Porto di Castellammare del Golfo: dopo quasi sei anni i rinvii a giudizio

Il che non può che far pensare che alla fine molto probabilmente i castellammaresi non solo non avranno il porto ma nemmeno giustizia.
Apprendiamo infatti da una cronaca di Rino Giacalone (sta qui ) che i Pm Anna Trinchillo e Andrea Tarondo della Procura di Trapani, in questo inizio di 2016, hanno finalmente chiesto il rinvio a giudizio per: Mario Giardina, direttore del cantiere del porto, Leonardo Tallo, direttore dei lavori, Rosario Agnello, legale rappresentante della società consortile Nettuno (della quale faceva parte anche la coop Cea) e Domenico Parisi, rappresentante dell’ATI Coveco, Comesi e Cogem, aggiudicataria dell’appalto.
Ciò di cui dovranno rispondere gli imputati alla fine di tutto questo tempo sembra che sarà solo “frode nelle pubbliche forniture”, non si ha notizia invece di altri capi d’imputazione ne di aggravanti specifiche.
Un po’ poco per indagini che hanno avuto tempi biblici.

No, così non va Veronica !

Ma per favore il Sindaco Coppola non approfitti per cantare ancora una volta all’ex Sindaco Bresciani: “E stata tua la colpa !

Perchè la cosa veramente importante, in fondo, è non farsi cadere le braccia

e continuare ad illudersi che qualcuno un giorno andrà: “In prigione, in prigione !

Per ulterioriori informazioni sul porto di Castellammare del Golfo e sulle vicende relative alla sua costruzione un po’ di link, cliccate
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Riprendono i lavori del porto: toccarsi please !

L’assessore regionale alle Infrastrutture, Nico Torrisi, ha annunciato oggi che non ci sono più ostacoli burocratici per la ripresa dei cantieri per entrambi i lotti di lavori dell’area portuale.

Il primo lotto sospeso per il sequestro dei lavori per l’utilizzo di cemento depotenziato sarà eseguito dalla medesima ditta che aveva eseguito le precedenti opere la CO.VE.CO. quella coinvolta nella recente indagine sul MO.SE.
Resta da realizzare ancora un trenta per cento circa del totale dei lavori preventivati per un ammontare di sette milioni di euro circa.

L’ulteriore prosieguo dei lavori, il cosiddetto secondo lotto, era stato aggiudicato in un primo tempo ad un’ATI (Associazione temporanea di Imprese) costituita da COMES TIGULLIO di Chiavari (Ge), CA.TI.FRA srl di Barcellona Pozzo di Gotto (Me), SEICON srl di Castellammare del Golfo (TP) e CO.GE.TA. srl di Trapani, quest’ultima oggetto di sequestro perchè nella disponibilità di Vito Tarantolo e tramite lui (è la convinzione degli inquirenti) in quelle di Matteo Messina Denaro.

Pertanto dopo la rinuncia dell’ATI aggiudicataria i lavori sono stati aggiudicati alla ditta che seguiva in graduatoria. In questo caso i lavori sono pari a circa quindici milioni e mezzo di euro.

Alla conferenza era presente l’onorevole MImmo Turano.

toccarsi

 

Che amarezza !

Nel leggere certe cose !

Ampunitiiiiii !!!

L’espressione è di origine romanesca, ma qui il termine, anche ed indifferentemente nella versione più asettica di “impunito“, viene definito dal dizionario online “Sabatini Coletti” come aggettivo “Che non ha avuto la debita punizione: delitto i.” e come singolare maschile “Sfrontato,sfacciato: faccia da i.”.

Il caso è quello dei pontili e del lido autorizzati ai piedi del Castello di Castellammare del Golfo , di cui si dice nel comunicato del Comune di Castellammare del Golfo:

Dietrofront del demanio per le concessioni nell’area portuale.

L’assessorato regionale non revocherà quelle già rilasciate.

