Tante Italie

Ma si diciamolo, oggi il riconfermato Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano conferirà l’incarico per la formazione di un nuovo governo per il Paese e una certa Italia (oggi maggioritaria) sarà contenta!

Perchè che lo si voglia o meno, che lo si accetti o meno, c’è una Italia ansiosa che vuole essere certa che in cabina, alla guida del treno su cui viaggia ci sia qualcuno, un macchinista preferibilmente esperto. A questa Italia importa poco chi esso sia (ce ne son tanti macchinisti disponibili su piazza), se esso sia di destra di centro di sinistra o tutte e tre le cose insieme. E’ un’Italia che ha necessità di conferme, di rassicurazioni, di certezze. E’ un’Italia di cui un’informazione ansiogena sia che tratti di cronaca, di economia, di politica o anche semplicemente del tempo, contribuisce ad alimentare gli stati di ansia e di insicurezza.

C’è poi l’Italia della “differenziata”, quella pignola ed anch’essa insicura del “qui va l’umido, qui la carta e lì la plastica“, quella che, alla ricerca di certezze e di segni per mantenere l’orientamento, pretende rispetto dei ruoli, e coerenze tra enunciati ed azioni. Per questa Italia “questo è destra e sta qui, questo è sinistra e deve stare lì” oppure in modo ancor più più manicheo “questo è il male, quest’altro è il bene e vanno tenuti distinti“, onde evitare contaminazioni e dimenticando che anche “il male” è parte della realtà, è ineliminabile dall’oggi al domani ed ha la medesima legittimazione popolare del “bene“. Ma se gli si mettono in discussione tali certezze, allora anche questa Italia va in tilt perchè teme di smarrirsi e di rischiare di non trovare più la retta via. E’ un’Italia che ha paura di se stessa di quell’altro da se che teme riaffiori da un momento all’altro.
C’è l’Italia poi del “sono tutti uguali“, quella che si autoassegna un ruolo “altro ed oltre“, l’Italia che finge di stare fuori e da li di potere osservare senza sporcarsi le mani in attesa della bancarotta, del giudizio universale e della palingenesi. E’ l’Italia del “tanto peggio, tanto meglio“, del “sono tutti morti“. E’ l’Italia “disperante” ma non necessariamente “disperata”.
E poi ci sono io.

Test Friuli Venezia Giulia dopo l’ennesimo atto del golpe bianco

Oggi domenica e domani lunedì, il Friuli Venezia Giulia è chiamato alle urne per eleggere il Presidente della Regione e 47 consiglieri regionali.
Sono 1.099.336 i friulani chiamati alle urne i quali dovranno esprimersi anche per il nuovo Presidente e il consiglio della provincia di Udine e di altri tredici comuni e due referendum.
I seggi sono aperti da oggi 21 aprile alle ore 8 e lo saranno fino alle 22 per riaprire alle 7 di domani 22 aprile e chiudere alle 15.

Qui l’elettore ha facoltà di votare un candidato e la lista, anche non direttamente collegati fra loro, ovvero può votare un candidato e una lista in cui esso non è compreso.
I candidati a Governatore sono quattro: Renzo Tondo per il centrodestra, che è anche il Presidente uscente, Debora Serracchiani per il centrosinistra, Saverio Galluccio per il Movimento 5 Stelle e Franco Bandelli per la lista civica “Un’altra regione” vicina al centrodestra.
Per quel che riguarda le coalizioni non sono le stesse presentatesi alle elezioni di febbraio 2013: la coalizione di centrodestra è formata da PdL, Lega Nord, La Destra e UdC, che alle politiche aveva appoggiato la lista di Scelta Civica.

Nessuna lista per Scelta Civica di Mario Monti.

Avrebbe potuto anche esserci Marino Andolina, capo lista di “Sinistra”, lista sostenuta da Rifondazione Comunista e dal Partito dei Comunisti Italiani, ma la sua candidatura è stata bocciata per carenza di firme. In corsa ci sono ben più di 500 candidati suddivisi in 13 tra partiti e liste.

