Smemorati

Si fa un gran parlare in questi giorni su tutti i media e sui social network della virulenza e della violenza ad opera dei grillini nelle aule parlamentari.

In verità le aule parlamentari della nostra Repubblica hanno conosciuto di più e di peggio anche sul piano della virulenza e del passare alle vie di fatto.

Un articolo di Jacobo Iacoboni su La Stampa di oggi dal titolo “L’aula delle risse, senza cambiare mai” ci ricorda che:

Le camere non sono mai state un modello di nulla, certo non di educazione. Il che non scusa nessuno, anzi: è due volte grave e doloroso, per chi vorrebbe cambiare le cose, ritrovarsi uguale al passato.

Abbiamo assistito ai comunisti che stavano quasi per menare il radicale Cicciomessere. Abbiamo visto in epoche più recenti Storace che va a caccia di Paissan, le gazzarre leghiste e i cappi in aula di Luca Leoni Orsenigo. Quando Finì mollò Berlusconi i leghisti stavano per picchiare Catia Polidori. A Sgarbi ruppero gli occhiali. Quando cadde Prodi berlusconiani (Nino Strano) festeggiarono a mortadellate; il mastelliano Tommaso Barbato sputò in faccia a un collega (Nuccio Cusumano), che svenne sentendosi ululare insulti sessisti squallidi oltre ogni dire. In un dibattito su Eluana Englaro, Gaetano Quagliariello gridava, con occhi sbarrati, «non è morta! È stata ammazzata!».

e andando più indietro nel tempo epici rimangono gli scontri in occasione dell’adesione dell’Italia alla NATO e della discussione ed approvazione della nuova legge elettorale del 1953, detta Legge Truffa.

“Quel 18 marzo del ’49 Giulio Andreotti annotò nei suoi diari: «La seduta durò ininterrottamente tre giorni e tre notti per stroncare gli ostruzionismi e fu contraddistinta da pugilati, scambi di percosse e persino da un morso alla mano del mite Achille Marazza, azzannato dal comunista Di Mauro che cercava di aggredire De Gasperi alle spalle». Non c’era lo streaming, non c’era il tg di Mentana, ma i fattacci c’erano. Accadevano. De Gasperi si beccava insulti truculenti, per l’epoca; «buffone» da Togliatti, «bugiardo» da Giolitti, addirittura «servo» da Pajetta, «traditore» persino dal moderato Amendola. Gronchi alla fine disse che l’aula era ridotta a «un’arena da circo», «uno spettacolo da competizione di facchini di piazza». Circensi e facchini, peggio che angiporti. E siccome si menavano dentro e fuori dall’aula, il comunista Serbandini, che faceva la spola, si vantava delle «mani sporche del sangue dei vecchi».
Per non dire di ciò che avvenne il 21 gennaio del ’53, nel dibattito sulla legge truffa. De Gasperi e Scelba avevano fretta ma, altro che ostruzionismo, volavano cazzotti. Meuccio Ruini, presidente del Senato, fu colpito – lo racconta Pietro Ingrao nel suo libro – da una tavoletta in faccia. Narrò Zatterin «il vecchio uomo politico non si trattiene dal farsela nei pantaloni».

A proposito della seduta per il varo della Legge Truffa i cronisti parlamentari di estrema destra (del MSI anchesso all’opposizione nella discussione sulla legge truffa) Gianna Preda e Mario Tedeschi scrissero:

Nei giorni della epica battaglia Ugo La Malfa è stato preso a sganassoni da Lussu; Meuccio Ruini, che ha sostituito il presidente Paratore dimissionario, è stato colpito da una tavoletta di legno divelta dalle iraconde mani del compagno Menotti; i senatori Angiolillo e Casadei sono stati malmenati e presi a calci nel sedere; il socialdemocratico Mazzoni, corso in aiuto della comunista Adele Bei, è stato da costei preso a sberle. In sintesi: centodieci senatori, in sessanta minuti di gazzarra, si sono resi responsabili dei seguenti reati: ingiuria, diffamazione, violenza privata, minacce, percosse, lesioni, tumulti, distruzione di pubblici documenti; istigazione a delinquere, vilipendio al governo, oltraggio al Parlamento e attentato contro gli organi costituzionali. Se invece di centodieci senatori si fosse trattato di centodieci cittadini qualunque, questi sarebbero stati condannati, complessivamente, a centocinquant’anni di galera“.