Il sindaco: “Non possiamo consentire questo sfregio ambientale. Promuoverò ogni altra azione prevista dalla legge”

«Non possiamo consentire lo sfregio ambientale nella zona di cala marina e cala petrolo. E’ un fatto allarmante. Chiederemo un’audizione alla commissione regionale Ambiente, rimarcando l’opportunità della sospensione del rilascio di concessioni demaniali. Promuoverò ogni altra azione prevista dalla legge a tutela del patrimonio paesaggistico. Ho ribadito formalmente la richiesta di ritiro della concessione rilasciata. Su quelle in itinere l’amministrazione esprime la propria ferma volontà, manifestata anche con atti deliberativi della giunta e del consiglio comunale, di sospendere il rilascio di concessioni demaniali su specchio acqueo e terraferma, che creano problemi ai lavori portuali in corso ed a tutela del paesaggio attorno al castello». Lo afferma il sindaco Nicolò Coppola dopo la conferenza di servizi riguardante le concessioni demaniali nel tratto di costa che va dal castello fino a cala petrolo.

Nella precedente conferenza di servizi convocata dal sindaco perché venisse sospeso il rilascio di nuove concessioni demaniali, capitaneria di porto, soprintendenza, genio civile e demanio, avevano ritenuto legittime le richieste dell’amministrazione, concordando sull’opportunità della sospensione del rilascio di concessioni demaniali. In particolare il demanio regionale si era impegnato a verificare “la possibilità di sospendere i procedimenti non ancora conclusi”. Ieri, invece, il responsabile dell’Arta Demanio, Salvatore Di Martino, ha sottolineato che in un particolare caso (pontile sotto castello) “con dispiacere, l’ufficio ritiene non procedibile la richiesta di revoca della concessione rilasciata”. Per le istruttorie in corso, invece, è stata richiesta, entro il 12 maggio, “formale relazione all’amministrazione, sulle ragioni che contrasterebbero con il rilascio delle relative concessioni”. La Regione sembra decisa ad andare avanti: “se le argomentazioni prodotte non saranno ritenute esaustive, l’ufficio procederà all’iter istruttorio, previa comunicazione”. Il presidente del consiglio comunale, Domenico Bucca sta già convocando un consiglio straordinario urgente “a tutela dell’immagine di Castellammare. Non si può svendere e sfregiare l’immagine della città per 3.800 “denari” – ha affermato il presidente del consiglio comunale -. Il demanio non tiene in considerazione il parere negativo della soprintendenza e la mancanza del parere della soprintendenza del mare. Una vera contraddizione: perché per l’approvazione del progetto di messa in sicurezza del porto, il Comune ha dovuto osservare una precisa prescrizione della soprintendenza, cioè la realizzazione del molo soffolto, mentre in questa occasione il demanio ritiene di non dovere tenere conto del parere negativo della soprintendenza, espresso a tutela del paesaggio”.

Portavoce del Sindaco: Annalisa Ferrante

L’unica cosa che ancora resta da stabilire è chi è (o chi sono) gli “impuniti” (e per quanto tempo continueranno ad esserlo) tra funzionari regionali e amministratori e funzionari locali.

Castellammare pontili al castello: non è mica finita qui !

Perchè se è pur vero che il sindaco Coppola è “amareggiato” è anche vero che le decisioni conclusive, (revoca, annullamento, diniego ? Perchè qui qualcuno qualcosa ha rilasciato a torto o a ragione con tutte le eventuali conseguenze giuridiche), dovranno essere prese con altra conferenza di servizi il 23 aprile, e sembra di capire che le stesse conclusioni siano condizionate dalla ri-ri-ri-ri-ri-ri-ripresa dei lavori del porto, il che è tutto dire.

