Depuratore di Castellammare del Golfo: è solo un avanti e indrè

Dice il sindaco Nicola Coppola:

Comunicato Stampa N 7c 16 Gennaio 2015

Depuratore.

Il sindaco Coppola: “Siamo in attesa della pre conferenza di servizi, che deve essere convocata dall’assessorato regionale Territorio e Ambiente” «Il tema “depuratore” è diventato cruciale nelle ultime settimane a dimostrazione del fatto che, aldilà delle polemiche, è forte la consapevolezza che su questa vicenda ci giochiamo un bel pezzo di futuro. Va chiarito che non ci sono decisioni politiche influenzanti le diverse scelte tecniche, bensì una progettazione preliminare che era finalizzata all’ottenimento del decreto di finanziamento arrivato quattro mesi dopo e costituito da complessi incartamenti. Va detto poi che compete al responsabile del procedimento, valutare motivatamente la necessità di integrare o di ridurre, in rapporto alla specifica tipologia e alla dimensione dell’intervento, i livelli di definizione e i contenuti della progettazione, salvaguardandone la qualità». Lo afferma il sindaco Nicolò Coppola, in riferimento al progetto sul depuratore. «Ad oggi siamo in attesa della pre conferenza di servizi, che deve essere convocata dall’assessorato regionale Territorio e Ambiente, al fine di arrivare al delicato momento dell’approvazione definitiva del progetto per procedere poi alla fase di appalto. In tal senso è già stata prodotta relazione istruttoria, da sottoporre alla commissione regionale, da parte dell’ingegnere capo dell’Ufficio del Genio Civile di Trapani, Salvatore Pirrone. Per usare una metafora ciclistica – prosegue il sindaco Nicolò Coppola- possiamo dire che tutta quella strada finora percorsa (dall’individuazione del sito alla progettazione) costituisce il tratto in pianura, adesso inizia il tratto in salita; tenendo conto che trattandosi di un sito sensibile bisognerà superare le difficoltà urbanistiche ed i numerosi vincoli finora non sufficientemente valutati. Abbiamo investito delle problematiche il consiglio comunale dove, a breve, approderà l’approvazione del progetto preliminare in variante allo strumento urbanistico. Mio malgrado la partita è ancora aperta, ma l’oggettiva complessità e le lungaggini dell’iter burocratico non possono dipendere né dal sindaco né dai suoi tecnici. Continueremo a lavorare con energia ed imprimere la forza necessaria affinchè la complessa macchina così avviata, non rallenti. Discorso delicato resta il depuratore di Scopello per il quale il sito individuato nel P.R.G. va cambiato avendo il parere negativo della Sovrintendenza per cui l’approvazione dovrà seguire la prassi della variante di opera pubblica».“.

Dall’altro invece il precedente sindaco, Ingegnere Marzio Bresciani, dice in sostanza, in questa intervista a Riccardo Galatioto, che le cose sono state rese complicate dall’attuale amministrazione, che avrebbe vanificato il lavoro, da lui e dalla sua amministrazione, svolto in precedenza.

Come commento conclusivo un vecchio pezzo di Nilla Pizza dei tempi della radio. Ci sta tutto, in fondo, per le cose importanti, qui è sempre un “Avanti e indrè”.

Riprendono i lavori del porto: toccarsi please !

L’assessore regionale alle Infrastrutture, Nico Torrisi, ha annunciato oggi che non ci sono più ostacoli burocratici per la ripresa dei cantieri per entrambi i lotti di lavori dell’area portuale.

Il primo lotto sospeso per il sequestro dei lavori per l’utilizzo di cemento depotenziato sarà eseguito dalla medesima ditta che aveva eseguito le precedenti opere la CO.VE.CO. quella coinvolta nella recente indagine sul MO.SE.
Resta da realizzare ancora un trenta per cento circa del totale dei lavori preventivati per un ammontare di sette milioni di euro circa.

L’ulteriore prosieguo dei lavori, il cosiddetto secondo lotto, era stato aggiudicato in un primo tempo ad un’ATI (Associazione temporanea di Imprese) costituita da COMES TIGULLIO di Chiavari (Ge), CA.TI.FRA srl di Barcellona Pozzo di Gotto (Me), SEICON srl di Castellammare del Golfo (TP) e CO.GE.TA. srl di Trapani, quest’ultima oggetto di sequestro perchè nella disponibilità di Vito Tarantolo e tramite lui (è la convinzione degli inquirenti) in quelle di Matteo Messina Denaro.

