Italia e depurazione delle acque presentato ieri il ricorso della Commissione: Castellammare del Golfo tra le città inadempienti

“Italia inadempiente sulle fognature. Ecco le città nel mirino Ue
La Commissione europea porta l’Italia alla Corte di Giustizia per le numerose violazioni nel trattamentto degli scarichi

Roma, 23 gen. (TMNews) – Italia inadempiente sul trattamento delle acque reflue urbane: è l’accusa della Commissione europea, mossa oggi dall’esecutivo Ue davanti alla Corte di Giustizia europea nella causa C-85/13.

La Commissione, secondo quanto hanno spiegato i servizi della Corte Ue di Lussemburgo in una nota, con il suo ricorso lamenta che l’Italia non ha dato correttamente attuazione, in varie parti del suo territorio nazionale, alla direttiva 91/271/CEE del 1991 sul trattamento delle acque reflue urbane.

Bruxelles ha quindi chiesto alla Corte di dichiarare che l’Italia è inadempiente rispetto agli obblighi derivanti dalla direttiva. La Commissione fa valere che l’Italia ha omesso di: 1)- prendere le disposizioni necessarie per garantire che gli agglomerati aventi un numero di abitanti equivalenti superiore a 10 000 e scaricanti in acque recipienti considerate “aree sensibili” siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane. Si tratta dei comuni di Bareggio, Cassano d’Adda, Melegnano, Mortara, Olona Nord, Olona Sud, Robecco sul Naviglio, San Giuliano Milanese Est, San Giuliano Milanese Ovest, Seveso Sud, Trezzano sul Naviglio, Turbigo e Vigevano (Lombardia) 2) – prendere le disposizioni necessarie per garantire che negli agglomerati aventi un numero di abitanti equivalenti superiore a 10.000, le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte, prima dello scarico, ad un trattamento secondario o ad un trattamento equivalente. Si tratta dei comuni di Pescasseroli (Abruzzo), Aviano Capoluogo, Cormons, Gradisca d’Isonzo, Grado, Pordenone / Porcia / Roveredo / Cordenons, Sacile (Friuli Venezia Giulia), Bareggio, Broni, Calco, Cassano d’Adda, Casteggio, Melegnano, Mortara, Orzinuovi, Rozzano, San Giuliano Milanese Ovest, Seveso Sud, Somma Lombardo, Trezzano sul Naviglio, Turbigo, Valle San Martino, Vigevano, Vimercate (Lombardia), Pesaro, Urbino (Marche), Alta Val Susa (Piemonte), Nuoro (Sardegna), Castellammare del Golfo I, Cinisi, Terrasini (Sicilia), Courmayeur (Valle d’Aosta) e Thiene (Veneto).

Secondo la Commissione, l’Italia ha altresì omesso di: 3) – prendere le disposizioni necessarie per garantire che negli agglomerati aventi un numero di abitanti equivalenti superiore a 10 000 e scaricanti in acque recipienti considerate “aree sensibili”, le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte, prima dello scarico, ad un trattamento più spinto di un trattamento secondario o equivalente. Si tratta dei comuni di Pescasseroli (Abruzzo), Aviano Capoluogo, Cividale del Friuli, Codroipo / Sedegliano / Flaibano, Cormons, Gradisca d’Isonzo, Grado, Latisana Capoluogo, Pordenone / Porcia / Roveredo / Cordenons, Sacile, San Vito al Tagliamento, Udine (Friuli Venezia Giulia), Frosinone (Lazio), Francavilla Fontana, Monteiasi, Trinitapoli (Puglia), Dorgali, Nuoro, ZIR Villacidro (Sardegna) e Castellammare del Golfo I, Cinisi, Partinico, Terrasini e Trappeto (Sicilia).