Il sindaco Coppola si dice anche “amareggiato per le insinuazioni e le accuse”, nei suoi confronti, “dal gruppo consiliare Cambiamenti”. E conclude: “Il demanio regionale prende atto di quanto convenuto e si impegna a verificare, anche acquisita la certezza della consegna delle aree oggetto di intervento in appalto relativo alla messa in sicurezza del porto, la possibilità di sospendere i procedimenti non ancora conclusi, pertinenti lo specchio d’acqua portuale. Il 23 aprile si terrà un’altra conferenza di servizi dove saranno prese le decisioni conclusive”.“. da GDS.IT

D’altra parte sembra ancora di capire che non essendosi dotato questo Comune del Piano di Utilizzo del Demanio MarittimoPUDM (o almeno a questa conclusione arrivo io da cittadino che ne cerca un qualche segno della sua presenza sul sito istituzionale), l’ARTA è da supporre agisca ai sensi del punto 6 del suo Decreto del 4 luglio 2011 con il quale si stabilisce un regime provvisorio:

6.  Regime  transitorio
Nelle  more  dell’approvazione  dei  piani  di  utilizzo,  ai  sensi  dell’art. 4, legge  regionale n.  15 del  2  dicembre  2005,  nuove concessioni  demaniali  marittime  potranno  essere  rilasciate  previa  sottoscrizione  di  apposita  clausola,  con  la  quale  il  concessionario si  impegni  ad  adeguare  la  propria  struttura  alle  previsioni  del  piano  nei  modi  e  nei  termini  in  cui  sarà  approvato  dall’ARTA,  e  di  non vantare  alcun  diritto  al  rinnovo  del  titolo  concessorio  ove  l’attività  e/o  struttura  che  ne  forma  oggetto  non  risulti  più  prevista  nel  piano  stesso  o  non  sia  più  comunque  compatibile  con  questo.
Le  concessioni  rilasciate  ai  sensi  del  comma  precedente  devono  rispettare  i  parametri  e  le  disposizioni  contenute  nelle presenti  linee  guida.

A prescindere da tutte le altre considerazioni di natura ambientale e storiche è curioso tuttavia come lo stesso decreto, nella parte seconda, la dove fissa gli indirizzi metodologici, raccomandi che:

In  generale,  i  porti  turistici  non  devono  essere  concepiti  e  gestiti  come  posteggi  di  barche  di  proprietà  dei  residenti, ma devono  rappresentare  una  attrattiva  per  incentivare  flussi  turistici  che  accedendo  dal  mare,  inizino  itinerari  di  fruizione  turistica non  limitati  alle  attrattive  costiere,  ma  che  spazino  su  tutti  i  segmenti  che  compongono  l’offerta  turistica  dell’isola,  da  quello culturale,  a  quello  enogastronomico,  dai  circuiti  tematici  alle  tradizioni  etnoantropologiche.

Evidentemente per i funzionari regionali la normativa continua ad essere come la pelle di quelle parti lì… elastica.

Gaspare Pinco castellammarese dimenticato

Nel post precedente avevo anticipato che sarei ritornato sulla figura di Gaspare Pinco. La statura del personaggio è stata tale che molto materiale è finito negli archivi di polizia e più volte risulta citato in studi e ricerche sia sull’antifascismo che, negli anni successivi alla liberazione, in relazione a vicende legate alle lotte bracciantili.

Di particolare interesse l’appassionato ritratto che ne fa l’avvocato Nino Marino nel suo “FAME DI TERRA E SETE DI LIBERTA’” (Trapani 2009), ritratto che occupa buona parte del quinto capitolo del volume e che di seguito vi ripropongo integralmente:

Da Tunisi a Ventotene

Era del 1910, di Castellammare del Golfo. Morì a Trapani, vittima di un incidente stradale nel 1978.
Conoscevo un po’ alla larga e comunque non molto direttamente Gaspare Pinco. Sapevo che era un comunista, e lo ritenevo un personaggio minore.
Frequentando anche da giovane le sedi del movimento, s’era tra la fine degli anni cinquanta ed i primi dei sessanta, lo vedevo mi pare all’I.N.C.A., l’Ente di
assistenza della CGIL.
Quando entrai nei Partito, di lui non c’era traccia.
Qualche cosa, di straforo, diceva suo figlio, Carlo Marx appunto. Ma presi quel nome come un omaggio al mito.
Nulla di più. Romanticismo un po’ naif, mi pareva.
Ed invece, non lo sapevo, Gaspare Pinco era un desaparecido. Una vita eroica.
Fu raccogliendo carte per scrivere questo racconto, che ritrovai il manoscritto di Filippo Cilluffo che ho citato.
E lessi che:

nella provincia di Trapani la geografia della lotta ha i suoi centri più vivi a Castelvetrano, a Mazara, a Salemi e
sul Belice; i suoi protagonisti sono da un lato i vari Gaspare Pinco o Ignazio Adamo…

