Castellammare: a volte [senza pudore] ritornano !

Dal comunicato del portavoce del Sindaco di Castellammare:

“Iniziano domani, con la consegna delle chiavi alla Patrona, i 21 giorni di festeggiamenti religiosi per Maria Santissima del Soccorso.
A Scopello Rai International apre le giornate dedicate ala Madonna delle Grazie.
Con il pellegrinaggio dal palazzo municipale alla chiesa Madre della cittadinanza e delle autorità civili e militari, entrano nel vivo domani, 31 luglio 2011, alle ore 21, i ventuno giorni di festeggiamenti dedicati alla Patrona di Castellammare, Maria Santissima del Soccorso.
Il sindaco Marzio Bresciani consegnerà le chiavi della città alla Patrona.
Seguirà un concerto di musica sacra con il soprano Sara di Bella e l’organista Leo Nicotra.
Il programma dei festeggiamenti curato dal parroco Don Fabiano Castiglione, prevede altri eventi in Chiesa Madre, come il concerto del 6 agosto, alle 21, con canti mariani della tradizione del centro culturale “La Traccia” ed eseguiti da Maria Consigli.
Il 17 agosto, dalle 21,30 alle 24, “tableaux vivants”, quadri Mariani viventi (sulla vita di Maria) negli angoli suggestivi del quartiere Madrice.
Quindi il triduo predicato da Monsignor Crispino Valenziano, il 18, 19 e 20 di agosto. Il 19 agosto la tradizionale processione a mare e la benedizione del mare e dei naviganti. Il 20 agosto, alle 21, la celebrazione dei Vespri della Solennità di Maria Santissima del Soccorso. I festeggiamenti religiosi si concludono il 21 agosto con, a partire dalle 19,30, la processione del simulacro per le vie cittadine e, alle 24, i giochi pirotecnici.
Iniziano domani anche i festeggiamenti per la Madonna delle Grazie, a Scopello: proprio dalla chiesa giardino di Maria Santissima delle Grazie, domani, 31 luglio, alle 21,30, Rai International presenta “The sound of Sicily: voci unite nella musica”, programma televisivo di Pino Chibbaro con i Supernova Sound, diretti da Emilia Di Paola, con la regia televisiva di Antonio Di Giovanni. La serata, ripresa da Rai tre, sarà dedicata ai castellammaresi nel mondo.”

E si è proprio vero chi non muore si rivede !

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Gli appuntamenti dell’estate 2011 nel Golfo di Castellammare e dintorni

1ª settimana di agostoConcerti

1° agosto lunedì – Cinisi per “Scruscio” Note di Sicilia, spettacoli & incontri, concerto di Roy Paci ed Aretuska
1° agosto lunedì – Castellammare del Golfo – Tempo di quaresima, cilicio ed autoflagellazione

4 agosto giovedì – Calatafimi Segesta concerto di Vinicio Capossela “Marinai, profeti e balene” al teatro antico di Segesta ore 21,30
4 agotso giovedì – Castellammare del Golfo – Tempo di quaresima, cilicio ed autoflagellazione

5 agosto venerdì – Calatafimi Segesta concerto dei “Tinturia“, Piazza Nicolò Mazzara ore 22,30
5 agosto venerdì – Castellammare del Golfo – Tempo di quaresima, cilicio ed autoflagellazione

6 agosto sabato – Alcamo MarinaPiccola Orchestra Malarazza in concerto Piazzale Battigia ore 21,00

6 agosto sabato – PartinicoRoberto Vecchioni in concerto in Piazza Duomo – Sarà Roberto Vecchioni, uno dei grandi cantautori italiani, vincitore dell’edizione 2011 di Sanremo con “Chiamami ancora amore”, il protagonista dei festeggiamenti del 150° anniversario dell’incoronazione di Maria Santissima del Ponte di Partinico. L’artista, farà la sua unica tappa siciliana in Piazza Duomo a Partinico il prossimo 6 agosto. Un evento di grande spessore culturale voluto dal tenace Arciprete Monsignor Salvatore Salvia, che stamani, insieme al sindaco Salvo Lo Biundo e all’assessore al turismo Bartolo Parrino, al Palazzo dei Carmelitani ha illustrato il programma dei festeggiamenti.

