Ampunitiiiiii !!!

L’espressione è di origine romanesca, ma qui il termine, anche ed indifferentemente nella versione più asettica di “impunito“, viene definito dal dizionario online “Sabatini Coletti” come aggettivo “Che non ha avuto la debita punizione: delitto i.” e come singolare maschile “Sfrontato,sfacciato: faccia da i.”.

Il caso è quello dei pontili e del lido autorizzati ai piedi del Castello di Castellammare del Golfo , di cui si dice nel comunicato del Comune di Castellammare del Golfo:

Dietrofront del demanio per le concessioni nell’area portuale.

L’assessorato regionale non revocherà quelle già rilasciate.

Il sindaco: “Non possiamo consentire questo sfregio ambientale. Promuoverò ogni altra azione prevista dalla legge”

«Non possiamo consentire lo sfregio ambientale nella zona di cala marina e cala petrolo. E’ un fatto allarmante. Chiederemo un’audizione alla commissione regionale Ambiente, rimarcando l’opportunità della sospensione del rilascio di concessioni demaniali. Promuoverò ogni altra azione prevista dalla legge a tutela del patrimonio paesaggistico. Ho ribadito formalmente la richiesta di ritiro della concessione rilasciata. Su quelle in itinere l’amministrazione esprime la propria ferma volontà, manifestata anche con atti deliberativi della giunta e del consiglio comunale, di sospendere il rilascio di concessioni demaniali su specchio acqueo e terraferma, che creano problemi ai lavori portuali in corso ed a tutela del paesaggio attorno al castello». Lo afferma il sindaco Nicolò Coppola dopo la conferenza di servizi riguardante le concessioni demaniali nel tratto di costa che va dal castello fino a cala petrolo.

Nella precedente conferenza di servizi convocata dal sindaco perché venisse sospeso il rilascio di nuove concessioni demaniali, capitaneria di porto, soprintendenza, genio civile e demanio, avevano ritenuto legittime le richieste dell’amministrazione, concordando sull’opportunità della sospensione del rilascio di concessioni demaniali. In particolare il demanio regionale si era impegnato a verificare “la possibilità di sospendere i procedimenti non ancora conclusi”. Ieri, invece, il responsabile dell’Arta Demanio, Salvatore Di Martino, ha sottolineato che in un particolare caso (pontile sotto castello) “con dispiacere, l’ufficio ritiene non procedibile la richiesta di revoca della concessione rilasciata”. Per le istruttorie in corso, invece, è stata richiesta, entro il 12 maggio, “formale relazione all’amministrazione, sulle ragioni che contrasterebbero con il rilascio delle relative concessioni”. La Regione sembra decisa ad andare avanti: “se le argomentazioni prodotte non saranno ritenute esaustive, l’ufficio procederà all’iter istruttorio, previa comunicazione”. Il presidente del consiglio comunale, Domenico Bucca sta già convocando un consiglio straordinario urgente “a tutela dell’immagine di Castellammare. Non si può svendere e sfregiare l’immagine della città per 3.800 “denari” – ha affermato il presidente del consiglio comunale -. Il demanio non tiene in considerazione il parere negativo della soprintendenza e la mancanza del parere della soprintendenza del mare. Una vera contraddizione: perché per l’approvazione del progetto di messa in sicurezza del porto, il Comune ha dovuto osservare una precisa prescrizione della soprintendenza, cioè la realizzazione del molo soffolto, mentre in questa occasione il demanio ritiene di non dovere tenere conto del parere negativo della soprintendenza, espresso a tutela del paesaggio”.

Portavoce del Sindaco: Annalisa Ferrante

L’unica cosa che ancora resta da stabilire è chi è (o chi sono) gli “impuniti” (e per quanto tempo continueranno ad esserlo) tra funzionari regionali e amministratori e funzionari locali.

Tra mafiosi fatti e mafiosi abusivi

C’è grande crisi anche nel mondo del crimine, a fine mese non si ci arriva, ed allora a Palermo è lotta ai mafiosi abusivi.

Operazione “Iago”. Nel video, Giovanni Di Giacomo detenuto, dà l’ordine a Giuseppe Di Giacomo, che è stato nel frattempo ucciso lo scorso 12 marzo, di ammazzare alcuni esponenti mafiosi che si stavano organizzando dopo l’arresto del boss di Porta Nuova Alessandro D’Ambrogio.