4) – prendere le disposizioni necessarie affinché la progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti fissati agli articoli da 4 a 7 della direttiva 91/271/CEE siano condotte in modo da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e affinché la progettazione degli impianti tenga conto delle variazioni stagionali di carico. Si tratta dei comuni di Pescasseroli (Abruzzo), Aviano Capoluogo, Cividale del Friuli, Codroipo / Sedegliano / Flaibano, Cormons, Gradisca d’Isonzo, Grado, Latisana Capoluogo, Pordenone / Porcia / Roveredo / Cordenons, Sacile, San Vito al Tagliamento, Udine (Friuli Venezia Giulia), Frosinone (Lazio), Bareggio, Broni, Calco, Cassano d’Adda, Casteggio, Melegnano, Mortara, Orzinuovi, Rozzano, San Giuliano Milanese Ovest, Seveso Sud, Somma Lombardo, Trezzano sul Naviglio, Turbigo, Valle San Martino, Vigevano, Vimercate (Lombardia), Pesaro, Urbino (Marche), Alta Val Susa (Piemonte), Francavilla Fontana, Monteiasi, Trinitapoli (Puglia), Dorgali, Nuoro, ZIR Villacidro (Sardegna), Castellammare del Golfo I, Cinisi, Partinico, Terrasini, Trappeto (Sicilia), Courmayeur (Valle d’Aosta) e Thiene (Veneto).

Ape MAZ

da tmnews.it

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Il New York Times si chiede: un gay, cattolico e di sinistra può davvero battere la corruzione in Sicilia ?

La mia risposta è no ! Ragionevolmente nessuno potrà battere la corruzione in Sicilia.

E non basterà l’essere “diverso”, ma anche “Cattolico” e di “sinistra”.

Da quando c’è l’elezione diretta del Presidente della Regione in Sicilia i siciliani hanno eletto un tale Salvatore Cuffaro, finito dietro le sbarre per avere in qualche modo favorito la mafia, poi un tale Raffaele Lombardo, sotto processo per avere avuto a che fare anche lui in qualche modo con la mafia, e poi infine Rosario Crocetta, finito sotto processo da parte dei maggiorenti del Pd per avere osato combattere la mafia, il malaffare e la corruzione che tutti a parole dicono volere avversare ma che nei fatti per tacito accordo tra le parti mai e poi mai debbono essere combattuti realmente.

Crocetta’s predecessor is currently being prosecuted on charges of ties to organized crime. The one before him is serving time in jail. Another one, Piersanti Mattarella, was killed by the Mafia in 1980. “Either dead or in jail,” Crocetta told me. “I don’t know yet how my story will end.”

Crocetta’s claims that he would bring a revolution to Sicily now ring more hollow. But if the revolution dies, it may not be from a Mafia assassin’s knife in the back but from a thousand political cuts. When I spoke with him by phone in mid-September, however, Crocetta seemed upbeat. Isolation is something of a natural condition for him. He did not manage to cut many jobs (“This is not a time for social slaughter,” he told me), but he saved money in other ways. “When I came into office, Sicily was risking bankruptcy,” he said. “We have cut more than 2.5 billion euros in expenses without significant job losses, and we succeeded in freeing 850 million in European funds” — earmarked for aid to Sicily — “that were tied up in bureaucracy.” He went on, anticipating questions about the criticisms that are now regularly lodged against him: “We cannot make miracles. Even President Obama has to wait to see the effect of big revolutions like the health care reform.” He went silent for a while on the phone, then said: “I don’t know if my government will be the one to harvest the results of change, but I’m sure that I have disrupted things. It’s my presence, more than my accomplishments, that signifies change.”

Certo ci stanno persone come Salvatore Calleri, Presidente della Fondazione Caponnetto e altri isolati esponenti del PD che scrivono cose come questa:

Per la prima volta un esponente della vera antimafia non parolaia e per questo condannato a morte prova a governare una regione difficile da amministrare: Rosario Crocetta. La verità e che Crocetta ha toccato gli interessi di cosa nostra ben radicati nella burocrazia regionale. Crocetta ha colpito gli interessi politici e clientelari dietro gli enti di formazione. Ha tagliato gli sprechi senza fare macelleria sociale. Crocetta è scomodo a 360 gradi in quanto è un personaggio reale e non virtuale. È un personaggio vero che prova a cambiare la Sicilia. Rosario Crocetta è il primo esponente del centrosinistra a vincere le elezioni regionali in Sicilia. Prima di lui nessuno ce l’aveva mai fatta. È un governatore che sicuramente avrà i suoi difetti ma di cui non ci si vergogna. Ebbene a meno di un anno dalla sua elezione invece che rilanciare la sua azione di governo i siciliani del pd escono dalla maggioranza. Un gesto che al centro nord nessuno tra i militanti del pd comprende e che viene inquadrato nella c.d. sindrome del Tafazzi. Crocetta fa parte dal 2004 dell’ufficio di presidenza della Fondazione Caponnetto. Ognuno di noi ha le proprie idee politiche spesso diverse ma quando viene toccato uno di noi che combatte l’illegalità mafiosa e non, in nome del nostro maestro di vita Nonno Nino, lo difendiamo a spada tratta. Oggi è in corso un tentativo di isolamento e di delegittimazione nei confronti di Crocetta. La delegittimazione spesso è l’anticamera della eliminazione fisica. È sempre avvenuto così. Ebbene noi non lo permetteremo, a prescindere. Invitiamo quindi tutti a sostenerlo indipendentemente dalle proprie idee al grido di: giù le mani da Crocetta.“.

