Tante Italie

Ma si diciamolo, oggi il riconfermato Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano conferirà l’incarico per la formazione di un nuovo governo per il Paese e una certa Italia (oggi maggioritaria) sarà contenta!

Perchè che lo si voglia o meno, che lo si accetti o meno, c’è una Italia ansiosa che vuole essere certa che in cabina, alla guida del treno su cui viaggia ci sia qualcuno, un macchinista preferibilmente esperto. A questa Italia importa poco chi esso sia (ce ne son tanti macchinisti disponibili su piazza), se esso sia di destra di centro di sinistra o tutte e tre le cose insieme. E’ un’Italia che ha necessità di conferme, di rassicurazioni, di certezze. E’ un’Italia di cui un’informazione ansiogena sia che tratti di cronaca, di economia, di politica o anche semplicemente del tempo, contribuisce ad alimentare gli stati di ansia e di insicurezza.

C’è poi l’Italia della “differenziata”, quella pignola ed anch’essa insicura del “qui va l’umido, qui la carta e lì la plastica“, quella che, alla ricerca di certezze e di segni per mantenere l’orientamento, pretende rispetto dei ruoli, e coerenze tra enunciati ed azioni. Per questa Italia “questo è destra e sta qui, questo è sinistra e deve stare lì” oppure in modo ancor più più manicheo “questo è il male, quest’altro è il bene e vanno tenuti distinti“, onde evitare contaminazioni e dimenticando che anche “il male” è parte della realtà, è ineliminabile dall’oggi al domani ed ha la medesima legittimazione popolare del “bene“. Ma se gli si mettono in discussione tali certezze, allora anche questa Italia va in tilt perchè teme di smarrirsi e di rischiare di non trovare più la retta via. E’ un’Italia che ha paura di se stessa di quell’altro da se che teme riaffiori da un momento all’altro.
C’è l’Italia poi del “sono tutti uguali“, quella che si autoassegna un ruolo “altro ed oltre“, l’Italia che finge di stare fuori e da li di potere osservare senza sporcarsi le mani in attesa della bancarotta, del giudizio universale e della palingenesi. E’ l’Italia del “tanto peggio, tanto meglio“, del “sono tutti morti“. E’ l’Italia “disperante” ma non necessariamente “disperata”.
E poi ci sono io.

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Questo è un governo di destra !

Parla Michele Emiliano:

Il premier a me non mi imbroglia

L’intervista di Michele Emiliano, magistrato e sindaco Pd di Bari all’Opinione

di Pietro Salvatori

“Monti può imbrogliare Fazio, ma non me”. È durissimo Michele Emiliano, sindaco di Bari in quota Pd. Che non risparmia critiche al conduttore di Che tempo che fa: “Dovrei fargli qualche corso di interrogatorio di quelli seri. Come fare a far cantare qualcuno e a fargli dire la verità”. Ma va giù duro soprattutto sull’intervistato: “Ho avuto l’impressione che il presidente sia andato da Fazio cercando di dire il meno possibile. Perché non sembra aver condiviso nulla prima con le forze politiche, come mi conferma l’intervista di Bersani di ieri. Credo che voglia utilizzare il meccanismo dell’emergenza e della paura per imporre una linea teorica in gran parte legata ad una cultura economica profondamente di destra. Come ha ben detto Zagrebelsky qualche giorno fa, questo è un governo di destra, che sta facendo quello che il governo Berlusconi non ha avuto la forza politica di realizzare. È per questo che in realtà non si parla di politica, non si dice nulla di specifico sulle grandi questioni, non si pronuncia mai la parola Sud“.

Un governo così politicamente marcato ?

Il presidente del Consiglio, confidando sul fatto che sta facendo questo lavoro sotto copertura, come se fosse un agente provocatore, non ha alcuna intenzione di condividere nulla con l’opinione pubblica, proprio perché sta facendo quello che è nell’immaginario collettivo della destra finanziaria europea. Ovviamente con il volto da persona per bene qual è. Sta incarnando il vero spauracchio della sinistra europea e italiana. Fintanto che l’avversario della sinistra nostrana era Berlusconi, bastava fargli la guerra. Adesso c’è una persona per bene, ma è più di destra di Berlusconi: occorre fargli un’opposizione politica, linea che il centrosinistra fatica a portare avanti.