Uomini liberi e uomini no

Su Il Foglio.it una breve considerazione di Massimo Bordin, uno tra i migliori cronisti di giudiziaria di tutti i tempi e già direttore di Radio Radicale, a proposito della requisitoria del Pm Paci al processo in corso a Trapani in Corte d’assise sul delitto Rostagno:

Bordin Line
16 aprile 2014 – “Di fronte alla Corte d’assise di Trapani il processo per l’omicidio di Mauro Rostagno è ormai alle ultime battute. Il pm Gaetano Paci della Dda palermitana ha iniziato la sua requisitoria, dopo che l’ultima parte del dibattimento era stata dedicata a una battaglia fra periti dell’accusa e della difesa dei due mafiosi che siedono sul banco degli imputati, uno come mandante e l’altro come esecutore insieme ad altri rimasti sconosciuti. I due si sono avvalsi della perizia dell’ex comandante del Ris Garofano che ha cercato di sminuire l’attendibilità di una perizia che inchioda, come bene ha scritto Adriano Sofri su Repubblica, l’esecutore materiale del delitto. C’è stato un solo giornale che ha offerto ai propri lettori un’altra versione. Il delitto Rostagno resta un mistero, questo stava nel titolo. Nell’articolo si scriveva che “nel processo non c’è nessuna ‘prova regina’” e che “l’ex asso del Ris Garofano smonta la prova del Dna sul presunto killer”. State pensando a un oscuro gazzettino dell’entroterra trapanese edito da qualche losco personaggio? Vi sbagliate. Si tratta del Fatto quotidiano del 15 marzo, quando ci fu l’udienza in cui si esibì Garofano. Evidentemente al Fatto preferiscono gli ex carabinieri del Ris a quelli del Ros. Ma soprattutto pensano che la condanna di chi ha ucciso Rostagno sia un dettaglio o come dicono loro un “segmento”. Perché?
di Massimo Bordin

Shit or not shit that is the question

Un video educativo realizzato da UNICEF India per incoraggiare l’uso dei servizi igienici e ridurre la pratica di defecazione all’aperto in India.
Tale pratica nelle regioni rurali coinvolge il 70% della popolazione con tutti i problemi igienici e sanitari del caso.
Il 74% circa della popolazione dello stato indiano dell’ Uttar Pradesh defeca all’aperto a causa della mancanza di servizi igienici adeguati.
Altri sei Stati indiani con una popolazione complessiva di 350 milioni di persone hanno un livello di accesso ai moderni servizi igienici ancora più basso.
Solo Eritrea e Niger stanno messi peggio nel mondo.
I recenti successi nel miglioramento delle strutture igienico-sanitarie in Africa e in Asia non trovano riscontro in India.

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

(Chi in mala fede oggi storpia queste parole è troppo zozzo e mascalzone per avere contezza della sua zozzeria e mascalzonaggine !)

Hat tip Phastidio

Castellammare pontili al castello: non è mica finita qui !

Perchè se è pur vero che il sindaco Coppola è “amareggiato” è anche vero che le decisioni conclusive, (revoca, annullamento, diniego ? Perchè qui qualcuno qualcosa ha rilasciato a torto o a ragione con tutte le eventuali conseguenze giuridiche), dovranno essere prese con altra conferenza di servizi il 23 aprile, e sembra di capire che le stesse conclusioni siano condizionate dalla ri-ri-ri-ri-ri-ri-ripresa dei lavori del porto, il che è tutto dire.

Il sindaco Coppola si dice anche “amareggiato per le insinuazioni e le accuse”, nei suoi confronti, “dal gruppo consiliare Cambiamenti”. E conclude: “Il demanio regionale prende atto di quanto convenuto e si impegna a verificare, anche acquisita la certezza della consegna delle aree oggetto di intervento in appalto relativo alla messa in sicurezza del porto, la possibilità di sospendere i procedimenti non ancora conclusi, pertinenti lo specchio d’acqua portuale. Il 23 aprile si terrà un’altra conferenza di servizi dove saranno prese le decisioni conclusive”.“. da GDS.IT

