Provincia di Trapani: opere pubbliche a perdere

La pedana per l’accesso al mare da parte dei disabili collocata solo cinque mesi fa sul litorale di Alcamo Marina è stata distrutta, nei giorni scorsi, ufficialmente, dal maltempo.
L’opera era stata realizzata e finanziata, con una spesa di diverse centinaia di migliaia di euro, dalla Provincia Regionale di Trapani presieduta dall’alcamese Mimmo Turano e realizzata da una ditta (quando si dice la combinazione) alcamese che si era aggiudicata la gara.
In percorso pedonale realizzato in legno e alluminio e lungo un chilometro e settecento metri, aveva lo scopo di consentire ai diversamente abili di accedere facilmente alla spiaggia, con una pedana posizionata nel tratto che va dalla stazione di Castellammare del Golfo fino alla località “La Battigia”.
Una struttura che era stata inaugurata in pompa magna dal presidente della Provincia, Mimmo Turano, e dahli amministratori del comune di Alcamo.
Non si hanno notizie di chi avrebbe dovuto provvedere alla rimozione del percorso pedonale prima del sopravvenire della stagione invernale, al suo stoccaggio in magazzino e alla successiva ricollocazione in primavera.
A dire il vero, non si ha notizia nemmeno di chi avrebbe dovuto prevedere il facilmente prevedibile, nel ciclo di vita dell’opera pubblica.
Sembra che l’opera abbia avuto un costo intorno ai 500mila euro, soldi pubblici naturalmente.

*** – Update

Alcamo Marina

La Corte dei conti indagherà sulla passerella per i disabili

Domenica 19 Febbraio 2012
Trapani,pagina 35

“Alcamo. Approda alla Corte dei Conti la questione relativa alla discussa passerella di legno sul litorale di Alcamo Marina – fatta costruire dalla Provincia per circa 600 mila euro – che avrebbe dovuto permettere ai disabili di passeggiare fin quasi in riva al mare. A denunciare lo «spreco» è il consigliere provinciale Giacomo Sucameli. La struttura, che si estendeva per quasi un chilometro, è stata spazzata via dalla prima mareggiata invernale.
«E’ ovvio – scrive nell’esposto Sucameli – che avrebbe dovuto essere ancorata bene al suolo o sarebbe stato necessario smontarla a fine stagione per rimontarla a stagione nuova. Si è trattato di uno sperpero di denaro pubblico».
Giacomo Sucameli aveva più volte sollecitato la Provincia all’adozione di provvedimenti. Non avendo ottenuto alcuna risposta il consigliere provinciale si è ora rivolto al Procuratore generale della Corte dei Conti affincheè venga perseguito «ove ravvisi i presupposti, i responsabili per un eventuale danno erariale».
Erano state raccolte migliaia di firme contro quello che veniva considerato uno spreco. Il progetto prevedeva un prolungamento sino alla zona Aleccia. Ancora prima della forte mareggiata i normali agenti atmosferici avevano intaccato l’intelaiatura metallica di sostegno alle tavole e si intuiva che non poteva reggere a una forte tempesta. C’è anche una protesta che viaggia in «rete» e mira a scongiurare che il progetto venga proseguito per evitare «ulteriore spreco di denaro pubblico».”

Enzo Di Pasquale
19/02/2012

da La Sicilia

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Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (22)

Udienza del 21 dicembre 2011 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Durante l’udienza viene esaminato in videoconferenza da un sito riservato il teste: Giovanni Brusca (1957 – collaboratore di giustizia), di San Giuseppe Iato teste assistito dall’avv. Alfredo Fiormonti del foro di Latina, non essendo possibile ascoltare i testi Calcara Vincenzo, per impossibilità a presenziare all’odierna udienza, e Rosario Spatola .

Il collaboratore Giovanni Brusca risponde al pm Francesco Del Bene.

Il Pm Del Bene chiede al teste Giovanni Brusca notizie sulla sua appartenenza all’organizzazione mafiosa.

Soldato semplice dal 1975-76, nel territorio di San Giuseppe Jato che costituiva mandamento, dal 1989-90 è stato reggente del mandamento, fino al suo arresto nel 1996.

