Città del sale, c’è stata una strage di migranti, non è Trapani

C’è una cittadina francese in Provenza che ha conservato interamente la cinta di mura medievali, Aigues-Mortes si chiama, ed è oggi un’importante meta turistica. Pensate che l’accesso automobilistico alla parte della città interna alle mura è strettamente regolamentato e tutti i punti di ingresso richiedono il pagamento di un biglietto di ingresso. Questo fa sì che il traffico automobilistico sia estremamente ridotto e che la qualità della vita dei suoi abitanti ne sia preservata.
Il nome di Aigues-Mortes le deriva dalle paludi e dagli stagni che la circondano.
La principale industria di Aigues-Mortes è legata alla produzione di sale marino.
Alle porte della città sono presenti le “Salins du Midi” che con le altre presenti in Camargue rappresentano il primo centro di produzione della Francia.

9782213636856-43df7Nell’agosto del 1893 Aigues-Mortes fu teatro di uno scontro tra operai francesi e italiani, tutti impiegati nelle saline di Peccais, che ben presto degenerò in un vero e proprio “pogrom” contro gli italiani in una esplosione incontrollata di violenza xenofoba.
Il bilancio finale delle vittime per diverse ragioni, non fu mai accertato con sicurezza, si va da un minimo di nove morti secondo le stime ufficiali, riportate dalla stampa francese, alle 50 vittime di cui parlò il Times di Londra.Secondo altre fonti le vittime potrebbero essere state centinaia. La tensione che ne seguì sul piano diplomatico all’epoca fece sfiorare la guerra tra i due paesi.

Ad Aigues Mortes in quell’agosto del 1893, si trovava stanziata una nutrita colonia di operai italiani che avevano trovato occupazione nelle saline di Perrier e Peccais.
Gli operai italiani erano preferiti ai francesi perché meno sindacalizzati e disposti ad accettare paghe inferiori pur di poter lavorare.
Il lavoro in salina era particolarmente duro e scarsamente remunerato.
Prima bisognava pulire il terreno e livellarlo, quindi a maggio si introduceva l’acqua salmastra.
A giugno poi il sole faceva evaporare l’acqua ed allora si frantumava il sale, se ne facevano mucchi, si trasportava il sale lasciato a riposare tra i mucchi verso altri mucchi, più grandi dei primi, e si ricoprivano di paglia e tegole.

Da secoli l’estrazione del sale era occupazione riservata quasi esclusivamente agli ex-galeotti, ma proprio nel 1893 la Compagnia delle saline aveva assoldato 600 italiani e 150 francesi, anche se di questi ultimi se ne erano presentati 800, gli italiani vennero preferiti perchè pur di lavorare accettavano una paga sensibilmente inferiore rispetto ai francesi.

La giornata di lavoro durava undici ore, dalle sei alle sei con un’ora di riposo per asciugarsi, mangiare un pezzo di pane. Il lavoro era a cottimo. Uno bravo poteva fare fino a 12 franchi, ma molto dipendeva dalla squadra, infatti gli operai erano organizzati in squadre e le squadre erano organizzate per nazionalità. Se si rallentava il ritmo era l’intera squadra a perderci, e allora il salario poteva scendere a 9 franchi.
Se una squadra francese intralciava una squadra italiana, gli italiani facevano luccicare i coltelli.
Gli italiani venivano in prevalenza dal Piemonte, ma anche dalla Lombardia, dalla Liguria, dalla Toscana.

