Ampunitiiiiii !!!

L’espressione è di origine romanesca, ma qui il termine, anche ed indifferentemente nella versione più asettica di “impunito“, viene definito dal dizionario online “Sabatini Coletti” come aggettivo “Che non ha avuto la debita punizione: delitto i.” e come singolare maschile “Sfrontato,sfacciato: faccia da i.”.

Il caso è quello dei pontili e del lido autorizzati ai piedi del Castello di Castellammare del Golfo , di cui si dice nel comunicato del Comune di Castellammare del Golfo:

Dietrofront del demanio per le concessioni nell’area portuale.

L’assessorato regionale non revocherà quelle già rilasciate.

Il sindaco: “Non possiamo consentire questo sfregio ambientale. Promuoverò ogni altra azione prevista dalla legge”

«Non possiamo consentire lo sfregio ambientale nella zona di cala marina e cala petrolo. E’ un fatto allarmante. Chiederemo un’audizione alla commissione regionale Ambiente, rimarcando l’opportunità della sospensione del rilascio di concessioni demaniali. Promuoverò ogni altra azione prevista dalla legge a tutela del patrimonio paesaggistico. Ho ribadito formalmente la richiesta di ritiro della concessione rilasciata. Su quelle in itinere l’amministrazione esprime la propria ferma volontà, manifestata anche con atti deliberativi della giunta e del consiglio comunale, di sospendere il rilascio di concessioni demaniali su specchio acqueo e terraferma, che creano problemi ai lavori portuali in corso ed a tutela del paesaggio attorno al castello». Lo afferma il sindaco Nicolò Coppola dopo la conferenza di servizi riguardante le concessioni demaniali nel tratto di costa che va dal castello fino a cala petrolo.

Nella precedente conferenza di servizi convocata dal sindaco perché venisse sospeso il rilascio di nuove concessioni demaniali, capitaneria di porto, soprintendenza, genio civile e demanio, avevano ritenuto legittime le richieste dell’amministrazione, concordando sull’opportunità della sospensione del rilascio di concessioni demaniali. In particolare il demanio regionale si era impegnato a verificare “la possibilità di sospendere i procedimenti non ancora conclusi”. Ieri, invece, il responsabile dell’Arta Demanio, Salvatore Di Martino, ha sottolineato che in un particolare caso (pontile sotto castello) “con dispiacere, l’ufficio ritiene non procedibile la richiesta di revoca della concessione rilasciata”. Per le istruttorie in corso, invece, è stata richiesta, entro il 12 maggio, “formale relazione all’amministrazione, sulle ragioni che contrasterebbero con il rilascio delle relative concessioni”. La Regione sembra decisa ad andare avanti: “se le argomentazioni prodotte non saranno ritenute esaustive, l’ufficio procederà all’iter istruttorio, previa comunicazione”. Il presidente del consiglio comunale, Domenico Bucca sta già convocando un consiglio straordinario urgente “a tutela dell’immagine di Castellammare. Non si può svendere e sfregiare l’immagine della città per 3.800 “denari” – ha affermato il presidente del consiglio comunale -. Il demanio non tiene in considerazione il parere negativo della soprintendenza e la mancanza del parere della soprintendenza del mare. Una vera contraddizione: perché per l’approvazione del progetto di messa in sicurezza del porto, il Comune ha dovuto osservare una precisa prescrizione della soprintendenza, cioè la realizzazione del molo soffolto, mentre in questa occasione il demanio ritiene di non dovere tenere conto del parere negativo della soprintendenza, espresso a tutela del paesaggio”.

Portavoce del Sindaco: Annalisa Ferrante

L’unica cosa che ancora resta da stabilire è chi è (o chi sono) gli “impuniti” (e per quanto tempo continueranno ad esserlo) tra funzionari regionali e amministratori e funzionari locali.

Cittadini di Castellammare, cessato allarme, le ZTL non sono state abolite !

Aveva suscitato perplessità ed allarme nei giorni scorsi, in quanti a Castellammare sono più sensibili alle problematiche ambientali, la rimozione della segnaletica relativa alle ZTL nel Centro storico cittadino.
Sorpresi dall’improvvisa scomparsa della segnaletica non ci si è accorti della pubblicazione all’Albo pretorio del Comune di una nuova Ordinanza la n.° 20 del 10/07/2013 a firma del Responsabile del Settore V, nonchè Comandante della Polizia Municipale, Dott. Giorgio Collura, avente ad oggetto “Istituzione Zone a Traffico Limitato: Quartiere Madrice, Quartiere Chiusa e Area Pedonale nella Via Fiume e Via Bolzano e parziale modifica dell’Ordinanza Dirigenziale n. 16 del 24/06/2013“.

