Ora e sempre ipocrisia

Caravà e l’antimafia di cartone

di Giuseppe Pipitone

Ciro Caravà esultava gongolante il giorno della sua rielezione a sindaco di Campobello di Mazara, piccola cittadina da dieci mila abitanti in provincia di Trapani. Caravà dipingeva i suoi avversari -travolti dal 54 per cento di voti – come “signori venuti da altri territori” e senza “nessuna affidabilità“. Si presentava ai giornali come “il sindaco della legalità e dell’antimafia”. In questa veste organizzava fiaccolate in ricordo delle vittime della mafia, presenziava a tutte le manifestazioni in ricordo della strage di Pizzolungo, e non mancava mai di far costituire il suo comune come parte civile nei processi contro il boss di Castelvetrano Matteo Messina Denaro, ultima primula rossa di Cosa Nostra.

Ieri mattina all’alba Caravà è finito in manette in un’operazione antimafia che ha dato l’ennesima stretta proprio a Messina Denaro. Insieme al sindaco (ormai ex) di Campobello sono finiti in cella diversi boss vicinissimi al capomafia di Castelvetrano. La richiesta d’arresto è emblematica: per gli inquirenti Caravà era a totale disposizione della locale famiglia mafiosa. Il sindaco del Partito Democratico pagava costantemente i biglietti aerei per consentire ai familiari dei mafiosi di recarsi in visita nelle carceri, puniva i vigili che osavano multare le auto dei boss, e con Cosa Nostra discuteva di appalti e della gestione del Comune. Dopo il suo arresto i dirigenti del Pd si sono limitati a dire semplicemente che non era iscritto al partito. Una scusa ridicola aggravata dal fatto che a Caravà era stato concesso addirittura di candidarsi alle elezioni regionali nella lista di Anna Finocchiaro.

Caravà però è un esempio, atroce ed emblematico al tempo stesso, di cosa avvenga oggi nei territori ad alta densità mafiosa. Sparita quasi totalmente l’antimafia civile, quella di cartone è l’unico tipo che spesso si trova in circolazione. Ecco dunque che in territori difficili come Trapani l’antimafia cartonata è diventata una sorta di mantello, uno schermo per proteggere le malefatte compiute nelle segrete stanze. Una situazione gattopardesca che vede nei suoi strati più profondi il continuo proliferare di uomini con una sola grande attitudine: diventare amici dei morti, meglio se ammazzati da Cosa Nostra. La provincia di Trapani vive da sempre una situazione di contrasto: un chiaro scuro che non permette di guardare la realtà dritta negli occhi. Per i meno pratici i soggetti come Caravà, antimafiosi di giorno e mafiosi di notte, possono essere un problema. Distraggono, sfuggono, e a volte disorientano.

Insieme ai Caravà ci sono poi i simil – Caravà: giornalisti, imprenditori, a volte anche poliziotti e magistrati (tra gli arrestati di ieri c’era anche un ex poliziotto). Tutta gente che ha un passato, spesso oscuro e losco, e che ha deciso di crearsi un presente, giocando al militante antimafioso e ingannando gli osservatori dalla vera essenza del loro operato. A volte – come succede per Caravà – vengono beccati subito. In altri casi si mimetizzano bene e continuano a dettare legge per anni, additando (con un indice lunghissimo) i loro simili meno intelligenti beccati con le mani nel sacco. E a ben pensarci è mafia anche questa.

da Il Fatto Quotidiano

Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (12)

Udienza del 1 giugno 2011 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, fra Custonaci e Valderice la sera del 26 settembre 1988, in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Durante l’udienza vengono esaminati i testi: Giovanni Di Malta operatore Tv e Andrea Grandi già ospite della Comunità Saman

Viene chiamato a testimoniare il teste Giovanni Di Malta all’epoca dei fatti cameramen di Rtc già Trv il quale in apertura è interrogato dal Pm Gaetano Paci e quindi dal Pm Ingroia.