Ricostruisce quindi il rituale e le fasi della sua iniziazione, con puntura del dito, bruciatura del santino tra le mani, alla presenza di Totò Riina quale padrino di battesimo (mafioso), presenti quasi tutti i componenti della famiglia di San Giuseppe Iato, Bernardo Provenzano ed i Madonia di Resuttana.
Il padre non ha voluto partecipare, sebbene era al momento il reggente del mandamento in sostituzione di Antonino Salamone.

All’epoca della cerimonia Totò Riina era il Capo mandamento di Corleone. Rispetto e stima esisteva tra il padre Bernardo Brusca e Totò Riina, con reciproco scambio di favori tra i mandamenti, quali omicidi, e protezione dei latitanti.

Brusca proseguendo descrive il proprio ruolo di “portavoce” di Totò Riina, per tutta la Sicilia.
“Dove c’era Cosa Nostra andavo io” su volonta ed incarico di Totò Riina.

Quindi, chiede il pm Del Bene, i rapporti con le famiglie mafiose di Trapani sono state curate anche da lei ?
Risponde Brusca: “Si particolarmente”.

Brusca prosegue parlando della sua attività in Cosa Nostra che andava dall’omicidio, all’estorsione al traffico di droga alle stragi: “Ho dato la vita per questa organizzazione”

Tantissimi gli omicidi, “non ho mai fatto un conteggio”, partecipazione alla strage di Capaci, alla strage Chinnici, e alle diverse faide di Cosa Nostra.
Riina dava gli ordini, più lui che il padre Bernardo, anche per i delitti aveva un “rapporto privilegiato” con Riina.
Ha condiviso la strategia stragista e questo fino a quando non ha scoperto dalle parole di Salvatore Cangemi che Riina voleva attentare alla sua vita.

E’ stato latitante dal 1992 (maxi uno) al 1996 quando è stato arrestato.

Come capo mandamento succede a Baldassare Di Maggio per incarico di Totò Riina con l’accordo del padre.
Nel 1989 i rapporti con Riina erano ottimi.
Nella famiglia di San Giuseppe Iato ha avuto maggiori rapporti con il padre, poi con Baldassare di Maggio e tutti gli altri.

Brusca si è occupato non solo della struttura militare, ma anche della struttura politica ed amministrativa di Cosa Nostra.

Gli appalti erano il secondo suo interesse, dopo l’integrità di Cosa Nostra delegatagli da Salvatore Riina e poi anche autonomamente.

Nel sistema degli appalti una delle attività era regolare la cosidetta “messa a posto” delle imprese (pagamento del pizzo), era amico di Angelo Siino, delegato per suo conto a gestire una parte dei lavori della Sicilia e comunque quelli che gli capitavano, quando Angelo Siino non poteva intervenire interveniva lo stesso Brusca.

La cosidetta messa a posto riguardava solo chi si aggiudicava un lavoro, doveva pagare un pizzo variabile dal 2 al 3 per cento rispetto all’importo, per non subire danni.

Altra cosa era l’aggiudicazione pilotata degli appalti, se c’era il desiderio del capo mandamento, del capo mafia della zona o dell’impresa a loro vicina, l’aggiudicazione pilotata era sempre frutto di accordi con la politica in una sorta di accordo a tre.
Imprenditori, Cosa Nostra ed enti appaltanti

Chi era Angelo Siino ?
Ufficialmente Angelo Siino non era uomo d’onore, ma per le mie conoscenze, di Cosa nostra ne sapeva più di me“.

La designazione di Angelo Siino nel ruolo di ‘ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra’ fu promossa da Giovanni Brusca che ne fu il primo sponsor.

Brusca riferisce che ha deciso di collaborare con la giustizia nell’agosto del 1996 pochi giorni dopo l’arresto.
Inizialmente, a suo dire, la collaborazione fu esitante e difficoltosa, poiche non voleva accusare chi lo aveva aiutato nella latitanza, in seguito superò le iniziali esitazioni.

