Norme in materia di rappresentanza e doppia preferenza di genere

Così come trascritto nel resoconto stenografico della seduta di giovedì 4 aprile 2013 dell’ARS il testo e la :

Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge “Norme in materia di rappresentanza e doppia preferenza di genere. Modifiche di norme in materia di soglia di sbarramento per l’elezione dei consigli comunali e di rimborsi dei permessi retribuiti degli amministratori locali” nn. 5-55-66-67 bis/A

«Articolo 1.
Norme in materia di rappresentanza e doppia preferenza di genere
1. Alla legge regionale 15 settembre 1997, n. 35 e successive modifiche ed integrazioni, sono apportate le seguenti modifiche:
a) l’articolo 1 bis è sostituito dal seguente:
Art. 1 bis – Composizione delle liste per l’elezione dei consigli comunali. 1. Nelle liste di candidati per l’elezione del consiglio comunale nessun genere può essere rappresentato in misura superiore a due terzi dei componenti della stessa lista, con arrotondamento all’unità superiore in caso di cifra decimale pari o superiore a 0,5, ed all’unità inferiore in caso di cifra decimale inferiore a 0,5.’.
b) all’articolo 2, dopo il comma 3, è aggiunto il seguente: 

3 bis. Il voto alla lista è espresso, ai sensi del comma 3, tracciando un segno sul contrassegno della lista prescelta. Ciascun elettore può esprimere inoltre sino ad un massimo di due voti di preferenza per candidati della lista da lui votata, scrivendone il nome ed il cognome o solo quest’ultimo sulle apposite righe poste a fianco del contrassegno. Nel caso di espressione di due preferenze, una deve riguardare un candidato di genere maschile e l’altra un candidato di genere femminile della stessa lista, pena la nullità della seconda preferenza.’;

c) il comma 2 dell’articolo 2 ter è sostituito dal seguente:
2. Il voto alla lista è espresso, ai sensi del comma 3 dell’articolo 2 bis, tracciando un segno sul contrassegno della lista prescelta. Ciascun elettore può esprimere inoltrre sino ad un massimo di due voti di preferenza per candidati della lista da lui votata, scrivendone il nome e il cognome o solo quest’ultimo sulle apposite righe poste a fianco del contrassegno. Nel caso di espressione di due
preferenze, una deve riguardare un candidato di genere maschile e l’altra un candidato di genere femminile della stessa lista, pena la nullità della seconda preferenza.’;
d) il comma 2 dell’articolo 4 è sostituito dal seguente:
2. Il voto alla lista è espresso, ai sensi del comma 3 dell’articolo 3, tracciando un segno sul contrassegno della lista prescelta. Ciascun elettore può esprimere inoltre sino ad un massimo di due voti di preferenza per candidati della lista da lui votata, scrivendone il nome ed il cognome o solo quest’ultimo sulle apposite righe poste a fianco del contrassegno. Nel caso di espressione di due
preferenze, una deve riguardare un candidato di genere maschile e l’altra un candidato di genere femminile della stessa lista, pena la nullità della seconda preferenza.’.
2. Al comma 1 dell’articolo 18 del Testo unico delle leggi per l’elezione dei consigli comunali nella Regione siciliana, approvato con decreto presidenziale 20 agosto 1960, n. 3, e successive modifiche ed integrazioni, dopo la lettera e) è aggiunta la seguente:

e bis) verifica il rispetto delle disposizioni del comma l dell’articolo 1 bis della legge regionale 15 settembre 1997 n. 35 e successive modifiche e integrazioni, e, in caso di inosservanza, assegna ai presentatori della lista un termine di ventiquattro ore per la regolarizzazione della stessa. Trascorso
inutilmente tale termine, riduce la lista cancellando i nomi dei candidati appartenenti al genere più rappresentato, procedendo dall’ultimo della lista, in modo da assicurare il rispetto del citato comma 1 dell’articolo 1 bis della legge regionale n. 35/1997. Qualora la lista, in esito alla cancellazione delle
candidature eccedenti, contenga un numero di candidati inferiore a quello minimo prescritto, ricusa la lista.’.
3. All’articolo 38 del Testo unico delle leggi per l’elezione dei consigli comunali nella Regione siciliana, approvato con decreto presidenziale 20 agosto 1960, n. 3, e successive modifiche ed integrazioni, sono apportate le seguenti modifiche:
a) il comma 3 è sostituito dal seguente:
3. L’elettore può manifestare sino ad un massimo di due preferenze esclusivamente per i candidati della lista da lui votata. Nel caso di espressione di due preferenze, una deve riguardare un candidato di genere maschile e l’altra un candidato di genere femminile della stessa lista, pena la nullità della seconda preferenza.’;
b) il comma 4 è soppresso;
c) il comma 8 è sostituito dal seguente:
8. Qualora vengano espressi più di due voti di preferenza per candidati di una medesima lista, si intende votata la sola lista, ferme restando le altre cause di nullità dei voti previste dalla legge.»

Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l’esito della votazione per scrutinio nominale:
Presenti e votanti . . . . . . . . . . 72
Maggioranza . . . . . . . . . . . . . . 37
Favorevoli . . . . . . . . . . . . . . . . 52
Contrari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18
Astenuti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2

del senso e degli effetti di tali modifiche legislative si è scritto qui

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Castellammare del Golfo, verso le elezioni amministrative (5): E della legge elettorale ne vogliamo parlare ?

Dopo la digressione leggera del precedente post, ritorniamo ad occuparci della arida tecnica.

Nello spazio di tempo intercorso tra le elezioni del 2008 e le prossime del maggio 2013, c’è stato tempo per una sorta di declassamento del nostro comune sceso sotto la soglia dei 15.000 abitanti e dall’altro per il varo di una apposita normativa per i comuni avente popolazioni compresa tra i 10.000 ed i 15.000 abitanti.

In particolare le modifiche alla precedente legge elettorale sono state introdotte dall‘articolo 8 della legge n.6 del 05.04.2011, che si riporta sotto.

Del fatto che si voti a turno unico, vista l’alta improbabilità che si raggiunga una perfetta parità di voti tra i due candidati a Sindaco che risultassero con il maggior numero di voti, avevamo già detto. Vince quindi il candidato Sindaco che prende più voti e poco importa che essi siano pari al 70 o al 20 per cento del totale.

Della possibilità di voto disgiunto e del fatto che il voto dato ad una lista non si estende automaticamente al candidato Sindaco collegato e delle possibilità di manovra che offre tale novità ai “furbetti” del voto, si è pure detto in uno dei precedenti post.
Tuttavia qui è da aggiungere che nelle realtà in cui il voto disgiunto è stato sperimentato, raramente ha prodotto risultati non coerenti, si veda a titolo di esempio le recenti elezioni per il presidente ed il rinnovo del consiglio regionale della Lombardia.

Non si è detto dell‘obbligo del rispetto della rappresentanza di genere, per rispettare il quale le liste non potranno avere più di 3/4 di candidati di un solo genere.

Resta da dire ora dell‘attribuzione dei seggi in consiglio.

Alla lista o al gruppo di liste collegate al candidato Sindaco proclamato eletto che non abbia già conseguito almeno il 60 per cento dei seggi del Consiglio viene assegnato, comunque, il 60 per cento dei seggi, sempreché nessun altra lista o gruppo di liste collegate abbia già superato il 50 per cento dei voti validi. Il premio di maggioranza previsto per la lista o le liste collegate al Sindaco eletto viene attribuito solo nel caso in cui la lista o le liste abbiano conseguito almeno il 40 per cento dei voti validi.
Nella particolare situazione castellammarese, per le cose dette nei post precedenti, c’è il rischio concreto di ritrovarsi un Sindaco che sin da subito non disporrà di una maggioranza in consiglio.

Non sono ammesse all’assegnazione dei seggi, le liste che non hanno conseguito almeno il 5 per cento del totale dei voti validi espressi, il che significa che intorno ai 450 voti di lista è da fissare la soglia di allarme per cui i candidati consiglieri di una tale ipotetica lista rischiano di avere solo perso del tempo, il tutto nell’ipotesi (non irreale) di 9.000 voti validi.