Tale Ordinanza dispone che:

Ravvisata la necessità e l’urgenza di istituire le Z.T.L. con effetto immediato e fino al 15/09/2013, tutti i giorni, dalle ore 20,00 alle ore 02,00 nelle zone: Quartiere Madrice e Quartiere Chiusa e Area Pedonale nelle strade Via Fiume e Via Bolzano con effetto immediato fino al 15/09/2013 tutti i giorni dalle ore 00,00 alle ore 24,00;
Visti gli art. 5 comma 3, 7 comma 1 del Decreto Legislativo 30/04/92 n. 285 riguardante le norme sulla disciplina della circolazione stradale e successive modificazioni ed integrazioni, nonché le norme del regolamento d’esecuzione del predetto Decreto Legislativo approvato con D.P.R. 16/12/1992 n. 495;
ORDINA

Per le motivazioni sopra esposte;

La modifica parziale dell’Ordinanza Dirigenziale n. 16 del 24/06/2013 del punto n. 01 come segue:
” C.so Garibaldi tratto compreso tra la Via Purgatorio e il C.so B. Mattarella, tutti i giorni, con effetto immediato fino al 30/09/2013 dalle ore 20,00 alle ore 02,00;
Di istituire le Z.T.L., con effetto immediato fino al 15/09/2013, dalle ore 20,00 alle ore 02,00 nelle seguenti Zone:
– Quartiere Madrice (Via Puccini, T. Buffa, Sarcona, Costamante, A. Militelli, Carollo, Arciprete, Arco Florio, P.zza Madrice, Galatioto, Madrice, Re Federico, Salvato, P.zza Castello, Via Delle Mura);
– Quartiere Chiusa (Via Pioppi, Bizet, Rossini, Marcantonio, Mannina, Marinaro, Discesa Badia, Discesa Marina, D.L. Sturzo, Nobile, Gioia, Navarra, Mascagni, Cerda, Renda);
Di istituire Area Pedonale con effetto immediato fino al 15/09/2013 tutti i giorni dalle ore 00,00 alle ore 24,00 nelle seguenti strade:
– Via Fiume;
– Via Bolzano;
Il rilascio dei permessi, il transito, e la sosta dei veicoli vengono disciplinate come da “Allegato A” approvato con Delibera di G.C. n. 190 del 04/06/2013;
Ogni precedente ordinanza contraria a quella contenuta nel presente provvedimento deve ritenersi nulla;
Di stabilire che nelle Z.T.L. possono circolare:
a) mezzi di soccorso (ambulanze, Vigili del Fuoco, ecc.) e veicoli degli organi di Polizia;
b) veicoli per la raccolta di rifiuti solidi urbani;
c) taxi e autoveicoli da noleggio con conducente per operazioni di servizio;
d) veicoli di Enti Pubblici ed Istituti di assistenti adibiti al trasporto di persone diversamente abili muniti di scritte o stemmi che li rendano individuabili;
e) veicoli di servizio di persone diversamente abili con apposito contrassegno rilasciato dal Comune di residenza, purchè l’area non sia interessata da manifestazioni pubbliche che rendono impossibile il transito;
f) veicoli per il carico e scarico merci alle attività commerciali, così come regolamentate nel disciplinare “(Allegato A)” approvato con delibera n. 190 del 04/06/2013;
g) i medici in visita domiciliare previa esibizione sul cruscotto della indicazione “medico in visita domiciliare;
h) ai complessi ricettivi ed alberghieri a ai gestori di attività commerciali all’interno delle Z.T.L. esclusivamente per le operazioni di carico e scarico bagagli e/o persona.
Tutti i veicoli muniti di permesso così come regolamentati nel disciplinare “(Allegato A)” approvato con delibera n. 190 del 04/06/2013 potranno circolare solo a velocità particolarmente moderata e adottando ogni cautela per la sicurezza dei pedoni.
Tutte le Forze di Polizia di cui all’art. 12 del C.d.S. dovranno far rispettare le norme del vigente C.d.S.
L’ufficio del traffico è incaricato di apporre la prescritta segnaletica;
L’ufficio messi di dare adeguata pubblicità al provvedimento mediante la sua pubblicazione all’albo Pretorio comunale;
Il presente provvedimento sarà notificato per la esecuzione e per quanto di rispettiva competenza a:
1. Dirigente del Commissariato di P.S. di Castellammare del Golfo;
2. Al Comandante la Stazione dei Carabinieri di Castellammare del Golfo;
E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservare e fare osservare la presente ordinanza che diverrà esecutiva con l’apposizione della relativa segnaletica;
Per le trasgressioni trovano applicazioni le sanzioni previste da C.D.S..
Avverso la presente ordinanza, che revoca ogni altra ordinanza in contrasto con la presente, chiunque vi abbia interesse potrà proporre ricorso entro 60 giorni dalla pubblicazione al Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, sezione di Palermo;
Entro 60 gg. dalla pubblicazione della presente Ordinanza può essere proposto ricorso al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti relativamente alla apposizione della segnaletica stradale, ai sensi dell’art. 37 comma 3 del D.Lgs n. 285 del 30 aprile 1992“.

