Sospesi tra il dire ed il fare abbiamo fatto il nove di novembre 2014

Nel frattempo che “gli anni passano, i bimbi crescono, le mamme imbiancano *” noi ci godiamo lo spettacolo solenne e magnifico dell’immobilità !

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* La citazione è tratta dalla celebre canzone “Tutte le mamme” presentata al Festival di Sanremo del 1954, qui nell’esecuzione di Giorgio Consolini.

Per ulteriori informazioni sul porto di Castellammare del Golfo invece e sulle vicende relative alla sua costruzione, cliccate
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Castellammare del Golfo: sequestrato complesso turistico

Mafia, sequestrato complesso turistico a Scopello

PALERMO. La Guardia di finanza di Palermo ha sequestrato un complesso turistico nella localita’ balneare di Scopello, frazione di Castellammare del Golfo in provincia di Trapani, composto da 12 mini appartamenti, parcheggi, aiuole e spazi comuni per l’intrattenimento, del valore di circa 40 milioni di euro, in esecuzione di un provvedimento emesso dal Tribunale di Trapani.
Il provvedimento riguarda Antonino Palmeri, imprenditore di 65 anni, condannato nel ’98 per associazione di stampo mafioso e danneggiamento aggravato dal metodo mafioso, appartenente alla cosca di Alcamo-Castellammare.
Il sequestro segue altri due provvedimenti emessi dal Tribunale di Trapani nei confronti del mafioso, tra la fine del 2012 e gli inizi del 2013, che riguardavano società ed attività di bar-pasticceria a Castellammare del Golfo, intestate ai familiari dell’imprenditore, a cui quest’ultimo avrebbe trasferito, solo formalmente, la titolarità, per un valore complessivo di circa 7 milioni di euro.
Le indagini dalle Fiamme gialle avevano evidenziato che ”mediante cessioni di rami d’azienda e diversi cambi di gestione delle attività commerciali, i figli dell’imprenditore, pur in presenza di limitate capacità reddituali autonome, avevano negli anni realizzato diversi investimenti, finalizzati anche alla costruzione del complesso turistico sequestrato. Secondo la Gdf il genitore continuava ad esercitare di fatto il controllo sulle aziende.
Dal precedente sequestro – che aveva, tra l’altro, colpito anche la società che gestiva il complesso turistico – erano rimaste escluse le strutture e i fabbricati esistenti sui terreni, perchè …

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Ri-dissequestrato il porto di Castellammare ri-ri-ri-ri-ri-ri-prendono i lavori

La ripresa dei lavori per la messa in sicurezza del porto di Castellammare è una notizia che ci riempie di gioia. Le indagini della Procura della Repubblica di Trapani ovviamente proseguono ma il dissequestro del cantiere consente di mettere in sicurezza le opere già realizzate. Vogliamo un porto sicuro e, nel ringraziare la Magistratura per il dissequestro, avvenuto in tempi celeri, ed il Prefetto di Trapani, Dottor Stefano Trotta, per l’interessamento, ribadiamo la nostra collaborazione e fiducia agli inquirenti per il prosieguo delle indagini”, questo quanto dichiarato dal sindaco Marzio Bresciani, appresa la notizia del dissequestro del cantiere.disse dopo il primo parziale dissequestro del luglio 2010 il sindaco dell’epoca Ingegnere Marzio Bresciani.

Ma passò un giorno e passò un altro e il prode Anselmo* continuò a non tornare per non essersi accorto che nell’elmo c’era in fondo un forellin.

Oggi 29 novembre 2013 apprendiamo da uno “status” della pagina facebook del sindaco “Nicola Coppola per Castellammare” che le aree sono stati ri-dissequestrate e che ri-ri-ri-ri-ri-ri-prendono i lavori:

