Le dimissioni di Vittorio Sgarbi da sindaco di Salemi, il video

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Salemi, Vittorio Sgarbi si è dimesso

Oggi 6 febbraio 2012 il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi ha rassegnato le dimissioni.

Dice il Giornale di Sicilia Online:

SALEMI. “Mi sono dimesso da sindaco di Salemi. Grazie agli ispettori del ministero che hanno mostrato cose di cui non mi ero accorto”. Lo dice all’ANSA, il critico d’arte Vittorio Sgarbi, dopo la notizia della proposta di scioglimento del Comune per presunte infiltrazioni mafiose da parte degli ispettori del ministero dell’Interno. “Mi sentivo – aggiunge – in pericolo e me ne torno al Nord. Incontrerò il ministro Cancellieri alle 9 di mercoledì prossimo per riferire il mio compiacimento per questa scelta”.
Sgarbi, tra il serio e l’ironico ringrazia di “esser stato tutelato”. “Ero sotto scorta – aggiunge – e tutti vedevano quello che facevo. Penso che la Sicilia non abbia possibilità di fare qualcosa di nuovo, di ipotizzare un futuro diverso. Invito il consiglio comunale a dimettersi prima che i consiglieri vengano smobilitati, sarebbe una cosa non onorevole”. “Io ho creato il museo della mafia – prosegue – ho portato Picasso, Rubens, Caravaggio stavo portando Van Gogh e hanno trovato infiltrazioni mafiose ignari delle infiltrazioni culturali. Non ho alternative devo ringraziarli…” L’ex sindaco ha annullato anche la conferenza stampa prevista per domani e ha detto che la nomina di Giammarinaro a vicesindaco era una risposta alla notizia dei risultati dell’ispezione ministeriale. “Poi – dice – ho riflettuto e ho deciso di dimettermi”.

Il “Fatto Quotidiano” dice che a Salemi…

dopo le vicende legate al sequestro dei beni di Pino Giammarinaro, sembra proprio che si vada verso lo scioglimento, per infiltrazioni mafiose, dell’Amministrazione del Comune.

Salemi verso lo scioglimento per mafia

La richiesta già sul tavolo del Viminale Gli ispettori, nominati dall’ex ministro Maroni, hanno concluso il loro rapporto. L’iniziativa parte dal sequestro di beni ai danni di Pino Giammarinaro sospettato di legami con i clan. Lo stesso che, secondo l’accusa, avrebbe fatto pressione sulla giunta governata da Sgarbi Gli ispettori nominati a giugno scorso dall’ex ministro dell’Interno Maroni, su richiesta del prefetto di Trapani Marilisa Magno, per compiere l’accesso agli atti del Comune di Salemi hanno concluso il loro lavoro. Un vice prefetto, un commissario di Polizia e un tenente dei carabinieri, hanno lavorato nei termini affidati, e la conclusione appena rassegnata è quella che l’amministrazione del sindaco Vittorio Sgarbi “è stata oggetto di infiltrazione mafiosa”. Sul tavolo del ministro Cancellieri, che ha sostituito Maroni al Viminale, è già giunta la richiesta di commissariamento per inquinamento mafioso, un documento che nella sua completezza è stato classificato come “riservato”.

Non è stato un lavoro semplice e lo dimostra la mole di documentazione che accompagna le centinaia di pagine di relazione, decine e decine di faldoni, diversi capitoli per ogni settore dell’amministrazione comunale salemitana. Gli ispettori hanno “fotografato” la realtà che era stata descritta dall’ordinanza di sequestro di beni – oltre 35 milioni di euro – che ha colpito l’ex deputato regionale della Dc (andreottiana) Pino Giammarinaro, imprenditore edile con la “passione” per la sanità (pubblica) da quando per un lungo periodo e prima di entrare all’Ars nel 1991, fu presidente di una delle Usl siciliane, quella di Mazara del Vallo.