La sua è una critica alla linea del Pd ?

Non mi pare di essere critico. L’intervista di Bersani sulla Stampa esprime una delusione assoluta. Il segretario del secondo azionista del governo che dice all’amministratore delegato che deve concordare un’agenda del lavoro parlamentare, perché si deve decidere insieme cosa fare, esprime la più profonda frustrazione.

C’è una parte del partito che sembra sostenere a spada tratta Monti, come testimonia il dibattito sviluppatosi su “Europa”.

Quanti saranno quelli che sostengono Monti, che si raccolgono intorno a Europa? Pochini. Stefano Menichini, il direttore, è un amico caro, ci prendiamo in giro. È che purtroppo io sono di sinistra e lui no.

La sinistra, con Bersani, che dice dunque al governo oggi ?

Più che al governo, parla all’elettore. E sta dicendo che noi stiamo subendo una serie di azioni da parte dell’esecutivo che pur non avendo particolare significato politico hanno un contenuto intrinseco proprio della destra finanziaria europea. Che è una cosa dignitosa, per carità, non è una cosa che la sera va girando a dare scandalo, ma quando governa sceglie un particolare tipo di composizione sociale e sostiene gli elettori dei ceti più legati alla finanza internazionale e ai grandi patrimoni, e meno al sistema produttivo di beni e servizi.

Perché il Pd ha avallato questa soluzione ?

Perché Monti è il presidente del Consiglio voluto da Napolitano.

Il Capo dello Stato avrà pur consultato Bersani.

Non credo proprio.

E dunque, per volere di Napolitano state ingoiando un governo più a destra di quello Berlusconi ?

In sostanza sì.

Un governo del quale tra l’altro lei rifiuta l’etichetta di “tecnico”.

Non esistono i governi tecnici. È una dichiarazione che non mi è piaciuta, quella di Monti in questa direzione. Una dichiarazione un po’ pietistica, cercando di sostenere le ragioni dei politici di professione. Potrei dirlo anche io, che faccio politica da nemmeno sette anni e sono un magistrato. Ma come fa il sindaco di Bari a dire di non essere un politico. Al pari, come fa il presidente del Consiglio, ex Commissario europeo a dire di non essere un politico? È un espediente mediatico, ma Monti è un politico, il più esperto e di lungo corso che esista in Italia.

Dunque gli chiedete un atteggiamento più responsabilmente politico? Condivisione di idee e proposte ?

Quello che doveva fare l’ha fatto. Mettendo tutto insieme nella manovra, ha massacrato la parte più debole del paese. E noi l’abbiamo pure votato…

Come va il rapporto tra governo ed Enti locali, visto che la questione rientra tra quelle toccate dalla manovra ?

Malissimo. In particolare con quelli del sud. È stato eliminato il fondo di perequazione, con un codicillo, come fanno gli assicuratori nelle polizze. Fondo previsto dall’articolo 119 della Costituzione, che deve essere finanziato per riequilibrare le differenze di trasferimenti diretti tra i comuni più ricchi e quelli meno ricchi. Quando Bari e Napoli hanno tentato di protestare, nella sostanza ci è stato detto: “Cercate di non alzare troppo la voce sennò sarà peggio ancora”.

Cosa chiedete in concreto a Monti ?

Che si vada il più presto possibile a elezioni. Possibilmente a maggio. Prima si vota meglio è. Se non lo facciamo lo spread arriverà alle stelle, nemmeno con Berlusconi aveva toccato quota 530. Non riesco a capire i media di sinistra che hanno messo Berlusconi sulla graticola, e adesso non dicono nulla. Serve un governo politico che parli all’Europa, non sarà una differenza di stile a fare la forza di Monti nel dialogo con Francia e Germania. Serve un uomo che vince con il 60% dei voti e va a Bruxelles a dire di fare gli eurobond e non giocare sul nostro debito pubblico. Ma serve un vero leader.

Cosa che Monti non è ?

Ovvio che non lo è.

E chi potrebbe essere? Bersani ?

Potrebbe, perché no? Al momento è la persona della quale personalmente – ed è tutto dire – io mi fido di più.

Con quale sistema elettorale, nel caso ?