barnaba-morte-italiani-libro_106367Il 16 agosto del 1893, a poche ore dall’inizio, accade che un uomo litiga con un altro uomo. Sono un francese e un italiano. Poi ancora un litigio. Ancora un una volta tra un italiano e un francese. Durante l’ora di pausa uno degli italiani, uno di Torino, si alza, s’asciuga il sudore della fronte e si dirige verso una tinozza d’acqua dolce. L’uomo slega il fazzoletto dal collo e lo immerge nella tinozza. Ha bisogno di refrigerio, di acqua dolce, ma l’acqua dolce in quell’ambiente è preziosa. Uno dei francesi, gli dice qualcosa. Il torinese che dice che se ne infischia di lui e dei suoi compagni. E scoppia la rissa, si brandiscono coltelli, pale. Il torinese, che con il coltello ci sa fare, ferisce uno degli uomini che lo hanno aggredito.
Poi accade che un francese lancia una pietra nella baracca degli italiani. Allora una delle baracche in cui dormono i francesi viene circondata dagli italiani.
Qualche operaio francese riesce a correre via, verso la città, verso Aigues-Mortes per informare le autorità di polizia. Il giudice di pace viene informato dei fatti.
In città, intanto, si sparge la voce di un massacro compiuto dagli italiani.
Scatta la psicosi collettiva alimentata dalla xenofobia. Così si organizza una folla. Gli operai italiani, ora sparsi per le stradine del centro di Aigues-Mortes, corrono e si nascondono.
Verso le tre del pomeriggio il banditore verrà ingaggiato per bandire gli italiani, e una folla inferocita di francesi lo seguirà urlando lungo i vicoli della città del sale.
Le forze dell’ordine è come non esistessero. In città, a quell’ora, ci sono solo sei gendarmi e quindici doganieri a fronteggiare un migliaio di francesi scatenati nella caccia all’uomo, presi a sassate, sgozzati o trafitti dai forconi. Donne, ragazzini e adulti si lanciano sui corpi. Ci sono anche i cecchini, piazzati dietro agli alberi. Cadono in molti, quel giorno, nella notte e l’indomani. Colpiti dalle pallottole, dalle pale. Tutti coloro che si fermano vengono uccisi.

Maurice Terras, il primo cittadino del paese, dopo avere ottenuto che i padroni delle saline, sotto il crescente rumoreggiare della folla, licenziassero gli immigrati fece affiggere un comunicato: “Il sindaco della città di Aigues-Mortes ha l’onore di portare a conoscenza dei suoi amministrati che la Compagnia ha privato di lavoro le persone di nazionalità italiana e che da domani i vari cantieri saranno aperti agli operai che si presenteranno. Il sindaco invita la popolazione alla calma e al mantenimento dell’ordine. Ogni disordine deve infatti cessare, dopo la decisione della Compagnia“.

Non fu così e alla fine, ufficialmente ci furono quattordici morti di cui nove sono stati riconosciuti. Le testimonianze però parlano di cifre diverse. Tra i cinquanta e i novanta, morti nei letti dei fiumi, morti sul sale,.morti nelle baracche, morti in città.

Il secondo manifesto, fatto affiggere dal Sindaco dopo la strage, recita: “Gli operai francesi hanno avuto piena soddisfazione. Il sindaco della città di Aigues-Mortes invita tutta la popolazione a ritrovare la calma e a riprendere il lavoro, tralasciati per un momento. (…) Raccogliamoci per curare le nostre ferite e, recandoci tranquillamente al lavoro, dimostriamo come il nostro scopo sia stato raggiunto e le nostre rivendicazioni accolte. Viva la Francia! Viva Aigues-Mortes!“.

Maurice Barrès in un articolo dal titolo “Contre les étrangers” pubblicato su Le Figaro, scrisse: “il decremento della natalità e il processo di esaurimento della nostra energia (…) hanno portato all’invasione del nostro territorio da parte di elementi stranieri che s’adoprano per sottometterci” e Le Mémorial d’Aix scrisse che gli italiani: “presto ci tratteranno come un Paese conquistato” e “fanno concorrenza alla manodopera francese e si accaparrano i nostri soldi“, e “la presenza degli stranieri in Francia costituisce un pericolo permanente, spesso questi operai sono delle spie; generalmente sono di dubbia moralità, il tasso di criminalità è elevato“, e La Lanterne scrisse: “Contro un’orda di affamati che a casa loro languiscono nella miseria” proprio come ci capita di leggere troppo spesso su Facebook a proposito dei migranti in transito per l’Italia.

