Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno, condannati all’ergastolo Vito Mazzara e Vincenzo Virga

Dopo ventisei lunghissimi anni è stata resa giustizia alla memoria di Mauro Rostagno.

La Corte di Assise di Trapani presieduta da Angelo Pellino ha riconosciuto essersi trattato di un omicidio mafioso, emettendo la sentenza nella tarda serata del 15 maggio 2014.
Ergastolo per Vito Mazzara (esecutore dell’omicidio) e per Vincenzo Virga (mandante a capo del mandamento mafioso di Trapani), dopo oltre 50 ore di camera di consiglio e al termine di un processo iniziato il 2 febbraio 2011 e articolatosi in 76 udienze ricche di testimoni, perizie e controperizie.
Accolte infine le richieste della accusa, Pubblici Ministeri Francesco Del Bene e Gaetano Paci, che partivano da una inchiesta riaperta ed avviata in precedenza da Antonino Ingroia.

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Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno udienza del 26 febbraio 2014

Segna un punto di svolta l’udienza del 26 febbraio 2014 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani in cui sono alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.
Su questa udienza il punto di vista di Adriano Sofri pubblicato su “La Repubblica”:

La verità su Rostagno raccontata dal DNA nel processo al boss

Colpo di scena nell’udienza per l’omicidio del sociologo: il test dimostra che le tracce sull’arma del delitto sono del killer di Cosa nostra alla sbarra. E spazza via 26 anni di dubbi e depistaggi

di Adriano Sofri

Mercoledì 26 febbraio: si tiene in Corte d’assise a Trapani un’udienza (la sessantatreesima in tre anni) del processo per l’assassinio di Mauro Rostagno, ventisei anni dopo. I periti incaricati dalla Corte riferiscono sui risultati dell’esame delle tracce di DNA lasciate sui frammenti lignei del sottocanna del fucile usato per l’omicidio. Hanno individuato, spiegano, una “relazione di verosimiglianza” molto forte tra il DNA dell’imputato dell’esecuzione materiale, Vito Mazzara, e uno dei profili rilevati. Che la compatibilità sia “molto forte” non è un’espressione comune, è la traduzione (very strong) di una scala tecnica che contiene 5 gradi di evidenza dell’attribuzione: “debole”, “moderata”, “forte”, “molto forte”, ed “estrema”. “Molto forte vuol dire che la probabilità che un profilo preso a caso nella popolazione coincida con quello rilevato dell’imputato è di una su cento milioni”. (Nel caso di un’evidenza “estrema”, sarebbe di una su miliardi, ed equivarrebbe “alla certezza che un solo individuo sulla faccia della terra possa aver lasciato quella macchia”). Impressionante com’è, la relazione dei periti riserva un altro formidabile colpo di scena. Nelle tracce rilevate, il profilo di uno sconosciuto particolarmente individuato, siglato come “A 18”, appartiene a un parente (maschio) dell’imputato: “è parente biologico di primo o di secondo grado di Mazzara Vito con una probabilità del 99,9%, e specificamente la parentela più verosimile è quella di secondo grado (che include le coppie zio-nipote, i fratelli unilaterali – di padre o di madre –, i cugini doppi, e altre parentele più complicate)”…
I periti d’ufficio che così asciuttamente riferiscono –Elena Carra, dell’università di Palermo, Paola Di Simone, della polizia scientifica di Palermo, e Silvano Presciuttini, dell’università di Pisa- sono oltretutto ignari della circostanza, riferita a suo tempo dal “pentito” Ciccio Milazzo, secondo cui Vito Mazzara (66 anni, già campione di tiro a volo) si esercitava a sparare con uno zio, Mario Mazzara, nel frattempo deceduto, e con altri due uomini d’onore, Salvatore Barone e Nino Todaro. L’imputato Vito Mazzara, assiduo in aula –dove non ha mai risposto- è detenuto, condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’agente penitenziario Giuseppe Montalto, e altri omicidi commessi agli ordini di Cosa Nostra e, per la zona di Trapani, del boss Vincenzo Virga. Virga, 75 anni, anche lui ergastolano detenuto, è imputato come mandante. Per svolgere la perizia assegnata dalla Corte le due biologhe e il docente di biostatistica hanno lavorato sul DNA di 8 “professionisti” di cui era accertato l’intervento sui reperti nel corso delle indagini, in modo da separarne i profili (curiosamente, uno di loro, un ufficiale dei carabinieri, si era tenacemente opposto al prelievo del proprio DNA, nonostante la perizia sia anonima quanto all’attribuzione dei profili rispettivi). E’ risultato così che, oltre agli 8 e all’imputato, sono presenti nei frammenti del fucile calibro 12 tracce genetiche di altri individui non identificati, uno dei quali, quel “A 18”, legato da parentela all’imputato. Si sa che il ricorso più diffuso alla genetica ha a che fare con gli accertamenti di paternità, che hanno superato il proverbiale “mater semper certa, pater autem incertus”, e inciso sulla questione scottante dell’eredità dei patrimoni. Qui, inaspettatamente, l’indagine sulla presenza di un soggetto sull’arma del crimine ha portato a trovarne un secondo a lui affine, raddoppiandone per così dire l’evidenza.
Il colpo di scena mi ha riportato a un classico di Mark Twain, “Wilson lo zuccone” (poi ritradotto come “lo svitato”) che sono corso a rileggere appena uscito dall’aula, nella gloriosa edizione della Bur. Grazie alla mania di raccogliere e studiare le impronte digitali, l’eccentrico Wilson risolve un caso di omicidio complicato dalla sostituzione in culla di due bambini somiglianti come gocce d’acqua. (Tema ripreso nel Principe e il povero). Nel testo di Twain era ancora viva la sensazione suscitata dalla scoperta delle impronte digitali –Wilson chiede a tutti di passarsi le mani nei capelli e poi depositare l’impronta sui suoi vetrini. Le meraviglie dei ghirigori dei polpastrelli culminavano nella singolarità dei gemelli. Il famoso saggio di Carlo Ginzburg sul “paradigma indiziario”, “Spie” (1979) ripercorre la storia dei modi in cui l’individuazione si è venuta svolgendo, nelle attribuzioni artistiche o nelle certificazioni di polizia, fino alle impronte digitali.
Non so se le mirabolanti conseguenze delle analisi del DNA abbiano già suscitato una letteratura romanzesca adeguata, ma assistendo all’udienza trapanese ho avuto l’impressione che la realtà ne stesse scrivendo, pressoché inavvertitamente, un capitolo inedito e spettacoloso. E insieme un amaro risarcimento alle falsificazioni, manipolazioni e sciatterie che hanno oltraggiato per un quarto di secolo l’indagine sull’omicidio di Mauro Rostagno. La fantasia narrativa seguirà, ma qui la perizia scientifica e la strumentazione di laboratorio vengono a capo di una tragedia umana e civile e di una procedura penale, dopo che si è fatto di tutto, in stolidità o complicità, per cancellare, confondere e rimescolare tracce.
La presenza del parente “A 18” sul reperto non dimostra che il non identificato (finora) parente si trovasse sul luogo del delitto, perché avrebbe potuto maneggiare l’arma in circostanze precedenti. Era stata proprio l’indagine sui reperti, bossoli cartucce e parte del fucile, a far riaprire il processo, grazie all’iniziativa del capo della squadra mobile di Trapani, oggi a capo della DIA campana, Giuseppe Linares, dopo che per vent’anni non era stata eseguita nemmeno una perizia balistica. Del resto, durante questo processo, membri dell’Arma hanno dichiarato di non aver mai seguito la pista mafiosa perché nessuno gliel’aveva ordinato, e non ritenevano di farlo di propria iniziativa.
Il prossimo 14 marzo i pubblici ministeri, le parti civili e la difesa discuteranno la relazione dei periti (illustrata in oltre 600 pagine). La difesa di Mazzara ha assunto come consulente l’ex generale dei carabinieri Luciano Garofalo, già capo dei Ris di Parma e star televisiva. Il processo dovrebbe concludersi a maggio. La corte d’assise, che comprende i sei giudici laici, è guidata dal presidente Angelo Pellino (cui si devono le motivazioni delle sentenze nei processi per Mauro De Mauro e Peppino Impastato) e dal giudice a latere Samuele Corso. Dopo la clamorosa udienza di mercoledì, ho aspettato di leggere cronache e commenti. Non sono venute, une e altri. Sembra stridere, questa distrazione di oggi, col fragore delle “piste” lanciate in passato: omicidio fra compagni, questione di amorazzi, fesseria di drogati, scoperte su traffici di armi internazionali… Ma non è così, non stride. Il silenzio di oggi è semplicemente la continuazione di quel frastuono di ieri e dell’altroieri.”

Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (30)

Udienza del 30 maggio 2012 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Dopo gli adempimenti preliminari, l’udienza comincia con l’audizione di Andrea Marcenaro, giornalista, in qualità di teste

Pone le domande l’avvocato Lanfranca parte civile per Carla Rostagno.

Il teste riferisce che ha conosciuto Mauro Rostagno, perchè mlitavano entrambi nel movimento studentesco prima e nella stessa organizzazione politica, Lotta Continua, dopo.
Ebbe modo di conoscere bene Mauro Rostagno per l’attività politica svolta in Sicilia per un paio d’anni, Marcenaro era a Catania, Mauro era a Palermo.
Mauro Rostagno aveva responsabilità regionale.
La permanenza in Sicilia fu negli anni tra il 74 e il 76.
Mauro non l’ha poi rivisto in modo regolare.
Certamente, si rividero a Roma, poi Mauro andò in India, quando tornò si videro a Saman nell’agosto del 1988.
“Venimmo qui a Saman, mia moglie io e mio figlio” e passammo qualvhe giorno a Saman”.
Parlammo anche della sua attività era una persona contenta impegnatissima, molto tesa in questo lavoro nuovo che stava facendo.
Mi portò a Rtc.
Ci vedemmo forse un mese, 25 giorni prima del delitto.

“Era difficile non farsi colpire da Mauro qualsiasi cosa facesse”
Mi colpì l’attenzione che lui metteva nelle cose che gli interessavano davvero.
La questione antimafiosa era al centro del suo impegno.

“Mi accennò a una serie di rapporti che manteneva con fonti anche istituzionali che gli garantivano flussi di notizie importanti”, ma non scendemmo nel dettaglio
Mi parlò dello scandalo del quale si stava interessando dell’Ente fiera del Mediterraneo di Marsala.
Era un ente messo in piedi dal comune di Marsala che doveva avviare iniziative culturali.

Mi portò Mauro a Rtc, in giro per la televisione.
Lui era affascinato anche dalla tecnica che doveva mettere insieme per fare i servizi“.
Chiaccherammo del tempo che lì lo impegnava, faceva a tempo pieno il giornalista.

Ero lì quando lui fece in diretta un intervento non ricordo su cosa.
Mi presentò qualche ragazzo che lavorava con lui, certamente.

Parlammo certamente, dei servizi che faceva, ma non ne ricordo qualcuno in particolare.
Ricordo del suo entusiasmo accompagnato da una tensione seria.

Durante un viaggio in macchina da soli senza familiari, Mauro mi fece capire che il lavoro che svolgeva lo svolgeva con entusiasmo ma non inconsapevole rispetto a possibili ritorsioni.

Ricordo che rifletteva seriamente sulla possibilità che da questo lavoro potessero sfociare situazioni pericolose, è un fatto che ho colto ma che non posso completare con situazioni precise.
Marcenaro parla di “sensazione netta” che ha colto.

Mauro era consapevole che lui da giornalista stava rappresentando una novità per Trapani.
Era talmente evidente l’aspetto di novità del lavoro di Mauro che si capiva immediatamente.
Mi ricordo che chiaccherando con le persone queste si mostravano molto colpite del lavoro di Mauro e che riferivano che accendeva l’interesse della città.
“Questo era clamorosamente evidente”.

Marcenaro risponde adesso alla domanda del pm Del Bene.
Certamente abbiamo visto dei servizi suoi in quei giorni.
Il linguaggio usato era quello di Mauro colto, e vivace, molto diretto.
“Ho davanti a me la sua faccia mentre lo fa, abbiamo visto il suo lavoro lì”.

Domanda dell’avv. Esposito per Saman.
Io e Mauro eravamo molto amici.
Non mi parlò mai di preoccupazioni legate all’ambiente di Saman.
Ho conosciuto Cardella in quel periodo, attraverso Mauro.
Mauro non mi parlò mai di contrasti con lui, seppi da Chicca che c’erano stati dei contrasti tra Rostagno e Cardella per la gestione di Saman, ma non più di questo.
Solo una volta ho accompagnato Mauro da Saman a Rtc.
Per una strada che non entrava nel cuore della città.

Avv. Greco parte civile sindacato giornalisti
Non ricordo se i contrasti con Cardella li seppi mentre ero qui o dopo ma quei contrasti per come mi furono riferiti erano dovuti a scontri di personalità, non ebbi maggiori dettagli. Ho conservato questo ricordo di un conflitto.

