Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (16)

Udienza del 28 settembre 2011 (la prima dopo la pausa estiva) del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Durante l’udienza viene esaminata la teste: Carla Rostagno.

Wilma De Federicis che avrebbe dovuto essere la prima teste risiede all’estero e non è presente.

Il secondo teste Ambrosino Lucio Carmine è deceduto e si decide di acquisirne i verbali.

Carla Rostagno, è esaminata dal Pm Francesco Del Bene, ricorda che Mauro si trovava a Trapani dal 1981, quale responsabile con Francesco Cardella e Chicca Roveri della comunità Saman.

Rostagno e Cardella dice la teste erano due intelligenze che si incontravano e si divertivano a inventare determinate cose. I rapporti tra i due sono stati buoni.
Cardella era una persona decisamente affascinante.
Mauro [di Cardella] non parlava in modo ossequioso, la prima volta che ne parlò a lei fu in modo divertito, con tono divertito, non ossequioso, al massimo paritario.

Buono anche il rapporto tra la Chicca Roveri e Mauro.
Quando Mauro tornò dall’India lei lo reincontrò per la prima volta nell’estate del 1981. Lei era in vacanza a San Vito e andò a Lenzi, vi tornò nel 1983 e poi nel 1985, in seguito non ebbe più occasione di tornare se non il 27 settembre del 1988, l’indomani dell’omicidio.

Non c’era tensione dentro la comunità, dapprima nell’ 81′ era una comunita dei cosidetti “arancioni”, poi nell’ 83′ era già una comunità di recupero per i tossicodipendenti.
L’impegno contro la droga Mauro se lo portava appresso da anni. Non era un proibizionista, anche se con lei non ha mai sviluppato questo argomento più di tanto tuttavia riteneva che: “la droga può essere leggera ma la storia è sempre pesante”.

Carla Rostagno risponde quindi alle domande sul lavoro di Mauro a Rtc.
L’editore era Puccio Bulgarella ma della tv se ne occupava la moglie Caterina Ingrasciotta.
Inizialmente Mauro si occupava di redazionali poi via via cominciò a interessarsi della quotidianità, dei problemi politici cittadini, la sporcizia che c’era in città, cercava di ridare una coscienza civica ai cittadini,mettendo insieme una mappa della criminalità locale, di capire come funzionavano gli amministratori pubblici, si interessava a capire che vento tirava e ne parlava in tv.
Di questa terra si era innamorato e combatteva con le armi che aveva, ossia con la parola.
Credo che non sapesse il pericolo che correva, non aveva forse la percezione.
Io cominciai ad avere una certa sensazione di paura quando ricordo che il figlio di una mia amica di origine trapanese che stava a Torino, venne a Trapani (forse luglio-agosto del 88′ per una quindicina di giorni), e quando tornò gli chiesi se aveva visto Mauro in televisione, mi disse, “parla troppo liberamente” raccogliendo evidentemente delle parole dette da altri.

Per quello che ho saputo dopo, le trasmissioni di mio fratello erano molto seguite.

Mi hanno detto, dice Carla Rostagno, che Rtc era l’unica tv che faceva una forte attività di denuncia.
Mauro era più avvincente, più chiaro, tra virgolette, più divertente e ironico.
So che Mauro si occupò del processo per il delitto del sindaco Vito Lipari, dove era imputato il capo mafia Mariano Agate, della Loggia Scontrino e quindi delle logge massoniche coperte, di una indagine sul bilancio parallelo occulto al comune di Trapani, su uno scandalo a Marsala dell’ente teatro mediterraneo.

Sono informazioni che non ho avuto subito dopo il delitto di Mauro, ma dall’anno successivo quando ho voluto cercare di capire di cosa si occupava Mauro a Trapani. Parlai con i ragazzi della tv, con il maresciallo Beniamino Cannas, con Gianni Di Malta, con gli avvocati Nino Marino e Salvatore Cusenza.

Beniamino Cannas era all’epoca maresciallo dei carabinieri a Trapani, Chicca le riferì di avere appreso da Mauro la famosa frase. La frase che le riferì Chicca fu che Mauro le avesse detto a metà agosto: “mi hanno regalato un mese di vita“.

Ne chiesi ulteriori spiegazioni a Cannas il quale mi raccontò di quello che aveva fatto dopo il delitto: di avere ricostruito la dinamica dell’omicidio dal suo punto di vista, che aveva fatto un’immediata ispezione nella camera di Mauro, di avere fatto un guanto di paraffina a un certo Pasquale [Salvatore] Barbera che era stato indagato per l’omicidio di Salvatore Cusumano (vicenda della quale Rostagno aveva parlato in tv), ma poi a quanto pare non era vero, mi disse che quella frase non era in quei termini, e l’aggiustò in modo diverso, fu molto fumoso nel colloquio, anzi mi disse che aveva capito male, mi ha negato la frase detta in quei termini.

Nello specifico so che fece un verbale su questo incontro con me, ma io da parte mia scrissi degli appunti sulle cose che lui aveva detto a me.

Mi disse che poco prima che Mauro morisse incontrò Natale L’Ala,(boss di Campobello di Mazara, ucciso negli anni 80) e che da quell’incontro uscì sconvolto.
Riferendo di quell’incontro in relazione all’interesse di Mauro per la loggia segreta Iside 2.
Il pm chiede se Cannas le parlò di interessi di Mauro per fatti di mafia.
La risposta di Carla Rostagno è un non ricordo, ma fa riferimento ai suoi appunti che potrebbero contenere qualcosa.
Non mi indicò alcuna pista seguita in particolare dai carabinieri.

Carla Rostagno viene autorizzata a leggere gli appunti di quell’incontro che sarebbe avvenuto nel 92′.
I quali vengono rapidamente letti e su cui forse sarebbero state opportune delle domande di approfondimento, sia da parte dei Pm che da parte delle difese e delle parti civili che però non ci sono state.
A proposito della Iside 2 Mauro aveva incontrato Natale L’Ala e da quell’incontro uscì sconvolto convinto che c’era un grosso giro di miliardi.
Cannas le disse inoltre che Cardella aveva una carta speciale che gli permetteva di salire in aereo senza prenotazioni.

Carla Rostagno riassume la ricerca che fece delle cassette contenenti le registrazioni degli interventi di Rostagno.