Brusca a domanda specifica del pm Del Bene risponde che nella veste di esecutore materiale di omicidi ha avuto a che fare più volte con armi che si sono inceppate.
Una volta è successo a Piana degli Albanesi, quando uccisero un certo Filippo, con Baldassare Di Maggio e Santo Di Matteo, in quel caso la pistola si inceppò,
Un’altra volta a Camporeale con Di Maggio e Maniscalco ed altri, si inceppò un fucile a pompa.
Ma ci sono state anche altre occasioni di cattivo funzionamento delle armi nonostante le avesse preparato personalmente.
Ritiene che anche ai killer professionisti di Cosa nostra potevano accadere di queste cose.

Brusca conferma di avere conosciuto mafiosi trapanesi ed avere commesso omicidi a Trapani, nel suo territorio, e in provincia per ordine di Riina,

Ha intrattenuto “rapporti con Mariano Agate sino all’ultimo uomo d’onore”, Vincenzo Sinacori, Andrea Gancitano, rapporti sin dagli anni 70 con i mafiosi trapanesi, “andavamo a Mazara, a Campobello, incontravamo i Messina Denaro, padre e figlio, più frequenza avevamo a Mazara del Vallo”, “rapporti proseguiti sino al momento del mio arresto”, ultimamente contatti con Matteo Messina Denaro rappresentante di tutta la provincia.
Mariano Agate è stato sempre capo del mandamento di Mazara, Sinacori quando Agate era in carcere, e dopo le contrapposizione con mastro Ciccio, Francesco Messina, Sinacori divenne reggente del mandamento mazarese.

Mazara del Vallo era un punto di riferimento, qui Riina trascorreva la villeggiatura nel periodo estivo negli anni tra 80′ e il 92′.
Mariano Agate di fatto era il capo mandamento e protettore della latitanza di Riina.

Mafiosi trapanesi conosciuti sono stati Totò Minore, il fratello, un altro ragazzo poi scomparso con Salvatore Minore, Vincenzo Virga, Vito Mazzara, rapporti sino alla conclusione della mia latitanza.

“Virga era capo mandamento della città di Trapani e dei dintorni, e lo era sicuramente da dopo l’omicidio di Minore”.
Vito Mazzara l’ho conosciuto nel tempo,in quanto essendo uomo d’onore, sapevo era molto amico dei mazaresi, in particolare di mastro Ciccio Messina, che lo aveva proposto per utilizzarlo per l’omicidio Borsellino, in quanto era un professionista, una sorta di tiratore scelto, una persona molto affidabile con le armi“.

Questa discussione con mastro Ciccio, avvenne nel periodo in cui Borsellino era a Marsala.
“Mastro Ciccio mi disse che voleva utilizzare Vito Mazzara con un fucile di precisione”.

Conclude il pm del Bene, prosegue l’interrogatorio il pm Gaetano Paci.

A proposito di Vito Mazzara, Brusca riferisce che Vito Mazzara, su ordine di Messina Denaro, partecipò al sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo.

Quali i delitti commessi da Vito Mazzara di sua conoscenza ?
Brusca non ha ricordi specifici, sa che è stato utilizzato per vari fatti, con lui comunque non ha mai realizzato omicidi.

Lei ricorda di avere mai parlato con Riina dell’omicidio Rostagno ?
“Si ci fu, non mi ricordo con precisione, non mi ricordo lo spunto, se era una notizia giornalistica, televisiva, non mi ricordo da dove fu l’origine di questo nostro argomento, ad un certo punto si parlava di questo, dell’omicidio Rostagno ed io gli chiesi, per i rapporti che si erano instaurati nel tempo, … se lui ne sapeva parlare, lui mi ha detto si, in sintesi, si sono tolti questa rogna, questa rottura di scatole, una cosa del genere. Comunque Rostagno era un problema per quel territorio e i mazaresi o i trapanesi sapevano ciò che stavano facendo e finalmente avevano chiuso questo conto e avevano tolto di mezzo questa persona.”.

Brusca ricorda che tale colloquio avvenne a Palermo.

Il pm Gaetano Paci legge il verbale di interrogatorio risalente al 1997 e al 1999 reso da Brusca sul delitto Rostagno.

