Le mani di Matteo Messina Denaro sul porto di Trapani, il ruolo di Antonio D’Alì

“IL RUOLO DI ANTONIO D’ALÌ, EX PRESIDENTE DELLA PROVINCIA
Trapani e i maxi appalti per la Coppa America
Sequestrata una parte del porto: sarebbe stato costruito da imprenditori legati al boss Matteo Messina Denaro

Una parte del porto di Trapani sarebbe stato costruito da imprenditori legati al boss latitante di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro. Per questo il questore ha ottenuto dal tribunale il sequestro di una parte dello scalo marittimo oltre a diverse società che – attraverso prestanome – sarebbero riconducibili al mafioso più ricercato d’Italia. E perché l’appalto da 46 milioni di euro assegnato in vista della regata del 2005 della “America’s cup” sarebbe stato pilotato proprio dalle cosche. Si tratta di un provvedimento giudiziario clamoroso, che non ha precedenti. Al centro delle indagini condotte da Giuseppe Linares ci sono Francesco e Vincenzo Morici, titolari di numerose aziende e risultati in legami strettissimi con Messina Denaro. E nelle carte processuali è ben delineato anche il ruolo di Antonio D’Alì, ex presidente della provincia di Trapani ed ex sottosegretario nel governo Berlusconi, attualmente sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa.
Fiorenza Sarzanini

da Corriere.it

“Mafia, scoperte altre società di Messina Denaro
Scatta un sequestro di beni da 30 milioni di euro
Polizia e Guardia di finanza hanno individuato un reticolo di imprese che sarebbero riconducibili all’ultimo grande latitante di mafia. Gli interessi del padrino trapanese nei lavori all’interno dei porti
di SALVO PALAZZOLO

Dal 1993 sembra imprendibile, ma continua a fare affari in Italia e all’estero. Il superlatitante trapanese Matteo Messina Denaro ha escogitato un nuovo lucroso business, quello dei lavori all’interno dei porti. Ne sono convinti gli investigatori della Divisione Anticrimine della questura di Trapani e i finanzieri del nucleo di polizia tributaria: questa mattina, hanno fatto scattare un sequestro da trenta milioni di euro, che riguarda l’impero di due insospettabili imprenditori edili siciliani, Francesco e Vincenzo Morici, padre e figlio, ufficialmente i titolari di cinque società che gestiscono appalti importanti. L’ultimo, all’interno del porto di Trapani, riguarda una ristrutturazione da 40 milioni di euro, aggiudicata a un’associazione temporanea di imprese di cui fa parte anche la “Società italiana dragaggi spa”, un vero colosso nel settore.

Il provvedimento “di sequestro anticipato ai fini di confisca” firmato dalla sezione Misure di prevenzione di Trapani sostiene adesso che i Morici farebbero parte del “cartello” di imprese legate al latitante Matteo Messina Denaro. Le indagini dicono che i Morici furono utilizzati prima dal vecchio capomafia di Trapani, Vincenzo Virga, poi dopo il suo arresto, dal reggente che lo sostituì, Francesco Pace. Con la benedizione di Messina Denaro, che era interessato al condizionamento degli appalti più importanti della provincia.

Le indagini – coordinate da Giuseppe Linares, il dirigente di polizia che per anni ha dato la caccia al superlatitante –
hanno ricostruito il reticolo societario che faceva capo ai Morici: è costituito soprattutto da imprese costituite a Roma. Il sequestro è stato disposto per la “Morici Francesco e c. sas”, la “Morici immobiliare”, la “Coling spa”, l’impresa individuale Morici Vincenzo e l’impresa individuale Morici Francesco. Il provvedimento riguarda anche nove partecipazioni societarie, 142 beni immobili e 36 rapporti bancari.
(09 aprile 2013)

da La Repubblica

09/04/2013 –
Stretta su Matteo Messina Denaro,
sequestro da 30 milioni a due imprenditori

