Tra Castellammare del Golfo e le Egadi, l’abisso !

Google Maps mi dice che in linea d’aria solo 47 chilometri separano la ex Tonnara di Favignana dalla ex Tonnara di Scopello.
Entrambe già di proprietà dei Florio ed entrambe universalmente note e tra le meglio conservate in Sicilia, a dispetto di tante cose che le accomunano e di una così minima distanza fisica, non può non rilevarsi che la distanza culturale che sta tra le rispettive comunità locali, le loro associazioni rappresentative, e le loro istituzioni politiche, risulta di fatto enorme.

Se per la Tonnara di Scopello, vengono immaginate e messe in atto le cose che vi ho descritto qui per la Tonnara di Favignana invece gli amministratori locali stipulano ed approvano convenzioni che puntano alla valorizzazione del bene culturale con riguardo al rispetto e conservazione del bene stesso.

Un abisso !

Approvata la convenzione Soprintendenza e Comune per la fruizione dell’Ex Stabilimento Florio

Il sindaco delle Egadi, Giuseppe Pagoto, esprime soddisfazione per l’approvazione in Consiglio Comunale all’unanimità della convenzione fra la Soprintendenza BB.CC.AA. di Trapani e la stessa Amministrazione Comunale, finalizzata all’ampliamento della fruizione dell’ex Stabilimento Florio di Favignana. La nuova convenzione, che definisce anche strategie e obiettivi comuni di valorizzazione e sviluppo culturale del bene, e avrà una durata di quattro anni, prevede la gestione di alcuni servizi da parte del Comune, tra i quali la bigliettazione, la pulizia, la vigilanza e la manutenzione ordinaria, ed è volta al potenziamento di tutte le attività culturali e museali della struttura.

L’ingresso all’ex Stabilimento Florio è consentito pagando un biglietto di entrata di 6 o 3 euro (restano le esenzioni per i minori di 18 anni, i bambini e per i portatori di handicap, e resta per tutti indistintamente l’ingresso gratuito la prima domenica di ogni mese). Il 90 per cento delle entrate frutto della bigliettazione andrà al Comune. L’Ex Stabilimento è uno dei musei siciliani più commentati su TripAdvisor e plurirecensito. Il personale che vi presta servizio è costituito quasi totalmente da giovani favignanesi che in questi anni hanno maturato una notevole esperienza nell’accoglienza e nelle visite guidate all’interno della struttura, effettuate in diverse lingue europee. La stipula della convenzione si è realizzata secondo le previsioni del codice culturale (articolo 112) per la gestione integrata di servizi di fruizione e valorizzazione, ed è stata rinnovata in parte anche nei contenuti: c’è la possibilità, ad esempio, che l’ex Stabilimento diventi una sede per matrimoni civili grazie all’impegno e all’attenzione da parte della Soprintendenza ai Beni Culturali di Trapani guidata dalla Dottoressa Paola Misuraca.

Comunicato stampa del Comune di Favignana del 27 maggio 2015″

E l’abisso rimane !

Per la cronaca questo è lo stato dell’arte del dibattito (registrabile oggi) a Castellammare del Golfo:

““Assicurare la fruizione pubblica della tonnara e garantire la tutela del monumento. Nessun contrasto”

Lo affermano il sindaco ed il presidente del consiglio comunale sull’accesso alla tonnara di Scopello

«Non esiste alcun contrasto sulle modalità di fruizione della tonnara di Scopello. Le nostre posizioni sono convergenti. Nessuna contrapposizione». Lo sottolineano il sindaco Nicolò Coppola ed il presidente del consiglio comunale Domenico Bucca, in riferimento alla vicenda dell’accesso alla tonnara di Scopello. «Nella riunione del 30 aprile svoltasi in Soprintendenza, in assoluto accordo, abbiamo ribadito la necessità di assicurare la fruizione pubblica della tonnara e dello specchio acqueo antistante- fanno presente il sindaco Nicolò Coppola ed il presidente del consiglio comunale Domenico Bucca-. Nella stessa riunione, inoltre, è emersa l’assoluta necessità di garantire al tempo stesso la tutela del monumento “tonnara”. Significa fruire della tonnara e contemporaneamente garantire la cura e conservazione di quello che è un nostro bene storico sicuramente da difendere e proteggere».

