Quel finestrino del treno, le banche il nucleare e l’Europa

Leggendo il post di Phastidio su “Cos’hanno in comune banche e centrali nucleari?“, ed alle risposte simmetriche e parallele dell’Europa che conta circa come e fino a che punto sottoporre a stress test le banche e le centrali nucleari, non ho potuto non pensare alla ben nota barzelletta in cui lo studente pur di sfuggire ad una sorte che gli appare segnata si rifiuta fino all’estremo di abbassare il maledetto finestrino.

Questa è la barzelletta:

Universita’. Esame di Fisica. Il professore: – Lei e’ in treno. Fa caldo. Che fa? – Mah, apro il finestrino. – Bravo! Mi calcoli la variazione di entropia provocata da questo evento. – Entropia… ma io… forse mi servirebbe qualche dato in piu’… – No. Non serve nessun dato ulteriore. Lo studente, imbarazzato, cade inesorabilmente in una classica “scena muta”. – Lo sa o no? – domanda il professore. – Beh… io… veramente… – No? E dopo un altro breve momento di imbarazzante silenzio, il professore, seccato, esclama: – Va bene, vada! E il povero studente viene sbattuto fuori senza troppi complimenti. Entra il secondo, cosi’ il terzo, poi il quarto e il professore insiste con la stessa domanda, ma ottiene sempre lo stesso triste risultato.

Entra l’ultimo studente e il professore ripropone lo stesso quesito: – Lei e’ in treno. Fa caldo. Che fa? E lo studente con sicurezza: – Mi tolgo la giacca. – Si, va beh, ma fa ancora caldo, che fa? – Mi allento la cravatta. – Si, certo, ma fa ancora caldo. Che fa? – Mi sbottono la camicia. A questo punto il professore assume un tono molto seccato: – Si, ho capito, ma fa ancora molto molto caldo. Che fa? E lo studente: – Senta, prof, puo’ fare tutto il caldo che vuole, ma io quel maledetto finestrino non lo apriro’ mai!

e questo il post dell’ottimo Phastidio:

Cos’hanno in comune banche e centrali nucleari?

La risposta è semplice: un’Unione europea che finga di sottoporle a stress test. Sono infatti ancora in alto mare i negoziati tra Commissione europea e paesi membri per la definizione degli eventi da considerare per testare la resistenza degli impianti nucleari ad eventi catastrofici.

In particolare, due tra i paesi più nuclearizzati, Francia e Regno Unito, si oppongono all’inclusione negli stress test di eventi quali l’impatto di un aereo con un impianto nucleare, come invece suggerito da Austria (paese che non ha centrali nucleari) e Germania. La Francia sostiene che la minaccia di un evento in stile 11 settembre non era tra quelle ipotizzate nel solenne comunicato col quale la Ue, lo scorso 25 marzo e a due settimane dalla catastrofe di Fukushima, aveva annunciato gli stress test. Evidente che Parigi punta solo su eventi sismici ed idrogeologici, rispetto ai quali ritiene di sentirsi tranquilla. Oltre al fatto che testare lo schianto di un aereo su una centrale finirebbe con mettere in decommissioning tutti i 143 impianti esistenti in Europa

Per il momento, i colloqui proseguiranno a livello di delegazione nazionale di più basso profilo, già dal meeting di Praga del 19 e 20 maggio prossimi. Nel frattempo, il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, pare differenziarsi dal commissario all’Energia, il tedesco Guenther Oettinger, e parla solo di testare “il più ampio spettro di scenari, naturali e creati dall’uomo”.

Nel caso gli stress test producessero risultati negativi per alcuni impianti, peraltro, la decisione sull’azione da intraprendere rimarrebbe confinata in ambito nazionale. Perché, come noto, anche gli esiti di incidenti nucleari catastrofici, assieme ai migranti, verranno sottoposti a controlli doganali in deroga al Trattato di Schengen.

E quindi, fuor di sarcasmo, che attendersi? Semplice: come per le banche si è tenuto accuratamente fuori dagli stress test l’evento che per esse più si avvicina all’11 settembre (un default sovrano in Eurolandia), anche in questo caso è verosimile attendersi che nessun aereo riuscirà mai a schiantarsi su una centrale nucleare europea o, se ciò accadrà, non si andrà al di là di un ultraleggero.

Non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo !

Diciamoci la verità Massimo Gramellini è uno che si legge con piacere, e questa volta parafrasando papa Pio VII, “non potevo, non volevo e non dovevo” esimermi dal riproporvi il suo, “Cosche dell’altro mondo”, su La Stampa di oggi.

Cosche dell’altro mondo

Da giorni sto aspettando che qualcuno mi dica che non è vero. Che non è vero che domenica scorsa, a Torre Annunziata, la processione del santo patrono si sia fermata davanti alla casa di un noto camorrista della zona per rendergli pubblico omaggio. Che non è vero che l’arcivescovo di Castellammare, monsignor Felice Cece, abbia minimizzato la sottomissione della sua comunità al signorotto feudale, affermando che la sosta non intendeva omaggiare il camorrista, oh no, ma la chiesa di Santa Fara. Che non è vero che l’arcivescovo abbia continuato ad arrampicarsi sui muri, nonostante il sindaco Luigi Bobbio gli avesse prontamente replicato che la chiesa di Santa Fara si trova dieci metri prima della casa del camorrista e che rimane chiusa quasi tutto l’anno. Ma soprattutto sto aspettando che qualcuno mi dica che non è vero, non può essere vero, che la conferenza dei vescovi italiani (Cei) – dotata di riflessi felini quando tratta di intervenire su coppie di fatto, fine vita o fecondazione artificiale, all’alba del quinto giorno dagli incredibili avvenimenti di Castellammare non abbia ancora sentito il bisogno di far sentire pubblicamente la sua voce. Anche solo per ricordare che Gesù non è morto in croce per andare a inginocchiarsi duemila anni dopo davanti alla porta di un camorrista.

Per favore, qualcuno mi dica che tutto questo non è vero. Che siamo in un Paese evoluto abitato da cittadini e da arcivescovi evoluti. Vero?