Avv. Crescimanno ordine dei giornalisti.
Cardella l’ho conosciuto solo venendo qui.
Sono rimasto qui due o tre giorni.
Cardella c’era.
Consumammo i pasti con Mauro e Chicca, non con Cardella.
Può essere che Cardella l’avessimo incontrato solo la prima sera e poi lui sia partito.
“Magnifici” i rapporti tra Mauro e Chicca Roveri, in quei giorni non hanno nemmeno litigato.
La struttura era molto bella, gradevole e con più edifici. Noi stavamo nell’edificio dove stavano Mauro e Chicca.
Non sa se l’intervista a “King” fosse stata fatta prima o dopo la sua visita.

Indagini sul delitto Calabresi.
Lui era fuori dalla grazia di Dio per l’arresto di Sofri e per l’accusa fatta agli altri“, mi aveva manifestato l’intenzione di andare a Milano a deporre, la visita mia a Trapani è successiva alla comunicazione giudiziaria da lui ricevuta. “Lui era molto sorpreso che una cosa così fosse accaduta”, sia il coinvolgimento suo sia l’arresto di Sofri e degli altri.
Rostagno riteneva che Sofri e compagni non potessero avere responsabilità nel delitto Calabresi.
Rostagno aveva intenzione di “rispondere alle notizie che venivano date” a proposito delle indagini per dire che non erano vere.
“L’accusa fu che l’esecutivo di Lotta Continua si fosse riunito per decidere il delitto Calabresi” (la riunione di un organismo assembleare di oltre 15 persone che si riunisce per decidere a maggioranza un omicidio), lui voleva reagire dicendo che la notizia data come vera era grottesca.
La nostra vita dentro Lotta Continua fu quella di centinaia di persone unite da rapporti di amicizia.
A Rtc andammo con la macchina di Rostagno. Noi eravamo venuti certamente in macchina dopo aver fatto un giro in Sicilia.
Ricordo una strada di campagna asfaltata in cui Mauro picchiava sull’acceleratore in modo notevole, (andava abbastanza veloce) poi che si attraversava un centro abitato.

Domande dell’avvocato Vito Galluffo difensore di Mazzara.
Oggi non ricordo di cosa parlammo, mi parlò di cose specifiche, ma non ricordo.
E’ possibile mi parlasse di traffico di armi, ma non ricordo.
Durante il percorso, mi pare di ricordare che c’erano tratti di campagna aperta, ma non mi colpì particolarmente.
Dell’esecutivo di Lotta Continua per quanto ricordo, ne faceva parte Mauro, Pietrostefano, Sofri, Boato, una struttura di una ventina di persone.
Tutti in qualche modo all’epoca erano indagati o informati.
Mauro voleva provare la sua estraneità, ma dare anche la sua versione.
Mauro chiese più volte di essere sentito, e lo dichiarò pubblicamente, ed era molto stupito di non essere stato convocato, ma non fece in tempo perchè la morte arrivò prima.
Marco Boato certamente intervenne più di una volta pubblicamente a proposito di questa richiesta di Mauro di essere sentito dai magistrati di Milano.
Lo stato d’animo “era un po’ letteralmente di sorpresa e di rabbia”.
Con l’avvocato Pisapia si conoscevano, ma non ricordo suoi interventi, forse era il suo avvocato, con l’avvocato Canestrini.
Non sa se Pisapia ebbe contatti con i magistrati.
Noi dormivamo a Saman al “Gabbiano”, e la sera abbiamo cenato li, Mauro Rostagno, credo dormiva li.
Non mi pareva una persona “in punizione”

Domande del Presidente Pellino
Salvatore Vassallo giornalista di Rtc ha riferito di avere appreso da lei di uno sfogo di Rostagno con lei circa la situazione di Marsala.
Io ricordo che qualche tempo dopo la morte di Mauro andai a Marsala per fare un servizio, certo lo spunto mi venne dalle parole di Mauro.
Oggetto dello sfogo ?
Non ricordo più, adesso non lo ricordo più.
La questione di Marsala era legata ad un traffico di droga che riguardava la Saman di Marsala.
“Lo escludo, questo lo escludo”, non sapevo nemmeno che c’era una sede di Saman a Marsala, lo apprendo ora.
Io scrissi un articolo sul senatore Pietro Pizzo e sull’Ente fiera del Mediterraneo, su questo si, ma di altro su Marsala non ho scritto.
E’ un articolo del 1988 qualche mese dopo la morte di Rostagno, dicembre 1988.

Avv. Galluffo chiede di potere avere copia dell’articolo che il teste Marcenaro mostra di possedere.

A domanda del Pm del Bene Marcenaro, smentisce il dialogo con Vassallo in quei termini, “io non sapevo proprio che esistesse una comunità Saman a Marsala”.
Ha avuto mai la disponibilità di un immobile a San Vito lo Capo.
No
Ma a san Vito lo Capo ci sono stato, in casa di Vincino che ha una casa stupenda sula tonnara.

L’Avvocato Lanfranca legge l’articolo e fa notare che scrisse lì del figlio di Vito Mazzara che era consigliere comunale del Psi a Custonaci punto di riferimento di Pietro Pizzo.
Non ricorda la fonte di questa informazione

Il teste viene congedato.

In aula ora l’onorevole Gioacchino Vizzini ex deputato regionale del Pci.

Il teste risponde all’avvocato Lanfranca.
Deputato regionale tre volte dal 1976 al 1991 eletto a Trapani.
Segretario provinciale del Pci nel 1966 e 1967.
Vizzini dice di conoscere Trapani abbastanza bene, impegnato qui per lunghissimo periodo.
Qui incaricato da Pio La Torre da vivo ottimi rapporti con Pio La Torre: “non avevo bisogno che l’amazzassero per dire che era una persona di valore”.

Ho conosciuto Mauro, ero deputato regionale nel periodo, “era un rapporto politico” nella dimensione trapanese, aveva un rapporto nuovo con il Pci, aveva un rapporto di dialogo di confronto e questo rapporto si estendeva con un gruppo di persone della federazione ed era un rapporto continuo.
Non era l’obiettivo di portare Rostagno nel Pci ma di creare un’area progressista e di cambiamento. Trapani è particolare, c’è stagnazione, “controllo della vita pubblica molto forte”, il nostro proposito era rivolgerci alle forze che avvertivano necessità di cambiare per aggregarle.
Trapani in quegli anni 80′ “era una città dominata da un potere visibile”.
“Se uno non ha la capacità di vederlo diventa un potere occulto” ma non era così. Era un potere diretto che dominava tutto e alla luce del sole, informazione, attività pubblica, informazione era affidata a voci canoniche.
“Se dovevo parlare di mafia nessuno mi ospitava”.”se volevo parlare di Roma erano a disposizione” ma per parlare di Trapani non c’era accoglienza.
E questo non avveniva solo in campagna elettorale, avveniva ogni giorno “era la regola”
Rostagno invece “ti cercava per discutere anche in contraddittorio in polemica”.
Non era come i giornalisti di oggi che non fanno le domande che non vanno fatte.
“Quelli che avvertivano la novità” di Rostagno non erano pochi.

Se volevo parlare di mafia, fatti amministrativi, Tele Scirocco non mi invitava, Rostagno e Rtc si.
Io ho partecipato a Rtc a diverse trasmissioni fino a due giorni prima che venisse ucciso, una intervista su una interpellanza a proposito di un bilancio parallelo del comune di Trapani per un importo 25 miliardi di lire circa.
Questo debito venne fuori perché la legge nazionale obbligava a denunciare i debiti fuori bilancio. E qui cominciò un balletto incredibile, impressionante, sulle cifre di questo bilancio parallelo, il comune mise in vendita formalmente I beni comunali per ripianare il debito.
Rostagno ne parlò in tv “avvertì molto il rilievo della cosa”, all’epoca c’era Canino deputato Dc di Trapani e assessore enti locali, da me invitato a fare un’ispezione a Trapani, Canino scappò dall’Ars per non parlare, e sono passati anni per potere discutere di questo argomento in Parlamento.
Dopo tanto tempo, fu mandato una specie di ispettore.

Vizzini parla quindi dell’interpellanza sull’Ente teatro di Marsala Mothia 88, costo 1 miliardo e mezzo di lire, ci fu una indagine della magistratura ,il presidente dell’ente teatro, Licari consigliere comunale socialista, tentò di corrompere due carabinieri, fu arrestato. La storia fu tirata fuori da Rostagno, la mia interpellanza fu successiva.
“Rostagno a certuni faceva venire il bruciore di stomaco, ogni giorno ce ne era uno con garbo con intelligenza”.

A Trapani avvengono cose gravi di rilievo nazionale, mi riferisco alll’attentato al giudice Palermo, non si era ancora seduto, era qui da pochissimi mesi.
Il giudice Giacomelli, Iside 2 loggia massonica, il coinvolgimento di Canino.
“Rostagno conduceva una campagna persistente”, con garbo ma persistente.

Si occupava del delitto Lipari, un argomento tabù.
Dobbiamo essere grati a Rostagno, “ha svolto un ruolo utile per noi, poteva tranquillamente fare il giornalista come gli altri”.
Cosa gliene veniva ?

Io escludo che qualcuno uccida uno senza fare degli avvertimenti
“Rostagno ha resistito” anche a questi avvertimenti, ed io gliene sono grato, ha fatto qualcosa utile anche per me.

Iside 2: ricorda di altri nomi iscritti, chiede l’avv. Lanfranca.
Nella loggia C riservata c’erano personaggi selezionati che erano pluri-pregiudicati ma anche alti funzionari del comune, qualcuno che aspirava a fare il deputato e non ci riusci.
C’era Calabrò, uomo coinvolto nell’attentato al giudice Palermo, persone con curriculum solido con precise credenziali.

Riconosco a Rostagno “il merito di avere portato a conoscenza dei trapanesi questi elementi, non tacendo”, fatti che non sarebbero stati conosciuti, con campagna seria e insistente sulla commistione di interessi tra Canino e la loggia sono state dette cose essenziali, “altri hano taciuto”.

L’avv. Lanfranca cita intervista in tv fatta da Rostagno dove l’on Vizzini parlava di alleanze oscure che ritornano e di vento di normalizzazione.
Massonerie segrete e deviate sono state trovate anche altrove ma l’unico commissario che ha pagato è stato il commissario di Ps, Montalbano che a Trapani aveva scoperto la Iside 2, retrocesso e in seguito credo abbia lasciato il servizio.
Giammarinaro da operatore dell’edilizia, diventa specialista della sanità, un precursore di Aiello.
“A Trapani cosa nostra è stata legalizzata”.
Erasmo Garuccio negò l’esistenza stessa della mafia.
Qui non si muoveva foglia, senza accettazione delle regole mafiose.
Per questo distinguo Trapani dalle altre città anche della stessa provincia, quale Marsala per esempio.
Se serve uccidere il magistrato qui a Trapanni si ammazza.
Ciaccio Montalto era un “marziano” ed è morto.
Questi giudici non sono diventati gli eroi di Trapani, su loro è scesa una cappa di oblio.
Quando la CISL esprimeva Cangelosi, era una cosa diversa, una persona perbene. Non faccio di tutta l’erba un fascio.

Domande ora del pm Paci
Come Pci avevamo sensazione che eravamo osservati da qualche organizzazione, e in modo illegale, che qui a Trapani ci fosse una attività che attenzionava noi lo avevamo capito.

C’erano stati segnali specifici sulla presenza di un aereo che portava armi.

Il Pm osserva che di Gladio o di Stay-behind se ne parla per la prima volta nel 1991 e quindi chiede quando con Rostagno si parlava di queste cose di cosa si parlava di preciso.
Vizzini ribadisce di parlare di una attenzione antica, radicata, del suo partito a guardarsi attorno, erano anni difficili segnati da forte contrapposizione e discriminazioni, noi non sapevamo che chi ci osservava si chiamasse Gladio o diversamente, ma che c’erano attenzioni su di noi a Trapani, e a Palermo su La Torre, eravamo sicuri.
Ne parlava di queste cose con Pio La Torre ?
Si, La Torre sapeva, e non erano attività solo recenti.

Come PCI, facemmo delle indagini in via riservata a proposito dell’aereo, della pista, o delle armi.
Ho parlato di quel misterioso aereo con Rostagno, dell’aeroporto di Kinisia, di armi non so.
All’epoca raccogliemmo questa segnalazione di un episodio, il movimento di un aereo su quella pista.
Rostagno ne era a conoscenza e la mia impressione è che lui avesse visto l’aereo e memorizzata la cosa.
Ho visto che la stessa organizzazione in tempi successivi ha confermato che c’era un aereo e che questo aereo è atterrato qui.
Rostagno era molto interessato, ma fu molto prudente.
Il colloquio avvenne mesi prima della sua morte, e la ragione per cui ci siamo incontrati, forse nei locali di Rtc non era questa.

