Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (13)

Udienza del 15 giugno 2011 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Durante l’udienza vengono esaminati i testi: Generale Nazareno Montanti, Luogotenente Beniamino Cannas, e Aiello.

Il Generale Montanti era a Trapani il Comandante del reparto operativo e viene interrogato in apertura d’udienza dal Pm Del Bene sul Centro Studi Scontrino, copertura di una loggia massonica (la Iside 2) un comitato d’affari nel quale si decidevano le carriere, grazie alla raccomandazioni, si organizavano corsi fantasma e nella quale erano aderenti: dirigenti, politici,ed anche pregiudicati tra i quali Mariano Agate.
L’attività del suo gruppo sarebbe stata quella di identificazione dei soggetti, a partire dalle agende sequestrate dopo alcune perquisizioni della Squadra Mobile e della Guardia di Finanza, in seguito ad una irruzione della Squadra Mobile (aprile 86) partita a detta del Montanti da un esposto anonimo.
Nella ricostruzione il Montanti è particolarmente impreciso lacunoso e vago.
Agate Mariano, Agate Giovan Battista, Fundarò Pietro di Alcamo, Lala Natale pregiudicato di Castelvetrano, Monticciolo Antonino, Mandalari Pino, Bastone Giovanni, erano tra i pregiudicati mafiosi componenti del Centro Scontrino.
Nelle agende furono rinvenuti anche appunti diversi quali il numero di telefono di Carlo Vizzini, e l’indicazione dei nomi dell’Onorevole Ravidà Nicola, di Mattarella Sergio deputato dc dell’onorevole Canino Francesco ex Sindaco di Trapani e di Calogero Mannino tra gli altri.
Tra i componenti, appartenenti ad esercito, forze dell’ordine ecc. tra i quali l’ex comadante del 60° fanteria, il comandante e vice comandante della polizia municipale di Trapani ed ancora magistrati e relativi parenti, imprenditori.
Mauro Rostagno si era occupato del Centro Scontrino, la cui vicenda con i suoi intrecci affaristico-mafiosi aveva fatto molto scalpore a Trapani, ma i carabinieri trascurarono la pista mafiosa quale reazione della mafia all’attività giornalistica del Rostagno, essa “non fu presa in considerazione”.
Nell’agenda del 1981 sequestrata al Centro Scontrino non mancano riferimenti ad importanti incontri anche fuori Trapani per pratiche burocratiche e di finanziamenti, anche con Licio Gelli il capo della P2 che sarebbe stato ospitato a Trapani in una villa di massoni.

Il Pm Gaetano Paci parte il suo esame del teste Montanti da una contraddizione tra i contenuti di un verbale e la sua precedente audizione relativamente all’attività giornalistica di Mauro Rostagno.
Alla domanda del Pm su una nota informativa a firma del luogotenente Beniamino Cannas, quale risultato di una audizione di Mauro Rostagno a proposito del Centro Scontrino, e trasmessa all’autorità giudiziaria, il generale ha riconfermato ripetutamente di non esserne stato a conoscenza.
Nel precedente interrogatorio il generale aveva affermato che Mauro Rostagno svolgeva una attività informativa come altri svolgevano e “che anche i locali vedevano molto poco” e che quindi non poteva essere questa la causa del suo omicidio.
Il rapporto preliminare inviato all’autorità giudiziaria non conteneva tutti gli elementi di cui disponeva il medesimo gruppo operativo, ma il comandante oggi generale (in pensione) si tira fuori attribuendo la responsabilità degli atti ai suoi sottoposti definendosi solo un passacarte, un “passacarte di lusso”.
Risponde il Montanti quindi a proposito del giudice Carmelo Lombardo e degli insegnanti dei corsi citando tra gli altri la moglie del giudice Massimo Palmeri quale insegnante in uno di questi corsi e quindi risponde sugli incontri tra il Grimaldi e Licio Gelli.

Torna quindi a fare domande il Pm Del Bene sui rapporti con istituzioni ecclesiastiche ed internazionali.

E’ il turno poi dell’avvocato Vito Galluffo (difesa di Vito Mazzara), il quale chiede se i nomi citati erano iscritti al Circolo Scontrino o erano semplici nomi segnati nell’agendina sequestrata. Il generale risponde che si trattava di nomi segnati nell’agendina.