Il pm ricorda la frase di Riina detta a Brusca, “si levarono sta camurria”, come trascritta nel verbale.
Il pm sottolinea l’uso del plurale da parte di Riina e ne chiede il perchè.
Il plurale, dice Brusca in estrema sintesi, era perchè il delitto interessava più persone a Trapani.
Riina dà a Brusca la conferma in definitiva che è stata Cosa Nostra a volere l’uccisione di Rostagno.

Brusca ricorda che Rostagno lavorava in una tv di un certo Puccio, un imprenditore che ebbe a conoscere tramite Angerlo Siino.
Questo Puccio lo conobbe personalmente, essendo stati assieme a lui una settimane nell’89 per chiudere degli appalti. Una volta gli chiese anche di sponsorizzare un politico, forse Salvatore Cintola.

Il pm rilegge un verbale nel quale è scritto: “Gli posso dire che Puccio Bulgarella è amico di Angelo Siino“, e allora chiede se sta parlando della stessa persona indicata nel verbale del 1997 e del 1999: “Confermo” risponde Brusca, “sto parlando di Puccio Bulgarella.

Apprendendo del delitto Rostagno, parlandone con Riina, seppe anche del fucile scoppiato.
In quel momento non sapeva se era un fatto di Cosa Nostra, chiese a Riina e con la sua risposta gli confermò che era un delitto di mafia, ma senza entrare in particolari.
“Qualunque cosa facevano i trapanesi, Riina ne era a conoscenza”, ciò non vuol dire che era il mandante, ma Riina per i rapporti che aveva con i trapanesi veniva sempre informato di tutto e per tutto.
Movente? “Dava disturbo al territorio come giornalista”, Brusca non escude che Riina possa essere stato l’istigatore dell’omicidio, ma il “camurria” di Riina crede che si riferisca alla attività del Rostagno.

Il pm chiede di Francesco Milazzo. Il Brusca risponde che forse si, l’ha conosciuto, ma non ne è certo.
Il verbale del 1999 dice che Brusca ha conosciuto il Milazzo, tuttavia Brusca pur ricordando le circostanze riportate nel verbale conferma i dubbi sulla conoscenza.

Quali erano i rapporti tra Bulgarella e Siino. Brusca risponde: “Ottimi, superottimi”, una grande conoscenza, stima e fiducia, in quel momento storico.

Bulgarella era stato messo in cattiva luce per via del fatto che era amico di Giovanni Falcone poi perchè dava ospitalità nella sua tv a Rostagno presso gli uomini d’onore di Trapani, ma fu un malumore che fu sopito dentro Cosa nostra.
Bulgarella aveva interessi negli appalti pubblici, aveva altri familiari che facevano gli imprenditori, con Siino lui usufruiva di privilegi da parte di Cosa nostra, vinse così le ostilità, anzi veniva anche favorito, c’era con Bulgarella un certo Sciacca.
Certamente l’atteggiamento nei confronti di Bulgarella da parte di Cosa nostra a un certo punto è cambiato sennò non avrebbe ricevuto appoggi, e questo deve risalire all’88-89 in poi, fino a quel momento c’era ostilità.

Una volta erano con Siino e Bulgarella al ristorante Trittico di Palermo, e Bulgarella ha scaricato nell’occasione sulla moglie [la presenza di Rostagno in tv] e che lui non aveva colpa.
Per Brusca questo avviene nel 1989 inizi 90, e lui (il Puccio Burgarella) era stato già inserito in Cosa Nostra.
Certamente Bulgarella sapeva con chi aveva a che fare, chi era Siino e chi ero lui, “quello che risolveva i problemi” negli appalti in diverse occasioni.

A titolo di esempio Brusca racconta un episodio relativo ad un appalto: “C’era un appalto nel trapanese e l’imprenditore Spina, Pietro Spina di San Giuseppe Jato, e aveva espresso interesse per questo appalto, io l’ho addomesticato, ero l’unico che ci riusciva a parlare per la messa a posto, sia per farlo ritirare, lo usavamo per fare le offerte di appoggio, dopo una serie di danneggiamenti ha capito e si è avvicinato a me, mettendosi a disposizione a questo tipo di sistema. Era una lavoro idraulico, lavori per un fiume, per partecipare ci volevano categorie speciali, e Spina le aveva, i lavori interessavano anche a Bulgarella, ma Spina non voleva ritirarsi, mi vennero a parlare Siino e Bulgarella, ci ho messo tempo a persuadere e convincere Spina e alla fine ho risolto il problema a favore di Bulgarella.”. Alla fine il lavoro è stato aggiudicato a Puccio Burgarella.