Pm del Bene
Canino ha protetto gli interessi di questi amministratori (quelli del bilancio parallelo), perchè non pagassero.
Di mafia a Trapani non se ne doveva parlare, Ne parlai con l’allora procuratore di Trapani Lumia e vidi il procuratore che si contorceva sulla sedia.
Era un’epoca, un fatto culturale. Può oggi sembrare incomprensibile, ma allora era un tabù il parlare di mafia.

L’Avvocato Esposito chiede di Canino
Rostagno le parlò mai di avere visto un aereo che scaricava armi.
Vizzini, io non posso ricordare una chiaccherata di 22 anni e mezzo fa (nei dettagli), ma io non ho dubbi, ho parlato di questo con Rostagno.
Io riferii la cosa al partito, come “anche Mauro Rostagno dice”, questa cosa dell’aereo non mi sembrò una forzatura.

Avvocato Crescimanno
Con Rostagno abbiamo parlato di questo (dell’aereo), le nostre fonti erano le più impensabili, l’aereo lo hanno visto, e ciò vuol dire che c’era. E lo hanno visto una volta sola, dove andava non lo sappiamo.
L’avvertimento a Rostagno veniva da tutti coloro che erano disturbati dall’attività di Rostagno.
Molto fastidio in molti dall’attività di Rostagno.
Una parte della città era contenta, ed una parte era scontenta, come per L’Ora, giornale che non c’è più, e di cui ora parlano tutti bene.

Avvocato Francesco Greco
L’aereo era un aereo civile o militare ?
Un piccolo aereo civile.
Mi segnalarono Kinisia.
Il PCI era l’unico partito all’opposizione a Trapani.
La storia di Marsala è diversa, ha avuto per lunghissimi periodi amministrazioni di sinistra, poi è prevalso il vento craxiano, e in questo quadro si iscrive la vicenda dell’Ente teatro di Marsala. Il riferimento in quel periodo era principalmente Pietro Pizzo, ma c’era anche Egidio Alagna e ognuno era diverso dagli altri.
Conosceva Burgarella l’editore di Rtc ?
Si, l’attività della televisione veniva seguita molto dalla signora Ingrasciotta la moglie.

Domande dell’avvocato Vezzadini
Sul fatto che di mafia si parlava solo a Rtc, chiede se ricorda le trasmissioni che faceva un giornalista di nome Bologna.
Si, Tele Scirocco risponde Vizzini, era una televisione diffusa che “aveva una collocazione molto prudente”, non affrontava molto questi temi, non amava farlo.
A Tele Scirocco si affrontavano temi di politica, di attualità ?
Tele Scirocco era una televisione molto importante, Bologna era un giornalista attivo e combattivo.
La televisione era molto presente nella vita cittadina, era più diffusa rispetto a Rtc.
L’avvocato Vezzadini chiede se Bologna andava in tv a parlare di mafia.
Non ricordo e se non ricordo è forse perché non ne parlava.
Da quanto tempo Tele Scirocco era attiva ?
Da anni.
All’aeroporto di Kinisia, c’è mai stato personalmente in quegli anni?
No, so dove è, ma non ci sono stato, la pista di Kinisia non è in uso dalla fine della guerra.

Avvocato Ingrassia avvocato difensore di Virga
Domanda ancora su aereo Chinisia e sulla difesa del Pci da attacchi esterni
Adottare cautele ed essere prudenti era la regola in un partito organizzato.
Perchè un piccolo aereo civile che atterra a Chinisia suscita attenzione nel gruppo dirigente del PCI ?
Non era il piccolo aereo che suscitava attenzione, ma l’insieme di piccoli segnali.
In se non suscitava sul momento chissà quale allarme, ma veniva registrato, come parte di un insieme di fatti.

Domanda dell’avvocato Galluffo sul bilancio parallelo della città di Trapani.
Vizzini risponde ribadendo in parte le precedenti dichiarazioni.
In particolare il cosidetto bilancio parallelo era una sommatoria di spese fuori bilancio, fatte con il meccanismo della massima urgenza e su cui il Comune a detta di Erasmo Garuccio pagava il 16% di interessi. A denunciare la cosa fu l’assessore al bilancio Bartolo Pellegrino il quale parlò di 25 miliardi di debiti.

Il Presidente Pellino chiede delucidazioni sulla intervista a proposito del bilancio parallelo.
Vizzini racconta che Rostagno diede notizia della sua interpellanza all’Ars, che nessuno in precedenza aveva commentato e rilanciò l’appello alla chiarezza sulla questione.
Dopo l’appello di Rostagno, io vado in assemblea, l’assessore socialista Lombardo, era d’accordo che Canino dovesse rispondere, l’assessore Canino si sottrae, una volta in aula scappò. Dopo mesi mandò un certo ispettore De Vita, nel frattempo una legge nazionale sanò la cosa.

Aereo a Chinisia, lei informò il gruppo dirigente Pci e riferì questa notizia, come apprese la notizia ?
Il fatto non assunse rilievo di un fatto straordinario che in quanto tale si memorizza, era un dettaglio che eventualmente sommato ad altri fatti avrebbe mostrato che c’era una situazione di tensione.
Purtroppo non ricordo chi me ne parlò.
Penso qualcuno che abitava lì.
Non era una persona importante, un giornalista, il fatto finì lì.
Oggi questi fatti assumono rilievo, sarei contento di potere dire chi fu a parlarmene.
Credo che fosse un abitante della zona
Io ricordo Mauro molto vigile a queste cose che si muovevano al di fuori di una logica legale.

Fine dell’audizione del teste Vizzini

Entra il teste Michele Monreale all’epoca operatore di Rtc

Conduce l’interrogatorio l’avvocato Lanfranca

Monreale racconta di essere arrivato a Rtc nel settembre del 1987 come aiuto operatore, poi nell’ultimo periodo di vita di Rostagno è stato operatore.
Era lui che faceva le immagini al processo Lipari assieme a Gianni Di Malta e altri servizi.
Tra gli episodi degni di nota ricorda che qualche giorno prima della moprte di Rostagno, tornando dal fare un servizio stavano andando a Rtc, guidava il Monreale, e stava prendendo la dorsale Zi.
Mauro Rostagno gli disse di prendere per via Virgilio, “perchè lì vediamo più gente”.
Col senno di poi mi sono chiesto perché mi ha consigliato di cambiare strada.
Magari ho pensato poi dopo il delitto che era per la sua sicurezza fare un’altra strada ma non so se ha mai ricevuto minacce.
La sua stanza prima era sempre aperta e poi negli ultimi tempi era chiusa a chiave.
Durante il processo Lipari ricorda due episodi, uno glielo ha riferito Di Malta. Agate gli disse di riferire a quello con la barba di non dire minchiate, durante una pausa del processo.
In un’altra occasione l’Agate rimproverò Di Malta per avere ripreso i bambini, (la figlia) che era in aula.
A me queste cose sono state riferite non le ho sentite con le mie orecchie, sebbene fossi con Di Malta in aula lo vidi andare verso Agate e parlare con lui, quando tornò gli chiesi cosa gli avesse detto.
Sul primo episodio però non è certo che fu Di Malta a raccogliere quello sfogo contro Rostagno da parte di Agate, potrebbe essere stato forse Massimo Coen.

Domanda del Pm Del Bene
Rostagno sapeva usare una telecamera ?
Io non l’ho visto mai usare una videocamera

Domanda dell’Avv. Galluffo.
Per un periodo Rostagno non chiudeva la stanza a chiave, lo cominciò a fare qualche tempo prima della sua morte.

Domanda presidente Pellino.
Accompagnò Di Malta nel 1988 a fare riprese dall’alto in elicottero per un’operazione militare ?
Non credo, io su un elicottero ci salii anni dopo quando ero a Telesud.

Domanda dell’avvocato Galluffo
Quante volte è salito su un elicottero,
Quattro-cinque volte, con Telesud, la prima volta forse nel 1994, poi in data successiva poi durante l’Americas Cup e quindi un’altra volta più recentemente.

Ancora domande del Presidente Pellino
Appresi della morte di Rostagno, mi chiamò a casa il mio responsabile tecnico di allora Rocco Messina, dicendomi che dovevo andare subito in sede perché avevano sparato a Mauro.
Io avvisai un’altra emittente locale dove c’era Gianni Di Malta e siamo andati a Rtc.
Io sono andato all’obitorio dell’ospedale di Trapani, dove ho fatto anche il riconoscimento della salma perché non c’erano parenti.
A Rtc vide l’ufficio di Rostagno, la porta era aperta o chiusa?
Non ricordo, risponde il teste, c’era confusione.
Prendeste una macchina per le video riprese ?
No, sono andato all’obitorio.
Le immagini del luogo del delitto non sono immagini di Rtc, sono immagini di Telescirocco.

Udienza chiusa e rinviata al 13 giugno.

Tutta l’udienza su Radio Radicale

La precedente udienza del 23/05/2012 la trovate qui

Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (29)

Udienza del 23 maggio 2012 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

L’udienza comincia con un ricordo delle vittime della strage di Capaci, da parte del Presidente Pellino, del Ptrocuratore della Repubblica di Trapani Marcello Viola, del Pm. Gaetano Paci e degli avvocati, Elio Esposito, Vito Galluffo, Francesco Greco.

Entra quindi l’ispettore Biagio Manetto del gabinetto regionale di polizia scientifica di Palermo

Manetto risponde alle domande dell’avvocato Salvatore Galluffo, essendo teste citato dalla difesa a proposito degli accertamenti balistici svolti durante la prima trance di indagini sull’omicidio Rostagno, e in avvio di testimonianza ricorda gli adempimenti svolti.

“Sono nella polizia scientifica dal gennaio del 1983, mi occupo di balistica dal 1987”.
Dal 1987 mi sono occupato di quasi tutti i casi della sicilia occidentale che transitavano dal gabinetto di Palermo.
“Io per l’omicidio di Mauro Rostagno ho fatto diverse cose. Nel 1991 su incarico del dirigente che a sua volta lo aveva avuto dal sostituto procuratore Messina della Procura di Trapani, mi sono recato presso la Breda per sottoporre ad un tecnico Breda dei frammenti di copricanna e dell’anello-freno”.
“Esattamente il 5 agosto 1991”.
“Feci relazione al mio dirigente di questo riscontro fatto alla Breda, ed il tecnico ha detto che questi frammenti di copricanna sono pertinenti ad un fucile Breda Antares o Argus, non è possibile distinguere se trattasi dell’uno o dell’altro perchè venivano montati in entrambi questi due modelli di fucile, che sono identici, ma l’Argus è più leggero, alleggerito nella canna e nella calciatura”.

Quale dei due era più “pregiato” ?
“Credo che costasse di più l’Antares”.

“Nell’agosto del 1996 ho avuto incarico dal Procuratore della Repubblica di Trapani Gianfranco Garofalo di sottoporre ad accertamenti una serie di reperti e di ricostruire la dinamica dell’omicidio Rostagno. In quella circostanza ho avuto modo di esaminare nuovamente i frammenti del copricanna”.
“L’incarico prevedeva anche l’esame dei bossoli e delle cartucce, seguestrate a seguito dell’omicidio Rostagno, però queste cartucce non erano depositate all’ufficio corpi di reato, ne bossoli, ne cartucce e la procura ebbe difficoltà a reperirli quindi le comparazioni nel 1996 non le ho potute fare”.
“Le ho potute fare, queste comparazioni nel 2007, credo”.
“Nel 1996, quindi mi sono limitato ad esaminare i frammenti del copricanna, ed occuparmi della ricostruzione della dinamica”.
“Valutando gli elementi oggettivi che erano disponibili, che erano stati raccolti”.
“Sopralluogo, planimetria del sopralluogo, le tracce lasciate dai colpi d’arma da fuoco sull’autovettura, il modo come furono disposti i reperti sul luogo del reato e poi valutando anche, tenendo presente quello che pure era il riscontro medico-legale.
“I due medici legali che hanno esaminato il corpo del Rostagno hanno detto che era stato attinto da sei colpi d’arma da fuoco, due al capo con arma corta (un revolver) e quattro colpi di fucile a canna liscia al corpo nella parte posteriore”.

Manetto mostra quindi dei documenti sugli accertamenti svolti.

La planimetria redatta dai carabinieri con i numeri che contrassegnano i punti in cui sono stati rinvenuti i reperti.
Copricanna e frammenti, piastrina e parte dell’anello-freno, tre cartucce (che Manetto non ebbe modo di esaminare) disposte dietro l’autovettura, i bossoli (che il Colonnello Lombardo dice provenire da un unico fucile semiautomatico) e che il teste non ha potuto esaminare.

Il ragionamento tecnico di Manetto per determinare la posizione dello sparatore quando vengono esplosi i colpi di fucile parte dalla considerazione che i bossoli vengono espulsi verso destra e cadono ad una distanza di 3-4 metri, ciò gli permette di stabilire la posizione approssimativa dello sparatore. Per un bossolo la posizione risulterebbe, a suo parere anomala, rispetto ai tiri rinvenuti sulla macchina, ma, a suo parere, ciò non inficia la ricostruzione fatta. Manetto dice di non essere stato sul luogo del reato.

