Sicilia: i sindaci consegnano le fasce tricolori ai Prefetti ed una lettera per Silvio Berlusconi

Una nutrita rappresentanza di sindaci nelle diverse province dell’isola, ha consegnato questa mattina ai prefetti, le fasce tricolori, simbolicamente e in segno di protesta.
Ricevuti dai prefetti, nel corso degli incontri è stata ribadita dai sindaci la drammatica situazione dei precari che lavorano negli Enti locali, molti dei quali in sit-in davanti alle Prefetture.

L’azione congiunta dei sindaci di oggi è il risultato dell’assemblea organizzata dall’AnciSicilia la scorsa settimana a Palermo.
In quella occasione i primi cittadini dell’Isola decisero di organizzare questa ulteriore azione di protesta per mantenere alta l’attenzione sui problemi legati alla manovra finanziaria e che stanno mettendo in ginocchio molte amministrazioni locali.

Durante l’incontro in prefettura a Palermo, cui hanno preso parte, tra gli altri, anche i sindaci dei comuni di Corleone, Termini Imerese, Vicari, Petralia Sottana, Prizzi, Lascari e Chiusa Sclafani, Giuseppe Siviglia, anche in qualita’ di sindaco di San Giuseppe Jato, ha ribadito: “La manovra finanziaria, oltre ad operare un pesantissimo taglio dei trasferimenti ai comuni, inasprisce il sistema sanzionatorio per chi viola il patto di stabilita’, costringendoci a sbattere la porta in faccia ai precari che, da oltre vent’anni, lavorano nella pubblica amministrazione. Non solo tra questi c’e’ gente che ha sempre lavorato con grande impegno e professionalita’, ma molti di loro sono stati le colonne di servizi importanti come l’anagrafe o la polizia municipale. Non rinnovare il contratto a queste persone significa non essere in grado di offrire alle citta’ i servizi essenziali“.
Gli amministratori siciliani, in attesa di risposte precise e in attesa che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, fissi una data per incontrarli, stanno anche preparando una manifestazione di protesta nella capitale.

Questa mattina ai prefetti è stata anche consegnata la lettera aperta indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi.

LETTERA APERTA
Al Presidente del Consiglio dei Ministri,
On. Cav. Silvio Berlusconi

I Sindaci e i Presidenti delle Province della Regione siciliana,

consapevoli che per affrontare e superare l’attuale situazione economica tutte le amministrazioni dello Stato e delle Regioni e gli Enti Locali sono chiamati a concorrere in modo equo e sopportabile;

nel ribadire che i Comuni e le Province dell’Isola non beneficiano delle entrate finanziarie proprie delle Amministrazioni con sede nelle aree più sviluppate del Paese e che, allo stesso tempo, non dispongono delle risorse necessarie a contribuire alla crescita economica dei loro territori;

nel ritenere che in una realtà sociale quale quella del Mezzogiorno, storicamente caratterizzata da una condizione di scarso sviluppo economico e di forte disoccupazione e ulteriormente segnata dalle conseguenze dell’attuale crisi economica, le scelte della manovra finanziaria approvata dal Governo possono produrre effetti particolarmente gravi per i cittadini;

nell’evidenziare segnatamente che in tale difficile contesto, a causa dei ristretti vincoli del Patto di Stabilità interno, gran parte del personale degli Enti Locali della Regione Siciliana si troverà, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, senza lavoro e i Comuni e le Province siciliane non potranno utilizzare il suddetto personale divenuto indispensabile per la gestione degli Enti ai quali ormai da molti anni assicurano servizi vitali;

nel condividere integralmente le richieste e le azioni di protesta dell’Anci e dell’Upi in ordine alle misure introdotte con il decreto n. 78 del 2010;

considerando che da oggi inizia una mobilitazione permanente che porterà, tra l’altro, alla manifestazione indetta per il giorno 28 giugno davanti alle nove Prefetture