Proprio una serie di circostanze indicate nell’ordinanza, si tratta dell’operazione condotta a maggio da Polizia e Finanza denominata “Salus Iniqua”, hanno condotto il prefetto Magno a chiedere la nomina di una commissione di accesso agli atti. Gli ispettori hanno certificato che Giunta e Consiglio comunale, i vertici della burocrazia, hanno subito pressioni e influenze nelle decisioni da prendere fuori da ogni contesto di democrazia e confronto, ma con un metodo tipicamente mafioso. Punto di partenza l’onorevole Giammarinaro. Tra le pagine della relazione anche una critica (nemmeno tanto sottaciuta) sul modo di amministrare la cosa pubblica: da una parte consulenze per migliaia di euro, dall’altra una serie di decreti ingiuntivi che giorno dopo giorno arrivano sul tavolo del segretario comunale perché l’amministrazione non riesce a pagare i propri fornitori.

Il “reality” show che Sgarbi ha messo su da quando è stato eletto sindaco e che ha portato in qualche occasione Salemi sul palcoscenico della mondanità internazionale, le “provocazioni” del critico d’arte, la cui verve, anche molto polemica, è ben nota, adesso sta conoscendo una svolta del tutto a sfavore di Sgarbi.Il critico d’arte approdò a Salemi candidandosi a sindaco proprio per volontà dell’on. Giammarinaro che nonostante una assoluzione dall’accusa di mafia nel tempo era rimasto sullo sfondo di tante indagini di mafia condotte nel trapanese, non a caso finendo sottoposto alla sorveglianza speciale. Circostanza che non gli ha impedito di continuare ad esercitare un ruolo politico ben preciso pur non ricoprendo alcun incarico. Sgarbi, eletto, ringraziò dal palco proprio Giammarinaro già in quella occasione difendendolo dalle accuse che gli giravano attorno. Più che la mafia a Sgarbi si è interessato ad attaccare l’antimafia, giungendo a sostenere che la mafia come organizzazione non esiste più, e comunque a Salemi non c’erano mafiosi, se non tali erano semmai coloro i quali avevano disseminato di pale eoliche il territorio, e arrivando a minacciare denunzie contro il questore Esposito per avere firmato l’ordinanza contro Giammarinaro e nella quale è chiamato in causa il ruolo accondiscendente a Giammarinaro da parte di politici, amministratori e consiglieri comunali.

Resterà deluso Sgarbi rispetto alla conclusione della commissione. All’indomani della nomina infatti aveva dichiarato che “nessun atto della Pubblica Amministrazione è stato determinato dal benché minimo intervento o sollecitazione esterna”. La relazione sostiene il contrario e conferma quello che c’è scritto nel rapporto “Salus Iniqua”, “e cioè che la presenza di Pino Giammarinaro – soprannominato dai suoi amici ‘Pino Manicomio’ – all’interno del Comune di Salemi era garantita da funzionari e politici”. I “fidati” dell’onorevole vengono indicati in un rapporto dei Carabinieri di Salemi: cominciando dal segretario generale del Comune Vincenzo Barone e dall’ex direttore di ragioneria Gaspare Manzo, passando per diversi assessori e consiglieri comunali. In diverse intercettazioni risulta come Giammarinaro, sebbene privo di ruolo politico e amministrativo ufficiale, venisse quotidianamente consultato sui problemi politici e del Comune. Circostanza confermata anche dall’ex assessore e famoso fotografo Oliviero Toscani e anzi indicata come motivo delle sue dimissioni. Il noto fotografo ha definito “mafioso” il “contesto territoriale” in cui lavorava. “Giammarinaro partecipava e assumeva decisioni senza averne alcun titolo”.

di Rino Giacalone”

da Il Fatto Quotidiano

Alcuni link per capire di più:

Salemi: uccelli senza zucchero per Giammarinaro
Su Salemi, Sgarbi e Giammarinaro, la verità di Oliviero Toscani

A Castellammare Del Golfo sarà di nuovo PLAS il 9 e 10 settembre

Ridotto da 3 a 2 giorni (9 e 10 settembre), per ragioni di budget, torna per il 5° anno consecutivo, a Castellammare del Golfo, il PLAS
Cambierà anche la location della kermesse, che sarà quella della città cinquecentesca e del borgo del Castello, la parte antica del paese, la città murata ed il borgo del “caricatore” stretto tra due lembi di mare, piazze, ponti, stradine e scalinate, per un PLAS “Cinematografico”.

Il PLAS è organizzato da Zep Studio e Proloco, in collaborazione con l’associazione CICI, patrocinato dal comune di Castellammmare del Golfo e con il contributo della Banca Don Rizzo.