Manetto quindi descrive la rottura del copricanna (che afferma essere annerito in modo anomalo) quale conseguenza di qualcosa che dall’interno ha fatto saltare l’elemento, scardinandolo e frammentandolo.
Ciò potrebbe esere dovuto allo scoppio della parte terminale della canna, dovuta al caricamento di una cartuccia caricata in modo anomalo (o con eccesso di polvere o con eccesso di pallini o pallettoni) per sovrapressione, oppure lo sparatore ha accostato eccessivamente il fucile al lunotto con un ritorno dello scoppio che ha determinato una deformazione della canna che avrà scardinato il copricanna.
In conseguenza di ciò il fucile non può più sparare, le cartucce residue contenute nel serbatoio (che si deforma) cadono quindi fuori dal fucile.
Manetto propende per questa seconda tesi

Vengono quindi esaminati i fori sulla vettura.
Nella zona centrale destra del lunotto posteriore vi è un grande foro e poco più in la un foro più piccolo.
Per Manetto, il più piccolo è successivo a quello più grande.
Vengono esaminati i danni del sedile lato guida.
Qui un foro alla base del poggiatesta, frutto di una rosata di pallettoni, che arriva a palla, non essendo stata distratta da nessun elemento, e poi una rosata più ampia, nella parte alta del sedile, che è stato diradato dal vetro del lunotto, e dei graffi.
Parabrezza, due ampie rosate, di pallettoni dimensionalmente identiche.

Vengono quindi esaminate le traiettorie partendo dai punti più estremi dell’autovettura.

Manetto dall’insieme degli elementi esaminati ricava che sono cinque i colpi d’arma da fuoco che raggiungono Rostagno (al contrario dei medici legali che ritenevano di averne accertati quattro), più uno che ha fatto esplodere il copricanna. In totale sei i colpi di fucile.

Due sono i colpi alla testa, che per il parere del medico legale, sono stati sparati da una distanza superiore ai 50 cm e in rapida successione tra di loro e che per Manetto non possono essere stati gli ultimi colpi, ma i primi ed esplosi da fuori la macchina, il vetro del finestrino è aperto per un terzo.

La conclusione di Manetto è che la sequenza sia stata questa: colpo di fucile da dietro che fa esplodere il copricanna, due colpi alla testa e cinque colpi di fucile.

Per Manetto i fucili sono tre.
Il primo che esplode, l’altro di cui abbiamo i bossoli, ed il terzo che spara due colpi di cui non sono rinvenuti i bossoli in una determinata zona da cui sarebbero stati esplosi due colpi, esplosi a suo parere con arma che non lascia bossoli a terra, del tipo a canna parallela o sovrapposta che spara appunto due colpi, comunque a canna liscia.

L’avvocato Galluffo chiede del fucile Antares se è diffuso e se è di pregio.
Il teste risponde di si, pur non conoscendo i volumi di vendita, e che è un fucile accessibile, non eccessivamente costoso, di fascia media.

Relativamente a bossoli e cartucce Manetto afferma che ha esaminato i reperti nel 2007, i tre bossoli, le due cartucce disassemblate (aperte), e una cartuccia.
Sono state rilevate le impronte di estrazione, di percussione che hanno permeso di rilevare che I tre bossoli sono stati usati da una medesima arma del medesimo modello del fucile esploso (a detta di Manetto, per altro perito si tratta invece del medesimo fucile).
I tre bossoli sono “equiprovenienti” e per Manetto provenienti da un fucile con due estrattori un Breda Antares.
Uno dei bossoli ha una seconda impronta di altra arma.
Una cartuccia è stata tagliata, come l’altra e l’altra ancora.
La RC3 e uno dei bossoli presentano le stesse impronte di cameramento del fucile che ha esploso i tre bossoli rinvenuti.
La RC1 e un’altro dei bossoli presentano le medesime impronte di caricamento del medesimo fucile semiautomatico.

Ulteriori indagini svolte da Manetto hanno riguardato la comparazione dei bossoli dell’omicidio Rostagno e con quelli degli omicidi Pizzardi, Piazza, Sciacca, Riina, e Montalto per i quali è stata trovata identità di arma.
In tutti questi casi è stato utilizzato un Breda Antares o Argus.
Mentre nei casi Pizzardi, Piazza, Sciacca e Riina le impronte coincidevano, nel caso Montalto, l’impronta era cambiata ed è stato necessario approfondire con l’esame ulteriore delle comparazioni tra le strie a freddo e/o a caldo

L’avvocato Galluffo pone una serie di domande sulle impronte a freddo ed a caldo e sui fattori che le influenzano.

In conclusione per Manetto la comparazione tra i bossoli dell’omicidio Rostagno e quelle degli omicidi Pizzardi, Piazza, Sciacca, Riina, e Monteleone è negativa.

Chiuso l’esame del teste da parte dell’avvocato Salvatore Galluffo è il turno ora dell’ avvocato Vezzadini difensore dell’imputato Virga che chiede dei frammenti del copricanna e della comparazione tra i bossoli

Per Manetto il copricanna era certamente di un Breda Antares o di un Argus.
A proposito della comparazione tra i bossoli e le impronte in bianco Manetto afferma che sono molto verosimilmente attribuibili allo stesso meccanismo (stessa arma) il che significa identità, equiprovenienza, ma l’incameramento può essere avvenuto in un tempo antecedente ma indefinito.

Le domande che seguono hanno per riferimento le immagini che fanno da supporto alla perizia e che vengono mostrate in aula

Terminate le domande dell’avvocato Vezzadini

E’ il turno del pm Gaetano Paci il quale chiede lo scoppio della canna a cosa è dovuto?
A parere di Manetto il copricanna si e’ scardinato per una forza esercitata sula parte sinistra del copricanna, c’e’ stata una proiezione di gas cosi’ notevole che può essere stata provocata solo dal gas di scarico uno scoppio “un rigonfiamento per sovrapressione con assottigliaqmento delle pareti della canna” verosimilmente accorciata, in “prossimità della volata”.

La canna accorciata è una certezza ?
Una deduzione, frutto di ragionamenti tecnici.

Il numero dei colpi che hanno attinto Rostagno da cosa sono stati ricavati?
Dai dati oggettivi.
Due alla testa, che finiscono sul parabrezza, un terzo colpo ancora sulla testa che finisce sul poggiatesta, (tre colpi certi quindi), altri due colpi nella regione para-vertebrale.

Che tipo di pallettoni è stato utilizzato ?
Manetto ha fatto accertamenti sulle borre contenitrici. pallettoni 6/0.

Per quale motivo i primi colpi provengono dall’arma corta ?
Rostagno è seduto e i due colpi sono in rapida successione, ed offre la regione parietale al finestrino.

A proposito delle impronte a caldo e a freddo
A caldo quando c’è lo sparo e a freddo quando non c’è lo sparo. La temperatura ambientale incide di più nelle impronte a caldo, ma assai meno nelle impronte a freddo.

Ora le domande dell’avvocato Esposito parte civile per Saman

Posizione dei bossoli (che può rotolare, essere urtato etc.) e posizione dello sparatore e numero dei colpi. Perchè non ha fatto riferimento ad altri dati invece certi, quali i colpi sull’autovettura.
Manetto sostiene la bontà della tecnica usata nella redazione della perizia.

Mancano circa 130 proiettili all’appello.
Per la verita’ dice Manetto all’appello mancano tante cose, e si dovrebbe chiedere ai carabinieri ed al medico legale i quali non hanno fatto alcune cose che andavano fatte. Tuttavia ritiene Manetto che ci sono tracce precise sull’ auto e sul corpo del Rostagno, tali da permettere la ricostruzione.

Le cartucce
Le ha ricevute tagliate.

E’ a conoscenza della nota del CIS con cui restituiiscono le tre pallottole dopo averle esaminate ?
No

L’affumicatura nella relazione del Colonnello Lombardo escludeva l’esplosione ?
Lombardo ha cercato alcuni elementi, che però dopo alcune ore scompaiono, ed il colonnello quindi può non averlo trovate. Il Colonnello ha detto anche che non presentavano tracce di incameramento, ed invece le tre cartucce presentavano tracce di incameramento.

Ha pesato il copricanna ?
Non mi serviva il peso, no.

Sul meccanismo di caricamento
Il fucile non ha completato il ciclo ed il bossolo a terra non c’è, perchè rimane incamerato.

Ma quali elementi abbiamo per dire che questo fucile esplode al primo colpo, quali elementi oggettivi abbiamo per dire che i tre bossoli non sono di questo fucile ?
Manetto riparte dal foro grande e dal foro piccolo e dalle traiettorie e dalla consistenza dei colpi riscontrati nell’autovettura, i colpi dei bossoli ritrovati a terra avrebbero incontrato il lunotto già bucato.

Domande dall’Avvocato Carmelo Miceli al teste Manetto

Quante furono le borre rinvenute
Due

Ha esaminato lo stato del finestrino posteriore sinistro ?
Non è conseguenza dello sparo.

E come si contestualizza tale rottura del finestrino rispetto alla ricostruzione da lei fatta ?
Non c’è una rosata di pallettoni che passa da li.
Non ci sono colpi da questo lato dell’autovettura.

“Secondo la sua ricostruzione”, dice, l’avvocato Miceli

Per Manetto i colpi di pistola producono solo piccoli movimenti nella posizione del corpo del Rostagno

Manetto rispondendo alle domande di Miceli: “mi sono chiesto come si poteva verificare l’esplosione del fucile. Per fare ciò mi è stato utile confrontarmi con l’attività dei cacciatori”.

Avv. Miceli: “e’ possibile una rottura dell’anello freno per il sovraccaricamento?”
Manetto: “no, non è possibile che accada ciò.

l’Avv. Miceli chiede quanti colpi hanno le diverse rosate esplose

Manetto: un dato inconfutabile ce lo dà il medico legale, che ci parla di due distinte rosate

Pone le domande l’avvocato Lanfranca.

Potrebbe essere nel finestrino posteriore, (quello rotto), la posizione in cui è avvenuta la rottura del copricanna ?
Manetto risponde che: “non ci sono dati oggettivi per supportare una tesi di questo genere qua”

Lei ha fatto un’ipotesi sul perchè questo finestrino posteriore sinistro era rotto ?
Manetto risponde di no

Perchè si accorcia la canna di un fucile ?
Manetto risponde: “è più facile portarlo”

C’è un nesso tra l’accorciamento della canna e la rottura del copricanna ?
No, non c’è un nesso, l’accorciamento della canna produce effetti sul colpo sparato. Avrà degli effetti terminali inferiori rispetto ad una canna intera.

E’ il turno ora dell’avvocato Greco

La macchina era ferma, ma i carabinieri parlano di una “sgommata”.
Dalla relazione e non dalle fotografie si sa di tali tracce di pneumatici, le ruote sono dritte, come se il guidatore non avesse impostato la curva.

Lei distribuisce l’aggressione in un arco temporale di quanto ?
Non ho elementi per stabilirlo, ma l’eplosione del copricanna immagino fa allungare i tempi dell’agguato.

Lei è certo che la scena da cui è partito fosse “oggettiva” ?
Il sopralluogo è un sopralluogo scarno, ma per fortuna hanno fatto una planimetria, e questo è il dato oggettivo da cui partire.

L’avvocato Greco fa notare nel chiedere a che distanza si avvicina lo sparatore che la Duna ha anche un portabagagli
Qui la risposta resta vaga.

Due cartucce presentavano tracce di cameramento precedente, una dal medesimo fucile che ha camerato uno dei bossoli.

Relativamente alla comparazione da lui effettuata di cameramento a freddo tra uno dei bossoli dell’omicidio Rostagno e 2 bossoli del duplice omicidio Piazza-Sciacca e un bossolo relativo all’omicidio Pizzardi l’avvocato Greco chiede l’esito della verifica.
Per Manetto il riscontro è stato positivo, cio’è sono stati tutti caricati nella medesima arma.

Sospensione

Il Pubblico Ministero Paci chiede a Manetto di chiarire la dinamica e la sequenza dei colpi sul lunotto della Fiat Duna
Manetto ribadisce che il foro più grande è precedente ed è conseguenza del primo colpo esploso, ed il foro più piccolo è successivo

Riesame del teste da parte dell’Avvocato Vito Galluffo

Quando il fucile scoppia, con quella frammentazione, la mano subisce lesioni ?
Secondo Manetto si, se è impugnato la mano subirà sicuramnete danni. Può darsi però che non fosse impugnato.

Può dirci che traiettoria seguono i pallini o pallettoni che siano, per arrivare allo schienale posteriore del lato passeggero ? A che distanza passa dal poggiatesta ?
Sulla Fiat Duna che avevamo di servizio ho riprodotto la dinamica. Il colpo segue una traiettoria che è alla sinistra del poggiatesta.

E’ possibile che i colpi sparati dalla pistola dal lato del finestrino guidatore, e quello del fucile siano stati sparati in contemporanea ?
Manetto afferma che non è possibile dare una esatta tempistica dei colpi esplosi.