chiedono alla S.V. On.le

che vengano apportate modifiche alle regole del Patto di stabilità interno tali da consentire una sterilizzazione delle somme impiegate dai Comuni e dalle Province in misure di stabilizzazione del personale precario e prevedere precise deroghe al rigido sistema sanzionatorio;

che venga profondamente rivista la misura della partecipazione degli Enti locali al risanamento dei conti pubblici prevista dalla manovra approvata dal Governo, che allo stato potrebbe determinare la mancata erogazione di servizi essenziali ai cittadini;

che venga fissato un incontro urgente – entro il 30 giugno – al fine di rappresentarLe la specifica realtà regionale in ordine alle misure di stabilizzazione dei lavoratori precari, la drammatica situazione in cui versano i Comuni siciliani e il grave stato di disagio degli Amministratori, anche con la simbolica consegna della fascia tricolore.

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Sui precari e sul patto di stabilità Giacomo Tranchida sindaco di Erice disubbidisce

Non so cosa significhi esattamente in termini pratici, (forse niente, o al contrario tanto) ma è comunque un segnale forte lanciato da Giacomo Tranchida, uno dei sindaci della provincia di Trapani, al governo nazionale perchè venga rivista la norma della manovra finanziaria in discussione al parlamento, che avrebbe come risultato la creazione di altri 23.000 disoccupati in Sicilia, in aggiunta agli altri prodotti negli anni dalle politiche scellerate di una mediocre, per non dire di peggio, classe politica.

La notizia è questa.

Ieri la Giunta Tranchida ha deliberato, di fatto, in deroga al patto di stabilità fissato dal Governo Nazionale, la prosecuzione del rapporto di lavoro per i contrattisti del Comune di Erice. Non ha potuto però adottare la delibera di bilancio previsionale, perché di fatto si andrebbe a sforare il tetto finanziario di spesa prefissato dalla contestata norma nazionale. Quanto precede, da un lato per dare garanzia del rapporto giuridico ai lavoratori interessati a cui andava a scadere il contratto il 30 giugno p.v., dall’altro per non sospendere servizi essenziali in favore della comunità e che spaziano dai Vigili Urbani ai Servizi turistici, da quelli scolastici ai servizi sociali e cos’ì via.
“Ci assumiamo la responsabilità di “violare” un norma ingiusta e penalizzante, che rischia di mandare a casa tutti i lavoratori precari (oggi contrattisti e domani anche gli LSU) che sono presenti negli enti locali siciliani e che assieme al personale dipendente hanno garantito e continuano a garantire servizi essenziali – dichiara il Sindaco Tranchida – a maggior ragione, lunedì prossimo assieme ai lavoratori protesteremo nei confronti del Governo Nazionale davanti alla Prefettura per chiedere con forza la deroga al patto di stabilità, che in altre occasioni il Governo di Roma ha garantito sottoforma di contributo straordinario alla città di Palermo e di Catania, nonché per le quote latte delle Regioni care alla Lega di Tremonti e Bossi. L’Italia non può essere divisa in due, né le popolazioni siciliane e i lavoratori possono essere trattati in diversa misura”.

