Il Partito dell’attesa

In altra parte di questo Blog si è provato a definire un ipotetico “Partito dell’attesa“, come “il partito di quanti attendono, ma nel frattempo hanno la presunzione di contribuire a determinare, seppure in misura infinitesimale, il cambiamento in positivo della realtà, senza illusioni, ideologie, adesioni a schieramenti di destra o di sinistra“.

Qui ora si tenta, per immagini retoriche, di farne l’esegesi.

La premessa è che vi è un’area dell’opinione pubblica italiana, la quale a partire dalla caduta del muro di Berlino e della fine, temporanea,  della divisione del mondo in blocchi, ritenutasi libera ormai dai condizionamenti che tale divisione aveva determinato, ha preso il largo dai partiti tradizionali, generando di conseguenza la assai mobile geografia politica di questi ultimi venti anni.

Un processo lento e faticoso, viziato nel suo naturale svolgimento dal peso che le culture ed i meccanismi, messi in atto nel primo periodo della Repubblica a garanzia del precedente equilibrio e ruolo dei soggetti politici, hanno esercitato sulle dinamiche di cambiamento.

Vi è chi in relazione alla propria sensibilità e cultura politica ha seguito dal di dentro, per periodi più o meno lunghi,  le evoluzioni ed i processi di disagregazione ed aggregazione di quanto rimaneva della cosidetta “prima repubblica“, ritrovandosi così in questi quasi venti anni a vivere, volente o nolente, una vita da “ex” qualcosa, sempre in attesa di un assetto istituzionale più moderno e democratico, ed al contrario ritrovandosi sempre meno influente nelle decisioni di partito prima, ed al formarsi della stessa classe dirigente del paese poi.

Un paese sfiduciato di fronte alla gravità dei problemi della nazione e stanco di seguire le contorsioni della classe politica ha accettato, senza reazioni significative, il cambiamento in atto della natura stessa della Repubblica Italiana da “democratica” ad “oligarchica“. E come in ogni oligarchia è la classe degli “oligarchi”  che decide, di volta in volta, ciò che i cittadini* possono e debbono decidere. 

I partiti, in tale sistema, sono sempre più espressione e funzione di oligarchie destinate a restringersi secondo pure e semplici regole fisiologiche, funzionali al mantenimento e/o al raggiungimento del potere.

Quanto ai “desiderata” dei cittadini la chiave di interpretazione è passata, già da tempo, ai “demoscopi“, a coloro cioè che interrogano campioni di popolazione, sulla base dei risultati diei quali, gli oligarchi orientano la loro azione di governo e/o di opposizione, in modo contingente e spesso fallace nel lungo periodo . 

Pertanto non essendo noi parte di alcuna oligarchia, un siffatto partito potrà “anche” essere in futuro un reale soggetto politico, un movimento di opinione, un “autobus politico” di quelli che ogni tanto passano, (anche troppo spesso), vi si sale, attirati dal demiurgo di turno, e si scende al giro successivo.

Ma al momento, più realisticamente il “Partito dell’attesa” immaginatelo come un’area di sosta e di meditazione, una piazza in cui fermarsi e contemplare, un laboratorio per la ricerca di soluzioni possibili e misurate, un non luogo della geografia politica.

Il riconoscersi in tale “non luogo” anche per periodi limitati nel tempo lo ritengo un “esercizio indispensabile” per quanti hanno già fatto politica in passato nell’ambito di movimenti, organizzazioni e partiti dalle culture già morte o improbabili, e partiti prodotti di sommatorie di culture da sopravvisuti.

Ancora più indispensabile, per minimizzare i rischi dell’invecchiamento precoce e della precoce provincializzazione, sarebbe il riconoscersi in tale “non luogo” per quanti si affacciano all’età adulta.

Assenza di valori, nichilismo ?

No, al contrario riconoscimento della necessità della ricognizione di una sorta di minimo comune determinatore nella società italiana relativamente ad etica, morale, valori, giustizia.