Avvocato Salvatore Galluffo

Il colpo anche se l’arma si è rotta parte comunque ?
Parte, certo che esplode il colpo, solo che ha meno potenza.

Se la rottura del copricanna non fosse il primo colpo esploso, cambierebbe qualcosa nella sua ricostruzione ?
L’incidente secondo Manetto non cambia la sequenza dei due colpi alla testa e dei colpi da dietro.

Domande del Presidente Pellino al teste Manetto

Il presidente Pellino chiede se la distanza degli spari influisce sull’ampiezza e se può dare una misura di quanto doveva essere questa rosata finale.
Manetto risponde che la rosata è stata disturbata dal vetro del lunotto. Quanto fosse grande al momento dell’impatto con il lunotto non lo sappiamo.
Nel caso del foro più piccolo ce lo abbiamo, qui l’ingombro era di poco superiore a quello che si vede nel foro, sui cinque sei centimetri di ampiezza.

Nella sua ricostruzione lei accerta cinque colpi e tutti i cinque colpi hanno penetrato quando questo lunotto è stato già lesionato
Il primo foro lo produce il fucile che esplode e poi gli altri cinque colpi.

Il fucile di cui sono stati rinvenuti i bossoli sul luogo del delitto quante cartucce poteva camerare ?
Dipende dalle dimensioni dei bossoli, se da 70mmm tre, quattro con prolunga, con bossolo da 65mm ne camera quattro senza prolunga, con prolunga tra cinque o sei, nella fattispecie essendo i bossoli da 70mmm ne poteva incamerare al massimo quattro.

C’erano elementi che ricoducevano alla stessa arma ?
Che c’è un’arma che spara tre cartucce lo ricaviamo dalla comparazione dei bossoli
Una cartuccia è sta incamerata con i tre bossoli dal medesimo fucile

A proposito delle impronte di caricamento se ce ne erano altre ?
Si ce ne erano altre, ma non sono state considerate perchè non erano identiche.

Lei ha detto che le distanze e i punti dove sono stati trovati i frammenti del copricanna non si riescono ad individuare.
Se noi avessimo avuto la possibilità di sapere l’esatta distribuzione dei frammenti sarebbe stato molto più chiara la dinamica.

Il numero di pallini o di pallettoni influisce sulla rosata ?
C’è un preciso rapporto tra carica di lancio e pallettoni. Se il rapporto non viene rispettato si possono avere dei danni ed aversi vampe, con uma rosata che si aprirebbe tantissimo.

Il pezzo deformato
L’anello freno è deformato da semicircolare a divaricato.

Il presidente chiede infine chiarimenti su alcune traiettorie dei colpi

Avvocato Galluffo Salvatore

Accorciamento della canna del fucile e prolunga del serbatoio possono coesistere ?
Si la prolunga non interferisce con l’accorciamento della canna

Pone ora le domande l’avvocato di parte civile Esposito

Si ha ampliamento della rosata con una canna accorciata
Si rispetto ad una canna non accorciata

L’avvocato Miceli fa ancora una domanda sempre sul tema delle rosate.
Il medico legale descrive due rosate con delle misure precise, e per Manetto questo è un dato oggettivo

Il teste viene congedato ed acquisito il video e la relazione.

Udienza chiusa e rinviata al 30 maggio.

Ad integrazione e completamento della testimonianza resa dal teste Manetto si raccomanda la lettura ed il confronto con le trascrizioni delle udienze seguenti:

Perizia balistica del colonnello dei carabinieri Giovanni Lombardi del 1989 – udienza n°19 del 9 novembre 2011

Periti Livio Milone e ispettore Emanuele Garofalo consulenti tecnici dell’accusa – udienza n°18 del 19 ottobre 2011

Deposizione di Giuseppe Linares sulle motivazioni per il nuovo input alle indagini nell’udienza n°17 del 12 ottobre 2011.

Tutta l’udienza su Radio Radicale

La precedente udienza del 9/05/2012 la trovate qui

Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (28)

Udienza del 9 maggio 2012 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

L’udienza comincia in ritardo a causa della assenza nel sito di Parma dell’imputato Virga.
Confermata la presenza dell’imputato Virga inizia l’udienza.

Sono presenti i testi citati dal difensore dell’imputato Vito Mazzara: Raggi Lorella, l’ispettore Bruno e l’ispettore Dales della Digos, ricitate anche Lipari Francesca, Lipari Rita e Zanetti Alessandra ma assenti forse in quanto citate ad un indirizzo non recente.

Il pm Del Bene fa rilevare che il teste Dales non era tra I soggetti previsti per l’udienza odierna e le parti potrebbero non essere pronti a fare domande.
L’avvocato Galluffo precisa che la deposizione del teste Dales non è particolarmente rilevante.

L’avvocato Carmelo Miceli osserva che dei tre testi presenti oggi, per due, Bruno e Dales, le parti non sono nelle condizioni di potere intervenire, in quanto testi non indicati in tempo e chiede di non procedere alla loro escussione per non arrecare pregiudizio al lavoro delle parti.
L’avvocato Miceli critica decisamente il comportamento della difesa in questa vicenda delle citazioni dei testi.

Si registra l’uscita dall’aula di Chicca Roveri, compagna di Mauro Rostagno.

L’avvocato Galluffo non accetta le critiche e richiama la collaborazione con la segreteria della Dda per la individuazione degli indirizzi dei testi.
Dales e Bruno erano testi immediatamente reperibili in quanto operanti presso la questura di Trapani, e sono stati citati al fine di non rendere vana l’udienza.

Per il successivo iter l’avvocato Galluffo vuole citare i collaboratori di giustizia Sipala e Filippello, Marchese e Mutolo e chiede di risentire l’ex comandante del nucleo operativo di Trapani Elio Dell’Anna.

Prossima udienza il 23 maggio.
Il presidente Pellino indica poi per la successiva udienza del 30 maggio il teste Elmo – ex faccendiere dei servizi segreti – tra quelli della difesa, rappresentata dall’avvocato Galluffo a cui chiede di citare almeno altri dieci testi.
Udienze successive il 13 e il 20 giugno

Primo teste di oggi è l’ispettore Antonio Dales della Digos Trapani, in servizio a Trapani dal 1986 che risponde alle domande dell’avvocato Vito Galluffo.

Sulle indagini del delitto Rostagno dichiara di non avere partecipato alle indagini e che forse avrà presenziato a qualche atto ma non ha fatto indagini, ne ha mai partecipato ad accertamenti presso l’aeroporto di Chinisia.

L’avvocato Vezzadini chiede chi partecipava alle le indagini, il teste rispone: “l’ispettore Capo Amodeo”.

E’ il turno del teste Lorella Raggi che oggi lavora presso la Saman di Milano, membro del Cda ed amministrattrice e che risponde alle domande della difesa dell’imputato Vito Mazzara.

La Raggi lavora alla Saman dal novembre 1990, è stata sentita per questo processo una o due volte, una volta a Palermo e una volta a Milano ed in generale per Saman più di sei volte.
Non ricorda il contenuto delle testimonianze che risalgono almeno al 1995.
Divenne amministratrice di Saman su invito di Cardella nel maggio ’95 dopo che lo stesso e Chicca Roveri erano stati arrestato per truffa nella gestione di Saman.
Cardella chiese a lei a Giancarlo Zuccotti e a Fiorini di prendere in mano l’associazione.
Facevano parte di un Cda che Cardella fino ad una certa data continuò a gestire.
Lei si occupava della contabilità, attività che già faceva quando c’era Cardella.
Cardella dopo l’arresto per truffa decise di passare la gestione di Saman perchè voleva andare via dall’Italia, andò a vivere in Svizzera e spesso loro andavano da lui.
Nel luglio 1995 Cardella se ne andò in Nicaragua e loro continuarono a dargli comunicazione su Saman.
Andarono in Nicaragua da lui quando disse loro di comprare per conto di Saman un suo immobile, intestato a una società di Milano, in via Plinio, per permettergli di incassare una somma di denaro.
Chiese loro di acquistare l’ immobile per 3 miliardi e mezzo di lire, 1 miliardo e 800 milioni li voleva subito erano i soldi che Saman aveva sui conti correnti ed il resto dopo.
Tornati a Milano decisero di no, a lui dissero di si, ma lei e la Fiorini erano contrari. A lei sembrava una cosa folle da fare, Zuccotti invece era d’accordo.
Cardella le disse che si ero montata la testa, andò su tutte le furie e minacciò che se rifiutavano la sua proposta poteva diventare molto cattivo.
Tornarono in Italia subito.
Furono convocati da un funzionario del ministero del Tesoro per il commissariamento di Saman, un incontro provvidenziale per convincerci a non accettare proposta di Cardella.
L’avvocato chiede se presente c’era anche Chicca Roveri all’incontro in Nicaragua.
La teste afferma che può essere.

Il presidente Pellino osserva però che le domande non hanno conducenza al tema del processo considerato che si tratta di fatti avvenuti nel 1995.

Il pm Del Bene invita il difensore a fare domande sul capitolato di prova.

Ha conosciuto Giorgio Pietrostefani a Saman in quanto lui lavorava a Roma presso l’ufficio di accoglienza e veniva spesso a Milano.
Non ricorda l’anno in cui l’ha conosciuto 95 o 96, poi lui fu mandato da Cardella in Francia in una struttura di Saman dentro a un castello.

I Conti correnti di Saman erano presso la Cesare Ponti, Monte dei Paschi, Banca Intesa, Ambroveneto.
In Francia fu acquistato un Castello per farne una comunità. Furono dati per l’acquisto 1 milione di franchi e fideussione bancaria, il tutto forse nel 1993 – 94

Cardella aveva un aereo personale, Saman pagava le fatture, l’aereo era stato acquistato dopo il 1990.

Cardella era interessato in operazioni in Somalia, c’erano Pietrucci e Cammisa.
Non sa e non ha certezze se Cammisa incontrò in Somalia Ilaria Alpi, sa solo che circolava la voce.

Il Pm Del Bene si oppone alle domande, in quanto giudica non possibile fare domande sulle voci che circolano.
Il difensore insiste il presidente ammette la domanda ma la teste continua a non ricordare.

Karl Stagno Navarro giornalista, l’ha conosciuto a Malta con l’avvocato Ambrosino perchè a Malta c’era una barca di proprietà di Cardella che nel luglio del 1997 fu comprata da Saman. Il giornalista che lavorava in una televisione, crede fosse al corrente di un fermo di Cammisa avvenuto a Malta.
In un verbale si riferisce di una voce che il giornalista sarebbe stato l’ultimo a vedere Ilaria Alpi il giorno prima che la collega fosse uccisa.
Non ricordo ma se è scritto che lo ha detto certamente lo ha detto anche se ricorda che si diceva che Cammisa era stato uno degli ultimi a vedere Ilaria Alpi.

Continuano le domande sui rapporti bancari di Saman nel periodo successivo al delitto Rostagno, sull’uso del contante, sulla barca di Cardella e sull’ammontare dei contributi pubblici.

Riferimento a Mauro Rostagno in una domanda a proposito dei contributi da parte dei familiari degli ospiti della comunità.
La teste afferma che Rostagno diceva “paga chi può”.

L’avvocato Vito Galluffo conclude l’esame.

E’ il turno dell’avvocato Salvatore Galluffo che chiede dei legami politici di Cardella.
La teste risponde che Cardella era legato a Craxi, che trovarono una lettera nella quale Cardella chiedeva a Craxi soldi, “ho bisogno di soldi vedi tu come puoi fare”. Non ricorda la data della lettera che fu trovata sicuramente dopo il 1995 e la lettera forse sarà del 1993 – 94.

L’avvocato Vezzadini chiede di sapere cosa accadde dopo la minacciosa telefonata di Cardella e in cui il Cardella le chiese di licenziarsi.
La teste risponde che da quel momento lì, accadde una guerra interna. Cardella iniziò a mandare lettere, indire assemblee con tutti i soci di Saman.
Alla teste e alla Fiorini dette delle pazze e che volevano rubare i soldi e l’associazione. Vennero fatte più assemblee a Milano, a Roma, dal professore Cancrini, e poi allargarono la base associativa per renderla più democratica.

Domanda su una telefonata del 13 dicembre 1995 della Fiorini relativa ad una riunione indetta dalla signora Roveri.
Chicca e la compagna di Cardella indissero queste assemblee “ma non ci presentammo a queste riunioni”, si presentarono solo “loro”.
Furono convocati tutti i responsabili delle sedi Saman Italia, tutti quelli che erano soci.
La teste conferma che “volevano farci passare per quelle che volevamo impadronirci di tutto” e che volevano chiudere l’associazione.
Nel 96′ infine decretammo l’espulsione di Cardella, della Roveri e della compagna di Cardella.