Ma ci stanno anche e sopratutto gli altri, il corpo grosso del Pd, quello che tace e consente, quello che alla fine conta davvero.

E’ la Sicilia, è l’Italia, bellezza e tu puoi fare davvero poco !

qui il lunghissimo articolo di Marco De Martino sul New York Times

Tante Italie

Ma si diciamolo, oggi il riconfermato Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano conferirà l’incarico per la formazione di un nuovo governo per il Paese e una certa Italia (oggi maggioritaria) sarà contenta!

Perchè che lo si voglia o meno, che lo si accetti o meno, c’è una Italia ansiosa che vuole essere certa che in cabina, alla guida del treno su cui viaggia ci sia qualcuno, un macchinista preferibilmente esperto. A questa Italia importa poco chi esso sia (ce ne son tanti macchinisti disponibili su piazza), se esso sia di destra di centro di sinistra o tutte e tre le cose insieme. E’ un’Italia che ha necessità di conferme, di rassicurazioni, di certezze. E’ un’Italia di cui un’informazione ansiogena sia che tratti di cronaca, di economia, di politica o anche semplicemente del tempo, contribuisce ad alimentare gli stati di ansia e di insicurezza.

C’è poi l’Italia della “differenziata”, quella pignola ed anch’essa insicura del “qui va l’umido, qui la carta e lì la plastica“, quella che, alla ricerca di certezze e di segni per mantenere l’orientamento, pretende rispetto dei ruoli, e coerenze tra enunciati ed azioni. Per questa Italia “questo è destra e sta qui, questo è sinistra e deve stare lì” oppure in modo ancor più più manicheo “questo è il male, quest’altro è il bene e vanno tenuti distinti“, onde evitare contaminazioni e dimenticando che anche “il male” è parte della realtà, è ineliminabile dall’oggi al domani ed ha la medesima legittimazione popolare del “bene“. Ma se gli si mettono in discussione tali certezze, allora anche questa Italia va in tilt perchè teme di smarrirsi e di rischiare di non trovare più la retta via. E’ un’Italia che ha paura di se stessa di quell’altro da se che teme riaffiori da un momento all’altro.
C’è l’Italia poi del “sono tutti uguali“, quella che si autoassegna un ruolo “altro ed oltre“, l’Italia che finge di stare fuori e da li di potere osservare senza sporcarsi le mani in attesa della bancarotta, del giudizio universale e della palingenesi. E’ l’Italia del “tanto peggio, tanto meglio“, del “sono tutti morti“. E’ l’Italia “disperante” ma non necessariamente “disperata”.
E poi ci sono io.

Note ed immagini per la creazione di un museo dell’emigrazione castellammarese

Mostra fotografica “Qui stiamo tutti bene, così spero di te..