Porta ideale della manifestazione sarà il “Ponte della porta” già porta d’ingresso dalla campagna alla città murata rinascimentale.

Qui fino agli annni 50′ del secolo scorso un arco sovrastato da costruzioni immetteva al ponte e, attraversato questo, nella Via Puccini, già via dell’orologio in ragione della meridiana (orologio solare) che sovrastava l’arco.
Ora grazie al PLAS nella via Puccini imponenti installazioni proveranno a stupire i visitatori.

A Piazza Madrice invece sarà collocato il palco musicale, su cui si alterneranno eccellenti band Nazionali e Internazionali.

Piazza Re Federico, (l’ex Piazza d’armi) sarà l’Agorà naturale della manifestazione, nella quale gli artisti si esibiranno in performace che uniranno il cinema alla musica, all’arte ed alla danza.

Infine in piazza Castello, un mega schermo cinematografico e un elegante Platea ospiteranno le proiezioni del “CICI film festival” facente parte del progetto Gi.a.c.s. finanziato nell’ambito dell’ Accordo di Programma Quadro (APQ) Giovani protagonisti di sé e del territorio (Azioni 1,2 e 4), e sostenuto da Regione Sicilia – Assessorato della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro – e Ministero della Gioventù, e gestito da Arcidonna, associazione Cici e comune di Salemi.

Quest’anno infatti sarà il cinema a far da padrone.

Dal 5 Settembre Castellammare ospiterà 10 giovani registi che esplorando il territorio realizzeranno i loro cortometraggi.

I 10 registi si confronteranno per aggiudicarsi il 2° premio “Gi.a.c.s.” del “CICI film festival” ospitato all’interno della manifestazione.

Di elevatissimo valore la giuria del concorso, che sarà presieduta da Enzo G. Castellari, tra i migliori registi italiani di film d’azione, (ha diretto film cult come: “La polizia incrimina, La legge assolve”, “Il cittadino si ribella”, “Keome”, “Il Grande racket”, e “Quel maledetto treno blindato”). Faranno inoltre parte della giuria Philippe Giangreco autore e sceneggiatore francese, (tra i suoi lavori più celebri “Il Missionario” (2009), regia di Roger De Lattre), Eduardo Rumolo, produttore, socio fondatore della Rossellini Film, e Laura Aprati giornalista, autrice televisiva, e produttrice di documentari tra cui Malitalia “storie di mafiosi eroi e cacciatori”.

Non mancherà l’ttenzione alle stradine, scalinate e ponti dell’agglomerato. La sorpresa sarà sempre dietro l’angolo con insolite proiezioni, angoli musicali e performace, che tenteranno di stupire i visitatori.

Una manifestazione tutta da scoprire, che nonostante il minor budget a disposizione tenterà di mantenere alta la qualità dell’offerta, così come accaduto negli anni precedenti.

Nei prossimi giorni forniremo ulteriori notizie e novità.

Quanti volessero sapere cosa è stato il PLAS negli anni precedenti possono saperlo visitando questa pagina

Salemi: uccelli senza zucchero per Giammarinaro

“Infiltrazioni mafiose al Comune di Salemi” – Maxisequestro al politico sponsor di Sgarbi
Il tribunale di Trapani ha messo i sigilli all’impero economico di Giuseppe Giammarinaro, ex deputato regionale ed ex sorvegliato speciale, che aveva sostenuto la candidatura del critico d’arte.
I giudici: “Ha condizionato l’attività amministrativa”. La polizia e la finanza accusano Giammarinaro di aver gestito attraverso prestanome una rete di società che ha intascato milioni di euro di contributi dalla sanità pubblica.
Applicata per la prima volta la norma sul “sequestro anticipato” prevista dal nuovo pacchetto sicurezza

