Mafia: tra Vittorio Sgarbi e Matteo Angileri volano querele

Vittorio Sgarbi, sindaco di Salemi, sembra abbia deciso di querelare il capogruppo dell’Mpa al consiglio della Provincia Regionale di Trapani, Matteo Angileri.
Nel corso di una recente seduta consiliare l’Angileri a fronte delle prese di posizione di alcuni consiglieri provinciali in merito alle affermazioni sull’esistenza della mafia nel territorio trapanese del sindaco di Salemi, aveva bollato tali affermazioni come “cretinate“.

Sgarbi parte con una presa d’atto politica: “E’ inevitabile prendere atto del clima di sfiducia della maggioranza nei confronti del presidente della Provincia Mimmo Turano”.

Prosegue con logica stringente: “E’ evidente che se dall’inchiesta della Direzione distruttuale antimafia ad Alcamo, che ha indagato per associazione mafiosa il padre del presidente Turano, il consigliere Angileri evince che la mafia esiste, non come espressione del comportamento criminale del singolo mafioso ma come espressione dell’intreccio tra mafia, politica ed imprenditoria, e quale più forte intreccio di quello tra un padre ed un figlio, è altrettanto inevitabile che il presidente Turano si dimetta”.

Pertanto: “O Angileri conviene sulle mie posizioni e nega di essere parte di una maggioranza oggettivamente mafiosa che ha sostenuto Turano, o chiede per primo le sue dimissioni.”

Questo per ciò che riguarda la logica politica, perche essendo Sgarbi un garantista ad oltranza, conclude dicendo: “Per parte mia non credo che il padre di Turano sia un mafioso, così come non ho creduto che lo fosse l’attuale vicepresidente Enzo Culicchia”.

Per la serie “Take and take away !“.

Così le mani di Cosa nostra sul porto di Castellammare del Golfo

“Infine, riferiva ancora il collaboratore che durante quella riunione si era parlato anche dei lavori al porto di Castellammare del Golfo: “Melodia e Lo Piccolo parlarono anche di questioni attinenti i lavori del porto di Castellammare del Golfo. Ricordo che si parlava del cemento che veniva portato dalla ditta D’Arrigo”.
Dal febbraio 2007 sono in corso i lavori di potenziamento e messa in sicurezza del porto di Castellammare del Golfo, per un importo stanziato di ben 16 milioni di euro. La “ditta D’Arrigo”, è la stessa che si individua nella società Mirto Inerti srl, riconducibile a Domenico D’Arrigo, Stefano Parra e Giuseppe Lo Baido (ucciso in un conflitto a fuoco lo scorso 13 luglio 2007 a Partinico).
E cosa ancora più significativa, riferita sempre da Pulizzi, è che Melodia aveva richiesto a Lo Piccolo l’autorizzazione a riferire le decisioni convenute durante l’incontro di giugno 2007 all’altro pericolosissimo latitante, capo della provincia mafiosa trapanese, Matteo Messina Denaro, con il quale – evidentemente – Melodia aveva in quel momento diretti contatti: “Ricordo che dopo questa occasione Lo Piccolo mi disse che Melodia gli aveva riferito che di tale incontro il Melodia stesso “lo avrebbe fatto sapere”. Io capii che questo poteva significare mettersi in regola con il vertice mafioso trapanese e dunque fare sapere a Messina Denaro che aveva avuto questo incontro”.”

Si chiude così un lungo e documentato articolo di Romina Marceca sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaspare Pulizzi, le cui rivelazioni, (ma non solo), hanno reso possibile la recente maxi operazione congiunta di polizia e carabinieri ai danni della cosca mafiosa di Alcamo.

Come si ricorderà nella maxi operazione sono stati coinvolti il consigliere provinciale dell’UDC Pietro Pellerito e Vito Turano padre del Presidente della amministrazione provinciale di Trapani Mimmo Turano, nonchè segretario provinciale dell’Udc di Trapani .

Tutto l’articolo lo trovate su I love Sicilia

Castellammare del Golfo, convocazioni del Consiglio Comunale “gggiovane” e “light”

Il Presidente del consiglio comunale Giuseppe Cruciata, già vicesindaco all’epoca dello scioglimento del precedente consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, ha convocato il consiglio comunale per mercoledì 29 ottobre, alle ore 18, nei locali dell’ Aula Consiliare dopo quasi due mesi dall’ultima seduta di consiglio.

L’ordine del giorno prevede ancora una volta una variazione di bilancio: “Variazione al bilancio di previsione esercizio finanziario 2008 e pluriennale 2008/2010 – esercizio finanziario 2008. Approvazione statuto dell’autorita’ d’ambito” l’unico punto all’ordine del giorno.