Pertanto dopo la rinuncia dell’ATI aggiudicataria i lavori sono stati aggiudicati alla ditta che seguiva in graduatoria. In questo caso i lavori sono pari a circa quindici milioni e mezzo di euro.

Alla conferenza era presente l’onorevole MImmo Turano.

toccarsi

 

Dicono che… e allora “E Semu Ccà” !

Si, dicono qui che pochi giorni fa (9 c.m.), sono state rinviate le operazioni di gara relative all’appalto per i lavori di riqualificazione della Villa Comunale Regina Margherita. Considerato che di questi lavori si era già detto qui il tre settembre 2013 per sottolineare, con garbo, un certo stile da faccia di bronzo nella comunicazione, sottolineatura ribadita, sempre con il medesimo garbo, anche qui, ora stanchi di sottolineare, ci si limita a un sicilianissimo “E Semu Ccà” per la voce e l’interpretazione del validissimo cantautore siciliano Francesco Giunta.

Porto di Castellammare: cosa ne pensa la “ggente” !

A proposito della ripresa dei lavori per la costruzione del porto di Castellammare, si rileva in questa sede che nel corso di queste festività natalizie, si è potuto verificare che tra la “ggente” locale esistono almeno tre correnti di pensiero.

La prima corrente di pensiero o degli “ottimisti”, ritiene fiduciosamente doversi attendere i necessari tempi burocratici per la ripresa dei lavori e con ancor maggior fiducia attendere la conclusione dei lavori, che viene data per inevitabile, il collaudo e la messa in funzione, con tutti i benefici conseguenti per i castellammaresi e per l’hinterland ricco di vogliosi “piedi asciutti” vogliosi di cimentarsi con l’arte nautica.

Opinione condivisibile che alimenta la speranza di un futuro migliore.

La seconda corrente di pensiero che chiameremo degli “scettici” racchiude ahinoi, tutto il millenario pessimismo siculo, quale risulta dal succedersi delle dominazioni sull’Isola, per in definitiva concludere che: i lavori non riprenderanno nel 2014 e nemmeno negli anni successivi, ove mai si verificasse la remotissima ipotesi di una riprese dei lavori questi sarebbero prima o poi interrotti per questa, quella e/o quell’altra ragione, vuoi tu da, Finanza, Carabinieri, DIA, Unione Europea. Per non dire della inevitabile compromissione di quanto già realizzato per l’azione combinata di maltempo e scarsa qualità dei lavori.

Opinione questa pur essa condivisibile che ci richiama ad un “sano” e consapevole realismo.

La terza corrente di pensiero che chiameremo degli “scientifici catastrofisti”, appare minoritaria, ma portatrice di un ragionamento che tende a negare l’utilità stessa dell’opera alla luce dei cambiamenti climatici in atto.

Come è noto nei poli si concentra il 10% dell’acqua presente su tutta la superficie terrestre. I cambiamenti climatici con l’innalzamento delle temperature ne provocano lo scioglimento e la loro espansione nei mari con il conseguente innalzamento del livello degli stessi.
Ogni anno, avvertono gli esperti, i ghiacciai si ritirano di 17,8 centimetri, espressione di un aumento delle temperature, rispetto agli inizi del XX secolo, di 0,5° Celsius.
Alla fine del processo di scioglimento dei ghiacciai il livello dei mari – se nulla dovesse cambiare – si alzerà di circa 66 metri.
La geografia, allora cambierà radicalmente, portando per esempio in Europa alla scomparsa di diversi paesi, come Belgio, Olanda e Danimarca.
In Italia la Pianura padana sarebbe totalmente sommersa (non solo, dunque, Venezia), così come tutte le zone costiere.
La Puglia sarebbe divisa a metà, facendo della zona salentina un’isola.
Per ciò che riguarda Castellammare del Golfo il mare si alzerebbe, per dare un termine facilmente identificabile, metro più metro meno a livello del campo di gioco dell’attuale campo sportivo comunale.