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Diciannove anni dopo Capaci, tra vittime, furfanti e sciacalli

«È accaduto l’otto dicembre, a Fiumicino. L’ho fermato io. L’ho supplicato piangendo di dire la verità. E mi sono quasi affidata a lui, invece di ignorarlo e di maledirlo come bisogna fare con quanti hanno fatto affari e coperto gli assassini di Cosa Nostra. Perché l’ho fatto? Io ce l’ho con me stessa, sciocca, caduta nella trappola. Ma ce l’ho soprattutto con chi mi aveva fatto credere che quel furfante fosse davvero affidabile. Lo vedevo protetto dalla polizia, coccolato dai magistrati, all’università accanto a Salvatore Borsellino, osannato nelle trasmissioni televisive, sui plachi della politica, perfino a Verona con gli uomini di Di Pietro e, fino a qualche settimana fa, in comunella con i giornalisti antimafia al convegno di Perugia…»

«Non sono più sicura di niente. Ma è assurdo che tanti magistrati fossero invece sicuri di Ciancimino. Ci servono eroi vivi in questo Paese. Ma eroi alla Ninni Cassarà. Inquirenti come lui che facevano indagini serie. Anche con gli infiltrati per scavare e scoprire. Non solo affidandosi a pentiti infidi, alle parole, a mafiosi pagati con stipendi certo superiori al mio. Ci pensino i magistrati che vanno ai convegni, in tv, a presentare libri. La mia diffidenza di sempre mi porta a pensare che tanti cercano un po’ di visibilità per se stessi. Anche a costo di usare un personaggio dubbio e ambiguo. E ci sono caduta anch’io. Ma lo Stato non dovrebbe metterci in condizioni di diventare creduloni, con le cicatrici che ci portiamo addosso»

Quelle sopra sono parole di Rosaria Costa la giovane moglie di Vito Schifani agente di polizia della scorta di Giovanni Falcone, saltato in aria con il giudice e la moglie quel 23 maggio del 1992, e che tutti ricordiamo per il sofferto perdono pronunciato nella chiesa di San Domenico di Palermo ai funerali delle vittime della strage di Capaci.
Il “furfante” di cui parla Rosaria Costa è Massimo Ciancimino.

Tutto l’articolo lo trovate su Corriere.it

A Firenze, parla Spatuzza (3)

Terza parte della lunga deposizione del pentito Gaspare Spatuzza del 01/02/2011 di fronte alla Corte d’Assise che deve processare alcuni imputati della strage avvenuta nel 1993 a Firenze in via dei Georgofili.
Il principale imputato di questo processo è Francesco Tagliavia capomafia di Brancaccio.

grazie a Radio Radicale

qui la seconda parte della deposizione.

e qui la prima parte.

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A Firenze, parla Spatuzza (1)

La lunga deposizione del pentito Gaspare Spatuzza del 01/02/2011 di fronte alla Corte d’Assise che deve processare alcuni imputati della strage avvenuta nel 1993 a Firenze in via dei Georgofili.

Principale imputato di questo processo è Francesco Tagliavia capomafia di Brancaccio. Da Spatuzza ci si attendono riscontri alle sue affermazioni intorno a responsabilità di Silvio Berlusconi a proposito della strategia stragista di quegli anni da parte della mafia.

Tali riscontri in questa deposizione non ci sono stati, e Spatuzza di Berlusconi non parla, tuttavia la deposizione è particolarmente interessante per inquadrarne in questa prima fase della sua deposizione l’attendibilità e, diciamo così, il quadro in cui si inserisce la sua “formazione” mafiosa.

da http://www.radioradicale.it

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Noi, Voi, Loro

Immigrati in rivolta, paura e caos a Rosarno Scontri tra abitanti e carabinieri e poliziotti

Tensione a Rosarno Maroni, troppo tollerata l’immigrazione clandestina

ROSARNO (REGGIO CALABRIA) – Ci sono stati scontri tra un gruppo di abitanti di Rosarno e alcuni carabinieri e poliziotti. L’episodio si e’ verificato mentre gli immigrati facevano rientro nei centri di ricovero in cui sono ospitati. Alcune persone di Rosarno hanno tentato di raggiungere alcuni degli immigrati, ma sono stati bloccati dalle forze dell’ordine.