Il metodo delle divisioni successive potrebbe determinare l’elezione di candidati con quoziente più basso della cifra corrispondente a tale sbarramento visto che alle scorse amministrative gli ultimi due consiglieri furono assegnati con quozienti inferiori a 400 voti e complessivamente cinque consiglieri furono assegnati con quozienti inferiori a 450 voti ?

Probabilmente si, visto che al fine della determinazione del quoziente elettorale circoscrizionale non si tiene conto dei voti riportati dalle liste non ammesse all’assegnazione dei seggi.

Per il dopo c’è da dire che il numero dei consiglieri comunali è rimasto invariato e non è sceso da 20 a 16 per come previsto dalle modifiche della normativa nazionale, grazie al fatto che la Regione Siciliana non ha legiferato in materia.
Gli assessori scendono comunque a quattro dei sette che erano e potranno essere contemporaneamente anche consiglieri comunali, ma in numero non superiore alla metà della giunta.

A seguire l’articolo 8 della L.R.S. n. 6 del 5 aprile 2011

Art. 8.

Elezione del sindaco e dei consigli nei comuni
con popolazione compresa tra 10.000 e 15.000 abitanti
1. Dopo l’articolo 2 della legge regionale 15 settembre
1997, n. 35, e successive modifiche ed integrazioni, sono
inseriti i seguenti:
a) ‘Art. 2 bis. – Elezione del sindaco nei comuni con
popolazione compresa tra 10.000 e 15.000 abitanti. – 1.
Nei comuni con popolazione compresa tra 10.000 e 15.000
abitanti il sindaco è eletto a suffragio universale e diretto
a turno unico contestualmente all’elezione del consiglio
comunale.
2. Ciascun candidato alla carica di sindaco deve
dichiarare all’atto della presentazione della candidatura il
collegamento con una o più liste presentate per l’elezione
del consiglio comunale. La dichiarazione ha efficacia solo
se convergente con analoga dichiarazione resa dai delegati delle liste interessate.
3. La scheda per l’elezione del sindaco è quella stessa
utilizzata per l’elezione del consiglio. La scheda reca i
nomi e i cognomi dei candidati alla carica di sindaco,
scritti entro un apposito rettangolo, al cui fianco sono
riportati i contrassegni della lista o delle liste cui il candidato è collegato. Ciascun elettore esprime separatamente
il voto per il candidato sindaco e per una delle liste ad esso
collegate; il voto espresso soltanto per una delle liste di
candidati al consiglio non si estende al candidato sindaco
collegato e il voto espresso soltanto per il candidato sindaco non si estende alla lista o al gruppo di liste collegate.
Ciascun elettore può altresì votare per un candidato alla
carica di sindaco anche non collegato alla lista prescelta,
tracciando un segno sul relativo rettangolo.
4. È proclamato eletto sindaco il candidato che ottiene il maggior numero di voti. In caso di parità si procede
ad un turno di ballottaggio fra i due candidati che hanno
ottenuto il maggior numero di voti, da effettuarsi la seconda domenica successiva a quella del primo turno di votazione. In caso di ulteriore parità è proclamato eletto il più
anziano di età.’;
b) ‘Art. 2 ter – Elezione del consiglio comunale nei
comuni con popolazione compresa tra 10.000 e 15.000
abitanti – 1. Le liste per l’elezione del consiglio comunale
devono comprendere un numero di candidati non superiore al numero dei consiglieri da eleggere e non inferiore
ai due terzi, con arrotondamento all’unità superiore qualora il numero dei consiglieri da comprendere nella lista
contenga una cifra decimale superiore a 50.
2. Il voto alla lista viene espresso, ai sensi del comma
3 dell’articolo 2 bis, tracciando un segno sul contrassegno
della lista prescelta. Ciascun elettore può esprimere inoltre un voto di preferenza per un candidato della lista da lui
votata, scrivendone il cognome sull’apposita riga posta a
fianco del contrassegno.