Ghiacciai

In tale prospettiva ed in considerazione che l’innalzamento di circa un metro e mezzo, tale da rendere inutili le opere, potrebbe richiedere tra i tre e i cinque secoli e che non è detto che in tale lasso di tempo le opere saranno ultimate e disponibili per l’utilizzo (in questo gli “scientifici catastrofisti” la pensano allo stesso modo degli “scettici”) gli “scientifici catastrofisti” concludono facendo appello alla nostra sensibilità in materia di risparmio e di finanza pubblica, chiedendosi se non sia uno spreco di denaro dei contribuenti la realizzazione di un’opera, tutto sommato, destinata ad essere sommersa e in definitiva inutile.

Anche questa per quanto paradossale tuttavia è una opinione ben argomentata e degna di considerazione.

E voi a quale corrente di pensiero vi sentite più vicini ?

Avessero dato retta a Herman Sörgel il porto di Castellammare non sarebbe stato più un problema

E’ un fatto che, sul finire di questo piovoso novembre del 2013, di ripresa dei lavori di costruzione del porto di Castellammare del Golfo non c’è ancora traccia.
Anzi in un articolo comparso su Malitalia dal titolo “Trapani appalto ad azienda chiacchierata” si avanzano dei dubbi sulla Ca.Ti.Fra srl di Barcellona Pozzo di Gotto (il cui nome è l’acronimo di Calabrese Tindaro e Francesco, imprenditori originari appunto di Barcellona Pozzo di Gotto), azienda di cui si parla più volte nei carteggi dell’operazione antimafia “Gotha 3” realizzata dai carabinieri del Ros di Messina nel luglio dello scorso anno, (pur non essendo la medesima impresa o i suoi titolari tra gli indagati) e facente parte dell’ATI (associazione temporanea di imprese) costituita da COMES TIGULLIO di Chiavari (Ge), CA.TI.FRA srl di Barcellona Pozzo di Gotto (Me), SEICON srl di Castellammare del Golfo (TP) e CO.GE.TA. srl di Trapani, aggiudicataria dei lavori riguardanti lo stralcio di completamento del porto di Castellammare del Golfo che l’articolo dà, erroneamente, come realizzati.
In precedenza un’altra impresa facente parte dell’ATI, la CO.GE.TA. era stata oggetto di sequestro perchè nella disponibilità di Vito Tarantolo e tramite lui, è convinzione degli inquirenti, in quelle di Matteo Messina Denaro.
Anche la prosecuzione dei lavori del primo stralcio, già oggetto di sequestro e parzialmente dissequestrati, è avvolta nella nebbia.

Ma si diceva di Herman Sörgel. In tanti immagino vi chiederete chi era costui e cosa possa avere a che fare, un architetto tedesco del secolo scorso (perchè tale era), con Castellammare del Golfo ed il suo porto.

Diciamo subito che il tizio era un geniaccio, e come tutti i geniacci un po’ utopista e folle.

Herman Sörgel nacque a Ratisbona il 2 aprile 1885 e fu architetto e filosofo. Sörgel proveniva da una famiglia di tecnici. Il padre fu un pioniere nel campo della costruzione delle centrali idroelettriche in Baviera. Lui in quanto architetto fu parte del movimento espressionista (Bauhaus) e come filosofo si occupò di teoria spaziale e di questioni geopolitiche.

Con tali premesse, nel 1928 Sörgel presentò il progetto di Atlantropa, progetto che prevedeva di isolare il mar Mediterraneo chiudendo gli stretti di Gibilterra, Suez e Dardanelli.
L’evaporazione delle acque così circoscritte, ne avrebbe abbassato il livello al ritmo di circa 1,6 metri annui, processo che il progetto prevedeva fosse velocizzato con l’ausilio di apposite pompe idrauliche.
Altre dighe sarebbero dovute sorgere tra Tunisia, Sicilia e Italia, aree che sarebbero rimaste quasi unite grazie all’abbassamento delle acque. Queste dighe avrebbero diviso il Mediterraneo occidentale da quello orientale; il primo sarebbe stato abbassato di circa 100 metri, il secondo di altri 100 per un totale di 200 metri.

Uno degli effetti che si voleva ottenere era quello di rendere possibile collegare via terra Berlino a Cape Town per il tramite della Sicilia che sarebbe stata collegata alla Tunisia con un ponte e di rendere disponibili nuove terre per una superfice di circa 576.000 km2.