Nel frattempo apprendiamo anche che è stato ri-convocato il Consiglio Comunale per il giorno 22 luglio 2013 alle ore 18,30 in seduta di prosecuzione con il seguente ordine del giorno:

1) – Elezione del Presidente del Consiglio Comunale
2) – Elezione del Vice Presidente del Consiglio Comunale
3) – Presentazione della Giunta e delle linee programmatiche del Sindaco
4) – Elezione della Commissione Elettorale

Castellammare del Golfo, verso le elezioni amministrative (15): Anche Gianni Pompeo dell’UDC sta con Nicola Coppola

Gianni Pompeo, presidente provinciale dell’UDC, si è dimesso dal suo incarico. La scelta sarebbe conseguenza di quanto verificatosi a Castellammare del Golfo relativamente all’utilizzo del simbolo dell’UDC per le candidature alle amministrative.
Il direttivo locale del partito aveva stabilito l’alleanza col Pd e, invece, il simbolo è comparso nella coalizione col Pdl e l’Mpa per volontà dell’onorevole Mimmo Turano che ha trovato nei quadri dirigenti del partito il bene stare“.

Pompeo si dice “rammaricato” di quanto accaduto e chiede ai vertici del partito “urgente chiarezza su quanto avvenuto“.
Vogliamo sapere se nel partito contano le regole democratiche che tengano conto delle scelte degli organi anche locali oppure le cortesie personali a questo o quell’onorevole. Quello che si è verificato a Castellammare del Golfo è un atto che sfiducia chi crede nei valori e nelle regole democratiche. In quel centro era naturale che il partito avrebbe dovuto sostenere il candidato sindaco Nicolò Coppola, seguendo le direttive degli organi locali. E, invece, nel totale silenzio, gli organi nazionali e regionali del partito hanno consentito che il simbolo, su richiesta dell’onorevole Turano, finisse nella coalizione di centro destra a sostegno del candidato Piero Russo“.

Porto di Castellammare: l’amministrazione è fiduciosa

Ora si che possiamo stare tranquilli !

Porto. Il sindaco Marzio Bresciani: “La Regione non ci faccia perdere i fondi. Rimaniamo fiduciosi

«Già ieri abbiamo preso contatto con i dirigenti regionali per chiedere spiegazioni in merito alla notizia, appresa dalla stampa, che l’Unione Europea ha congelato 220 milioni di euro di Fondi Por, tra i quali rientrano anche i lavori per il porto di Castellammare». Lo afferma il sindaco Marzio Bresciani, che prosegue: «A fine ottobre, alla Regione, quando c’è stato l’audit dei revisori della Commissione Europea, abbiamo avuto sentore che si presentassero ulteriori problemi. Da quel momento abbiamo seguito sempre da vicino l’evolversi della situazione. Chiediamo con forza che la Regioni attui tutte le procedure perché i fondi non vengano definitivamente bloccati e ci consenta di non perdere i fondi destinati ad un’opera di fondamentale importanza per l’economia cittadina, che ha già subìto troppe vicissitudini e lungaggini burocratiche. Rimaniamo fiduciosi anche perché, con rassicurazioni verbali, ci dicono che il porto di Castellammare sarà completato».