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Comico per comico, preferisco ancora George Carlin

George Dennis Patrick Carlin era nato a New York il 12 maggio 1937e morì a Santa Monica il 22 giugno del 2008. E’ stato un comico, un attore e uno sceneggiatore.
Molto noto per il suo atteggiamento irriverente non politically correct, e le sue osservazioni sul linguaggio, la psicologia e la religione, e su altri argomenti tabù particolarmente negli USA.Il suo sketch “Seven Dirty Words” (Sette parole volgari) che tratta di sette parole volgari che nessuno dovrebbe dire in pubblico resta certamente il più noto della sua carriera, anche per le sue conseguenze giudiziarie. Infatti, Carlin fu arrestato nel 1972 durante uno spettacolo, per violazione delle leggi locali a causa della volgarità dei suoi sketch e nel 1973, un uomo sporse denuncia presso la Commissione Federale delle Comunicazioni (FCC) dopo che suo figlio ascoltò questo famoso sketch alla radio. La radio venne citata in giudizio dalla FCC per aver violato le regole concernenti l’uso del linguaggio osceno. Nel 1978, la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarò che le parole di Carlin erano volgari ma non oscene, e che la FCC avrebbe avuto comunque l’autorità per vietare tali trasmissioni alla radio quando potevano essere all’ascolto dei bambini.A seguito di ciò sette parole non possono essere più pronunciate negli spettacoli televisivi e nelle trasmissioni radiofoniche americane che possano essere ascoltate dai bambini. Queste parole sono: shit, piss, fuck, cunt, cocksucker, motherfucker e tits. Questa controversia naturalmente aumentò la popolarità di George Carlin, che proseguì nei suoi spettacoli su questo tema delle parole volgari.

George Carlin era un ateo dichiarato, pur essendo stato educato secondo i dettami della tradizione cattolica e la religione fu un’altro dei suoi temi preferiti.

Qui una parte di uno spettacolo sulla pretesa umana di “salvare il mondo”.

E qui dallo spettacolo “Complaints and Grievances” del 2001 “I Dieci Comandamenti”.


E qui le sue disposizioni testamentarie:

Alla mia morte desidero essere cremato. La disposizione delle mie ceneri (spargimento in mare, terra o aria) dovrà essere determinata dalla mia famiglia (mia moglie e mia figlia) in conformità con ciò che loro sanno essere i miei pregiudizi e le mie filosofie riguardo geografia e spiritualità.
Per nessuna circostanza le mie ceneri dovranno essere conservate da qualcuno o sepolte in un luogo particolare. L’eventuale dispersione potrà essere differita per il tempo ragionevolmente necessario a prendere una decisione, ma non dovrà avvenire più di un mese dopo la mia morte.
Non desidero alcun tipo di cerimonia pubblica. Non desidero alcun tipo di cerimonia religiosa. Preferisco una riunione privata in casa mia, alla presenza degli amici e parenti scelti dalla mia famiglia (mia moglie e mia figlia). Dovrà essere estremamente informale, si dovrà suonare musica rhythm ‘n’ blues, e si dovrà ridere molto. Vaghi riferimenti alla spiritualità (laici) saranno permessi.

Aggiunta della figlia Kelly: “Non sarà permesso nominare Dio” e “Non sarà permesso dire che ‘George ci sta sorridendo da lassù in cielo'”.

Legge elettorale maggioritaria, nel 1953 finì così

La voce enfatica dell’informazione di regime del cinegiornale della INCOM (non c’era ancora la televisione) dà conto dei risultati elettorali delle elezioni politiche del 7 giugno 1953, quelle della cosidetta Legge Truffa, una legge proporzionale con preferenze e senza sbarramento che con la correzione in senso maggioritario introdotta dalla legge n.148 del 31 marzo 1953 assegnava il 65% dei seggi della Camera dei deputati alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse raggiunto il 50% più uno dei voti validi.
Tale modifica alla legge elettorale finì per essere uno dei temi più importanti della campagna elettorale.