3. L’attribuzione dei seggi alle liste è effettuata successivamente alla proclamazione dell’elezione del sindaco.
4. Non sono ammesse all’assegnazione dei seggi, le liste
che non hanno conseguito almeno il 5 per cento del totale
dei voti validi espressi. Al fine della determinazione del quoziente elettorale circoscrizionale non si tiene conto dei voti
riportati dalle liste non ammesse all’assegnazione dei seggi.
Per le finalità di cui al comma 7, non sono pertanto computabili i voti espressi per le liste che, ai sensi del presente
comma, non sono ammesse all’assegnazione dei seggi.
5. Salvo quanto disposto dal comma 7, per l’assegnazione del numero dei consiglieri a ciascuna lista o a ciascun gruppo di liste collegate con i rispettivi candidati alla
carica di sindaco si divide la cifra elettorale di ciascuna
lista o gruppo di liste collegate successivamente per 1, 2,
3, 4 . . ., sino a concorrenza del numero dei consiglieri da
eleggere e quindi si scelgono, fra i quozienti così ottenuti,
i più alti in numero eguale a quello dei consiglieri da eleggere, disponendoli in una graduatoria decrescente.
Ciascuna lista o gruppo di liste avrà tanti rappresentanti
quanti sono i quozienti ad essa appartenenti compresi
nella graduatoria. A parità di quoziente, nelle cifre intere
e decimali, il seggio è attribuito alla lista o gruppo di liste
che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale e, a parità di
quest’ultima, per sorteggio. Se ad una lista spettano più
seggi di quanti sono i suoi candidati, i seggi eccedenti
sono distribuiti, fra le altre liste, secondo l’ordine dei quozienti.
6. Nell’ambito di ciascun gruppo di liste collegate, la
cifra elettorale di ciascuna di esse, corrispondente ai voti
riportati, è divisa per 1, 2, 3, 4 …, sino a concorrenza del
numero dei seggi spettanti al gruppo di liste. Si determinano in tal modo i quozienti più alti e, quindi, il numero
dei seggi spettanti ad ogni lista.
7. Alla lista o al gruppo di liste collegate al candidato
proclamato eletto che non abbia già conseguito almeno il
60 per cento dei seggi del consiglio viene assegnato,
comunque, il 60 per cento dei seggi, sempreché nessun
altra lista o gruppo di liste collegate abbia già superato il
50 per cento dei voti validi. I restanti seggi vengono assegnati alle altre liste o gruppi di liste collegate, ai sensi del
comma 5. Il premio di maggioranza previsto per la lista o
le liste collegate al sindaco eletto viene attribuito solo nel
caso in cui la lista o le liste abbiano conseguito almeno il
40 per cento dei voti validi.
8. Sono proclamati eletti consiglieri comunali i candidati di ciascuna lista secondo l’ordine delle rispettive cifre
individuali. In caso di parità di cifra individuale sono proclamati eletti i candidati che precedono nell’ordine di lista.’.
2. Agli articoli 3 e 4 della legge regionale 15 settembre
1997, n. 35, e successive modifiche ed integrazioni, le
parole “10.000 abitanti”, ovunque ricorrano, sono sostituite dalle parole “15.000 abitanti.”.

e qui la circolare interpretativa della L.R.S. n. 6 del 5 aprile 2011

I precedenti post sulle prossime elezioni amministrative castellammaresi stanno qui, qui e qui

Verso la Terza Repubblica con il “partito prodotto”

Questo commento a questo articolo, in cui si da conto del dato (il 20,2%) raggiunto nei sondaggi dal movimento di Beppe Grillo, sintetizza ciò che sta accadendo nel sentire degli italaini e che con ogni probabilità porterà questo paese alla terza repubblica:

27.MarcoB – Ma ci pensate? meno di due mesi fà ABC [Alfano, Bersani e Casini ndr.]erano impegnati a pensare ad una legge elettorale con sbarramento all’8% e ora due su tre sono scomparsi e l’ultimo è costretto a fare sondaggi ogni 5 minuti per monitorare quanto perde…
FORZA M5S !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!“.