L’insieme delle trasformazioni conseguenti all’attuazione del progetto di Sörgel avrebbe reso Castellammare del Golfo, nel giro di pochi decenni una città di terra, ed il relitto del porto una testimonianza di un passato, non proprio glorioso.

Atlantropa

Qui la voce di Wikipedia relativa ad Atlantropa che dà conto delle “buone intenzioni” del suo ideatore.

E qui un video che illustra il come ed il perchè del progetto.

Trapani, sindaco ed ex sindaco ai ferri corti

Questo è solo l’ultimo atto di uno scontro che va avanti ormai da tempo e dai toni sempre più esasperati.

A seguire il video del sindaco di Trapani Vito Damiano in cui il sindaco illustra lo stato di avanzamento di alcuni progetti relativi a barriera di protezione mura di tramontana, centro integrazione per immigrati ecc.

e qui la risposta al video affidata ad un comunicato stampa dell’ex sindaco (ed attualmente deputato regionale) Girolamo Fazio sintetizzata nella perentoria affermazione : “NON SA NEANCHE DI COSA PARLA”.

“Il Sindaco Damiano si affida alla comunicazione attraverso il canale You tube per dare informazioni che rivelano la sua assoluta non conoscenza dello stato dei procedimenti e dei lavori, sfuggendo da qualsiasi forma di contraddittorio e dalla possibilità che qualcuno gli ponga domande.
Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da rabbrividire sentendo cosa dice e pensando che in un anno non abbia ritenuto di doversi informare su quella che dovrebbe essere la sua attività amministrativa”.

“In una delle sue esternazioni parla di alcuni dei progetti e dei finanziamenti che gli sono stati lasciati dalla precedente amministrazione, ignorandone altri. Forse perché non li conosce o perché sono stati accantonati?
Ed anche quando parla dei progetti finanziati si lascia andare ad un cumulo di corbellerie.
Sulle opere a difesa della fascia costiera dice che il finanziamento è stato erogato dal Ministero dell’Interno. Peccato che in realtà sia stato erogato dal Ministero dell’Ambiente.
Ma fosse solo questa l’inesattezza, ci si potrebbe passare sopra. Quello che è grave è che afferma di avere concordato con l’impresa aggiudicataria dei lavori l’inizio degli stessi nel 2015. Ma non esiste un’impresa aggiudicataria dei lavori, perché al momento si è nella fase della progettazione ed il progetto deve essere ancora approvato definitivamente. Poi si potrà procedere alla gara d’appalto per l’affidamento dei lavori e dopo l’aggiudicazione si potranno iniziare i lavori stessi. Quindi il sindaco non può avere concordato nulla con nessuno, perché non c’è ancora l’impresa che deve realizzare i lavori.
Sul parcheggio multipiano, la gara per i lavori è stata aggiudicata l’anno scorso. Dice di avere deciso di ritardarne l’inizio per non incidere sul patto di stabilità. Non dice che ritardando l’inizio dei lavori fa rischiare all’Amministrazione di perdere un finanziamento di sei milioni di euro. Non è affatto vero che non si possono fare lavori se non si è rispettato il patto di stabilità. Basta programmare, stabilire le priorità, evitare di erogare, come ha fatto questa Amministrazione, finanziamenti superflui e, questo sì, stabilire il percorso per procedere ai pagamenti, guardando alla programmazione pluriennale. Ma tutto questo, rimanendo chiusi all’interno della propria stanza, disinteressandosi e non parlando con nessuno, non si può fare.
Il sindaco ha poi sostenuto che, sempre per lo sforamento del patto di stabilità, non ha potuto fare un’altra serie di interventi ordinari. Anche in questo caso, non funziona così. La pulizia della città, la cura del verde, l’eliminazione delle sterpaglie si fanno con personale comunale o con la Trapani Servizi. Anche per la copertura delle buche stradali si può procedere allo stesso modo, invece di fare rischiare la vita alle persone e danni economici all’Ente per i risarcimenti richiesti. Si tratta di spesa corrente, non di spese per investimenti. Non c’entra con il patto.
Afferma ancora che se si rispetta il patto si può assumere personale qualificato. A parte che mi chiedo se al Comune vi sia personale squalificato e quando sia diventato tale, visto che lo stesso personale con la precedente amministrazione effettuava quegli interventi che ora il sindaco dice di non poter fare, c’è da informarlo che è stato stabilito il blocco delle assunzioni e quindi non può assumere nessun nuovo personale. Mi pare come quando è andato a dire ai sindacati che i dipendenti della ditta che si occupava della raccolta differenziata potevano essere assunti da Trapani Servizi, cosa questa assolutamente impossibile.
In definitiva, il sindaco ha deciso di utilizzare la comunicazione su youtube, come dice lui senza “intermediazioni informative distorte”, per parlare a senso unico e fuggire ancora una volta dal confronto quotidiano con i cittadini, senza rischiare che qualcuno lo smentisca o cerchi semplicemente di comprendere meglio. E’ lui che ha deciso di offrire una informazione distorta e bugiarda, che mostra ancora una volta come non sappia neanche di cosa stia parlando. E questo, se poteva essere compreso nei primi mesi di amministrazione, ora non ammette giustificazioni”.