Sarà inaugurata mercoledì 12 settembre alle ore 18,30 nel Salone della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Corso Garibaldi n°67 a Castelllammare del Golfo, la mostra fotografica “Qui stiamo tutti bene, così spero di te…”, note ed immagini per la creazione di un museo dell’emigrazione castellammarese.
Le immagini che saranno proposte sono state selezionate dall’architetto Camillo Galante, curatore della mostra, del catalogo e delle note.
La mostra, così come le note, sono solo “frammenti” della storia dell’emigrazione castellammarese”, frammenti di una storia che è ancora tutta da indagare, scrivere e descrivere.
Attività queste che la mostra intende stimolare nell’ ottica della valorizzazione dell’emigrazione castellammarese e del riconoscimento della necessità ed importanza della conservazione della memoria e del ricordo di tale pagina, non secondaria, della storia locale.
Pur trattandosi di una mostra legata al tema dell’emigrazione, la mostra non presenta immagini della “partenza dei bastimenti”, degli abbracci, degli addii e delle lacrime, ne del “viaggio”, e dei suoi accessori, valigie di cartone, passaporti, biglietti, locandine delle compagnie di navigazione, tutti ingredienti d’obbligo di ogni mostra sull’emigrazione che si rispetti, quanto piuttosto immagini di coloro che son partiti e di coloro che sono rimasti.
Si tratta in prevalenza di fotografie, della prima metà del 900′. Immagini di uomini, donne e bambini, singoli o gruppi, che hanno costituito il cosidetto “collante affettivo” per coloro i quali erano costretti a separarsi per cercare fortuna migrando verso lidi lontani. Di tali immagini l’unica divisone che può tracciarsi è tra quelle che ritraggono chi è rimasto e quelle che ritraggono chi è partito.
Si tratta dice il curatore di: “Rappresentazioni di se, nel reciproco tentativo di raccontarsi l’uno all’altro con la fotografia, di dare concreta testimonianza e senso a quel ‘qui stiamo tutti bene’ che era parte immancabile della comunicazione scritta, frammenti non sempre fedeli di realtà assai più complesse e contraddittorie“.
Sono foto di studio spesso, pose con il vestito buono delle grandi occasioni.
Quelle grandi occasioni che scandivano ed ancora scandiscono la vita di qua e di la dall’Atlantico.
Ci sono i bambini che crescono, la cresima, la figlia che si è diplomata, quel bravo ragazzo così piccolo un tempo ed ora cresciuto così bene, il matrimonio in grande stile con le “girls” , i “boys”‘ ed i paggetti.
Foto mandate ai parenti, foto mandate agli amici.
Foto “minori”, di autori spesso ignoti, ma che in qualche caso riecheggiano pose ed ambienti dei grandi maestri della fotografia e/o richiamano alla nostra mente ambientazioni cinematografiche.
La mostra rimarrà aperta al pubblico nei locali della Società Operaia di Mutuo Soccorso dal 12 al 18 settembre.
Della mostra, realizzata dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso e che ha il Patrocinio del Comune di Castellammare del Golfo, è stato realizzato un catalogo che oltre a raccogliere le foto fornisce un altro “frammento”, una sintetica documentazione della stagione della costituzione delle Società di Mutuo Soccorso (ben quattro) castellammaresi in America nel corso del primo novecento.

Massimo Ponzellini, ex presidente della Banca Popolare di Milano e attuale numero uno di Impregilo, è stato arrestato. Per la serie “il più sano c’ha la rogna”.

“Massimo Ponzellini, ex presidente della Banca Popolare di Milano e attuale numero uno di Impregilo, è stato messo agli arresti domicialiari dalla Procura di Milano per i finanziamenti concessi alle società riconducibili a Francesco Corallo sul quale pende una misura cautelare, ma che non può essere eseguita perché latitante.”

da La Repubbliva.it

Italiani, come va il PIL ?

Andamento del PIL italiano

Andamento del PIL italiano

Vi basti al momento sapere che questo è il grafico dell’andamento del PIL italiano dal 1980 al 2010.
Tanti governi si sono succeduti in questi trenta anni. Governi di pentapartito, di emergenza, di destra di centro, di sinistra, e guidati da politici, tecnici e salvatori della patria.

Eppure il grafico certifica senza possibilità di dubbio il continuo, certo ed inesorabile declino di questo paese.

Eppure in questi trenta anni sono state individuati di volta in volta tanti “nemici della crescita”, dalla scala mobile, all’alto costo del lavoro, alla mancanza di flessibilità .

Eppure nonostante i blocchi, della scala mobile e delle dinamiche salariali, e la precarizzazione e la continua erosione dei diritti acquisiti dai lavoratori nei decenni precedenti il risultato tuttavia è questo, ed è da ritenere che la discesa non sia finita !