A tal proposito il sindaco Nicolò Coppola fa presente che «a breve l’amministrazione comunale, nel caso in cui i proprietari dovessero concedere la disponibilità, formulerà le richieste per un accordo definitivo per la fruizione della tonnara».

Sulla questione dell’accesso al mare e della fruizione della tonnara di Scopello, il presidente del consiglio comunale Domenico Bucca precisa che «le dichiarazioni riportate nell’articolo pubblicato il 4 maggio sul Giornale di Sicilia, sono state raccolte il 26 aprile e facevano espressamente riferimento alla polemica con Legambiente Sicilia, non certamente con l’amministrazione comunale. Non c’è dubbio, però, che la delicatezza del sito impongono una attenta valutazione da parte di tutti».

Portavoce del Sindaco: Annalisa Ferrante

Annunci

Porto di Castellammare del Golfo: rimandato a settembre !

L’opaca e nebulosa informazione fornita dalla amministrazione di Castellammare del Golfo, circa i lavori di realizzazione del porto e sul perchè alla data odierna i lavori continuino ad essere fermi, ha partorito oggi l’ennesimo rassicurante, fiducioso ed ottimistico comunicato stampa con il quale si annuncia per la ennesima volta l’immancabile ripresa dei lavori.
Naturalmente non oggi ma domani, dove domani a questo giro è settembre.
Anche un precedente comunicato, del luglio 2014, parlava di ripresa dei lavori dopo l’estate ed anche il 29 novembre 2013 ci era stato detto che: “Finalmente i lavori del porto ripartono, con la gioia del Sindaco , di tutta l’ amministrazione comunale, di tutta la Città di Castellammare, delle imprese e dei lavoratori interessati”  .
Naturalmente non fu così, ne sappiamo alcunchè delle reali ragioni per cui un altro anno è trascorso invano dall’ultimo annuncio.

Porto: incontro in assessorato per il secondo stralcio di lavori

Il sindaco: “Incontro soddisfacente. A settembre dovrebbero iniziare i lavori del secondo stralcio. Per la messa in sicurezza possibile una ripresa a breve”.

«Un incontro con i vertici dell’assessorato regionale alle Infrastrutture per definire i dettagli contrattuali del progetto definitivo di cantiere e stabilire il crono programma dei lavori. Sono soddisfatto della riunione operativa perché la previsione è che entro settembre dovrebbero iniziare i lavori. Sono fiducioso». Lo afferma il sindaco Nicolò Coppola sui lavori del secondo stralcio di messa in sicurezza del porto di Castellammare, dopo un incontro tenutosi alla Regione.

«Ero presente, con l’onorevole Mimmo Turano, all’incontro in assessorato con il dirigente regionale dei Lavori Pubblici Fulvio Bellomo, l’architetto Carmen Lo Cascio -spiega il sindaco Nicolò Coppola-, il direttore dei lavori, ingegnere Pirrello, il rup Giovanni Indelicato. Nel corso dell’incontro sono state superate alcune difficoltà legate al contratto ed al progetto esecutivo con alcune opere da realizzare che devono essere sottoposte alla Soprintendenza ma che non pregiudicano l’inizio dei lavori. L’incontro è stato davvero soddisfacente e la previsione è che entro settembre inizino i lavori per il secondo stralcio. Per quanto riguarda la ripresa del primo stralcio di lavori- spiega ancora il sindaco Nicolò Coppola- in assessorato i rappresentanti della ditta hanno definito alcuni dettagli riguardanti contratto e perizia di variante che fanno ben sperare per una possibile veloce ripresa ed il completamento dei lavori».

I lavori del secondo stralcio, finanziati con circa quindici milioni di euro, saranno effettuati dalle ditte Sics e Cfc Costruzioni.