di SALVO PALAZZOLO per La Repubblica

Nell’ottobre 2009, il fotografo Oliviero Toscani l’aveva detto senza mezzi termini ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo: “Mi sono dimesso dall’incarico di assessore della giunta di Vittorio Sgarbi, a Salemi, perché mi sono reso conto che il contesto territoriale, che mi permetto di definire mafioso, non mi consentiva di operare in maniera libera e autonoma nell’amministrazione comunale”. Toscani mise a verbale un nome, quello di Giuseppe Giammarinaro, ex deputato regionale democristiano ed ex sorvegliato speciale, da sempre uno dei potenti della politica trapanese: “Partecipa alle riunioni della giunta – rivelò l’assessore dimissionario – Giammarinaro assume anche decisioni, senza averne alcun titolo”.
Adesso, le indagini della divisione anticrimine della questura di Trapani e dei finanzieri del nucleo di polizia tributaria dicono che Giammarinaro avrebbe continuato ad esercitare il suo potere politico non solo sul Comune di Salemi, ma soprattutto sulla sanità trapanese. Per questa ragione, il tribunale Misure di prevenzione di Trapani ha emesso un provvedimento di sequestro anticipato di beni nei confronti dell’esponente politico, così come proponeva il questore Carmine Esposito.

I sigilli sono scattati per un patrimonio da 35 milioni di euro: è costituito innanzitutto da undici società che gestiscono centri di analisi, di emodialisi e di fisiotetapia, poi anche case famiglie e centri per anziani. Secondo la magistratura, un impero economico costruito attraverso una rete di prestanome. Il provvedimento del tribunale riguarda anche conti correnti, appartamenti, terreni e auto di lusso.

Nel 2000, l’esponente politico era stato assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, ma adesso il tribunale di Trapani ritiene che le nuove indagini, coordinate da Giuseppe Linares (l’ex capo della squadra mobile oggi a capo della divisione anticrimine), abbiamo messo in evidenza “nuovi indizi” di relazioni di Giammarinaro con Cosa nostra. Il collegio presieduto da Alessandra Camassa parla nel provvedimento di “metodo mafioso” che l’ex fedelissimo di Totò Cuffaro avrebbe usato nei suoi rapporti con gli amministratori del Comune di Salemi.

La scorsa estate, il sindaco Vittorio Sgarbi aveva litigato pubblicamente con Giammarinaro. La rottura era avvenuta sulla destinazione di alcuni fondi. Intanto, continuavano ad arrivare pesanti minacce di morte al primo cittadino di Salemi. Prima, una testa di maiale recapitata al comando di polizia municipale; poi, una carcassa di cane lasciata nei pressi dell’ufficio di gabinetto. Le indagini della Procura antimafia di Palermo non sono mai riuscite a individuare gli autori delle intimidazioni, ma nel provvedimento di archiviazione il pm Carlo Marzella ha scritto: “E’ emerso un intenso e costante condizionamento dell’attività amministrativa del Comune di Salemi da parte di Giammarinaro”.

Emblematico, un episodio, scoperto grazie alle intercettazioni disposte dalla Procura. Il 16 ottobre 2009, l’assessore Caterina Bivona chiamò il sindaco Sgarbi per informarlo che la prefettura di Trapani sollecitava l’assegnazione di un terreno confiscato al boss Salvatore Miceli. Sul tavolo del primo cittadino c’erano le richieste di “Slow food” e dell’associazione “Libera”. Ma Giammarinaro voleva che il bene andasse all’Aias: l’assessore lo disse chiaramente a Sgarbi.

In un’altra intercettazione, il vice sindaco Antonella Favuzza confida a un amico che il bilancio del Comune di Salemi è stato fatto a casa di Giammarinaro, dove l’assessore Bivona e il consigliere Lorenzo Bascone avrebbero portato i documenti dell’amministrazione per modificare alcuni capitoli di spesa.

Fra qualche giorno, il tribunale sarà chiamato a confermare il sequestro e a decidere su un’altra richiesta del questore di Trapani, che sollecita l’obbligo di soggiorno per Giammarinaro, fino al 2015.

Scazzi loro: Toscani vs. Sgarbi – Sgarbi vs. Toscani

In una lunga intervista rilasciata a Marco Lillo per “Il Fatto Quotidiano”, il fotografo e pubblicitario Oliviero Toscani si era espresso in questo modo:

Non farò più il direttore artistico della trasmissione con Vittorio Sgarbi perché non voglio essere tacciato di essere un collaborazionista di Berlusconi“.

Oliviero Toscani si tira fuori da Il bene e il male, la risposta di destra a Vieni via con me dell’accoppiata Fazio-Saviano.