Con una bella sfida tra un uomo e una donna in un collegio elettorale. In modo che quando arriva in Parlamento sono guai per tutti, perché non risponde solo al suo segretario, ma anche al proprio territorio.

da l’Opinione

Nb – Il grassetto è di Diarioelettorale

Conosci te stesso

Saranno pure americanate, ma credo ci abbiano azzeccato e quindi lo consiglio a quanti si credono di sinistra e magari potrebbero scoprire di essere invece di destra, oppure  si credono dei liberali e scoprono magari di essere degli autoritari, in cerca nel sociale di qualcuno che faccia le veci del padre.

Il puntino rosso è Diarioelettorale che è risultato Libertario e di Sinistra.

Provate anche voi il test, (sei pagine in inglese), lo trovate qui

grazie a Metilparaben

E nel conto degli sconfitti mettiamo anche il Pdl

Al momento in cui scrivo i dati non sono ancora definitivi, mancano pochissime sezioni, e potranno ancora variare di qualche decimale, in meglio per quanto riguarda il Pdl, in peggio per quanto riguarda il Pd.

Ciò detto come sono andate queste consultazioni elettorali ?

Ha perso il Pdl, (il 2, 34 %) alla sua prima prova elettorale, non solo rispetto alle, evidentemente a carte viste, eccessive aspettative suscitate dai sondaggi ma anche rispetto ai risultati reali che alle precedenti elezioni lo vedevano al 37, 4 % contro il 35,06 fatto registrare in queste elezioni.

Ha perso il Pd con il 26,24 % contro il 33,10 % del 2008 che al di là di quanto recuperato dalla gestione Franceschini rispetto alla dilapidazione del patrimonio di consenso operata da Walter Veltroni tuttavia sempre una perdità del 6,86 % fa registrare e dimostra la cecità di una classe dirigente che lascia fuori i Radicali di Bonino e Pannella con il loro 2,43 %.

Subisce una battuta d’arresto la tendenza al bipartitismo assecondata nel 2008 dall’accordo tacito tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, ma nel contempo non si può certo dire che sia stata battuta, se è vero come è vero che nessuna delle formazioni che avevano come obiettivo minimo quello di superare lo sbarramento del 4 % c’è riuscita.

I circa due milioni e settecentomila voti (pari a sei sette deputati europei), sprecati dalle formazioni non riferibili all’area di centro destra e che puntavano a superare lo sbarramento del 4 % dicono tutto poi della sconfitta presente e della debolezza in prospettiva del centro – sinistra.

Ha perso l’Mpa di Raffaele Lombardo e Francesco Storace è definitivamente “out”, vista anche l’affermazione (si fa per dire) di formazioni come “Fiamma tricolore” con lo 0,78 % e “Forza Nuova” con lo 0,47 %.

Ha resistito l’Udc che registra un piccolo, ma significativo avanzamento passando dal 5,6 % al 6,47 %che marca ancor di più la sua non omologabilità al Pdl di Berlusconi.

Ha vinto la Lega Nord che passa dal 8,3 % al 10, 41 %, ha vinto l’Idv di Antonio di Pietro che dal 4,4 % passa ora al 7,94 %

La nascita del Pdl e il pensiero di destra

La nascita del Pdl, con il congresso fondativo alla Fiera di Roma, ha messo il sigillo politico alla realizzata, nei fatti, egemonia culturale di un pensiero genericamente definibile di destra, già registrabile da tempo in Italia.

Ma cosa è e quali sono le caratteristiche di questo pensiero di destra ?

Non lo si immagini, tale pensiero, come la semplice riproposizione di un qualcosa di già visto nel nostro paese.

La cultura di destra su cui nasce il Pdl è un mix, ancora tutto da indagare, ma certamente profondamente dissimile sia dal pensiero fondante della originaria Forza Italia che dal pensiero di derivazione missina di Alleanza nazionale.

Nel corso del congresso del Pdl mi sono trovato ad ascoltare il pensiero dei leader, e dei leader di seconda fila, per certi versi spesso scontato e falsato dall’ansia di apparire, a seconda dei casi aderente al pensiero del capo, o aderente a proprie non facilmente rinunciabili radici.

Ho trovato assai più illuminanti, per comprendere la composizione del nuovo partito, gli interventi dei tanti “delegati ignoti”, quelli che parlavano alle ore più impensabili, di fronte ad un pubblico il più delle volte distratto e disinteressato.