Regione autonoma il Fruli è, l’unica a pagare da sola la sanità senza fondi statali ed è impegnata a costruire da sè la terza corsia dell’autostrada A4. Regione che si può definire virtuosa: con il ‘taglio’ delle spese, il numero dei consiglieri da eleggere è calato da 59 a 49.
Qualunque sia l’esito, la stabilità politica è certa, grazie a una legge che assicura un consistente premio di maggioranza – 29 consiglieri – al vincitore che raggiunge il 45% dei voti mentre come è più probabile in caso di affermazione sotto il 45%, i consiglieri di maggioranza scendono a 27.
Infine, soglia di sbarramento al 4%.
Non è previsto ballottaggio.

Qui il M5s alle politiche di febbraio è stato primo partito in regione con il 27,2% alla Camera.

Quanto alle coalizioni IBC ha fatto il 27,5% (Pd 24,7%, SEL 2,5%, CD 0,3%), il CDX il 28,0% (PDL 18,6%, LN 6,7%, FdI 1,8%, LD 0,7%, Altri 0,1%), M5S il 27,2 e Scelta Civica il 12,8% (Monti 10,8%, Udc 1,6% FL 0,5%), Altri 4,4%.

Anche qui come avvenuto già in Sicilia e poi per le politiche di febbraio, Beppe Grillo a bordo di un camper ha dato vita ad un intenso tour elettorale con partecipatissimi comizi nelle piazze e incontri con associazioni ed imprenditori del posto.

I sondaggi eseguiti dopo le politiche di febbraio non riportano variazioni significative tali da uscire dal margine di errore statistico proprio di tali rilevazioni e delineare in modo netto un qualsiasi trend.

Dopo la débâcle del Pd nella vicenda dell’elezione del Presidente della Repubblica il Friuli assume un po’ la veste del laboratorio in cui verificare dal vero al di fuori dei social network e dai salotti televisivi la lettura che il paese reale da di tali vicende e dei comportamenti dei diversi protagonisti.

Qui tutto, o quasi, è possibile dalla riconferma della guida di centro-destra al fatto che la regione diventi la prima ad essere targata M5S. Assai più improbabile appare che Debora Serracchiani possa essere il prossimo governatore.

Castellammare del Golfo: sequestro di beni da 6 milioni di euro

La Guardia di Finanza di Palermo ha sequestrato a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, un elegante complesso turistico-alberghiero, attività commerciali e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di circa 6 milioni di euro, in esecuzione di un provvedimento emesso dal Tribunale di Trapani su richiesta della Procura di Palermo. Interessato dal provvedimento di sequestro è un imprenditore di 64 anni, originario di Castellammare del Golfo, condannato nel 1998 per associazione di stampo mafioso e per danneggiamento aggravato dal metodo mafioso e sottoposto l’anno successivo alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno per 3 anni e sei mesi, oltre al sequestro di beni immobili e quote societarie.
Le indagini economico finanziarie concluse dal Gico del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo hanno dimostrato come, in concomitanza del sequestro patrimoniale a suo tempo disposto nei riguardi dell’imprenditore, quest’ultimo abbia trasferito, solo formalmente, la titolarità di società ed aziende ai figli, all’epoca poco più che ventenni, che negli anni successivi hanno compiuto diverse operazioni d’investimento, fra cui la costruzione di un villaggio-residence.
La simulazione di tali trasferimenti, e quindi la riconducibilità all’imprenditore delle ulteriori operazioni aziendali realizzate negli anni dalle società formalmente intestate ai figli, è emersa sia per l’attiva e costante partecipazione del soggetto ad importanti atti di gestione delle aziende stesse, che ne hanno confermato il ruolo di effettivo proprietario, sia per le limitate capacità reddituali autonome dei figli al momento dell’acquisizione.
In aggiunta alla diretta riconducibilità del patrimonio all’imprenditore, le indagini delle Fiamme Gialle hanno fatto emergere la evidente sproporzione fra l’entità degli investimenti economico – finanziari effettuati ed i redditi ufficialmente percepiti, tale da far ritenere che il patrimonio posto sotto sequestro sia stato conseguito grazie al reimpiego di proventi illeciti.
Tra i beni colpiti dal provvedimento, oltre al “resort” composto da 13 mini appartamenti a schiera e piscina, figurano la relativa società di gestione, attività di bar e pasticceria in Castellammare del Golfo, nonché disponibilità finanziarie, tra le quali conti correnti e depositi a risparmio.

