Ma si può ?

Al via il secondo stralcio di completamento del porto: giovedì la consegna dei lavori, finanziati con 15 milioni di euro, e l’apertura del cantiere

Il sindaco Nicolò Coppola: “dopo un’attesa troppo lunga ed un iter burocratico complicatissimo, sarà un momento storico per la nostra città. Con soddisfazione ed orgoglio invito a partecipare all’evento”

«Dopo un’attesa troppo lunga ed un iter burocratico complicatissimo, giovedì apriremo il cantiere per il secondo stralcio di lavori di messa in sicurezza del porto. Ne siamo davvero orgogliosi e soddisfatti. Trattandosi di un momento storico per la nostra città invitiamo tutti a partecipare poiché l’apertura del cantiere offre, come promesso da questa amministrazione, qualche certezza in più ai castellammaresi». Lo afferma il sindaco Nicolò Coppola annunciando la consegna dei lavori e l’apertura del cantiere del secondo stralcio dei lavori di messa in sicurezza del porto, prevista giovedì 18 agosto, alle ore 10, al castello arabo normanno di Castellammare. «Il contratto d’appalto per il secondo stralcio di completamento dei lavori al porto -prosegue il sindaco Nicolò Coppola-, dopo la registrazione della Corte dei Conti, è divenuto efficace ed il rup ha trasmesso il progetto esecutivo, ultimo atto per procedere con la consegna dei lavori e l’apertura del cantiere». Finanziati con circa quindici milioni di euro, i lavori saranno effettuati dall’associazione temporanea d’imprese Sics. Giovedì mattina alle dieci, al castello arabo normanno, avverrà la consegna dei lavori alla ditta poi l’apertura del cantiere al porto. Saranno presenti: Giovanni Pistorio, assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Girolamo Turano, deputato all’assemblea regionale siciliana, Fulvio Bellomo, dirigente generale del dipartimento regionale delle Infrastrutture, Carmelo Ricciardi, dirigente responsabile del servizio Infrastrutture marittime e portuali del dipartimento regionale delle Infrastrutture, Vincenzo Palizzolo, dirigente generale del dipartimento regionale tecnico dell’assessorato delle Infrastrutture, Giuseppe Pirrello, ingegnere capo dell’ufficio del Genio Civile di Trapani e direttore dei lavori del porto, Gaspare Giuseppe Motisi, dell’ufficio del Genio Civile di Trapani, responsabile unico del procedimento dei lavori del porto, Carmelo Misseri, Bruno Urciullo e F. Ferlito, rappresentanti dall’associazione temporanea di imprese S.I.C.S. S.p.A.– Consorzio Stabile C.F.C. S.r.l. –impresa esecutrice dei lavori del porto.

«Situazione ben diversa per il primo stralcio di lavori di messa in sicurezza, fermi dal 2010 ma voglio essere ottimista poiché la Regione sta facendo redigere il progetto di messa in sicurezza con circa 10 milioni di lavori da realizzare, dopo che è stato sciolto il contratto con la Kostruttiva (ex Coveco). Siamo fiduciosi -conclude il sindaco Nicolò Coppola- che l’iter possa essere portato a termine in maniera quanto più veloce possibile».

Portavoce del Sindaco: Annalisa Ferrante

Porto di Castellammare del Golfo, una questione tra alcamesi

Era il 18 agosto del 2012 e naviganti della domenica alcamesi organizzavano una manifestazione al porto di Castellammare del Golfo per sollecitarne la realizzazione da parte di altri alcamesi impegnati con i soldi sottratti alla realizzazione del porto di Castellammare a realizzare i loro personali “porti” nel triangolo “Bosco d’Alcamo”, “Alcamo Marina” , “Alcamo” per come abbiamo dovuto scoprire solo nel 2016.
Il castellammarese intanto in tutti questi anni da gran furbo, quale ritiene di essere ed è, ha osservato e meditato, lui !

E intanto che meditava, girata la carta, sempre in compagnia di un alcamese andava in Regione ad “ottenere” la ripresa dei lavori del Porto di Castellammare.
Ma come fu o come non fu i lavori non ripresero nemmeno quella volta.

Consiglio Comunale di Castellammare del Golfo, va tutto bene !