La questione “Plesso Buccellato” direte voi ? Ed il Centro Duchessa ? E la recente operazione che ha portato al sequestro a Scopello, nel territorio di Castellammare del Golfo, di una mega struttura alberghiera, munita di bolli e timbri nonostante tutto, e a detta degli inquirenti, nella disponibilità della locale famiglia mafiosa ?

Il massimo (mai termine fu più inappropriato) consesso cittadino non intende (o non deve ?) occuparsi di queste quisqillie, se non con mozione dei due consiglieri di opposizione Sebastiano Cruciata e Salvatore Galante, del PD relativamente al “Plesso Buccellato”.

Infatti il consiglio comunale è stato convocato contemporaneamente in seduta ordinaria per il 5 Novembre, sempre alle ore 18,00.

Per questa convocazione ben diciotto i punti all’ordine del giorno e tra questi, il riconoscimento, da parte dell’ assessorato regionale Cooperazione, Commercio, Artigianato e Pesca, di Castellammare del Golfo quale Comune ad economia prevalentemente turistica e città d’arte (ancora ?).
Iil riconoscimento di tre debiti fuori bilancio, diverse interrogazioni ed interpellanze dei consiglieri d’opposizione Sebastiano Cruciata e Salvatore Galante(Pd), che hanno presentato anche una mozione sul plesso Buccellato. Un’interpellanza è stata presentata inoltre dal consigliere dell’Udc Vito Bonventre.

Provincia di Trapani: ieri e oggi

A Torino ieri al Caffè Letterario del Salone del Gusto.
 
Collaborazione fra il Comune di Salemi e Slow Food per la fase progettuale della gestione dei 65 ettari di terreno che sono stati confiscati al mafioso Salvatore Miceli . Il progetto vedrà coinvolti, oltre a Slow Food, le Università di Palermo e di Pollenzo e una cooperativa sociale ancora da individuare.

Carlo Petrini, presidente Slow Food, ha aderito con entusiasmo all’invito del sindaco Vittorio Sgarbi: “Slow Food darà il suo contributo e la presenza di Vittorio Sgarbi garantisce un forte impatto mediatico, ma il progetto funzionerà solo se saranno i cittadini a portarlo avanti, ricavandone un reddito reale. L’area agricola deve diventare produttiva: è attraverso la microeconomia locale che si realizza la vera democrazia partecipativa”.

Per Sgarbi, l’unica antimafia possibile è la normalità e la mancanza di paura: compito di Slow Food è dimostrare che anche a Salemi si può fare quello che, ad esempio, si è fatto nelle Langhe o nel Monferrato.

 
Ad Alcamo oggi

I carabinieri e la polizia di Stato hanno eseguito 11 ordinanze di custodia cautelare nell’ambito di un’indagine sulle cosche mafiose del trapanese, guidate da Ignazio Melodia. L’attività, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, riguarda complessivamente 21 persone, ritenute affiliate alla cosca mafiosa di Alcamo che avrebbero avuto collegamenti con la politica locale.

Tra i reati contestati agli indagati, oltre all’associazione mafiosa, anche numerose estorsioni commesse sul territorio di Alcamo tra il 2006 ed il 2008. Oltre agli 11 arrestati, gli investigatori hanno notificato anche 10 avvisi di garanzia.

Un provvedimento del gip è stato notificato al consigliere provinciale dell’Udc, Pietro Pellerito, al quale è stato imposto il divieto di dimora ad Alcamo.

Tra gli indagati nell’ambito dell’inchiesta c’è anche Vito Turano, padre dell’attuale presidente della Provincia di Trapani Mimmo Turano, segretario provinciale dell’Udc. Vito Turano, già sindaco democristiano di Alcamo è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.

Maria Giovanna Maglie un assessore con l’elmetto

Su “Il Giornale” di oggi la giornalista Maria Giovanna Maglie in un lunghissimo articolo dal titolo “Io, assessore gentildonna sul fronte Sud“, ricostruisce la sua nomina ad assessore nella Giunta della Provincia Regionale di Trapani presieduta da Mimmo Turano.

Interessanti e spesso condivisibili molti dei passaggi del lungo articolo: dalla constatazione della necessità di interventi a favore del paesaggio, alle notazioni sul campanilismo di centri quali Alcamo,Mazara e Marsala, ed ancora al rinnovo della polemica con Piera Maggio. Infine ampio spazio per la descizione dell’attività di Progetto Innocenti in favore della riapertura del caso relativo alla Strage di Alcamo Marina, e per finire dei brevi cenni sui progetti in itinere per il suo assessorato.

