Sgarbi, le dimissioni erano solo uno scherzo

Sembra che le dimissioni annunciate con le rituali grida e i consueti strepiti da parte del sindaco di Salemi si siano rivelate una farsa.

Sgarbi, dimissioni farsa

di Umberto Lucentini

Aveva dichiarato di voler lasciare il posto di primo cittadino a Salemi perché gli avevano tolto una scorta. Invece si è solo “autosospeso”, un istituto giuridico che non esiste. Lo rivela il capogruppo Pd del comune siciliano(28 gennaio 2011)«Vittorio Sgarbi scrive all’Espresso di essersi dimesso da sindaco di Salemi perché gli è stata tolta la scorta? A noi non risulta». Domenico Venuti, 31 anni, capogruppo del Pd in consiglio comunale del comune siciliano, aggiunge un nuovo tassello sulle tragicomiche vicende politiche del noto critico d’arte. Per la cronaca: Sgarbi aveva annunciato – con un piccato fax inviato alla redazione del nostro settimanale – di essersi dimesso da sindaco di Salemi dopo che gli era stata tolta la scorta, a seguito di una nostra inchiesta. Ma le cose, sembra, non stanno proprio così.

Consigliere Venuti, ci spieghi…
«Sgarbi ha inviato un fax al Comune di Salemi con la propria firma autenticata da un notaio in cui comunica che si autosospende da sindaco e delega le sue funzioni alla giunta e al vicesindaco. Ma l’auto-sospensione da sindaco è un istituto giuridico che non esiste. E poi, Sgarbi cosa fa: auto-comunica al Comune, di cui è massimo rappresentante, questa scelta? Non è previsto che si dichiari di non svolgere una funzione per cui si è stati eletti. Se si dimette lo si deve comunicare al Prefetto di Trapani».

Quindi Sgarbi è ancora sindaco di Salemi?
«Al momento sì. Ho chiesto agli uffici del Comune di inviare le carte al Prefetto ed all’Assessorato Regionale agli Enti Locali perché facciano le loro valutazioni».

E se si dimettesse veramente?
«Sarebbe un fatto deplorevole che Sgarbi, con il sistema dell’annuncio delle dimissioni, invitasse impropriamente le istituzioni a tornare indietro sulla decisione della revoca della scorta. E’ un inusuale stimolo che, secondo me, significa mancare di rispetto al Prefetto e al Comune di Salemi che non può essere “usato” per motivi diversi da quelli strettamente legati all’attività amministrativa».

Ma Sgarbi corre un reale pericolo a causa della revoca della scorta?
«Non posso essere io a fare questa valutazione. Ho rispettato la decisione degli organismi competenti che hanno attribuito a Sgarbi la scorta e devo rispettare anche la scelta di farla cessare, che immagino motivata». E dal punto di vista politico: che giudizio dà di Sgarbi-sindaco?
«A parte i continui colpi di scena mediatici che hanno dato notorietà a Salemi, e questo è fuori discussione, dico che in due anni e mezzo la giunta da lui guidata non ha realizzato un’azione incisiva né dal punto di vista dell’attività ordinaria né per la realizzazione di progetti a lungo respiro».

Esempi?
«Non c’è stata una programmazione amministrativa ed economica, infatti è stato sforato il patto di stabilità, e questo crea problemi al Comune… La giunta Sgarbi non ha rinegoziato il piano dei costi relativi allo smaltimento dei rifiuti tanto che la tassa comunale è diventata esorbitante. Ci sono zone della città a rischio cedimento idro-geologico per le quali le precedenti giunte avevano predisposto dei piani di risanamento che non hanno avuto seguito. Mesi fa un alloggio popolare è stato sgomberato su iniziativa dei vigili del fuoco perché pericolante…».

Se Sgarbi lasciasse veramente la carica di sindaco, per Salemi sarebbe un danno?
«Io rispetto la sua elezione, lo ha voluto la gente di Salemi, ci mancherebbe. Il problema è che le frequenti assenze di Sgarbi hanno di fatto lasciato la città nelle mani di Pino Giammarinaro, “allenatore manager” di parecchi consiglieri, di almeno tre componenti della giunta e di svariati funzionari: un discusso personaggio politico che, problemi giudiziari a parte, usa metodi politici che si ispirano al clientelismo e non alla programmazione e allo sviluppo».

Il contrasto all’eolico è uno dei cavalli di battaglia di Sgarbi, perchè teme infiltrazioni mafiose.
«E’ giusto che si indaghi se la mafia vuole infiltrarsi nell’eolico come in tutte le altre attività in cui ci sono interessi economici. Ma l’eolico in sé e per sé non va fermato. E, a proposito di mafia, un’ultima notizia…».