A questo giro i consiglieri comunali non si dimettono, vince la buona vecchia politica della mano tesa e della pietà misericordiosa, con sommo gaudio e giubilo della locale ecclesia.
La replica della rappresentazione andata in scena ieri sera è già in programma per subito dopo la prossima operazione della DDA.
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La realtà attuale non è fatta mai di solo bianco o solo nero

figurarsi il passato !

Interessantissima questa lettera dell’avvocato Antonio Coppola, legale della famiglia Mattarella, per le considerazioni che può indurre (in chi è sufficientemente libero ed onesto intellettualmente) a proposito delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Di Carlo su Bernardo Mattarella, padre dell’attuale Presidente della Repubblica, Sergio.
La vicenda scaturisce dal fatto che nell’ambito di un processo per diffamazione il Di Carlo è stato chiamato a rafforzare le tesi sostenute dal querelato con ciò venendo elevato al ruolo di “storico” e “quasi” testimone del tempo, del suo e di quello di Bernardo Mattarella, peraltro non perfettamente coincidenti.

Egregio Direttore,
nell’interesse dei familiari dell’on. Bernardo Mattarella, deceduto nel 1971, rappresento quanto segue, in relazione all’articolo a firma Sandra Rizza, pubblicato il 31 marzo 2016.
Con sentenza del 21 giugno1967 il Tribunale di Roma, pronunciandosi su una querela per diffamazione presentata dall’on. Bernardo Mattarella, ha affermato che lo stesso “ha portato a conoscenza del Tribunale, obiettivamente documentandolo, l’atteggiamento di insuperabile contrarietà alla mafia, assunto e mantenuto nel corso di tutta la sua carriera politica“.
Nella stessa sentenza – confermata dalla Corte di Appello di Roma il 7 luglio 1972 e dalla Corte di Cassazione il 26 giugno 1973- si pone in evidenza “la diversità delle sedi, parlamentare, giornalistica, elettorale, in cui il Mattarella ha espresso sempre in modo inequivoco la sua condanna del fenomeno mafioso e la coerenza alla quale sin dall’inizio e poi per tutto l’arco della sua vita politica, ha saputo improntare tale atteggiamento” e si sottolinea che egli non è “mai entrato in contatto con l’ambiente mafioso da lui, invece, apertamente e decisamente osteggiato nel corso di tutta la sua carriera politica”.
L’avv. Repici, difensore del Caruso in questo giudizio, pur di ritardare la conclusione del giudizio, ricorre alle millanterie attribuite al Di Carlo, raccogliendo presunte dichiarazioni in maniera decisamente anomala ed irrituale, sulla base di un processo penale che non esiste, e nonostante il Giudice della causa attualmente in corso avesse già rigettato la richiesta di testimonianza dello stesso Di Carlo.
Abbiamo provveduto a verificare, agli atti non ancora pubblici del giudizio civile, ormai alle conclusioni, l’intera dichiarazione attribuita al Di Carlo e va detto che si tratta di una somma di palesi fandonie, facilmente confutabili, con significative differenze tra il verbale sintetico e il testo integrale delle dichiarazioni. E’, inoltre, davvero significativo che nelle sue affermazioni il Di Carlo citi sempre persone decedute (dato che chi è in vita potrebbe smentire).
Grottesca l’affermazione che un tempo “i migliori entravano in Cosa Nostra, in modo fisiologico, anche da persone per bene”. Questa inverosimile visione buonista della mafia è formulata per consentire di dire che Bernardo Mattarella “persona per bene” si sarebbe avvicinato alla mafia di Castellammare del Golfo in quanto vi svolgeva la professione di avvocato e le persone anche per bene di un certo peso sociale entravano inevitabilmente nell’ambito della mafia. Il Di Carlo ignora evidentemente che Bernardo Mattarella ha svolto la sua professione di avvocato, sin dall’inizio, a Palermo, dove trasferì anche la propria residenza non ancora trentenne.
Ma, va aggiunto, “nei primi anni sessanta” Bernardo Mattarella, nato nel 1905, non era un “giovane avvocato di Castellammare del Golfo”, avendo fatto parte dei primi due Governi del Comitato di Liberazione Nazionale nel 1944-45 ed essendo in Parlamento, sin dalla Consulta Nazionale del 1945 e dall’Assemblea Costituente, e successivamente facendo parte del Governo.