6 agosto sabato – San Vito lo Capo – Concerto di Jarabe de Palo al Summer Music Festival – Jarabe de Palo sarà il grande protagonista del Summer Music Festival, sulla suggestiva spiaggia di San Vito Lo Capo. La star spagnola riproporrà i successi che l’hanno reso celebre in tutto il mondo, da ‘La Flaca’ a ‘Depende’, da ‘Bonito’ a ‘Agua’ e i brani del nuovo lavoro tra cui il singolo ‘La quiero a morir’, contenuto nell’ultimo album di inediti ‘Y ahora que hacemos?’ cantato nella versione italiana con Francesco Renga.

6 agosto sabato – Castellammare del Golfo – Tempo di quaresima, cilicio ed autoflagellazione … che ne avete da scontare di peccati !

Ad Alcamo il grande blues, alla XVIII edizione, da sabato 30 luglio

Ad Alcamo è Summertime blues festival

La manifestazione apre il 30 luglio con l’esibizione lap-slide della Martin Harley Band

PALERMO – Torna l’appuntamento con il Summertime Blues Festival di Alcamo, organizzato dal Brass Group con il patrocinio del Comune di Alcamo.
La XVIII edizione, che sancisce il raggiungimento della maggiore età per uno degli eventi musicali più attesi ed importanti della Sicilia occidentale, vedrà alternarsi sul palco di Piazza Ciullo artisti stranieri e band italiane nel pieno rispetto di una tradizione ormai consolidata e vincente che negli anni ha saputo raccogliere i consensi di pubblico e critica. Si parte il 30 luglio con l’esibizione della Martin Harley Band. Martin, virtuoso della lap-slide (chitarra suonata in orizzontale), nasce nel Surrey, Inghilterra, nel 1975 e sin da ragazzo se ne va in giro per il mondo in cerca di avventura in compagnia della sua inseparabile chitarra.

A seguire salirà sul palco la Randy Hansen Band. Considerato da critica ed esperti di tutto il mondo come il più autorevole interprete della musica di Jimi Hendrix, sia per quel che riguarda il lato strettamente tecnico/musicale, sia per l’aspetto scenografico/spettacolare, Randy.
Domenica 31 Luglio sarà la volta della The Genius Blues Band, formazione che nasce nel 1995 da un idea di Nino Rosato e Francesco Genuardi, profondamente amanti del Blues e delle sue sonorità uniche e inconfondibili: brani di B.B. King, Eric Clapton, Blues Brothers, si alternano spaziando dal blues più classico al rhythm and blues. La band si avvale della intensa verve espressiva del pianista e tastierista Nino Rosato, della voce profonda e calda di Francesco Genuardi, del ritmo passionale del batterista Vito Di Pietra, della sanguigna e coinvolgente chitarra di Nunzio Alibrandi e del walking del pulsante e incalzante basso di Mimmo Alba.

La blues-singer Eleonora Militello ha aggiunto ad una formazione già dinamica la sua carica esplosiva temprata dalla profonda passione per il blues e il gospel. Lo show della The Genius Blues Band sarà il degno preludio all’esibizione di Billy Branch & Blue Mercy feat. Diunna Greenleaf. Armonicista di grande talento, Billy Branch è considerato uno dei musicisti più in vista del panorama blues di Chicago. A supportarlo La Blue Mercy Band e inoltre, come ospite speciale, Diunna Greenleaf, già ospite del Summertime Blues Festival in una performance che la vide accanto al grande Bob Margolin.

Fonte Italpress
25 luglio 2011

da Corriere.it

E’ di origini castellammaresi Andrés Gil idolo internazionale delle teen-ager

Si chiama Andrés Gil ed è il protagonista con Natalie Perez della serie TV “Incorreggibili” (Consentidos, in originale), in onda in Italia su Boing TV.
E’ arrivato con la coprotagonista al Telefilm Festival 2011 di Milano ed il suo incontro con pubblico e addetti ai lavori è stato uno degli eventi clou della rassegna.
I due giovani attori hanno piacevolmente animato la penultima giornata del Festival, partecipando ad una vivace e frizzante conferenza stampa tenutasi durante la mattinata e ad un incontro pomeridiano aperto al pubblico.