UNA ATTESA POSITIVA NOTIZIA CHE PUO’ CAMBIARE IL FUTURO DI CASTELLAMMARE

Il sindaco Nicolò Coppola ha il piacere di comunicare alla cittadinanza tutta che la Procura della Repubblica, presso il Tribunale di Trapani, con una nota del 28 Novembre 2013, ha disposto il dissequestro e la restituzione all’avente diritto degli accropodi e delle aree in sequestro, relative al cantiere per la messa in sicurezza del porto di Castellammare del Golfo, attualmente fino ad oggi in stato di sequestro, delegando la tenenza della Guardia di Finanza di Alcamo, alle procedure di esecuzione, con facoltà di sub-delega, per permettere al Responsabile del Genio Civile di Trapani del C.T. ing Angelo Infantino, le più idonee modalità di ripresa dei lavori portuali nella loro più ampia interezza.
Una notizia di grande positività che, come dichiarato dal Sindaco, può dare vigore, energia e ripresa alle attività infrastrutturali del territorio. A puro titolo di cronaca la vicenda in oggetto, annosa e per molto tempo in stato di stallo, inizia con un verbale di sequestro del 7 Maggio 2010.
Le lunghe attività, necessarie, dovute e delicate da parte della Procura della Repubblica di Trapani, hanno di fatto bloccato i lavori paralizzando un settore produttivo della nostra città.
Finalmente i lavori del porto ripartono, con la gioia del Sindaco , di tutta l’ amministrazione comunale, di tutta la Città di Castellammare, delle imprese e dei lavoratori interessati“.

Anche noi ne siamo contenti, per quanto visti i tempi e la storia recente della realizzazione di opere pubbliche di questo tipo in questo territorio, (vedi lavori del porto di Balestrate nonchè di questo di Castellammare), per esultare attenderemo pazientemente il collaudo delle opere.
Anche perchè vorremmo essere sicuri che l’elmo del prode Anselmo fosse stato nel frattempo riparato.

* Nota su “La partenza del crociato”, ovvero “Il prode Anselmo” di Giovanni Visconti Venosta (1856)

Passa un giorno, passa l’altro
Mai non torna il prode Anselmo,
Perché egli era molto scaltro
Andò in guerra e mise l’elmo…”

Mise l’elmo sulla testa
Per non farsi troppo mal
E partì la lancia in resta
A cavallo d’un caval.

La sua bella che abbracciollo
Gli diè un bacio e disse: Va!
E poneagli ad armacollo
La fiaschetta del mistrà.

Poi, donatogli un anello
Sacro pegno di sua fé,
Gli metteva nel fardello
Fin le pezze per i piè.

Fu alle nove di mattina
Che l’Anselmo uscia bel, bel,
Per andare in Palestina
A conquidere l’Avel.

Né per vie ferrate andava
Come in oggi col vapor,
A quei tempi si ferrava
Non la via ma il viaggiator.

La cravatta in fer battuto
E in ottone avea il gilè,
Ei viaggiava, è ver, seduto
Ma il cavallo andava a piè.

Da quel dì non fe’ che andare,
Andar sempre, andare andar…
Quando a piè d’un casolare
Vide un lago, ed era il mar!

Sospettollo… e impensierito
Saviamente si fermò.
Poi chinossi, e con un dito
A buon conto l’assaggiò.

Come fu sul bastimento,
Ben gli venne il mal di mar,
Ma l’Anselmo in un momento
Mise fuori il desinar.

La città di Costantino
Nello scorgerlo tremò
Brandir volle il bicchierino
Ma il Corano lo vietò.

Pipe, sciabole, tappeti,
Mezze lune, jatagan,
Odalische, minareti,
Già imballati avea il Sultan.

Quando presso ai Salamini
Sete ria incominciò,
E l’Anselmo coi più fini
Prese l’elmo, e a bere andò.

Ma nell’elmo, il crederete?
C’era in fondo un forellin
E in tre dì morì di sete
Senza accorgersi il tapin.

Passa un giorno, passa l’altro,
Mai non torna il guerrier
Perch’egli era molto scaltro
Andò in guerra col cimier.

Col cimiero sulla testa.
Ma sul fondo non guardò
E così gli avvenne questa
Che mai più non ritornò.”

Le mani di Matteo Messina Denaro sul porto di Trapani, il ruolo di Antonio D’Alì

“IL RUOLO DI ANTONIO D’ALÌ, EX PRESIDENTE DELLA PROVINCIA
Trapani e i maxi appalti per la Coppa America
Sequestrata una parte del porto: sarebbe stato costruito da imprenditori legati al boss Matteo Messina Denaro