Beh, mi dissi, se un fine e colto intellettuale come Filippo Cilluffo fra i tanti cita solo Pinco, ed assieme ad Ignazio Adamo che, vedremo, fu una figura molto
importante, Pinco qualche cosa di serio sicuramente fece.
E andai dal figlio. Che mi narrò la storia e mi confessò, maledetto lui!, che aveva perso gran parte dell’archivio del padre.
Il quale, ve la dico subito, era stato clandestino a Tunisi, confinato a Ventotene, espatriato a Marsiglia, staffetta in Spagna, la tortura nelle galere tunisine gli rovinò per sempre un’anca.
Fu riconosciuto come “perseguitato politico” e ne ebbe la pensione.
e la racconto con le parole di Carlo Marx.
Gaspare Pinco veniva da una famiglia socialista e fu educato sin da ragazzino alla libertà ed a ribellarsi al sopruso. Ad indignarsi. Che è verbo nobile.
Oltre il padre, ad educarlo a questi valori fu un certo Peppino Stabile, uno dei primi comunisti castellammaresi.
Gaspare Pinco si iscrisse al Partito Comunista e ne costruì e sostenne la rete organizzativa durante la clandestinità.
Per fare le riunioni giravano in lungo per arrivare a qualche casolare di campagna. Una volta dovette seguire un compagno perché il luogo del convegno gli era sconosciuto. Arrivati ed entrati che furono, trovò un tizio con il fez in testa. Si sentì tradito e perduto in quella trappola. Se avesse avuto una pistola gli avrebbe sparato.
Ma il compagno che aveva organizzato la riunione lo tranquillizzò subito: “è un trucco per eludere la polizia, il compagno viene da fuori e in qualche modo per non fare insospettire s’è travestito da fascista…
Naturalmente la Polizia prima o poi lo individuò come comunista e, quando la stretta si fece più forte e capì che sarebbe stato arrestato, Pinco espatriò in
Tunisia, dove operava un centro dell’emigrazione politica clandestina.
Vi trovò, fra gli altri, Pietro Bongiovanni che nell’immediato dopoguerra, sarà il primo Segretario della ricostituita Federazione Comunista trapanese.
Lì c’era un gruppo importante dell’organizzazione del Partito Comunista all’estero: il Centro clandestino vi inviò a dirigerlo di volta in volta Velio Spano, Ambrogio Donini e Giorgio Amendola. Dirigenti stabili ne furono Loris Gallico e Maurizio Valenzi, quello che nel 1975 sarà il primo Sindaco comunista di Napoli.
Oltre a dirigere gli emigrati comunisti italiani ed alla fondazione de “Il Giornale” (ma guarda un po’!) e de “L’Italiano”, pubblicati sotto la copertura della “Lega italiana dei diritti dell’uomo”, lavorarono anche alla costruzione del Partito Comunista tunisino.
Non era cosa da poco, se un Tribunale tunisino/francese condannò a morte, per fortuna in contumacia, Velio Spano.
L’importanza del Centro estero tunisino fu nota anche ai fascisti: nel 1937 la sua sede, che agiva come il “Circolo Popolare Garibaldi” subì un assalto squadristico da parte di “cadetti e marinai fascisti” (c’era anche un’emigrazione legale) che uccisero il comunista Giuseppe Miceli.
A Tunisi Gaspare Pinco cominciò a fare “il rivoluzionario di professione”.