Nominata Legge Truffa dalle opposizioni, essa fu paventata come emblema della deriva della neonata democrazia facendo leva sulla paura di una nuova fase autoritaria dopo quella fascista.
Nella coalizione di governo non mancò il dissenso e alcune componenti liberali e socialdemocratiche abbandonarono la coalizione centrista con il dichiarato intento di non far raggiungere il quorum alla DC e ai suoi alleati (PSDI, PLI, PRI).
Il risultato elettorale vide la Democrazia Cristiana affermarsi ancora una volta come partito di maggioranza relativa ma in forte calo rispetto alle precedenti elezioni, così come in calo fu pure l’intera area di governo composta da PSDI, PRI e PLI.
La coalizione centrista, messa in piedi per ottenere il premio di maggioranza, da loro introdotto con la nuova legge elettorale, non riuscì a superare il 50% dei voti seppure per pochi centesimi percentuali. Le elezioni invece rafforzarono la sinistra, in particolare il Partito Comunista Italiano, a dimostrazione che quando le classi dirigenti forzano la realtà in senso estremista, dopo ad avvantaggiarsene sono le forze meno moderate, maggiormente attrezate a rispondere alla chiamata alle armi.

Qui invece il “neutralissimo” invito al voto sempre della settimana INCOM

E qui l’esilarante servizio (girato nel giorno delle elezioni) nel quale i politici ripresi nell’esercizio del voto sono solo democristiani o loro alleati, come se gli altri politici non esistessero nemmeno.

Capire che succede in Ucraina

Visto il disinteresse dei media e delle trasmissioni televisive di approfondimento italiane impegnate a mostrare senza soluzione di continuità l’ombelico dei politici italiani, proviamo a dare uno sguardo oltre confine per cercare di capire cosa e perchè succede in Ucraina, dove  in tanti sono ancora disposti a scendere in piazza e rischiare la pelle per la “polis”.

Qui un ottimo lungo servizio di “Al Jazeera English” di oggi 25 gennaio, e a questo link una intervista a Massimiliano Di Pasquale, esperto di Ucraina, autore di “Ucraina terra di confine” pubblicata su East Journal il 22 gennaio, che sul disinteresse dei mezzi di informazione italiani dice:

La stampa internazionale e soprattutto la stampa anglosassone forniscono analisi più dettagliate e puntuali; in Italia ci si è fermati ad aspetti più folcloristici come il divieto di indossare caschi oppure ci si è limitati a commenti del tutto fuorvianti. Per fare un esempio il Corriere della Sera, tra i quotidiani più autorevoli, ha pubblicato venerdì 17 una semplice foto, senza articolo, dove si vedeva un deputato del Partito delle Regioni, il Partito del Presidente, sanguinante in Parlamento. Oltre all’idea che in quel caso i facinorosi fossero i membri dell’opposizione, la didascalia parlava solamente di scontri durante la discussione della legge di bilancio senza neanche citare l’introduzione, con vero e proprio blitz, di leggi liberticide. Mi ha stupito molto questa superficialità e mi chiedo quale informazione possa arrivare ad una persona che non sa nulla di Ucraina.

I giornali italiani tendono a sminuire o a non dare certe informazioni. Mi piacerebbe capire da dove derivi questo gap informativo. Credo che le cause siano molteplici e tra queste citerei la “legacy sovietica” nella mentalità di alcuni commentatori, il fatto che si confonda l’Ucraina con la Russia considerandola una sorta di appendice di quest’ultima e non uno stato sovrano, la mancanza spesso di corrispondenti in loco. Tutto ciò alla fine è interpretato, da molti Ucraini, come disinteresse nei confronti del loro Paese. Ora gli Ucraini si sentono abbandonati dall’Europa in un momento fondamentale della loro storia. Sono infatti 60 giorni che sono in piazza a manifestare, all’inizio per avvicinarsi all’Europa, ora per liberarsi da un dittatore.

Immagini delle manifestazioni di Kiev

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Italia e depurazione delle acque presentato ieri il ricorso della Commissione: Castellammare del Golfo tra le città inadempienti

“Italia inadempiente sulle fognature. Ecco le città nel mirino Ue
La Commissione europea porta l’Italia alla Corte di Giustizia per le numerose violazioni nel trattamentto degli scarichi

Roma, 23 gen. (TMNews) – Italia inadempiente sul trattamento delle acque reflue urbane: è l’accusa della Commissione europea, mossa oggi dall’esecutivo Ue davanti alla Corte di Giustizia europea nella causa C-85/13.

La Commissione, secondo quanto hanno spiegato i servizi della Corte Ue di Lussemburgo in una nota, con il suo ricorso lamenta che l’Italia non ha dato correttamente attuazione, in varie parti del suo territorio nazionale, alla direttiva 91/271/CEE del 1991 sul trattamento delle acque reflue urbane.