Ai primi di settembre del 1988 ascoltò per telefono il fratello, dopo che era uscita la notizia dell’indagine che riguardava anche lui per il delitto Calabresi. Non lo sentì come le altre volte, era un po’ sottotono, triste, gli chiese se c’era qualcosa che non andava, il senso della risposta fu che c’è sempre qualcosa che non va.
Seppe dopo che Mauro aveva contattato l’avvocato Canestrini e l’avvocato Giuliano Pisapia perché presto venisse sentito dal giudice Lombardi che lo aveva indagato per il delitto Calabresi.
Voleva capire perché era stato tirato per i capelli in quella storia.

Carla Rostagno riferisce che incontrò il giudice Lombardi che indagò Rostagno e ricorda di essere stata molto sgarbata.
Incontro sgarbato perché riteneva quella indagine sul fratello qualcosa di violento e ingiustificato, poi seppe dallo stesso Lombardi che la posizione di Mauro sarebbe stata archiviata, perché il pentito Marino non parlava di lui, ma tutto nasceva da una supposizione del pm Pomarici, che quella comunicazione giudiziaria doveva rimanere riservata e che invece divenne pubblica dopo una conferenza stampa di Boato.
Più persone mi hanno detto che Mauro era amareggiato per quella comunicazione giudiziaria, tra quelli che me ne parlarono Massimo Coen e Salvatore Cusenza.
Carla Rostagno riferisce di un incontro tra l’avv Giuliano Pisapia e il giudice Lombardi proprio per sollecitare che Mauro venisse sentito.
Ma Mauro non fu mai sentito.

Mauro a Rtc cominciò a lavorare forse perchè fu Francesco Cardella a proporlo a Bulgarella, qualcun invece racconta che fu Bulgarella a chiamarlo direttamente. Bulgarella e Cardella si dovevano conoscere già da ragazzi.

Bulgarella era soddisfatto del lavoro di Mauro, in particolare ricorda un articolo scritto subito dopo la morte di Mauro da Puccio Bulgarella e dedicato a Mauro, con espressioni che non si possono scrivere se non si sentono.

Parlando con Alessandro Riccomini, dice Carla Rostagno, questi le disse che all’epoca in cui Mauro lavorava a Rtc, c’era una qualche intenzione di estendere il bacino di Rtc a Palermo e Agrigento e di fare una sorta di gemellaggio con Tele Lombardia quella di Ligresti all’epoca.

Seguono tutta una serie di domande riguardanti la gestione della Comunità Saman.

Continua l’esame quindi il Pm Antonio Ingroia.

Chiede che tipo di frequenza di contatti aveva con suo fratello, se il fratello era riservato e quando seppe della cacciata di Mauro dal Gabbiano.

Carla Rostagno ripete che i contatti non erano frequenti e che suo fratello non era riservato.
Quando arriva a Saman il 27 settembre del 1988, incontra Maddalena e Chicca forse dopo i funerali, e le chiede di potere andare nella camera di Mauro. Questa le indicò dove era la stanza di Mauro e così seppe che non era nella struttura del Gabbiano riservata ai dirigenti della comunità.
Cercò, tempo dopo, di capire cosa era successo nell’ultima parte di vita di Mauro, e cominciò ad occuparsi del delitto del fratello.
Seppe della ragione dell’uscita di Mauro dal Gabbiamo sentendo così diverse persone, seppe della litigata tra Rostagno e Cardella e che Mauro era uscito dal Gabbiano, pare per una intervista al giornale King.
Ma secondo altri le ragioni potevano essere anche altre, come il fatto che Rostagno volesse accogliere Curcio in comunità, e Cardella non l’avesse presa bene.
Seppe così che c’erano stati degli scontri.
Lo sentì tra fine di agosto e i primi di settembre 1988, lo senti sotto tono, non era il solito, gli chiese se c’era qualcosa che non andava, e lui restò vago.
Crede che a quel tempo c’era stata già una sorta di sganciamento da Cardella sia in senso sociologico che economico,
Mauro a quanto pare voleva andare ad abitare altrove, fuori da Saman.
Chicca Roveri, riferisce Carla Rostagno, le disse che origine della lotte era l’intervista a King di Claudio Fava.

Carla Rostagno ricorda il fax inviato da Cardella a sua fratello e le circostanze del suo ritrovamento che riassume così: andando a vedere (primavera 91′ o 92′) a Saman il luogo dove abitavano Chicca e Mauro, dentro un armadio c’era una cassetta fatta a forziere che aveva sempre avuto un difetto, la parte sotto si staccava, così nel prenderlo in mano, si è staccata la parte sotto sono caduti dei fogli e in mezzo a quei fogli c’era il famoso fax che iniziava con quattro aggettivi criptici: “sostanzialmente falso, ingeneroso, inopportuno e pericoloso, per questo ti invito a lasciare il gabbiano e a sistemarti dove Chicca riterrà più opportuno ti auguro maggiore serenità, Francesco”.

Sui rapporti tra Chicca Roveri e Cardella crede che siano rimasti buoni, fino all’88 e per un certo periodo sono rimasti buoni fino a quando sono subentrate vicende economiche, Cardella se ne è andato, gli arresti, e crede da quel momento in poi Chicca si sia sentita scaricata.