D’altra parte sembra ancora di capire che non essendosi dotato questo Comune del Piano di Utilizzo del Demanio MarittimoPUDM (o almeno a questa conclusione arrivo io da cittadino che ne cerca un qualche segno della sua presenza sul sito istituzionale), l’ARTA è da supporre agisca ai sensi del punto 6 del suo Decreto del 4 luglio 2011 con il quale si stabilisce un regime provvisorio:

6.  Regime  transitorio
Nelle  more  dell’approvazione  dei  piani  di  utilizzo,  ai  sensi  dell’art. 4, legge  regionale n.  15 del  2  dicembre  2005,  nuove concessioni  demaniali  marittime  potranno  essere  rilasciate  previa  sottoscrizione  di  apposita  clausola,  con  la  quale  il  concessionario si  impegni  ad  adeguare  la  propria  struttura  alle  previsioni  del  piano  nei  modi  e  nei  termini  in  cui  sarà  approvato  dall’ARTA,  e  di  non vantare  alcun  diritto  al  rinnovo  del  titolo  concessorio  ove  l’attività  e/o  struttura  che  ne  forma  oggetto  non  risulti  più  prevista  nel  piano  stesso  o  non  sia  più  comunque  compatibile  con  questo.
Le  concessioni  rilasciate  ai  sensi  del  comma  precedente  devono  rispettare  i  parametri  e  le  disposizioni  contenute  nelle presenti  linee  guida.

A prescindere da tutte le altre considerazioni di natura ambientale e storiche è curioso tuttavia come lo stesso decreto, nella parte seconda, la dove fissa gli indirizzi metodologici, raccomandi che:

In  generale,  i  porti  turistici  non  devono  essere  concepiti  e  gestiti  come  posteggi  di  barche  di  proprietà  dei  residenti, ma devono  rappresentare  una  attrattiva  per  incentivare  flussi  turistici  che  accedendo  dal  mare,  inizino  itinerari  di  fruizione  turistica non  limitati  alle  attrattive  costiere,  ma  che  spazino  su  tutti  i  segmenti  che  compongono  l’offerta  turistica  dell’isola,  da  quello culturale,  a  quello  enogastronomico,  dai  circuiti  tematici  alle  tradizioni  etnoantropologiche.

Evidentemente per i funzionari regionali la normativa continua ad essere come la pelle di quelle parti lì… elastica.

Castellammare: nuovo “Hotel Miramare” e l’economia gira !

E se domani, (e sottolineo “se” avrebbe cantato Mina) alla Regione chiedono il Castello che so per farci l'”HOTEL MIRAMARE”, l’amministrazione comunale che dovrebbe fare secondo voi ?
Ma essere d’accordo evidentemente !
Questa è l’amministrazione del fare, se no l’economia com’è che gira ?
Criticoni, rosiconi, retrogradi e invidiosi siete !

Hotel Miramare

Sinan il Giudeo quel pirata che a Castellammare lasciò una palla…

Accadde forse nel 1537 ed è, pur nella mancanza di altra documentazione certa circa la verità storica dell’avvenimento, la sola notizia di una incursione da parte dei pirati “turchi” nella terra di Castellammare del Golfo nella quale mi sia mai imbattuto.

Foto - Erasmo Pennolino

La notizia, di per se assai scarna, è contenuta nel libro di Alba Drago Beltrandi “Castelli di Sicilia”: “Del 1537 circa è un importante fatto d’armi verificatosi tra il popolo ed il pirata rais Sinam, chiamato comunemente «il giudeo», il quale terrorizzava tutta la costa depredandola. In un antico scritto si legge che «tra le altre petri di ferro colate» se ne trovava allora nel castello una più grossa «chi tirau lu judeo quanu vinni cun la sua armata in castellu».“.

L’autrice non cita la fonte, ma è verosimile che tale fonte sia da individuare in un qualche inventario dei beni rinvenuti nel castello ed allegato ad un qualche atto di successione o di investitura della baronia di Castellammare.

Non sappiamo quindi se Sinan nella circostanza sia stato ricompensato della perdita della “palla” con la conquista e la razzia della terra di Castellammare, ovvero se il suo assalto sia stato respinto con successo dai “terrazzani”.

Nave-con-cannoni

Ma chi era Sinan il Giudeo, (storpiato spesso in Sinam) detto anche l’”ebreo di Smirne” ?