Sulla modifica del patto di stabilità dei comuni sciolti per mafia, Lumia c’è

“Il gruppo consiliare del PD di Campobello di Licata comunica che il Senatore Lumia ha presentato in Commissione Bilancio del Senato un emendamento alla manovra finanziaria che, se approvato, risolverebbe il problema del rispetto del patto di stabilità per i Comuni che hanno subito un provvedimento di rigore quale lo scioglimento per infiltrazioni mafiose e quindi anche per il Comune di Campobello di Licata.
L’emendamento incide su due aspetti, il primo riguarda il periodo temporale preso come base di riferimento del saldo finanziario ai fini del rispetto del patto di stabilità, mentre il secondo “sterilizza” ovvero esclude dal calcolo del saldo, tutte le risorse finanziarie (otre 5 milioni di euro) trasferite dallo Stato al Comune durante il periodo di scioglimento per effettuare investimenti (commi 704 e 707 della legge 296/2006).
Il gruppo consiliare del PD, dunque, ha fatto la sua parte nonostante l’azione solitaria dell’Amministrazione Comunale e per grande senso di responsabilità vuole evitare polemiche proprio per cercare di salvare la Comunità, tuttavia non possiamo non evidenziare come l’azione fin qui condotta dal Sindaco è stata inconcludente atteso che tra gli emendamenti proposti al Senato dall’ANCI (Associazioni Nazionale Comuni d’Italia) ci sono solo proposte che indirettamente aiuterebbero il Comune di Campobello (come lo sblocco del 4% dei residui o gli interventi relativi all’edilizia scolastica, l’eliminazione delle sanzioni) ma non c’è nessun emendamento che direttamente riguardi i Comuni sciolti per mafia, come quello presentato dal Sen. Lumia, e che risolverebbe definitivamente il problema del Comune di Campobello.
Gradiremmo sapere, altresì, quali sono gli emendamenti presentati dalla sua maggioranza per il Comune di Campobello di Licata.
Il testo dell’emendamento è disponibile nel sito del Senato al seguente indirizzo: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emendc&leg=16&id=489607&idoggetto=588789 ovvero nel blog http://www.giuseppesferrazza.blogspot.com .
Campobello di Licata, 25/6/2010″

da canicattiweb.com

Così come il gruppo consiliare del PD del comune di Campobello di Licata, relativamente alla situazione politica del comune di Licata, anche qui ci si chiede se l’azione del Sindaco, dell’amministrazione e della maggioranza consiliare del comune di Castellammare del Golfo non sia troppo in “solitaria”, e anche noi gradiremmo sapere quali sono gli emendamenti presentati, per la risoluzione dei problemi legati al patto di stabilità del comune di Castellammare del Golfo dagli esponenti politici nazionali di centro destra, ed in particolare dal nume tutelare di questa amministrazione, senatore Antonio D’Alì e dal neo-protettore onorevole Gianfranco Miccichè, per tacere degli altri.

Marzio Bresciani, “Impossibile rispettare il patto di stabilità in un Comune proveniente da commissariamento”

Il Sindaco Marzio Bresciani consegna la fascia di primo cittadino al Prefetto di Trapani Dott. Stefano Trottad

Il Sindaco di Castellammare del Golfo ed il Prefetto di Trapani

Ed il Sindaco di Castellammare del Golfo, consegna la fascia al Prefetto di Trapani

Trapani – 24 giugno 2010

Clamorosa protesta del sindaco di Castellammare del Golfo Ingegnere Marzio Bresciani, che stamattina ha consegnato la fascia tricolore al Prefetto di Trapani dott. Stefano Trotta.
“E’ impossibile rispettare il patto di stabilità in un Comune proveniente da commissariamento” afferma il sindaco e così per richiamare l’attenzione sull’impossibilità di rispettare i vincoli del patto di stabilità in un Comune commissariato (fino alla sua elezione del giugno 2008), questa mattina ha consegnato al Prefetto la fascia tricolore simbolo del potere locale, ma anche della democrazia republicana a livello municipale.
“Quella del mio Comune è una situazione anomala poiché al momento non abbiamo debiti ma siamo costretti a non poter spendere alcunchè poiché il termine di paragone è il 2007 – spiega il sindaco Marzio Bresciani – in quell’anno il Comune era governato da una commissione prefettizia che ha ricevuto contributi straordinari come previsto dalla legge, tra l’altro non spesi. Il Comune di Castellammare, così come quelli provenienti da commissariamenti, dovrebbe prevedere un risparmio di spesa di vari milioni di euro, pena la riduzione dei tasferimenti statali di pari importo, per il 2011. Un vero paradosso ed un’impresa impossibile. Con amarezza stamattina ho consegnato la fascia al Prefetto di Trapani. Se necessario andrò avanti con altri gesti di pari portata per chiedere allo Stato, come avevo già fatto lo scorso anno, una deroga alla norma e difendere il mio Comune ed i miei cittadini”.