Il primo stralcio di lavori che riguarda la messa in sicurezza del porto è stato finanziato per un importo di oltre ventiquattromilioni di euro. Nel 2010 i lavori sono stati fermati per il sequestro del cantiere per l’ipotesi di reato di utilizzo di cemento impoverito. A luglio del 2010 il cantiere fu dissequestrato parzialmente e nel 2013 la Procura della Repubblica ha disposto il dissequestro e la restituzione delle aree, ma i lavori non sono mai ripresi. Per il primo stralcio di lavori si è resa necessaria una perizia di variante poiché dopo oltre cinque anni dal fermo parte di quanto già realizzato è risultato danneggiato. Per il completamento del primo stralcio rimangono circa 7 milioni di euro di opere da realizzare dalla ditta aggiudicataria dell’appalto, il consorzio veneto Coveco.

Portavoce del Sindaco: Annalisa Ferrante”

Per ulteriori informazioni sul porto di Castellammare del Golfo e sulle vicende relative alla sua costruzione, cliccate
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qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, ed anche qui

Si possono ignorare le leggi nel formulare una delibera ? A Castellammare del Golfo si può !

La questione è sempre quella della Tonnara di Scopello per la quale si invoca da parte di alcuni un procedimento espropriativo a partire dalle ragioni esposte in questa delibera.
Una delibera che (volutamente ?) non fa cenno al fatto che la Tonnara di Scopello è un complesso monumentale soggetto a più vincoli di tutela ed in quanto tale soggetta alle procedure previste dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.
L’essere un bene vincolato nella sua interezza in ragione proprio del riconoscimento ai sensi di legge dell’essere un bene culturale, fa si che quanto previsto, dalla superiore delibera nella migliore delle ipotesi entri in rotta di collisione con i fini e le ragioni della tutela stessa e che tutto il procedimento messo in atto non sia compatibile con le ragioni della tutela, sempre nella migliore delle ipotesi, perchè non è da escludere a priori che vi possa anche essere chi nella procedura messa in essere ravvisi un abuso, non solo formale.

Ma cosè un bene culturale ?
A dircelo è l’articolo 10 del Codice che sotto si riporta integralmente.

E’ possibile espropriare un bene culturale ?
Certo che è possibile, ma diciamo in sintesi estrema “per il suo bene”, non certo per “affettarlo” come il salame. Ce lo dice il primo comma dell’articolo 95.

E quale procedura si deve seguire per verificare che sia “per il suo bene” ?
Farsi preventivamente autorizzare da chi esercita la tutela.

Ed è stata avviata la relativa procedura autorizzativa ?
Ma nemmeno per sogno, anzi, sembra sia stato accuratamente evitato pure di scriverlo nella delibera, se non in un modo talmente ambiguo che può comprendere il tutto e il niente.

Tonnara di Scopello

A seguire una selezione minima di articoli del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio che hanno a che fare con la questione.

Articolo 10

Beni culturali
1. Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti,che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.
2. Sono inoltre beni culturali:
a) le raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e altri luoghi espositivi dello Stato,
delle regioni,degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed
istituto pubblico;
b) gli archivi e i singoli documenti dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico;
c) le raccolte librarie delle biblioteche dello Stato, delle regioni, degli altri enti
pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente e istituto pubblico, ad eccezione
delle raccolte che assolvono alle funzioni delle biblioteche indicate all’articolo
47, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616,
e di quelle ad esse assimilabili.
3. Sono altresì beni culturali, quando sia intervenuta la dichiarazione prevista dall’articolo 13:
a) le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante, appartenenti a soggetti diversi da quelli indicati al comma 1;
b) gli archivi e i singoli documenti, appartenenti a privati, che rivestono interesse
storico particolarmente importante;
c) le raccolte librarie, appartenenti a privati, di eccezionale interesse culturale;
d) le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse
particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica,
militare, della letteratura, dell’arte, della scienza, della tecnica, dell’industria e
della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell’identità e della storia
delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose;
e) le collezioni o serie di oggetti, a chiunque appartenenti, che non siano
ricomprese fra quelle indicate al comma 2 e che, per tradizione, fama e
particolari caratteristiche ambientali, ovvero per rilevanza artistica, storica,
archeologica, numismatica o etnoantropologica rivestano come complesso un
eccezionale interesse ( … ).
4. Sono comprese tra le cose indicate al comma 1 e al comma 3, lettera a):
a) le cose che interessano la paleontologia, la preistoria e le primitive civiltà;
b) le cose di interesse numismatico che, in rapporto all’epoca, alle tecniche e ai
materiali di produzione, nonché al contesto di riferimento, abbiano carattere di
rarità o di pregio (…);
c) i manoscritti, gli autografi, i carteggi, gli incunaboli, nonché i libri, le stampe e le incisioni, con relative matrici, aventi carattere di rarità e di pregio;
d) le carte geografiche e gli spartiti musicali aventi carattere di rarità e di pregio;
e) le fotografie, con relativi negativi e matrici, le pellicole cinematografiche ed i
supporti audiovisivi in genere, aventi carattere di rarità e di pregio;
f) le ville, i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico o storico;
g) le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse artistico o storico;
h) i siti minerari di interesse storico od etnoantropologico;
i) le navi e i galleggianti aventi interesse artistico, storico od etnoantropologico;
j) le architetture rurali aventi interesse storico od etnoantropologico quali
testimonianze dell’economia rurale tradizionale.
5. Salvo quanto disposto dagli articoli 64 e 178, non sono soggette alla disciplina del presente Titolo le cose indicate al comma 1 e al comma 3, lettere a) ed e), che siano opera di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquanta anni.