L’avvocato Ingrassia (difesa di Vincenzo Virga) chiede quando scoppia il caso Scontrino, quando viene portato all’attenzione dei media, la risposta è che orientativamente avvenne nel periodo 86-87 e che se ne parlò anche su La Sicilia di Catania e forse su testate nazionali.

Calò Pietro viene richiamato alla memoria del Montanti dal Pm Del Bene (il Calò Pietro era assistente Sip nato a San Giuseppe Iato responsabile delle intercettazioni alla centrale di Alcamo).

Tocca quindi al presidente Pellino che tende a fare il punto sulla data di inizio delle indagini sulla Scontrino e sui soggetti destinatari di provvedimenti cautelari tra i quali vui sarebbero stati un alto funzionario di prefettura, un alto funzionario di Ps, funzionari del comune di Trapani, funzionari della provincia, appartenenti al corpo dei vigili urbani, direttori di Banca, ed imprenditori.

L’avvocato Crescimanno chiede del Torregrossa Natale, geometra titolare di un’agenzia di viaggi, e di un documento contenente un elenco di 34 nomi degli indagati relativamente alla vicenda Scontrino.

E’ la volta ora del teste (richiamato anche lui come Montanti) Luogotenente Beniamino Cannas comandante attualmente la stazione di Buseto Palazzolo ed interrogato dal Pm Gaetano Paci a proposito di un rapporto del 22 giugno 1987, relativo agli illeciti commessi della massoneria trapanese in seno alla pubblica amministrazione che faceva seguito ad un precedente rapporto della squadra mobile.
Si parla quindi di una intervista ad un tale Scontrino Paolo ripreso di spalle ed in forma anonima, trasmessa da Tele Scirocco sulla massoneria di cui parlò in un suo redazionale Mauro Rostagno e nel corso del quale lo stesso Rostagno affermò a proposito dell’Onorevole Francesco Canino che in massoneria sarebbe stato occasionale, sarebbe stato poco e che non era più massone.
Di questo redazionale definito “un redazionale chirurgico” dal Cannas e che nell’occasione fece apparire al Cannas “ambiguo” il Rostagno, il Cannas ne parlò con il Rostagno su input dell’autorità giudiziaria, per sapere sulla base di quali informazioni avesse affermato le cose dette in precedenza a proposito dell’onorevole Francesco Canino. Le fonti del Rostagno sarebbero state Torregrossa Natale (vice di Giovanni Grimaudo grado 33 della massoneria e capo di tutta la massoneria trapanese), il suo (del Grimaudo) avvocato Guido Sandoz ed una terza persona. Dopo cinque giorni fu informata l’autorità giudiziaria.

Il Cannas sostiene che il rapporto preliminare subito dopo l’omicidio non lo curò lui ma Santomauro e lo firmò Montanti, e che non sa perchè alcuni elementi rilevanti ed utili per l’inquadramento dell’omicidio Rostagno quale conseguenza della sua attività giornalistica in un’area interessata così pesantemente da relazioni tra mafia e massoneria, non confluirono nel rapporto preliminare sull’omicidio, pur appartenendo al patrimonio conoscitivo dei carabinieri e suo in particolare, e lavorando nella medesima struttura, gomito a gomito con l’estensore del rapporto.

Quanto al presunto rapporto di amicizia con Mauro Rostagno, il Cannas tiene a sottolineare che più che un rapporto di amicizia sarebbe da definire un rapporto di empatia, visto che per amicizia intende altro.

A proposito di un incontro tra il procuratore Coci e la signora Roveri ed a cui lui a detta della Roveri sarebbe stato presente, premette che i rapporti con il procuratore Coci non erano buoni a causa di alcuni fermi di polizia giudiziaria, e di strascichi anche presso il CSM ed esclude fermamente di potere essere stato presente.

Cannas riferisce che furono violati i sigilli all’interno dell’ufficio corpi di reato, e furono aperti dei plichi in cui c’erano documenti relativi al Circolo Scontrino.

