Dafne se n’è ghiuta e soli ci ha lasciato !

Un “maliziosizzimo” Palmiro Togliatti, commentò in modo assai simile al titolo (Vittorini se n’è ghiuto, e soli ci ha lasciato !), su “Rinascita”, l’addio al PCI del grande scrittore ed intellettuale siracusano Elio Vittorini.

Altri tempi e gente di altra tempra, qui in tempi assai modesti si dà solo modestamente notizia che:

Dafne Floresta si è dimessa dall’incarico di assessore al Comune di Castellammare del Golfo. Palermitana, dirigente d’azienda, ad aprile nominata settimo assessore nella giunta guidata dal sindaco Marzio Bresciani, Dafne Floresta si è dimessa “per motivi personali”. L’incarico, assunto solo da pochi mesi, è stato lasciato “per nuovi impegni professionali inconciliabili con la carica di assessore comunale”. Segnalata dalla lista di maggioranza “Lavoro, Sviluppo”, Dane Floresta aveva le deleghe al Personale (gestione risorse umane e organizzazione del lavoro), P.O.R. Sicilia, Sportello Europa, Promozione ed attività produttive. Nella nota di dimissioni Dafne Floresta ha ringraziato il sindaco Marzio Bresciani ed il gruppo Sviluppo e Lavoro “per la fiducia accordata”. Il sindaco Marzio Bresciani: «Sono dispiaciuto per le dimissioni di Dafne Floresta con la quale mi congratulo per i nuovi impegni professionali».

PS *** Di più su Elio Vittorini qui e qui , e per sapere di più su Palmiro Togliatti potete cominciare da qui

Miccichè, vescovo di Trapani: “Chi uccide la natura uccide l’uomo”

Il rispetto per la persona umana passa attraverso il rispetto per la natura. Dove la natura è ferita l’habitat diventa invivibile per l’uomo. Chi uccide la natura uccide l’uomo“. lo ha detto il vescovo di Trapani Francesco Micciché nella sua omelia pronunciata nel corso della concelebrazione eucaristica tenutasi presso il Santuario di Sant’Anna, evacuato lo scorso sabato a causa dell’incendio che ha deturpato la montagna su cui sorge Erice.

E’ peccato grave distruggere quanto il Signore ci ha affidato e ha messo nelle nostre mani per il bene dei singoli e dell’umanità intera – ha aggiunto – tradiamo il progetto di Dio quando perseguiamo obiettivi che contrastano con la legalità nella logica aberrante dell’interesse personale. Abusare, inquinare, deturpare l’ambiente, in qualunque modo avvenga, è un atto incivile, un’azione immorale. L’ecologia non può diventare una bandiera ideologica o partitica. E’ un problema vitale che ogni uomo e donna sensibile e responsabile deve sentire come suo preciso dovere. Per i fratelli e le sorelle che si macchiano di un così grave peccato – ha concluso – chiedo la conversione del cuore“.

Noi per parte nostra da laici apprezziamo le nobili parole del Vescovo ma essendo stati spettatori nel corso degli anni di troppi incendi, ci permettiamo di auspicare che alla “conversione del cuore” si accompagnino “per i fratelli e le sorelle che si macchiano di un così grave peccato” più tangibile punizioni terrene.

Perchè Proforma fa campagne “belle” per Vendola e “brutte” per il Pd ?

Pippo Civati ha invitato Dino Amenduni, di Proforma, al campeggio di Oltre per chiederglielo. Qui, di seguito le slides, molto interessanti, illustrate dal pubblicitario.

La discussione prosegue qui e qui.

grazie a Marcello Saponaro

Tra Castellammare del Golfo, Alcamo e Partinico operazione di polizia all’alba

Vasta operazione della polizia, coordinata dalla procura della Repubblica di Trapani, nei confronti di numerosi pregiudicati di Alcamo, Castellammare del Golfo e Partinico.
Tra i reati contestati estorsioni aggravate, furti in numerosi villini e spaccio di cocaina e hashish commessi tra Alcamo, Castellammare del Golfo, Partinico e Balestrate nel corso del 2009.
Tra i destinatari delle misure cautelari, un giovane pregiudicato di Alcamo che aveva impiantato nella propria abitazione una sorta di supermarket di merce rubata: mezzi agricoli, motozappe, motocicli, decespugliatori e droga.
Altri due indagati sono stati destinatari di perquisizioni e contestuale notifica di informazioni di garanzia. Le indagini, che si sono avvalse di intercettazioni ambientali e telefoniche, hanno permesso di appurare che il provento dell’attività era finalizzato a finanziare un traffico di cocaina e hashish.