Sia Gil che la Perez hanno sottolineato il grande calore con cui sono stati accolti qui in Italia, un paese che non amano soltanto per le ovvie questioni legate ai fan, ma anche per molti altri aspetti come la cultura, il cibo e lo shopping.
Se Natalie si è dichiarata ammaliata da ciò che Milano è in grado di offrire in fatto di moda.
Ben più profonde sono state le parole di Andrés riguardo l’Italia, con la quale ha un vero e proprio legame di sangue, avendo dichiarato essere i suoi parenti originari della Sicilia e più precisamente di Castellammare del Golfo.
Possiedo la cittadinanza italiana e vado molto fiero delle mie origini” ha dichiarato Andrès.

Secondo quanto dichiarato dal direttore di Boing Tv Silvio Carini nell’ambito della conferenza stampa, “Incorreggibili” è risultato essere il prodotto con il maggior seguito di pubblico dell’intero palinsesto della rete nell’arco dell’ultimo anno, superando addirittura i 500.000 spettatori.
Un risultato, quello ottenuto da “Incorreggibili”, che potrebbe addirittura incalzare e fare concorrenza a un fenomeno ormai epocale come “Il mondo di Patty“, la serie probabilmente più rappresentativa per il pubblico preadolescenziale di questo scorcio di secolo e alla quale ha partecipato lo stesso Andrés Gil, lanciandosi da lì come nuovo idolo delle teen-ager.
Incorreggibili” rappresenta quindi per Andrés Gil una vera e propria consacrazione del successo su scala internazionale.

questa la sua pagina facebook

e questa la fonte della notizia

Da Filippo Penati a Castellammare del Golfo seguendo Agnello e Salami

ovvero chi sono Francesco Agnello e Gianpaolo Salami e cosa hanno a che fare con Castellammare del Golfo.

Lo scandalo che da alcuni giorni percorre il Pd a partire dalla Lombardia e da Sesto San Giovanni, l’ ex Stalingrado d’Italia, ed uno dei suoi ex sindaci, quel Filippo Penati poi presidente della Provincia di Milano sfidante battuto di Roberto Formigoni e più di recente capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani, viene oggi affrontato sotto una particolare angolazione da “Libero“, con un pezzo di Andrea Scaglia.

In particolare, nell’articolo, esaminando il ruolo dei due faccendieri Francesco Agnello e Gianpaolo Salami il giornalista segue una traccia che porta in Sicilia, alla provincia di Trapani e sorpresa delle sorprese (ma quando si tratta di malaffare può essere mai una sorpresa ?) infine porta anche a Castellammare del Golfo.

«Sono il signor Wolf, risolvo problemi». Dice: ma che cosa c’entra Tarantino e il suo personaggio sotto copertura con l’inchiesta sull’ex area Falck di Sesto San Giovanni e l’odor di tangenti avvertito dai pm di Monza? Niente, ma insomma: ci sono queste due figure, questi due professionisti indagati e considerati dai pm organici alle cooperative emiliane, che risultano davvero misteriosi. Francesco Agnello e Gianpaolo Salami, questi i loro nomi. Giuseppe Pasini, l’imprenditore che dell’area Falck è stato proprietario e ha innescato la buriana dichiarando d’aver versato mazzette destinate a Filippo Penati, lo ha messo a verbale: è stata la CCC-Consorzio Cooperative Costruzioni, colosso edile di Bologna, a indicarmi i soggetti in questione – tant’è vero che proprio il vicepresidente della CCC, Omer degli Esposti, sarebbe fra gli indagati, e la Procura «non smentisce e non conferma». In ogni caso, Pasini afferma d’averli pagati come consulenti dal 2002 al 2004, versandogli la bellezza di due milioni e mezzo di euro, ma senza una mansione precisa, sorta di tangente mascherata. Agnello e Salami – ed è bene dire che rigettano ogni accusa – hanno presentato le fatture ai magistrati, i quali però non ne sono rimasti convinti. Peraltro, il pm Walter Mapelli è andato ancor più indietro. Parlando con Achille Colombo, storico dirigente della Falck quando ancora i terreni non erano stati dismessi. E anche Colombo ricorda la presenza «di quell’avvocato siciliano» che poi è Agnello, già nel 2000, ai tempi delle prime trattative.