La cosa funzionò finché in Francia, della quale la Tunisia era colonia, ci fu un clima respirabile. Poi le cose si complicarono, e comunque sempre semiclandestini erano. Ad un certo punto fuggì dalla Tunisia. E si recò a Marsiglia.
Lì il Partito lo fece lavorare in un centro, semiclandestino anch’esso, che organizzava il valico in Spagna dei Volontari che arrivavano da tutto il mondo
per andare a combattere per la libertà e contro il fascismo.
I più arrivavano da tutto il mondo a Parigi, al Centro organizzato da Teresa Noce, la compagna di Luigi Longo, il Comandante Gallo, che invece era già in Spagna,
ricevevano un primo inquadramento logistico ed organizzativo e venivano mandati a Marsiglia.
Qui Pinco, assieme ad altri, li organizzava, li forniva del necessario, e li accompagnava in Spagna attraverso le clandestinità delle frontiere.
E come mai non ci restò in Spagna, Gaspare, a sparare ed a rischiare la pelle? Mi chiederete. Beh, una risposta ce l’avrei: per andare in Spagna ci voleva
coraggio, certo. Per organizzare in clandestinità quelli che ci andavano, oltre che il coraggio, occorrevano capacità e soprattutto affidabilità.
Fu Togliatti stesso, l’Alfredo inviato nel 1937 in Spagna dall’Internazionale Comunista come consigliere del Partito spagnolo, a sollecitare il rafforzamento
dell’invio dei Volontari per le Brigate Garibaldi.
Bene, per quel che ho capito, Gaspare Pinco fu un personaggio verso il quale i capi ebbero estrema fiducia.
Il centro comunista a Marsiglia subì poi l’intervento repressivo della Polizia francese. La “grande democrazia occidentale”, assieme all’Inghilterra, s’era dichiarata neutrale dinanzi alle prove generali del nazifascismo.
Speravano che, dopo la Spagna, toccasse all’URSS.
Gaspare Pinco fu condannato ed espulso.
Di tornare in Italia non se ne parlava. Sarebbe stato arrestato e spedito in galera.
Da Marsiglia s’imbarcò per Tunisi, dove era stato ricostituito il Centro estero, ma non vi poteva sbarcare, perché era stato schedato durante il primo soggiorno.
La nave arrivò ed attraccò, ma Pinco non scendeva: “mio padre stette accucciato sotto una scialuppa da dove poteva vedere la coppia di gendarmi che faceva la guardia: su e giù, giù e su per il molo. Ne contò accuratamente e più volte i passi e capì quando poteva scendere senza essere visto. Così fece e sbarcò per la seconda clandestinità a Tunisi. Sembra un film.
Ed in qualche film, infatti, quelle vite dovrebbero essere raccontate.
Poi fu nuovamente arrestato. Nelle prigioni tunisine fu selvaggiamente picchiato, condannato per la seconda volta ma ora spedito direttamente in Italia, dove
l’aspettava la Polizia fascista: processo, carcere e poi confino.
A Ventotene.
Assieme a Sandro Pertini, Umberto Terracini, Camilla Ravera, Mauro Scoccimarro, Luigi Longo, Altiero Spinelli….(Terracini e Ravera per vero erano tenuti in disparte…), insomma quelli che erano i capi dell’antifascismo, e poi diventeranno i capi della Resistenza e della Repubblica.
Presso l’Archivio Centrale dello Stato storici o giornalisti potrebbero reperire un voluminoso fascicolo intestato a “Pinco Gaspare”, alias “Pucci” nome delle sue battaglie clandestine. Io non ho il tempo, né l’attitudine.