Una parte del porto di Trapani sarebbe stato costruito da imprenditori legati al boss latitante di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro. Per questo il questore ha ottenuto dal tribunale il sequestro di una parte dello scalo marittimo oltre a diverse società che – attraverso prestanome – sarebbero riconducibili al mafioso più ricercato d’Italia. E perché l’appalto da 46 milioni di euro assegnato in vista della regata del 2005 della “America’s cup” sarebbe stato pilotato proprio dalle cosche. Si tratta di un provvedimento giudiziario clamoroso, che non ha precedenti. Al centro delle indagini condotte da Giuseppe Linares ci sono Francesco e Vincenzo Morici, titolari di numerose aziende e risultati in legami strettissimi con Messina Denaro. E nelle carte processuali è ben delineato anche il ruolo di Antonio D’Alì, ex presidente della provincia di Trapani ed ex sottosegretario nel governo Berlusconi, attualmente sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa.
Fiorenza Sarzanini

da Corriere.it

“Mafia, scoperte altre società di Messina Denaro
Scatta un sequestro di beni da 30 milioni di euro
Polizia e Guardia di finanza hanno individuato un reticolo di imprese che sarebbero riconducibili all’ultimo grande latitante di mafia. Gli interessi del padrino trapanese nei lavori all’interno dei porti
di SALVO PALAZZOLO

Dal 1993 sembra imprendibile, ma continua a fare affari in Italia e all’estero. Il superlatitante trapanese Matteo Messina Denaro ha escogitato un nuovo lucroso business, quello dei lavori all’interno dei porti. Ne sono convinti gli investigatori della Divisione Anticrimine della questura di Trapani e i finanzieri del nucleo di polizia tributaria: questa mattina, hanno fatto scattare un sequestro da trenta milioni di euro, che riguarda l’impero di due insospettabili imprenditori edili siciliani, Francesco e Vincenzo Morici, padre e figlio, ufficialmente i titolari di cinque società che gestiscono appalti importanti. L’ultimo, all’interno del porto di Trapani, riguarda una ristrutturazione da 40 milioni di euro, aggiudicata a un’associazione temporanea di imprese di cui fa parte anche la “Società italiana dragaggi spa”, un vero colosso nel settore.

Il provvedimento “di sequestro anticipato ai fini di confisca” firmato dalla sezione Misure di prevenzione di Trapani sostiene adesso che i Morici farebbero parte del “cartello” di imprese legate al latitante Matteo Messina Denaro. Le indagini dicono che i Morici furono utilizzati prima dal vecchio capomafia di Trapani, Vincenzo Virga, poi dopo il suo arresto, dal reggente che lo sostituì, Francesco Pace. Con la benedizione di Messina Denaro, che era interessato al condizionamento degli appalti più importanti della provincia.

Le indagini – coordinate da Giuseppe Linares, il dirigente di polizia che per anni ha dato la caccia al superlatitante –
hanno ricostruito il reticolo societario che faceva capo ai Morici: è costituito soprattutto da imprese costituite a Roma. Il sequestro è stato disposto per la “Morici Francesco e c. sas”, la “Morici immobiliare”, la “Coling spa”, l’impresa individuale Morici Vincenzo e l’impresa individuale Morici Francesco. Il provvedimento riguarda anche nove partecipazioni societarie, 142 beni immobili e 36 rapporti bancari.
(09 aprile 2013)

da La Repubblica

09/04/2013 –
Stretta su Matteo Messina Denaro,
sequestro da 30 milioni a due imprenditori

Nel mirino Francesco e Vincenzo Morici, ritenuti legati al boss latitante di Castelvetrano. Oltre a 6 società nel provvedimento anche 142 immobili, 37 beni mobili registrati, 36 conti correnti e rapporti bancari e 9 partecipazioni societarie. Blitz in Sicilia, Roma, Milano, Gorizia e Pordenone. Il procedimento legato al processo a carico del senatore del Pdl Antonio D’Alì