Articolo 95

Espropriazione di beni culturali
1. I beni culturali immobili e mobili possono essere espropriati dal Ministero per causa di pubblica utilità, quando l’espropriazione risponda ad un importante interesse a migliorare le condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica dei beni medesimi.
2. Il Ministero può autorizzare, a richiesta, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali nonché ogni altro ente ed istituto pubblico ad effettuare l’espropriazione di cui al comma 1. In tal caso dichiara la pubblica utilità ai fini dell’esproprio e rimette gli atti all’ente interessato per la prosecuzione del procedimento.
Articolo 101

Istituti e luoghi della cultura
1. Ai fini del presente codice sono istituti e luoghi della cultura i musei, le biblioteche e gli archivi,le aree e i parchi archeologici, i complessi monumentali.
2. Si intende per:
a) «museo», una struttura permanente che acquisisce, cataloga, conserva, ordina ed espone beni culturali per finalità di educazione e di studio;
b) «biblioteca», una struttura permanente che raccoglie, cataloga e conserva un insieme organizzato di libri, materiali e informazioni, comunque editi o pubblicati su qualunque supporto, e ne assicura la consultazione al fine di promuovere la lettura e lo studio;
c) «archivio», una struttura permanente che raccoglie, inventaria e conserva documenti originali di interesse storico e ne assicura la consultazione per finalità di studio e di ricerca.
d) «area archeologica», un sito caratterizzato dalla presenza di resti di natura fossile o di manufatti o strutture preistorici o di età antica;
e) «parco archeologico», un ambito territoriale caratterizzato da importanti evidenze archeologiche e dalla compresenza di valori storici, paesaggistici o ambientali, attrezzato come museo all’aperto;
f) «complesso monumentale», un insieme formato da una pluralità di fabbricati edificati anche in epoche diverse, che con il tempo hanno acquisito, come insieme, una autonoma rilevanza artistica, storica o etnoantropologica.
3. Gli istituti ed i luoghi di cui al comma 1 che appartengono a soggetti pubblici sono destinati alla pubblica fruizione ed espletano un servizio pubblico.
4. Le strutture espositive e di consultazione nonché i luoghi di cui al comma 1 che appartengono a soggetti privati e sono aperti al pubblico espletano un servizio privato di utilità sociale.

Articolo 104

Fruizione di beni culturali di proprietà privata
1. Possono essere assoggettati a visita da parte del pubblico per scopi culturali:
a) i beni culturali immobili indicati all’articolo 10, comma 3, lettere a) e d), che rivestono interesse eccezionale;
b) le collezioni dichiarate ai sensi dell’articolo 13.
2. L’interesse eccezionale degli immobili indicati al comma 1, lettera a), è dichiarato con atto del Ministero, sentito il proprietario.
3. Le modalità di visita sono concordate tra il proprietario e il soprintendente, che ne dà comunicazione al comune e alla città metropolitana nel cui territorio si trovano i beni.
4. Sono fatte salve le disposizioni di cui all’articolo 38.

