentro al cuore, sapevamo possibile e volevamo così.

Il ritorno di un sogno, di una speranza. Che non ci hanno certo dato le campagne elettorali di Bersani, la più grigia, o di Monti, la più inutilmente ricca, o di Ingroia, la più vecchia, o di Berlusconi, la più divertente, perché tutta costruita al di dentro di una strategia televisiva, ma la più limitata essendo ormai la tv uno strumento che comunica quasi esclusivamente coi vecchi.

Grillo, a San Giovanni, ha distrutto l’immagine di Crozza a Sanremo, lui sì è un vero stand-up commedia, ha inglobato dentro un evento televisivo, perché questo era, tutta la grande comunicazione da primo maggio comunista, Benigni e Berlinguer, attaccando pesantemente il PD e Bersani esattamente come fece tanti anni fa a Sanremo con Craxi e i Socialisti.

Anche se è un paese strano, ancora scosso dalla vittoria di Marco Mengoni al Festival, dal goal di Totti alla Juventus, dal richiamo incredibile di Siani al cinema, dove nell’unico reality politico che abbiamo fatto si è preferito Bersani a Matteo Renzi, l’unico in grado di poter competere in tv con Berlusconi e sul palco con Grillo, dove dopo vent’anni di berlusconismo e un anno di montismo non siamo ancora usciti dalle nostre prigioni, è stata una campagna elettorale meravigliosa. E qualcosa è davvero cambiato.

27 gennaio 1945, giorno della liberazione di Auschwitz

Oggi è il “Giorno della Memoria”, ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno quale giornata di commemorazione delle vittime del nazismo, dell’Olocausto e in onore di quanti a rischio delle proprie vite hanno protetto i perseguitati. La data ricorda la liberazione, da parte delle truppe sovietiche dell’Armata Rossa, del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta appunto il 27 gennaio 1945.

In questo giorno il “coso” in rappresentanza dell’Italia immemore e vile ha pronunciato queste terribili parole:

Update

Trovo assai appropriato il commento di Nichi Vendola alle superiori dichiarazioni del “coso”:

Berlusconi è un falsario, sia quando parla del presente sia quando parla del passato. Berlusconi è un falsario, quando dimentica cosa è stata la privazione delle libertà fondamentali, la censura sulla libera stampa, le violenze squadriste e di regime, che cosa è stato l’esilio, il carcere, la tortura, la morte per la parte migliore dell’Italia di allora. Berlusconi è un falsario, quando finge di non sapere che il Tribunale Speciale del fascismo condannò a 27mila anni di carcere migliaia di menti libere, le persone più belle del nostro Paese. Berlusconi è un falsario, quando finge di non sapere che già nei primi mesi del 1921 i fascisti riuscirono a distruggere 17 fra sedi di giornale e tipografie, diedero alle fiamme 59 Case del Popolo e 119 Camere del Lavoro e 117 cooperative, 83 Leghe contadine, 141 sezioni del Psi e del Pci, oltre 100 circoli culturali e biblioteche.

Oggi l’Italia deve chiedere ai falsari di tacere, almeno per un giorno

Nichi Vendola

Castellammare del Golfo: Bresciani vs. D’Alì ?

Mafia e politica: rito abbreviato per il senatore Pdl Antonio D’Alì

di Rino Giacalone – 11 maggio 2012

Si è conclusa oggi in Tribunale a Palermo la lunga fase della discussione sulla richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa dell’ex sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì, parlamentare trapanese, berlusconiano della prima ora, oggi presidente della commissione Ambiente del Senato. Il gup, giudice Francolini, ha deciso di accogliere la richiesta avanzata dalla difesa del parlamentare, avvocati Gino Bosco e Stefano Pellegrino, di procedere a processare il senatore con il rito abbreviato.

La Procura antimafia di Palermo non si è opposta, i pubblici ministeri sono i sostituti procuratori Paolo Guido e Andrea Tarondo. In sostanza il giudizio verrà espresso, dopo che le parti discuteranno, sulla base della documentazione che è già entrata nel fascicolo dell’udienza preliminare, oltre un centinaio di faldoni. Prima udienza il 5 ottobre. Il resto delle udienze verranno svolte in modo ravvicinato, entro la fine del 2012 potrebbe esserci la decisione del giudice. In caso di condanna, la pena verrà ridotta di un terzo, considerata la scelta del rito alternativo, ma la difesa del politico è certa che per le prove a discolpa il pronunciamento sarà quello dell’assoluzione.