TRAPANI. Sei società degli imprenditori trapanesi Francesco e Vincenzo Morici (padre e figlio), ritenuti legati al boss latitante Matteo Messina Denaro, sono state sottoposte a sequestro anticipato su disposizione della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani e su proposta del questore Carmine Esposito, a conclusione di accertamenti compiuti dalla Divisione anticrimine della Questura e dal Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza.
Il valore dei beni sequestrati ammonta complessivamente ad oltre trenta milioni di euro. Oltre alle 6 società figurano anche 142 immobili, 37 beni mobili registrati, 36 conti correnti e rapporti bancari e 9 partecipazioni societarie. I provvedimenti sono stati eseguiti a Trapani, Roma, Milano, Gorizia e Pordenone.
La proposta del questore (accolta dal Tribunale) si basa sulle carte processuali del procedimento per concorso esterno in associazione mafiosa a carico del senatore del Pdl Antonio D’Alì, in corso di svolgimento dinanzi al gup di Palermo.
In occasione della “Louis Vuitton Cup – Act 8 -9″, il gruppo imprenditoriale dei Morici si sarebbe accordato con Cosa Nostra per aggiudicarsi la gara relativa ai lavori di strutturazione del porto di Trapani (importo a base d’asta: 46 milioni di euro). Dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni rese dai vari indagati, sarebbe emersa l’esistenza di intese con il boss mafioso Francesco Pace (capomafia di Trapani), il senatore D’Alì ed imprese partecipanti, per favorire i Morici nell’aggiudicazione e per utilizzare materiali non conformi, tali da alterare la stabilità dell’opera nel tempo.”

da GDS.IT

Quei bravi ragazzi

Quei bravi ragazzi (Goodfellas) è un film del 1990 diretto da Martin Scorsese.
Basato sul romanzo “Il delitto paga bene” di Nicholas Pileggi, il film è stato scritto a quattro mani dallo stesso Pileggi e da Scorsese.
Candidato a 6 Oscar nel 1991, si aggiudicò quello al Miglior attore non protagonista per l’interpretazione del mafioso Tommy DeVito da parte di Joe Pesci, alla seconda collaborazione con Scorsese, dopo Toro scatenato (1980) e prima di Casinò (1995).
Considerato tra i migliori film del regista italoamericano, è stato a più riprese definito come uno dei migliori gangster-movie di sempre.

Si va bene, ma la la notizia di oggi però è questa !

Tangenti sugli impianti eolici

Così ricattavano le imprese

Le indagini si estendono tra Palermo e Trapani. Tra gli arrestati l’imprenditore alcamese Vito Nicastro. L’inchiesta è partita dalla denuncia di Salvatore Moncada, altro imprenditore del settore al quale era stata chiesta una tangente di 70 mila euro. In manette un funzionario del Genio militare

di ROMINA MARCECA

L’indagine è partita da uno dei più accreditati imprenditori delle energie rinnovabili, Salvatore Moncada. E’ lui il personaggio chiave dell’inchiesta “Broken wings”, sull’affaire eolico a Trapani che ha portato a 5 arresti.

Un sistema di tangenti, hanno scoperto la Procura e gli investigatori del nucleo Spesa pubblica della Finanza, avrebbe strozzato gli imprenditori del settore. E adesso l’indagine getta nella bufera anche la Regione. A Moncada, è lui ad averlo denunciato, sono stati richiesti 70 mila euro per 7 progetti per la realizzazione di altrettanti parchi eolici da un funzionario del Genio militare, altrimenti non avrebbe ricevuto le prescrizioni burocratiche per i lavori.
Il funzionario di quell’ufficio – demanio e servitù militare – è Vincenzo Nuccio, finito agli arresti insieme con il figlio Francesco che è ingegnere. Il funzionario che avrebbe ricattato Moncada, sarebbe stato in rapporti di affari con Vito Nicastri, uno dei più grossi imprenditori del settore degli impianti eolici. Nicatsri avrebbe versato uan tangente da 150 mila euro a Nuccio sotto forma di una consulenza (mai realmente effettuata) assegnata al figliodi questi. Lo stesso figlio di Nuccio, poi, è stato assunto in una delle imprese di Nicastri. Nicastri era già stato oggetto di indagini nel 2010 quando gli erano stati sequestrati beni per un valore di 1,5 miliardi di euro. Anche in quel caso Nicastri, che è ritenuto in contatto con il boss latitante Matteo Messina Denaro, era accusato di avere ottenuto illecitamente contributi per la realizzazione di impianti eolici

Gli altri due indagati, che devono rispondere di tentata concussione, corruzione, emissione e utilizzo di fatture false, sono Claudio Sapienza, di Palermo, e Alberto Adamo, di Pietraperzia, nell’Ennese. Quest’ultimo è l’amministratore delegato, ma solo di facciata, della “Esp eolica service srl”, mentre il primo ne è il socio. Di fatto l’azienda, con sede ad Alcamo e operante da anni nel settore delle energie rinnovabili in Sicilia, era controllata da Nicastri e avrebbe beneficiato, grazie al pagamento di mazzette, di illecite agevolazioni nella realizzazione di imponenti parchi eolici.
La Finanza durante le indagini ha anche scoperto che Adamo, Sapienza e Nicastri hanno emesso fatture false per oltre 3 milioni tra il 2006 e il 2008.

da La Repubblica

Sicilia, per la serie “il più sano c’ha la rogna” (2)

Altra bella pagina di imprenditoria sicula agli onori della cronaca… nera.