IL PORTAVOCE DEL SINDACO
(Annalisa Ferrante)

Provincia di Trapani: opere pubbliche a perdere

La pedana per l’accesso al mare da parte dei disabili collocata solo cinque mesi fa sul litorale di Alcamo Marina è stata distrutta, nei giorni scorsi, ufficialmente, dal maltempo.
L’opera era stata realizzata e finanziata, con una spesa di diverse centinaia di migliaia di euro, dalla Provincia Regionale di Trapani presieduta dall’alcamese Mimmo Turano e realizzata da una ditta (quando si dice la combinazione) alcamese che si era aggiudicata la gara.
In percorso pedonale realizzato in legno e alluminio e lungo un chilometro e settecento metri, aveva lo scopo di consentire ai diversamente abili di accedere facilmente alla spiaggia, con una pedana posizionata nel tratto che va dalla stazione di Castellammare del Golfo fino alla località “La Battigia”.
Una struttura che era stata inaugurata in pompa magna dal presidente della Provincia, Mimmo Turano, e dahli amministratori del comune di Alcamo.
Non si hanno notizie di chi avrebbe dovuto provvedere alla rimozione del percorso pedonale prima del sopravvenire della stagione invernale, al suo stoccaggio in magazzino e alla successiva ricollocazione in primavera.
A dire il vero, non si ha notizia nemmeno di chi avrebbe dovuto prevedere il facilmente prevedibile, nel ciclo di vita dell’opera pubblica.
Sembra che l’opera abbia avuto un costo intorno ai 500mila euro, soldi pubblici naturalmente.

*** – Update

Alcamo Marina

La Corte dei conti indagherà sulla passerella per i disabili

Domenica 19 Febbraio 2012
Trapani,pagina 35

“Alcamo. Approda alla Corte dei Conti la questione relativa alla discussa passerella di legno sul litorale di Alcamo Marina – fatta costruire dalla Provincia per circa 600 mila euro – che avrebbe dovuto permettere ai disabili di passeggiare fin quasi in riva al mare. A denunciare lo «spreco» è il consigliere provinciale Giacomo Sucameli. La struttura, che si estendeva per quasi un chilometro, è stata spazzata via dalla prima mareggiata invernale.
«E’ ovvio – scrive nell’esposto Sucameli – che avrebbe dovuto essere ancorata bene al suolo o sarebbe stato necessario smontarla a fine stagione per rimontarla a stagione nuova. Si è trattato di uno sperpero di denaro pubblico».
Giacomo Sucameli aveva più volte sollecitato la Provincia all’adozione di provvedimenti. Non avendo ottenuto alcuna risposta il consigliere provinciale si è ora rivolto al Procuratore generale della Corte dei Conti affincheè venga perseguito «ove ravvisi i presupposti, i responsabili per un eventuale danno erariale».
Erano state raccolte migliaia di firme contro quello che veniva considerato uno spreco. Il progetto prevedeva un prolungamento sino alla zona Aleccia. Ancora prima della forte mareggiata i normali agenti atmosferici avevano intaccato l’intelaiatura metallica di sostegno alle tavole e si intuiva che non poteva reggere a una forte tempesta. C’è anche una protesta che viaggia in «rete» e mira a scongiurare che il progetto venga proseguito per evitare «ulteriore spreco di denaro pubblico».”

Enzo Di Pasquale
19/02/2012

da La Sicilia

D’Alì vs. Sodano, per il tribunale il senatore ha torto

Nell’ottobre del 2005, il 5 ottobre per l’esattezza, Anno Zero di Michele Santoro mandò in onda questo reportage firmato da Stefano Maria Bianchi su Trapani a poche settimane dalla conclusione degli atti preliminari della Coppa America.

Il Senatore D’Alì si ritenne danneggiato dalle affermazioni del prefetto Sodano, oggi:

Mafia: il prefetto Sodano vince contro chi lo mando’ via da Trapani

Il Tribunale respinge la richiesta di risarcimento danni avanzata dal senatore D’Alì

di Rino Giacalone – 16 settembre 2011

Qualcuno scrisse su un giornale locale che Trapani avrebbe fatto bene a cambiare canale perché non c’era nulla di vero e di buono in quel reportage, a scrivere così era un sacerdote, don Ninni Treppiedi, oggi finito in mezzo a mille guai col Vaticano quanto con la Giustizia a sentire alcune indiscrezioni. In quel reportage sotto accusa era finito l’allora sottosegretario all’Interno senatore D’Alì, assieme all’odierno sindaco di Trapani, Girolamo Fazio, e lo scandalo sfiorava anche il prefetto dell’epoca Giovanni Finazzo. Si parlava in quel reportage di appalti combinati, della mafia che aveva messo le mani sui lavori di allestimento per rendere il porto perfetto ad accogliere le barche a vela della Coppa America, c’era anche l’immagine malata dell’ex prefetto di Trapani Fulvio Sodano che a gesti raccontò al giornalista Stefano Maria Bianchi che lui nel 2003 da Trapani era stato mandato via nel giro di 24 ore, un giorno prima dal Viminale gli era stato assicurato che non era nella lista dei movimenti dei prefetti, l’indomani si ritrovò “sbattuto” ad Agrigento, per volere, disse del senatore Tonino D’Alì, oggi presidente della commissione Ambiente del Senato e indagato a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Agli atti di questa indagine c’è anche il trasferimento da Trapani di Sodano col quale era entrato in contrasto a proposito della gestione dei beni confiscati alla mafia.