Di Malta conferma il quadro di malaffare esistente nel capoluogo ed in provincia in quel periodo, di come Mauro Rostagno ne fosse informato e di come ne fosse venuto a conoscenza.
Il doppio bilancio del comune di Trapani era uno di questi malaffari, di cui, avrebbe detto Rostagno, la gestione sarebbe stata dell’onorevole Canino all’epoca assessore regionale agli enti locali.
Giovanni Di Malta riferisce anche delle minacce ricevute da Mariano Agate durante il processo per l’omicidio del sindaco di Castelvetrano e del fatto che lo stesso avesse minacciato anche il giornalista Massimo Coen di Rtc e lo stesso Mauro Rostagno (chiddu ca’ varva).
A Marsala stavano scoppiando due scandali (Ente Fiera Vini ed Ente Teatro del Mediterraneo), una settimana prima di essere ucciso, un sabato pomeriggio nel corso di un servizio su un convegno all’Hotel President, di cui era “magna pars” l’onorevole Canino, fu privatamenbte avvicinato dal sindacalista Santoro e dallo stesso onorevole Canino.
Dai colloqui il Rostagno sarebbe venuto a conoscenza di un presunto giro di tangenti. “Mentre tornavamo a Trapani – ha raccontato Gianni Di Malta – mi riferì che era coinvolto anche un maresciallo dei carabinieri. Disse che al momento non avrebbe potuto parlarne in televisione. Anche il procuratore Paolo Borsellino aveva le mani legate. Saremmo dovuti tornate a Marsala per capirne di più. Poi, il lunedì, fu ammazzato”.

“Nell’ultima settimana – ha ricordato Gianni Di Malta – Mauro non era la solita persona ridente e scanzonata. C’era qualcosa che lo preoccupava. La mattina del 26 settembre era apparentemente tranquillo. Quando rientrai in televisione, dopo avere realizzato un servizio, Nel tardo pomeriggio dello stesso giorno ritornato da un servizio al Comune, invece era nervoso. Ricordo che mi strappò, in maniera quasi rabbiosa, la videocassetta dalle mani. Poi mi disse che da quel giorno non si sarebbe più occupato di politica e che avrei dovuto rivolgermi a Ninni Ravazza”.

Nel pomeriggio del 26 settembre, poco prima dell’agguato, solo per un caso Gianni Di Malta non prese per errore la videocassetta con la scritta “personale Mauro” che stava sulla scrivania di Mauro Rostagno, accanto alla fotografia della figlia Maddalena.
“Non è quella”, gli disse Mauro Rostagno indicandogli un’altra videocassetta che avrebbe dovuto portare a Caterina Marceca, direttrice di un’emittente televisiva concorrente. All’interno, ha spiegato Gianni Di Malta, c’era un filmato di un incendio che Mauro aveva voluto visionare.

L’ex cameraman non ha saputo riferire invece cosa conteneva l’altra videocassetta, quella che il sociologo torinese teneva sulla sua scrivania a fianco della foto della figlia nel suo ufficio e che non è stata più ritrovata dopo la morte di Mauro Rostagno.

Di Malta riferisce poi di un registratore audio collegato al telefono il quale serviva a registrare le telefonate ed installato alcuni mesi prima della morte per registrare le minacce telefoniche, e dell’esistenza di una audio cassetta e di un libro sulle saline di Trapani e Marsala.

Mauro Rostagno, ha confermato ieri Gianni Di Malta, aveva la disponibilità di una telecamera amatoriale (in Vhs-C) che custodiva nel suo ufficio. Aveva chiesto al cameraman di spiegargli la procedura da seguire per riversare i filmati da un sistema amatoriale ad uno professionale da 3/4 di pollice.

Relativamente alla comunicazione ricevuta intorno alla vicenda Calabresi riferisce della reazione di incredulità e di sdegno del Rostagno, posto che riteneva che gli inquirenti sapessero già tutto sull’omicidio del commissario.

Di Malta riferisce di un ottino rapporto di Mauro Rostagno con Francesco Cardella guastatosi tuttavia nell’ultimo periodo. Rostagno  in particolare riteneva essergli rimasti solo due amici: “Beniamino (Cannas) e Renato (Curcio)”.

Di Malta riferisce anche dei colloqui avuti negli anni successivi all’omicidio con Francesco Cardella e dell’avere appreso dallo stesso della sua convinzione che Mauro Rostagno fosse stato ucciso da Mariano Agate.

Anche Di Malta conferma dell’assenza di pressioni di Puccio Burgarella nei confronti di Mauro Rostagno, anzi il Puccio sarebbe stato grato a Mauro Rostagno per il notevole incremento di raccolta pubblicitaria che aveva consentito all’azienda di migliorare i conti.