Burgarella quindi sapeva che lei era un mafioso ?
“Era chiaro che io ero un mafioso e Bulgarella lo sapeva”, “non c’era bisogno di specificarlo chiaro, sapeva benissimo chi ero e chi non ero”.

Con mastro Ciccio, Vincenzo Sinacori e forse anche con Matteo Messina Denaro ebbero a parlare di spartizione di lavori nel trapanese, anche di Puccio Burgarella.

Nel 91 con Bulgarella passarono una settimana assieme a Roma, altre volte sono stati a casa di Siino a Palermo, si sono visti a Trapani città, e un’altra volta mentre andava con Siino a Mazara, Bulgarella li sorpassò in autostrada e allora venne pure fermato dalla Polizia Strdalae.
Superato il posto di blocco si fermarono più avanti per salutarlo. Bulgarella era in compagnia di un’altra persona, forse una donna che con Burgarella aveva un rapporto confidenziale, era anche a Roma e crede fosse la sua segretaria dalle origini francesi.
Non esclude fosse presente anche quando mangiarono al Trittico di Palermo.

La segretaria era l’amante ?
“Ho avuto questa impressione ma non ne sono sicuro”, Siino gli disse che non aveva buoni rapporti con la moglie, l’episodio in autostrada risale al 1990-1991 e fu dopo, se non ricorda male, quell’incontro a Roma.

Erano a Roma per gli appalti della Sirap, Brusca era partito con Siino. Quella presenza a Roma era programmata, alloggiavano in un albergo di via Veneto

Angelo Siino gli parlò del rapporto tra Puccio Bulgarella e la moglie di questi, gli disse che i rapporti non erano buoni e che il comportamento della signora Bulgarella era del tutto contrario a Cosa Nostra.
La signora Bulgarella non aveva un atteggiamento accomodante nei confronti di Cosa Nostra e Siino sospettava che vi fosse un rapporto tra i due, tra Rostagno e la signora Bulgarella.
I rapporti tra Puccio e la moglie gli raccontava Siino erano conflittuali, rapporti di complicità c’erano tra la signora Bulgarella e Rostagno.
Questa discussione fu fatta a Roma mentre aspettavano che arrivassero Bulgarella e sua moglie”.

Il soggiorno a Roma rispetto al delitto Rostagno crede che sia stato a distanza di anni, Brusca ritiene di avere salvato la vita a Puccio Bulgarella perchè i malumori nei suoi confronti erano forti da parte dei mafiosi trapanesi, lui non era ben visto.

Riprende il pm Del Bene.

Del Bene chiede se Brusca conosce la comunità Saman.
Ne ha sentito parlare in relazione a questo omicidio e durante la latitanza quando era ospitato a Valderice da Mario Pollina o Pollari.
Passavo dalla strada vicino a Saman quando nel periodo di latitanza ero da quelle parti, per 10 – 15 giorni all’inizio del 1996

E’ il turno dell’Avvocato Vito Galluffo, difensore di Vito Mazzara.

Riina sapeva del delitto ?
“Non c’era cosa che si muovesse se lui non lo sapesse, Cosa Nostra per me c’entra, è una deduzione per quello che mi dice Riina che mi dice si sono tolti questa camurria”.

Da questo punto in poi, si innesca un contraddittorio tra difensore, parti civili e pm sulla introduzione di un verbale di interrogatorio il quale riguarda il racconto fatto ai pm nel 96 e 97 e ripetuto nel 99 sul delitto Rostagno. La Corte con l’accordo delle parti decide di acquisire tutti i verbali di interrogatorio.
Nel prosieguo del confronto tra le parti, non c’è l’accordo a fare transitare tutti i verbali ma solo quello del 1999, la Corte restituisce il fascicolo e l’udienza prosegue. La Corte decide di leggere il verbale, al termine il pm Del Bene evidenzia che non c’è contraddizione tra le dichiarazioni odierne e quelle fatte in istruttoria. Anche il presidente della Corte Pellino conferma l’inesistenza di contraddizioni.