Il +2,2% registrato da SWG in una sola settimana, conferma la teoria che afferma che in politica i vuoti vengono sempre riempiti in qualche modo.
Il vuoto politico lo ha generato l’attuale fase di sviluppo del capitalismo mondiale, che mette in dubbio l’esistenza stessa della democrazia, ed in Italia in particolare una classe politica, spesso corrotta ed irredimibile e del tutto priva di capacità di rinnovamento e rigenerazione nella sua parte più sana.
Riempire il vuoto per il tramite del movimento Cinque Stelle è ormai visto quindi da ampi settori di elettorato come necessario e possibile.

Poco importa che l’agente del cambiamento, non sia un partito, non sia un movimento, non abbia le caratteristiche di un qualsiasi organismo democratico, ma sia un “prodotto”, costruito giorno per giorno da una agenzia di marketing e comunicazione, allo scopo di essere venduto.
La direzione di oggi del Pd, le vicende parlamentari degli ultimi giorni ed il modo “leggero” in cui si muovono i partiti tradizionali, non possono che spinngere ancora più su un consenso che non è tanto adesione, quanto possibilità concreta di eliminazione della vecchia classe politica.

La forza di un tale “prodotto” è anche quella di non necessitare (come accaduto all’Idv ed in parte a Sel) della candidatura di vecchi tromboni e capi-popolo dal passato dubbio, ma di potere schierare, giovani sconosciuti e privi di forza elettorale, in perfetta sintonia con l’dea di “prodotto” che viene comunicata.

Eppure i vecchi partiti hanno strumenti semplici (e se vogliamo banali) per disinnescare l’avanzata di un tale movimento.
La modifica della legge elettorale per esempio.
Oggi per quanto appaia paradossale, il “porcellum”, l’attuale legge elettorale è quanto di più funzionale alla clamorosa affermazione del grillismo.
Con l’attuale legge voluta allora in primis da Silvio Berlusconi e non disdegnata da Walter Veltroni, si realizza il massimo del potere da parte del capo di ogni formazione politica ed il minimo di rilevanza dei candidati, la cui elezione avviene in automatico, prescindendo il sistema dalle preferenze.
Il premio di maggioranza poi, in considerazione dell’attuale frammentazione sia della destra che della sinistra, farebbe il resto.

L’uninominale, con doppio turno di collegio, proposto dal PD, forse potrebbe contribuire a disinnescare, una volta arrivati alla fase elettorale, la bomba Grillo.
Tuttavia in alternativa, visto il fallimento, sul campo del maggioritario, forse sarebbe il caso di mollare tutto ciò che amplifica (e quindi in qualche modo falsa) i risultati elettorali, e considerata quella che andiamo ad affrontare una nuova fase costituente, partire da una rappresentanza eletta con il proporzionale puro.

Cambiare per cambiare

L‘uno, due, tre che si intuiva (o meglio si sperava) potesse mettersi in moto per pervenire ad un reale cambiamento degli equilibri politici di questo paese e non solo nell’ambito della dialettica destra – sinistra, ma anche nell’ambito dello stesso centro – sinistra, con i risultati del primo e secondo turno delle elezioni amministrative comincia  a diventare realtà.

Il punto uno è stato raggiunto da nord a sud ed il risultato permette di leggere alcune costanti riferibili alla efficacia della selezione dal basso, al ridimensionamento dell’antipolitica, alla capacità dell’elettorato di selezionare secondo regole di intelligenza collettiva tra le diverse offerte politiche.

Il punto due da raggiungere è ora nell’immediato il raggiungimento del quorum sui quattro referendum. Un passaggio obbligato per dimostrare che la volontà di cambiamento è maggioritaria nel paese. Un obiettivo per il cui raggiungimento occorre un forte impegno sul piano della comunicazione (in particolare televisiva). Se il quorum non venisse raggiunto il rischio sarebbe quello di un ritardo, forse insopportabile per il paese, del cambiamento politico ormai indispensabile .

Il punto tre, le elezioni anticipate, si raggiungerà e le elezioni si vinceranno non tanto invocando cambi della legge elettorale e/o governi tecnici e/o alleanze più o meno larghe e più o meno improbabili, che gli elettori leggono come fastidiosisime manovre da politicanti di bassa lega, quanto cominciando il lavoro di selezione (primarie di coalizione) della classe politica a tutti i livelli e superando le limitazioni della legge elettorale con trasparenti primarie di collegio.