Una vicenda che arriva ai giorni nostri ma che risale a tantissimi anni addietro. Quando la famiglia dei potenti mafiosi di Castelvetrano Messina Denaro faceva da campiere con i suoi potenti uomini, don Ciccio e Matteo, nei terreni dei D’Alì. Uno di questi appezzamenti risulta venduto dai D’Alì ai Messina Denaro, ma si tratterebbe di una vendita che avrebbe permesso alla mafia una operazione di riciclaggio per 300 milioni di vecchie lire, soldi che i D’Alì avrebbero restituito ai Messina Denaro, proprio a Matteo, l’attuale super latitante della mafia trapanese. Un intreccio che secondo l’accusa ancora oggi continua a produrre effetti, a maggior ragione perché oggi c’è una mafia che è diventata impresa e per la Dda di Palermo il senatore D’Alì sarebbe stato “garante” di tutta una serie di affari tra mafia, politica e impresa.

Il nome del senatore D’Alì è stata una costante nelle indagini antimafia più recenti. La cosiddetta mafia borghese, quella che ha “comandato” su Trapani e la provincia è finita spesso associata alla sua persona. Lui è uscito dal silenzio protestando perché continuamente il suo nome viene accomunato a “malefatte” e “complotti”. Addirittura raccontati anche dall’ex moglie del parlamentare, la signora Picci Aula che però ha a suo tempo smentito alcune delle dichiarazioni riportate da un quotidiano nazionale, anche se chiamata poi davanti ai pm qualcosa l’ha dovuta ammettere sugli stretti rapporti tra l’ex marito e i mafiosi belicini.

Dentro al faldone processuale vi sono le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, si legge di appalti e campagne elettorali, di rapporti con imprenditori discussi come il valdericino Tommaso Coppola, condannato per mafia e appalti, o Francesco Morici uno degli indagati in un maxi filone di lavori pubblici finiti in mane mafiose. Un altro dei capitoli di indagine è quello relativa alla “cricca” che si sarebbe realizzata ai tempi dei lavori preliminari per rendere il porto di Trapani adeguato ad accogliere nel 2005 le barche a vela della Coppa America. Lì la mafia, lo dicono sentenze passate in giudicato, si infiltrò con le proprie forniture. Cemento, ferro, inerti. Propedeutica a non avere intralci sarebbe stata l’azione contestata anche al senatore D’Alì di avere “spinto” nel 2003 perché andasse via l’allora prefetto Fulvio Sodano, al suo posto giunse l’ex questore di Roma, Giovanni Finazzo che con D’Alì si mostrava apertamente come grande “amicone”. Il contrasto tra D’Alì e Sodano ci sarebbe stato all’epoca dell’intervento della prefettura a favore dell’azienda confiscata alla mafia Calcestruzzi Ericina.

“Sono una persona onesta e per bene – si difende D’Alì – Non avrei mai immaginato che a stabilire ciò dovrà essere il giudizio di un tribunale, oltre quello dei cittadini, che mi conforta, da sempre e con diverse espressioni manifestatomi. Ma va bene anche così”.
?Il processo ha visto la costituzione come parti offese di alcune associazioni, quelle antiracket di Alcamo, Marsala, Mazara, Castellammare, del centro Pio La Torre, dell’associazione Libera. Solo per due il gup ha già dichiarato l’ammissione, sostanzialmente c’è anche per le altre e però alla prima udienza del rito abbreviato, il 5 ottobre, dovranno completare la produzione documentale a dimostrare le titolarità delle proposte costituzioni. Non è un processo qualsiasi – dice l’avv. Enza Rando che rappresenta l’associazione Libera – è un processo che punta a difendere la dignità dello Stato, la credibilità dello Stato, per questo c’è Libera perché è noto il suo impegno a difesa dei cittadini, che sono il vero Stato, “noi” cittadini”. L’attenzione di Libera è puntata sulla gestione dei beni confiscati. Tra le accuse al senatore D’Alì ci sarebbe quella di non avere gradito l’azione del prefetto Fulvio Sodano a favore di uno dei beni confiscati alla mafia più importante della provincia di Trapani, la Calcestruzzi Ericina. “Libera è l’associazione – ricorda l’avv. Rando – che ha difeso la legge sui beni confiscati, che ha raccolto le firme perché non venisse stravolta, Libera ha conosciuto l’impegno e il sacrificio del prefetto Fulvio Sodano che è stato a Trapani vero primo rappresentante dello Stato che vuole combattere la mafia”. ??“Il lavoro di Libera – aggiunge il suo presidente don Luigi Ciotti – è innanzitutto quello di cogliere e portare in mezzo alla gente, anche nelle aule dei Tribunali, l’addolorato grido di dolore dei familiari delle vittime delle mafie che pretendono il rispetto del “bisogno” di giustizia e verità che appartiene anche a tutti “Noi”. In un processo dove emerge il presunto tentativo di un indagato, il senatore Antonio D’Alì, di rendere vana la legge sui beni confiscati alle mafie, Libera, che ha raccolto 1 milione di firme per la tutela e l’applicazione di una legge importante e fondamentale, nell’unico interesse della società civile responsabile, non potevamo non costituirsi parte civile per potere meglio conoscere la storia della mafia nella terra del latitante Matteo Messina Denaro, le cui mani, sporche del sangue di tanti morti ammazzati, oggi muovono i fili di una parte dell’economia, di imprese e sono capaci di intaccare il consenso elettorale per le connessioni coltivate da quella che in provincia di Trapani, e non solo, si chiama mafia borghese. Qui – prosegue don Ciotti – lo Stato non ha avuto sempre il volto che la Costituzione ha disegnato, ha conosciuto come volto di uomo fedele alle Istituzioni quello del prefetto Fulvio Sodano che il governo ha da qui allontanato nel 2003 proprio per la sua difesa dei beni confiscati dall’assalto delle mafie. Qui l’antistato spesso è stato lo “stato”, oggi vanno ristabilite le regole fondamentali della Costituzione, celebrare e partecipare a questo processo significa ripristinare le violate regole di convivenza”.

