Cambiare per cambiare

L‘uno, due, tre che si intuiva (o meglio si sperava) potesse mettersi in moto per pervenire ad un reale cambiamento degli equilibri politici di questo paese e non solo nell’ambito della dialettica destra – sinistra, ma anche nell’ambito dello stesso centro – sinistra, con i risultati del primo e secondo turno delle elezioni amministrative comincia  a diventare realtà.

Il punto uno è stato raggiunto da nord a sud ed il risultato permette di leggere alcune costanti riferibili alla efficacia della selezione dal basso, al ridimensionamento dell’antipolitica, alla capacità dell’elettorato di selezionare secondo regole di intelligenza collettiva tra le diverse offerte politiche.

Il punto due da raggiungere è ora nell’immediato il raggiungimento del quorum sui quattro referendum. Un passaggio obbligato per dimostrare che la volontà di cambiamento è maggioritaria nel paese. Un obiettivo per il cui raggiungimento occorre un forte impegno sul piano della comunicazione (in particolare televisiva). Se il quorum non venisse raggiunto il rischio sarebbe quello di un ritardo, forse insopportabile per il paese, del cambiamento politico ormai indispensabile .

Il punto tre, le elezioni anticipate, si raggiungerà e le elezioni si vinceranno non tanto invocando cambi della legge elettorale e/o governi tecnici e/o alleanze più o meno larghe e più o meno improbabili, che gli elettori leggono come fastidiosisime manovre da politicanti di bassa lega, quanto cominciando il lavoro di selezione (primarie di coalizione) della classe politica a tutti i livelli e superando le limitazioni della legge elettorale con trasparenti primarie di collegio.

Italia prossima fermata, elezioni !

La sostanziale bocciatura, da parte della Corte Costituzionale, del provvedimento di legge sul cosidetto “legittimo impedimento” è ipotizzabile sarà l’evento, il cui compimento atteso e temuto da parte di Silvio Berlusconi, porterà il paese ad elezioni anticipate.

E non è un caso che oggi nel corso della Direzione del Pd, la corrente veltroniana dopo avere annunciato le dimissioni dei suoi due esponenti dalla segreteria (Fioroni e Gentiloni), ed il voto contrario al documento del segretario Bersani, appresa la notizia del pronunciamento della Corte, si sia affrettata a tornare sui propri passi, reputando che, in caso di elezioni anticipate, sarebbe stato da idioti delegare ai famelici avversari interni la contrattazione per i posti sicuri nelle liste bloccate.

Invocate da tempo da parte della Lega Nord, sicura di uscirne con una rappresentanza parlamentare più forte dell’attuale, tuttavia le elezioni non sono state l’opzione più gradita al Presidente del Consiglio. Si tratta pur sempre sul piano politico del fallimento di una maggioranza, del fallimento cio’è di un qualche cosa messo assieme da lui.

Tuttavia, il nostro, nel tempo intercorso dalla vittoria parlamentare sul voto di fiducia del 14 dicembre, se da un lato si adoperava a recuperare quella decina di parlamentari che gli avrebbero consentito di stoppare le pretese della Lega Nord, non disposta a farsi logorare da mesi di pura e semplice sopravvivenza del governo, dall’altro metteva a punto la macchina del consenso mediatico e lanciava la volata lunga.

Da qui la partecipazione programmata alle trasmissioni periferiche, quelle non propriamente politiche, quelle che vanno in onda alle ore più improbabili, fanno ascolti non stratosferici, ma che, rivolgendosi ad un pubblico non politicizzato, sono anche le migliori sul piano della propaganda, in quanto in grado di alimentare quel passaparola tra la gente comune che è stato sempre la base della formazione del consenso intorno alla sua persona.

A Berlino aveva detto che sarebbe andato in tv per spiegare direttamente “agli italiani” quello che pensa sulla giustizia nel nostro Paese.

E così Silvio Berlusconi domani mattina sarà ospite di “La Telefonata”, spazio condotto da Maurizio Belpietro all’interno della trasmissione “Mattino Cinque” in onda tutti i giorni alle 8,40 per lanciare l’ennesima campagna elettorale a base di “persecuzioni da parte di giudici comunisti”, avversari “ex comunisti”, “traditori” etc. nel tentativo non impossibile, visto lo stato dell’opposizione, di recuperare quel tanto di consenso che possa garantirgli la maggioranza in entrambe le camere, e sopratutto una qualche riedizione di nuovi strumenti atti ad evitargli ancora una volta il giudizio dei giudici.

A perdere sarà, comunque vada, il paese.

Hanno trovato il grimaldello. Signori si vota !

E si … è proprio così.

Infatti sembra che dalle parti del B&B (Berlusconi and Bossi), dopo la figuraccia seguita al comunicato con il quale si intendeva chiedere per il tramite del Presidente della Repubblica le dimissioni del “traditore” Gianfranco Fini dalla carica di Presidente della Camera, gli strategli di quello che fu il Pdl si siano rimessi al lavoro partorendo infine la “soluzione finale”.

Questa, la “soluzione finale“,  ha per nome “dimissioni di massa” dei deputati e senatori di Lega e Pdl, o meglio di quanti nel Pdl rimarranno fedeli a Berlusconi.

In effetti una tale soluzione, seppure al limite dell’eversivo, (per la forzatura che tenderebbe a introdurre sulla prassi costituzionale relativamente allo scioglimento delle camere), tuttavia è anche l’unica a cui la Presidenza della Repubblica non potrebbe opporre niente di fattuale, nessuna contromossa plausibile o giustificabile sul piano politico, oltre che costituzionale.

Impensabile sarebbe infatti sul piano politico, nell’anomalia di rappresentanza parlamentare che si verrebbe a determinare, seppure per una iniziativa di parte, non porre termine prontamente alla legislatura e fare immediato appello al corpo elettorale, tanto più in un paese il cui sistema istituzionale fa perno sul ruolo centrale delle camere.

In tal caso alle elezioni si andrebbe a stretto giro e con il governo in carica, nelle migliori condizioni quindi per B&B.

Sono in grado Bossi e Berlusconi di ottenere nel giro di pochi giorni le dimissioni dei propri parlamentari ?

Questo è in effetti il primo, ma anche l’ultimo ostacolo alla realizzazione del disegno, che dovrebbe consentire al duo B&B di sfuggire alla strategia di logoramento politico, della maggioranza che si raccoglie ancora intorno a Bossi e Berlusconi, messa su da Gianfranco Fini.