Puccio Bulgarella, editore di Rtc, era buon amico di Canino e di Bartolo Pellegrino, dopo la morte del Rostagno, interpellato sul delitto durante un pranzo in un rinomato ristorante di Palermo, ha riferito Gianni Di Malta di avere appreso da tale Aiello che, il Puccio avrebbe detto ad un interlocutore: “Ero riuscito a salvarlo una volta, questa volta sono stato colto di sorpresa e non sono riuscito ad evitarlo”. E poi, indicando l’onorevole Francesco Canino, che sedeva in un altro tavolo, avrebbe aggiunto: “Per questo motivo, con quel signore, è da un mese che non parlo”.

Anche Di Malta riferisce di non avere mai conosciuto Sergio Di Cori ne che gliene abbia parlato Mauro Rostagno.

A proposito del “Centro studi Scontrino” riferisce Di Malta che con Rostagno fecero un paio di interviste e che Rostagno gli parlò del Centro come copertura di qualcosa di più grosso.

Particolarmente interessante la dichiarazione finale in risposta alla domanda dell’avvocato di parte civile Carmelo Miceli relativa alle immagini che si vedono circolare in televisione. Tra queste immagini circola un falso assai verosimile (realizzato per Telefono Giallo) in cui si vede una Duna e all’interno dell’auto compare una borsa che nelle immagini originali realizzate da Telescirocco, invece non c’è.

Anche l’editore Puccio Bulgarella, ha ricordato Gianni Di Malta, pensava che si trattasse di un delitto di mafia. «O l’ha ucciso la grande mafia o io o Cardella», disse un giorno ad un interlocutore. «Io no perché sarei andato contro i miei interessi, Cardella non credo, fai tu».

“Nell’ultimo periodo – ha raccontato Gianni Di Malta – Mauro era solito chiudere la porta del suo ufficio a chiave. Ricordo che un giorno avevamo la necessità di una telecamera. Pensammo a quella di Mauro. Insieme con un collega trovammo una copia della chiave del suo ufficio e prelevammo la telecamera. Prendemmo la porta e l’appoggiamo al muro per fargli uno scherzo. Pensavamo che si sarebbe fatto una bella risata ed invece quando venne a sapere che avevamo preso la telecamera andò su tutte le furie”.

Viene quindi ascoltato il teste Andrea Grandi ex ospite della comunità il quale riferisce che fu lui ad informare per telefono Francesco Cardella la sera del 26 settembre del 1988, della morte di Mauro Rostagno: «Hanno ammazzato Mauro». «Ma che dici? E’ uno scherzo?», fu la reazione di Francesco Cardella.

Dopo l’agguato, Elisabetta Roveri, compagna della vittima, si precipitò sul luogo del delitto, Andrea Grandi l’accompagnò in auto, Elisabetta Roveri gli chiese di avvertire Francesco Cardella, che si trovava a Milano e se la figlia Maddalena postesse vedere per l’ultima volta il padre.
Andrea Grandi ai giudici ha ricordato che tornò a piedi in comunità, nel parcheggio incontrò Maddalena che voleva vedere il padre e le disse di aspettare che ne avrebbe parlato con Francesco e giunto dentro telefonò a Francesco Cardella. Dagli spari alla telefonata sarebbero passati circa dieci minuti.
Comunicò la notizia “hanno sparato a Rostagno” a Cardella e gli chiese se la figlia, Maddalena, potesse vedere il padre. Cardella rispose che era meglio di no e disse che avrebbe preso il primo volo per la Sicilia.

Prossima udienza il 15 giugno 2011 alle ore 9,30, prevista l’audizione dei testi Aiello, Cannas e Montanti.

La precedente udienza del 25/05/2011 la trovate qui

grazie a Radio Radicale

Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (11)

Udienza del 25 maggio 2011 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, fra Custonaci e Valderice la sera del 26 settembre 1988, in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Durante l’udienza vengono esaminate i testi: Emilia Francesca Fonte, Salvatore Vassallo, Giovanni Ravazza, Enzo Mazzonello,

In apertura di udienza viene completata l’audizione della teste Emilia Francesca Fonte, che il 26 settembre del 1988 fu testimone del passaggio delle auto per la strada che porta a Lenzi.
All’epoca dell’omicidio Emilia Fonte aveva 17 anni.