Tredici le misure cautelari emesse dal gip di Trapani: cinque le ordinanze di custodia in carcere per Azize Lekhouidi, Cristoforo Appresti, Carlo Barbera, Leo e Gioacchino Lo Monaco, tutti pregiudicati; a due indagati sono stati concessi gli arresti domiciliari: Francesco Bittordo e Francesca Palmeri. Il gip ha invece disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Liborio Baglio, Giancarlo e Giovanni Leto, Giacomo Tarantola, Gianfranco Gatto e Francesco Zappato. E’ collegato all’odierna operazione anche l’arresto in flagranza per furto di Maurizio Gandolfo, avvenuto ad Alcamo nel luglio del 2009. Secondo gli inquirenti le somme di denaro raccolte dall’organizzazione attraverso attività illecite venivano reinvestite nel territorio di Partinico (Palermo) nel mercato degli stupefacenti.

Saranno queste le nuove relazioni industriali volute da Confindustria ?

OGGI

Massacra il capo con una mazza “Avevo paura di essere licenziato”

Il 30enne è stato fermato per omicidio e occultamento di cadavere.
Rieti, manette a un assicuratore trentenne: ha ucciso l’agente e buttato il corpo in un dirupo

ROMA – «Era un dittatore. Mi ha insultato in tutti i modi, poi quando ha cominciato a parlare della subagenzia ho accumulato uno stress nervoso impressionante. E quando sono sceso per far rientrare il parafango con la mazza non ce l’ho fatta più e l’ho ucciso». Ha cercato di mentire fino all’ultimo, anche davanti ai poliziotti che l’avevano convocato in questura. Poi, inchiodato dalle microcelle dei telefonini, è crollato. E’ scoppiato a piangere e ha spiegato che il suo capo, un ex candidato di An cinquantunenne, assicuratore, l’aveva ucciso lui, in preda alla rabbia e allo stress perché temeva di essere licenziato.

Protagonista della giornata di follia un trentenne romano, Flavio Pennetti, che ha massacrato il suo agente Massimo Carpifave con una mazza da baseball e poi ha gettato il cadavere in una scarpata lungo la strada che collega Leonessa a Rieti, ricoprendo il corpo con sassi e terriccio. Ieri mattina i due colleghi erano andati insieme con l’auto del più giovane a Leonessa per concludere un affare, ma nel tardo pomeriggio – lungo la strada del ritorno – tra i due è nata una violenta discussione che avrebbe spinto F.P., timoroso di poter perdere il lavoro, a colpire violentemente e ripetutamente il suo capo fino ad ucciderlo.

L’assicuratore, dopo essersi disfatto della mazza da baseball gettandola nei boschi, ha ripreso il viaggio e – durante il cammino – si e è liberato anche di altri oggetti appartenuti all’agente. È stata la moglie di quest’ultimo a denunciare alle 21 di ieri la scomparsa del marito: la donna ha telefonato al commissariato Tor Carbone spiegando che il collega era già arrivato a Roma e le aveva detto di aver lasciato il coniuge presso la sede dell’agenzia, ma che questi – più volte da lei chiamato – non rispondeva alle telefonate. Gli agenti, sulla base di fondati sospetti, hanno richiesto immediatamente all’autorità giudiziaria l’emissione di un decreto per poter individuare il tracciato telefonico dello scomparso: nella notte, sono stati gli uomini delle Squadre mobili di Roma e di Rieti a ritrovarne il corpo privo di vita.