Tra le parti civili c’è un solo ente locale, il Comune di Castellammare del Golfo. Sindaco è un imprenditore, Marzio Bresciani, area centrodestra. Bresciani da presidente di Assindustria si era interessato a favore dell’imprenditore Vincenzo Mannina per far si che questi potesse comprare la Calcestruzzi Ericina, e per questa ragione incontrò l’allora prefetto Sodano che però decise di non farsene nulla di quella offerta. Tempo dopo Mannina fu arrestato per mafia. L’azione odierna del sindaco Bresciani potrebbe essere letta come volontà a riparare a quel suo intervento, nei fatti la presenza del Comune di Castellammare è legata ai lavori del porto sui quali sono emersi interessi mafiosi e “raccomandazioni” che sarebbero state esercitate dal senatore D’Alì. La costituzione di parte civile potrebbe essere letta anche come una crepa nel muro della solidarietà politica che ha sino a qui circondato il senatore D’Alì.

da Antimafia Duemila

*** – Il neretto è di Diarioelettorale.

Sondaggio EMG: cresce la sfiducia in Monti e travolge il PD

Secondo il sondaggio settimanale Emg per La7, illustrato questa sera, lunedì 19 dicembre,  nel TG di Mentana delle 20,00 il PD perde in una settimana ben 1,2 punti percentuali passando dal 29,4% della scorsa settimana al 28,2%, con una perdita che, a detta di Masia autore del sondaggio, si concentra non tanto tra i pensionati, quanto tra i lavoratori dipendenti attivi, e contemporaneamente il Presidente del Consiglio Mario Monti, perde ben il 15% del gradimento, passando dall’iniziale 73% al 56% di questa rilevazione.

Il Pdl scende ancora perdendo un altro 0,5% ed attestandosi ora al 24,2% dei consensi.

La perdita del PD viene recuperata da Sel di Nichi Vendola (che guadagna 0,3 punti percentuali andando al 6,4%), dalla Federazione della sinistra (2,1% guadagnando 0,5 punti percentuali), dai Verdi (+0,3%), dai Radicali (+0,3%) e soprattutto dal Movimento 5 stelle di Grillo che guadagna ben 0,7 punti percentuali balzando al 4,1%.

Con questi dati, che premiano l’opposizione dura (o ciò che gli elettori ritengono tale) al governo Monti e alla sua manovra, cala anche la percentuale di chi si dichiara indeciso sul voto. Ora gli indecisi sono il 16,8%.
Calano anche le astensioni scendendo al di sotto del 30%.

Sembra quindi che stia maturando nel paese la voglia di opposizione ad una manovra, ritenuta iniqua ed incomprensibile, ed ai partiti che il governo della manovra sostengono, e che sia iniziata una qualche ricerca di nuovi interlocutori politici per tale funzione.