Situazione anomala che riguarda pochi altri Comuni.

Al sindaco ed alla delegazione di assessori che lo ha accompagnato in prefettura in segno di solidarietà, il Prefetto Stefano Trotta ha detto di prendere atto e di accettare seppure con dispiacere la consegna di quello che è uno dei simbolo più alti della Unità Nazionale.
“Certamente quella di Castellammare e di altri pochi Comuni – ha detto il Prefetto – è una situazione anomala che farò presente al Ministero”.

Al gesto del sindaco Bresciani seguirà una precisa e rigorosa linea amministrativa che prevede tagli e ridimensionamenti dei servizi, e per quanto possibile il tentativo di un incremento delle entrate.
“Siamo costretti a ridurre tutto e rinunciare a servizi importantisismi e manifestazioni di grande rilevanza culturale e richiamo turistico, come la Rievocazione storica o Per le antiche scale (Plas). La rassegna enogastronomica Bon Ton parte domani quindi non possiamo più tirarci indietro – continua il sindaco Marzio Bresciani – ma il Comune non potrà spendere più nulla perciò chiediamo l’intervento di sponsor privati ed Enti per aiutarci a realizzare qualche manifestazione. Faremo un enorme sforzo per i festeggiamenti di agosto della nostra Patrona, sperando anche in un interessamento della Provincia”.

Patto di stabilità comuni sciolti per mafia, la proposta di un fesso

E’ impossibile rispettare il patto di stabilità nei comuni già sciolti per mafia

Lo avevamo detto già qui, ora oltre che il sindaco di Campobello di Licata, Michele Termini lo dice anche l’ANCI che rispettare il patto di stabilità nei comuni già sciolti per infiltrazioni mafiose, è un’impresa del tutto impossibile.
E non ci sono solo Campobello di Licata (Agrigento) , Terme Vigliatore (Messina) o Castellammare del Golfo (Trapani), tra le vittime di questo paradosso legislativo che negli enti già commissariati per mafia sta creando una situazione insostenibile.
Il commissariamento e il conseguente intervento di natura finanziaria, che destinava somme per la realizzazione o manutenzione di opere pubbliche, riconosceva, di fatto, ai comuni interessati una situazione di difficoltà.
Il problema nasce quando ora che tornati alla normalità con l’elezione di nuovi organi istituzionali vanno rispettati i parametri del patto e, in più bisogna gestire il peso economico della precedente gestione.

Per legge infatti nel periodo di commissariamento il comune non è soggetto al patto di stabilità e riceve dallo Stato fondi straordinari.

Ora si può come dice Roberto Visentin, presidente dell’AnciSicilia chiedere: “un intervento concreto delle istituzioni e un particolare coinvolgimento dei ministri Maroni e Tremonti, per trovare una soluzione che ponga fine ad una situazione che potrebbe rivelarsi assolutamente disastrosa. Si potrebbe ipotizzare, per fare un esempio, di “sterilizzare” queste somme senza conteggiarle ai fini del patto di stabilità”, personalmente riterrei più opportuno esigere che le risorse sottratte ai territori dale organizzazioni criminali ritornino nei territori.

Il report datato novembre 2009 del Ministero dell’Interno sui risultati conseguiti da questo governo ci da conto oltre che dello scioglimento di 12 consigli comunali nel corso di questa legislatura, di ben 1.402 milioni di euro recuperati dalle consorterie mafiose al 30 novembre ed afferenti al Fondo Unico Giustizia.

Perchè non esigere che il denaro ed i beni oggetto di sequestro alle organizzazioni criminali (mafia drangheta, camorra etc) siano in tutto, o in parte se eccedenti il fabbisogno, destinati proprio al risanamento di quei comuni in cui tali organizzazioni hanno prodotto il maggiore danno ?