*** Update

L’elenco dei beni del sequestro Palmeri

Questo l’elenco dei beni finiti sotto sequestro. Si trovano tutti a Castellammare del Golfo.

Società Grotticelli di Nicola Palmeri con sede in via Pompei.

Hotel Residence Grotticelli in contrada Grotticelli-Buonriposo.

Società “New age” di Anna Maranzano con sede in via Firenze.

Società “Produzioni del golfo srl” con sede in via Firenze.

Bar-pasticceria “Le capannelle”, in contrada Gemmadoro.

Ditta individuale “Palmeri Leonardo”, con sede in via Pergola.

Ditta individuale “Palmeri Nicola”, con sede in via Pompei.

Libretti e depositi bancari per 5 mila euro.

*** Update

“E’ importante sentire la rassicurante presenza dello Stato”.
Il sindaco Marzio Bresciani interviene sul sequestro di beni, per sei milioni di euro, ad un imprenditore di Castellammare, condannato per mafia.

Plauso alla Magistratura ed alle Forze dell’Ordine del sindaco Marzio Bresciani che interviene sull’operazione con cui la Guardia di Finanza, dopo il provvedimento emesso dal Tribunale di Trapani, su richiesta della Procura di Palermo, ha sequestrato, per un valore di circa sei milioni di euro, un complesso alberghiero, attività commerciali e disponibilità finanziarie, di un imprenditore di Castellammare del Golfo, condannato nel 1998 per associazione di stampo mafioso. «E’ importante, per tutti noi castellammaresi, sentire la rassicurante presenza dello Stato sul nostro territorio -afferma il sindaco Marzio Bresciani-. Infliggere duri colpi alla mafia, con maxisequestri e smantellamenti di gruppi malavitosi, è essenziale per contrastare il radicamento dell’illegalità. Per questo, a nome dell’amministrazione comunale e dell’intera cittadinanza, esprimo vivo apprezzamento e piena condivisione, per l’importante lavoro in difesa della legalità, che Magistratura e Forze dell’Ordine stanno svolgendo nel nostro paese».

IL PORTAVOCE DEL SINDACO
(Annalisa Ferrante)

Le mani di Matteo Messina Denaro sul porto di Trapani, il ruolo di Antonio D’Alì

“IL RUOLO DI ANTONIO D’ALÌ, EX PRESIDENTE DELLA PROVINCIA
Trapani e i maxi appalti per la Coppa America
Sequestrata una parte del porto: sarebbe stato costruito da imprenditori legati al boss Matteo Messina Denaro

Una parte del porto di Trapani sarebbe stato costruito da imprenditori legati al boss latitante di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro. Per questo il questore ha ottenuto dal tribunale il sequestro di una parte dello scalo marittimo oltre a diverse società che – attraverso prestanome – sarebbero riconducibili al mafioso più ricercato d’Italia. E perché l’appalto da 46 milioni di euro assegnato in vista della regata del 2005 della “America’s cup” sarebbe stato pilotato proprio dalle cosche. Si tratta di un provvedimento giudiziario clamoroso, che non ha precedenti. Al centro delle indagini condotte da Giuseppe Linares ci sono Francesco e Vincenzo Morici, titolari di numerose aziende e risultati in legami strettissimi con Messina Denaro. E nelle carte processuali è ben delineato anche il ruolo di Antonio D’Alì, ex presidente della provincia di Trapani ed ex sottosegretario nel governo Berlusconi, attualmente sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa.
Fiorenza Sarzanini

da Corriere.it

“Mafia, scoperte altre società di Messina Denaro
Scatta un sequestro di beni da 30 milioni di euro
Polizia e Guardia di finanza hanno individuato un reticolo di imprese che sarebbero riconducibili all’ultimo grande latitante di mafia. Gli interessi del padrino trapanese nei lavori all’interno dei porti
di SALVO PALAZZOLO