Non ha ricordo di un incontro del 1993 tra il procuratore Lari e Chicca Roveri, ma non lo esclude.

Si procede quindi al confronto tra il luogotenente Cannas e Chicca Roveri per verificare la vicenda relativa all’incontro tra il procuratore Coci e la stessa Roveri cinque o sei mesi dopo la morte di Mauro Rostagno e nel corso del quale il procuratore le disse di mantenere il riserbo perchè “poteva esere pericoloso sia per lei che per lui”. Nel corso dell’incontro il Procuratore gli avrebbe chiesto se avesse ricevuto delle minacce e all’incontro sarebbe stato presente il Cannas.

In seguito sempre a detta della Roveri, ma in questo caso sembra vi sia qualcosa di verbalizzato, nel 1993 avrebbe incontrato il procuratore Lari sempre alla presenza di Cannas.

La Roveri riferisce di avere incontrato il Cannas quindici giorni dopo la morte di Mauro Rostagno e che questi tra le altre cose le riferì di una affermazione di Mauro Rostagno a proposito di un incontro avvenuto in agosto e nel quale Rostagno avrebbe detto: “mi hanno allungato la vita di un mese”.

Quanto alla definizione “ambiguo” che si riscontra negli atti riferita a Mauro Rostagno a proposito della posizione su Francesco Canino, la Roveri afferma che in seguito la posizione di Mauro Rostagno su Canino nei suoi editoriali cambiò e che negli atti il cambiamento non fu rilevato.

La Roveri riferisce quindi dell’incontro con Coci circa cinque mesi dopo l’omicidio per essere sentita sul fondo Auteri di Bonagia, il procuratore non le diede la mano, adducendo un qualche raffreddore.

La Roveri ricorda quasi certamente un Cannas in divisa all’incontro con Coci, il Cannas riferisce invece di avere indossato la divisa a partire dal 1996 e che Coci di lui non si fidava.

Viene sentito quindi il teste Aiello a proposito di una conversazione del 1988 in un ristorante il Gurdmans di Via Libertà a Palermo tra il proprietario di Rtc Puccio Bulgarella e un tale ingegnere Lodato nel corso della quale si parlò di Mauro Rostagno.

L’ingegnere Lodato chiese se avevano a che fare con un uomo o con un “pisciteddu i cannuzza”, con riferimento alla vicenda di Rostagno, Burgarella rispose che “già una volta ero riuscito a salvarlo, questa volta ero fuori, non ci sono riuscito” e per questo “da un mese non saluto questa persona” accennando all’onorevole Francesco Canino che seduto in un tavolo accanto si stava alzando.

Prossima udienza prevista il 29 giugno alle ore 9,30, in programma l’audizione dei testi Giovanni Leuci, capo della Mobile di Trapani, e gli ispettori Angelo Palumbo e Simona Pettorini.

La precedente udienza del 01/06/2011 la trovate qui

grazie a Radio Radicale

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Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (12)

Udienza del 1 giugno 2011 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, fra Custonaci e Valderice la sera del 26 settembre 1988, in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Durante l’udienza vengono esaminati i testi: Giovanni Di Malta operatore Tv e Andrea Grandi già ospite della Comunità Saman

Viene chiamato a testimoniare il teste Giovanni Di Malta all’epoca dei fatti cameramen di Rtc già Trv il quale in apertura è interrogato dal Pm Gaetano Paci e quindi dal Pm Ingroia.

Di Malta conferma il quadro di malaffare esistente nel capoluogo ed in provincia in quel periodo, di come Mauro Rostagno ne fosse informato e di come ne fosse venuto a conoscenza.
Il doppio bilancio del comune di Trapani era uno di questi malaffari, di cui, avrebbe detto Rostagno, la gestione sarebbe stata dell’onorevole Canino all’epoca assessore regionale agli enti locali.
Giovanni Di Malta riferisce anche delle minacce ricevute da Mariano Agate durante il processo per l’omicidio del sindaco di Castelvetrano e del fatto che lo stesso avesse minacciato anche il giornalista Massimo Coen di Rtc e lo stesso Mauro Rostagno (chiddu ca’ varva).
A Marsala stavano scoppiando due scandali (Ente Fiera Vini ed Ente Teatro del Mediterraneo), una settimana prima di essere ucciso, un sabato pomeriggio nel corso di un servizio su un convegno all’Hotel President, di cui era “magna pars” l’onorevole Canino, fu privatamenbte avvicinato dal sindacalista Santoro e dallo stesso onorevole Canino.
Dai colloqui il Rostagno sarebbe venuto a conoscenza di un presunto giro di tangenti. “Mentre tornavamo a Trapani – ha raccontato Gianni Di Malta – mi riferì che era coinvolto anche un maresciallo dei carabinieri. Disse che al momento non avrebbe potuto parlarne in televisione. Anche il procuratore Paolo Borsellino aveva le mani legate. Saremmo dovuti tornate a Marsala per capirne di più. Poi, il lunedì, fu ammazzato”.