Sinan era “IL PIRATA” tutto in maiuscolo, perché perfettamente rispondente al modello trasmessoci dalla letteratura e dal cinema. Barbuto, cieco da un occhio, su cui portava una benda nera legata dietro la nuca, rozzo, sanguinario, astuto e scaltro nel preparare insidie ed imboscate per le navi in mare e per la gente in terraferma, si dice fosse in grado di fare il punto in mare servendosi semplicemente d’una balestra e per tale motivo, su di lui aleggiava la fama di essere persona con poteri soprannaturali. La sua data di nascita è ignota ma non quella della morte, il giugno del 1544.

In verità Sinan tuttavia non era propriamente un pirata ma un corsaro, che è cosa differente. Come è noto il corsaro era tale perché aveva ricevuto la “patente di corsa” rilasciata da un qualche governo al contrario del pirata che agiva in proprio al di fuori di qualsiasi autorità istituzionale.
Famosi furono i corsari inglesi (sir) Francis Drake ed Henry Morgan che, rispettivamente, sul finire dei secoli XVI e XVII, assaltavano i porti spagnoli nelle Americhe e attaccavano i galeoni carichi di oro ed argento diretti verso la Spagna.
Corsaro italiano fu, propriamente Giuseppe Bavastro, mentre anche l’ammiraglio Andrea Doria fu considerato tale, e soprannominato appunto “il Corsaro”, esattamente come gli ottomani Khayr al-Din Barbarossa o Kurtoglu Muslihiddin Reis, malgrado fossero diventati regolari ammiragli della marina da guerra d’Istanbul.
Durante la Guerra dei Farrapos anche Giuseppe Garibaldi praticò la “guerra di corsa”, ottenendo regolare “lettera patente di corsa” da parte della Repubblica Riograndense.” [da Wikipedia]

A voler essere ancora più precisi è da dire che Sinan era un “corsaro barbaresco” le cui basi di partenza erano le piazzeforti disseminate lungo le coste del Nordafrica (Tunisi, Tripoli, Algeri, Salé), terre queste che gli europei chiamavano “Barberia” o stati barbareschi.

In verità, in via indiretta per così dire, già nel 1529 Sinan il Giudeo aveva avuto a che fare con Castellammare del Golfo o meglio con i suoi signori di periodi diversi i De Luna ed i Perollo, famiglie nobili sciacchitane e protagoniste del famoso “Caso di Sciacca” (1400-1529).

Dice il Savasta nella sua opera nella quale sono narrati i fatti e le cause degli accadimenti propriamente detti “Primo caso di Sciacca” e “Secondo caso di Sciacca” a proposito di questo episodio, che in qualche modo fece da acceleratore degli accadimenti, del “Secondo caso di Sciacca“:

Mentre il santo zelo dell’ arciprete non desisteva, d’interporre opportunamente gli uffici di cristiana pietà ad effetto di stabilire fra queste due potenze antagoniste una vera e ferma amicizia, accadde, che Sericono [così lo chiama il Savasta, ma un Sericono pirata non è mai esistito – ndr] Bassà [anche per questo secondo termine il Savasta è impreciso, Sinan Pascià o Sinan Bassà è un pirata attivo in epoca immediatamente successiva al nostro Sinan il Giudeo – ndr], famoso corsaro de’ Mori , chiamato il Giudeo [questa definizione e l’epoca dei fatti identifica univocamente il pirata come Sinan il Giudeo – ndr], che con una squadra di ben corredate galeotte infestava le parti meridionali della Sicilia’, avendo di notte tempo fatto sbarco di sua gente nelle spiagge di Solanto, ivi fece suoi prigionieri il barone di Solanto nel giugno del 1529, con altri suoi dieci gentiloomini e persone di servigio che con il detto barone
villeggiavano. Costoro benché tutti impugnassero le armi per la propria difesa, nulladimeno, superati da quella gran ciurmaglia, fìnalmente si arresero in potere dei barbari corsari, con sentimento universale di tutte queste parti del regno, e con pianto inconsolabile di tutti i suoi affezionati vassalli; non mancando bensì persone, che asserivano, fosse stato il barone di Vicari, e non quello di Solanto. Fatta questa famosa preda il Sericono, e costeggiando le riviere di Sciacca, a vista di quella città inalberò bandiera di riscatto, facendo intendere per un suo tamburro, quale fosse il personaggio, che esponeva all’incanto, sicuro che in questa sola città, come piena di numerosa nobiltà, e di moltissime ricchezze, poteva approfittarsi d’un gran guadagno.