L’avv. Galluffo torna quindi ad interrogare Brusca su commenti fatti a proposito della competenza e/o incompetenza nell’esecuzione dell’omicidio.
“Che io sappia no”.
L’avvocato legge un brano di un verbale precedente a chiarimento Brusca afferma che conoscendo gli operatori trapanesi il fatto che fosse scoppiato il fucile gli fece sorgere dubbi ma erano deduzioni personali.

Brusca fa quindi l’elenco degli omicidi commessi nella provincia di Trapani.
A Marsala contro Zicchitella ad Alcamo contro i Greco, a Mazara contro i L’Ala.

Puccio Bulgarella, era affidabile ?
“Quello che avevo da dire su Puccio Bulgarella l’ho detto”, “sino ad un dato punto era ritenuto uno sbirro, poi dopo il mio intervento cambiano opinione” e questo dopo il 1988.
“Per quelle che sono le mie conoscenze le cose eclatanti che avvenivano in provincia di Trapani Riina le sapeva” addirittura posso pensare che per alcune ne era l’istigatore, ma non sempre le posso provare”.

Ma decisioni autonome ce ne possono essere state ?
“Le garantisco che dall’avvento di Riina tutto passava da lui, certe volte interveniva pure sulla spartizione di soldi in provincia di Trapani”.

Traffico di armi e di droga ?
“La droga si, le armi solo quelle che servivano per la commissione di omicidi.”.

E’ il turno dell’avv. Salvatore Galluffo il quale chiede se ha mai dubitato delle risposte di Riina sul delitto Rostagno anche su altri delitti, in generale. “Non ho mai dubitato, almeno fino al momento della collaborazione”.
Sul delitto Rostagno ha avuto dubbi ?
“No l’ho presa per buona”.

L’avv. Salvatore Galluffo ricorda che Brusca interrogato il 20 febbraio 1997 disse: “però non posso dire al 100 per cento che sia Cosa nostra senò altra fonte”. Quale può essere l’altra fonte? “Quando i pm si sono avvicendati nel tempo e mi chiedevano se io ero a conoscenza delle motivazioni, per cui era stato Rostagno, c’erano state altre indagini, arresti, io mi riferivo a quegli accadimenti, e per questo dicevo di non sapere nulla, rispetto a quello che era emerso da altre indagini.”. “Non lo so perchè Rostagno è stato ucciso non ho partecipato alla deliberazione”.

Capitavano scambi di favori (partecipazione ad omicidi) tra un mandamento e l’altro ?
“Si”.

A proposito dell’uso e del possesso delle armi, Brusca dice che ogni mandamento aveva il suo arsenale.
Ricorda di avere utilizzato armi anche adoperate per altri delitti da altri soggetti. Ricorda quando prestò un suo fucile alla mafia di Alcamo durante una faida e di come una sera andato a prendere quel fucile finì con l’usarlo in un conflitto a fuoco con una pattuglia della polizia.

Domande dell’avv. Vezzadini, difensore di Vincenzo Virga.

Sul dialogo tra Riina e Brusca a proposito del delitto Rostagno
Parlò con Riina del delitto Rostagno, che il fatto era appena successo, su richiesta dello stesso Brusca, incidentalmente, erano a Palermo a casa di Salvatore Biondino, a quattrocchi.
Brusca ribadisce che era portavoce di Riina e non era solo manovalanza, conferma che per suo ordine ha partecipato a guerre di mafia e per le faide spesso armi di un mandamento venivano usate in altro mandamento.

Domande dell’avv. Ingrassia, altro difensore di Virga.

L’avvocato Ingrassia chiede a proposito di Totò Minore.
Brusca ricorda che l’ultima volta l’ha visto vicino Salemi.

E Virga quando l’ha conosciuto ?
In contrada Dammusi quando si incontrava con Riina.