Io racconti faccio. Tra un’Udienza ed un’altra…
A causa delle sue condizioni di salute conseguenti alle torture tunisine, a Ventotene fu ricoverato più d’una volta presso infermerie di fortuna. Ottenne di recarsi per un breve periodo di cura a Trapani, dove la moglie faceva la sarta.
Durante il soggiorno trapanese lo colsero lo sbarco degli americani, il 25 Luglio e la caduta –almeno qui- del regime fascista.
Si mise in contatto con quel che c’era del Partito, assieme a Pietro Bongiovanni che abbiamo già visto con lui a Tunisi, e ne divenne uno dei dirigenti.
Scelse, fu scelto per il fronte più caldo e decisivo della battaglia democratica in Sicilia e nella Provincia di Trapani. Fu mandato a dirigere la Federbraccianti. Per capire: numero uno il Segretario della Federazione del Partito, numero due il Segretario Provinciale della CGIL.
Numero due bis il Segretario Provinciale della Federbraccianti, il potente sindacato dei contadini tout court, poveri o meno poveri che fossero, senza o con un piccolo fazzoletto di terra.
Le occupazioni delle terre quindi.
Ancora a diversi e diversi anni di distanza -racconta Carlo Marx Pinco- mio padre era morto da tempo, mi capitava sia a Vita che a Salemi dove andavo per ragioni del mio lavoro, di presentarmi come Pinco appunto, e subito mi si chiedeva se fossi figlio di quel Pinco che ricordavano per averli accompagnati e difesi nell’occupazione di un feudo e nella divisione di un prodotto”.
Fu eletto nel 1952 Consigliere Comunale a Trapani nella lista unitaria di sinistra della “Rinascita”. Aveva da poco fondato nella Trapani più sconosciuta al P.C.I., quella attorno alla Via Fardella, una Sezione intitolata a Santi Milisenna, un comunista ennese, uno dei primi capilega contadini a cadere, nel ’44, sotto le lupare congiunte, quelle vere e quelle metaforiche, di mafiosi ed agrari.
Pinco in quelle elezioni non era nella testa di lista, capeggiata da Simone Gatto e Leonida Mineo, che lascerà il Consiglio nel 1957. E perciò l’elezione dovette
guadagnarsela grazie alla popolarità: va ricordato che Pinco era da appena nove anni a Trapani, che veniva da Castellammare e dalla clandestinità.
Tra gli altri, nella “Rinascita” fu eletto Nicola Badalucco.
Badalucco allora dirigeva la Federazione socialista.
Poi, nel 1958, andò a Roma dove fu redattore dell’“Avanti!”. Approderà quindi al cinema, prima come sceneggiatore di Luchino Visconti e di altri importanti
registi, poi regista egli stesso. Fu tra gli sceneggiatori di Florestano Vancini nel “Bronte: cronaca di un massacro”, il primo ed immediato massacro di contadini nell’Italia appena consegnata ai Savoia. Quest’estate, incontrandolo, e parlandogli di questo mio racconto, sbottò che “Bronte” non solo era stato dimenticato, ma
che non se ne riesce a trovare nemmeno la copia.
La lista della Rinascita in quelle elezioni conquistò la maggioranza relativa con undici seggi. Fu l’ultimo sussulto di una certa Trapani di sinistra e laica. La
formazione cittadina della “Barca a vela” di Paolo D’Antoni, -più in là ne parlerò- che univa pezzi di borghesia laica delle professioni e del commercio, ebbe