E tu che ne pensi ?

 

*ma in una oligarchia è corretto chiamarli ancora cittadini ?

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3 thoughts on “Il Partito dell’attesa

  1. Ultimamente, il gioco della politica ha visto come protagonisti elementi che, avendo già in mano gran parte del “potere” (vedi mass-media) curano i propri interessi, celandosi dietro un’immagine amichevole e paterna nei confronti di tanti cittadini, ignari del fatto che qualsiasi scelta politica sia, a mio parere, totalmente inutile.
    Si è visto come, negli anni passati, si siano alternati governi di destra, centro e sinistra; ma dopo il boom economico italiano dopo la 2a guerra mondiale, non si registrano altri periodi di crescita economica e culturale.
    L’assegnazione delle colpe potrebbe essere inutile, poichè la maggior parte dei cittadini si rifiuterebbe di colpevolizzarsi: non che si voglia offendere qualcuno, ma è la triste verità (‘sti politici, qualcuno lì ce li avrà piazzati!).
    La mia idea, come già detto, è concorde con “il partito dell’attesa”: in tanti dovremmo fermarci a riflettere su cosa è successo, su cosa sta succedendo e soprattutto chiederci dove andremo a finire.
    Partendo già dalla piccola Castellammare, facendo un semplice riferimento a ciò che sta dimostrando Sgarbi a Salemi: un sindaco PUO’ e DEVE dare dei segnali di risveglio sin già dai primordi della sua elezione, ma soprattutto attivarsi affinchè le parole dette in campagna elettorale non rimangano tali.

    • L’Italia del 1946, referendum, è alla prima vera Repubblica, nella sua definizione classica governo della cosa pubblica, origine poblicus poplicus, da poplus populus contrario di privatus, appartiene al popolo che l’abita. Altro che vendere i beni demaniali per pagare il debito pubblico invece di fare i conti sulla base del reddito nazionale equamente diviso, pro capite, a testa, asssegnato contabilmente una quota uguale per chiunque,femmine e maschi giovani e
      vecchi, è euro 14.000, confrontiamo i redditi e chi guadagna di più lo sottrae
      a chi guadagna di meno, non solo ma usa i beni pubblici al di sopra di quanto gli spetta. Allora il Welfare State, Stato del Benessere comune, è un principio liberale , il Parlamento sorvegli che il governo a mezzo della Pubblica Amministrazione (P.A.) operi alla realizzazione diuturna del Benessere comune. I rappresentanti eletti dal popolo producano leggi affinchè ci sia il Benessere, autoregolandosi all’uguaglianza economica, diversamente restituiscano al popolo il potere d’imperio con l’elelezioni. Il Presidente della repubblica deve provvedere, secondo la Costituzione, al ricambio del Parlamento. Non esiste il partito dell’attesa, ma l’inerzia di chi ha il ruolo di presiedere. Molte sono le varianti, però se non esiste lo Stato del Benessere siamo nel tempo che scorre verso la restaurazione del potere popolare sino alla cacciata dei membri del Parlamento con un pronunciamento nella piazza, nel luogo dei comizi. Comizio da coeo, il raduno. Entro quanto tempo? Tanto quanto necessario per affamare il popolo. Siamo arrivati alla fame! La vergogna del Parlamento che permette la prostituzione come “lavoro” e non persegue chi prende per fame, ormai schiave della fame, decine di migliaia di donne coatte a cedere i loro sensi, cioè i sentimenti, per soddisfare la “libido” di schiavisti non perseguiti dalla Repubblica. Inoltre la politica “europea” dell’Italia agitata dalla questione dell’euro non contesta alla “virtuosa” Germania ed agli altri Stati della Comunità Europea (CE) di avere reso legale lo schiavismo sessuale, rammento Austria Olanda Slovenia. Nemmeno il Papa, il germanico Ratzinger, condanna con la scomunica la prostituzione “legale”. Etica, morale, valori, giustizia sono vuote parole, esercizi verbali.

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