II conte Luna avido ed ambizioso di gloria, ammassata una gran somma di danaro, si portò alla Galea dove presidera il Bassà Sericono, e gli espose di voler egli riscattare il barone prigioniero. Il Bassà fece allora ragunare il consiglio dei suoi sobalterni capitani, per concertare il prezzo del riscatto, e posta sul tappelo la somma offerta dal conte, dopo molti pareri, e varie risoluzioni, fu rifiutata, a causa che da quella avarissima ciurmaglia fu giudicata assai scarsa non ostante che fosse una somma molto assai ragionevole. Che però fu forzato il conte a ritornarsene afflittissimo, senza aver potuto conseguire il suo bramato fine.

Tutto il popolo era concorso spettatore sopra le muraglie della città, per godere la vista del trionfo della generosità del conte in così gloriosa impresa. Ma vedutolo ritornare senza gli applausi, ch’eran dovuti a un festivo trionfo, quale aspettava di godere, giudicò infelice la riuscita di questo attentato , onde stupito s’ammutolì. Fra la plebaglia si sentì allora un gran susurro, dicendo alcuni, che il danaro del conte non fosse stato bastante ad appagare l’ingordigia de’ barbari ed altri, che la generosità del conte pur troppo era stata ristretta ne’ limiti.

Il barone Perollo scorgendo, che il conte Luna ritornò senza nulla aver profittato, e che in segno ne dimostrava sul volto una insolita pallidezza, sentendo pure insino all’ intimo del suo cuore l’ affronto d’ una città già impegnata a questa redenzione, spinto dalla sua solita generosità, non ostante che Sericono avesse già levata la bandiera della sicureza, e che, salpate le ancore, stava già per mettersi in cammino, fece con grandissima prestezza caricare diverse barche di molti preziosi rinfreschi consistenti in bestiame, pane, vino, pollame, cose d’ortaggi, neve, e gran copia di finissima pasta, e mandò il tutto al generale Sericono; e dopo, postosi sopra una felluca superbamente addobbata, si portò egli stesso a ritrovarlo, mettendosi al rischio d’esser fatto ancor egli cattivo, e restare insieme col barone dì Solanto misera preda de’ Mori.

A veduta d’una sì nobile intrepidezza non potè far a meno il Bassa Sericono di non restar preso da gran meraviglia, e veduto avvicinarsi la felluca, ove
pei preziosi e superbi addobbi che l’ adornavano, suppose ritrovarsi qualche gran personaggio, (com’era in fatti,) diede ordine, che si arrestassero le galee, per dare a quel gran signore la dovuta udienza, e conoscere insieme la qualità d’ un soggetto così riguardevole. Arrivato Giacomo, andò Sericono ad accoglierlo su la poppa della sua galea con tratti di finissima gentilezza, porgendogli la mano, e lo condusse onorevolmente nella sua camera, ove finiti gli uffici di complimento, il Perollo offerì sé stesso, e tutta la città a quanto gli bisognasse, pregandolo ad accettare per allora quel poco rinfresco, che aveva potuto prontamente mettere in ordine, non lasciando fra questo mentre di porgere nelle mani d’un suo fidato una preziosissima borsa, con dentro una buonissima somma di moneta d’oro, acciocché la distribuisse alle ciurme di quella galea. Dopo questo pregò con tutta espressione il Bassà , che si degnasse di fargli l’ onore delle sue grazie, con liberare quel cavaliere prigioniero, per il dì cui riscatto gli esibiva tutta quella somma h
di danaro che avesse richiesta, oltre all’obbligo eterno, che gliene avria professato.
Restò il Bassà stordito a tanto grande generosità d’animo del Perollo, e mentre attendeva a chiamare ì capitani delle altre galee per tenere consìglio, Giacomo andava girando per quelle, gettandovi quantità di moneta, e facendo gridare dalla comitiva, che l’accompagnava: viva, viva il Bassà Sericono , e tutta la sua famosissima squadra.