E’ il turno dell’avvocato Ingrassia che chiede della Saman operante in Francia e delle eventuali altre associazioni operanti in Francia.
La teste a parte una associazione non ha memoria di altre associazioni e ne ricorda un’altra a seguito di sollecitazione data dalla lettura di un verbale precedente e che tali società venivano costituite allo scopo di intestare l’aereo di Cardella e di passare fondi da Saman a Saman France.
Saman International a Malta era proprietaria di una nave della ex marina svedese, anche in questo caso Saman pagava a Saman International.
Francesco Cardella movimentava soldi della Saman in quanto aveva la firma. Un episodio è quello in cui il Cardella prestò forse un miliardo di lire alla Banca Cesare Ponti, e poi quando la banca gli restituì il prestito, gli interessi andarono sul suo conto e non su quello della Saman.

Domanda del pm Del Bene che permette di accertare che la teste non ha mai conosciuto Rostagno e che il riferimento a Rostagno da lei fatto quel “paghi chi può”, era stato letto in un libro.
La teste comincia ad avere conoscenza della contabilità di Saman, nel 1991 e sa quello che sanno tutti sui rapporti tra Cardella e Rostagno fino al 88′.
Il tenore di vita di Cardella, era quello di chi vive in comunità, pur non privandosi di nulla.
Chicca l’ha conosciuta nel 90′, poi “loro” (Francesco, Chicca e gli ex soci) dopo il 95′ andarono da una parte e lei gli altri da una’altra e nel 96′ i rapporti si interruppero.

Domande da parte dell’ avvocato Elio Esposito legale di Saman.
La teste, venne a Lenzi nel 91′ anche in quel periodo come oggi vi erano in comunità dei ragazzi agli arresti sottoposti a controlli da parte dei carabinieri
Saman a seguito della condanna di Cardella ha recuperato il castello francese e l’edificio di Via Plinio e la comunità vanta ancora crediti nei confronti degli eredi di Cardella per circa otto milioni di euro.
La comunità cominciò a usufruire di un ingente flusso di denaro solo dopo la morte di Rostagno. All’inizio c’era solo Lenzi. La morte di Rostagno è il volano per la crescita economica di Saman e vi ha contribuito in maniera determinante il rapporto con il Psi di Craxi.

Domande dell’avvocato Miceli sui finanziamenti pubblici di Saman, sulle presenze a Lenzi, sulla incidenza delle spese di Saman a Lenzi.
In maggioranza erano finanziamenti pubblici, rette delle ASL e progetti.
Dal 95′ si son dovuti fare gli adeguamenti strutturali, il picco di redditività si ha intorno al 93 – 94.

Riesame dell’avvocato Galluffo ancora sulla gestione di Saman negli anni successivi al delitto.
Galluffo ribadisce la pertinenza delle domande in quanto nella espulsione per indegnità di Cardella, Roveri e compagna di Cardella possono trovarsi ragioni per il delitto e quindi chiede di acquisire il verbale di espulsione.

La Corte rammenta che è compito della difesa l’acquisizione di tali verbali.

Domande del presidente Pellino, sui viaggi in Somalia di Giuseppe Cammisa assieme a tale Pietrucci.
Pietrucci era amico di Cardella ed era uno che si occupava di progetti, l’idea era quella di fare un ospedale in Somalia.
Il suo nserimento in Saman avvenne nel novembre 1990 quando avevo difficoltà personali in seguito alla visione di una trasmissione in tv dedicata a Rostagno. Contattata la sede di Milano primo colloquio con Chicca Roiveri che mi indirizzò a Marsala.
In particolare volevo approfondire il tema delle meditazioni ma a Marsala non si facevano e passai a Lenzi dove incontrai nuovamente Chicca.

Audizione del teste Raggi terminata

Viene sentito ora l’ispettore Bruno Lorenzo, sovrintendente capo alla divisione anticrimine nel 1988 alla squadra mobile di Trapani

Conduce l’interrogatorio l’avvocato Vito Galluffo
Lavorò con un gruppo mandato da Roma per visionare tutte le cassette dei servizi tv di Rostagno.
Ad esaminare erano in quattro tra le quali una signora ispettrice capo la signora Ponpo, e Deriu Pietro.
L’attività durò tra due e tre mesi all’interno di Rtc, subito dopo l’omicidio.
Le cassette facevano parte del corredo di Rtc ed erano cassette relative a servizi, non ricorda se erano in un locale sigillato.
Il criterio di visione era indicato dai superiori loro visionarono tutte le cassette, circa 300 cassette o forse più.
Le hanno ascoltate dalla prima parola all’ultima, non era il teste che doveva fare I verbali allora il teste era un semplice agente.
Non sa se furono trovati spunti investigativi ne se fu redatto un qualche rapporto
Gli argomenti trattati da Rostagno ?
Dal tombino alla politica ai rapporti tra politici, mafia, problemi sociali.

L’avvocato Vezzadini chiede se si trattava di tutto il materiale o se era solo una parte.
Il teste risponde che furono richieste tutte le cassette.

Il Pm Del Bene chiede se il tema mafia emergeva dalla visione delle cassette.
C’erano dei servizi che riguardavano personaggi che erano indicati come mafiosi, uno l’Agate di Mazara, ma anche altri.
In merito ad Agate I servizi cosa riguardavano ?
Uno di questi servizi riguardava Agate, sicuramente un personaggio mafioso di spessore.

L’avvocato Francesco Greco chiede da chi era costituito e da dove proveniva il gruppo.
Il gruppo incaricato di visionare cassette arrivava dallo Sco servizio centrale operativo

L’avvocato Lanfranca chiede fino a quando è rimasto alla squadra mobile.
Fino al tentato omicidio del dottor Germanà, forse il 92′
Il lavoro d’indagine fu condotto solo con la visione delle cassette e se ricorda se furono fatte delle copie.
Si il lavoro d’indagine da lui svolto fu solo questo e non sa se furono fatte copie
Il dottore Germanà gli disse di visionare le cassette.

L’avvocato Miceli chiede se fu vista una cassetta con una intervista al procuratore Borsellino.
Il teste non ricorda.
Il lavoro svolto confluì in una relazione?
Il teste risponde che crede di si e che la Ponpo avrà redatto un rapporto.

Il presidente Pellino chiede specificazioni sul lavoro svolto.
Il teste risponde dicendo che lui ha visto circa 100 cassette, il suo compito essendo locale, quando c’erano problemi di comprensione li rivedevano tutti assieme, quelle che non fornivano spunti venivano subito scartate, le altre venivano accantonate.

L’audizione del teste Bruno è conclusa.

L’avvocato Galluffo riprende l’interrogatorio della signora Lorella Raggi chiedendo notizia delle sorelle Lipari.
La teste risponde che non le conosce personalmente, ma è certa che Rita è deceduta, di Francesca non sa.
Ha conosciuto certo Han Joseph Peter ?
Si anche lui crede che sia morto.
Zanetti Alessandra ?
C’è, Sordini Anna è pure deceduta.
Di Ruvo Annamaria ?
C’è
Rossani Francesco ?
C’è
Maio Costanzo ?
Non sa dire nulla, non ha idea di che fine abbia fatto.
Marrocco Luciano ?
Non lo conosce, non ha idea.

Dopo il raggiunto accordo tra l’avvocato Vito Galluffo e il pm per la possibile audizione del collaboratore Sipala, l’udienza viene dichiarata chiusa e rinviata al 23 maggio.

Tutta l’udienza su Radio Radicale

La precedente udienza del 18/04/2012 la trovate qui

Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (27)

Udienza del 18 aprile 2012 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

L’avvocato Vito Galluffo difensore di Vito Mazzara aveva citato quattro testi, Di Ruvo Anna Maria, Raggi Lorella, Sordini Anna e Moioli Mario.
Nessuno dei testi è presente in aula.
Sono deceduti Sordini Anna e Maioli Mario.
Per le altre citazioni è probabile che siano state inviate a indirizzi non più attuali.
Per la prossima udienza la difesa dovrà citare almeno dieci testi della sua lista.

Il pm Paci produce i certificati penali del pentito Angelo Siino e certificazione attestante la data di inizio della collaborazione di Siino, 11 luglio 1997.
L’avvocato Miceli – parte civile per Elisabetta Roveri e Maddalena Rostagno – produce copia dei fax e verbale di sommarie informazioni rese dal Mulè, consulente tecnico della Procura, che redasse una perizia al fine di appurare se il fax fosse composto da una o più pagine.
Opposizione della difesa perchè i documenti prodotti non sono in originale e perchè si ritiene di sentire prima la Di Ruvo sui fax, su telefonate ricevute e la fine fatta dai fax.

La corte si riserva.

L’udienza viene dichiarata chiusa e rinviata al 9 maggio.

Tutta l’udienza su Radio Radicale

La precedente udienza del 28/03/2012 la trovate qui

Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (26)

Udienza del 28 marzo 2012 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Vengono esaminati i testi Luogotenente Beniamino Cannas e Carla Rostagno, sorella di Mauro Rostagno.

Per il Luogotenente Beniamino Cannas è il secondo confronto in questo processo dopo quello con Chicca Roveri.

Il pm Del Bene chiede se Cannas ricordi un incontro del 1992 con Carla Rostagno.
La risposta è affermativa, l’incontro avvenne su richiesta della signora Carla Rostagno, presso il nucleo operativo in maniera informale e non fu redatto verbale.
Come suo “modus operandi” redasse una relazione, un appunto che è stato prodotto in precedenza, nella seconda udienza, e che era stato prodotto anche al pm Garofalo, nel 1996.
“Mi chiese se era vero che avessi degli ottimi rapporti, rapporti amicali con il fratello, io risposi in maniera forte, che ci si vedeva ogni tanto, che veniva in caserma qualche volta, poi mi chiese come mai Graffeo prima riconosciuto, poi invece non se ne fece nulla, come mai uscì fuori dalla scena, poi esternò dubbi circa su Cardella, dicendo che secondo lei conosceva qualcosa rispetto ai propositi criminali, ma non fece nulla per evitare l’omicidio.”.
“Lei era informatissima, era informata su tutto perchè venne lì dicendo che aveva sentito altri, si era confrontata con altri, mi parlò dello stato delle indagini, che erano trascorsi quattro anni e come mai dopo quattro anni non si era venuti a capo di nulla, perchè la pista interna, perchè solo la droga”.

Il pm Del bene chiede notizie sulla presenza di Francesco Cardella la sera del delitto, sul viaggio da Milano a Palermo, se sono stati fatti accertamenti.
Con Carla Rostagno su questi temi vi fu solo uno scambio di opinioni, di supposizioni, di ipotesi.
Era una sua supposizione, quella dell’esistenza di una qualche carta particolare che avesse consentito l’imbarco del Cardella rapidamente senza particolari attese, ma non suffragata da indagini ed accertamenti.

La signora in sua presenza non prendeva appunti

Nella comunità Saman io non entrai.

Lei (Cannas) parlò di una perqusizione da lei fatta nella stanza di Rostagno?
“Lo escludo – risponde – perchè non l’ho fatta”.

Il pm chiede se tra le attività di indagine svolte dall’arma dei carabinieri, nell’immediatezza dell’omicidio, ebbe a riferire alla signora Rostagno di accertamenti relativi a guanto di paraffina nei confronti di alcuni soggetti che potevano essere indiziati del delitto ?
“Non ho partecipato personalmente a nessuna attività del genere e che mi risulti non credo siano stati fatti guanti di paraffina”.
E quindi non ebbe a riferire alla signora Rostagno di una attività in tal senso nei confronti di un certo Saverio Barbera?
“Parlammo dell’escussione di Barbera” ma non mi risulta che venne fatto guanto di paraffina.
L’indagine fu fatta da altri, “se non sbaglio si” ci fu una attività di sommarie informazioni, se ne occuparono il maggiore Montanti e il maresciallo Santamauro, difensore di Barbera era l’avvocato Vito Galluffo che è qui.
Bisognerebbe chiedere a Montanti o a Santamauro.
Ma il generale Montanti dice che lui testualmente era un passacarte.
Quando il comnandante del nucleo operativo dice una cosa di questo genere, “Una cosa di questo genere è abberrante”, senza polemica, “lui era dirigente l’attività” risponde Cannas.

Con la signora Rostagno affrontaste I redazionali di Mauro Rostagno ?
Parlarono di diversi punti, era una sorta di “confronto”.

A proposito del confronto di oggi, il Cannas, lamenta quindi di essere stato oggetto di “proditori” attacchi e di avere subito un danno d’immagine ad opera di alcune cronache giornalistiche.

Ebbe modo di parlare delle inchieste del fratello su logge massoniche ?
Risposta affermativa, “anche perchè era un argomento vivo allora”.
Ricorda se tra le logge l’argomento trattato fu quello delle indagini sul centro Scontrino ?
Certamente “le logge massoniche erano all’interno del centro Scontrino” che faceva da paravento.
La signora Rostagno era informata di questi temi o fu lei ad informarla ?
No, lei era informata, già sapeva, ed io ho dato il mio contributo.
Sempre a proposito del centro Scontrino, aveste modo di parlare di L’Ala ?
“L’Ala Natale era nella loggia C, può darsi che ne abbiamo parlato,” il suo nome uscì fuori come componente della loggia coperta”, “c’era Asaro Mariano ed altri”

Il nominativo di Natale L’Ala, fu introdotto spontaneamente dalla signora Rostagno oppure fu lei che illustrando la loggia massonica Scontrino indicò questo nominativo ?
Non ricorda se andò in un modo o nell’altro.