E dunque, molto interessante è scorrere le loro pressoché parallele – più che altro intrecciate – vicende professionali. Agnello, avvocato d’affari 58enne, è di Palermo, in Sicilia si muove con sicurezza. Salami, 61 anni, è invece di Reggio Emilia, anche se fa base più che altro a Sassuolo, provincia di Modena. E si vede che gli piace lavorare gomito a gomito: risultano associati in una marea d’imprese, consulenze aziendali e costruzione d’immobili e cose del genere. Senza contare che, per dire, Agnello ha partecipato alle attività societarie di veri colossi della cooperazione come la Cmc di Ravenna – ma è solo uno degli esempi.
In ogni caso, significativo risulta essere proprio il loro giro d’affari siciliano. I loro nomi compaiono, direttamente o indirettamente, in quella che appare come una catena di società collegateSviluppo Messina srl, Sviluppo Trapani srl, e poi Sviluppo Catania, Sviluppo Palermo, Sviluppo Licata. Una ragnatela che copre pressoché l’intero territorio dell’isola. Francesco Agnello direttamente. Gianpaolo Salami, invece, attraverso una società che ne detiene percentuali di quote, la Servizi Globali Generali-SGG srl, con sede proprio a Sassuolo – che peraltro annovera fra i soci anche un Mario Agnello.
Proviamo dunque a seguire le attività delle società che sopra abbiamo elencato. Che anche in questo caso risultano strettamente collegate a quelle delle cooperative emiliane. In sostanza: c’è il progetto di aprire un centro commerciale – Ipercoop, per dire – in un determinato Comune, e allora si dà mandato alla società di Agnello e Salami (Salami attraverso la SGG, ripetiamo) affinché sbrighi le pratiche burocratiche e sistemi le cose sul territorio – contrattazioni col proprietario del terreno, beghe comunali, eventuali contenziosi. Poi, una volta spianata la strada, ecco che parte il progetto, in genere realizzato dalla coop di turno.
Uno schema che però non sempre va a buon fine. Prendiamo Messina: lì, nell’area di Pistunina, era per l’appunto in progetto la realizzazione di una grande Ipercoop. Chi si prende in carico la faccenda? La Sviluppo Messina srl. Che peraltro, oltre ad Agnello e alla SGG, annovera tra i soci anche Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia – questo per dire che i due indagati a Monza non sono proprio gli ultimi. Comunque: la coop che dovrebbe realizzare il centro versa una caparra alla Sviluppo Messina perché si attivi, e questa a sua volta versa un’altra caparra alla società proprietaria del terreno, la Decon spa. Pare vada tutto per il meglio, quando il Comune decide che, invece, quell’area rientra nel piano legato al porto di Tremestieri. In ogni caso, la questione è ancora in ballo.

Un canovaccio già visto: ecco la vicenda della la Sviluppo Trapani – fra i soci sempre Agnello e la SGG di Salami. In questo caso succede che la Immobiliare Grande Distribuzione, società quotata in Borsa i cui soci di maggioranza sono Coop Adriatica e Unicoop Tirreno, sottoscriva un contratto preliminare per l’appunto con la Sviluppo Trapani, sempre in vista della realizzazione di una galleria commerciale che ospiterà anche un’Ipercoop. Alla Sviluppo Trapani viene versata nel 2005 la consueta caparra, 5 milioni e 467mila euro, corrispondenti al dieci per cento dell’investimento complessivo. Solo che la faccenda non decolla, in Comune si scontrano, la burocrazia si mette di mezzo. E nel gennaio 2009 la IGD si ritrae, comunicando che otterrà la restituzione della somma versata. Ancora lo stesso schema: la coop, per costruire il centro commerciale, dà mandato ed eventualmente soldi ad Agnello e Salami affinché risolvano i problemi locali(«…signor Wolf…») , poi – se va tutto come deve – si parte col progetto.
Peraltro, la SGG non opera certo solo in Sicilia. Un paio di esempi: la realizzazione di un polo turistico nel territorio di Castellammare del Golfo, hotel e residence e servizi, cinquanta di milioni d’investimento. E la gestione, attraverso un’altra società di nome Phaedora, della Fortezza Vecchia di Livorno – e un paio d’anni fa l’allora candidato sindaco Marco Taradash denunciò la cosa, adombrando che l’appalto fosse stato ottenuto per i collegamenti indiretti fra SGG e ancora IGD, quest’ultima titolare di un altro grande progetto proprio nel livornese.”

di Andrea Scaglia
27/07/2011

da Libero News

1° gennaio 1862 – Esercizio di contabilità funebre (3)

ovvero quanto pesano i morti

Nella notte tra il 2 ed il 3 gennaio 1860 giunsero in vista della marina di Castellammare del Golfo le due navi da guerra cariche di truppa al comando del Maggiore Generale Pietro Quintini.