Il porto di Palermo è cosa nostra

di Lirio Abbate

Oggi è stata sequestrata per mafia una delle più grosse società portuali della Sicilia. L’Espresso aveva denunciato le infiltrazioni dei boss il 23 novembre 2010. I soci della New Port si erano sentiti offesi, e dopo aver acquistato una intera pagina pubblicitaria sul Giornale di Sicilia in cui respingevano l’inchiesta de l’Espresso, con tante infamità, hanno pure querelato l’autore. I giudici hanno dato ragione ai mafiosi e oggi il giornalista, che aveva provato le collusioni e i contatti con Cosa nostra dei soci, è sotto processo per diffamazione…

Ci sono le mani di uomini delle cosche mafiose nell’assistenza alle navi crociera, ai passeggeri e nella gestione delle merci al porto di Palermo. Un affare da decine di milioni di euro l’anno che si sviluppa sui moli del bacino siciliano.

Questi affiliati a Cosa nostra oggi sono diventati imprenditori, ma hanno speso gli ultimi decenni fra le aule giudiziarie in cui venivano processati, le carceri in cui hanno trascorso parte della loro vita e infine la prima impresa portuale della Sicilia di cui sono diventati soci. La società inquinata dai mafiosi, secondo i documenti di cui è entrato in possesso “L’espresso” , è la New Port spa che ha sempre avuto e continua ad avere un ruolo importante nel mondo portuale, in particolare a Palermo e Termini Imerese, a cui l’Autorità portuale, presieduta dall’ingegnere Nino Bevilacqua, ha affidato compiti professionali con precise direttive. Un incarico che ha permesso alla New Port di fatturare nel 2008 dodici milioni e mezzo di euro.

Numeri importanti per l’economia della città che da tempo cerca di avviare le attività imprenditoriali su un percorso di pulizia. L’Autorità portuale ha imposto direttive ferre alle imprese. Per questo motivo Bevilacqua ha firmato un protocollo di legalità che non lascia spazi a dubbi non solo per quel che riguarda gli appalti ma anche per le concessioni. Ma nessuno sembra voler guardare cosa c’è dietro questa impresa.

Infatti, nel caso in cui la Prefettura guidata da Giuseppe Caruso, viste le relazioni e i precedenti penali dei soci, dovesse rilasciare una informativa antimafia interdittiva, l’Autorità portuale dovrebbe revocare la concessione della gestione dei servizi portuali. Una scelta non semplice, fanno notare a “L’Espresso” alcuni investigatori, per i gravi riflessi negativi che si avrebbero nel funzionamento del porto, a meno di non sostituire l’azienda con un’altra società capace di subentrare, in tempi brevi, nello svolgimento delle attività.

Scorrendo i 209 soci dell’impresa (gran parte dei quali svolgono anche prestazioni lavorative come dipendenti a tempo indeterminato), si scoprono personaggi indicati come appartenenti a Cosa nostra o altri direttamente legati ai boss. Tutto ciò fa pensare agli investigatori che ci sia la concreta possibilità che la New Port possa subire il condizionamento dei clan: il presupposto che potrebbe far negare la certificazione antimafia e cancellare ogni contratto con la pubblica amministrazione.

“L’espresso” ha ricostruito i passaggi giudiziari che riguardano alcuni soci ed è emerso come in passato siano state avviate indagini patrimoniali, discusse davanti ai giudici della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, che hanno disposto il sequestro di quote. Tra chi detiene azioni della New Port ci sono infatti: Girolamo Buccafusca, già condannato per mafia perché ritenuto il capo della famiglia di “Palermo centro”; i cugini Nino e Antonino Spadaro delle famiglia di Corso dei Mille; Giuseppe Onorato, vicino ai mafiosi Rosario Riccobono e Giovanni Graziano della famiglia di Partanna Mondello, fratello del collaboratore di giustizia Francesco Onorato, il sicario della mafia che ha confessato più di trenta omicidi fra cui quello dell’eurodeputato Salvo Lima. E poi ancora Maurizio Gioè, Ferdinando Parrinello, Francesco Abbate e Benedetto Messina, tutti finiti in indagini sui clan.