Quale, Venuti?
«Segnalo che la giunta Sgarbi non ha presentato il piano di utilizzo necessario per l’assegnazione di beni confiscati ai boss, che qui a Salemi restano inutilizzati».

da L’Espresso

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Figuraccia del sedicente responsabile della comunicazione del Pd di Ragusa

Dopo la pubblicazione di un sondaggio sulle primarie di Ragusa, al responsabile del sito Scenaripolitici.com è stato richiesto da tale Marco Moltisanti sedicente responsabile della comunicazione del Pd di Ragusa il nome della fonte che ha fornito i dati salvo procedere con una denuncia visto l’art. 8 comma 3 della Legge n. 28 in vigore dal 23 febbraio 2000. L’eventuale denuncia si baserebbe sulla mancanza nel sondaggio di riferimenti metodologici.

Il proprietario e responsabile del blog di informazione e statistica politica è Andrea uno studente universitario che impiega a titolo gratuito buona parte del suo tempo libero, contribuendo ad animare una comunità che si confronta sui temi politici civilmente su internet

Quanto sta accadendo è a mio avviso ma non solo, (sono tanti i siti di informazione politica che stanno esprimendo la loro condanna nei confronti del sedicente responsabile della comunicazione del Pd di Ragusa) gravissimo.

In un contesto dove l’ informazione ufficiale manifesta ogni giorno la sua scarsa autorevolezza, appare incredibile che il cosidetto responsabile della comunicazione di un un partito si preoccupi con cosi tanto impegno di provare ad intimidire una persona che offre un servizio di informazione ed a mio parere di qualità.

Ci si augura che da parte del PD ufficiale arrivino quanto prima le scuse al responsabile di Scenaripolitici.com

Al … quello non era solo chiacchiere e distintivo !

Si … dici bene … ma quella era l’America !

Questa invece è oggi l’Italia, dove spunta la proposta di legge per punire i magistrati che indagano:

La scorsa settimana il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un videomessaggio, disse «i magistrati saranno puniti».

PROCEDIMENTO DISCIPLINARE PER PM INCOMPETENTI – La proposta firmata da Vitali e da altri colleghi (29 in tutto tra cui Cirielli, Cassinelli, Lehner) prevede l’introduzione dell’articolo 315-bis del codice di procedura penale, «concernente la riparazione per ingiusta intercettazione di comunicazioni telefoniche o di conversazioni». Di fatto, viene prevista una «nuova ipotesi di illecito disciplinare»: pm e giudici non competenti non possono autorizzare intercettazioni, altrimenti scatta nei loro confronti il procedimento disciplinare. Procedimento che, in base alle norme in vigore, è affidato a ministro della Giustizia e pg della Cassazione, i due titolari dell’azione disciplinare nei confronti delle toghe. Obiettivo del Pdl però «non è spuntare le armi ai pm», ci tiene a sottolineare l’ex sottosegretario, che rivendica come l’intenzione che lo ha guidato è quella di portare «responsabilità in questo settore». È per questo, spiega ancora Vitali, che si prevede anche un «indennizzo» di 100 mila euro: vale nel caso di imputati intercettati e poi prosciolti, ma anche di soggetti terzi le cui intercettazioni siano finite sui giornali. A pagarlo saranno gli stessi pm, dopo un vaglio di «responsabilità contabile» da parte della Corte dei conti per la «ingiusta intercettazione». Il testo Vitali prevede anche una norma che renderebbe le nuove disposizioni retroattive: il risarcimento è previsto, infatti, anche per chi è stato coinvolto in indagini fino a 5 anni prima della sua entrata in vigore.”

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A Cuffaro subentra al senato l’ex sindaco di San Vito Lo Capo

A Salvatore Cuffaro, condannato per favoreggiamento alla mafia, e costituitosi in giornata al carcere romano di Rebibbia, subentrerà al Senato la sanvitese dottoressa Maria Pia Castiglione.
Nata 55 anni anni fa a San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani, Maria Pia Castiglione è medico neurologo che svolge attività specialistica ambulatoriale a Trapani, Pantelleria e Castellammare del Golfo. E’ in politica da molti anni.
Tra il 1991 e il 1993 è stata sindaco di San Vito Lo Capo, poi consigliere provinciale di Trapani, infine consigliere comunale del suo paese. Fino al settembre dell’anno scorso è stata presidente provinciale dell’Udc a Trapani.
La geografia politica però non muta.
Candidata nella lista dell’Udc, anche lei ha aderito al Pid, Popolari di Italia Domani, promosso dal gruppo siciliano in rotta con Casini.
Ha ufficializzato la sua adesione al Pid il 3 gennaio durante un’assemblea presieduta da Calogero Mannino. Sposata con un ingegnere, una figlia, si dichiara grande amica di Totò Cuffaro. “Provo per lui – dice – un grande dispiacere. Per me resta un amico dotato di grande umanità, disponibilità e generosità. Tutti gli dobbiamo tanto”.
Alle politiche del 2008 gli unici tre senatori dell’Udc sono stati eletti in Sicilia.
Ora il gruppo è diviso. Con Casini è rimasto Gianpiero D’Alia, eletto nella circoscrizione orientale; Cuffaro e Aparo Burgaretta (subentrato ad Antonello Antinoro che aveva optato per il seggio di eurodeputato) sono passati al Pid. Ora la Castiglione rimpiazza Cuffaro senza che vengano alterati gli equilibri in Senato.