Io, assessore gentildonna sul fronte Sud

di Maria Giovanna Maglie

Assessore sì, mi sono detta, ma prima sempre giornalista e gentildonna. Che sia il Friuli o la Sicilia, io non cambio approccio e non intendo adattarmi a nessuna regola occulta che non sia di quelle che riconosco dentro di me, mentre me ne sto sotto qualche cielo stellato. L’offerta è arrivata alla fine di luglio, in mezzo c’era stata l’elezione di Vittorio Sgarbi a sindaco di Salemi, borgo piccolo ma interessante della provincia di Trapani. Lui si è portato un po’ di bella gente, sembrava un incrocio tra le reminiscenze dell’estate romana del Nicolini che fu, e un presente incerto del quale non si sa ancora quale profitto poter trarre d’autunno, ma pieno di speranza. Certo c’è finalmente attenzione per un posto di solito ignorato, essendo la provincia di Trapani l’ultima d’Italia, bellissima e negletta.

Ho ricevuto una telefonata del presidente eletto della Provincia, Mimmo Turano, mi offriva l’assessorato alla Cultura come indipendente, un tecnico, scelto dal suo partito, l’Udc. Ho accettato la sfida, non per noia, quella di andare a vedere come si amministra la cosa pubblica in Sicilia e se sono capace di fare qualcosa di buono anziché solo denunciare. La prima volta che sono andata a Selinunte, cittadina estiva attaccata al parco e ai templi, dall’alto della terrazza di un albergo non sono riuscita ad apprezzare né la bellezza e né la vista, che sono superbe, perché tutto mi sembrava ricoperto dalla bruttura delle case abusive, dei serbatoi dell’acqua, dei fili della luce e del telefono che penzolano liberi da una parte all’altra della strada, invece di essere, come per legge, interrati. Di chi è la colpa? Del Comune di Castelvetrano? Dell’Enel? Della Telecom? Si attende risposta.

La sensazione generale è di precarietà e bruttezza, un paesino che potrebbe assomigliare a quelli più rappresentati nelle nostre cartoline turistiche è invece sporcato e depresso senza speranza. Il parco archeologico non sta meglio: i templi non illuminati, il percorso stradale accidentato, nessuno cura le piante, nessun disabile vi ha accesso, un’ora prima del tramonto si chiude. Il progetto di trasformare un tale disastro non è difficile, ho capito presto che molti privati e sponsor parteciperebbero, ma ci sono resistenze potenti da vincere. Le sovraintendenze in Italia di solito amano che tutto resti com’è, anche in putrefazione.

A Marsala c’è un’atmosfera più vivace. Credo che questa provincia, ampia e poco popolata, meno di 600mila abitanti con 24 comuni, si possa considerare come una città di dimensioni medio grandi. Ma è una teoria difficile da far passare se intendi fare qualcosa per la cultura e organizzare grandi eventi, perché qui regna un campanilismo spietato, e quel che succede ad Alcamo non c’entra niente con quel che succede a Mazara del Vallo.

Figuriamoci a Marsala, che è più grande di Trapani, 100mila abitanti contro 70mila, e mal digerisce di non essere il capoluogo di provincia. A Marsala arrivarono gli inglesi due secoli fa e i loro cognomi suonano ancora, l’isola di Motia fu la dimora dei Whitaker, oggi è un museo e una fondazione. È tenuta bene. Sarebbe bello percorrere di nuovo il cammino delle carrozze verso l’isola con la bassa marea. Qui o si fa il turismo o si muore, vale per l’intera provincia. Il Marsala era il liquore dei circoli esclusivi londinesi e s’arrabbia che oggi ci sia posto solo per il Porto. Gli imprenditori di vino denunciano la crisi. Con Fabio Hopps, un discendente anglo siculo, parliamo, nel suo baglio, magnifica casa di campagna, di una settimana di promozione a Londra proprio nei circoli esclusivi che sembrano aver dimenticato la Sicilia occidentale. Produttori di vino, sono bravi imprenditori e affrontano la crisi con grinta, si chiamano Rallo, Fazio, De Bartoli, Foraci, Hopps.