Nel mirino Francesco e Vincenzo Morici, ritenuti legati al boss latitante di Castelvetrano. Oltre a 6 società nel provvedimento anche 142 immobili, 37 beni mobili registrati, 36 conti correnti e rapporti bancari e 9 partecipazioni societarie. Blitz in Sicilia, Roma, Milano, Gorizia e Pordenone. Il procedimento legato al processo a carico del senatore del Pdl Antonio D’Alì

TRAPANI. Sei società degli imprenditori trapanesi Francesco e Vincenzo Morici (padre e figlio), ritenuti legati al boss latitante Matteo Messina Denaro, sono state sottoposte a sequestro anticipato su disposizione della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani e su proposta del questore Carmine Esposito, a conclusione di accertamenti compiuti dalla Divisione anticrimine della Questura e dal Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza.
Il valore dei beni sequestrati ammonta complessivamente ad oltre trenta milioni di euro. Oltre alle 6 società figurano anche 142 immobili, 37 beni mobili registrati, 36 conti correnti e rapporti bancari e 9 partecipazioni societarie. I provvedimenti sono stati eseguiti a Trapani, Roma, Milano, Gorizia e Pordenone.
La proposta del questore (accolta dal Tribunale) si basa sulle carte processuali del procedimento per concorso esterno in associazione mafiosa a carico del senatore del Pdl Antonio D’Alì, in corso di svolgimento dinanzi al gup di Palermo.
In occasione della “Louis Vuitton Cup – Act 8 -9″, il gruppo imprenditoriale dei Morici si sarebbe accordato con Cosa Nostra per aggiudicarsi la gara relativa ai lavori di strutturazione del porto di Trapani (importo a base d’asta: 46 milioni di euro). Dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni rese dai vari indagati, sarebbe emersa l’esistenza di intese con il boss mafioso Francesco Pace (capomafia di Trapani), il senatore D’Alì ed imprese partecipanti, per favorire i Morici nell’aggiudicazione e per utilizzare materiali non conformi, tali da alterare la stabilità dell’opera nel tempo.”

da GDS.IT

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Nino Mistretta, un altro castellammarese nella giunta di Mimmo Turano

Il presidente della Provincia regionale di Trapani onorevole Mimmo Turano ha nominato il dodicesimo assessore, si tratta del castellammarese dottor Nino Mistretta coordinatore provinciale di Alleanza per la Sicilia il movimento nato in provincia da una costola dell’Mpa.
Alleanza per la Sicilia, con Nino Mistretta, ottiene in tal modo il secondo assessorato, lo stesso in precedenza è già stato consigliere ed assessore provinciale in rappresentanza di Nuova Sicilia il partitino dell’ex deputato Bartolo Pellegrino, e già assessore e consigliere comunale a Castellammare del Golfo in rappresentanza della Democrazia Cristiana.
Nino Mistretta è stato anche uno dei tre candidati a Sindaco alle elezioni comunali 2008 di Castellammare del Golfo,  vinte da Marzio Bresciani, in rappresentanza della lista Udc-Mpa.
Castellammare del Golfo raggiunge quota due rappresentanti nella giunta di governo della Provincia, l’altro è attualmente il dottor Calogero Minore.
Mistretta ha già giurato e tra qualche giorno avrà la delega.
L’amministrazione provinciale della provincia di Trapani è presieduta dall’ex Udc, seppure ancora non ha ufficializzato la sua nuova collocazione, ed in procinto di aderire al nuovo partito dei “Popolari per l’Italia di domani”, Mimmo Turano, e da quanti in questa nuova formazione si riconosceranno, quindi Mpa, Alleanza per la Sicilia e Pdl.
Con questa nomina la giunta Turano è al completo, tuttavia niente è definito, in quanto il quadro politico, per usare un eufemismo, è fluido, e le adesioni e le opposizioni alla giunta sono suscettibili di variazioni quotidiane.
Il Presidente della provincia Mimmo Turano inoltre deve fare i conti con l’ennesima tegola che colpisce la sua maggioranza e la sua squadra di governo. L’assessore più anziano della giunta di Turano, Cesare Colbertaldo, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di abuso d’ufficio, non essendosi astenuto durante la votazione di una delibera in presenza di interessi personali procurando così a sé ed al consorzio un ingiusto vantaggio.
Il provvedimento è stato disposto dal giudice per le udienze preliminari di Trapani Massimo Corleo su richiesta del sostituto procuratore Andrea Tarondo ed il processo è previsto per il prossimo 27 gennaio..
Da notare che Castellammare del Golfo, essendo rappresentata in consiglio anche dal capogruppo del Pdl Piero Russo, è una delle cittadine della provincia con il maggior numero di uomini ai posti di comando.
Sarà superfluo dire che i castellammaresi non l’hanno notato ?