Dal 1993 sembra imprendibile, ma continua a fare affari in Italia e all’estero. Il superlatitante trapanese Matteo Messina Denaro ha escogitato un nuovo lucroso business, quello dei lavori all’interno dei porti. Ne sono convinti gli investigatori della Divisione Anticrimine della questura di Trapani e i finanzieri del nucleo di polizia tributaria: questa mattina, hanno fatto scattare un sequestro da trenta milioni di euro, che riguarda l’impero di due insospettabili imprenditori edili siciliani, Francesco e Vincenzo Morici, padre e figlio, ufficialmente i titolari di cinque società che gestiscono appalti importanti. L’ultimo, all’interno del porto di Trapani, riguarda una ristrutturazione da 40 milioni di euro, aggiudicata a un’associazione temporanea di imprese di cui fa parte anche la “Società italiana dragaggi spa”, un vero colosso nel settore.

Il provvedimento “di sequestro anticipato ai fini di confisca” firmato dalla sezione Misure di prevenzione di Trapani sostiene adesso che i Morici farebbero parte del “cartello” di imprese legate al latitante Matteo Messina Denaro. Le indagini dicono che i Morici furono utilizzati prima dal vecchio capomafia di Trapani, Vincenzo Virga, poi dopo il suo arresto, dal reggente che lo sostituì, Francesco Pace. Con la benedizione di Messina Denaro, che era interessato al condizionamento degli appalti più importanti della provincia.

Le indagini – coordinate da Giuseppe Linares, il dirigente di polizia che per anni ha dato la caccia al superlatitante –
hanno ricostruito il reticolo societario che faceva capo ai Morici: è costituito soprattutto da imprese costituite a Roma. Il sequestro è stato disposto per la “Morici Francesco e c. sas”, la “Morici immobiliare”, la “Coling spa”, l’impresa individuale Morici Vincenzo e l’impresa individuale Morici Francesco. Il provvedimento riguarda anche nove partecipazioni societarie, 142 beni immobili e 36 rapporti bancari.
(09 aprile 2013)

da La Repubblica

09/04/2013 –
Stretta su Matteo Messina Denaro,
sequestro da 30 milioni a due imprenditori

Nel mirino Francesco e Vincenzo Morici, ritenuti legati al boss latitante di Castelvetrano. Oltre a 6 società nel provvedimento anche 142 immobili, 37 beni mobili registrati, 36 conti correnti e rapporti bancari e 9 partecipazioni societarie. Blitz in Sicilia, Roma, Milano, Gorizia e Pordenone. Il procedimento legato al processo a carico del senatore del Pdl Antonio D’Alì

TRAPANI. Sei società degli imprenditori trapanesi Francesco e Vincenzo Morici (padre e figlio), ritenuti legati al boss latitante Matteo Messina Denaro, sono state sottoposte a sequestro anticipato su disposizione della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani e su proposta del questore Carmine Esposito, a conclusione di accertamenti compiuti dalla Divisione anticrimine della Questura e dal Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza.
Il valore dei beni sequestrati ammonta complessivamente ad oltre trenta milioni di euro. Oltre alle 6 società figurano anche 142 immobili, 37 beni mobili registrati, 36 conti correnti e rapporti bancari e 9 partecipazioni societarie. I provvedimenti sono stati eseguiti a Trapani, Roma, Milano, Gorizia e Pordenone.
La proposta del questore (accolta dal Tribunale) si basa sulle carte processuali del procedimento per concorso esterno in associazione mafiosa a carico del senatore del Pdl Antonio D’Alì, in corso di svolgimento dinanzi al gup di Palermo.
In occasione della “Louis Vuitton Cup – Act 8 -9″, il gruppo imprenditoriale dei Morici si sarebbe accordato con Cosa Nostra per aggiudicarsi la gara relativa ai lavori di strutturazione del porto di Trapani (importo a base d’asta: 46 milioni di euro). Dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni rese dai vari indagati, sarebbe emersa l’esistenza di intese con il boss mafioso Francesco Pace (capomafia di Trapani), il senatore D’Alì ed imprese partecipanti, per favorire i Morici nell’aggiudicazione e per utilizzare materiali non conformi, tali da alterare la stabilità dell’opera nel tempo.”