Era costui uno “specialista” in repressioni, promosso generale dopo aver condotto una feroce azione vittoriosa contro le truppe borbonico-clericali di Scurcola Marsicana.
Nei giorni 22 e 23 gennaio del 1861, Scurcola era stata teatro di gravi fatti di sangue tra truppe borboniche comandate dal Generale Luverà, impegnate a saccheggiare il paese, e le truppe del nuovo stato unitario inferiori di numero.
Una volta arrivati in aiuto delle truppe unitarie due squadroni di cavalleria, i rapporti di forza si invertirono e dopo duri scontri combattuti casa per casa, le forze dello stato unitario ebbero il sopravvento.
Parte dei borbonici catturati furono passati immediatamente per le armi. Altri, ben 336, furono fatti prigionieri e di questi ben 89 furono fucilati prima dell’arrivo dell’ordine di sospendere le esecuzioni.

Ritornando alle vicende di Castellammare si riporta quanto scrisse nel suo supplemento del 5 gennaio il “Giornale Officiale di Sicilia”:

Le truppe imbarcate sul Monzambano arrivarono alle 4 della mattina del 3; ma lo sbarco non si operò che di giorno. E’ falso che da’ tumultuanti si fosse cercato di impedirlo con due piccoli pezzi di artiglieria. Le truppe misero piede a terra senza opposizione. Avanzatesi nel paese furono aggredite a fucilate; si rispose vivamente; ridottisi su per la sovrastante montagna i tumultuanti ne furono sloggiati con alcuni colpi di cannone tratti dal Monzambano e dall’Ardita. Nello scontro avuto fu a deplorare acerbamente la morte del bravo capitano Mazzetti, e quella di un sergente de’ bersaglieri, oltre le ferite toccate ad un ufficiale e a taluni soldati.“.

Riprendendo allora il nostro conto da buoni ragioneri della morte, annotiamo ulteriore due morti dalla parte delle forze dell’ordine mentre per l’intera giornata, tra gli insorti se ne conteranno sei, numerati progressivamente dal nove al tredici nel “Liber defunctorum” della Matrice di Castellammare relativamente al giorno tre del mese di gennaio 1862.
E’ da notare che il progressivo dodici comprende due nomi, quello di Catalano Angela di anni 5O, vedova di Giuseppe Di Bona e di Romano Angela di anni 9 circa.

Sempre il “Giornale Officiale di Sicilia” scrive:

Il battaglione di Calatafimi era intanto arrivato in Alcamo verso il mezzogiorno del 3 non avendo preso cibo ne riposo, dovè fermarsi ivi alcun poco; e partitosi non prima delle ore 2 e mezza p.m. arrivava a Castellammare presso alle ore 6. Il sotto-Prefetto marciava colla vanguardia di quel battaglione. Giunto in Castellammare, trovò l’ordine già ristabilito, ordinato il disarmo; seppe inoltre che sei dei colpevoli, presi colle armi alle mani e in atto di far fuoco contro le truppe furono fucilati;”.

Su questo passaggio, quello della fucilazione scrive Salvatore Costanza ne “la Patria Armata” fornendo una sintesi di qual fosse all’epoca dei fatti il quadro delle sensibilità correnti a proposito di diritti civili, a quella data, nel neonato stato unitario:

Cosi veniamo all’oscuro episodio della fucilazione dei ribelli comandata dal generale Quintini. Le fonti ufficiali non dànno riscontri affidabili sull’evento, che, anzi, per lo piu ignorano. Nessun riferimento ad esso, sia pure indiretto, si trova infatti nei volumi che raccolsero i verbali del dibattimento alla Corte d’Assise di Trapani. Il generale Quintini, nella sua deposizione dinanzi alla stessa corte, non ne fa cenno. Il governo, che doveva rispondere ad un’interpellanza del depu­tato D’Ondes Reggio, dichiarò di non aver avuto tempestive informa­zioni al riguardo. Né, in seguito, volle comunque soddisfare alla richiesta dell’interpellante, al quale era giunta notizia di esecuzioni sommarie di prigionieri: «Intanto ho letto nel giornale uffiziale (non parlo di ciò che narrano altri giornali) che vi furono cinque, se non erro, i quali, presi colle armi alla mano, furono fucilati». Il ministro Miglietti negò soltanto che i fatti accaduti a Castellammare potessero essere considerati «come norma del modo col quale la giustizia si amministri in Sicilia»: «Se nell’impeto non hanno potuto i militi reprimere un sentimento, dirò, di giusta ira, in seguito agli immensi danni di cui erano spettatori, non è cosa questa la quale in alcun modo possa essere addotta come argomento che la giustizia sia male amministrata». I deputati ministeriali manifestarono in quella occasione i loro timori per la situazione dell’ordine pubblico nel Sud d’Italia, che risultava eccitato dalla fazione borbonica sempre pronta a sfruttare il malumore della gente. Piu che di formali garanzie di legalità costituzionale, si aveva bisogno in certi casi di concreti atti di energia: «Io, o signori ­ confessò Paolo Paternostro, suscitando entusiastiche approvazioni della sua parte politica -, non desidero certo di trovarmi in simili casi; ma, se mi ci fossi trovato, state sicuri che avrei pensato poco alla stretta legalità, poco alle future osservazioni del deputato D’Ondes, ed avrei fucilati, senza misericordia, quei feroci perturbatori dell’ordine». Proposito davvero iniquo per un tutore dei diritti statutari perché D’Ondes Reggio non potesse ribattere con arguta solennità: «Quanto poi a quello che l’onorevole Paternostro ha manifestato che avrebbe voluto adoperare se si fosse trovato al potere, io non gl’invidio la gloria di quello che avrebbe fatto, ma so che non l’avrei mai fatto io, civile europeo».

Con una certa qual certezza può affermarsi essere stato uno dei fucilati il sacerdote Benedetto Palermo, di lui scrive sempre Salvatore Costanza:

Che Benedetto Palermo (1818-1862) appartenesse alla fazione capeggiata dal notaio Di Blasi è provato da testimonianze diverse: il rapporto del capitano Almeida sui «partiti» di Castellammare, non­ché una lettera del presidente del Municipio, Giuseppe Marcantonio, indirizzata il l° dicembre 1860 al governatore della provincia, Enrico Parisi, per informarlo sulla condotta del sacerdote. Quest’ultimo era stato incluso dall’arciprete del paese in una tema di nomi proposti al vescovo di Mazara per l’elezione di un cappellano. Definito «uomo perverso, scandaloso, falso testimone, omicida, reazionario, nemico del nostro libero Governo, satellite cagnotto, e spia infame del Borbone», il sacerdote Palermo era già stato sottoposto a «stretta sorveglianza governativa», dopo aver subito una breve carcerazione su ordine del dittatore.
Fu trovato, dopo il conflitto del 3 gennaio ai Fraginesi, con le armi in pugno. Tentò di far valere le proprie ragioni, ma «comprovato giuridicamente che fu preso in azione» fu fatto fucilare. È quanto riferisce Calandra, il quale si sofferma pure con impietosa precisione sui momenti della tragica fine del sacerdote. Purtroppo è l’unica testi­monianza che ci resta, con quel sottofondo passionale che costituisce il ricordo, ancora pungente, di un cutraru colpito nelle sue sostanze e minacciato nella vita: «Il prete brigante e compagni si battevano d’una pagliaia distante due tiri a palla di fucile da caccia da Castellammare, ed un tiro dall’ultimo braccio di questa strada rotabile che porta ai Fraginesi, ov’erano alquanti soldati. L’egregio capitano sig. D. Emesto Bosisio ordina di attaccarli alla baionetta, e cosi facendo i bersaglieri vider fuggire i ribelli, dei quali uno cadde morto sull’istante, un altro ferito restò prigioniero, un secondo ferito al piede corse, due altri, tra i quali il Sangiorgio, si salvarono ancora colla fuga, ma il sesto, era il sacerdote, venne arrrestato. Fattagli perquisizione gli si rinvennero due gilé con le tasche piene di cartucce, una pistola, oltre il fucile che aveva in mano. Tradotto dinanzi il generale Quintini, voleva discol­parsi, ma comprovato giuridicamente che fu preso in azione, scarican­do contro la truppa, il generale ordina: Dieci passi, e fucilatelo.