Trapani non cambiò canale quel giorno ma non ha mai premiato il prefetto Sodano rimasto in attesa di avere consegnata la cittadinanza onoraria della città deliberata nel dicembre 2005 dal Consiglio comunale all’indomani di una operazione antimafia della Polizia che dimostrò come Sodano da prefetto aveva respinto l’attacco diretto che i mafiosi insospettabili avevano portato fin dentro il suo ufficio quando volevano convincerlo a vendere la Calcestruzzi Ericina una azienda confiscata a Cosa Nostra trapanese e la cui presenza sul mercato, con la gestione dello Stato, faceva concorrenza alle imprese rimaste sotto il controllo degli imprenditori mafiosi. Il prefetto Sodano per quella intervista è stato citato in giudizio civile dal senatore D’Alì davanti al Tribunale di Roma, assieme alla Rai e ai giornalisti Michele Santoro e Stefano Maria Bianchi. Il Tribunale Civile ha respinto la richiesta di risarcimento dei danni, il senatore D’Alì non l’ha spuntata contro Sodano. Il prefetto Sodano difeso dall’avv. Giuseppe Gandolfo oggi ha ricevuto giusta ragione: “è un risultato importante per il prefetto – dice l’avv. Gandolfo – ma per tutti quelli che hanno sempre creduto nel lavoro onesto e coraggioso di Sodano, non meno rilevante è la circostanza che il fatto è incluso tra gli episodi contestati dalla Procura di Palermo al senatore D’Al’, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa”. Agli atti di questa indagine ci sono cinque pagine fitte fitte, il verbale di un interrogatorio su carta intestata della Procura della Repubblica di Trapani. In fondo, alla fine di quel verbale che reca la data del 22 luglio 2004, le firme di un magistrato, il pm Andrea Tarondo e quella del prefetto, Fulvio Sodano. Dentro c’è scritto il racconto di una storia, di un compito che è stato impedito di assolvere in pieno, fino in fondo, ossia la gestione e l’utilizzo dei beni confiscati, cosa che in provincia di Trapani forse non doveva andare come è andata, e dove alla fine quando era impossibile tornare indietro, qualcuno doveva pagare.
Fulvio Sodano fu “cacciato” via da Trapani nell’estate del 2003 dall’allora Governo Berlusconi, ministro dell’Interno Beppe Pisanu oggi presidente della commissione nazionale antimafia. La commissione che ha pure tentato nella passata legislatura e in quella prima ancora di affrontare la questione, ma non trovò unanimi visioni. “Signor prefetto ma lei sta favorendo troppo la Calcestruzzi Ericina”. Quella non era una impresa qualsiasi, era una ditta confiscata alla mafia, che era diventata patrimonio dello Stato. Favorire perciò la Calcestruzzi Ericina significava appoggiare lo Stato. E quella era la cosa che stava facendo a Trapani il prefetto Fulvio Sodano, massima espressione dello Stato non poteva fare altro. Chi gli si rivolse a lui dandogli del “favoreggiatore”, secondo il racconto di Fulvio Sodano al magistrato che andò a sentirlo, fu l’allora sottosegretario all’Interno senatore Antonio D’Alì.