“Nell’ultima settimana – ha ricordato Gianni Di Malta – Mauro non era la solita persona ridente e scanzonata. C’era qualcosa che lo preoccupava. La mattina del 26 settembre era apparentemente tranquillo. Quando rientrai in televisione, dopo avere realizzato un servizio, Nel tardo pomeriggio dello stesso giorno ritornato da un servizio al Comune, invece era nervoso. Ricordo che mi strappò, in maniera quasi rabbiosa, la videocassetta dalle mani. Poi mi disse che da quel giorno non si sarebbe più occupato di politica e che avrei dovuto rivolgermi a Ninni Ravazza”.

Nel pomeriggio del 26 settembre, poco prima dell’agguato, solo per un caso Gianni Di Malta non prese per errore la videocassetta con la scritta “personale Mauro” che stava sulla scrivania di Mauro Rostagno, accanto alla fotografia della figlia Maddalena.
“Non è quella”, gli disse Mauro Rostagno indicandogli un’altra videocassetta che avrebbe dovuto portare a Caterina Marceca, direttrice di un’emittente televisiva concorrente. All’interno, ha spiegato Gianni Di Malta, c’era un filmato di un incendio che Mauro aveva voluto visionare.

L’ex cameraman non ha saputo riferire invece cosa conteneva l’altra videocassetta, quella che il sociologo torinese teneva sulla sua scrivania a fianco della foto della figlia nel suo ufficio e che non è stata più ritrovata dopo la morte di Mauro Rostagno.

Di Malta riferisce poi di un registratore audio collegato al telefono il quale serviva a registrare le telefonate ed installato alcuni mesi prima della morte per registrare le minacce telefoniche, e dell’esistenza di una audio cassetta e di un libro sulle saline di Trapani e Marsala.

Mauro Rostagno, ha confermato ieri Gianni Di Malta, aveva la disponibilità di una telecamera amatoriale (in Vhs-C) che custodiva nel suo ufficio. Aveva chiesto al cameraman di spiegargli la procedura da seguire per riversare i filmati da un sistema amatoriale ad uno professionale da 3/4 di pollice.

Relativamente alla comunicazione ricevuta intorno alla vicenda Calabresi riferisce della reazione di incredulità e di sdegno del Rostagno, posto che riteneva che gli inquirenti sapessero già tutto sull’omicidio del commissario.

Di Malta riferisce di un ottino rapporto di Mauro Rostagno con Francesco Cardella guastatosi tuttavia nell’ultimo periodo. Rostagno  in particolare riteneva essergli rimasti solo due amici: “Beniamino (Cannas) e Renato (Curcio)”.

Di Malta riferisce anche dei colloqui avuti negli anni successivi all’omicidio con Francesco Cardella e dell’avere appreso dallo stesso della sua convinzione che Mauro Rostagno fosse stato ucciso da Mariano Agate.

Anche Di Malta conferma dell’assenza di pressioni di Puccio Burgarella nei confronti di Mauro Rostagno, anzi il Puccio sarebbe stato grato a Mauro Rostagno per il notevole incremento di raccolta pubblicitaria che aveva consentito all’azienda di migliorare i conti.