L’episodio raccontato dal Calandra permette di definire con sufficiente certezza che uno dei fucilati fu il sacerdote Benedetto Palermo e che nella circostanza un altro dei ribelli venne ucciso nello scontro a fuoco un terzo è ferito e catturato e di un quarto, pur ferito non conosciamo la sorte, ovvero se fu fatto prigioniero o meno.

Non accenna il Calandra alla cattura e/o all’uccisione di donne.

Per certo dal “Liber defunctorum“, “die tertia ianuarii” del 1862 i morti, sei, tutti dalla parte dei ribelli, o quantomeno morti tutti “interfecti a militibus Regis Italiae”, sono:

9) Benedetto Palermo (anni 46) di Leonardo e di Maria Pilara
10) Marco Randisi (anni 45) di Francesco e Vincenza Messina, sposato ad Antonia Lombardo
11) Antonino Corona (anni 70) fu Bartolomeo, nato a Gibellina e sposato a Paola Coci
12) Catalano Angela (anni 5O), vedova di Giuseppe Di Bona
Romano Angela (anni 9) di Pietro e Giovanna Pollina
13) Calamia Angela (anni 70) fu Pietro e Margherita Gallo, sposata a Pietro Colomba

Quanto scritto dal “Giornale Officiale di Sicilia” appare quantomeno impreciso laddove è scritto di sei fucilati in quanto di almeno uno sappiamo non essersi trattato di morte per fucilazione, ma di morte in un conflitto a fuoco:

…sei dei colpevoli, presi colle armi alle mani e in atto di far fuoco contro le truppe furono fucilati; di costoro tre non vollero palesare il loro nome, uno fu un triste prete imbran­catosi fra quella sanguinaria ribaldaglia“.

Si noti poi che la superiore frase è quella da me personalmente letta ed esattamente registrata, da una copia del Giornale Officiale di Sicilia alcuni decenni fa e conservata presso la Biblioteca Nazionale di Palermo, e che altri (Salvatore Costanza nella nota 363 di pag. 195 de “La Patria Armata”), in altra copia, conservata probabilmente in altra emeroteca, hanno potuto leggere:

Sei dei colpevoli, presi colle armi alle mani c in atto di far fuoco contro le truppe, furono trucidati; tre di costoro non vollero palesare il loro nome, uno fu un triste prete imbran­catosi fra quella sanguinosa ribaldaglia.“.

Come si nota la frase non è la medesima, oltre all’irrilevante inversione; “di costoro tre non vollero palesare” con la frase “tre di costoro non vollero palesare” si notino invece i termini usati che non sono i medesimi; “sanguinosa” per “sanguinaria” e sopratutto “trucidati” per “fucilati“.

Cosa può essere accaduto ?

E’ ipotizzabile che l’edizione del 5 gennaio 1860 del Giornale Officiale di Sicilia, sia stata “ribattuta” più volte, con limature successive in funzione del messaggio che si voleva far arrivare e di quale tra i possibili comportamenti reali delle autorità preposte al rispetto dell’ordine pubblico si ritenesse più conveniente comunicare per far risaltare l’ autorevolezza delle autorità di governo.

In particolare propenderei per la tesi che il termine originario “trucidati” sia stato sostituito in seguito con il termine “fucilati” perchè ritenuto (per le sensibilità dell’epoca) più efficace, nel senso che questo era ciò che l’opinione corrente si aspettava dal governo, ma che poi viste le reazioni in sede di dibattito parlamentare si sia preferito non insistere oltre su questa linea.

Dice sempre Salvatore Costanza: “non c’è neanche nei documenti giudiziari e di polizia, alcuna testimonianza, diretta o indiretta, delle fucilazioni del 3 gennaio“.

Il “Liber defunctorum” della Matrice di Castellammare come si è visto ci consegna il nome di un’altra vittima del 3 gennaio 1862, questa l’annotazione ed anche tutto ciò che sappiamo di questa ragazza:

«Romano Angela filia Petri et Joanna Pollina consortis. Etatis suae ano 9 circa hodie hor. 15 circa in Castriadmare. Animam Deo reddidit absque sacramentis in villa sicdicta della Falconera quia interfecta fuit a militibus Regis Italiae. Ejus corpus sepultum est in Campo Sancto novo».