Castellammare, affidiamoci a Magritte

Proviamoci con Magritte

Proviamoci con Magritte

In fondo, anche in questo caso è stato il “noir” ad ispirare l’opera.
Fu infatti un celebre racconto “noir” di Anne Radcliffe, scrittrice attratta dal soprannaturale, amante di rovine e fantasmi, ad ispirare il titolo del dipinto.
E non sono forse le rovine esse stesse della medesima natura dell’incompiuto, di quell’eterno incompiuto che è il porto di Castellammare ?
Ed ancora non è forse anche qui il pensiero corrente rappresentato dal castello, fondato (la roccia) sulll’infondabile (il cielo) quale metafora delle scelte compiute, in nome della cultura corrente, in questo mare dalla grande onda in movimento, cangiante, fluida, e metafora di un continuo divenire non risolto ?
E poi tutto l’insieme, bloccato in una sorta di istantanea di una realtà tanto immobile quanto irreale, ditemi, se non è il ritratto di Castellammare e dei suoi abitanti.
Si. Si può fare !

Le chateau des Pyrénées (Il castello dei Pirenei)
René Magritte – Olio su tela del 1961 (200,3 x 145 cm) -Israel Museum di Gerusalemme

Committente dell’opera fu il celebre avvocato internazionale newyorchese Harry Torczyner, colto amatore d’arte, che fu per dieci anni un amico sincero e costante per l’artista, al quale richiese, appunto, nell’ottobre 1957 un suo dipinto per nascondere nel proprio ufficio un angolo. Scartata l’idea del ritratto della moglie, Torczyner scelse uno dei tre schizzi inviatigli dal pittore, quello con un castello di pietra su una pietra nella notte, aggiungendo che le proprie preferenze sarebbero andate al vederlo aleggiare al di sopra di un mare tempestoso, cupo come il Mare del Nord della propria gioventù, ma in un cielo chiaro come il cielo de ‘L’impero delle luci’, perché dal cupo oceano sorgesse la roccia come speranza coronata dal castello.

Porto di Castellammare: l’amministrazione è fiduciosa

Ora si che possiamo stare tranquilli !

Porto. Il sindaco Marzio Bresciani: “La Regione non ci faccia perdere i fondi. Rimaniamo fiduciosi

«Già ieri abbiamo preso contatto con i dirigenti regionali per chiedere spiegazioni in merito alla notizia, appresa dalla stampa, che l’Unione Europea ha congelato 220 milioni di euro di Fondi Por, tra i quali rientrano anche i lavori per il porto di Castellammare». Lo afferma il sindaco Marzio Bresciani, che prosegue: «A fine ottobre, alla Regione, quando c’è stato l’audit dei revisori della Commissione Europea, abbiamo avuto sentore che si presentassero ulteriori problemi. Da quel momento abbiamo seguito sempre da vicino l’evolversi della situazione. Chiediamo con forza che la Regioni attui tutte le procedure perché i fondi non vengano definitivamente bloccati e ci consenta di non perdere i fondi destinati ad un’opera di fondamentale importanza per l’economia cittadina, che ha già subìto troppe vicissitudini e lungaggini burocratiche. Rimaniamo fiduciosi anche perché, con rassicurazioni verbali, ci dicono che il porto di Castellammare sarà completato».