Puccio Bulgarella, editore di Rtc, era buon amico di Canino e di Bartolo Pellegrino, dopo la morte del Rostagno, interpellato sul delitto durante un pranzo in un rinomato ristorante di Palermo, ha riferito Gianni Di Malta di avere appreso da tale Aiello che, il Puccio avrebbe detto ad un interlocutore: “Ero riuscito a salvarlo una volta, questa volta sono stato colto di sorpresa e non sono riuscito ad evitarlo”. E poi, indicando l’onorevole Francesco Canino, che sedeva in un altro tavolo, avrebbe aggiunto: “Per questo motivo, con quel signore, è da un mese che non parlo”.

Anche Di Malta riferisce di non avere mai conosciuto Sergio Di Cori ne che gliene abbia parlato Mauro Rostagno.

A proposito del “Centro studi Scontrino” riferisce Di Malta che con Rostagno fecero un paio di interviste e che Rostagno gli parlò del Centro come copertura di qualcosa di più grosso.

Particolarmente interessante la dichiarazione finale in risposta alla domanda dell’avvocato di parte civile Carmelo Miceli relativa alle immagini che si vedono circolare in televisione. Tra queste immagini circola un falso assai verosimile (realizzato per Telefono Giallo) in cui si vede una Duna e all’interno dell’auto compare una borsa che nelle immagini originali realizzate da Telescirocco, invece non c’è.

Anche l’editore Puccio Bulgarella, ha ricordato Gianni Di Malta, pensava che si trattasse di un delitto di mafia. «O l’ha ucciso la grande mafia o io o Cardella», disse un giorno ad un interlocutore. «Io no perché sarei andato contro i miei interessi, Cardella non credo, fai tu».

“Nell’ultimo periodo – ha raccontato Gianni Di Malta – Mauro era solito chiudere la porta del suo ufficio a chiave. Ricordo che un giorno avevamo la necessità di una telecamera. Pensammo a quella di Mauro. Insieme con un collega trovammo una copia della chiave del suo ufficio e prelevammo la telecamera. Prendemmo la porta e l’appoggiamo al muro per fargli uno scherzo. Pensavamo che si sarebbe fatto una bella risata ed invece quando venne a sapere che avevamo preso la telecamera andò su tutte le furie”.

Viene quindi ascoltato il teste Andrea Grandi ex ospite della comunità il quale riferisce che fu lui ad informare per telefono Francesco Cardella la sera del 26 settembre del 1988, della morte di Mauro Rostagno: «Hanno ammazzato Mauro». «Ma che dici? E’ uno scherzo?», fu la reazione di Francesco Cardella.

Dopo l’agguato, Elisabetta Roveri, compagna della vittima, si precipitò sul luogo del delitto, Andrea Grandi l’accompagnò in auto, Elisabetta Roveri gli chiese di avvertire Francesco Cardella, che si trovava a Milano e se la figlia Maddalena postesse vedere per l’ultima volta il padre.
Andrea Grandi ai giudici ha ricordato che tornò a piedi in comunità, nel parcheggio incontrò Maddalena che voleva vedere il padre e le disse di aspettare che ne avrebbe parlato con Francesco e giunto dentro telefonò a Francesco Cardella. Dagli spari alla telefonata sarebbero passati circa dieci minuti.
Comunicò la notizia “hanno sparato a Rostagno” a Cardella e gli chiese se la figlia, Maddalena, potesse vedere il padre. Cardella rispose che era meglio di no e disse che avrebbe preso il primo volo per la Sicilia.

Prossima udienza il 15 giugno 2011 alle ore 9,30, prevista l’audizione dei testi Aiello, Cannas e Montanti.

La precedente udienza del 25/05/2011 la trovate qui

grazie a Radio Radicale

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Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (11)

Udienza del 25 maggio 2011 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, fra Custonaci e Valderice la sera del 26 settembre 1988, in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Durante l’udienza vengono esaminate i testi: Emilia Francesca Fonte, Salvatore Vassallo, Giovanni Ravazza, Enzo Mazzonello,

In apertura di udienza viene completata l’audizione della teste Emilia Francesca Fonte, che il 26 settembre del 1988 fu testimone del passaggio delle auto per la strada che porta a Lenzi.
All’epoca dell’omicidio Emilia Fonte aveva 17 anni.