Non è una storia nuova quella che si sta scrivendo. La faccenda è conosciuta. Un paio di processi sono stati celebrati, le sentenze hanno accertato una serie di cose accadute a Trapani tra il 2001 e il 2005. A 20 anni è stato condannato il capo mafia di Trapani “don” Ciccio Pace, 8 anni di carcere ha avuto inflitti il suo braccio destro l’imprenditore Vincenzo Mannina. Pace era quello che voleva togliere di mezzo la Calcestruzzi Ericina in un periodo in cui a Trapani stavano arrivando milioni di euro di finanziamenti per fare bello e moderno il porto e gli imprenditori mafiosi si vantavano di potere controllare quelle opere pubbliche in corso di appalto perché possedevano bandi e capitolati di gara ancora prima che venissero pubblicati. Non c’era bisogno sotto la “regia” di “don” Ciccio Pace che gli appalti venissero pilotati tutti, le imprese che se li aggiudicavano sapevano che prima di cominciare i lavori dovevano andare a bussare a certe porte, e che i materiali per i cantieri, gli inerti, sabbia e pietrisco, il ferro, il cemento solo da certe imprese doveva essere comprato. “Don” Ciccio Pace aveva la sua impresa, la Sicilcalcestruzzi, le quote le aveva comprate, ufficializzando così la sua presenza che esisteva già da anni sottobanco, con i soldi ottenuti per un risarcimento per ingiusta detenzione. Per vendere gli inerti c’era l’impresa di Vincenzo Mannina, per gli asfalti quella di un altro imprenditore che faceva parte della cupola, Tommaso Coppola. Il ferro lo vendeva in esclusiva Nino Birrittella, l’uomo che dopo l’arresto ha deciso di uscire da Cosa Nostra raccontando ogni segreto di quella cupola fatta di imprenditori: non ha accettato alcun programma di protezione, ha chiesto di rimettersi sulla corretta via rimettendosi a lavorare, pronto a saldare i suoi conti con la giustizia quando arriverà questo momento. Una storia del tutto diversa da quella per esempio seguita da Tommaso Coppola che, come di recente ha svelato l’operazione antimafia “Cosa Nostra resorts”, dal carcere ha cercato di continuare a gestire in modo truffaldino le sue imprese, ha cercato di continuare a colloquiare con i politici, a parlare attraverso intermediari col prefetto Giovanni Finazzo successore di Sodano a Trapani, perché le commesse alle sue aziende non venissero fermate.

Ma torniamo agli appalti e al cemento. Dopo la confisca la Calcestruzzi Ericina, era il 2000 cominciò a registrare un calo nelle commesse. Magicamente gli imprenditori che costruivano palazzi e realizzavano opere pubbliche non andavano più in quell’impianto a comprare cemento. Nessuno è mai venuto a dire che ci fu un ordine, un passaparola, ma è quello che avvenne senza suscitare tanto scandalo. Ecco il racconto al magistrato da parte del prefetto Fulvio Sodano comincia proprio da questo punto.

“Non appena assunte le funzioni di prefetto di Trapani mi resi conto che la situazione dell’amministrazione dei beni confiscati alla mafia era estremamente grave, nel senso che erano numerosissimi i beni confiscati ma mai assegnati e che molti di tali beni erano ancora nella materiale disponibilità dei soggetti mafiosi cui erano stati confiscati. Immediatamente mi attivai per promuovere incontri con tutti gli enti interessati per tentare di fare attivare le procedure burocratiche di assegnazione incontrando difficoltà ed inerzie, per asserita mancanza di personale”.

Il prefetto Sodano a quel punto cominciò ad incontrare gli amministratori dei beni confiscati. Fu quello il momento in cui ebbe a conoscere gli amministratori della Calcestruzzi Ericina, il dott. Luigi Miserendino e l’avv. Carmelo Castelli: “Mi rappresentarono l’immobilismo del Demanio rispetto alle loro richieste e mi dissero che nonostante l’ottima qualità di calcestruzzo prodotto, venduto ad un prezzo più basso degli altri concorrenti, incontravano fortissime difficoltà di mercato e il fatturato ogni giorno scendeva sempre di più. Mi dissero che l’azienda rischiava di chiudere”. Il prefetto Sodano comprese subito le conseguenze: “Decisi che un bene acquisito dallo Stato che aveva sia un forte valore simbolico sul territorio sia una incidenza importante in un settore strategico per la mafia quale quello del calcestruzzo, doveva essere salvato e diventare l’emblema della rivincita dello Stato sull’antistato”.

La prima persona con la quale il prefetto Sodano affrontò l’argomento fu con l’allora presidente dell’Associazione degli Industriali Marzio Bresciani: “Gli dissi che non capivo come mai a fronte di un prezzo e qualità migliori i suoi associati preferissero rifornirsi altrove, lasciai intendere che paventavo una possibile interferenza mafiosa. Quindi lo pregai anche in considerazione dell’economicità e della qualità del prodotto, di farsi portavoce presso i suoi associati, magari quelli che più gli erano vicini, di valutare la possibilità di rifornirsi anche presso la Calcestruzzi Ericina……Dopo alcuni giorni saputo che presso il porto erano in corso consistenti lavori contattati con le stesse motivazioni addotte nel colloquio con Bresciani il comandante del Porto Agate perché si facesse presente alla ditta appaltatrice la convenienza a comprare cemento dalla Calcestruzzi Ericina….Tempo dopo seppi che gli interventi avevano sortito un certo effetto gli amministratori della Calcestruzzi Ericina mi dissero che si era allontanato il rischio della chiusura“.