Quel “Cavaliere errante” che a Castellammare cessò di errare

In questa giornata in cui la salma del giudice Giovanni Falcone, a distanza di 23 anni dalla strage di Capaci, raggiunge il Pantheon dei siciliani illustri nel quale sono sepolti tra gli altri, Francesco Crispi, Emerico Amari e Ruggero Settimo, non credo sia superfluo ricordare ai castellammaresi, che in quello stesso luogo, la Chiesa di San Domenico a Palermo è sepolto, tra gli altri uomini illustri, il castellammarese d’adozione (avendo sposato in seconde nozze una castellammarese ed a Castellammare del Golfo avendo vissuto parte della sua vita fino alla morte) Pasquale Calvi.

Sulla sua lapide in San Domenico si legge:

A Pasquale Calvi
cittadino scrittore magistrato
per antiche virtù ricordevole
che precorrendo lo spirito nuovo
nel parlamento siciliano del MDCCCXLVIII
assorse tribuno di libertà
eloquentissimo
la Sicilia riconoscente
nacque in Messina a 13 febbraio 1794
patì prigionia dal 1820 al 1827
esilio dal 1848 al 1860
morì in Castellammare-Golfo 20 settembre 1867.

Paquale Calvi è in se una ottima sintesi di quella parte di uomini che fecero l’Italia con passione ed a rischio sempre della libertà e della propria stessa vita. Chi cerca “purezze” di matrice religiosa o piccolo borghese ed assenza di contraddizioni non ne troverà certo nella vita di Pasquale Calvi, come d’altra parte ritengo sia difficile trovarne in ogni combattente per la libertà di ogni tempo che non sia morto precocemente.

09-Pasquale_CalviPasquale Calvi nacque a Messina il 13 febbraio 1794 da Antonio, ufficiale commissario di guerra e marina.
Giovanissimo si avvicinò alla politica e già a diciotto anni avendo partecipato al movimento costituzionale siciliano del 1812 finì sotto l’occhio della polizia tanto da doversi rifugiare a Reggio Calabria per proseguire gli studi e per per allontanarsi dal controllo del padre, col quale si scontra a causa delle sue idee liberali antiborboniche.
Qui conosce Anna Cacopardo, la sposa e ne avrà quattro figli.
Nel 1820 lo ritroviamo ad Alcamo vicesegretario dell’Intendenza. Allo scoccare degli anni ’20, la città di Alcamo è fra le prime ad insorgere. Nonostante il suo ruolo istituzionale, il Calvi sceglie di schierarsi dalla parte dei rivoltosi e prende parte all’insurrezione.
Ristabilito l’ordine da parte dei borbonici, viene arrestato ed accusato di omicidio, scarcerazione arbitraria, corruzione e minacce all’indirizzo del giudice del Circondario.
L’accusa era quella dell’uccisione durante i moti di tale Carlo Patti, il quale prima di morire avrebbe fatto in tempo ad accusare i suoi attentatori. Il Calvi poi sarebbe stato tra i partecipanti, nel febbraio del 1821 con altri ad una azione intimidatoria contro il giudice del circondario, per costringerlo a modificare i documenti raccolti per incriminare gli autori dell’omicidio di Carlo Patti. In quella circostanza il Calvi dichiarò al giudice che la morte del Patti era stata decretata dalla carboneria ed impose la liberazione dei supposti rei e la distruzione delle eventuali prove contro di essi.
Nel luglio successivo, repressi i moti, il Calvi fu arrestato.
Dopo tre anni il processo e infine l’assoluzione per insufficienza di prove.
Impossibilitato però a rientrare nell’amministrazione pubblica, il Calvi si stabilì a Palermo, qui riprese gli studi, e nel 1830 conseguì la laurea in legge. Affermatosi rapidamente fra i migliori avvocati della città, ebbe il patrocinio di varie cause di rilievo.
L’epidemia di colera del 1837 gli porta via la moglie, che muore dopo una breve agonia lasciandolo solo con quattro figli.
Dopo qualche anno, il Calvi si risposa con Rosaria Pilara, una giovane possidente di Castellammare del Golfo, che nel 1854 darà alla luce la piccola Emma.