Roberto Formigoni ? Vittima della sua furbizia !

Quanto sta accadendo in Lombardia intorno alle firme irregolari per la presentazione del listino del presidente Formigoni, è intimamente legato all’ altra questione rimasta aperta sempre in Lombardia, il limite dei due mandati consecutivi ed il divieto del terzo mandato per il presidente.

La Lombardia infatti in questi anni ha pervicacemente evitato di approvare una legge elettorale la quale conteneva già l’abolizione della raccolta delle firme per la presentazione delle liste, ma che sanciva il limite dei due mandati, per raccogliere le indicazioni della legge nazionale,  al fine di consentire a Formigoni, (pur con tutti i dubbi del caso sollevati da autorevoli costituzionalisti), di ricandidarsi ancora una volta.

Si è preferito così mantenere la legge elettorale preesistente che prevede la raccolta delle firme.

Filippo Penati candidato alla presidenza della regione per il Pd, a proposito della vicenda delle firme dice: “Io credo che i giudici debbano approfondire e noi vigileremo che le regole valgano per tutti e che non ci siano pressioni indebite. Ho già dato incarico a un pool di giuristi di presidiare che non ci siano pressioni, che non si cambino le carte in tavola. Senza cambiare le regole e senza pressioni indebite che purtroppo comincio a sentire stanno circolando”.

E in merito alla decisione della corte d’appello di accogliere il ricorso presentato dai Radicali e di escludere la lista Formigoni dalle prossime regionali: “C’era il ricorso anche nei confronti della mia lista ma l’abbiamo superato perchá prudentemente abbiamo presentato un numero di firme molto superiore alle 3500 richieste. Ora c’è questo dato, che trovo un dato clamoroso, io dico che la legge è uguale per tutti. Fra l’altro io ho qui un progetto di legge presentato da Valentini, che è capogruppo del pdl in consiglio regionale, in cui all’articolo quattro si prevedeva che non si dovessero più raccogliere firme per le liste già rappresentate. Se quella legge fosse stato approvata ora non saremmo in queste condizioni perché non c’era bisogno di far lavorare la burocrazia. Hanno avuto dieci anni di tempo per fare una legge. In molte regioni è stata fatta una nuova legge elettorale, che elimina la necessità di raccogliere le firme, in Lombardia non ß stata fatta. Adesso non dicano che è colpa della burocrazia.
Ci sono delle regole che non si è voluto cambiare, probabilmente per motivi politici perchá una nuova legge elettorale regionale avrebbe dovuto introdurre il limite di due mandati per il presidente, allora sarebbe stato sconveniente approvare una legge che prevede il tetto di due mandati e poi avere un presidente che si candida al quarto mandato. Così si è lasciato le cose come prima per un calcolo politico.”

Elezioni Europee 2009 un vademecum per non dire sciocchezze

Visto le vere e proprie sciocchezze che si leggono in giro, anche su testate di rilievo nazionale, a proposito di alcuni aspetti tecnici delle prossime Elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo del 6 e 7 giugno, eccovi una sorta di Vademecum per evitare errori di valutazione:

La Legge 20 febbraio 2009, n. 10 ha introdotto una soglia di sbarramento al 4%. modificando l’artico 21 della Legge 24 gennaio 1979, n. 18, legge che regola il voto per il parlamento europeo, e della quale pertanto l’articolo 21 ora è il seguente
……

Art. 21.