Da tale annotazione un solo fatto è certo che Angela Romano è morta quel giorno e che la causa della Sua morte sia stata il fuoco dei militi dell’esercito regio italiano.

Tutto il resto che è stato costruito a partire dalle superiori due righe, sul come e sul perchè della Sua morte, in assenza di ulteriore documentazione probante, è solo la misura di quanto la pochezza e la perversione umana possa spingersi fino ad abusare a distanza di 150 anni del cadavere di una povera disgraziata, agitandolo ipocritamente a mo’ di clava ed in funzione antiunitaria.

Tutto ciò è da ritenere che sia stato possibile ove tale miseria morale nel suo cammino non ha trovato che ignoranza e assenza di valori sparsi a piene mani ma mascherati dal pietismo ipocrita.

(continua)

Gli avvenimenti ed il conto dei morti del 1° gennaio stanno qui quelli del 2 gennaio qui

La presidenza dell’ANCI a Giacomo Scala sindaco di Alcamo

Il nuovo presidente regionale dell’Associazione dei comuni siciliani e’ da ieri 23 luglio Giacomo Scala, sindaco a fine mandato di Alcamo, espressione dell’area Innovazioni del Pd (gli ex margheritini di Papania e Genovese), e prossimo deputato regionale del Pd.
L’esponente del Partito democratico conquista la carica che da oltre un decennio era appannaggio del centrodestra, ed in particolare negli ultimi anni del pessimo sindaco di Palermo Diego Cammarata.
Scala, e’ stato eletto per acclamazione, a conclusione della decima assemblea congressuale dell’Anci Sicilia, svoltasi a Palermo.
L’asse Terzo polo-Pd è riuscito a catalizzare un vasto consenso, ben oltre gli steccati degli schieramenti.
L’elezione del nuovo presidente e’ avvenuta dopo la nomina dei 65 membri del consiglio regionale. Nello Di Pasquale, sindaco di Ragusa, e’ stato invece nominato vicepresidente vicario.
Il Giornale di Sicilia, che evidentemente non ama questa maggioranza, con un pezzo di Giacinto Pipitone, si attarda oggi in una analisi tesa a sottolineare lo sfaldamento in casa Pd quale conseguenza di alcuni spostamenti di uomini dallo stesso Pd all’Api il microscopico partito di Rutelli, facendo passare in secondo piano i significati politici che possono leggersi dietro l’elezione di Scala.
Al di là delle dichiarazioni di circostanza, l’elezione di Scala infatti, segna il consolidarsi di un asse quello tra Terzo polo e Pd che sembra destinato a segnare la politica isolana nei prossimi anni e che già da settembre potrebbe dare luogo ad un rimpasto della giunta Lombardo con l’inserimento di politici del Pd e dell’Udc.
Di fatto il processo di perdita di centralità politica del Pdl che in Sicilia aveva già segnato un punto con l’elezione di Raffaele Lombardo alla presidenza della regione sembra destinato a continuare nella prossima tornata amministrativa del 2012.
Non è privo di fondamento quanto dichiarato nei giorni scorso da Raffaele Lombardo alla convention del Terzo polo: “Qualcuno si chiede se il Terzo polo potra’ avere ruolo importante, se ci sono le condizioni perche’ questo avvenga. Noi la risposta gia’ ce l’abbiamo… il terzo polo governa una regione che, con tutto il rispetto non e’ il Trentino o la Val D’Aosta, ma e’ una grande regione italiana, la Sicilia con i suoi cinque milioni di abitanti, con un gruppo di 30 parlamentari che e’ il piu’ grande del consiglio regionale“.
Quanto invece al suo auspicio “Che si possa chiudere al piu’ presto presto una ventennale parentesi che ci lascia degrado economico e morale e grande crisi“, ci sfugge chi identifichi lo stesso Raffaele Lombardo nella veste di protagonisti della parentesiche ci lascia degrado economico e morale e grande crisi” e per quale oscura ragione ritenga di doverne essere identificato non come corresponsabile, ma come oppositore.
Il solito vecchio, caro, trasformismo isolano.