sette seggi. Ma la soluzione era già dietro l’angolo: la Democrazia Cristiana nelle stesse elezioni, nonostante i nove seggi del M.S.I., balzò dai precedenti tre a sette consiglieri.
Poi venne il 1956, e Pinco entrò in rotta di collisione con la Federazione.
L’occasione fu l’Ungheria. Mio padre, me mi chiamò Carlo Marx, non Baffone: per quanto strano possa sembrare, Stalin, mi diceva, non l’aveva mai potuto sopportare. Ribelle com’era alla prevaricazione ed al sopruso, quel metro quadrato di medaglie sopra quel petto, gli pareva il massimo, quanto ad arroganza. Ma sull’Ungheria, nella Federazione di Trapani andò oltre la linea.
L’Avvocato Vincenzo Orlando che frequentò da giovanissimo a lungo le stanze della Federazione, con ruoli anche di primo piano, la ricorda così la cosa:
Pinco era un combattente, aveva già una storia. Era uno, come Gaspare Panicola di Campobello di Mazara come Nino Oddo di Erice, dell’ala dell’intransigenza quasi settaria, guardava a Mauro Scoccimarro, detestava Giorgio Amendola…Non parliamo dei mugugni quando cominciò a venir su Enrico Berlinguer…Nel Comitato Federale assumeva le posizioni più dure. Per l’Ungheria non solo solidarizzò con i sovietici, ma quasi aspettava che i carri armati da Budapest facessero qualche migliaio di chilometri più a sudovest…
La cosa probabilmente fu più profonda. Non si trattò solo dell’Ungheria, ma, a guardare anche le altre, contemporanee storie, si trattò anche dei feudi.
Forse non è un caso che Filippo Cilluffo faccia il nome di Pinco assieme a quello di Ignazio Adamo, il capo delle lotte contadine e la caduta più illustre del
cambiamento di linea che vi narrerò più avanti.
Gaspare Pinco venne rimosso dalla Segreteria della Federbraccianti.
Si mise a lavorare al Mercato Ortofrutticolo. Allora non c’era l’antimafia urbana, gli occhi non erano puntati su aste ed astatori, sul meccanismo estorsivo delle
mediazioni tra il contadino -sempre a quel mondo, guarda caso, Pinco rimase legato!- ed il mercatante.
Pinco però capì la cosa. Se ne uscì. Tornò a lavorare per un breve periodo prima presso l’I.N.C.A, quindi all’Alleanza Contadini.
Poi -la testa gli era rimasta là, dove c’era il marcio della sopraffazione mafiosa- poi si dedicò al Mercato Ortofrutticolo democratico, la S.C.O.T. (una struttura di intermediazione a forma cooperativistica) fondato, presieduto ed amministrato da Ignazio Adamo, al cui nome, dopo la morte, fu titolato.
Ma questa –come si dice- è un’altra parte della storia del movimento democratico della provincia di Trapani.
Sconosciuta.
Cosa rimane? Quel poco che sono riuscito a raccogliere, quel meno che sono stato capace di raccontarvi.
Ma rimane un monumento, la gloriosa e mitica “Guzzi 500”, di proprietà della CGIL trapanese, a bordo della quale fra trazzere, imboscate, lupare e manette i
compagni si scatenavano –cioè: “si toglievano le catene”- a tutto gas per raggiungere, organizzare e dirigere i contadini in lotta. Furono tanti, oltre che Gaspare Pinco, a smanettare quella “Guzzi”.
Carlo Marx l’ha comprata, e gli sta costando un occhio della testa, mi dice, di recuperarla e di rimetterla in funzione.”