Avvalora la pista mafiosa la testimonianza di Salvatore Vassallo, giornalista, che nel 1988 collaborò ad RTC per alcuni mesi a partire dall’aprile del 1988, con il sociologo torinese.
Il Vasallo aveva conosciuto Mauro Rostagno ma anche Francesco Cardella in precedenza al Nord e aveva reincontrato Mauro Rostagno a Trapani in occasione di un servizio sugli arancioni, il Vassallo era inoltre addetto stampa del professor Zichichi e giornalista di Reporter.
Il Vassallo ha riferito che quello era un periodo “caldo”, in quanto si parlava degli affari legati alla scoperta della loggia Massonica (Iside II – Scontrino), c’era il processo intorno all’uccisione dell’ex sindaco di Castelvetrano Lipari nei confronti di Agate e si cercava di scoprire le connessioni tra la mafia, la massoneria e la politica.
I servizi giornalistici di Mauro Rostagno erano particolarmente critici, con giudizi e titoli quali, “Palazzo D’Alì e i 40 ladroni” con riferimento al Consiglio Comunale di Trapani.
Vassallo in aula ha in particolare riferito che in quel periodo ricevettero in redazione diverse telefonate anonime di cui una la prese lo stesso Vassallo e una lo stesso Rostagno, il quale ne riferì a detta del Vassallo in Tribunale e forse anche a personale della polizia, pur facendosi una delle sue solite risate.
E ancora Vassallo ha riferito che un giorno, mentre si trovava in un istituto bancario di Xitta, per un versamento, un dipendente, il cassiere Ignazio Piacenza, “mi disse che Mauro era segnato e che sarebbe stato spento entro un mese” in riferimento ad un servizio televisivo che aveva trattato lo scandalo del Comune di Trapani.
In gergo il termine “astutari” equivalente al termine “spegnere” equivale a “porre termine ad una vita”.
Il Rostagno informato dal Vassallo di quanto riferitogli dal Piacenza genero di tale Maiorana di Buseto Palizzolo, si preoccupò e l’indomani assieme informarono della cosa, amici investigatori della polizia.
La linea editoriale a detta del Vassallo era scelta da Mauro Rostagno e il Puccio Burgarella un “romantico” figlio di Andrea Burgarella (arrestato con Peppe Cizio in relazione alla corruzione del giudice Costa e poi prosciolto), proprietario ed editore dell’emittente non interferiva.
Quanto ad una presunta “situazione di Marsala” di cui a precedenti dichiarazioni il Vassallo esclude si riferisse ad una situazione politica, ma ad una questione legata ad una ricaduta di alcuni ospiti della comunità nel consumo di droga.
Al Vassallo non risultano personalmente particolari scontri tra Mauro Rostagno e Francesco Cardella.