Bruxelles ha quindi chiesto alla Corte di dichiarare che l’Italia è inadempiente rispetto agli obblighi derivanti dalla direttiva. La Commissione fa valere che l’Italia ha omesso di: 1)- prendere le disposizioni necessarie per garantire che gli agglomerati aventi un numero di abitanti equivalenti superiore a 10 000 e scaricanti in acque recipienti considerate “aree sensibili” siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane. Si tratta dei comuni di Bareggio, Cassano d’Adda, Melegnano, Mortara, Olona Nord, Olona Sud, Robecco sul Naviglio, San Giuliano Milanese Est, San Giuliano Milanese Ovest, Seveso Sud, Trezzano sul Naviglio, Turbigo e Vigevano (Lombardia) 2) – prendere le disposizioni necessarie per garantire che negli agglomerati aventi un numero di abitanti equivalenti superiore a 10.000, le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte, prima dello scarico, ad un trattamento secondario o ad un trattamento equivalente. Si tratta dei comuni di Pescasseroli (Abruzzo), Aviano Capoluogo, Cormons, Gradisca d’Isonzo, Grado, Pordenone / Porcia / Roveredo / Cordenons, Sacile (Friuli Venezia Giulia), Bareggio, Broni, Calco, Cassano d’Adda, Casteggio, Melegnano, Mortara, Orzinuovi, Rozzano, San Giuliano Milanese Ovest, Seveso Sud, Somma Lombardo, Trezzano sul Naviglio, Turbigo, Valle San Martino, Vigevano, Vimercate (Lombardia), Pesaro, Urbino (Marche), Alta Val Susa (Piemonte), Nuoro (Sardegna), Castellammare del Golfo I, Cinisi, Terrasini (Sicilia), Courmayeur (Valle d’Aosta) e Thiene (Veneto).

Secondo la Commissione, l’Italia ha altresì omesso di: 3) – prendere le disposizioni necessarie per garantire che negli agglomerati aventi un numero di abitanti equivalenti superiore a 10 000 e scaricanti in acque recipienti considerate “aree sensibili”, le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte, prima dello scarico, ad un trattamento più spinto di un trattamento secondario o equivalente. Si tratta dei comuni di Pescasseroli (Abruzzo), Aviano Capoluogo, Cividale del Friuli, Codroipo / Sedegliano / Flaibano, Cormons, Gradisca d’Isonzo, Grado, Latisana Capoluogo, Pordenone / Porcia / Roveredo / Cordenons, Sacile, San Vito al Tagliamento, Udine (Friuli Venezia Giulia), Frosinone (Lazio), Francavilla Fontana, Monteiasi, Trinitapoli (Puglia), Dorgali, Nuoro, ZIR Villacidro (Sardegna) e Castellammare del Golfo I, Cinisi, Partinico, Terrasini e Trappeto (Sicilia).

4) – prendere le disposizioni necessarie affinché la progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti fissati agli articoli da 4 a 7 della direttiva 91/271/CEE siano condotte in modo da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e affinché la progettazione degli impianti tenga conto delle variazioni stagionali di carico. Si tratta dei comuni di Pescasseroli (Abruzzo), Aviano Capoluogo, Cividale del Friuli, Codroipo / Sedegliano / Flaibano, Cormons, Gradisca d’Isonzo, Grado, Latisana Capoluogo, Pordenone / Porcia / Roveredo / Cordenons, Sacile, San Vito al Tagliamento, Udine (Friuli Venezia Giulia), Frosinone (Lazio), Bareggio, Broni, Calco, Cassano d’Adda, Casteggio, Melegnano, Mortara, Orzinuovi, Rozzano, San Giuliano Milanese Ovest, Seveso Sud, Somma Lombardo, Trezzano sul Naviglio, Turbigo, Valle San Martino, Vigevano, Vimercate (Lombardia), Pesaro, Urbino (Marche), Alta Val Susa (Piemonte), Francavilla Fontana, Monteiasi, Trinitapoli (Puglia), Dorgali, Nuoro, ZIR Villacidro (Sardegna), Castellammare del Golfo I, Cinisi, Partinico, Terrasini, Trappeto (Sicilia), Courmayeur (Valle d’Aosta) e Thiene (Veneto).

Ape MAZ

da tmnews.it