La reazione degli abitanti, anche in previsione di qualche fermo che poteva essere disposto dalle forze dell’ordine, e’ stata immediata con grida e insulti verso le forze dell’ordine.

”Dovete picchiare loro – ha detto un giovane – e non noi, perche’ sono loro i veri criminali”. La situazione si e’ poi risolta senza ulteriori conseguenze. In paese, comunque, resta un clima di intolleranza da parte degli abitanti nei confronti degli immigrati che suscita preoccupazioni tra le forze dell’ordine. In particolare le situazioni di maggiore pericolo riguardano gli immigrati che vengono sorpresi da soli nelle vie del paese.
Gia’ da stamattina era ripresa la protesta degli immigrati africani dopo che ieri c’erano stati scontri con le forze dell’ordine, con ferimento di alcune persone e danneggiamento di centinaia di auto. Anche stamani nuovi atti di vandalismo. Sono state danneggiate le vetrine di alcuni negozi e rovesciati molti cassonetti della spazzatura. La situazione viene tenuta sotto controllo dalle forze dell’ordine, presenti con decine di agenti di polizia e carabinieri.

Intanto circa duemila immigrati, secondo la stima della Polizia di Stato, sono concentrati davanti all’ingresso del Comune di Rosarno. L’iniziativa si collega alla protesta in atto da ieri dopo che due immigrati sono stati feriti con alcuni colpi di fucile ad aria compressa. Gli immigrati stanno scandendo slogan di protesta e hanno chiesto che una loro delegazione incontri il commissario prefettizio del Comune, Francesco Bagnato.

I negozi e le scuole di Rosarno sono rimasti chiusi, stamattina. La decisione di non aprire negozi e scuole è stata presa dopo che stamattina gli immigrati hanno ripreso la protesta, abbandonandosi ad atti di vandalismo. Nel paese, la situazione resta tesa, sotto il massiccio controllo di carabinieri, polizia e guardia di finanza. Gli immigrati innalzano alcuni cartelli in cui sono tracciate scritte di protesta in inglese per il ferimento ieri di due loro connazionali.

ABITANTE SPARA IN ARIA PER DISPERDERE IMMIGRATI – Un cittadino di Rosarno stamattina ha sparato due colpi di fucile in aria a scopo intimidatorio per disperdere un gruppo di immigrati che si era concentrato davanti la sua abitazione. L’uomo ha sparato i colpi dopo essere salito sulla terrazza della casa. Gli immigrati successivamente sono entrati nell’abitazione dove c’erano la moglie e i due figli dell’uomo, dove però si sono limitati ad urlare e protestare, inveendo contro l’uomo e i suoi familiari, e si sono poi allontanati. L’episodio si è risolto così senza feriti e senza incidenti.

IERI.Centinaia di auto distrutte, cassonetti divelti e svuotati sull’asfalto, ringhiere di abitazioni danneggiate. Scene di guerriglia urbana a Rosarno, nella Piana di Gioia Tauro, per la rivolta di alcune centinaia di lavoratori extracomunitari impegnati in agricoltura e accampati in condizioni inumane in una vecchia fabbrica in disuso e in un’altra struttura abbandonata.

A fare scoppiare la protesta e’ stato il ferimento da parte di persone non identificate di alcuni extracomunitari con un’arma ad aria compressa. I feriti, tra i quali c’e’ anche un rifugiato politico del Togo con regolare permesso di soggiorno, non destano particolari preoccupazioni, ma la volonta’ di reagire che, probabilmente, covava da tempo nella colonia di lavoratori ammassati nella struttura di Rosarno in condizioni ai limiti del sopportabile, e di altri nelle stesse condizioni a Gioia Tauro in locali dell’Ex Opera Sila, non ci ha messo molto ad esplodere.