Carla Rostagno riferisce, su sollecitazione del Pm Ingroia, dei colloqui con Monica Serra la quale la sera del 26 settembre 1988 era in auto con Mauro quando fu ucciso.
La prima volta si parlarono nell’ottobre del 91′ Monica mi disse che il sabato precedente con Di Malta (cameraman di Rtc) erano stati a Marsala e di un colloquio di Mauro con Canino (deputato regionale Dc) e Santoro (sindacalista Cisl), che sulla scrivania di Mauro fu messa una comunicazione giudiziaria, a Pizzo e a Canino, con sopra scritto “prova a dire un po’ anche questo”, che mi parlò di una cassettina chiusa di cartone, la videocassetta con su scritto “non toccare” che sono sparite e la frase che secondo lei qualcuno avvisò della loro partenza da Rtc: “perchè se no come fece la macchina degli assassini ad arrivare poco prima di noi ?“.
Mi disse però di non avere visto nessuno, non ha visto macchine davanti e dietro, ma non mi ha spiegato perché Mauro si fermò.
Mi disse che erano dei professionisti e che quel pezzo di fucile trovato sul luogo del delitto era stato lasciato apposta per depistare.
Mi consigliò di informarmi sul nome del montatore degli ultimi filmati di Mauro mai andati in onda e forse fatti sparire. Mi informai ed il soggetto si chiamava Rocco Messina il quale non ha mai risposto al numero di telefono che mi ha dato.
Che da qualche tempo c’era una macchina che seguiva Mauro, che lui aveva capito il pericolo ma che andava avanti lo stesso.
La sua attenzione [di Mauro] negli ultimi tempi si era spostata su Marsala.
Mi disse che Mauro era una variabile impazzita, non so riusciva più a controllare de sue dichiarazioni e le sue posizioni erano in netto contrasto con Francesco Cardella sia per la gestione della comunità che per la posizione da assumere sulla nuova legge sulla droga.
Poi mi disse una frase sibillina: “smetti di guardare la cornice e guarda al quadro”.
Su Saman mi disse che era una bel paravento e dietro c’era un grande giro di soldi.
Poi la incontrai nell’aprile del 95‘, sapeva degli arresti di Chicca e Francesco e mi ripete che “i tipi” erano già li ma non ricorda nessuna macchina parcheggiata e che non erano seguiti da nessuna altra macchina.
Disse che Mauro negli ultimi tempi era teso e nervoso, riferisce Carla Rostagno sempre leggendo gli appunti presi dopo i colloqui con Monica Serra.

Riferisce poi di un suo colloquio con Alessandra Faconti ex ospite della comunità, che aveva completato il percorso terapeutico, e che le disse pur tra tante esitazioni e paure di un incontro tra Mauro e il giudice Falcone, di documenti che andò a prendere al centro Impastato.
La Faconti le disse che non sapeva del perché Rostagno voleva incontrare Falcone, e non era per una intervista, ma perché Mauro voleva dire qualcosa a Falcone, ma Mauro sarebbe uscito deluso da quell’incontro con Falcone.
Carla Rostagno dice tuttavia di non avere mai avuto conferma diretta dell’incontro tra Mauro e Falcone se non dagli atti del processo.
Umberto Santino del centro Impastato mi disse che Mauro voleva ricostruire i delitti eccellenti in Sicilia, i traffici di droga, altre persone come Salvatore Cusenza mi disse che Mauro voleva ricostruire una mappa della criminalità trapanese.

Mauro si interessò ai lavori per gli aeroporti di Pantelleria e Birgi, dei lavori eseguiti dalle imprese dei cavalieri catanesi, e questo lo seppi dai fogli che mi diede l’avv. Nino Marino e dagli appunti di Mauro.

Su richiesta di Ingroia, racconta quindi dell’incontro con Sergio Di Cori (settembre del 96′)il quale aveva contattato una giornalista, forse Valeria Gandus, che aveva avvisato i magistrati che arrivava dagli Stati Uniti per deporre sul delitto di Mauro, ed era disposto a rilasciare una esclusiva a La Repubblica, al giornalista Giuseppe D’Avanzo,.
Lo incontrai con Chicca Roveri in una saletta dell’aeroporto, Chicca le chiede come mai sapeva di cose che lei non sapeva, le rispose dicendo che Mauro non si fidava o non la voleva mettere in pericolo, non anticipò il contenuto.
Quando andammo a cena dopo, dopo che lui era stato sentito dai magistrati, e c’era Giuseppe D’Avanzo, era un torrente in piena, poi mi disse che questa storia, svilupperà la vanità di magistrati e giornalisti e metterà tranquilla lei e lei, indicando me e Chicca Roveri.
Nessuno ha mai confermato o mi ha detto della conoscenza tra Mauro e Di Cori e nemmeno la Roveri.
Una volta lui [il Di Cori] mi chiamò anche per chiedermi dei soldi, mi disse che aveva difficoltà economiche.
Il Pm chiede quindi dell’esclusiva dell’intervista a Repubblica. Carla Rostagno dice di non sapere se è mai uscita.

L’interrogatori viene ripreso dal pm Del Bene.

Chiede della scoperta del giro di droga tra ospiti della Saman.
Di una visita di Mauro presso un luogo di Villa Rosina di proprietà dei fratelli Mione dove sarebbero avvenuti i passaggi di sostanza stupefacente.

L’interrogatorio adesso è dell’avv. Lanfranca, parte civile.

Il 26 settembre del 1988 Carla Rostagno ricorda che quasi subì una sciabolata, non c’era più lui, non c’erano più radici, il fatto di dovere accettare quell’idea drammatica era un fatto pesante.
Ricorda che lavorava in una azienda dell’indotto Fiat.
Dopo il delitto di Mauro ho continuato a lavorare per un anno e mezzo, nel 90 si è licenziata perché volevo capire perché il fratello era stato ucciso, ha cercato di ricostruire quello che era successo, chi era stato che aveva deciso che lui non doveva più vivere.

Ricorda di un colloquio telefonico con una certa Rita Lipari e questa le disse che il suo compagno era uno degli angeli della notte a Saman, Mauro Moioli, mi disse che Mauro fece segnali con i fari dell’auto per avere alzata la sbarra d’ingresso a Saman.

Lanfranca chiede nuovamente dell’incontro con il maresciallo Cannas.

L’avv. Marino mi parlò che Mauro aveva anche contatti con due finanzieri, il capitano Borgia era uno di questi.

L’avvocato Galluffo chiede se la teste sapesse chi dormiva nel Gabbiano.
Cardella, Chicca e Mauro risponde Carla erano i fondatori della comunità. Negli altri locali c’erano i tossicodipendenti.

L’avvocato Galluffo chiede dell’uscita di Mauro dal Gabbiano.
Prima me ne parlò Chicca, ma, precisa, non era questo a crearmi problemi esistenziali. Chicca per quello che è il ricordo mi disse semplicemente che Mauro non dormiva più lì, la cosa mi colpì perché mi sembrò strana, ma al momento non era la domanda principe della mia vita, lei non mi disse altro, perchè io non le chiesi nulla.
Galluffo contesta alla teste un verbale a sua firma dove la ricostruzione dei fatti è diversa, come se Chicca aveva avuto imbarazzo a dirle dell’uscita di Mauro dal Gabbiano. Carla Rostagno ritiene che il verbale così come viene esposto cambia il senso delle cose da lei dette.
In quel periodo volevo capire perché era morto suo fratello non le interessava perché dormiva fuori dal Gabbiano.