A una che vuole fare l’assessore rimanendo giornalista, qualche guaio capita subito. Prima ci sono stati il viso dell’arme e le dichiarazioni ostili di una sparuta opposizione di sinistra, che predilige l’ostentazione della sicilianità contro l’arrivo della straniera, senza riuscire a spiegare bene cosa questo concetto voglia dire di positivo, poi le critiche a un articolo scritto per il Giornale. Due settimane fa ho preparato una Vie en rose sulla scomparsa di Denise Pipitone e sul comportamento sicuramente anomalo di sua madre, Piera Maggio, che, dal momento del rapimento, lancia in tv messaggi trasversali a qualche buon intenditore. So come si scrive un articolo senza tema di querela, soprattutto non saprei scrivere un articolo offensivo della dignità di una donna. Però qualche personaggio folkloristico dell’opposizione, di quelli che di solito di Piera Maggio parlano malissimo, ha deciso che io ho offeso i mazaresi e la povera signora, e ha chiesto, bum, le mie dimissioni. In questi casi il localismo segue di corsa: giornaletti locali si scaldano, qualche esponente di maggioranza si accoda per piaggeria. Nessuno ha il brandello d’onestà che serve per dire che ho scritto un millesimo di quel che tutti qui dicono.

Il presidente della Provincia, Mimmo Turano, e l’assessore Baldassarre Lauria, fanno gli avvocati di Progetto Innocenti un’organizzazione non governativa che si occupa di casi giudiziari controversi e di tutela dei diritti umani. Sono dei veri garantisti e sono decisi a ottenere la riapertura di un caso e la revisione di un processo. È la famosa strage di Alcamo Marina, 29 ottobre 1989, quando furono uccisi due carabinieri, Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta. Il presunto colpevole, Giuseppe Gulotta, è stato sottoposto a otto processi, con alterne assoluzioni e condanne. È un processo indiziario, ma ha fatto 22 anni di galera e si è fatto vecchio aspettando giustizia. È una brutta storia: lui e un altro arrestato, Giuseppe Vesco, sono stati sottoposti a torture. Vesco lo hanno bendato, costretto a ingerire acqua e sale con un imbuto mentre gli provocavano scariche elettriche sul corpo. È finito suicida, un suicidio dubbio. Gulotta era ammanettato a un termosifone e veniva picchiato con violenza. La Procura della Repubblica di Trapani poche settimane fa ha notificato un avviso di garanzia ai carabinieri ancora vivi di quell’epoca per lesioni, falsa testimonianza e simulazione processuale. La storia intera sta sul sito di Progettoinnocenti.it, insieme a un video di Rai Tre. Anche queste sono storie siciliane. Mi piacerebbe per la prossima primavera organizzare un festival della nostra storia recente sul modello del Festival della letteratura di Mantova, e mi piacerebbe che a Selinunte, un pochino ripulita e illuminata, ma anche a Segesta, che ha un teatro più piccolo ma bello quanto quello di Siracusa, si tenesse una stagione teatrale degna della bellezza dei posti. Sono un’illusa? Vedremo alla prossima puntata, ma sempre prima giornalista e poi assessore.

Il Giornale

Trapani per il vescovo, il razzismo è “negazione del credo cattolico”

Nel corso dell’omelia per la festa della Dedicazione della Cattedrale il Vescovo di Trapani Francesco Micchichè ha lanciato un duro monito alla Chiesa trapanese ricordando a tutti i doveri cristiani:

Come Chiesa presente nel territorio di questa nostra amata Diocesi vogliamo essere lievito, fermento di pensiero credente, di cultura vera, di vita vera.

Potevamo non farci carico dei disperati del Sud del mondo che approdano nella nostra terra e non dare una risposta concreta di accoglienza di fronte all’emergenza che si profilava nel nostro territorio?

Anche qualche sedicente cristiano si è scandalizzato che abbiamo messo a disposizione locali, energie, risorse in favore di questi nostri fratelli.
Farsi prossimo dei più poveri non significa solo commuoversi davanti al televisore e poi rifiutare gli stranieri, questi poveri scampati a tragedie immani, solo perché si fanno presenza scomoda nei nostri paesi, nelle nostre città.

Dobbiamo stare attenti a non cadere nella trappola di un ragionamento distorto, non evangelico, egoista e razzista che vuole che ci sia accoglienza per i clandestini che arrivano sulle nostre coste ma lontano dal proprio territorio, dalla propria vista come se il solo vederli già possa turbare il sonno, generare paura o attaccare la sicurezza sociale , dando per sontato che questi nostri fratelli siano sempre e comunque dei delinquenti da tenere alla larga.

C’è forse una paura più sottile nella mente di alcuni, quella di una svalutazione “economica” dei quartieri, dei paesi dove gli extracomunitari vengono accolti? E’ solo una domanda ma se questo dubbio avesse attraversato la mente di qualche cristiano dobbiamo dire con chiarezza che questo modo di pensare è una vergogna che non ci fa onore, è la negazione del nostro credo cattolico.