L’Ufficio elettorale nazionale, ricevuti gli estratti dei verbali da tutti gli uffici elettorali circoscrizionali di cui al n. 2) del precedente articolo, facendosi assistere, ove lo creda, da uno o più esperti scelti dal presidente;
1) determina la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista. Tale cifra è data dalla somma dei voti riportati nelle singole circoscrizioni dalle liste aventi il medesimo contrassegno e, per le circoscrizioni nelle quali sono stati costituiti, a norma dell’articolo 12, gruppi di liste, dei voti riportati dal gruppo nel quale è collegata la lista del partito o gruppo politico presente in tutte le circoscrizioni con lo stesso contrassegno;
1-bis) individua le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 4 per cento dei voti validi espressi ;
2) procede al riparto dei seggi tra le liste di cui al numero 1-bis) in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna lista. A tal fine divide il totale delle cifre elettorali nazionali delle liste ammesse alla ripartizione dei seggi per il numero dei seggi da attribuire, ottenendo così il quoziente elettorale nazionale.
Nell’effettuare la divisione trascura l’eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide, poi, la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista per tale quoziente. Attribuisce quindi ad ogni lista tanti seggi quante volte il quoziente elettorale nazionale risulti contenuto nella cifra elettorale nazionale di ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle liste per le quali le ultime divisioni hanno dato maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle liste che abbiano avuto la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di cifra elettorale nazionale si procede per sorteggio. Si considerano resti anche le cifre elettorali nazionali delle liste che non hanno raggiunto il quoziente elettorale nazionale .
3) procede alla distribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi così assegnati alle varie liste. A tal fine divide la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista per il numero dei seggi attribuiti alla lista stessa con le modalità di cui al precedente n. 2) , ottenendo così il quoziente elettorale di lista. Nell’effettuare la divisione trascura l’eventuale parte frazionaria del quoziente. Attribuisce, poi, alla lista, sia essa singola sia formata da liste collegate a norma dell’articolo 12, nelle varie circoscrizioni, tanti seggi quante volte il rispettivo quoziente elettorale di lista risulti contenuto nella cifra elettorale circoscrizionale della lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono assegnati, rispettivamente, nelle circoscrizioni per le quali le ultime divisioni hanno dato maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle circoscrizioni nelle quali si è ottenuta la maggiore cifra elettorale circoscrizionale; a parità di cifra elettorale circoscrizionale, si procede a sorteggio. Si considerano resti anche le cifre elettorali che non hanno raggiunto il quoziente elettorale di lista. Se alla lista in una circoscrizione spettano più seggi di quanti sono i suoi componenti, restano eletti tutti i candidati della lista e si procede ad un nuovo riparto dei seggi nei riguardi di tutte le altre circoscrizioni sulla base di un secondo quoziente ottenuto dividendo il totale dei voti validi attribuiti alla lista nelle circoscrizioni stesse, per il numero dei seggi che sono rimasti da assegnare. Si effettua, poi, l’attribuzione dei seggi tra le varie liste, con le modalità sopra previste.
…..
omissis

Quindi per essere chiari il 4% si deve raggiungere a livello nazionale, e se non si raggiunge a livello nazionale si è fuori e non si concorre ai resti, in quanto i voti raccolti dalle liste che non superano il 4% non concorrono alla formazione della cifra elettorale, la quale viene determinata come somma dei voti delle liste che hanno superato il 4%.

Tale cifra elettorale divisa per 72  (il numero dei seggi da assegnare) determina un valore che è detto quoziente elettorale nazionale, che è come dire “quanti voti sono necessari per eleggere con certezza un deputato”, fermo restando quanto detto in precedenza.

Una volta assegnati a ciascuna lista i deputati a “quoziente intero”, si constaterà che rimangono un certo numero di deputati non assegnati. Questi verranno assegnati alle liste che hanno ottenuto i maggiori resti, ma sempre tra quelle che hanno superato il 4%..

A questo punto sappiamo ciascun partito quanti deputati tra i 72 ha conseguito, ma dobbiamo stabilire quanti e dove nelle cinque circoscrizioni li avrà, per ottenere questo risultato si divide la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista per il numero dei seggi precedentemente attribuiti alla lista stessa, ottenendo così il quoziente elettorale di lista, e per ciascuna circoscrizione si vede quante volte il quoziente elettorale di lista entra nella cifra elettorale di ciascuna circoscrizione.
Anche in questo caso si constaterà per ciascuna lista e per ciascuna circoscrizione che rimarranno un certo numero di deputati non assegnati, i quali saranno attribuiti per ciascuna lista e per ciascuna circoscrizione secondo i maggiori resti.

Altra questione su cui esiste un pò di confusione è quella delle preferenze.