Ed il tutto, per far contento Tremonti, a saldi invariati.

*** – A meno che Tremonti e Maroni non pensino di fare con i  soldi sequestrati ai mafiosi come fecero  i loro avi nell’immediatezza dell’ Unità d’Italia, con il Banco di Napoli, e pertanto li considerino già acquisiti alla Padania.

Manovra, i conti non tornano

Una notizia di pochi giorni fa è quella che secondo la quattordicesima edizione del World Wealth Report, realizzato da Merrill Lynch Global Wealth Management e Capgemini, in Italia nel corso del 2009 il numero dei ricchi è tornato a crescere.
Il medesimo rapporto non dice che, sempre in Italia, in parallelo, il numero dei poveri è continuato a crescere.
Alla fine dello scorso anno, nel nostro Paese gli individui con un patrimonio netto disponibile per investimenti, con esclusione di abitazione primaria, auto, ed altri beni durevoli, di almeno un milione di dollari (sono questi che il rapporto considera ricchi), sono aumentati del 9,2% raggiungendo il numero di 178.800, rispetto ai 163.700 del 2008.
Il rapporto precisa che nel fare questo calcolo non ha tenuto conto dei capitali rimpatriati con lo scudo fiscale.

Tuttavia il numero di milionari italiani appare essere incredibilmente inferiore a quello reale e di molto.

A conforto di tale nostra impressione basterà il saper fare due più due, una volta letta questa altra notizia:

La Procura Regionale della Corte dei conti della Sicilia ha chiesto ed ottenuto dal Presidente della sezione giurisdizionale un provvedimento di sequestro conservativo per un ammontare fino a 31 milioni di euro, un importo pari all’ipotesi di danno erariale configurato nei confronti di quattro manager della Sanità. I destinatari del provvedimento sono gli ex direttori generali della Ausl 6 di Palermo, Giancarlo Manenti e Guido Catalano, il Capo dipartimento, Salvatore Scaduto, e l’ex responsabile del distretto di Bagheria, Lorenzo Iannì.

L’indagine della magistratura contabile riguarda le somme corrisposte per prestazioni non previste nel tariffario regionale ed erogate dalla ex Ausl 6, tra il 2002 e il 2003, in favore delle cliniche Villa Santa Teresa e Atm di Bagheria, allora di proprietà dell’imprenditore Michele Aiello poi arrestato e condannato in appello a 15 anni e sei mesi di reclusione per mafia nel processo sulle cosidette “talpe alla Dda”.

Aiello, Manenti e Iannì sono stati anche condannati a 4 anni e mezzo per concorso in abuso d’ufficio, nell’ambito dell’indagine sull’accreditamento delle cliniche private dell’imprenditore di Bagheria, in regime di assistenza diretta. Beni immobili, titoli, conti correnti ed emolumenti sono stati sequestrati ai quattro manager, in varie parti d’Italia, a conclusione di una operazione congiunta condotta dai Carabinieri dei Nas e dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo.” – tutto l’articolo qui

Ora io non so se ciò significa che i 31 milioni di euro siano la somma da recuperare e/o la somma nella disponibilità dei quattro, certo è che tanto danno i quattro non l’anno procurato gratis, e che i quattro visto le somme in gioco, senza essere ne imprenditori, ne commercianti, ne immobiliaristi, appaiono essere parte con un qualche fondamento della famiglia dei milionari.

Se provate ora a riflettere su quanti altri casi di questo tipo si verificano quotidinamente, non potrete che convenire con me nel ritenere del tutto infondato quel “178.000 milionari” del World Wealth Report

La considerazione finale è che questo paese tollera e si regge su una immensa ingiustizia fiscale. Solo la conoscenza di quanti e chi sono i ricchi può permettere una reale politica di risanamento dei conti pubblici, tutto il resto è una immensa e colossale presa in giro della stragrande maggioranza del popolo italiano.