Avvalora la pista mafiosa la testimonianza di Salvatore Vassallo, giornalista, che nel 1988 collaborò ad RTC per alcuni mesi a partire dall’aprile del 1988, con il sociologo torinese.
Il Vasallo aveva conosciuto Mauro Rostagno ma anche Francesco Cardella in precedenza al Nord e aveva reincontrato Mauro Rostagno a Trapani in occasione di un servizio sugli arancioni, il Vassallo era inoltre addetto stampa del professor Zichichi e giornalista di Reporter.
Il Vassallo ha riferito che quello era un periodo “caldo”, in quanto si parlava degli affari legati alla scoperta della loggia Massonica (Iside II – Scontrino), c’era il processo intorno all’uccisione dell’ex sindaco di Castelvetrano Lipari nei confronti di Agate e si cercava di scoprire le connessioni tra la mafia, la massoneria e la politica.
I servizi giornalistici di Mauro Rostagno erano particolarmente critici, con giudizi e titoli quali, “Palazzo D’Alì e i 40 ladroni” con riferimento al Consiglio Comunale di Trapani.
Vassallo in aula ha in particolare riferito che in quel periodo ricevettero in redazione diverse telefonate anonime di cui una la prese lo stesso Vassallo e una lo stesso Rostagno, il quale ne riferì a detta del Vassallo in Tribunale e forse anche a personale della polizia, pur facendosi una delle sue solite risate.
E ancora Vassallo ha riferito che un giorno, mentre si trovava in un istituto bancario di Xitta, per un versamento, un dipendente, il cassiere Ignazio Piacenza, “mi disse che Mauro era segnato e che sarebbe stato spento entro un mese” in riferimento ad un servizio televisivo che aveva trattato lo scandalo del Comune di Trapani.
In gergo il termine “astutari” equivalente al termine “spegnere” equivale a “porre termine ad una vita”.
Il Rostagno informato dal Vassallo di quanto riferitogli dal Piacenza genero di tale Maiorana di Buseto Palizzolo, si preoccupò e l’indomani assieme informarono della cosa, amici investigatori della polizia.
La linea editoriale a detta del Vassallo era scelta da Mauro Rostagno e il Puccio Burgarella un “romantico” figlio di Andrea Burgarella (arrestato con Peppe Cizio in relazione alla corruzione del giudice Costa e poi prosciolto), proprietario ed editore dell’emittente non interferiva.
Quanto ad una presunta “situazione di Marsala” di cui a precedenti dichiarazioni il Vassallo esclude si riferisse ad una situazione politica, ma ad una questione legata ad una ricaduta di alcuni ospiti della comunità nel consumo di droga.
Al Vassallo non risultano personalmente particolari scontri tra Mauro Rostagno e Francesco Cardella.