Si tratta di un fenomeno che è solo agli inizi, ma che man mano che la gente comincerà ad avvertire sulla propria pelle gli effetti delle misure della manovra Monti,  e delle manovre precedenti del governo Berlusconi, (i cui effetti in molti casi trovano attuazione a partire dal 2012), assai difficilmente potrà essere riassorbito nel breve periodo.

A destra gli unici che guadagnano sono La Destra, che sale di 0,4 punti percentuali all’1,7% e Forza Sud che arriva a un o 0,8%.
La Lega nord, pur manifestandosi in sede parlamentare come l’opposizione più dura contro Monti, viene percepita tuttavia ancora come forza che ha avito responsabilità di governo e continua a perdere voti, così cede un ulteriore 0,2% attestandosi al 9%.

Nel terzo polo l’unica forza che guadagna è l’Api di Rutelli che arriva allo 0,6%. Per il resto l’Udc cede lo 0,1% arrivando al 7,2, Fli cede lo 0,2 attestandosi al 4% e l’Mpa rimane stabile allo 0,6%.

Nel centrosinistra perde pure l’Idv che cede uno 0,2% attestandosi al 5,8%.

Come la pensa Mario Monti sull’euro e sulla crisi

L’EURO, LA CRISI E IL NOSTRO PAESE

Lettera al premier

Signor presidente del Consiglio,mi permetto di richiamare la Sua attenzione su alcuni aspetti delle Sue dichiarazioni di venerdì sull’euro.

Lei ha affermato: «L’euro non ha convinto nessuno. È una moneta strana, attaccabile dalla speculazione internazionale, perché non è di un solo Paese ma di tanti che però non hanno un governo unitario né una banca di riferimento e delle garanzie. L’euro è un fenomeno mai visto, ecco perché c’è un attacco della speculazione ed inoltre risulta anche problematico collocare i titoli del debito pubblico».

Di fronte alle vivaci reazioni suscitate, Lei ha in seguito precisato: «L’euro è la nostra moneta, la nostra bandiera. È proprio per difendere l’euro dall’attacco speculativo che l’Italia sta facendo pesanti sacrifici. Il problema è che l’euro è l’unica moneta al mondo senza un governo comune, senza uno Stato, senza una banca di ultima istanza. Per queste ragioni è una moneta che può essere oggetto di attacchi speculativi».

Sono dichiarazioni che meritano un’analisi a freddo, al di fuori di ogni visione di parte. A mio parere, esse contengono alcune affermazioni fondate e altre infondate. Nell’insieme, fanno sorgere, accanto ad una remota speranza, serie preoccupazioni. Mi auguro che, con le parole e ancor più con i fatti, Lei riesca a rafforzare quella speranza e a sgombrare il campo dalle preoccupazioni, così vive in Italia e in Europa. Non solo – La prego di credermi – presso i suoi «nemici».

È certamente vero che l’euro è «una moneta strana», «un fenomeno mai visto». È anche fondata, e condivisa dagli osservatori più seri, la Sua diagnosi: il principale problema dell’euro consiste nell’essere una moneta «senza un governo, senza uno Stato, senza una banca di ultima istanza». C’è sì la Banca Centrale Europea ma, come credo Lei voglia dire giustamente, essa non dà garanzia di intervento illimitato in caso di difficoltà.

Qui mi permetto di suggerirLe una considerazione. Se la condivide, potrebbe forse riprenderla in uno dei Suoi interventi. L’euro può soffrire della mancanza di un vero Stato alle sue spalle. Ma avere un vero Stato alle proprie spalle non porta necessariamente una moneta ad essere solida. La lira non era una moneta «strana». Ma era, il più delle volte, una moneta debole, proprio perché rifletteva le caratteristiche dello Stato italiano, dei governi e della Banca d’Italia (sempre autorevole ma, per lunghi periodi, arrendevole) che l’avevano generata. A parte un certo rialzo dei prezzi al momento della sua introduzione, la strana moneta euro, rispetto alla nostrana lira, ci ha portato negli ultimi 12 anni un’inflazione ben più bassa.

Se la Sua diagnosi coglie bene una gracilità di fondo dell’adolescente euro, mi sembra però che Lei la applichi a malanni che, in questo momento, il nostro adolescente non ha. Lei rappresenta un euro in crisi, a seguito di attacchi speculativi e aggiunge: «È proprio per difendere l’euro dall’attacco speculativo che l’Italia sta facendo pesanti sacrifici». Questo no, signor presidente.