Questa situazione, per gli investigatori, potrebbe determinare una scarsa trasparenza nella gestione e nell’esecuzione delle gare d’appalto per il nuovo Piano regolatore che prevede di realizzare nel porto opere strutturali per circa 170 milioni di euro.

da L’Espresso.it

Bambini scrivete ! Castellammare è una ridente città della provincia di Trapani

Qualcuno ricorderà quando, per non farsi mancare niente nella gamma delle sue conoscenze non proprio limpide (per usare un eufemismo) collezionate durante la sua permanenza in terra di Sicilia, il sindaco attuale della nostra ridente, spensierata e smemorata cittadina, nominò come assessore della sua giunta la signora Dafne Floresta, della quale illustrammo i natali e le vicende (anch’esse già allora non proprio limpide) dell’entourage familiare in questo post e di cui salutammo le dimissioni con quest’altro post. Ebbene ora un altro tassello sembra aggiungersi al quadro delle vicende giudiziarie dei Floresta con il sequestro di conti correnti e di un immobile al papà dell’ex assessore l’ex deputato e componente del cda dell’ENAV Ilario Floresta da Desio.

“ENAV FREGATURA – SCATTANO I SEQUESTRI DEL RICAVATO DELLE TANGENTI CON CUI I SUBAPPALTATORI DI ENAV E SELEX, TOMMASO DI LERNIA E MARCO IANNILLI, CORROMPEVANO I MANAGER DELL’ENAV – 200 MILA € AL PRESIDENTE ED EX GENERALE DELLA FINANZA BRUNO NIEDDU, 300 MILA € AL RESPONSABILE DELLE OPERE CIVILI DELL´ENTE RAFFAELE RIZZO, VARI CONTI CORRENTI E UNA CASA IN SICILIA A ILARIO FLORESTA (EX FORZA ITALIA)

Maria Elena Vincenzi per “la Repubblica”

Che le mazzette ci fossero state era già certezza. Ma ora ci sono le prove. Per questo la procura ha deciso di sequestrare i corrispettivi delle somme con cui Tommaso Di Lernia e Marco Iannilli, subappaltatori di Enav e Selex Sistemi integrati, si sono assicurati la “compiacenza” di alcuni dirigenti e consiglieri di amministrazione dell´ente, tutti indagati per corruzione.

L´inchiesta è quella sulle sovraffatturazioni per «creare fondi neri – si legge nel decreto di sequestro – solo in parte impiegati per illeciti finanziamenti a partiti e/o a parlamentari» che ha travolto l´Ente e la controllata di Finmeccanica guidata da Marina Grossi, moglie dell´ex presidente Guarguaglini.

Soldi e immobili, che sono stati messi sotto sigilli dai carabinieri del Ros e dai finanzieri del nucleo tributario di Roma. Un sequestro preventivo, disposto dal gip Anna Maria Fattori su richiesta del pm Paolo Ielo, che corrisponde alle “donazioni” di cui Iannilli e Di Lernia hanno parlato e che sono state riscontrate dagli investigatori.

Un primo passo nell´attesa di verificare altri movimenti: i due subappaltatori hanno parlato a lungo delle “regalie” ai dirigenti Enav compiacenti. E su queste in particolare, spiega il gip, «nessuna particolare questione si pose sulla sequestrabilità delle somme trattandosi pacificamente del prezzo del reato di corruzione».

Nel mirino della procura, anche grazie ad alcune rogatorie, sono finiti l´ex generale della Finanza Bruno Nieddu, già presidente di Enav, a cui sono stati sequestrati conti correnti per 200mila euro, la stessa cifra presente su un conto a San Marino a lui riconducibile su cui Di Lernia ha detto di avere fatto diversi versamenti.

A Raffaele Rizzo, responsabile delle opere civili dell´Ente, è stato bloccato un deposito da 300mila euro. Mentre a Ilario Floresta, componente del cda Enav ed ex parlamentare di Forza Italia che, secondo Di Lernia e Iannilli avrebbe ricevuto 250 mila euro per comprare un immobile in Egitto, sono stati sequestrati alcuni conti correnti e un immobile in Sicilia.

da DAGOSPIA.COM

PS – Spero si sia capito che il titolo fa riferimento al precedente post Ritratto di Trapani e provincia