Ad avvalorare la pista mafiosa anche la testimonianza resa dal giornalista Giovanni (Ninni) Ravazza ex collega di Mauro Rostagno ad Rtc, il quale ha riferito che “Qualche mese prima dell’omicidio io e Mauro fummo convocati dall’editore di Rtc Puccio Bulgarella. Ci disse: ‘Ragazzi state attenti perchè c’è qualcuno che si sta incazzando’. Mauro non ne fu molto turbato. Io chiesi invece se stavamo correndo dei pericoli ma Puccio Bulgarella ci rispose che per il momento potevamo stare tranquilli. Non ho mai raccontato prima questo episodio perché nessuno me l’aveva mai chiesto”. Il tutto accadeva circa quattro-tre mesi prima dell’omicidio e dopo l’omicidio, non ritornò più sull’argomento ne ne parlò agli inquirenti.
A proposito di minacce Ravazza ha ricordato che in occasione del processo a Mariano Agate questi rivolgendosi a Mauro Rostagno, da dietro le sbarre lo avrebbe invitato a non dire “minchiate” e che la cosa sarebbe apparsa come una evidente minaccia da cui tuttavia il Rostagno non sarebbe affatto rimasto intimorito tanto da parlarne in televisione e questo accadde prima del discorso di Puccio Burgarella di cui si èdetto sopra.
Parlando della sera in redazione, il giorno dell’omicidio, Ravazza ha ricordato che Rostagno stava lavorando allo scandalo dell’Ente Teatro di Marsala in cui si sarebbe avuto distrazione di fondi, tentativi di corruzione ed altro.
Anche per Ravazza la linea editoriale la faceva Mauro Rostagno ed il taglio era molto più aggressivo della precedente linea editoriale e la proprietà non influenzava le scelte della redazione.
Rtc con la direzione di Rostagno a detta di Ravazza ebbe un aumento di audience divenendo la più seguita tra le emittenti locali trapanesi.
Ninni Ravazza ha parlato anche di Francesco Cardella il quale sarebbe stato colui il quale avrebbe proposto a Puccio Burgarella la presenza di Rostagno a Rtc e
che lo stesso Cardella aveva una qualche influenza su Mauro Rostagno ricordando in particolare un episodio in cui Rostagno mutò in parte l’opinione su Francesco Canino a seguito di un colloquio con il Cardella.
Ravazza ha riferito poi di un incontro piuttosto vivace con tale maggiore Montanti dei Carabinieri il quale avrebbe usato espressioni del tipo “non ti permettere”, “non vi dovete permettere”, “le indagini le facciamo noi” a seguito di alcuni servizi giornalistici dello stesso Ravazza in cui si mettevano in dubbio la fondatezza della cosidetta “pista interna”.
Anche a Ravazza, come già a Vassallo non risultano relazioni di Mauro Rostagno con il Di Cori.
Ravazza riferisce anche di poliziotti e carabinieri che litigavano sul luogo dell’omicidio, probabilmente per il reperimento di reperti o per la primogenitura delle indagini.

Viene sentito infine il teste Enzo Mazzonello, nel 1988 collaboratore di Rtc e di Mauro Rostagno in qualità di cronista d’aula volontario il quale anche lui ha contribuito con la sua testimonianza ad avvalorare la pista mafiosa.
In quel periodo seguì tra gli altri il processo in Corte d’Assise per l’omicidio del sindaco di Castelvetrano Lipari in cui erano imputati Mariano Agate e altri, tra i quali Nitto Santapaola.
Il Mazzoleni riferisce a proposito della popolarità degli editoriali televisivi di Mauro Rostagno il quale parlava senza peli sulla lingua di politica, mafia e malaffare e che la città alle quattordici si svuotava per seguire Rostagno in televisione.
Mazzoleni riferisce anche che un giorno passando davanti a Mariano Agate da dietro le sbarre vide ed udì l’Agate pronunciare la frase a lui diretta: “Ah – con le dita tra i denti – giornalista, voi che lingua lunga che hai tu e quello vestito di bianco” con evidente riferimento a Mauro Rostagno. Frasi simili furono ripetute dal fratello di Mariano Agate (forse Giovanni Battista) che seguiva il processo.

Prossima udienza prevista il 01 giugno 2011 alle ore 9,30, prevista l’audizione dei testi .

La precedente udienza del 18/05/2011 la trovate qui

grazie a Radio Radicale

Anche l’UDC (verso il Partito della Nazione) si struttura in provincia di Trapani

Il coordinatore provinciale dell’Udc verso il Partito della Nazione onorevole Giulia Adamo ed il presidente Gianni Pompeo hanno proceduto di concerto alle nomine in 12 Comuni su 24 dei coordinatori comunali e dei presidenti per dare avvio all’organizzazione nella provincia del nuovo soggetto politico.
Il metodo di selezione della nuova classe dirigente parte da una divisione degli incarichi tra area laica – rappresentata dall’onorevole Adamo – ed area cattolica, vicina al sindaco di Castelvetrano.
A Marsala la nuova Udc sarà diretta dal coordinatore Renato Curcio e dal presidente Giovanna De Bartoli.
A Castelvetrano da Silvestro Pisciotta (coordinatore) e dall’ex consigliere provinciale Enzo Di Stefano.
A Valderice il partito è stato affidato all’ex assessore provinciale Anna Maria Croce (coordinatore) ed a Leonardo Medici (presidente).
A Castellammare del Golfo è da registrare l’acquisizione al nuovo soggetto politico dell’ex sindaco, già Forza Italia dott. Giuseppe Ancona (coordinatore) che sarà affiancato da Franco Navarra (presidente).
Altro recupero a Paceco, si tratta dell’ex candidato sindaco Enzo Novara (coordinatore) e presidenza affidata a Leonardo Giliberto.
L’Udc di Gibellina avrà come coordinatore l’ex sindaco Vito Bonanno, presidente Giuseppe Navarra.
A Petrosino l’ex assessore provinciale Andrea Di Girolamo, è stato chiamato a svolgere il ruolo di coordinatore e Francesca Mezzapelle ad affiancarlo come presidente.
A Salaparuta, il nuovo partito sarà coordinato da Leonardo Tritico e presieduto da Ninfa Oliveri.
Loredana Li Volsi e Pietro Campo sono rispettivamente il coordinatore ed il presidente del partito a Favignana.
Si occuperanno della nuova Udc di Campobello di Mazara, Paola Scontrino (coordinatore) e Vincenzo Gulotta (presidente).
Il costituendo Partito della Nazione di Buseto Palizzolo sarà gestito dal coordinatore Matteo Scavona e dal presidente Vincenzo Bica.
Ad Alcamo le scelte dell’Adamo e di Pompeo hanno premiato il consigliere comunale Mimmo La Monica (coordinatore) e Francesco D’Angelo, neo presidente.