Toscani, perché lascia solo ora? Chiunque in Italia sapeva che sarebbe stata una trasmissione filo-berlusconiana…
Così sarà intesa. Anche se Vittorio Sgarbi non vuole fare una cosa di questo tipo. Purtroppo questo è un paese nel quale o sei con Berlusconi o sei contro. Mi devo arrendere. Non c’è spazio per l’arte in questo clima.

Toscani lei è una persona intelligente. Mi spiega cosa si aspettava che facesse Vittorio Sgarbi?
Vittorio Sgarbi farà Sgarbi. Punto. È una delle persone più libere e intelligenti che io conosca. Il più grande spreco di intelligenza al mondo. Se difende Berlusconi e attacca i giudici lui lo fa perché è davvero garantista. Non per trarne vantaggio.

– Attaccando i giudici sgraditi al padrone, Sgarbi ha ottenuto trasmissioni e rubriche sui media di Berlusconi. Cioè visibilità, contratti e soldi. Ora arriva la prima serata in Rai.
Sgarbi avrebbe guadagnato di più facendo altro. È onesto intellettualmente, non è questo il problema. Sono gli altri che lo stanno strumentalizzando. È chiaro che l’obiettivo della dirigenza Rai è fargli fare una trasmissione filo-berlusconiana. Io mi chiamo fuori.

– Come sarebbe stato il suo Il bene e il male?
Innanzitutto il titolo che avevamo pensato noi era Fuoco amico per dare il senso che Sgarbi poteva sparare su chiunque. Poi invece hanno scelto questo.

– Il bene da una parte, il male dall’altra e niente più fuoco su Berlusconi.
Il bene e il male è più rassicurante. La mia idea era quella di usare l’arte come chiave di lettura di tutti i temi, compresa la politica. Volevo far intervistare Fidel Castro e Berlusconi su Dio, per esempio. Ma in Italia non c’è niente da fare.

– Come sarà ora la trasmissione?
Non mi interessa. Gli autori rimasti sono Carlo Vulpio, Gianluca Nicoletti e altri, io non so nulla. Avevo immaginato una grande sfera che racchiudeva la trasmissione. Il pubblico non era nella sala come si vede in queste cose tipo Ballarò che inquadrano la faccia di un ospite e si vedono le ginocchia del pubblico. Una roba parrocchiale.

– Vieni via con me almeno le è piaciuto?
Noiosissimo. Non c’era scenografia, non c’era sorpresa e non c’era emozione. Era tutto prevedibile.

-Ha fatto 9 milioni di spettatori.
Perché è stato pompato dai giornali. Io ho visto Real Madrid-Barcellona. Molto meglio.

– Cosa pensa della manifestazione delle donne dopo il caso Ruby?
Le italiane sono in parte responsabili di come si comportano i maschi. Le mamme italiane sognano un figlio sciupafemmine. Lo so che è sbagliato generalizzare ma la tendenza è questa.

– Ora va a finire che le donne sono responsabili anche del maschilismo e del bunga bunga.
Le donne italiane non si innamorano del proprio uomo ma del primo figlio maschio. Lo educano ad avere più donne possibili, poi si lamentano se guarda solo le veline. Quel maschio si sposerà un’altra donna italiana, che non lo amerà, ma vizierà un altro figlio e il ciclo ricomincia. Ma le ha viste le giornaliste più famose? Hanno tutti problemi di chirurgia estetica. Tutte stirate, una volta una conduttrice mi ha fatto aspettare mezz’ora al trucco e io le ho detto: non sei una velina!

– Che impressione le ha fatto Masi negli incontri che avete avuto?
Masi è stato corretto ma è un burocrate che dirige quella che dovrebbe essere la prima azienda culturale del paese. Lo sa da cosa si vede come è tenuta in considerazione l’arte in Rai? I quadri negli uffici del direttore generale e del presidente, dai tempi della Annunziata e di Siciliano, sono attaccati alla parete con la catenella del cesso.

– Si dice che lei ha rotto perché non avete raggiunto l’accordo sul compenso.
Falso. Non me ne sono andato per questo. È vero che la mia richiesta era alta, ma avrei ricoperto più ruoli e si poteva anche chiudere. Alla fine, solo per fare il direttore artistico mi hanno offerto 80 mila euro. Non ho trattato nemmeno. Non volevo più far parte del progetto. Punto. Lo sa di chi è la colpa? Degli italiani, un popolo di tele-idioti. Qui non si può fare arte in tv.