IL PORTAVOCE DEL SINDACO
(Annalisa Ferrante)

Porto di Castellammare del Golfo, mettiamoci una pietra sopra, ma grossa però !

Dicono che la UE abbia bloccato anche i fondi per il porto di Castellamare del Golfo… dicono per irregolarità e violazioni di legge.
A occhio e croce e senza leggere le carte, visto che i lavori erano già sotto sequestro, non avrebbe potuto essere finanziato il secondo stralcio, in quanto i relativi lavori non erano immediatamente cantierabili.

L’Ue blocca 220 milioni di fondi Por per la Sicilia

L’Ue blocca 220 milioni di euro di fondi Por destinati alla Sicilia per irregolarità e violazioni di legge, commesse dal dipartimento regionale per la Programmazione della Regione che dipende direttamente dalla Presidenza. Come scrive oggi “Il Fatto Quotidiano”, una corposa relazione, all’inizio di quest’anno, è giunta sul tavolo di Palazzo d’Orleans ma soprattutto dei ministeri romani, e ha annunciato il blocco ai finanziamenti.
Sei ispettori inviati da Bruxelles, il 24 ottobre scorso, in appena quattro giorni, durante un controllo peraltro ampiamente previsto, hanno riscontrato irregolarità nelle pratiche ammesse ai finanziamenti. Come successo in quella per l’allargamento del porto di Castellammare del Golfo: è stato rinvenuto un verbale di sequestro del cantiere ad opera della Guardia di Finanza. La relazione degli ispettori punta il dito contro la Regione e parla di “carenze significative nel funzionamento dei sistemi di gestione e controllo, tali da giustificare l’interruzione dei termini di pagamento”.
Una bacchettata in piena regola, che riguarda anche mancati controlli su alcuni appalti pubblici e non solo: “I servizi della commissione – si legge nella relazione – hanno osservato che le verifiche di gestione effettuate su spese superiori a 50 milioni di euro erano parziali o inadeguate”. Adesso la Regione avrà due mesi di tempo per correre ai ripari ed evitare che il blocco si trasformi in un taglio delle risorse.

da Live Sicilia.It

Se invece di chiamarsi Jobs si fosse chiamato Lavori …

e fosse nato a Napoli, per Antonio Menna, forse sarebbe andata così:

“Steve Jobs è cresciuto a Mountain View, nella contea di Santa Clara, in California. Qui, con il suo amico Steve Wozniak, fonda la Apple Computer, il primo aprile del 1976. Per finanziarsi, Jobs vende il suo pulmino Volkswagen, e Wozniak la propria calcolatrice. La prima sede della nuova società fu il garage dei genitori: qui lavorarono al loro primo computer, l’Apple I. Ne vendono qualcuno, sulla carta, solo sulla base dell’idea, ai membri dell’Homebrew Computer Club. Con l’impegno d’acquisto, ottengono credito dai fornitori e assemblano i computer, che consegnano in tempo. Successivamente portano l’idea ad un industriale, Mike Markkula, che versa, senza garanzie, nelle casse della società la somma di 250.000 dollari, ottenendo in cambio un terzo di Apple. Con quei soldi Jobs e Wozniak lanciano il prodotto. Le vendite toccano il milione di dollari. Quattro anni dopo, la Apple si quota in Borsa.

Mettiamo che Steve Jobs sia nato in provincia di Napoli. Si chiama Stefano Lavori. Non va all’università, è uno smanettone. Ha un amico che si chiama Stefano Vozzini. Sono due appassionati di tecnologia, qualcuno li chiama ricchioni perchè stanno sempre insieme. I due hanno una idea. Un computer innovativo. Ma non hanno i soldi per comprare i pezzi e assemblarlo. Si mettono nel garage e pensano a come fare. Stefano Lavori dice: proviamo a venderli senza averli ancora prodotti. Con quegli ordini compriamo i pezzi.

Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo. Bussano alle imprese: “volete sperimentare un nuovo computer?”. Qualcuno è interessato: “portamelo, ti pago a novanta giorni”. “Veramente non ce l’abbiamo ancora, avremmo bisogno di un vostro ordine scritto”. Gli fanno un ordine su carta non intestata. Non si può mai sapere. Con quell’ordine, i due vanno a comprare i pezzi, voglio darli come garanzia per avere credito. I negozianti li buttano fuori. “Senza soldi non si cantano messe”. Che fare? Vendiamoci il motorino. Con quei soldi riescono ad assemblare il primo computer, fanno una sola consegna, guadagnano qualcosa. Ne fanno un altro. La cosa sembra andare.