Quali i delitti commessi a Trapani ?
Denaro, Ala, una lunga serie ad Alcamo, dalla fine degli anni 70 fino agli anni 90.

In quali occasioni ha incontrato Virga ?
In due occasioni, quando ad Alcamo fu ucciso Paolo Milazzo in un conflitto a fuoco con la Polizia, e quando fu decisa la soppressione di quattro alcamesi nel territorio di Partinico.

Quanti omicidi ha commesso a Trapani
Saranno stati 10, 12, 13 gli omicidi commessi a Trapani, ma direttamente non ha ricevuto appoggi da Virga.

Il difensore chiede notizie sui vantaggi ricevuti da Puccio Bulgarella
Brusca risponde che Puccio Burgarella: “Ha cominciato a fare parte di questo sistema alla fine del 1988“.
Prima non c’erano contatti? A detta di Brusca no, anzi addirittura i mafiosi trapanesi manifestavano intenzioni omicide per la sua non disponibilità a fornire buste di appoggio o a non ritirarsi dalle gare di appalto.
Nel 1982 Bulgarella (non so se lui o un altro) aveva una frequentazione con il dott. Falcone.
Metaforicamente“, dice Brusca, “ho salvato la vita a Puccio Bulgarella“.
E perchè lo ha fatto, chiede il difensore.
Brusca dice che è intervenuto perchè ha interpretato che non c’era sintonia tra Bulgarella e la mafia locale: “Intervengo in favore di Bulgarella perchè Siino mi chiese di intervenire perchè non aveva interlocutori chiari,non sapeva a chi rivolgersi, Siino mi disse che lui ne rispondeva al 100 per cento e allora sono intervenuto in favore del Puccio Burgarella

Pone ora le domande il pm Del Bene

Brusca partecipò all’omicidio L’Ala avvenuto nella piazza di Tre Fontane, il L’Ala era un soggetto vicino a Cosa Nostra ma a disposizione dei Rimi di Alcamo.

Fa le domande il Presidente Pellino

Brusca dice di avere conosciuto Bulgarella dopo l’omicidio Rostagno e che il ristorante il Trittico di Palermo era un punto di riferimento per i suoi incontri.

Per Brusca i rapporti tra Riina e Agate risalivano agli anni 60. Riina a Mazara aveva delle proprietà immobiliari. Il padre Bernardo partecipava ad una società di Agate, la Stella d’Oriente” che faceva import ed export.

Agli omicidi nel trapanese il Brusca partecipava solo se glielo diceva Riina, nemmeno il padre poteva dargli questi ordini. Anche i Madonia di Resuttana e Leoluca Bagarella venivano ad uccidere a Trapani.

Totò Minore fu eliminato a Palermo partecipando ad un incontro con Giuseppe Giacomo Gambino. Dapprima dovevano ucciderlo a Salemi, ma poi fu ucciso a Palermo con la partecipazione di Raffaele Ganci. Minore fu ucciso perchè vicino ai Rimi di Alcamo e quindi vicino a Stefano Bontade avversario di Riina. Ritiene che Minore fu ucciso nell’82-83.

Brusca riferisce a proposito dei contrasti tra Mastro Ciccio Messina e Vincenzo Virga per la spartizione dei soldi.

Nel trapanese ci furono molte “messe a posto” in riferimento agli appalti.

Vito Mazzara lo conobbe per nome negli anni 80′, di persona negli anni 90′.

E’ mai successo che si verificassero degli omicidi ddi matrice mafiosa nel trapanese, senza che si conoscesse l’identita e/o il movente, i mandanti e gli esecutori da parte dei vertici dell’organizzazione ?

Brusca risponde che la guerra di mafia ad Alcamo comincia così, ma l’esempio più calzante a suo parere è quello dell’omicidio di Carmelino Colletta ad Agrigento. Il Brusca si era recato per ordine di Riina da questo Colletta qualche giorno prima per normali discussioni, poi lesse sul giornale dell’omicidio e allora andò da Riina a chiedere spiegazioni, Riina non essendone a conoscenza lo mandò a Canicattì da Di Caro per capire chi era stato.
Riina era particolarmente attento su queste cose.