Bollettini della vittoria ieri ed oggi

Quello “firmato Diaz” con cui si annunciava che gli austriaci erano battuti
e quello con cui l’alter ego del sindaco comunica che abbiamo battuto “la merda”.

« Comando Supremo, 4 novembre 1918, ore 12

La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta.

La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuno divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una czeco slovacca ed un reggimento americano, contro settantatré divisioni austroungariche, è finita.

La fulminea e arditissima avanzata del XXIX Corpo d’Armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l’irresistibile slancio della XII, della VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente.

Nella pianura, S.A.R. il Duca d’Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.

L’Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell’accanita resistenza dei primi giorni e nell’inseguimento ha perduto quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinquemila cannoni.

I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza.

Il capo di stato maggiore dell’esercito, il generale Diaz »”

E qui il bollettino della vittoria dell’alter ego del Sindaco di Castellammare del Golfo

UNA TANGIBILE TESTIMONIANZA DI UNA AMMINISTRAZIONE CHE LAVORA PER IL ” BENE COMUNE “.

Per un carattere di informazione nei confronti di tutti i cittadini e per un dovere, teso ad offrire una doverosa, tangibile testimonianza, di come importanti lavori pubblici, nel più alto senso del rispetto e dello sviluppo del ” bene comune”, siano stati risolti e altri siano in cantiere o in via di sviluppo o di progettazione , sono lieto di riportare , di seguito, una nota al riguardo , fattami pervenire dal Capo del 3° Dipartimento dell’ Amministazione, da me presieduta:

“Dopo l’intervento risolutivo di riqualificazione ambientale della zona retrostante il Castello, con la restituzione alla balneazione per tutti i cittadini di Cala Marinella, l’attenzione dell’ Ufficio dei Lavori Pubblici si e’ spostata sulla area portuale, diventata nel tempo sempre piu’ e soprattutto in estate, una fogna a cielo aperto, sgradevole e maleodorante. Con un lavoro di squadra, tra l’Amministrazione Comunale, Ufficio Tecnico, Suap e Polizia Municipale, sono stati individuati numerosi scarichi fognari di Attivita’ Commerciali, il cui recapito finale non era il pennello a mare ubicato oltre il molo foraneo, ma la cala marina stessa .
I lavori eseguiti dalla ditta Di Giorgi di Alcamo, sotto la direzione del geom . Stabile e coordinati dal Responsabile dell’ Ufficio Tecnico LL.PP. Ing. Simone proseguiranno nelle prossime settimane per individuare eventuali ulteriori antichi scarichi fognari realizzati in via Zangara in cuniculi sotterranei naturali in cui poterebbero caricare ( anche all’insaputa dei proprietari ) anche case di civile abitazione realizzate nel secolo scorso che prospettano sulla stessa via Zangara.
Nel frattempo procedono, a ritmo serrato tutte le attivita’, propedeutiche per la costruzione del depuratore in caverna da ubicare alla radice del molo foraneo , attualmente sono in corso le indagini geologiche e geotecniche prescritte dal dipartimento dell’ Universita’ di Palermo.

A titolo personale voglio ringraziare ed elogiare la grande sensibilita’ e l’amore per questo paese, dimostrato da tutti : Sindaco , Giunta e Consiglio Comunale , che pur, nello scontro dialettico a volte anche duro che appartiene alla politica , in un momento cosi importante per la vita del nostro paese, nell’interesse esclusivo del progresso e dello sviluppo, tutti insieme hanno detto sì , ognuno per le proprie competenze , a portare avanti un nuovo progetto del cimitero maturato di recente dall’ufficio che rappresento e che immediatamente e’ stato sottoposto all’attenzione dell’ Amministrazione Comunale .
Il progetto è veramente ambizioso, in quanto prevede che entro quattro anni potremmo dare un volto nuovo al nostro Cimitero, risolvendo definitivamente l’annoso problema delle salme a deposito preso tombe di terzi. In un prossimo futuro potremo fattivamente assegnare i loculi a tutti gli anziani e riservarne alcuni per chi appena deceduto e non ha nè tomba, nè loculo. Ma questo progetto prevede anche la manutenzione dei porticati , delle vecchie tombe e di quant’altro risulta degradato.
A titolo personale, sicuro di interpretare il pensiero di tutti i Castellammaresi e di quanti vorrebbero diventarlo, ringrazio Amministratori e Consiglieri tutti che si sono adoperati per la rinascita del Cimitero di questo paese che ovunque rappresenta l’anima di se stesso. Ma prima di tutto ringrazio i miei collaboratori dell’ufficio che con spirito di sacrificio e grande passione , hanno consentito dal 29 Novembre, data dei lavori del Consiglio al 4 Dicembre data di approvazione di tutti gli atti da parte della Sindaco e della Giunta , di redigere uno studio di fattibilita’ che ha consentito l’ immediata pubblicazione dell’ Avviso Pubblico per la vendita dei loculi . Ringrazio tutti per quello che insieme , oltre al Cimitero e oltre alla Metanizzazione , insieme possiamo ancora fare per lasciare ai nostri figli, in condizioni migliori di come ce lo hanno lasciato i nostri padri, un paese che tutti amiamo, ma che forse ha bisogno di essere amato ancora di piu’ da parte di tutti noi cittadini “.

IL RESPONSABILE DEL III SETTORE
Ing. Simone Cusumano