Si era detto “sfruttate”, non “sfrattate” !

a volte basta un cambio di vocale a generare tragici ecquivoci.

Sfrattata la “Casa delle bambole”

Ieri le 14 ragazze di via Olgettina 65 coinvolte nel caso Ruby hanno ricevuto una lettera con cui vengono invitate ad andarsene dai loro appartamenti. Motivo: rappresentano un danno al decoro del condominio

MILANO. La rabbia dei condomini non ha concesso nessuna attenuante e senza aspettare i tempi della giustizia è già stata emessa una sentenza. Di sfratto. Ieri le 14 ragazze di via Olgettina 65 coinvolte nel caso Ruby hanno ricevuto una lettera con cui vengono invitate ad andarsene dai loro appartamenti. Motivo: rappresentano un danno al decoro del condominio.
Dovrebbero lasciare la loro ‘Casa delle bambole’, come è stato ribattezzato dai giornali il complesso vicino all’ospedale San Raffaele a Milano 2, le giovani donne che partecipavano alle feste di Arcore. Tra loro volti noti, come la valletta di Colorado Café, Marysthelle Garcia o aspiranti starlette. Il clamore suscitato dallo scandalo Ruby, l’assalto dei cronisti non sono piaciuti agli altri inquilini e così l’amministratore é intervenuto.
“Non è giusto, anche noi siamo delle vittime, io avevo anche tolto il mio nome dal citofono perché mi insultavano giorno e notte”, dice Marysthelle, che come le altre ha ricevuto la lettera. “Ero a Firenze per lavoro – racconta – ma mi hanno telefonato le altre ragazze per dire che era arrivata questa lettera. Ho fatto controllare a casa mia e l’avevo ricevuto anch’io: è una lettera uguale per tutte, firmata dall’amministratore del condominio che ci dice che dobbiamo lasciare l’appartamento entro otto giorni altrimenti farà intervenire la forza pubblica”.
“Io ho già telefonato al mio avvocato e gli ho detto di occuparsene – continua Marysthelle -. Non credo sia giusto né legale un’imposizione del genere. Lo so che gli altri condomini si sono lamentati per la presenza di giornalisti e fotografi davanti allo stabile, ma anche noi siamo delle vittime. Mi è capitato negli ultimi giorni di essere chiamata al citofono anche in piena notte e di sentirmi dire delle volgarità”.
Marysthelle è madre di una bimba e quando è scoppiato lo scandalo Ruby nei giorni scorsi ha ammesso di aver ricevuto dei soldi dal presidente del Consiglio Berlusconi “da usare per la sua bambina. L’appartamento è intestato a me – spiega ancora Marysthelle -, ci abito con la mia piccola, non so proprio dove dovrei andare adesso e dove potrei portare lei”.
Dei sette appartamenti, in totale, che gli inquirenti hanno individuato nel residence Olgettina, due sarebbero intestati a Marysthelle Polanco e uno a Barbara Guerra. Altri quattro appartamenti, invece, sarebbero stati intestati a Nicole Minetti, consigliere regionale indagata nel caso Ruby per induzione e favoreggiamento della prostituzione, “per conto delle ragazze che non avevano le condizioni richieste per l’intestazione, quali un idoneo contratto di lavoro”: lo scrivono i pm di Milano negli atti dell’inchiesta sul caso Ruby trasmessi alla Camera. Si tratterebbe delle showgirl Iris Berardi, Arisleida Espinosa, Annina Visan ed Elisa Toti.

da GDS

La dignità spesso ha un prezzo

e non tutti sono disposti a correre il rischio di pagarlo.

E’ l’11 gennaio del 1944 ed i cinque di cui si occupa il plotone di esecuzione sono rispettivamente, il conte Galeazzo Ciano, già ministro degli esteri e genero di Mussolini, Marinelli, Gottardi, Pareschi ed il vecchio Maresciallo Emilio De Bono .
Dopo un processo puramente formale, noto come il Processo di VErona, nel poligono di tiro della stessa città venne eseguita all’alba la condanna a morte degli accusati di tradimento dal tribunale di Salò per avere votato la mozione di sfiducia verso Mussolini nella drammatica seduta del Gran Consiglio del 25 luglio 1943.
La fucilazione alla schiena fu eseguita da 30 militi.