Per il resto meglio seguire la relativa voce della Treccani

In tutti questi anni di permanenza a Palermo la polizia, ben conoscendo i precedenti politici del C., non aveva tralasciato di sorvegliarlo, giungendo fino ad assoldare una spia tra gli impiegati del suo studio. Nulla emerse mai contro di lui. scena-della-rivoluzione-palermo-gennaio-1848-7fc9dbba-e33e-4209-b18e-4abbcdf02a2eEppure, quando il 12 genn. 1848 la rivolta scoppiò a Palermo, il C. apparve bene inserito nel movimento liberale. Tra i primi a scendere in piazza, fu componente del Comitato generale e il 14 assunse la direzione del Comitato di giustizia e sicurezza pubblica. Nominato presidente della commissione incaricata di studiare la costituzione da dare alla Sicilia, il 25 febbraio firmava l’atto di convocazione del Parlamento generale. Schieratosi tra i repubblicani democratici, non si irrigidì nella pregiudiziale istituzionale per non impedire che aiuti venissero dall’estero al suo paese. Per aderire alla volontà della maggioranza, il 13 aprile firmò l’atto di decadenza del Borbone, dichiarandosi però apertamente contrario sia perché la Sicilia non aveva un esercito capace di contrastare la prevedibile reazione del Borbone, sia perché di fronte ai rivolgimenti in corso nella penisola sarebbe stato, secondo lui, più prudente attendere l’evolversi degli eventi per evitare che, se fosse stato chiamato al trono di Sicilia un altro principe, l’isola restasse esclusa da un eventuale Stato repubblicano italiano proclamato da una Costituente.

Il 27 marzo del 1848 il C. entrò nel governo come ministro degli Interni. Si trovò subito a subire una forte opposizione parlamentare, che gli rimproverava impreveggenza e debolezza nell’affrontare i problemi dell’ordine pubblico. Unico repubblicano in seno al governo, vi dovette contrastare l’invadenza dello Stabile, che cercava di legare le sorti dell’isola alla politica inglese. L’urto tra i due uomini politici, già rivelatosi nel corso delle discussioni che avevano portato alla firma dell’atto, di decadenza del Borbone, si concluse con la estromissione del C. dal governo a seguito di una lunga e abile manovra. La lotta con lo Stabile continuò nel Parlamento, dove il C. si trovò a capo della sparuta pattuglia dei repubblicani. Il suo ideale sarebbe stato di giungere alla formazione di uno Stato unitario repubblicano italiano attraverso l’opera di un’Assemblea nazionale costituente, ma di fronte alla difficoltà di attuare in quel momento un piano del genere si batté perché governo e Parlamento di Sicilia non impegnassero in modo irreversibile il futuro dell’isola. Da qui l’asprezza dei toni che assunse la sua opposizione in Parlamento e fuori, e che proprio nell’attrito con lo Stabile ebbe la manifestazione più vistosa. Nel febbraio 1849 la critica serrata e agguerrita del C. determinava la caduta del ministero Torrearsa. Quando Ruggero Settimo gli diede l’incarico di formare il nuovo governo, il C. pose come condizione che vi partecipasse anche lo Stabile, per assicurarne la saldezza, ma l’accordo non fu possibile. Circa un mese dopo, il 13 marzo 1849, il ritorno offensivo dei borbonici impose la necessità di costituire un governo di coalizione, per dare impulso maggiore alla difesa della Sicilia, e il C. vi assunse il dicastero della Giustizia. Ma era tardi: gli apprestamenti militari inesistenti, l’esercito male equipaggiato, privo di adeguato addestramento e di validi comandanti rendevano problematica l’organizzazione d’una valida resistenza. Il C. si fece sostenitore in seno al Consiglio dei ministri della necessità di armare e sollevare il popolo, d’inviare in tutti i comuni dell’isola commissari perché istigassero i cittadini alla guerra e organizzassero la rivolta di popolo, ma il progetto non poté attuarsi anche per le resistenze che esso incontrò da parte degli altri ministri, che non vi vedevano alcuna possibilità di successo. Le dimissioni del governo di coalizione segnavano la fine del periodo rivoluzionario in Sicilia; il 15 maggio il Filangieri, comandante in capo delle truppe borboniche, entrava in Palermo. Il giorno dopo il C., escluso dall’amnistia, si imbarcò sul piroscafo “Indipendente” per Malta dove sbarcò il 18.