-E Berlusconi alla fine non ha nessuna colpa?
Berlusconi si deve far processare, ma secondo me sbaglia chi dà per scontato che abbia fatto delle orge con le minorenni. Non è provato. Dobbiamo essere garantisti. Ha ragione Vittorio. Ma se dico questa cosa passo per berlusconiano per la solita maledizione. Ma lo sa che io dovevo dirigere la tv di Berlusconi?

– Quando?
Berlusconi sei mesi prima di aprire la sua tv negli anni Settanta organizza un incontro a casa di una grande famiglia borghese di Milano, sinistra chic. C’era un tavolo da ping pong al centro di un salone lussuoso.

– E cosa le dice Berlusconi?
Si siede a capotavola, da un lato io e dall’altro Umberto Eco. A lui dice: ‘Voglio te come direttore editoriale della mia nuova tv’. A me dice: ‘Voglio te come direttore artistico’. Abbiamo entrambi rifiutato e al posto mio poi è andato Carlo Freccero.

– Pentito?
No. Gli ho detto che la sua televisione non era la mia. Lo penso ancora.

Ma Vittorio Sgarbi non ci stà, a questa versione dei fatti, e fa sapere che:

“Sono gia’ sconcertato e deluso dalle dichiarazioni improvvide di Toscani, il quale – per la seconda volta- mente e – per la seconda volta- mi tradisce, come ha fatto dimettendosi da assessore di Salemi e inventando la pressione di una mafia che non c’e’ e che in alcun modo lo ha ostacolato”.

“Quella che lui chiama mafia- aggiunge Sgarbi- si chiama burocrazia, inerzia, patto di stabilita’, riduzione dei finanziamenti delle attivita’ culturali. La trasmissione sara’ come io l’ho voluta: una trasmissione di grandi temi culturali, esattamente gli stessi discussi in alcune lunghe riunioni con lui. Nessuna variazione e nessuna richiesta ne’ a lui ne’ a me di collaborazionismo. L’autore che ha principalmente contribuito fino ad oggi e’ Carlo Vulpio, giornalista del Corsera e primo dei non eletti nelle liste per il Parlamento Europeo dell’Italia dei Valori. Si e’ molto discusso di questioni estetiche, sulla scenografia e sulla regia. Toscani aveva preteso di essere il solo autore e direttore artistico e ha posto immediatamente il veto a Filippo Martinez, regista totalmente anarchico ed autonomo che gli ha lasciato il campo senza nulla chiedere”.

Il critico d’arte aggiunge: “Allo stato del programma e senza alcun mutamento nelle richieste e nei rapporti con la Rai e nello stato dell’arte del programma, Toscani ha fatto la sua richiesta economica per definire il suo contratto rispetto al progetto, che non e’ da allora in alcun modo mutato. Ha chiesto 300mila euro per sei puntate. Nella trattativa la Rai gliene ha offerte 100mila e lui ha rifiutato soltanto per ragioni economiche.

Quello che leggo oggi e’ falso, insultante, irreale perche’ dall’ultima riunione con lui e con Vulpio non e’ piu’ stata fatta alcuna riunione sui contenuti del programma. Chiedero’ alla Rai di rivalersi su Toscani chiedendogli i danni per le intimazioni e falsita’ da lui espresse. Mi riservo anch’io in sede civile di chiedergli i danni in misura proporzionale al danno di immagine che egli – benche’ meno efficace di un tempo – puo’ aver provocato non a me, ma al programma. Restando incerto, prima di procedere, se aspettare che mi tradisca senza ragione e a freddo per la terza volta”.

Sgarbi, le dimissioni erano solo uno scherzo

Sembra che le dimissioni annunciate con le rituali grida e i consueti strepiti da parte del sindaco di Salemi si siano rivelate una farsa.