Ad avvalorare la pista mafiosa anche la testimonianza resa dal giornalista Giovanni (Ninni) Ravazza ex collega di Mauro Rostagno ad Rtc, il quale ha riferito che “Qualche mese prima dell’omicidio io e Mauro fummo convocati dall’editore di Rtc Puccio Bulgarella. Ci disse: ‘Ragazzi state attenti perchè c’è qualcuno che si sta incazzando’. Mauro non ne fu molto turbato. Io chiesi invece se stavamo correndo dei pericoli ma Puccio Bulgarella ci rispose che per il momento potevamo stare tranquilli. Non ho mai raccontato prima questo episodio perché nessuno me l’aveva mai chiesto”. Il tutto accadeva circa quattro-tre mesi prima dell’omicidio e dopo l’omicidio, non ritornò più sull’argomento ne ne parlò agli inquirenti.
A proposito di minacce Ravazza ha ricordato che in occasione del processo a Mariano Agate questi rivolgendosi a Mauro Rostagno, da dietro le sbarre lo avrebbe invitato a non dire “minchiate” e che la cosa sarebbe apparsa come una evidente minaccia da cui tuttavia il Rostagno non sarebbe affatto rimasto intimorito tanto da parlarne in televisione e questo accadde prima del discorso di Puccio Burgarella di cui si èdetto sopra.
Parlando della sera in redazione, il giorno dell’omicidio, Ravazza ha ricordato che Rostagno stava lavorando allo scandalo dell’Ente Teatro di Marsala in cui si sarebbe avuto distrazione di fondi, tentativi di corruzione ed altro.
Anche per Ravazza la linea editoriale la faceva Mauro Rostagno ed il taglio era molto più aggressivo della precedente linea editoriale e la proprietà non influenzava le scelte della redazione.
Rtc con la direzione di Rostagno a detta di Ravazza ebbe un aumento di audience divenendo la più seguita tra le emittenti locali trapanesi.
Ninni Ravazza ha parlato anche di Francesco Cardella il quale sarebbe stato colui il quale avrebbe proposto a Puccio Burgarella la presenza di Rostagno a Rtc e
che lo stesso Cardella aveva una qualche influenza su Mauro Rostagno ricordando in particolare un episodio in cui Rostagno mutò in parte l’opinione su Francesco Canino a seguito di un colloquio con il Cardella.
Ravazza ha riferito poi di un incontro piuttosto vivace con tale maggiore Montanti dei Carabinieri il quale avrebbe usato espressioni del tipo “non ti permettere”, “non vi dovete permettere”, “le indagini le facciamo noi” a seguito di alcuni servizi giornalistici dello stesso Ravazza in cui si mettevano in dubbio la fondatezza della cosidetta “pista interna”.
Anche a Ravazza, come già a Vassallo non risultano relazioni di Mauro Rostagno con il Di Cori.
Ravazza riferisce anche di poliziotti e carabinieri che litigavano sul luogo dell’omicidio, probabilmente per il reperimento di reperti o per la primogenitura delle indagini.

Viene sentito infine il teste Enzo Mazzonello, nel 1988 collaboratore di Rtc e di Mauro Rostagno in qualità di cronista d’aula volontario il quale anche lui ha contribuito con la sua testimonianza ad avvalorare la pista mafiosa.
In quel periodo seguì tra gli altri il processo in Corte d’Assise per l’omicidio del sindaco di Castelvetrano Lipari in cui erano imputati Mariano Agate e altri, tra i quali Nitto Santapaola.
Il Mazzoleni riferisce a proposito della popolarità degli editoriali televisivi di Mauro Rostagno il quale parlava senza peli sulla lingua di politica, mafia e malaffare e che la città alle quattordici si svuotava per seguire Rostagno in televisione.
Mazzoleni riferisce anche che un giorno passando davanti a Mariano Agate da dietro le sbarre vide ed udì l’Agate pronunciare la frase a lui diretta: “Ah – con le dita tra i denti – giornalista, voi che lingua lunga che hai tu e quello vestito di bianco” con evidente riferimento a Mauro Rostagno. Frasi simili furono ripetute dal fratello di Mariano Agate (forse Giovanni Battista) che seguiva il processo.

Prossima udienza prevista il 01 giugno 2011 alle ore 9,30, prevista l’audizione dei testi .

La precedente udienza del 18/05/2011 la trovate qui

grazie a Radio Radicale

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Meritocrazia alla trapanese

Leggo su “La Sicilia” a firma di Rino Giacalone, questa … la vogliamo definire “nota di costume” ?

Il caso della commercialista

Revisore dei conti in Provincia e nell’azienda di Agate

Uno degli ultimi «casi» scoppiati alla Provincia riguarda la giovane commercialista Cinzia Puma, presidente del Collegio dei revisori dei conti dell’amministrazione provinciale. Sfiorata da un problema di opportunità. La dottoressa Puma, che come sponsor ha avuto consiglieri del Pdl, ha fuori dalla Provincia diversi incarichi in funzione della sua professione, ma quello che ha attratto le attenzioni è l’incarico di presidente del collegio sindacale della calcestruzzi «Mazara». Un incarico citato nel curriculum. Nella calcestruzzi ci sono proprietari e soci sono mafiosi di alto rango, i fratelli Mariano e Giovan Battista Agate, l’anziano Nino Cuttone, gli ultimi due in manette per l’operazione «Eolo». Una vicenda sulla quale oggi ci sono solo «sussurri», nessuno ufficialmente vuole parlare. Argomento tenuto sotto traccia mentre ieri sera in Consiglio c’era chi si interrogava su cosa in aula si dovesse discutere.