Ebbene, il pensiero dei “delegati ignoti” era portatore di umori, paure, certezze, concetti, da partito profondamente conservatore, molto più conservatore di quanto e di come si è sforzato di rappresentarlo il suo stesso leader, il quale ha tentato, al contrario, di accreditare l’immagine di un Pdl liberale e riformatore.

Con la nascita del Pdl nasce quindi un partito con uno spettro di rappresentazione talmente ampia da potere realmente aspirare a coprire l’intera area di centro-destra, prosciugando ogni e qualsiasi bacino di resistenza alla sua destra, e in grado di aspirare, in virtù della sua massa critica preponderante, al ridimensionamento e/o alla eliminazione del Cdu.

Unica forza in grado di opporre una qualche resistenza, nel medesimo schieramento, la Lega Nord, in virtù del forte radicamento territoriale.

A tutto ciò aggiungete la frammentazione e la incapacità di analisi della realtà italiana da parte dello schieramento di centro sinistra e traete infine le vostre conclusioni.

Parole prese in prestito

Broono in un lunghissimo commento a mò di editoriale (che Ernesto Galli della Loggia se lo sogna), ad un post di Jonkind dal titolo “Fear and Hope/6: il culo è di Destra, anche Internet“:

Stralcio:

“… La sinistra per dirti che Berlusconi dev’essere giudicabile come qualsiasi altro cittadino ha bisogno di anticipare il ragionamento con la prova che uguale agli altri non è, altrimenti il ragionamento manco parte perché privo della base fondante.
Per questo non sa muoversi in internet, luogo nel quale quelle differenze sono state eliminate con voto opportunisticamente plebiscitario da parte degli stessi ai quali ogni volta che si rivolge chiede di appoggiarsi per capire cosa sta dicendo loro.

La destra al contrario ha bisogno che quelle prove non ci siano per poter persuadere la gente a muoversi come un corpo unico, figura diametralmente opposta a tanti che si muovono come uno solo, sperando che la pratica dia risultati.
Demagogia e populismo hanno vita facile solo dove l’uguaglianza è percepita come oggettiva e data in partenza, non dove viene presentata come meccanismo necessario per una convivenza organizzata con elementi che uguali non sono.

Sbaglia chi dice che FI sia un partito con potere centralizzato.
Quello è il PD, che infatti nonostante le contestazioni non sposta di un centimetro il suo leader.
FI è Berlusconi perché Berlusconi è ognuno dei suoi elettori per scelta autonoma dei suoi elettori.
Non è la sinistra che vende ai suoi operai il cachemire dicendo loro che è necessario per sedersi ai tavoli intorno ai quali li difenderà, è la destra che dei suoi operai indossa, lei, l’elmetto, dando loro l’idea che il suo difenderli è cosa oggettiva e data in partenza per il semplice fatto che avendo lo stesso elmetto i problemi sono i medesimi e non vedo perché non pensare che un operaio non dovrebbe fare gli interessi degli operai.

Dove non ci sono differenze la destra, questa destra, può candidare alla presidenza della repubblica pure il mago zurlì, certo di non trovare a sinistra, questa sinistra, nessuno vestito in maniera distante dal suo elettorato medio quel meno che basta per batterlo.

In internet c’è chi ha provato il successo l’autorevolezza e la fama senza aver spostato la sua condizione economica né intellettuale di un solo centimetro tra il prima, il durante e il speriamo molto prossimo domani.
Gente mai uscita di casa che oggi si vede come una concreta minaccia al giornalismo, gente mai cagata alle feste che oggi le organizza e le riempie pure, gente che contesta, dallo stesso livello, filosofi e pensatori, gente che organizza primarie nei suoi commenti e poi va anche alla sede del partito a lamentarsi del suo non aver ricevuto la chiavetta della macchinetta del caffé, gente che ha smesso di vedere gradini e che vede solo un vastissimo piano orizzontale sul quale stanno tutti e se tutti significa tutti vuol dire che c’è anche lui e se lui è sullo stesso piano di chi ieri gli stava sopra lui ce l’ha fatta e può persino pensare, ragionevolmente a quel punto, di superarlo pure.
La destra su un terreno sul quale accadono queste cose ci costruisce un impero.
La sinistra manco un incrocio con precedenza.

…”

*** – Il grassetto è mio.