A Malta il C. si organizzò subito in modo da mantenere una attiva corrispondenza con gli ambienti liberali delle principali città di Sicilia. Nello stesso tempo, in polemica con la maggior parte dell’emigrazione siciliana, iniziava la stesura di una storia degli avvenimenti siciliani del 1848. L’opera, in 3 volumi, venne alla luce a Malta col titolo Memorie storiche e critiche della rivoluzione siciliana del 1848, anonima e con la falsa indicazione: Londra 1851, tra la fine del 1851 ed il novembre del 1853. Essa suscitò reazioni in tutti i centri in cui s’erano riuniti esuli siciliani e, per l’acredine dei giudizi indiscriminati, diede vita a polemiche impietose, che si trascinarono a lungo ed ebbero anche strascichi giudiziari, su cui, oltre all’Appendice alle Memorie…, del C. stesso (pubblicata anch’essa anonima a Malta nel 1856, col falso luogo di Londra), si vedano le pp. 18-28 della Guarnotta.

Mentre era in corso la pubblicazione delle Memorie il C. mise su un comitato democratico con l’intento di organizzare delle spedizioni in Sicilia per suscitarvi la rivolta. L’iniziativa determinò una crisi in seno all’emigrazione di tendenza democratica di stanza a Malta e portò alla formazione di un altro comitato, che faceva capo al Fabrizi e si rivelò ben presto più numeroso e meglio organizzato.

Nonostante l’ostilità con il Fabrizi il C. non disarmò e alla fine del 1853 fece partire una spedizione per la Sicilia occidentale. Ne affidò il comando a Luigi Pellegrino, che con due compagni sarebbe dovuto sbarcare nei pressi di Trapani; invece di attenersi al piano, i tre uomini sbarcarono a Tunisi e lì spesero il denaro ricevuto.

Per nulla scoraggiato, si diede subito ad organizzare un’altra spedizione. Questa volta gli emissari avrebbero dovuto entrare in contatto con i capi dei comitati d’azione di Palermo, Messina, Catania e Trapani, concertare con loro un piano insurrezionale, accertare la consistenza delle forze borboniche dislocate nell’isola, assodare la consistenza dei mezzi e delle armi a disposizione dei patrioti, prendere nota delle località in cui la popolazione si rivelava più disposta ad appoggiare un’insurrezione. Raccolte tutte queste notizie, gli emissari avrebbero dovuto far ritorno a Malta per riferire, a meno che la situazione isolana non consentisse di dare subito inizio all’insurrezione ed allora il Comitato maltese avrebbe inviato aiuti. Il 24 maggio 1854 l’ex colonnello Giovanni Interdonato, di Roccalumera, e Giuseppe Scarperia, di Castelvetrano, sbarcarono sulla spiaggia di Roccalumera. Il 28 però il loro rifugio fu attaccato dalla gendarmeria ed a stento riuscirono a sfuggire alla cattura, dopo un vivace scambio di fucilate. Dopo pochi giorni, i due si consegnavano volontariamente alla polizia, per evitare che continuassero le rappresaglie contro le loro famiglie.

Gli insuccessi non fiaccarono il C., che continuò a darsi da fare per tenere desti gli spiriti battaglieri tra gli esuli aderenti al suo comitato, come attestano anche i rapporti di un agente borbonico operante a Malta. Quando, però, nel luglio del 1856 il Fabrizi fu nominato presidente del Comitato dell’emigrazione siciliana, egli si ritirò in campagna e smise ogni attività. Da questo momento le notizie sul C. fino al 1860 sono scarse.