Armati di spranghe e bastoni, gli extracomunitari, in larga parte provenienti dall’Africa, hanno invaso la strada statale che attraversa Rosarno mettendo a ferro e fuoco alcune delle vie principali della cittadina. Gli episodi di violenza non hanno risparmiato nulla: tutto cio’ che si trovasse alla portata dei manifestanti, dalle auto, in qualche caso anche con delle persone a bordo, alle abitazioni, a vasi e cassonetti dell’immondizia che sono stati svuotati sull’asfalto.

A nulla e’ valso l’intervento di polizia e carabinieri schierati in assetto antisommossa davanti ai piu’ agguerriti, un centinaio di persone tenute sotto stretto controllo. Nel corso della serata sono arrivati rinforzi e, in un clima di palpabile tensione, si e’ intavolata una trattativa nel tentativo di fare rientrare la protesta. Nonostante questo non sono mancati i contatti, quando dal gruppo e’ partita una sassaiola verso le forze dell’ordine che hanno risposto. Nel parapiglia che ne e’ seguito alcuni immigrati sono rimasti contusi e sono stati portati nell’ospedale di Polistena.

La protesta di Rosarno si e’ conclusa dopo le 23, ma in precedenza, un secondo fronte si e’ aperto nel territorio del comune di Gioia Tauro, dove la strada statale 18 e’ stata bloccata. I manifestanti, nel corso della serata, proprio sulla statale 18, hanno danneggiato decine e decine di auto ed hanno bloccato una vettura con a bordo una donna e due figli. La donna e’ stata colpita alla testa ed ha riportato una ferita lacero contusa ed e’ stata costretta a scendere insieme ai figli. Quindi la vettura e’ stata incendiata.

Tra Rosarno, l’ex fabbrica in disuso, e Gioia Tauro in un immobile dell’ex Opera Sila sono circa 1.500 gli extracomunitari che lavorano come manodopera nell’agricoltura.

Il presidente della Regione, Agazio Loiero, in serata ha sostenuto di essere molto preoccupato per cio’ che e’ avvenuto. ”E’ il frutto – ha detto – di un clima di intolleranza xenofoba e mafiosa che non riguarda ovviamente la popolazione di Rosarno, giustamente allarmata per la situazione di tensione che si e’ determinata con la rivolta degli extracomunitari sfruttati, derisi, insultati e ora, due di loro, feriti con un’arma ad aria compressa”. ”Auspico – ha aggiunto Loiero – che dal ministero dell’Interno arrivi una forte iniziativa che tutelando i cittadini di Rosarno, perche’ sono intollerabili gli atti di vandalismo, tuteli anche quei tanti disperati contro cui per la seconda volta si e’ indirizzata la violenza criminale”.

da ANSA.IT

Malaysia: attacco chiese cattoliche

I cattolici non possono scrivere la parola ‘Allah’
08 gennaio, 09:13

(ANSA) – KUALA LUMPUR, 8 GEN – Tre chiese cattoliche sono state il bersaglio di attacchi incendiari la scorsa notte alla periferia di Kuala Lumpur, in Malaysia. Una chiesa e’ stata incendiata e gravemente danneggiata, sulle altre due sono state lanciate bombe Molotov che non hanno provocato danni. Dietro gli attacchi, la polemica scoppiata sul diritto dei cattolici di scrivere la parola ‘Allah’ dopo che l’alta corte malese aveva sospeso l’autorizzazione accordata a un quotidiano cattolico di utilizzarla.

Egitto, strage di cristiani copti Sette morti dopo la Messa di Natale

In un villaggio vicino a Luxor. scontri con la polizia. Aggressione di tre musulmani dopo un presunto stupro. «Preoccupazione anche per cattolici». Frattini: un orrore

CAIRO – È stato un Natale di sangue quello dei cristiani copti a Nag Hammadi, villaggio egiziano nel governatorato di Qena, vicino al sito archeologico di Luxor (mappa). All’uscita dalla chiesa di Anba Basaya, dopo la Messa di mezzanotte, i fedeli sono stati aggrediti da tre musulmani. Sette i morti e nove i feriti. Tra le vittime c’è anche un poliziotto. Alla Messa celebrata da Shenuda III, Papa dei copti, partecipava anche il figlio ed erede designato del presidente Mubarak. La sparatoria è avvenuta intorno alle 23.30 (le 22.30 in Italia), dopo la Messa che segna l’inizio della Natività copta, il 7 gennaio.