L’euro non è in crisi. In questi 12 anni, e ancora attualmente, l’euro non manifesta nessuno dei due sintomi di debolezza di una moneta. È stabile in termini di beni e servizi (bassa inflazione) ed è stabile (qualcuno direbbe, anzi, troppo forte) in termini di cambio con il dollaro. Gli attacchi speculativi ci sono, spesso violenti. Ma non sono attacchi contro l’euro. E non è vero che «risulta problematico collocare i titoli del debito pubblico». Gli attacchi si dirigono contro i titoli di Stato di quei Paesi appartenenti alla zona euro che sono gravati da alto debito pubblico e che hanno seri problemi per quanto riguarda il controllo del disavanzo pubblico o l’incapacità di crescere (e di rendere così sostenibile la loro finanza pubblica) perché non hanno fatto le necessarie riforme strutturali.

È questo il caso dell’Italia, dopo che in prima linea si erano trovati la Grecia e altri Paesi. Per questo, da qualche tempo, è diventato problematico collocare i titoli del debito pubblico italiano. E di una cosa, signor presidente, può essere certo: se l’Italia non fosse nella zona euro, emettere titoli italiani in lire sarebbe un’impresa ancora più ardua. Che l’Italia stia facendo pesanti sacrifici, è vero. Essi sono più pesanti di come sarebbero stati se si fosse ammesso per tempo il problema di una crescita inadeguata. Ma non posso credere che Lei pensi davvero che l’Italia faccia questi sacrifici non per rimettersi in carreggiata e ridare un minimo di speranza ai nostri giovani, ma «per difendere l’euro dall’attacco speculativo». Mentre è vero se mai che la Bce, con risorse comuni, interviene a sostegno dei titoli italiani.

In Europa e nei mercati, affermazioni di questo tipo accrescono i dubbi sulla convinzione e la determinazione del governo italiano. Già due giorni dopo le decisioni di Bruxelles, i titoli italiani hanno fatto fatica a trovare collocamento. Ad ogni rialzo dei tassi, dovuto a scarsa fiducia nell’Italia, Lei finisce per imporre sacrifici ancora maggiori agli italiani. Anche le parole non sorvegliate hanno un costo. Ma ho una preoccupazione ancora maggiore.

Dopo le Sue dichiarazioni sull’euro, Fedele Confalonieri, Suo storico collaboratore, personalità rispettata nel mondo economico, se ne rallegra. Affermando che «l’euro è una moneta strana, che non ha convinto nessuno, Berlusconi ha detto una cosa che pensano tutti; solo che lui lo dice, perché non è ipocrita. E non c’è dubbio che il premier con questa battuta abbia toccato le corde di chi, dai tempi del cambio della lira, ha sempre storto il naso». Questo, secondo vari osservatori, fa ritenere che nella prossima stagione pre-elettorale, ormai non lontana, il tema in questione potrebbe diventare un Suo cavallo di battaglia.

Se questa fosse la prospettiva, e non voglio crederlo, ci avvieremmo ad una fase nella quale i severi provvedimenti che Lei si è impegnato a introdurre non potrebbero essere presentati in modo convincente ai cittadini, né potrebbero essere accettati con maturità, perché sarebbero accompagnati da scetticismo, se non recriminazioni, verso l’Europa. L’Italia non farebbe i passi avanti che le sono indispensabili e potrebbe rivelarsi il ventre molle dell’eurozona, con gravi fratture per l’Europa. Parlavo, però, di una remota speranza. La Sua diagnosi — la moneta è incompiuta e «strana» senza un governo dell’economia e passi verso l’unione politica — è in linea con la migliore tradizione dell’europeismo italiano. Come Lei, forse con qualche turbamento, ha visto a Bruxelles alcuni giorni fa, il governo economico si sta creando.

Ma sarebbe più ordinato, più equilibrato e più orientato alla crescita economica se potesse formarsi con un’Italia che con gli altri, Germania e Francia in primo luogo, concorresse attivamente a plasmarlo. Anziché, come sta avvenendo, con un’Italia costretta ad accettare passivamente forme di governo dell’economia che vengono improvvisate soprattutto allo scopo di «disciplinare» il nostro Paese. Confido, signor presidente, che prevalga in Lei l’ambizione di riportare l’Italia nel ruolo che le appartiene in Europa, accelerando in silenzio il risanamento, rispetto a quella di un successo elettorale a tutti i costi per la Sua parte politica, ma in un Paese sempre più populista, distaccato dall’Europa e magari visto come responsabile di un fallimento dell’integrazione europea.

Mario Monti

da Corriere.it

Nb. – Il neretto è di Diarioelettorale