Il prefetto Fulvio Sodano però ancora non sa che quei suoi interventi avevano cominciato a sortire fastidio dentro Cosa Nostra trapanese, lui era diventato “tinto” e don Ciccio Pace cominciava a dire che quel prefetto doveva andare via. Nel giugno del 2002 l’editore di una emittente locale, Giuseppe Bologna, manager di Tele Scirocco, incontrandolo gli disse che giravano certe voci sul suo conto circa un possibile trasferimento: “Confidenzialmente mi disse di avere saputo che i principali referenti di Forza Italia nella provincia di Trapani avevano chiesto nel corso di un incontro l’allontanamento da Trapani del prefetto, del procuratore e del dirigente della squadra Mobile. Alla cosa non diedi peso”.

Il prefetto Sodano continuò la sua attività sui beni confiscati e a favore della Calcestruzzi Ericina. Nelle riunioni ufficiali però cominciarono ad emergere faccende strane: “Fu quando discutemmo con Comune di Favignana e Soprintendenza delle sorti dell’impianto di calcestruzzo che l’Ericina possedeva a Favignana. Quello era l’unico impianto. Mi colpì l’affermazione del rappresentante comunale che mi disse che una volta terminati i lavori di costruzione di una galleria non c’era più necessità di avere un impianto sull’isola”. Come se a Favignana nessuno avrebbe più costruito e usato cemento che a quel punto se l’impianto avesse chiuso doveva arrivare da Trapani con gli inevitabili costi maggiorati per il trasporto.

Il prefetto avvertì che c’era qualcosa di strano che si muoveva attorno alla Calcestruzzi Ericina. A porre ostacoli non erano malavitosi, mafiosi, imprenditori poco raccomandabili, si fanno avanti le istituzioni. Gli uomini potenti della politica: “Durante una manifestazione ufficiale in prefettura fui avvicinato dal senatore D’Alì Antonio, sottosegretario all’Interno, il quale mi chiese spiegazioni in ordine al mio comportamento relativamente al “favoreggiamento” operato nei confronti della Calcestruzzi Ericina che in base a notizie che aveva avuto da altri avrebbe alterato il libero mercato del calcestruzzo, determinando una sleale concorrenza alle altre aziende del comparto. Gli spiegai quali fossero le motivazioni del mio comportamento e anzi mi meravigliai di quelle doglianze perché in realtà il mio atteggiamento tendeva esclusivamente a contrapporre una azione forte dello Stato ai poteri mafiosi. In sostanza avrei voluto che un bene ormai di proprietà dello Stato potesse sopravvivere in maniera emblematica contro tutti i tentativi della mafia di riappropriarsene o di distruggerlo. Subito dopo il sottosegretario mi disse che se le cose stavano così non aveva altro da dirmi se non che per l’avvenire questi interventi li dovevo fare esclusivamente in prima persona (era successo che per i lavori al porto aveva delegato il suo vicario dott Sciara a colloquiare col comandante Agate ndr)”.

Ai mafiosi a fine 2002 balena l’idea di sollecitare la vendita della Calcestruzzi Ericina. Nel gennaio 2003 il prefetto Sodano racconta di avere ricevuto una visita. “Mi fu chiesto un incontro da parte del presidente di Assindustria Marzio Bresciani e del direttore Francesco Bianco. All’incontro si presentò anche l’imprenditore Vito Mannina. Mi fu consegnata la proposta per la nomina a cavaliere dello stesso Mannina. Durante la riunione incidentalmente fu avanzata la proposta di acquisizione da parte dell’impresa Mannina della Calcestruzzi Ericina con assorbimento da parte dell’impresa Mannina di manodopera e acquisizione dei beni aziendali. Feci presente che in questo interlocutore principale era l’Agenzia del Demanio, uno degli interlocutori, forse Bianco, mi fece presente che loro avevano già sentito il geometra Nasca che aveva già dato il suo assenso. Poiché ero a conoscenza che da alcuni mesi Nasca era stato sollevato dai suoi incarichi in materia di beni confiscati mi meravigliai con loro per essersi rivolti a tale soggetto, comunque rinviai ogni altra discussione ad altra seduta successiva, Per me portare avanti quella richiesta significava abdicare alle mie iniziali decisioni che andavo perseguendo, incarica il capo di gabinetto di contattare l’associazione degli industriali per dire che della loro proposta non se ne faceva nulla. Con l’Assindustria ebbi comunque un altro incontro, erano stati molto insistenti nel chiederlo, stavolta c’era presente il figlio di Vito Mannina, Vincenzo, fu l’occasione per manifestare di persona tutte le mie perplessità, ma feci presente che siccome la titolarità era del Demanio, potevano rivolgersi a quell’ente, feci loro capire che se fosse stato chiesto il mio parere sarebbe stato negativo”.