Castellammare del Golfo è tra i Comuni a vocazione turistica del PO FESR 2007/2013

Con il decreto assessorale n. 38/Gab. del 28 agosto 2010, dell’ ASSESSORATO AL TURISMO, ALLO SPORT E ALLO SPETTACOLO della Regione Sicilia è’ stato approvato il Piano Settoriale che costituisce lo strumento di programmazione per l’individuazione delle località a vocazione turistica (individuazione cio’è dei territori che hanno acquisito un riconosciuto “livello di turisticità”), e riferibile a tutte le linee di intervento del PO FESR 2007 – 2013 di competenza dell’Assessorato al Turismo.
In particolare il piano ha un’importanza fondamentale ai fini dell’utilizzo e della destinazione dei fondi dell’Asse 3 del PO FESR 2007/2013, “Valorizzazione delle identità culturali e delle risorse paesaggistico-ambientali per l’attrattività turistica e lo sviluppo” e dell’Obiettivo Specifico 3.3. relativo alle misure volte a: “Rafforzare la competitività del sistema turistico siciliano attraverso l’ampliamento, la riqualificazione e la diversificazione dell’offerta turistica ed il potenziamento di investimenti produttivi delle filiere turistiche“.

Le località inserite nel Piano sono:

Agrigento, Sciacca, Licata, Menfi, Lampedusa e Linosa, Siculiana, Porto Empedocle, Cattolica Eraclea, Aragona (provincia di Agrigento);

Caltanissetta, Gela, Mussomeli, Mazzarino, Butera (provincia di Caltanissetta);

Catania, Acireale, Caltagirone, Adrano, Paterno’, Bronte, Riposto, Nicolosi, Linguaglossa, Zafferana Etnea, Castiglione di Sicilia, Randazzo, Aci Castello (provincia di Catania);

Enna, Piazza Armerina, Aidone (provincia di Enna);

Milazzo, Patti, Sant’Agata di Militello, Capo d’Orlando, Taormina, Lipari, Giardini Naxos, Santa Teresa Riva, Gioiosa Marea, Brolo, Santo Stefano di Camastra, Santa Marina Salina, Leni, Malfa, Sant’Alessio Siculo, Letojanni, Forza D’Agro’, Piraino, Motta Camastra, Savoca, Alcara li Fusi, Roccalumera, Torrenova, Tripi (provincia di Messina).

Palermo, Bagheria, Monreale, Termini Imerese, Cefalu’, Terrasini, Castelbuono, Balestrate, Petralia Soprana, Ustica, Piana degli Albanesi, Collesano, Castellana Sicula, Campofelice di Roccella, Cinisi, Capaci (provincia di Palermo);

Ragusa, Ispica, Vittoria, Modica, Pozzallo. Santa Croce Camarina, Scicli (provincia di Ragusa);
Siracusa, Noto, Avola, Palazzo Acreide, Sortino, Augusta, Solarino, Canicattini Bagni (provincia di Siracusa);

Trapani, Marsala, Mazara del Vallo, Erice, Castellamare del Golfo, Campobello di Mazara,Calatafimi Segesta, Pantelleria, Favignana, San Vito Lo Capo, Custonaci, Salemi, Gibellina, Castelvetrano (provincia di Trapani).