I nuovi “medici” ora dicono che sono necessari licenziamenti ed ulteriore precarizzazione.

C’è ancora qualcuno che è disposto a crederci ?

Tutto fa pensare di si !

Tuttavia per coloro che vogliono saperne di più consiglio la lettura di questo articolo che mi auguro aiuterà a comprendere perchè in realtà non siamo dentro una crisi più o meno congiunturale, ma dentro i cambiamenti sistemici propri di una fase storica.

E per quelli che masticano l’inglese quest’altro pezzo.

Come la pensa Mario Monti sull’euro e sulla crisi

L’EURO, LA CRISI E IL NOSTRO PAESE

Lettera al premier

Signor presidente del Consiglio,mi permetto di richiamare la Sua attenzione su alcuni aspetti delle Sue dichiarazioni di venerdì sull’euro.

Lei ha affermato: «L’euro non ha convinto nessuno. È una moneta strana, attaccabile dalla speculazione internazionale, perché non è di un solo Paese ma di tanti che però non hanno un governo unitario né una banca di riferimento e delle garanzie. L’euro è un fenomeno mai visto, ecco perché c’è un attacco della speculazione ed inoltre risulta anche problematico collocare i titoli del debito pubblico».

Di fronte alle vivaci reazioni suscitate, Lei ha in seguito precisato: «L’euro è la nostra moneta, la nostra bandiera. È proprio per difendere l’euro dall’attacco speculativo che l’Italia sta facendo pesanti sacrifici. Il problema è che l’euro è l’unica moneta al mondo senza un governo comune, senza uno Stato, senza una banca di ultima istanza. Per queste ragioni è una moneta che può essere oggetto di attacchi speculativi».

Sono dichiarazioni che meritano un’analisi a freddo, al di fuori di ogni visione di parte. A mio parere, esse contengono alcune affermazioni fondate e altre infondate. Nell’insieme, fanno sorgere, accanto ad una remota speranza, serie preoccupazioni. Mi auguro che, con le parole e ancor più con i fatti, Lei riesca a rafforzare quella speranza e a sgombrare il campo dalle preoccupazioni, così vive in Italia e in Europa. Non solo – La prego di credermi – presso i suoi «nemici».

È certamente vero che l’euro è «una moneta strana», «un fenomeno mai visto». È anche fondata, e condivisa dagli osservatori più seri, la Sua diagnosi: il principale problema dell’euro consiste nell’essere una moneta «senza un governo, senza uno Stato, senza una banca di ultima istanza». C’è sì la Banca Centrale Europea ma, come credo Lei voglia dire giustamente, essa non dà garanzia di intervento illimitato in caso di difficoltà.

Qui mi permetto di suggerirLe una considerazione. Se la condivide, potrebbe forse riprenderla in uno dei Suoi interventi. L’euro può soffrire della mancanza di un vero Stato alle sue spalle. Ma avere un vero Stato alle proprie spalle non porta necessariamente una moneta ad essere solida. La lira non era una moneta «strana». Ma era, il più delle volte, una moneta debole, proprio perché rifletteva le caratteristiche dello Stato italiano, dei governi e della Banca d’Italia (sempre autorevole ma, per lunghi periodi, arrendevole) che l’avevano generata. A parte un certo rialzo dei prezzi al momento della sua introduzione, la strana moneta euro, rispetto alla nostrana lira, ci ha portato negli ultimi 12 anni un’inflazione ben più bassa.

Se la Sua diagnosi coglie bene una gracilità di fondo dell’adolescente euro, mi sembra però che Lei la applichi a malanni che, in questo momento, il nostro adolescente non ha. Lei rappresenta un euro in crisi, a seguito di attacchi speculativi e aggiunge: «È proprio per difendere l’euro dall’attacco speculativo che l’Italia sta facendo pesanti sacrifici». Questo no, signor presidente.

