Processo per l’omicidio di Mauro De Mauro udienza del 20 maggio 2011

Arringa della difesa, in particolare l’avvocato toscano Luca Cianferoni, al processo per l’uccisione di Mauro De Mauro di cui è unico imputato il boss Totò Riina. Particolarmente interessante l’inquadramento storico da parte del difensore in relazione a quanto scritto qui, ed utile per la comprensione di altri processi (relativamente a depistaggi, disinformazione, servizi, Stato) tra i quali quello per l’omicidio di Mauro Rostagno, che questo blog sta seguendo, se si supera il pregiudizio, che si sta ascoltando comunque un avvocato nella funzione di difensore di Totò Riina da una condanna all’ennesimo ergastolo.

E nel frattempo dice l’ANSA:

PALERMO, 27 MAG – Dopo 41 anni si va verso la sentenza nel processo per la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro. La corte d’assise di Palermo, che sta giudicando Toto’ Riina unico imputato sopravvissuto, ha fissato per il 10 giugno nell’aula bunker di Pagliarelli l’udienza conclusiva. Dopo le eventuali repliche comincera’ la camera di consiglio.

Oggi l’ultima parola e’ toccata proprio a Riina che ha rinunciato a rendere dichiarazioni spontanee. ”Mi affido alla giustizia” ha detto. Il suo difensore, Giovanni Anania, aveva appena chiesto l’assoluzione per non avere commesso il fatto.

ANSA.IT

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grazie a Radio Radicale

Distrazione o ipocrisia ?

Circolano in rete stralci di un telegramma di un avvocato di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), tale Giuseppe Fabio Fabiani, il quale una volta accortosi che il sacerdote, nel corso di una cerimonia funebre trasmessa in diretta sulle reti televisive, ha somministrato la comunione a Silvio Berlusconi, si è rivolto a Papa Benedetto XVI per sapere, sulla base di quali privilegi il premier è esonerato dal divieto di somministrazione della comunione.
L’avvocato fa notare “che verosimilmente dovrebbe essere divorziato dalla prima moglie e separato dalla seconda” e pertanto come tutti i comuni mortali “che per vari motivi sono separati o sono stati costretti a separarsi o divorziare” dovrebbe sottostare al divieto di somministrazione della comunione, come i tanti buoni cristiani che soffrono per il divieto loro imposto.

Nota ANSA