Dopo lo sbarco di Garibaldi il C., ch’era rimasto sempre in contatto con i comitati di Sicilia, apprestò armi ed il 3 giugno lasciò Malta. Il 4 giugno giungeva a Pozzallo con “quattro pezzi di cannone, due botticini di palle di moschetto ed una cassetta di tubetti fulminanti”, e il 7 presiedeva un’imponente adunata popolare a Scicli. Il 29 giugno il dittatore lo nominò presidente della Corte suprema di giustizia e in questa veste ebbe il compito, il 4 novembre, di proclamare i risultati del plebiscito. Nel 1861 fu eletto deputato per il collegio di Partinico. Nominato presidente di Corte di cassazione, fu successivamente a Palermo, a Firenze e Torino.

Anche dopo la proclamazione del Regno il C. rimase fedele ai suoi principi democratici e non lesinò aspre critiche al governo. Appartenne alla massoneria, nella quale raggiunse alti gradi e col cui sostegno economico pubblicò, nel 1865, un Catechismo politico-economico-popolare (s.l. né d.).

Nell’opera, comparsa anch’essa anonima, affiorano prepotenti accenti repubblicani ed anticipazioni d’intonazione socialista. Il C. vi afferma che “le basi della repubblica sociale sarebbero due: la socializzazione del suolo, la socializzazione dei mezzi tutti di lavoro”, sostiene l’introduzione di un nuovo sistema di tassazione progressiva, propone un’assicurazione obbligatoria per tutti i cittadini contro i rischi delle attività lavorative. Inoltre propugna l’emancipazione della donna, una nuova sistemazione giuridica dei rapporti tra i coniugi e il riconoscimento di piena parità tra marito e moglie: tutti problemi che precorrono, a volte di molto, la tematica della pubblicistica politica di tendenza radicale e socialista.

Morì a Castellammare del Golfo il 20 sett. 1867, vittima del colera; la sua salma fu poi traslata a Palermo nella chiesa di S. Domenico, il Pantheon dei siciliani illustri.“.

1-eae26ac32dSu Pasquale Calvi e su Pasquale Calvi ed il suo tempo molto è stato scritto ed ancora di recente (2013), a dimostrazione di come ancora nel terzo millennio la vita di Pasquale Calvi sia in grado di attrarre gli studiosi, la ricercatrice dell’Università di Catania Alessia Facineroso, ha pubblicato da Bonanno nella collana Storia e politica, “Il cavaliere errante. Pasquale Calvi tra rivoluzione ed esilio“.
Liberamente scaricabile a quessto link è il suo testo “Memorie storiche e critiche della rivoluzione siciliana del 1848“.

Castellammare del Golfo: Mafia, confiscato il residence Grotticelli

“Mafia, confiscato il residence Grotticelli. “Era di un imprenditore mafioso”

La struttura, che vale 46 milioni di euro, continua a funzionare con successo gestita da un amministratore giudiziario. La storia di Antonino Palmeri, l’imprenditore vicino alle cosche

Negli anni Novanta era il residence simbolo dell’imprenditoria mafiosa. Oggi, il complesso turistico Grotticelli, a Scopello, è la bandiera dell’antimafia che produce davvero legalità e sviluppo. La struttura è adesso confiscata, il provvedimento del tribunale misure di prevenzione di Trapani presieduto da Piero Grillo è stato eseguito dal Gico del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Palermo. E, intanto, il residence continua a funzionare, gestito da un amministratore giudiziario. Per l’imminente stagione estiva le prenotazioni fioccanno.

Il nuovo fiore all’occhiello dell’antimafia era di proprietà di Antonino Palmeri, un imprenditore di 66 anni originario di Castellammare del Golfo, condannato nel 1998 per associazione mafiosa e danneggiamento aggravato. La sentenza lo riconosce “appartenente alla cosca di Alcamo-Castellammare”. Palmeri era “compare” di Gioacchino Calabrò, uno degli esponenti più in vista di Cosa nostra, ma era vicino anche ad altri boss del calibro di Giuseppe Evola e Mariano Asaro.”

continua su La Repubblica