Non si voleva lasciar morire … il delinquente !

Trapani: operaio senza stipendo tenta di rubare la spesa. Arrestato
22 Aprile 2010 19:14 CRONACHE

TRAPANI – Ha tentato di rubare un carrello pieno di spesa in un supermercato di Castelvetrano in compagnia della figlia minorenne. Un uomo, operatore ecologico da due mesi senza stipendio e’ stato bloccato dai dipendenti del market e arrestato dai carabinieri in flagranza di reato. Adesso si trova ai domiciliari. Nel carrello aveva generi alimentari per un valore di circa 250 euro. (RCD)

da Corriere.it

Tutti gli uomini dell’UDC nei comuni della Provincia di Trapani

Nominati i coordinamenti in dodici Comuni della provincia.

I nuovi organigrammi, sintesi di laboriose trattative in sede locale per tenere a freno i conflitti tra le diverse anime del partito, sono stati decisi dal segretario provinciale Mimmo Turano e del suo vice Francesco Regina ed hanno l’avallo politico del segretario regionale Saverio Romano

Il coordinamento di Alcamo è così composto da Salvatore Orlando, Saverio Messana ed Angelo Marrocco. 

A Castellammare del Golfo Leonardo Foderà avrà al suo fianco un numeroso gruppo costituito da: Francesco Navarra, Vincenzo Borruso, Salvatore Fundarò, Damiano Canzoneri, Giovanni Tartamella e Giovanni Ciufia

Il coordinamento di Castelvetrano può contare su Giovanni Curiale, Salvatore Stuppia, Silvestre Pisciotta, Francesco Cirrincione ed il vicesegretario provinciale Francesco Regina. 

A Calatafimi-Segesta sono stati nominati Salvatore Garitta, Santo Pisano e Salvatore Mazzarese. 

Un altro triunvirato per Campobello di Mazara con Epifanio Stallone, Andrea Gulotta e Salvatore Tumminello. 

A Mazara del Vallo, Santoro Genova, Giovanni Quinci e Giacomo Marino. 

A Marsala l’avvocato Stefano Pellegrino avrà la collaborazione di Gaspare Oddo e Franco Barraco. 

Il coordinamento comunale di Partanna ha come riferimenti Franco Blunda, Francesco Cannia e Nicola Colletta. 

A Paceco Giovanna Genna, Peppe Maltese, Antonino Galia e Michele Leo. 

A Santa Ninfa l’Udc sarà rappresentata da Isidoro Spina, Francesco Lo Curto, Vincenzo Basile e Giuseppe Giambalvo. 

A Vita, Baldo Accardi, Vincenzo Mannone, Paolo Buffa e Salvatore Napoli. 

Mentre il coordinamento comunale di Petrosino è costituito da Giovanni Mauro, Luigi Abbignani ed Angelo Valenti.

Quel toscano che scappò in Sicilia

Due passioni: Garibaldi e la letteratura
Quel toscano che scappò in Sicilia

E poi c’era Leopoldo. Barboni, per la precisione. Nato nel 1848, toscanissimo, bozzettista niente male, grande appassionato di letteratura ammiratore senza se e senza ma di Giuseppe Garibaldi, dirigente scolastico

di Francesco Ghidetti

E poi c’era Leopoldo. Barboni, per la precisione. Nato nel 1848, toscanissimo (amava viaggiare, al massimo, tra Pisa e Livorno), bozzettista niente male, grande appassionato di letteratura (conosceva praticamente a memoria Giosue Carducci e Francesco Domenico Guerrazzi), ammiratore senza se e senza ma di Giuseppe Garibaldi, dirigente scolastico. Una vita serena, tra ‘gite’ in campagna e bicchieri di vino rosso. Una moglie adorata, quei bei tramonti nella campagna livornese. E poi l’insegnamento, le letture, le dolci giornate con gli amici. E invece… E invece ecco che cosa ci racconta lui in una lettera del 1895 al siciliano Nunzio Nasi, tra i protagonisti della vita politica italiana: “Io era a Livorno cioè a pochi passi da Pisa, dove sono nato, e sotto ogni aspetto avevo il diritto e il dovere di dirmi felicissimo. Ma questa felicità non doveva durare! Per una fatale caduta, alla mia povera e buona moglie si svilupparono tre fibromi, e quando la si minacciò delle più terribili fra le operazioni chirurgiche, io, atterrito, chiesi di essere tramutato quaggiù perché mia moglie è di Trapani e qua ha sorelle, e queste, in tanto penosa congiuntura, le avrebbero porta ogni più delicata assistenza”.