Aggiunge il Di Carlo che i mafiosi di Castellammare del Golfo avrebbero considerato “successivamente contrario a loro” Bernardo Mattarella (in realtà da sempre: già alle elezioni comunali di quella cittadina, nel 1946 e quindi nel 1958-59, quegli ambienti mafiosi avevano promosso liste civiche e alleanze con gli altri partiti contro la Democrazia Cristiana di Bernardo Mattarella). Questi, secondo la narrazione del Di Carlo –di provincia diversa da quella di Castellammare- si sarebbe allontanato da quegli ambienti a seguito del rapimento del proprio figlioccio Caruso (Antonio), figlio dell’industriale del marmo. Ebbene, il dott. Antonio Caruso, come accertato dalla sentenza del Tribunale di Palermo del 3 ottobre 2013 n. 4089/2013, e come testimoniato dallo stesso in quel giudizio, non era affatto figlioccio di Bernardo Mattarella ed il suo rapimento avvenne pochissimi giorni prima della morte di Bernardo Mattarella, che si trovava ricoverato in clinica, a Roma, per la seconda volta a causa della sua malattia.
Va sottolineato anche che il Di Carlo afferma di avere incontrato, nel ’63-’64, quando aveva poco più di venti anni, l’on. Bernardo Mattarella nell’abitazione di questi a Palermo in piazza “Isidoro” Siculo o in piazza Virgilio, recapiti dove questi non ha mai abitato. Peraltro, dal 1948, Bernardo Mattarella viveva a Roma.
Afferma il Di Carlo, in maniera confusa, approssimativa e contraddittoria, che la famiglia della moglie di Bernardo Mattarella, chiamandosi Buccellato – pur essendo molte le famiglie con questo cognome, con magistrati, insegnanti, professionisti, e così via – siccome esisteva in quella cittadina anche un mafioso con questo cognome, doveva necessariamente avere con costui un collegamento. In realtà il cognome Buccellato è tra i più diffusi dell’intera provincia di Trapani, con nuclei familiari senza alcun rapporto di parentela e che nulla hanno a che vedere fra di loro.
Come si vede il Di Carlo non sa nulla della vita di Bernardo Mattarella.
Afferma, inoltre, il Di Carlo di aver incontrato Piersanti Mattarella “da ragazzo” e che lo incontrava anche “all’epoca dell’Università, in occasione di feste di ambiente universitario”. Ebbene, Piersanti Mattarella dal 1948 viveva ed ha studiato (ginnasio, liceo e università) a Roma, dove si è laureato: è quindi impossibile che il Di Carlo peraltro di sei anni più giovane, possa averlo conosciuto allora.
Aggiunge il Di Carlo che incontrava Piersanti Mattarella ogni anno alla festa che la Principessa di Ganci organizzava nel castello di Solunto e cui avrebbero sempre partecipato prefetti e questori. Anche qui tocca il ridicolo: Piersanti Mattarella si è recato nel castello di S. Nicola l’Arena (e non di Solunto) una sola volta, con i suoi familiari, in occasione di un famoso concerto di Fred Bongusto, come molti altri spettatori paganti. Va aggiunto che la Principessa di Ganci era morta da molti anni!
Ma anche nell’altro articolo della stessa pagina del vostro giornale vi è un’ennesima prova dell’inattendibilità del Di Carlo: affermare, come questi fa, che a provocare involontariamente l’assassinio di Piersanti Mattarella sarebbe stata una presunta confidenza fatta dal Procuratore Pajno per notizie ricevute nella sua qualità di Procuratore della Repubblica di Palermo, si scontra con la realtà. Come è scritto nel vostro stesso articolo, il dott. Pajno ha ricoperto quel ruolo “dalla fine del ‘80 al ‘87” e Piersanti Mattarella, com’è ampiamente noto, è stato assassinato il 6 gennaio 1980, quando Procuratore della Repubblica di Palermo era Gaetano Costa, anch’egli successivamente assassinato.
Davvero singolare questo cosiddetto collaboratore di giustizia che, con tanta disinvoltura, maltratta persino il calendario su tanti punti di queste sue presunte dichiarazioni, fantasiose e – si ripete – incerte e contraddittorie.
Per tutte queste ragioni i familiari dell’On.le Bernardo Mattarella mi hanno conferito l’incarico di tutelare in sede giudiziaria la memoria del loro congiunto, nei confronti di tutti i soggetti coinvolti, in relazione all’articolo apparso questa mattina sul giornale da lei diretto.
Distinti saluti.

Antonio Coppola
Legale famiglia Mattarella

Il seguito con le precisazioni ed i link correlati sta su ANTIMAFIA Duemila