Le domande dell’avv. Galluffo insistono su questo aspetto e le risposte della teste sono sempre le medesime.

In seguito parlando venne fuori che c’era stata una litigata che aveva fatto uscire Mauro dal Gabbiano.
Sui rapporti tra Cardella a Mauro, la teste ritiene che i rapporti si incrinarono dopo che era stata pubblicizzata la corrispondeza tra Mauro e Curcio e sulla intenzione di Mauro di fare venire a Saman Renato Curcio. Si tratta però sempre di vicende riferite a lei dopo il delitto.
La litigata con Cardella non è temporalmente collocabile secondo Carla Rostagno, secondo Riccomini a fine luglio, qualcun altro a settembre, la famosa intervista su King invece uscì ad agosto.

L’avv. Galluffo difensore di Vito Mazzara continua le domande chiedendo del fax.

Carla Rostagno rispondendo dice che un anno dopo il delitto trovò nascosto nell’armadio nella stanza di Mauro il famoso fax inviato da Cardella, era un originale, feci una fotocopia.

L’avv. Galluffo chiede se le pagine del fax erano una o due. Lei dice che la sorprese solo che quel fax cominciava con quei quattro aggettivi. Mi pare, dice, che era scritto a mano. Non ho avuto dubbi che fosse stato scritto da Cardella anche per la qualità delle parole usate, ma non l’ho ricondotto a Cardella per la grafia perché non conoscevo il suo stile di scrittura.

La difesa fa ancora contestazioni rispetto a verbali di interrogatrorio resi dalla teste, Carla Rostagno risponde negando il contenuto di quei verbali, di una ricostruzione di fatti non corretta.
Non nega comunque che l’uscita di Mauro dal Gabbiano lei stessa l’aveva letta come una punizione, lui, Mauro, credo che non l’abbia preso bene, ma se ne è fatto una ragione.

Sulla frase di Monica Serra, “smetti di guardare la cornice e guarda il quadro”, non capii cosa voleva dire, le chiesi di essere più chiara, ma non mi disse altro. Non legai questa frase alla dinamica del delitto.

L’avv. Galluffo fa ancora contestazioni per dichiarazioni di vecchi interrogatori.

Carla Rostagno ribadisce che era disorientata dalle parole dette dalla Serra, e che messa alle strette la Serra ad un certo punto le disse “guarda Luky” (Luciano Marrocco, uomo della comunità).

Carla Rostagno a domanda ancora dell’avv. Galluffo ricorda un incontro con Massimo Coen.

Nel verbale Carla Rostagno avrebbe detto che Coen era stato consigliato da Cardella e Roveri a non mettere in cattiva luce la Saman.
Oggi risponde dicendo che probabilmente quell’invito era rivolto all’indagine sullo spaccio di droga scoperto dentro la comunità.

Di Luciano Marrocco ne parlò anche Alessandra Faconti (ora deceduta) dicendo che questi aveva avuto pagate costose cure in Brasile e che era stato dopo ai Caraibi, sempre grazie a soldi resi da Roveri e Cardella.

La difesa si sposta sui rapporti tra Mauro Rostagno e Chicca Roveri. Se c’erano liti. Carla Rostagno ammette che un ospite di Saman le disse che Roveri era schierata con Cardella e per questo litigava con Mauro.

E’ il turno dell’avvocato Salvatore Galluffo difensore di Mazzara.

Le domande continuano a vertere sui rapporti tra Cardella e Mauro Rostagno e sulle liti dentro la comunità.

Carla Rostagno espone poi la sua convinzione relativamente al possesso di Mauro di cassette particolari contenenti immagini importanti le quali dovrebbero essere almeno due, una u-matic ed una vhs, se una se la portava appresso, un’altra sarà stata tenuta in un posto segreto.
Dice di sapere che fu trovata una chiave di una cassetta di sicurezza, ma quando fu fatto l’accertamento erano passati tanti anni, se qualcosa doveva sparire era stata fatto sparire. La chiave era relativa ad una cassaforte dentro Saman e la chiave era quindi nella disponibilità di chi si occupava di Saman.
Di Malta le disse che nessuno aveva mai aperto quella cassaforte.

L’avvocato Galluffo chiede poi relativamente ad una vicenda che vede protagonista il defunto Bettino Craxi che all’epoca in cui era presidente del Consiglio presso le autorità elvetiche avrebbe coperto un soggetto (mai condannato) per traffico di armi.
La figlia di questo soggetto anni dopo fu avvocato della Saman di Milano.

Anche l’avvocato Mezzadini, difensore di Vincenzo Virga, chiede dei contrasti tra suo fratello, Cardella ed altri esponenti della comunità.
Tra le altre cose Carla Rostagno riferisce che Massimo Coen avrebbe detto che Mauro era odiato dentro la comunità Saman.
Giovan Battista Genovese lo avrebbe apostrofato con minacce, perché allontanato dal ruolo di ‘angelo della notte’ dopo la scoperta del giro di droga dentro la comunità. “Te la farò pagare brutto bastardo, ti ammazzo” a cui Rostagno avrebbe risposto “Vedremo”.
Probabilmente a parlagliene, di questa circostanza, saranno state la Serra o la Faconti.

Carla Rostagno viene sollecitata quindi a riferire ancora del suo incontro con Monica Serra, questa le disse che l’auto dei killer arrivò “poco prima di noi”, allora, dice, le chiesi come facesse a sapere che quella macchina era arrivata poco prima.
Ora dice io non so se questo me lo dice, e siamo nel 1991, perché all’epoca si conoscevano alcune cose, io fino allo spasimo ho cercato di farmi spiegare questa cosa ma non mi disse nulla. La Serra le manifestò la convinzione che qualcuno da Rtc avrebbe avvertito i killer della partenza dell’auto con lei e Rostagno.

Anche l’avvocato Ingrassia, (difensore di Vincenzo Virga) pone domande sul colloquio del 1991 tra lei e Monica Serra. L’avvocato chiede se ci sono stati altri incontri, si, risponde Carla Rostagno, lei ha ripetuto sempre le stesse cose, che non c’era nessuna macchina che la seguiva, non so come faccia a dire che da Rtc partì una telefonata. E’ rimasta irrisolta la mia domanda come lei faceva a sapere che i killer erano arrivati poco prima al bivio di Lenzi dove fu commesso il delitto. Non escludo che lei potesse dire queste cose per conoscenza che aveva degli atti.