da GDS.IT

Arrestato il sindaco di Montelepre ed altri 36 nell’ambito di un’operazione anti-mafia

“Blitz dei Carabinieri per disarticolare un nuovo ‘super mandamento’ di Cosa nostra, quello di Camporeale, “capace di imporsi con la forza – dicono gli investigatori – sulle altre articolazioni mafiose palermitane”.
Dall’alba centinaia di militari dell’Arma sono impegnati nell’operazione antimafia; 37 gli arresti.

Giacomo Tinervia

Giacomo Tinervia, sindaco di Montelepre

C’è anche il sindaco di Montelepre Giacomo Tinervia tra le 37 persone arrestate stamane dai carabinieri. Tinervia, eletto in una lista civica di centrodestra, è accusato di concussione e concorso in estorsione; secondo gli investigatori avrebbe avuto stretti rapporti con il capomafia del paese Giuseppe Lombardo, anche lui tra gli arrestati.
L’indagine, condotta dai Pm della Dda Francesco Del Bene, Sergio De Montis e Daniele Paci, ha documentato numerosi episodi di estorsione ed anche la preparazione di un omicidio attraverso un’intercettazione ambientale.
La costituzione del nuovo supermandamento e la riorganizzazione interna all’organizzazione era stata affidata a una sorta di manager di Cosa Nostra, anche lui arrestato oggi: Antonino Sciortino, 51 anni, un allevatore di Camporeale tornato in libertà nel 2011 dopo essere stato detenuto al regime del 41 bis.
Seguendo le sue mosse, i carabinieri del gruppo di Monreale hanno ricostruito gli organigrammi del supermandamento e i suoi interessi, compresi i collegamenti con i “cugini” d’oltreoceano in Usa.
Le indagini hanno fatto luce su diversi casi di ‘pizzo’, ma anche su una serie di furti di bestiame destinato alla macellazione clandestina. Il nuovo “super mandamento” per affermare la sua posizione di predominio aveva gia’ cominciato a uccidere. Gli inquirenti hanno ricostruito un recente caso di ‘lupara bianca’, con il sequestro e il successivo omicidio della vittima.”

da Rainews24

Il sindaco di Montelepre
I pubblici ministeri Francesco del Bene, Sergio Demontis e Daniele Paci hanno chiesto e ottenuto l’arresto non solo per i boss, ma anche per un insospettabile. E’ il sindaco di Montelepre, il paese divenuto celebre per le gesta del bandito Salvatore Giuliano: Giacomo Tinervia è finito in carcere con l’accusa di estorsione e concussione. Sono state le intercettazioni ad incastrarlo. Ma i carabinieri non seguivano lui, piuttosto il capomafia del paese, Giuseppe Lombardo, fra gli arrestati del blitz. Lombardo non aveva segreti per i suoi uomini: raccontava tutto, e non immaginava di farlo davanti a una microspia. Un giorno raccontò pure di quando aveva scoperto la mazzetta intascata dal sindaco. La vittima era l’imprenditore che si era aggiudicato l’appalto per ristrutturare la palestra del paese. Il capomafia rimproverò aspramente il primo cittadino, Giacomo, “Giacomino”, Tinervia. Perchè la prima mazzetta spettava a Cosa nostra.