Sarà opportuno precisare allora che il territorio italiano è suddiviso in cinque circoscrizioni.

La prima, ‘Italia nord-occidentale’ comprende Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria e Lombardia. La seconda, ‘Italia nord-orientale’ è composta da Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Terza circoscrizione, quella dell”Italia centrale: Lazio, Umbria, Marche e Toscana. L”Italia meridionale: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. E, infine, l”Italia insulare composta da Sardegna e Sicilia.

L’elettore può esprimere, non più di tre preferenze nella prima circoscrizione, non più di due nella seconda, terza e quarta e una nella quinta.

Update (1)

L’ultima frase è errata in quanto nel 2004 l’articolo 5 della Legge 8 aprile 2004 n.90, ha modificato il primo comma dell’articolo 14 della Legge n.° 18 del 1979, che pertanto ora recita:

L’elettore può manifestare, in ogni circoscrizione, non più di tre preferenze.

 

Election day e aspirazione al suicidio

Da tempo vi è chi sostiene questa tesi che vi sintetizzo, basandosi, dice lui, su autorevoli pareri.

La tesi è questa.

Berlusconi prende la palla al balzo della necessità di risparmiare sui costi della politica a causa del terremoto per dire, risparmiamo un bel po’ di milioni e “accorpiamo” il referendum con le europee o la settimana successiva con i ballottaggi per le amministrative.

Come conseguenza, il referendum, così stando le cose, ha maggiori probabilità di raggiungere il quorum e di essere vinto dai promotori.

Quali le conseguenze?

Delegittimazione dell’attuale sistema elettorale e del Parlamento eletto da un sistema elettorale delegittimato.

Da quel momento il Parlamento è sotto minaccia di scioglimento e Silvio Berlusconi deve soltanto trovare un accordo con il Presidente della Repubblica per fissare il calendario delle nuove elezioni.

Con la vittoria del rederendum si passa a un sistemna elettorale in cui la lista, e non più la coalizione, che ottiene la maggioranza relativa, prende il 50% dei seggi, niente ritorno alle preferenze, e/o a forme di selezione diretta degli eletti.

E’ questo è il motivo per cui la Lega non ne vuol sapere ed è pronta alle barricate. Nel momento in cui Berlusconi prende da solo la maggioranza dei seggi non ha più bisogno della Lega come alleato e la Lega diventa ininfluente.

Il nuovo Parlamento inoltre sarebbe imbottito da ragazzi selezionati, giovani sconosciuti e berlusconiani certi, mentre tutti i politici, salvo una manciata di capibastone, verrebero mandati a casa.

A quel punto Berlusconi o chi per lui (infatti Berlusconi, sarebbe eletto presidente della Repubblica, e affiderebbe l’incarico ad Alfano) potrebbe varare ogni riforma costituzionale, istituzionale e politica voluta, facendo della democrazia italiana una democrazia plebiscitaria con un presidenzialismo senza contrappesi.

Alfano diventa quindi il primo ministro del “Presidente” il quale di fatto seguita a governare dal Quirinale e resta al potere per una decina di anni a completare il suo personale disegno di trasformazione dell’Italia.

E gli altri ?

Della Lega e della sua resistenza a tale ipotesi, abbiamo detto, resterebbe da dire sulla resistenza di Fini ma è ben poca cosa, e sopratutto sulle ragioni del Pd, le quali appaiono francamente incomprensibili.

Il quadro desritto non è quel famoso “regime” che tanti tra i sostenitori del referendum hanno denunciato a sproposito per quasi quindici anni ?

Certo ci sono infinite variabili che potrebbero influire sull’avverarsi di tali previsioni e di cui qui non si è tenuto conto.

Tuttavia per il Pd, il quale aspira ad essere la maggiore forza antagonista al Pdl, e che ha sostenuto e continua a sostenere la tesi dell’accorpamento, il punto non dovrebbe essere quanto lo scenario descritto sia probabile, piuttosto il fatto che sia anche solo lontanamente immaginabile.

Ma tantè è evidente che qui si sottovaluta l’intelligenza politica della classe dirigente del Pd.