Processo per l’omicidio di Mauro De Mauro

aveva ragione Massimo Bordin

Omicidio De Mauro, assolto Riina

Per i giudici di Palermo ‘prova insufficiente’

10 giugno, 21:35 – PALERMO – Il boss Totò Riina è stato assolto dall’accusa di essere il mandante e l’organizzatore del sequestro e dell’omicidio di Mauro De Mauro. La sentenza è stata emessa dalla corte d’assise di Palermo, presieduta da Giancarlo Trizzino, a oltre 40 anni dal rapimento del giornalista del quotidiano L’Ora di Palermo, prelevato sotto casa la sera del 16 settembre 1970.

La Corte ha trasmesso gli atti al Pubblico Ministero perché proceda per falsa testimonianza nei confronti dell’ex funzionario del Sisde Bruno Contrada, dei giornalisti Pietro Zullino e Paolo Pietroni e dell’avvocato Giuseppe Lupis. Gli ultimi tre avrebbero avuto collegamenti con i servizi segreti e avrebbero avuto un ruolo depistante nelle indagini.

PER RIINA ‘PROVA INSUFFICIENTE’ – Il dispositivo della sentenza con cui il boss Totò Riina viene assolto dall’accusa di essere il mandante del sequestro e dell’omicidio del giornalista Mauro De Mauro fa riferimento all’articolo 530 del codice di procedura penale che riguarda la “incompletezza della prova”. Si tratta di quella che una volta veniva indicata come assoluzione “per insufficienza di prove”.

FIGLIA, UNA VERGOGNA DI 41 ANNI – “E’ una vergogna di 41 anni”. Lo ha detto la figlia del giornalista Mauro De Mauro, Franca, che ha assistito in aula alla lettura del dispositivo della sentenza che ha assolto Totò Riina dall’accusa di essere stato il mandante del sequestro e dell’uccisione del padre. “Sono molto turbata per questa conclusione – ha aggiunto – perché ritenevo, dopo avere seguito la requisitoria dei pubblici ministeri e le dichiarazione di alcuni collaboratori che ci fossero le condizioni per arrivare a una conclusione diversa”.”

da ANSA.IT

Processo per l’omicidio di Mauro De Mauro udienza del 20 maggio 2011

Arringa della difesa, in particolare l’avvocato toscano Luca Cianferoni, al processo per l’uccisione di Mauro De Mauro di cui è unico imputato il boss Totò Riina. Particolarmente interessante l’inquadramento storico da parte del difensore in relazione a quanto scritto qui, ed utile per la comprensione di altri processi (relativamente a depistaggi, disinformazione, servizi, Stato) tra i quali quello per l’omicidio di Mauro Rostagno, che questo blog sta seguendo, se si supera il pregiudizio, che si sta ascoltando comunque un avvocato nella funzione di difensore di Totò Riina da una condanna all’ennesimo ergastolo.

E nel frattempo dice l’ANSA:

PALERMO, 27 MAG – Dopo 41 anni si va verso la sentenza nel processo per la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro. La corte d’assise di Palermo, che sta giudicando Toto’ Riina unico imputato sopravvissuto, ha fissato per il 10 giugno nell’aula bunker di Pagliarelli l’udienza conclusiva. Dopo le eventuali repliche comincera’ la camera di consiglio.

Oggi l’ultima parola e’ toccata proprio a Riina che ha rinunciato a rendere dichiarazioni spontanee. ”Mi affido alla giustizia” ha detto. Il suo difensore, Giovanni Anania, aveva appena chiesto l’assoluzione per non avere commesso il fatto.

ANSA.IT

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grazie a Radio Radicale

Trapani, anche il vescovo postino

Che fu Monsignor Domenico Amoroso, (nel ’92 vescovo di Trapani), a inviare al Viminale le lettere fattegli arrivare da familiari di mafiosi detenuti al carcere duro i quali protestavano per il regime di 41 bis e chiedevano un’intercessione della Chiesa per far sapere allo Stato che le stragi sarebbero cessate se fosse stato revocato il regime di carcere duro, è quanto si sostiene in un articolo di Alessandra Ziniti pubblicato sulla edizione online di Palermo de “La Repubblica”.

Il testimone eccellente che avrebbe potuto forse raccontare un pezzo di verità nella complessa ricostruzione storica della trattativa tra Stato e Cosa nostra nella stagione delle stragi non c’è più, essendo venuto a mancare per malattia nel 1997, nel ma un suo appunto riservato inviato in quei mesi caldi al ministero dell’Interno si va ad incastrare perfettamente in quel puzzle della memoria ritrovata da molti politici ed esponenti delle istituzioni che nel ’92 ricoprivano ruoli di vertice.

La vicenda tornerà di attualità già nella prossima udienza del processo Mori.  Infatti sarebbe stato Totò Riina, che in quel periodo trascorreva la latitanza nel Trapanese, a sollecitare questa “trattativa” della quale sarebbero stati informati i ministri di Grazia e giustizia Conso e quello dell’Interno Mancino.

Nessuno dei due, però, ha mai raccontato di queste lettere ai pubblici ministeri che si occuparono della trattativa.
In particolare non lo disse Conso al pubblico ministero di Firenze Gabriele Chelazzi a cui invece ne avrebbe parlato il comandante dei Ros Mario Mori..

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