Ecco come il capomafia ricordava quel giorno: “Che è Giacomino? Quanto ti sei fottuto? Minchia ma io… Quanto ti sei fottuto tu? Dice, ma che c’entra. Giacomino, allora non lo hai capito, quanto ti sei fottuto tu? Giusè, dice, che in tutto il lavoro mi può dare sei, settemila euro? Ah, lo hai messo a posto tu? Ma che c’entra, io poi te li facevo avere. Giacomino, me li facevi avere che? Gli ho detto, duemila euro? Dice, quelli che restavano. Quelli che restavano? Gli ho detto, ventimila euro voglio”.

Così, dopo il rimprovero del boss, il sindaco avrebbe fatto da intermediario con l’imprenditore, per non scontentare Cosa nostra. E l’imprenditore pagò anche il pizzo, 20 mila euro. Il sindaco aveva già intascato 7 mila euro. Tinervia ha un passato di militanza nel movimento di Gianfranco Miccichè, alle ultime elezioni regionali è stato candidato con Fli. ”

Da Palermo Repubblica, tutto l’articolo qui

“I 37 arrestati nell’operazione condotta dai carabinieri e coordinata dalla Dda di Palermo, che ha sgominato un super mandamento nel Palermitano, sono Giuseppe Abbate, di Giardinello (PA), 40 anni; Antonio Badagliacca, 66 anni, attualmente detenuto; Domenico Billeci, 65 anni; Davide Buffa, 46 anni, anche lui detenuto, tutti e tre di Monreale (PA); Sebastiano Bussa, 37 anni, di Castellamare del Golfo, già in carcere; il romeno Valica Buzila, 42 anni, residente a Montelepre (PA); Onofrio Buzzetta, 47 anni, di Monreale; Angelo Cangialosi, 39 anni, palermitano e residente a Borgetto; Calogero Caruso, 68 anni, di Torretta (PA); Sergio Damiani, 42 anni, di Palermo, attualmente detenuto; Antonino Giambrone, 34 anni, di Borgetto; Ignazio Grimaudo, 22 anni, di Monreale; Carmelo La Ciura, 67 anni, di Monreale; il palermitano Vincenzo La Corte, 25 anni, residente a Monreale; Giuseppe Libranti Lucido, 39 anni, di Monreale; Francesco Lo Cascio, 52 anni, di Camporeale (PA); Giuseppe Lo Voi, 40 anni, di San Giuseppe Jato (PA); Giuseppe e Salvatore Lombardo, rispettivamente di 35 e 90 anni, di Montelepre; Giovanni Longo, 44 anni, di San Cipirello (PA); Christian e Vincenzo Madonia, di 25 e 50 anni, di Monreale; Giuseppe Marfia,, 62 anni, di Altofonte (PA); Francesco Matranga, 41 anni, palermitano, residente a Piana degli Albanesi (PA); Giuseppe Micalizzi, 40 anni, di Palermo e residente a Monreale; Salvatore Mulé, 36 anni, di San Giuseppe Jato, residente a San Cipirello; Santo Porpora, 55 anni, di Monreale; Salvatore Prestigiacomo, 40 anni, di Torretta; Salvatore Romano, 58 anni, di Monreale; Giovanni Rusticano, 43 anni, di Monreale; Antonino Sciortino, 50 anni, di Camporeale; Francesco Sorrentino, 49 anni, di Monreale, attualmente detenuto; Giuseppe Speciale, 30 anni, di Partinico (PA); Giacomo Tinervia, 53 anni, sindaco di Montelepre; Salvatore Tocco, 43 anni, di San Giuseppe Jato; Francesco Vassallo, 40 anni, di Palermo e residente ad Altofonte; Giuseppe Antonio Vassallo, 51 anni, di Altofonte.”

da La Gazzetta del Sud

*** Update

E poi finì così:

Sono stati 24 gli assolti, tra cui Antonino Sciortino, già condannato per mafia in un precedente processo. Sciortino, secondo gli inquirenti, avrebbe tentato di creare un “supermandamento” a cui fare affluire le famiglie di Partinico e San Giuseppe Jato. Assolto anche l’ex sindaco di Montelepre (Pa) Giacomo Tinervia, accusato di concussione.

da GDS.IT