Sgarbi, dimissioni farsa

di Umberto Lucentini

Aveva dichiarato di voler lasciare il posto di primo cittadino a Salemi perché gli avevano tolto una scorta. Invece si è solo “autosospeso”, un istituto giuridico che non esiste. Lo rivela il capogruppo Pd del comune siciliano(28 gennaio 2011)«Vittorio Sgarbi scrive all’Espresso di essersi dimesso da sindaco di Salemi perché gli è stata tolta la scorta? A noi non risulta». Domenico Venuti, 31 anni, capogruppo del Pd in consiglio comunale del comune siciliano, aggiunge un nuovo tassello sulle tragicomiche vicende politiche del noto critico d’arte. Per la cronaca: Sgarbi aveva annunciato – con un piccato fax inviato alla redazione del nostro settimanale – di essersi dimesso da sindaco di Salemi dopo che gli era stata tolta la scorta, a seguito di una nostra inchiesta. Ma le cose, sembra, non stanno proprio così.

Consigliere Venuti, ci spieghi…
«Sgarbi ha inviato un fax al Comune di Salemi con la propria firma autenticata da un notaio in cui comunica che si autosospende da sindaco e delega le sue funzioni alla giunta e al vicesindaco. Ma l’auto-sospensione da sindaco è un istituto giuridico che non esiste. E poi, Sgarbi cosa fa: auto-comunica al Comune, di cui è massimo rappresentante, questa scelta? Non è previsto che si dichiari di non svolgere una funzione per cui si è stati eletti. Se si dimette lo si deve comunicare al Prefetto di Trapani».

Quindi Sgarbi è ancora sindaco di Salemi?
«Al momento sì. Ho chiesto agli uffici del Comune di inviare le carte al Prefetto ed all’Assessorato Regionale agli Enti Locali perché facciano le loro valutazioni».

E se si dimettesse veramente?
«Sarebbe un fatto deplorevole che Sgarbi, con il sistema dell’annuncio delle dimissioni, invitasse impropriamente le istituzioni a tornare indietro sulla decisione della revoca della scorta. E’ un inusuale stimolo che, secondo me, significa mancare di rispetto al Prefetto e al Comune di Salemi che non può essere “usato” per motivi diversi da quelli strettamente legati all’attività amministrativa».

Ma Sgarbi corre un reale pericolo a causa della revoca della scorta?
«Non posso essere io a fare questa valutazione. Ho rispettato la decisione degli organismi competenti che hanno attribuito a Sgarbi la scorta e devo rispettare anche la scelta di farla cessare, che immagino motivata». E dal punto di vista politico: che giudizio dà di Sgarbi-sindaco?
«A parte i continui colpi di scena mediatici che hanno dato notorietà a Salemi, e questo è fuori discussione, dico che in due anni e mezzo la giunta da lui guidata non ha realizzato un’azione incisiva né dal punto di vista dell’attività ordinaria né per la realizzazione di progetti a lungo respiro».

Esempi?
«Non c’è stata una programmazione amministrativa ed economica, infatti è stato sforato il patto di stabilità, e questo crea problemi al Comune… La giunta Sgarbi non ha rinegoziato il piano dei costi relativi allo smaltimento dei rifiuti tanto che la tassa comunale è diventata esorbitante. Ci sono zone della città a rischio cedimento idro-geologico per le quali le precedenti giunte avevano predisposto dei piani di risanamento che non hanno avuto seguito. Mesi fa un alloggio popolare è stato sgomberato su iniziativa dei vigili del fuoco perché pericolante…».

Se Sgarbi lasciasse veramente la carica di sindaco, per Salemi sarebbe un danno?
«Io rispetto la sua elezione, lo ha voluto la gente di Salemi, ci mancherebbe. Il problema è che le frequenti assenze di Sgarbi hanno di fatto lasciato la città nelle mani di Pino Giammarinaro, “allenatore manager” di parecchi consiglieri, di almeno tre componenti della giunta e di svariati funzionari: un discusso personaggio politico che, problemi giudiziari a parte, usa metodi politici che si ispirano al clientelismo e non alla programmazione e allo sviluppo».

Il contrasto all’eolico è uno dei cavalli di battaglia di Sgarbi, perchè teme infiltrazioni mafiose.
«E’ giusto che si indaghi se la mafia vuole infiltrarsi nell’eolico come in tutte le altre attività in cui ci sono interessi economici. Ma l’eolico in sé e per sé non va fermato. E, a proposito di mafia, un’ultima notizia…».

Quale, Venuti?
«Segnalo che la giunta Sgarbi non ha presentato il piano di utilizzo necessario per l’assegnazione di beni confiscati ai boss, che qui a Salemi restano inutilizzati».

da L’Espresso