Ma per decollare ci vuole un capitale maggiore. “Chiediamo un prestito”. Vanno in banca. “Mandatemi i vostri genitori, non facciamo credito a chi non ha niente”, gli dice il direttore della filiale. I due tornano nel garage. Come fare? Mentre ci pensano bussano alla porta. Sono i vigili urbani. “Ci hanno detto che qui state facendo un’attività commerciale. Possiamo vedere i documenti?”. “Che documenti? Stiamo solo sperimentando”. “Ci risulta che avete venduto dei computer”.

I vigili sono stati chiamati da un negozio che sta di fronte. I ragazzi non hanno documenti, il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, si appara tutto. Gli danno il primo guadagno e apparano.

Ma il giorno dopo arriva la Finanza. Devono apparare pure la Finanza. E poi l’ispettorato del Lavoro. E l’ufficio Igiene. Il gruzzolo iniziale è volato via. Se ne sono andati i primi guadagni. Intanto l’idea sta lì. I primi acquirenti chiamano entusiasti, il computer va alla grande. Bisogna farne altri, a qualunque costo. Ma dove prendere i soldi?

Ci sono i fondi europei, gli incentivi all’autoimpresa. C’è un commercialista a Napoli che sa fare benissimo queste pratiche. “State a posto, avete una idea bellissima. Sicuro possiamo avere un finanziamento a fondo perduto almeno di 100mila euro”. I due ragazzi pensano che è fatta. “Ma i soldi vi arrivano a rendicontazione, dovete prima sostenere le spese. Attrezzate il laboratorio, partire con le attività, e poi avrete i rimborsi. E comunque solo per fare la domanda dobbiamo aprire la partita Iva, registrare lo statuto dal notaio, aprire le posizioni previdenziali, aprire una pratica dal fiscalista, i libri contabili da vidimare, un conto corrente bancario, che a voi non aprono, lo dovete intestare a un vostro genitore. Mettetelo in società con voi. Poi qualcosa per la pratica, il mio onorario. E poi ci vuole qualcosa di soldi per oliare il meccanismo alla regione. C’è un amico a cui dobbiamo fare un regalo sennò il finanziamento ve lo scordate”. “Ma noi questi soldi non ce li abbiamo”. “Nemmeno qualcosa per la pratica? E dove vi avviate?”.

I due ragazzi decidono di chiedere aiuto ai genitori. Vendono l’altro motorino, una collezione di fumetti. Mettono insieme qualcosa. Fanno i documenti, hanno partita iva, posizione Inps, libri contabili, conto corrente bancario. Sono una società. Hanno costi fissi. Il commercialista da pagare. La sede sociale è nel garage, non è a norma, se arrivano di nuovo i vigili, o la finanza, o l’Inps, o l’ispettorato del lavoro, o l’ufficio tecnico del Comune, o i vigili sanitari, sono altri soldi. Evitano di mettere l’insegna fuori della porta per non dare nell’occhio. All’interno del garage lavorano duro: assemblano i computer con pezzi di fortuna, un po’ comprati usati un po’ a credito. Fanno dieci computer nuovi, riescono a venderli. La cosa sembra poter andare.

Ma un giorno bussano al garage. E’ la camorra. Sappiamo che state guadagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. “Come sarebbe?”. “Pagate, è meglio per voi”.

Se pagano, finiscono i soldi e chiudono. Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage. Se vanno alla polizia e li denunciano, se ne devono solo andare perchè hanno finito di campare. Se non li denunciano e scoprono la cosa, vanno in galera pure loro.

Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare le attività. Il finanziamento dalla Regione non arriva, i libri contabili costano, bisogna versare l’Iva, pagare le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista preme, i pezzi sono finiti, assemblare computer in questo modo diventa impossibile, il padre di Stefano Lavori lo prende da parte e gli dice “guagliò, libera questo garage, ci fittiamo i posti auto, che è meglio”.

I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro sogno nel cassetto. Diventano garagisti.

La Apple in provincia di Napoli non sarebbe nata, perchè saremo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più.”