L’euro non è in crisi. In questi 12 anni, e ancora attualmente, l’euro non manifesta nessuno dei due sintomi di debolezza di una moneta. È stabile in termini di beni e servizi (bassa inflazione) ed è stabile (qualcuno direbbe, anzi, troppo forte) in termini di cambio con il dollaro. Gli attacchi speculativi ci sono, spesso violenti. Ma non sono attacchi contro l’euro. E non è vero che «risulta problematico collocare i titoli del debito pubblico». Gli attacchi si dirigono contro i titoli di Stato di quei Paesi appartenenti alla zona euro che sono gravati da alto debito pubblico e che hanno seri problemi per quanto riguarda il controllo del disavanzo pubblico o l’incapacità di crescere (e di rendere così sostenibile la loro finanza pubblica) perché non hanno fatto le necessarie riforme strutturali.

È questo il caso dell’Italia, dopo che in prima linea si erano trovati la Grecia e altri Paesi. Per questo, da qualche tempo, è diventato problematico collocare i titoli del debito pubblico italiano. E di una cosa, signor presidente, può essere certo: se l’Italia non fosse nella zona euro, emettere titoli italiani in lire sarebbe un’impresa ancora più ardua. Che l’Italia stia facendo pesanti sacrifici, è vero. Essi sono più pesanti di come sarebbero stati se si fosse ammesso per tempo il problema di una crescita inadeguata. Ma non posso credere che Lei pensi davvero che l’Italia faccia questi sacrifici non per rimettersi in carreggiata e ridare un minimo di speranza ai nostri giovani, ma «per difendere l’euro dall’attacco speculativo». Mentre è vero se mai che la Bce, con risorse comuni, interviene a sostegno dei titoli italiani.

In Europa e nei mercati, affermazioni di questo tipo accrescono i dubbi sulla convinzione e la determinazione del governo italiano. Già due giorni dopo le decisioni di Bruxelles, i titoli italiani hanno fatto fatica a trovare collocamento. Ad ogni rialzo dei tassi, dovuto a scarsa fiducia nell’Italia, Lei finisce per imporre sacrifici ancora maggiori agli italiani. Anche le parole non sorvegliate hanno un costo. Ma ho una preoccupazione ancora maggiore.

Dopo le Sue dichiarazioni sull’euro, Fedele Confalonieri, Suo storico collaboratore, personalità rispettata nel mondo economico, se ne rallegra. Affermando che «l’euro è una moneta strana, che non ha convinto nessuno, Berlusconi ha detto una cosa che pensano tutti; solo che lui lo dice, perché non è ipocrita. E non c’è dubbio che il premier con questa battuta abbia toccato le corde di chi, dai tempi del cambio della lira, ha sempre storto il naso». Questo, secondo vari osservatori, fa ritenere che nella prossima stagione pre-elettorale, ormai non lontana, il tema in questione potrebbe diventare un Suo cavallo di battaglia.

Se questa fosse la prospettiva, e non voglio crederlo, ci avvieremmo ad una fase nella quale i severi provvedimenti che Lei si è impegnato a introdurre non potrebbero essere presentati in modo convincente ai cittadini, né potrebbero essere accettati con maturità, perché sarebbero accompagnati da scetticismo, se non recriminazioni, verso l’Europa. L’Italia non farebbe i passi avanti che le sono indispensabili e potrebbe rivelarsi il ventre molle dell’eurozona, con gravi fratture per l’Europa. Parlavo, però, di una remota speranza. La Sua diagnosi — la moneta è incompiuta e «strana» senza un governo dell’economia e passi verso l’unione politica — è in linea con la migliore tradizione dell’europeismo italiano. Come Lei, forse con qualche turbamento, ha visto a Bruxelles alcuni giorni fa, il governo economico si sta creando.

Ma sarebbe più ordinato, più equilibrato e più orientato alla crescita economica se potesse formarsi con un’Italia che con gli altri, Germania e Francia in primo luogo, concorresse attivamente a plasmarlo. Anziché, come sta avvenendo, con un’Italia costretta ad accettare passivamente forme di governo dell’economia che vengono improvvisate soprattutto allo scopo di «disciplinare» il nostro Paese. Confido, signor presidente, che prevalga in Lei l’ambizione di riportare l’Italia nel ruolo che le appartiene in Europa, accelerando in silenzio il risanamento, rispetto a quella di un successo elettorale a tutti i costi per la Sua parte politica, ma in un Paese sempre più populista, distaccato dall’Europa e magari visto come responsabile di un fallimento dell’integrazione europea.

Mario Monti

da Corriere.it

Nb. – Il neretto è di Diarioelettorale