L’avv. Ingrassia sollecita la teste a ricordare il contrasto tra lui e Cardella sulla nuova legge sulla droga.
Niente di specifico viene riferito da Carla Rostagno, ma solo impressioni personali.

L’avv. Ingrassia riferisce di una dichiarazione di Massimo Coen, circa una colpa di Mauro che era quella di rovinare i rapporti tra Cardella e il partito socialista. La Rostagno conferma che questi rapporti col Psi c’erano, con Craxi in particolare, probabilmente i contrasti cui fa riferimento Coen si riferiscono a problematiche del Psi trapanese.

Relativamente ai rapporti tra il Genovese ed il Cardella la Rostagno aveva riferito che il Genovese rubò i soldi alla cassa della comunità per pagare la droga ad Oldrini.

Il presidente Pellino chiede notizie sul rinvenimento del famoso fax inviato da Cardella contro Rostagno.

Il presidente mostra la fotocopia del fax, lei conferma che è questo, i segni, le sotto,lineature non esclude che può averli messi lei dopo, il foglio non fu trovato in un sottofondo ma in fondo a quel forziere, l’originale fu rimesso al suo posto. Ho fatto solo una fotocopia.

Il presidente chiede se suo fratello condivideva le frequentazioni politiche di Cardella. Lei esclude che Mauro avesse le frequentazioni politiche come quelle di Cardella. A livello locale la sorella ricorda un rapporto intimo con l’allora consigliere provinciale Enzo Mauro che qualche giorno prima della uccisione di Mauro lo andò a trovare in comunità e gli disse: “abbracciamoci fin che siamo in tempo”.
Ricorda poi un brigadiere dei carabinieri che chiese a Mauro come va, e lui gli rispose “fin che ci lasciano vivere viviamo”. Carla Rostagno dice che ci sono alcuni segnali che si muovono attorno a Mauro e quello di pericoloso che è accaduto è certamente successo negli ultimi tempi ed è lì che io, dice, ho cercato di guardare.

Il presidente Pellino ricorda che in possesso di Mauro al momento del suo delitto c’era un libro, il principe di Macchiavelli con la dedica di Bettino Craxi, ma Carla Rostagno esclude che tra i due potevano esserci rapporti.

Mauro, secondo Carla Rostagno, una video camera amatoriale certamente sapeva usarla.

A proposito di Massimo Coen il presidente chiede quante volte lo incontrò. Una sola volta nel 1993 nel quale le disse di essere stato nella stanza di Mauro subito dopo l’omicidio, di prima non sa e non le parlò di riprese televisive.

Il Presidente chiede se ha mai sentito parlare di un certo Michele Monreale. La teste risponde affermativamente e che si trattava di uno che lavorava ad Rtc.

Il presidente chiede ancora del suo incontro con Cannas e dei temi affrontati. L’incontro di Mauro con il boss Natale L’Ala, me lo disse incidentalmente, dice Carla Rostagno. Quando andai a parlare con Paolo Borsellino, sapevo che la moglie di questi, nel frattempo ucciso, collaborava e chiesi a Borsellino di chiedere a questa Giacoma Filippello se sapeva qualcosa dell’incontro di mio fratello con suo marito. Conferma che Cannas le collegò l’incontro tra Mauro Rostagno e il boss mafioso alla vicenda della loggia segerta della massoneria Iside 2.

E riparlando del lavoro giornalistico del fratello, avendo visto i filmati che era riuscita a recuperare. Non era retorico, non aveva riguardi, scuoteva le coscienze, la colpì il modo con il quale li raccontava.

L’avvocato Greco (associazione della stampa), pone una domanda sul colloquio con Cannas, la teste conferma che il brigadiere le disse dell’incontro tra suo fratello e il boss mafioso e glielo disse in fondo al colloquio, come se non fosse importante.

L’avvocato Lanfranca (parte civile familiari Rostagno), sull’incontro con Enzo Mauro precisa che probabilmente poteva riferirsi al fatto che Mauro Rostagno voleva disegnare una mappa della mafia trapanese.

Controesame della difesa, avvocato Galluffo. Chiede notizie su questo Mauro politico trapanese il quale era Enzo Mauro, esponente del Psi, consigliere provinciale, genero del senatore del Psi, Francesco De Nicola, deceduto sembra per un tumore.

Qui la testimonianza termina.

La prossima udienza è fissata al 12 ottobre e successive il 19 e 26, in programma l’audizione dei testi: Linares e degli ispettori Palumbo e Pettorini.

La precedente udienza del 13/07/2011 la trovate qui

grazie a Radio Radicale

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C’è una Trapani che non ne può più !

E l’ha rappresentata bene ieri a Roma l’imprenditore Sandro Catalano, presidente dell’ANCE giovani (Associazione Nazionale Costruttori Edili) di Trapani contestando il ministro Altero Matteoli e rivelando con la sua contestazione, a quanti ancora si illudono in quanto alle prospettive di sviluppo di questo paese, che “il re è nudo”.

Roma, 28 set. – (Adnkronos/Ign) – Contestazione all’assemblea dell’Ance nei confronti del ministro delle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli. Mentre il titolare del dicastero di Porta Pia elencava, nel suo intervento dal palco gli interventi e le misure messe in atto dal governo, sul fronte delle infrastrutture, la platea ha cominciato a rumoreggiare e fischiare e molti dei partecipanti hanno lasciato la sala. ”Usciamo, vergogna, basta”, hanno urlato alcuni costruttori all’indirizzo del ministro Matteoli. ”Mi rendo conto -ha quindi detto Matteoli- del momento difficile. Sono abituato a ben altro”.
”Questo e’ uno stato d’animo degli imprenditori in un periodo di scarsita’ di risorse. Le imprese sono in difficolta’ e hanno tutta la mia comprensione” ha detto poi il ministro.

Al termine dei lavori dell’assemblea, e’ stato proprio uno dei contestatori a spiegare le motivazione della protesta cosi’ plateale. ”Il ministro- ha detto Sandro Catalano, presidente dei Giovani dell’Ance di Trapani- e’ venuto senza sapere di cosa doveva parlare. E’ venuto qui senza portare risposte e proposte. Qui non c’e’ niente per il futuro, per la crescita. Le imprese rischiano di fermarsi”.