SCONTRI CON LA POLIZIA – Nell’intera zona è stato imposto il coprifuoco per facilitare le ricerche degli aggressori, ma questo non ha fermato un gruppo nutrito di copti – circa duemila – che la mattina si sono scontrati con agenti di polizia davanti all’ospedale dove erano state portate le salme. I manifestanti hanno lanciato pietre contro le forze dell’ordine, che hanno risposto con lacrimogeni e idranti antincendio. Alcuni agenti sono stati feriti e alcune finestre frantumate. Il killer sarebbe stato identificato: è un musulmano con precedenti penali. Sull’aggressione circolano diverse versioni, ma secondo un comunicato ufficiale a sparare contro due gruppi diversi di fedeli sarebbero state tre persone da un’auto. Ci sarebbe stato anche un secondo attacco davanti al convento di Badaba, in una zona agricola vicino al villaggio. Nel pomeriggio si sono svolti, tra straordinarie misure di sicurezza, i funerali dei sei copti uccisi all’uscita dalla Messa. La polizia ha fatto entrare in chiesa un numero limitato di fedeli per evitare altre tensioni.

VENDETTA PER UNO STUPRO – Secondo il ministero dell’Interno egiziano, gli attentatori volevano vendicarsi del rapimento e presunto stupro di una dodicenne musulmana della zona per mano di un giovane cristiano. L’episodio, avvenuto a novembre, aveva già scatenato la collera della comunità musulmana e l’arcivescovo di Nag Hammadi ha accusato la polizia di non aver preso sul serio le minacce arrivate a più riprese da integralisti. In ogni caso quello di mercoledì sera è il più sanguinoso scontro religioso in Egitto dagli anni Novanta a oggi. Un Paese dove i copti, la comunità cristiana più popolosa del Vicino Oriente, rappresentano circa il 10% della popolazione. Nonostante il numero considerevole, lamentano di subire discriminazioni sia da parte dei musulmani estremisti che nella vita civile: le tensioni sono particolarmente forti proprio nell’Egitto del sud.

PREOCCUPAZIONE PER CATTOLICI – Anche tra i cattolici egiziani c’è forte preoccupazione per l’acuirsi della tensione. «Il clima di avversione nei confronti dei cristiani negli ultimi tempi sembra essere più evidente» scrive L’Osservatore Romano che ha intervistato padre Rafic Greiche, direttore del locale ufficio informazioni cattolico. «Anche noi cattolici, come il resto dei cristiani, siamo preoccupati – spiega il sacerdote -. L’atmosfera, soprattutto nell’Alto Egitto, è più pesante. Al Cairo ci sentiamo tutti più sicuri, ma nei villaggi il clima è diverso. Gli incidenti, gli attacchi nascono sempre da una miscela di odio religioso e pretesti occasionali. La scorsa Pasqua, con le stesse modalità, è stato ucciso un altro cristiano a Hegaza».

FRATTINI: VIOLENZA SUSCITA ORRORE – Dura la condanna dell ministro degli Esteri Franco Frattini: «Le violenze contro la comunità cristiana copta suscitano orrore e riprovazione». Chiede alla comunità internazionale di non restare indifferente né abbassare la guardia di fronte all’intolleranza religiosa, «una gravissima violazione dei diritti umani fondamentali». L’Italia, ha aggiunto, intende continuare a difendere in tutte le sedi il principio della libertà di culto. Frattini ha annunciato che discuterà della tutela della comunità copta con il ministro degli Esteri egiziano Aboul Gheit durante la sua visita al Cairo in programma la prossima settimana.

Corriere.it