A fronte della contestazione da parte del pm che la signora Rostagno veniva dal Nord e che era difficile potesse tirar fuori il nome di Natale L’Ala, il Cannas fa rilevare che “la signora Rostagno addirittura si licenziò per seguire la vicenda del fratello, venne a Trapani e si documentò in maniera analitica”, “giornalisticamente si è parlato di tuttoe quindi il nome di L’Ala era già circolato, era noto, resta il fatto quindi che “non posso essere preciso” se nella circostanza fu il Cannas o fu la signora Rostagno a tirare fuori il nome di L’Ala.

Lei ha riferito alla signora Rostagno di un incontro che Natale L’Ala ebbe con il fratello ?
Cannas dice che il L’Ala Natale fu cennato nelle sommarie informazioni.

Fu lei a riferire alla signora Rostagno che Mauro Rostagno dopo quell’incontro era rimasto sconvolto ?
Al teste non risulta l’incontro.

Rostagno in un colloquio avuto con lui dopo un redazionale, gli parlò di due conviviali a cui partecipò Licio Gelli in provincia di Trapani avvenuti l’uno in “casa di Agate Mariano”, poi precisò che era Campobello di Mazara ed accennò a L’Ala Natale, “Io questo so”.

Sa se l’argomento trattato tra Natale L’Ala e Mauro Rostagno erano i miliardi che c’erano dietro le logge massoniche ?
Risponde Cannas, “Qundi, lei da per certo che Natale L’Ala si incontra con Rostagno, discutono e parlano di miliardi ?”

Il pm del Bene, risponde,  “no”, anche del Centro Scontrino, e Rostagno rimane sconvolto per quanto appreso, per questo aspetto, del giro di molti soldi nell’ambito delle logge massoniche.
Il Cannas ribadisce che è quanto risulta nel verbale di sommarie informazioni, quanto di sua conoscenza, “quella è stata l’unica volta che parlammo di L’Ala Natale”.

E’ il turno del pm Gaetano Paci

Al di la del giudizio su Montanti, le indagini sull’omicidio Rostagno, nell’immediatezza del delitto da chi furono condotte ?
Per ciò che è dato sapere dalla lettura degli atti, dal Montanti e dal maresciallo Santamaura.

Quindi il Montanti, non è stato solo un “passacarte” ?
“Bisogna conoscere il soggetto, definirsi così è mortificante per me che indosso in maniera onorevole – spero – una divisa”.

“Lui comandava il reparto operativo, come lo comandava è un problema suo”, ma se l’attività l’ha fatta male o l’ha fatta bene io questo non lo so. “Le posso dire che lui era il comandante del reparto”.

Ma aldi là dei ruoli formali ?
Io mi occupavo allora di un altro omicidio, ero dietro ad un altro omicidio” e riferivo al mio comandante diretto che era allora il maresciallo Sotgiu, comandante del nucleo operativo, sull’attività dell’omicidio Rostagno, le cose che sapevo, che sentivo, le riferivo a Sotgiu, che a sua volta informava il comandante del reparto operativo”. “Le indagini, dal mio punto di vista le facevano, Santamauro e Montanti”.

Il tribunale di Trapani era un colabrodo, nell’ufficio corpi di reato furono violati i sigilli delle scatole che contenevano i documento del centro studi Scontrino, “feci una nota al giudice istruttore Patronaggio”.
L’attività di indagine portò alla conclusione che c’era stato un trasloco e proprio quei plichi vennero violati, e tolti i sigilli.

Il tribunale poi era infiltrato. “La situazione non era idilliaca”.
C’erano quindi rapporti diretti con i Pm.

Qui successe di tutto durante l’indagine sulla massoneria, qui venne il pm Taurisano “una sorta di valvola impazzita nel senso buono del termine”, noi lavoravamo a stretto contatto con il dottor Taurisano, e fu soggetto a minacce, fu soggetto ad atti vandalici. Una volta gli aprirono il cassetto della scrivania del suo ufficio, “e non so se scomparve un provvedimento di Michele Mercadante, Asaro ed altri” “avevamo attività tecnica nei confronti di costoro e sparirono”,  si diedero latitanti e furono arrestati dallo stesso Cannas in territorio di Calatafimi nel 97′.
In questo contesto al Csm, essendo oggetto di un provvedimento disciplinare (in 11 punti) il dottor Taurisano, andai a dire che cosa era il Tribunale di Trapani.

Il pm Paci torna a chiedere dell’incontro con il boss di Campobello Natale L’Ala.
Il Cannas conferma di non avere mai saputo nulla di questo incontro ed esclude di avere riferito tale circostanza alla Rostagno.

E’ il turno delle parti civili

Le domande dell’avvocato Lanfranca sono concentrate sulla vicenda della presenza di Gelli a Trapani, questa notizia l’ha approfondita ?
“Già era stata approfondita” e “c’è un rapporto giudiziairo del 22 giugno ’86 o ’87 dove noi [carabinieri] parlammo, per noi era certa la presenza di Gelli, certa ma non documentata“, nel senso che “la presenza fisica non l’abbiamo mai provata”, ma da uno scritto analitico da un “diario di bordo” “redatto da Tranchida Pietro [massone], ci fu una riunione, un’agave come la chiamano loro, conviviale, a Paceco c’erano presenti dei soggetti e si parlò della venuta in Trapani di Salvini, Gelli, e Parenti, Parenti che è un cardinale ortodosso, e Salvini che era un gran maestro venerabile.
Gelli fu sentito a Parma, nel carcere di Parma, smentì disse che qui non c’era mai stato, per noi investigatori, comunque c’erano tutti i presupposti che fosse venuto qui, per noi era certo, ma chi avesse incontrato non lo sappiamo.

L’avvocato Lanfranca chiede di un verbale di sommarie informazioni reso da Mauro Rostagno nel febbraio dell’88’ sulle sue scoperte a proposito di mafia e massoneria.
Dice Cannas che quando Rostagno gli disse che non ricordava la fonte capi che non voleva dirglielo.
Rostagno gli parlò di una indagine giornalistica, Cannas chiese chi gli aveva dato le notizie, Rostagno gli disse di non ricordare e se l’avesse ricordato glielo avrebbe detto, poi non si sono più visti.

Nel momento in cui Rostagno gli fece i nomi dei soggetti su mafia e massoneria lei è possibile che non disse nulla?
Nessun consiglio sebbene vi fossero atteggiamenti di simpatia tra lei e Mauro?
C’era poco da commentare su Agate Mariano e Natale L’Ala”, il processo a Agate Mariano, che Rostagno aveva seguito, era precedente a questo colloquio e Natale L’Ala non è che allora fosse in auge dal punto di vista mafioso.

All’esito della sua indagine su Iside 2, la visita di Gelli trovò nelle sue indagini un perchè ?
Cannas ribadisce che l’esito è nella Cnr, non si hanno certezze della presenza.

“Palazzolo Giuseppe nel corso di quelle indagini riferì che lui ebbe mandato, da parte del professore gran maestro Giovanni Grimaudo, di portare una lettera a Gelli ad Arezzo. Siccome Palazzolo non credeva nella massoneria trapanese”, “aprì la lettera e lesse che c’era un invito per l’inaugurazione del tempio massonico”, “tra fine 81′ ed 82′, al centro studi Scontrino inaugurarono”, “la cosa strana è che Palazzolo aveva una attività commerciale ad Arezzo”, questo ha fatto ritenere che Gelli venne ma non è stato provato. Furono fatti accertamenti negli alberghi senza riscontri, ma si seppe anche che probabilmente erano stati ospitati in ville di pertinenza dei fratelli massoni, sicuramente il vice di Gelli è venuto, questo è documentato, mentre la presenza di Gelli no.

Interviene l’avvocato Carmelo Miceli.
Le cene mafia e massoneria a casa di Agate quando avvennero ?
“Tra l’81 e l’82”.
E la rilevanza di questi fatti al 1988 ?
Cannas risponde che si trattava di scoperte già documentate dagli stessi investigatori.
“Quel che è stato detto è stato scritto” nel verbale di sommarie informazioni, relativamente all’incontro con Rostagno.

L’avvocato Vito Galluffo chiede relativamente alle indagini sulla loggia Scontrino, attraverso quali elementi e circostanze è riuscito a ricostruire gli appartenenti alle logge segrete o coperte.
Cannas riferisce che c’è un ventaglio di elementi. Inizialmente delle indagini se ne occupava la squadra mobile che acquisì tantissima documentazione, appunti, elenchi ufficiali, agende, e dai verbali delle sedute, accorgendosi che i conti non tornavano, tra registrati alle logge ufficiali e ciò che si è trovato. C’erano 253 nominativi divisi in sei logge e in più c’era questa loggia C, che non risultava da nessuna parte, se non in una agenda sequestrata a Grimaudo”.
Avvocato Galluffo, “Quindi i nomi di Asaro e di L’Ala non erano in una agenda o in un elenco, come loggia segreta ?”
“Non c’è un elenco di una loggia segreta, se no non è segreta la loggia”.
Avete avuto voi un riscontro oggettivo che Asaro Mariano e Natale L’Ala fossero parte di quella loggia si o no ?
“Non si può rispondere con un si o un no”, la risposta è che c’era una agenda in possesso del gran maestro venerabile dove tra tanti appunti interessanti c’era un appunto relativo alla loggia C con tutti i nominativi, una serie di nomi, “tutti uno dietro l’altro incasellati”.
L’avvocato Galluffo eccepisce che a memoria sua c’era una agenda con tutta una serie di nomi, ma appunti relativi a una loggia C, non ne ricorda.
Cannas ribadisce di un loggia C “virgolettato” nell’agenda e sotto i nominativi.

Il presidente Pellino chiede di Tranchida Pietro e del “diario di bordo”.
“Tranchida Pietro era un componente della loggia massonica… e nelle perquisizioni fatte allora trovammo delle agende, diverse agende per anno, ed erano dei diari di bordo, cio’è scriveva analiticamente tutti i giorni tutto ciò che succedeva”, per noi quindi “è stato semplice fare dei riscontri”.
In uno di questi, datato 14 gennaio, lui aveva scritto dei nomi dopo di che sotto un argomento “Visita a Trapani, Gelli, Parenti e Salvini”.
Era politicamente impegnato nel comune di Paceco.

Presidente Pellino, a proposito della scritta trovata nell’agenda del maestro venerabile della loggia C “lei il nella deposizione del 15 giugno cita una sigla “Loggia 20AMIC C”.
“Si io ricordo loggia C, per certo, AMIC era una sigla che significa Associazione Mutilati ed Invalidi Civili, che era di quelle attività di cui si occupava il Centro Scontrino. All’interno del Centro Studi Scontrino facevano diverse attività”.
Cannas, consultati gli atti fa rilevare che l’appunto “20AMIC C”, è quella del Tranchida.

Quindi il riferimento alla loggia C è in tutte e due le agende chiede il presidente Pellino.
“Si”, “noi abbiamo nel diario di bordo di Tranchida Pietro” una scritta, che viene letta dal Cannas, e l’appunto “20AMIC C”, e una nota con nominativi e elenco di “personalità da ospitare”, “Parenti, Gelli, Salvini”.

Nell’agenda di Grimaudo troviamo la dicitura “Loggia C” ed elenco di nominativi “Libella Giuseppe, Cammara Giacomo, Filippi Rosolino, ucciso a d Alcamo, Polizzi Giuseppe, pregiudicato per associazione per delinquere, furto rapina ed altro, Cremona Nino, Mancino Salvatore di Castellammare del Golfo, nato nel 1915 soppresso in Gambassi, indiziato mafioso, Adria Lillo, Signorello Nicolò, Nizzola Giuseppe, Gerardi, L’Ala Natale nato a Campobello con vari precedenti, Chittaro con il numero di telefono, D’Anna con il numero di telefono, Gavini, poi c’era un nome illeggibile, però dall’utenza telefonica risaliamo al dottor Bulgarella Ignazio, Largo Franchi Trapani, Sciacca Vincenzo, Soldano Giovanni che era un 31, un gradino sotto il maestro venerabile, capo ripartizione del comune di Trapani”

Presidente Pellino, “quando avete ritrovato questa agenda, la perquisizione a quando risale ?”
“La perquisizione domiciliare a casa di Grimaudo risale al 13 novembre 1986”

Ritornando all’agenda Tranchida, dove voi trovate scritto personalità da ospitare, trovate proprio i nomi di queste personalità, tra cui Gelli, non è una vostra deduzione ?
“Si”, non è una deduzione.