Matteoli dal canto suo ha replicato spiegando che soldi per la realizzazione di nuove infrastrutture non ce ne sono; le leve sulle quali agire su questo fronte sono quelle della defiscalizzazione e semplificazione. ”Soldi non ce ne sono- ha detto il ministro lasciando la sala al termine del suo intervento- il finanziamento avviene attraverso la defiscalizzazione e semplificazione. Le risorse sono indirette ma sono sempre risorse” ha sottolineato il ministro annunciando anche che incentivi fiscali sono previsti anche per il Piano Citta’.

Il tempo e’ scaduto e il decreto Sviluppo e’ l’ultima chance di credibilita’ – ha avvertito il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti, nella sua relazione all’assemblea dell’associazione. ”Sui pagamenti alla imprese da parte della Pa e sul dl Sviluppo non ci faremo prendere in giro. Protesteremo in maniera civile perché non sopportiamo di non essere ascoltati”. ”Il tempo e’ scaduto, facciamo sul serio – ha concluso Buzzetti- non vogliamo entrare nei meccanismi della discussione politica ma il decreto Sviluppo e’ l’ultimo elemento di credibilita’ che diamo”.

da ADNKRONOS

Dal 1° ottobre lo scippo è autorizzato

non davanti alla banca o alle poste, ma dentro !

Entro il prossimo 30 settembre, infatti, sara’ obbligatorio estinguere i libretti al portatore superiori ai 2.500 euro.
Tra le misure, cosidette anti-riciclaggio, contenute nell’ultima manovra finanziaria c’e’ infatti anche lo stop ai pagamenti in contanti o con titoli al portatore dai 2500 euro in su.
Chi non estingue il libretto e/o si mette in regola ridimensionandone il deposito, rischia una sanzione compresa tra il 20% e il 40% della somma eccedente.
In pratica se la vecchietta avesse un deposito di 5.000 euro, sui 2.500 euro di eccedenza riscia di vedersi sottrarre dallo Stato a titolo di sanzione 1.000 euro tondi.
Banche e Poste Italiane sono tenute a informare la clientela ma, visti i tempi stretti v’e’ da dubitare che ci riescano, alla fine pagheranno come da programma le vecchiette.

Uno scippo autorizzato, legalizzato e senza rischi !

Lo scippo autorizzato

Lo scippo autorizzato

Sperare nella Cina ?

Diciamoci la verità questo paese, l’Italia,  è un paese strano, un paese molto strano, nel quale pochi, molto pochi, parlano o scrivono, delle cose che si muovono nel mondo, prigionieri della prigrizia e di un eccesso di provincialismo.

Questo paese (ma anche gli altri paesi europei non scherzano) ha ritmi di crescita da prefisso telefonico mentre i cosidetti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) hanno ritmi di crescita da boom economico.

In particolare la Cina che dopo aver fatto registrare negli anni precedenti ritmi di crescita superiori al nove per cento, cresce ancora al ritmo dell’8% annuo (come da previsioni) e sembra puntare alla supremazia economica a livello mondiale, in un arco di tempo più o meno lungo.

E’ possibile per l’Europa sperare nella Cina? Cosa dobbiamo attenderci dalla politica cinese ?

Per saperne di più vi propongo due articoli.

Particolarmente equilibrato ed interessante questo articolo del 15 settembre di Bernardo Cervellera comparso su Asia News, agenzia del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) specializzata sull’Asia, il quale nel momento in cui molti sperano che la Cina compri il debito sovrano di Italia (nonostante la smentita del ministro Tremonti) ed Europa, fa rilevare i punti di criticità dell’economia cinese quali: sovrapproduzione, banche sovresposte, dipendenza dalle esportazioni e dagli investimenti stranieri ed in più un valore artificiale dello yuan e una manodopera schiavizzata.
Il richiamo alla centralità dell’uomo e alla responsabilità verso l’altro anche in economia, non può che essere condiviso.

La Cina non salva l’economia italiana e il mondo

di Bernardo Cervellera

“Roma (AsiaNews) – Ci pare molto difficile, anzi impossibile, che la Cina possa salvare l’Italia e l’Europa dal baratro del debito sovrano. Nei giorni scorsi, dopo una rivelazione del Financial Times, secondo cui vi erano accordi fra Roma e Pechino perché questa acquistasse buoni del Tesoro italiani, economisti e banchieri hanno levato il loro canto di lode al nuovo salvatore dell’Europa. Anzi vi sono alcuni i quali predicono ormai che la Cina salverà il mondo intero dalla crisi.

Noi non siamo così ottimisti. Anzitutto, il premier Wen Jiabao, parlando al World Economic Forum di Dalian, non è stato troppo entusiasta nel voler pagare i debiti dell’Europa, anche se – con cortesia – ha detto di voler “dare una mano”. In più, egli ha stilato alcune condizioni per avere tali aiuti, fra cui il riconoscimento al Wto (Organizzazione mondiale del commercio) di “piena economia di mercato” per la Cina, insieme alla eliminazione delle barriere doganali, foriere di un’ulteriore invasione di beni cinesi.

Ma sono soprattutto le cifre che ci danno ragione. Se Pechino volesse aiutare l’economia europea e mondiale, dovrebbe lei togliere le barriere doganali a tanti prodotti esteri. Invece, guardando alle cifre del 2010, la bilancia commerciale della Cina verso il resto del mondo è in attivo e si aggira sui 184,4 miliardi di dollari Usa. Per divenire un vero motore contro la crisi, la Cina dovrebbe importare di più e la sua bilancia commerciale andare in negativo. Ma questo comporta per lei il rischio di un aumento della disoccupazione, già molto alta e preoccupante.

È vero, la Cina – avendo oltre 3mila miliardi di dollari in riserve di moneta estera – fa investimenti in diverse parti del mondo. L’Italia e l’Europa potrebbero sperare in qualche briciola. Ma se anche qui si guardano le cifre, ci si accorge che per il 2009 Pechino ha investito all’estero solo 38 miliardi di dollari, mentre il resto del mondo ha investito in Cina ben 106 miliardi di dollari (fonti Unctad). In realtà, dunque, Pechino assorbe investimenti, più che concederli. Soprattutto, il surplus serve più a ricapitalizzare ciclicamente il suo sistema bancario, afflitto da insolvenze.