Un disastro, direte. E, invece, no. Barboni trascorse tutta la sua vita nel trapanese (morì nel 1921), fu apprezzatissimo intellettuale e fece carriera: da insegnante a preside a provveditore agli studi e abitò in una villetta che, parole sue, tanto amava da sentire ancora l’eco delle gesta garibaldine. E che non fosse una carriera di poco conto lo dimostra il fatto che ebbe tra i suoi alunni personaggi del calibro di Giovanni Gentile, il famoso filosofo di Castelvetrano, protagonista della storia italiana specie durante il fascismo. Barboni insegnava al Liceo Ximenes che sarebbe come dire oggi il Mamiani a Roma o il Parini a Milano.

Una storia molto divertente che potrete trovare in un bel volume scritto da uno studioso di vaglia, Salvatore Costanza: Cultura e informazione a Trapani fra Otto e Novecento. E anche una storia molto istruttiva che vede un palcoscenico con attori di primo piano. Come il già citato Gentile e la sua potente famiglia che agisce in quel di Castelvetrano. Come Francesco De Stefano, raffinato storico delle vicende siciliane dal Medioevo al Risorgimento. Per non parlare di Nunzio Nasi, deputato del ‘partito massonico’, vittima di complotti ma sempre amatissimo dalle genti del trapanese. E non è finita perché in queste pagine di Costanza assistiamo ai primi passi di un giovanissimo commissario a Castelvetrano di nome Cesare Mori, futura icona fascista della lotta alla mafia. Oppure il grande storico Nicolò Rodolico.

Ma non solo di uomini si parla. Ci sono le attività culturali, le biblioteche, i giornali, le tipografie e una lotta politica aspra e appassionante come solo in Sicilia sa essere. Insomma, un saggio tutto da leggere. Che sfata molti luoghi comuni e che ci restituisce l’immagine ‘bella’ di una Sicilia troppo spesso ingabbiata in schemi prefissati e perciò falsi.

da Quotidianonet

Zone Franche Urbane, Erice si, Trapani no

Leggo della individuazione da parte del ministero delle Attività produttive di un gruppo di 22 città, distribuite in undici regioni, nei cui territori saranno attivate le zone franche urbane ( Zfu ).

Le Zfu avranno diritto a incentivi e agevolazioni fiscali e previdenziali, per una cifra pari a 50 milioni l’anno, per nuove attività economiche, soprattutto piccole e micro imprese costituite entro il 2009.

Il provvedimento verrà sottoposto ora alla valutazione del Cipe e successivamente verrà notificato alla Commissione europea: si prevede che gli incentivi e le agevolazioni potranno essere concretamente erogati entro la prossima primavera.

Il Dipartimento politiche di sviluppo del ministero delle Attività produttive ha selezionato le città sulla base delle relazioni inviate dalle singole Regioni.

La Sicilia aveva proposto 12 Zone franche urbane in altrettante città, tra queste il ministero ha accolto le prime tre in graduatoria, Catania, Gela ed Erice.

Escluse le altre citta siciliane riuchiedenti: Termini Imerese, Messina, Barcellona Pozzo di Gotto, Acicatena, Castelvetrano, Trapani, Acireale, Giarre e Sciacca.

Ogni Regione ha definito la propria graduatoria di città-Zfu sulla base di alcuni parametri in aggiunta al cosidetto indice di disagio socioeconomico ( Ids ).

Tra i parametri presi in considerazione, la solidità strategica delle motivazioni espresse dall’amministrazione comunale per l’individuazione dell’area Zfu; il livello di co-finanziamento comunale; impegno, chiarezza e consistenza della struttura comunale preposta alla gestione della Zfu; il livello di dettaglio e credibilità nell’individuazione di investimenti complementari sostenuti con risorse aggiuntive.

Si può dire che gli amministratori di Erice sono stati più bravi di quelli di Trapani ?