E’ il momento delle parti civili.
L’avv. Carmelo Miceli in relazione ai contrasti tra mastro Ciccio Messina e Vincenzo Virga quanto affidamento facesse Riina su Vincenzo Virga.
Brusca risponde che l’affidamento di Riina su Vincenzo Virga era totale.

L’avv. Galluffo chiede della presenza di soggetti esterni alla mafia trapanese alla faida di Alcamo e in particolare all’attentato di contrada Kaggera.
Brusca risponde confermando la circostanza che c’erano altri soggetti e ne fa i nomi: Madonia, Sebastiano un catanese, Gioè Antonino, Di Matteo, qualcuno di Castellammare, c’era Ferro, Antonino Alcamo, ecc.
I soggetti che si opponevano ad Alcamo erano ad inizio 82-83 tutti di cosa nostra, in seguito erano i cosidetti “stiddari”.
Brusca risponde quindi a proposito dell’omicidio di Carmelo Colletta, maturato all’interno di appartenenti a Cosa Nostra ma senza autorizzazione e in seguito al quale furono tutti i protagonoisti eliminati.

L’avvocato Vezzadini chiede degli omicidi L’Ala e su quando e come seppe dell’intenzione di Riina di eliminarlo.
Brusca risponde che seppe delle intenzioni di Riina in seguito alle dichiarazioni di Cangemi, intorno al 1995-96

Il Presidente Pellino chiede degli omicidi Giammona e Saporito, un uomo ed una donna, a cui il Brusca ha partecipato. Nella circostanza le due vittime erano in auto, il Brusca fece da autista e eseguito l’omicidio furono anche impegnati in un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine.
Sull’auto vi era anche una bambina che rimase per fortuna illesa.

Una ultima domanda da parte dell’avvocato Miceli a proposito del precedente delitto in cui fu uccisa anche una donna assieme alla vittima designata.
Brusca dice che nell’occasione la donna non fu riconosciuta come tale, aveva i capelli corti.
Ma la regola quale rispetto alla presenza di una donna sulla scena del delitto ?
Brusca risponde: “Non si doveva toccare, però capita”.

La prossima udienza si terrà l’undici gennaio 2012 e verranno sentiti i pentiti Vincenzo Calcara in videocollegamento e Rosario Spatola. Per gennaio 2012 si terrà udienza inoltre il 25. La succesiva udienza è prevista per il 1° febbraio.

L’udienza si chiude qui.

La precedente udienza del 07/12/2011 la trovate qui

grazie a Radio Radicale

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Contro gli “austeri”

Ci hanno detto gli “economisti”, i tecnici, che occorre sbrigarsi a conseguire il pareggio di bilancio perché in questo modo i mercati sono felici, e ci riducono lo spread.

Ora di fronte alla recessione incombente sembra che inizino a ripensarci.

Scrive infatti Olivier Blanchard, capoeconomista del FMI, mica l’ultimo arrivato:

«Gli investitori finanziari sono schizofrenici riguardo consolidamento fiscale e crescita. Essi reagiscono positivamente alla notizia del consolidamento, ma in seguito reagiscono negativamente, quando il consolidamento porta a minore crescita – cosa che spesso accade. Alcune stime preliminari su cui il FMI sta lavorando suggeriscono che non servono grandi moltiplicatori perché gli effetti congiunti di consolidamento fiscale e minore crescita implicita portino alla fine ad un aumento e non ad una riduzione negli spread di rischio sui bond governativi. Nella misura in cui sentono di dover rispondere ai mercati, i governi possono essere indotti a consolidare troppo rapidamente, anche dal punto di vista ristretto della sostenibilità del debito» .

E allora ?

Blanchard conclude che bisogna vedere il consolidamento fiscale, non come uno sprint ma come una maratona, ovvero come qualcosa da realizzare in tempi assai meno rapidi di quanto si è stati indotti (a torto) a fare.

Insomma si incomincia a rendersi conto che la modalità di somministrazione della cura può essere peggiore del male.

Lo spunto per questo post lo ha fornito Phastidio a questo link a cui vi rinvio per più precise, puntuali ed ulteriori considerazioni.