Sperare che la Cina salvi l’economia mondiale è irrealistico, oltre che non vero. La Cina, infatti, si trova nelle stesse condizioni degli altri Paesi: sovrapproduzione; dipendenza dalle esportazioni; banche sovraesposte; consumi al minimo. Il suo successo dipende troppo dal valore dello yuan, tenuto basso in modo artificiale, e da una manodopera schiavizzata, che mantiene basso il costo del lavoro.

Questa economia “drogata” si è lanciata a costruire faraoniche infrastrutture per aumentare il Prodotto interno lordo, ma senza produrre vera ricchezza: più del 50% delle case e degli uffici costruiti sono attualmente vuoti e nessuno sa chi potrà pagarli.

Altri elementi che mancano all’economia cinese è la fantasia e la creatività. Per secoli la Cina ha ristretto la sua cultura a schemi ripetitivi, soffocati prima dal controllo imperiale e poi comunista. D’altra parte, la creatività ha bisogno di libertà e garanzie dei diritti umani della persona, un altro elemento fortemente mancante ancora oggi.

La Cina è capace di dare grandi spettacoli: le Olimpiadi, l’Expo di Shanghai, i Giochi asiatici… Ma non riesce a risolvere i problemi della sua popolazione: il traffico caotico delle metropoli, l’inquinamento, la qualità della vita della gente, la giustizia per operai e contadini.

Volando a Madrid per la Giornata mondiale della gioventù, ai giornalisti del volo papale, Benedetto XVI ha affermato che “l’uomo dev’essere il centro dell’economia e che l’economia non è da misurare secondo il massimo del profitto, ma secondo il bene di tutti, include responsabilità per l’altro e funziona veramente bene solo se funziona in modo umano, nel rispetto dell’altro”.

La centralità dell’uomo e la responsabilità creativa mancano alla Cina, ma anche all’Europa, che cerca soluzioni scaricando le responsabilità su qualche “salvatore economico”.”

da AsiaNews.It

NB – Il neretto di sottolineatura è di Diarioelettorale

Meno rassicurante invece il contenuto di un articolo di Chris Arsenault pubblicato online sulla versione inglese di Al Jazeera che prendendo spunto da uno dei “cables” di Wikileaks dal titolo “La Cina accresce le riserve d’oro al fine di prendere due piccioni con una fava“, nel quale tra l’altro può leggersi:
che la Cina sta comprando oro per indebolire la supremazia del dollaro come valuta di riserva mondiale e che che la Cina prevede di rendere la sua moneta, lo yuan, pienamente convertibile per la negoziazione sui mercati internazionali entro il 2015 tenuto conto che il mercato offshore per lo yuan si sta sviluppando più rapidamente di quanto avessero immaginato le autorità bancarie cinesi.

La Cina dispone di 1.054 tonnellate di oro come riserva aurea ed è la sesta più grande riserva al mondo, secondo i dati del World Gold Council.

Come è noto il dollaro è la valuta di riferimento per le transazioni internazionali.
Il valore delle merci mondiali, come il petrolio, è generalmente definito in dollari USA.
Se, ad esempio, una compagnia della Corea del Sud vuole comprare il vino dal Cile, è probabile che l’operazione si effettuerà in dollari. Entrambe le società dovranno quindi acquistare dollari per condurre i loro affari, generando una maggiore domanda di dollari ed accrescendone il valore.
Attualmente, l’essere il dollaro la valuta di riferimento permette agli Stati Uniti di ricorrere a prestiti internazionali a più bassi tassi di interesse con evidenti vantaggi per gli Stati Uniti sul piano della competizione internazionale.
Dall’altro lato si fa rilevare che al marzo del 2011, la Cina dispone di 3.04 trilioni di dollari di riserve, secondo la Xinhua Agency e che la Cina è il più grande possessore di buoni del Tesoro statunitense, con 1.166 trilioni al 30 giugno 2011, secondo il San Francisco Chronicle e che quindi una forte svalutazione del dollaro danneggerebbe la stessa Cina che rischierebbe di rimanere con rotoli di carta senza valore.
“Se devi alla banca 100 dollari, questo è un tuo problema. Ma se devi alla banca 100 milioni di dollari, questo è un problema della banca”, osservò una volta l’industriale americano Jean Paul Getty.
Così la Cina è frenata nella vendita di grossi quantitativi delle proprie riserve in dollari operazione che rischierebbe con il conseguente deprezzamento di danneggiarla.

La risposta per il futuro è allora comprare oro.
Il valore dell’oro è aumentato di quasi il 400 per cento, da meno di $ 500 l’oncia nel 2005 a circa 1,900 dollari nel mese di settembre.
In passato gli Stati Uniti e l’Europa hanno sempre operato per la ridiscesa del prezzo dell’oro”, ma oggi pensare che Stati Uniti ed Europa siano in grado di mettere in atto tali misure è follia.
Attualmente, la Cina pone severi controlli sulla sua moneta, limitando gli stranieri dal fare affari in yuan o trading sul mercato dei cambi.
Il possedere questi grandi riserve di valuta statunitense, e il controllo dello yuan, fa si che la Cina possa mantenere la propria moneta ad un valore inferiore a quello reale e ciò rende le esportazioni cinesi più competitive.
Nel 2010 gli USA hanno registrato un deficit commerciale di 273.1 bilioni di dollari con la Cina.
Gli Stati Uniti in ragione dello status del dollaro come valuta di riserva, possono mantenere il deficit commerciale a tempo indeterminato e ricorrere ai prestiti internazionali senza grandi ripercussioni, ma se l’oro, lo yuan, o una combinazione di altre valute sostituisse il dollaro, gli Stati Uniti avrebbero perso i loro vantaggi.
Ciò non accadrà nel breve termine, non nei prossimi cinque anni almeno.
Ma niente dura per sempre.

Qualcuno sostiene che quando la Cina deciderà che è ora che il dollaro cada, il dollaro cadrà.
D’altra parte nessuno nel 1979 avrebbe previsto che la Cina sarebbe diventata la nazione con cui avrebbero dovuto confrontarsi gli Stati Uniti e nessuno oggi può dire quali saranno i paesi che si confronteranno tra trenta anni.

Informare anche Stella e Rizzo please !