La Calcestruzzi Ericina non fu venduta. Gli imprenditori non ci provarono nemmeno a parlare con i funzionari dell’Agenzia del Demanio e con chi aveva tolto l’ex funzionario Nasca da quella poltrona. Il prefetto Sodano nel luglio del 2003 presiede in prefettura la sua ultima riunione da prefetto di Trapani. E’ una riunione che mette le basi perché i beni confiscati mai più restino inutilizzati. Al suo fianco c’è seduto il presidente di Libera Luigi Ciotti. Personalmente a me confidò: “Vado via per questa riunione”.

E’ a conoscenza dei motivi del suo trasferimento da Trapani ad Agrigento? Si trattava di un trasferimento già programmato? E’ questa l’ultima domanda rivolta al prefetto Sodano dal pm Tarondo durante quell’interrogatorio del luglio 2004. Sodano così risponde: “Ho avuto conoscenza del mio trasferimento nel tardo pomeriggio del giorno precedente la seduta del Consiglio dei Ministri. Mi telefonò il capo di gabinetto del ministro facendomi presente che l’indomani sarei stato nominato prefetto di Agrigento. Alle mie rimostranze basate sul mio momento non facile di salute, noto al ministero, e per il quale avevo chiesto di rimanere a Trapani almeno altri sei mesi, ebbe a dirmi che la distanza che rispetto ad Agrigento c’era con Palermo era identica a quella con Trapani, mi invitò a prendere servizio ad Agrigento perché l’amministrazione mi sarebbe stata vicina. Tutto questo avveniva mentre non molto tempo prima aveva avuto garanzia che per un po’ di tempo non sarei stato trasferito. All’epoca di quel mio trasferimento molti altri colleghi che avevano raggiunto le loro sedi in concomitanza con la mia assegnazione a Trapani erano ancora in quelle stessi sedi”.

Una sentenza quella che ha condannato “don” Ciccio Pace a 20 anni di carcere scrive che l’azione dei mafiosi fu rivolta contro un uomo valoroso e coraggioso, il prefetto Fulvio Sodano. Condannato a sette anni è stato anche l’ex funzionario del Demanio, Francesco Nasca. Adesso a favore del prefetto Sodano questo pronunciamento del Tribunale Civile. Che fa salvo anche il lavoro giornalistico di Stefano Maria Bianchi che fu oggetto di una dura contestazione in Consiglio provinciale quando presidente della Provincia era proprio il senatore d’Alì ed il prefetto Finazzo andava dicendo pubblicamente che lui non contestava i giornalisti venuti da Roma ma quelli che a Trapani erano stati le loro fonti. Anni dopo si dimostrò che quelle fonti avevano visto giusto, dietro gli appalti del porto e della Coppa America, sotto il controllo di Protezione civile, prefettura e Comune di Trapani, ad operare c’era una “cricca” del malaffare.

da Antimafiaduemila

nb. le sottolineature in neretto sono di Diarioelettorale

Al CICI Film Festival di Castellammare vince Diego Monfredini giovane film-maker piacentino

Ha messo d’accordo critica e pubblico, l’opera vincitrice del secondo CICI Film festivalLa casa dei trenta rumori“, corto di Diego Monfredini, film-maker di Piacenza.
Il corto alle immagini solari di “un caldo oltre il caldo” e di un “blu oltre il blu” aggiunge una intensa recitazione in lingua siciliana in una sorta di spirale temporale dei sentimenti.
Il sottotitolo d’obbligo che accompagna i titoli di testa è “La casa di li trenta scrusci“, ed il corto è interamente sottotitolato in italiano.
E’ il corto che anche io avrei voluto realizzare” ha detto il presidente della giuria, il regista Enzo G. Castellari.

Secondo classificato “Happiness is sharing” di Giacomo Costa, terzo classificato “A riva” di Francesco Russo.