da La Stampa

IERI

Licenziato fa una strage e si uccide

Era rappresentante per il Trentino

Paolo Iacconi, 51 anni, di Sacile (Pordenone) ha ucciso due dirigenti della sua ex azienda in Toscana, la Gifas-Electric di Massarosa, cui era rappresentante per la zona del Trentino -Alto Adige, dove voleva aprire una succursale. Era in depressione
VIAREGGIO. E’ arrivato da Pordenone e, sorridendo, ha salutato gli ex colleghi della Gifas-Electric di Massarosa prima di entrare nella stanza del direttore generale dell’azienda, per cui lavorava fino a circa un anno fa, e sparare a lui e al responsabile delle vendite all’estero. Poi ha dato fuoco ad alcune carte che si trovavano nella stanza e si è chiuso in bagno dove si è sparato alla testa quando ha sentito le sirene di polizia e carabinieri.
Le vittime sono Luca Ceragioli e Jan Frederik Hillerm. Contro di loro ha rivolto la pistola, una calibro 7.65, Paolo Iacconi, 51 anni, di Sacile del Friuli (Pordenone). Ceragioli (48 anni) viveva a Viareggio con la moglie Laura e due figlie di 21 e 18 anni, Monica e Claudia, mentre Hillerm nato a Lubianca ma residente a Altopascio (Lucca), era diventato padre da soli 20 giorni. L’o micida è arrivato poco prima delle 16: per farsi ricevere dai dirigenti dell’azienda da cui era stato licenziato circa un anno fa – era il rappresentante per il Trentino Alto Adige -, avrebbe detto di voler stringere rapporti commerciali con la stessa Gifas (che produce materiale elettrico e occupa una cinquantina di persone) dopo aver aperto una sua attività in Friuli. Salito al primo piano, dove si trovano gli uffici della direzione e quelli commerciali, ha salutato gli ex colleghi presenti ed è entrato nell’ufficio di Ceragioli dove si trovava anche Hillerm. Con se aveva una borsa: dentro potrebbe avere avuto la pistola. La segretaria ha raccontato che era tranquillo e che, prima di chiudere la porta e lasciarli, ha portato nella stanza tre caffè. Passati pochi minuti le voci si sono alzate e nello stabilimento si sono uditi alcuni colpi di pistola, 4 o 5. Nella stanza di fronte, dove si trovavano 5 addetti alle vendite, subito hanno capito cosa stava avvenendo e sono fuggiti dando l’allarme anche agli operai e agli addetti al magazzino al piano terra dell’edificio.

Iacconi dopo aver dato fuoco ad alcune carte provocando un principio d’incendio, ma non avrebbe usato benzina né altri liquidi infiammabili, si è quindi chiuso in bagno dove si è ucciso. Carabinieri e poliziotti, insieme ai vigili del fuoco intervenuti per spegnere le fiamme, si sono così trovati davanti tre cadaveri. Cosa abbia spinto l’uomo ad uccidere Ceragioli e Hillerm, non è chiaro. Qualcuno parla di una causa di lavoro, di arretrati che Iacconi avrebbe richiesto. Di certo sembra avesse avuto sempre buoni rapporti con il direttore, e Ceragioli sarebbe stato più volte fino a Pordenone quando Iacconi, che viveva solo in una palazzina dove, in un altro appartamento abitano il padre e la sorella, aveva avuto problemi di salute. Alcuni testimoni raccontano che in azienda l’omicida/suicida gli unici problemi, qualche litigio per motivi di lavoro, di fatturato, li avrebbe avuti con un terzo dirigente, che ieri non era in sede. Polizia e carabinieri dovranno ora ricostruire gli ultimi giorni di Iacconi e capire quando è arrivato in Toscana, con una Panda rossa. Al momento non sarebbero stati trovati biglietti che spiegano l’a ccaduto. (d.m.)
(24 luglio 2010)

da Trentino Corriere Alpi

Castellammare: ennesimo atto vandalico alla villa comunale

Sono stati sottratti, a distanza di alcuni giorni l’uno dall’altro, due delle teste di leone in metallo pressofuso che decorano la recinzione in metallo del Monumento ai Caduti di tutte le guerre, posto all’interno della Villa comunale Regina Margherita.

Ferma restando la condanna per l’atto di vandalismo, non ci si può non chiedere quali strumenti di deterrenza siano stati messi in atto da questa e dalle passate amministrazioni, al fine di impedire il depauperarsi del poco o molto di patrimonio monumentale di cui è dotata questa cittadina.

Manca qualcosa ?
Testa di leone mancante

La testa di leone non c'è più
La testa di leone non c’è più

.. e quella rubata in precedenza
… e quella rubata in precedenza

anche qui il leone non c'è più

anche qui il leone non c'è più

Lotta dura alla delinquenza !

Lodi, ruba un etto di prosciutto cotto e finisce in carcere per rapina impropria

L’uomo, pluripregiudicato, fermato dai carabinieri mentre mangiava il bottino. Valore: 1,09 euro

I carabinieri hanno preso un rapinatore da Guinness dei primati: il bottino totalizzato con il suo colpo è di 1,09 euro, cioè il valore dei 50 grammi di prosciutto cotto che ha preso in un supermercato di Codogno (Lodi) senza pagare. L’uomo, pluripregiudicato, è stato fermato ma non ha riconsegnato la busta di salume e nemmeno ha cercato di pagarla. Invece ha spintonato e schiaffeggiato due addetti alla sicurezza prima di scappare.

I carabinieri lo hanno trovato in viale Manzoni, dove stava tranquillamente mangiando il prosciutto, e lo hanno arrestato con l’accusa di rapina impropria. Il ventinovenne ha trascorso la notte in camera di sicurezza, poi è stato rilasciato in attesa del processo dopo la convalida dell’arresto: ora rischia una pena da tre a dieci anni.

da La Repubblica