L’assessore regionale Gaetano Armao interviene finalmente, con la dovuta energia e chiarezza, su alcuni dei tanti luoghi comuni, diventati nel tempo “certezza dei fatti e dei dati” da parte dei “benpensanti” di ogni tipo e colore quando parlano e scrivono di Sicilia.

(AGI) – Palermo, 24 set. – “La pretestuosa diffusione di dati da parte della Copaff, la commissione paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale, sugli oneri delle Regioni per lo svolgimento di funzioni, e’ frutto di omissioni e semplicistiche comparazioni, che non dovrebbero sfuggire ad un organo che deve svolgere la sua funzione in modo imparziale e garantire il percorso verso un federalismo equo e solidale che appare sempre di piu’ a binario morto“. Lo dice l’assessore regionale per l’economia della Sicilia, Gaetano Armao intervenendo sui dati relativi ai costi per il personale della Regione siciliana.

Equiparare, superficialmente, il costo del personale della Sicilia e delle altre Regioni a Statuto speciale, con quello della virtuosa Lombardia, senza precisare che le prime svolgono centinaia di funzioni che nella Regione piu’ popolosa d’Italia sono svolte dallo Stato, con ingente dispiego di risorse umane, strumentali e finanziarie, se poteva essere una svista, adesso e’ divenuta un’intollerabile mistificazione”. “Tra soprintendenze, musei, parchi archeologici, geni civili, uffici del lavoro, corpo forestale, uffici della motorizzazione (funzioni svolte dalla Regione, che i siciliani pagano con le loro tasse), oltre al personale che la Regione fornisce per uffici territoriali dello Stato – precisa Armao -, oltre 10.000 dipendenti sono impegnati in compiti che in Lombardia vengono svolti dal personale statale, con uffici, beni strumentali, risorse finanziarie a carico dell’erario“. “E’ fuor di dubbio – prosegue l’assessore – che nessuno intende sfuggire al preciso dovere di partecipare al risanamento ed al rilancio delle istituzioni del nostro Paese.

Soprattutto da parte delle Regioni che nel passato decennio hanno visto crescere la spesa in modo incrementale. La Specialita’ non puo’ essere una zona franca per i privilegi, alla piu’ estesa autonomia corrisponde una maggiore responsabilita’. Ebbene la Sicilia nel 2011 ha intrapreso, senza esitazioni, questo percorso, riportando la spesa corrente a quella di dieci anni prima (2001), incrementando pero’ gli investimenti e avviato la riduzione delle societa’ regionali da 34 a 14, puntando al risanamento e ad una politica dei conti in regola”. “Ma se si vuol far chiarezza e tener unito il Paese – conclude Armao – lo sforzo deve non solo essere corale, ma deve partire da basi condivise e fondate, che individuino i costi standard delle funzioni e non equiparino entita’ incommensurabili, innescando nocive confusioni. Come precisato, con la consueta fermezza dal Presidente Napolitano qualche giorno fa a Palermo ‘non c’e un territorio da premiare come concentrato di virtu’, ne’ un territorio visto come concentrato di vizi da punire’, occorre invece un esame di coscienza collettivo, che non puo’ che tutto il Paese, l’intera societa’ italiana, e generare un nuovo grande sforzo di cambiamento e di coesione nazionale“. (AGI) Com/Mzu

da AGI.IT

L’ultimo dei Padani – il trailer

Tra Paolo Attivissimo e Giulietto Chiesa qui si sta con Paolo Attivissimo

Il fatto è questo che Giulietto Chiesa, come un D’Alì qualunque ha presentato una denuncia-querela, alla Procura della Repubblica di Roma, nei confronti di Paolo Attivissimo il noto blogger autore de “Il Disiformatico“, notissimo sito “antibufala”.
Dice Giulietto annunciandolo “urbi et orbi” di avere presentato tale denuncia per: “un articolo calunnioso recentemente apparso sul suo sito. Non è l’unico episodio di attività calunniosa del detto Attivissimo nei miei confronti, ma ho ritenuto fosse giunto il momento di segnalare la situazione alla Giustizia italiana. Allego qui un passaggio del documento affinchè i lettori possano sapere esattamente di che si tratta. Nel testo in questione – è scritto nella denuncia-querela – ‘vi sono alcuni passaggi gravemente lesivi della dignità e del decoro umano, morale e soprattutto professionale del sottoscritto, che riportano circostanze offensive e per di più non veritiere.'”.

Giulietto Chiesa

Giulietto Chiesa

A cosa si riferisce Giulietto ?

A questo articolo, che vi consiglio caldamente di andare a rileggervi, ed essendosi alla fine particolarmente risentito non per le confutazioni puntuali dei fatti e delle cifre di Paolo Attivisssimo, ma della frase: “Giulietto Chiesa è un agente del Nuovo Ordine Mondiale, infiltratosi tra i ricercatori delle verità alternative per screditarli tramite il ridicolo, scrivendo stupidaggini epiche che scimmiottano le teorie complottiste, e per rubare loro la scena. È mandato dalle banche mondiali e dal Gruppo Bilderberg per ammantare di ridicolo chi ha obiezioni legittime alla gestione della finanza del pianeta.“, frase che è preceduta da questa “Poiché non me la sento di dare dell’imbecille a Giulietto Chiesa, mi trovo costretto a cercare un’altra giustificazione a questa produzione in serie di cazzate spettacolari. Ce l’ho, ed è lampante.” ed è seguita da questa: “Oppure è il più sottile satirista della storia dell’umanità.“.

Giulietto quindi scrive nella sua denuncia: “È di tutta evidenza la volontà dell’autore di tale scritto di screditare e di sollevare ombre e sospetti sulla credibilità, sull’etica e sull’onestà del sottoscritto.

Tali infondate e lesive affermazioni arrecano un grave pregiudizio a chi come lo scrivente, ha sempre interpretato la propria professione in completa autonomia ed indipendenza dai poteri forti, pagando per questo un prezzo di isolamento rispetto agli orientamenti politico-sociali ed economici di volta in volta dominanti.

Il tenore delle suddette ambigue affermazioni risulta essere oltremodo diffamatorio poiché lascia intendere l’esistenza di un legame basato su un interesse economico tra il sottoscritto e dei non meglio specificati padrini facenti parte di gruppi finanziari e mediatici di potere“.

C’è anche un solo imbecille, tra quanti leggono questa nota, che non ha compreso la conclusione ironica del post di Paolo Attivissimo ?