Il Bassà, quantunque barbaro di natura, e poco avvezzo allo studio del ceremoniale della civile politica, nulladimeno era capacissimo de’ buoni tratti di cavalleria, e restando assai soddisfatto, non tanto per la splendidezza del donativo, quanto per la grandezza e generosità dell’animo del Perollo, che con tanta fiducia s’era assicuralo nelle sue mani, senza il salvo condotto, argomentò, che il Perollo era un cavaliere di alto concetto, e di grandezza piucchè sovrana. Onde restò cosi avvinto fra’ nodi de’ suoi cortesissimi tratti, che non solo gli concesse il cavaliere già fatto schiavo, ma ancora tutti gli altri dieci, che con esso erano stati ancora fatti schiavi, senza esiggerne alcuno riscatto, stabilendo di più per inviolabile legge, che nei  mari di Sciacca, incominciando da capo dì S. Marco, e terminando a capo bianco, a contemplazione del suo amore, mai avrebbe cattivato persona, né fatto danno veruno e che ognuno, che a caso in avvenire fosse stato preso dalle sue galee, lo avrebbe egli fatto restituire, postagli in fronte l’ insegna del merito del Perollo, affinchè come dalle di lui mani riconoscesse la sua libertà. Ciò detto il Bassa nel separarsi dal Perollo in segno della grande stima che egli di esso faceva, gli regalò un preziosissimo anello , coll’ ingasto d’ un finissimo diamante, incastrato a giro di grossi  smeraldi e rubini. Indi licenziati con mille onori i due baroni di Solanto e Pandolfina e fatto uno sparo festivo di artiglieria, moschetti, ed archibugi, si allontanarono continuando lo sparo da ambe le parti per tutto quel tratto. Arrivato a terra si aggiunsero i mortaretti della città, col Viva di tutto il popolo, in congratulazione della ricuperata libertà dell’amabilissimo barone di Solanto, il quale cattivò l’animo di tutti nel mostrare la sua spiritosa giovanezza imperturbabile a quel fatale accidente della sua cattività. Quindi, dimorato per qualche giorno in trattenimenti di giubilo con tutta la nobiltà di Sciacca, e specialmente col Perollo, a cui restò eternamente obbligato, si partì da Sciacca accompagnato con gran festa, per apportare colla sua presenza il sospirato consuolo a tutta la sua casa.

Singolare la circostanza della morte di Sinan avvenuta, come già detto nel giugno del 1544.
Le fonti dicono che in quell’anno Sinan dimorava a Suez e che il Barbarossa (altro celebre corsaro barbaresco e cognato di Sinan) fosse riuscito nell’opera di liberare il figlio di Sinan fatto schiavo dai cristiani quasi dieci anni prima. Sinan, quando si vide davanti il figlio sembra abbia provato una gioia tale da essere colto da un improvviso malore finendo per morire fra le braccia del figlio.

Lo scorso anno ad opera di Marcello Simoni, scrittore già vincitore del Premio Bancarella nel 2012 con “Il mercante di libri maledetti”, per i tipi della Newton Compton Editore viene pubblicato il romanzoL’isola dei monaci senza nome” che alla vicenda di Sinan e del figlio in qualche modo si ispira:

Il 12 luglio 1544 l’armata del corsaro ottomano Barbarossa mette sotto assedio le coste dell’isola d’Elba. Lo scopo è liberare il figlio ventenne del suo generale delle galee, Sinan il Giudeo, tenuto in ostaggio dal principe di Piombino. Ma il vero interesse del corsaro non è il ragazzo, ma il terribile segreto che egli custodisce. Il figlio di Sinan ha scoperto infatti di essere l’ultimo depositario di un mistero risalente ai tempi di Gesù e in grado di minare, se rivelato, le basi della fede cattolica. Ma il segreto del Rex Deus è stato occultato per oltre due secoli ed entrarne in possesso sarà tutt’altro che semplice. Il giovane dovrà seguire un’antica pista di indizi lasciata da un monaco templare, destreggiandosi tra rivalità di corsari, intrighi di corte e battaglie navali. E dovrà anche sventare il complotto della loggia dei Nascosti, intenzionata a impossessarsi dell’antico segreto.“.

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Quanti fossero interessati trovano qui il libro da comprare e un prequel ed un estratto da scaricare gratuitamente.