Il verbale di sommarie informazioni, e l’incontro con Mauro Rostagno, avvenne quando si ebbe notizia di un redazionale di Mauro Rostagno ?
“Si il dottore Nunzio Trovato mi chiamò per sentire il Mauro Rostagno” in merito ad un redazionale che Mauro Rostagno fece sulla vicenda massoneria.

L’avete acquisito questo redazionale ?
“Io fui incaricato per sentire, verbalmente delegato per sentire Rostagno” e non so se è stata mai acquisita la registrazione.

Avvocato Miceli

Chiede dell’elenco di nomi tra i quali ha citato il Filippi Rosolino, se ricorda i particolari di questo omicidio avvenuto ad Alcamo dentro l’Ospedale e se ricorda se il Filippi doveva essere sentito come teste in qualche procedimento.
“No”, non ricorda.

Alla luce del riesame appena concluso del teste, il pm ritiene che il contrasto tra le dichiarazioni della signora Carla Rostagno e quelle del Cannas non sia stato appianato e chiede il confronto. La corte si ritira quindi per decidere e rientra ammettendo il confronto.

Il presidente Pellino spiega il confronto e indica le circostanze, ovvero Carla Rostagno avrebbe appreso, in occasione di un colloquio con il luogotenente Cannas, che Cannas che nell’immediatezza del delitto avrebbe fatto un sopralluogo nella camere del fratello, Cannas nega la circostanza.

Carla Rostagno ha appreso da Cannas di “guanto di paraffina”, e di attività tecniche su Pasquale Barbera circa un omicidio commesso a Paceco. Cannas nega la circostanza.

Infine, Cannas avrebbe detto a Carla Rostagno che da Mauro Rostagno aveva saputo di un incontro con “Natale L’Ala dal quale sarebbe uscito sconvolto” e che l’incontro riguardava la Iside 2, anche su questa circostanza Cannas dice di no.

Qesti punti su cui la Corte ha registrato il contrasto.

Carla Rostagno dichiara che quando si incontrava con qualcuno prendeva immediatamente degli appunti.
“io sono andata da lui in assoluta fiducia”, “Mauro lo considerava un suo amico”, come da dichiarazione di Gianni Di Malta, e andai da lui “per sapere cosa era successo quel pomeriggio dell’agosto dell’incontro in via Torrearsa”, quando Mauro gli disse che gli avevano regalato un mese di vita, lui negò, me la presentò in altro modo, parlammo a lungo fu lui ad aprire certi scenari e presi questi appunti, lui mi disse “feci immediatamente un’ispezione nella camera di Mauro”, io so che “ci furono due ispezioni nella camera di Mauro, una dei carabinieri e una della polizia”.

Cannas interviene dicendo che “questo mi è nuovo”.
Carla Rostagno dice che a quella della questura era presente Massimo Cohen e a quella dei Carabinieri Saverio Manoliti, e due persone che fanno questa perquisizione,”alle 24 quattro ore dopo l’omicidio”.

Cannas interviene per chiedere “la prima chi la fa ?”, i carabinieri o la polizia ?
Carla Rostagno risponde di non saperlo dire, che ha letto gli atti e sa che sono state fatte due perquisizioni.
Cannas dice “io non sono presente in nessuna delle due, e non posso essere presente in nessuna delle due perquisizioni”.

Carla Rostagno dice che Cannas gli disse “io andai a Paceco a fare il guanto di paraffina a Saverio Barbera, mi pare che si chiami, per la vicenda dell’omicidio di Cusumano, Salvatore Cusumano”, un omicidio che aveva toccato particolarmente Mauro che aveva ricevuto una lettera di insulti, perche poi si è ritenuto che non fosse il Barbera il responsabile della morte di Salvatore Cusumano.
“Quindi lei mi disse andai immediatamente a Paceco a fare il guanto di paraffina”.

In quegli anni la Rostagno raccoglieva più infomazioni possibili per capire, e scriveva, scriveva immediatamente, appena uscita dai colloqui.
In quell’incontro parlarono della dinamica, della droga dentro la comunità, di Francesco Cardella e che forse perchè riferito da altri che “sicuramente Cardella si era fatto un’idea di come erano andate le cose”, e a proposito del Cardella chiese se aveva controllato “la versione di Bartolo Pellegrino con Cardella”, “la possibilità di imbarco immediato sull’aereo per Palermo” e “lei mi disse che Cardella aveva un pass, mi disse, una carta speciale, tantè che si imbarcò senza prenotazione e senza biglietto“, lo disse Cardella.
Interviene Cannas, “questa è una deduzione successiva che ha detto lei” perchè fino adesso noi parliamo, “perquisizione io non ne ho fatta“, “sicuramente nel nostro colloquio abbiamo parlato di ciò che si era verificato”, “io non c’ero la sera a Paceco, non ero presente quando fu fatta l’escussione di Saverio Barbera” “Santomauro andò a sentire Saverio Barbera”, non ho mai parlato di guanto di paraffina, non l’ho fatto.

Dice la Rostagno “lei mi parla di questo pass”.
Qui la Rostagno tira fuori la circostanza che c’era un altro testimone dell’ incontro Pellegrino-Cardella in aeroporto, il dottor Boris che era con Pellegrino in aeroporto a Milano (Cardella sarebbe giunto in aeroporto 15-20 minuti prima del decollo per partire verso Palermo, e qui avrebbe parlato con Bartolo Pellegrino, sostiene Bartolo Pellegrino, invece Cardella sostiene che giunto in aeroporto all’ultimo minuto, si parlarono con Bartolo Pellegrino a Punta Raisi) e che Cannas avrebbe sentito il Bartolo Pellegrino e avrebbe redatto un verbale di sommarie informazioni.
Cannas sostiene invece di non avere sentito Bartolo Pellegrino.

La signora Rostagno chiede “come è che nessuno mai tira fuori che c’è un terzo testimone che poteva dire che la versione di Bartolo Pellegrino o di Francesco Cardella era vera ?”
“C’era il dottor Boris che era il rappresentante di una ditta di smaltimento dei rifiuti a Trapani, in compagnia di Bartolo Pellegrino, lo dice Bartolo Pellegrino” che è l’unico che può confermare la versione di Francesco o di Bartolo Pellegrino.
Cannas chiede “quando è stato sentito Bartolo Pellegrino ?”
Carla Rostagno consulta i suoi appunti e risponde “1989 22 novembre a Trapani” e citando “noi sottoscritti brigadiere Beniamino Cannas e carabiniere Vincenzo Passafiume”.
Cannas rileva che “perfetto”, “dopo un anno e mezzo”, “sicuramente sarò stato delegato da qualcuno”, “non è nell’immediatezza”.

Carla Rostagno “Quando viene fuori il nome del dottor Boris, che tra l’altro era uno che si occupava dell’impianto di riciclaggio a Trapani”, in compagnia di Bartolo Pellegrino, “nessuno sente il dottor Boris ?”
Cannas consultato l’appunto della Rostagno, fa rilevare che il verbale di sommarie informazioni, in precedenza citato, è un atto delegato, firmato dal dottor Franco Messina, che chiedeva di sentire il Bartolo Pellegrino, e loro lo sentirono.

Il presidente Pellino chiede se il luogotenente Cannas le parlò di avere fatto questa attività

No“, “Parlando del pass di Cardella, io mi riguardo di nuovo le carte, per l’ennesima volta, ed allora mi dico, si vabbè, lui aveva questa carta per imbarcarsi velocemente”

Presidente Pellino, “il luogotenente glielo disse come dato accertato o come ipotesi ?

Carla Rostagno, dice “Io ho scritto, lui mi disse“, “Francesco Cardella aveva un pass
Cannas “che ne abbiamo parlato, sicuramente, che l’abbia dato per certo, no”, “perchè non l’abbiamo mai accertato”, “non posso aver detto a lei con sicurezza”.

Carla Rostagno “io mi chiedo come ha fatto ad imbarcarsi così velocemente”
Cannas, riassume “la perquisizione non l’ho fatta io”, “non ho fatto il guanto di paraffina”

Carla Rostagno “Ma allora che cosa mi ha raccontato ?”, lasciamo perdere il pass, supponiamo che io abbia interpretato male, “sul guanto di paraffina me lo ricordo come se fosse ora”,”sulla perquisizione in camera di Mauro”, “sulla storia di Natale L’Ala le posso garantire al 100 per cento che lei mi disse ‘Mauro ebbe un incontro con Natale L’Ala e ne uscì sconvolto, dietro c’era un bel giro di miliardi‘”, intanto “non potevo pensare che quella cosa lei la dicesse soltanto a me”, “ero quasi certa che come minimo tutte queste cose le avesse riportate da qualche parte”.
“Quello che mi chiedo io oggi, sentendo tutte le udienze è, “come fa Mauro ad essere sconvolto da una storia di qualche giro di miliardi”, “non era un novellino che si sconvolgeva“.
Quello che poteva sconvolgerlo, mettendo insieme le cose “è da quel momento li in poi che Mauro comincia a dare dei segnali di paura” tutti segni che non erano da lui, “non era nel suo carattere, quello di fare esternazioni di questo tipo”, “Mauro ha paura”.
Cannas interloquisce “ma non la esterna a me”, “perchè se mi avesse detto cosa diversa, avrei agito in modo diverso”.
Carla Rostagno “Ma se disse a lei mi hanno allungato la vita di un mese”

Cannas “il guanto di paraffina non l’ho fatto, non c’ero, nel corso delle indagini sulla massoneria non risultarono giri di miliardi, c’erano raccomandazioni, tutta una serie di cose, ma non” miliardi e nemmeno milioni.

Carla Rostagno “lei mi disse che si incontrò con Natale L’Ala e ne uscì sconvolto”, “mi disse anche, dietro c’è un bel giro di miliardi” “quello che poteva sconvolgere Mauro era qualcosa d’altro, magari qualcuno gli disse che la sua eliminazione era già stata decisa, può darsi che Natale L’Ala gli dica questo, poi Natale L’Ala viene pure ammazzato ed io metto insieme un’altra cosa, quando Chicca parla nella sua deposizione, in primavera dell’anno scorso, dell’incontro con il procuratore Coci, lei sostiene ci sia anche lei [Cannas] e lei [Cannas] sostiene che non c’è”.
Interrompe Cannas “in divisa tra l’altro, che è una cosa fondamentale, perchè io dal 1980 al cinque febbraio del 1996 mai ho messo divisa”, “io avevo un rapporto pessimo con il procuratore Coci”.

“Ascoltando quella dichiarazione, Chicca racconta che fu un incontro informale con il procuratore Coci”, “nel senso che non fu verbalizato nulla e il procuratore Coci disse a lei [Cannas], ‘ma lei lo sapeva che Rostagno era in pericolo ?’ e lei dice, ‘io no’, e [Coci] ‘noi lo sapevamo’”.
Cannas interrompe per riaffermare che a quel colloquio non c’era e che non può avere detto niente di quanto sta riferendo la Rostagno.

Carla Rostagno, “ma se era sconvolto ?”
Il maresciallo Beniamino Cannas: “se [Mauro] mi avesse detto, hanno decretato la mia morte, da li non usciva”, (nel senso che non lo avrebbe fatto andare via da solo),”se mi avesse detto certe cose, le avrei scritto”.

Carla Rostagno ammette che, quella sulla carta che Cardella avrebbe avuto per imbarcarsi in aereo, possa essere stata solo una supposizione, ma “sul guanto di paraffina me lo ricordo come se fosse ora, sulla storia che fece immediatamente una perquisizione”, “sulla storia di Natale L’Ala”.
Cannas afferma che “se io lo avessi appreso l’avrei scritto, come ho fatto sempre”, “lei dice che io le ho detto di un incontro tra L’Ala Natale e suo fratello”, “non mi risulta e non posso averglielo detto”

La Corte prende atto che ognuno dei testi mantiene le proprie posizioni e dichiara il confronto concluso.

L’avvocato Ingrassia della difesa di Virga, chiede del rapporto con Monica Serra e sul perchè non poteva registrare i colloqui.
Carla Rostagno risponde che registrare quei colloqui avrebbe significato compromettere la genuinità di ciò che raccoglieva, e che faceva così con tutti.

Il pm Paci chiede se prima dell’incontro con Cannas avesse mai sentito parlare di “guanto di paraffina” o di “Natale L’Ala”
La Rostagno dice di avere conoscenza del termine “guanto di paraffina”, dai film, e di non avere mai sentito parlare di Natale L’Ala prima dell’incontro con Cannas.
Cannas interloquisce affermando che sicuramente di Natale L’Ala, se leggeva i giornali nazionali, ne avrà letto in precedenza all’incontro con lui.

L’avvocato Esposito, (parte civile Saman), rinuncia a citare i testi della sua lista.

L’avvocato Lanfranca cita Andrea Marcenaro, Monreale Michele e l’onorevole Ino Vizzini.

L’udienza è chiusa.

Prossime udienze l’ 11 ed il 18 aprile.

La precedente udienza del 14/03/2012 la trovate qui

grazie a Radio Radicale

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