Alcamo, che fine ha fatto il Centro Intermodale ?

Vi era mai successo di leggere qualcosa che vi facesse ritenere che “Diarioelettorale” fosse, anche solo minimamente, d’accordo con il Presidente della Provincia di Trapani Mimmo Turano ?

Certamente no.

Ma quando il Presidente decide, come in questo caso, di volare alto e fare gli interessi del territorio qui si sta con lui, senza se e senza ma.

AlcamoTurano scrive a Rfi sul Centro Intermodale

Alcamo. Dura presa di posizione del presidente della Provincia Turano sulla realizzazione del Centro Intermodale di Alcamo Diramazione. In una lunga e circostanziata nota inviata alla direzione di Rete Ferroviaria Italiana, Turano chiede una dettagliata relazione tecnica riportante lo stato dei lavori eseguiti in virtù del protocollo d’intesa sottoscritto nel giugno 2002, tra l’allora presidente della Provincia Giulia Adamo e dal direttore della zona compartimentale Rfi della Sicilia.
La richiesta del presidente Turano mira a conoscere lo stato delle cose, in merito agli interventi realizzati e all’andamento delle intese contenuti dai protocolli sottoscritti all’epoca. Inoltre il presidente Turano chiede la puntuale rendicontazione delle spese a giustificazione dell’intervento finanziario garantito dalla Provincia regionale (oltre 1 milione e mezzo di euro).
Il presidente Turano ha spiegato: «Chiedo una dettagliata relazione su cosa è stato fatto dal 2002 ad oggi – afferma il presidente Turano – in funzione di un opera che ritengo strategica per lo sviluppo economico e produttivo della Provincia. Il Centro Intermodale di Alcamo, da tanti anni atteso è un opera che va realizzata al più presto. La Provincia ha già investito una cospicua somma, vorrei capire cosa è stato fatto in questi anni dalla società delle ferrovie italiane».”

da La Sicilia

Trapani, il bicchiere è mezzo vuoto

Sulla vicenda della Autorità Portuale e quindi sul destino del Porto di Trapani, il presidente di Confindustria Trapani, Davide Durante, invita con durezza, la politica e le istituzioni a darsi da fare.
Gli imprenditori locali sono preoccupati perchè non si registrano risposte concrete per un problema che rimane ancora irrisolto: “Registriamo, in questi giorni, un crescendo di attenzione sulla nota questione dell’Autorità Portuale di Trapani, prossima alla liquidazione. Dal consiglio comunale della città, a Sua Eccellenza il vescovo Miccichè, al senatore D’Alì ed a tanti altri, parlamentari e politici … Ci piace immaginare, anche con un pizzico di ottimismo, che un tale schieramento di forze bipartisan non potrà non produrre il risultato auspicato di evitare la chiusura dell’Autorità Portuale di Trapani e di rilanciarne anzi la sua funzione ad Autorità Portuale di sistema dei porti della provincia di Trapani. Non voglio entrare qui nella diatriba se basta aggiungere Favignana e Castellammare del Golfo e poi per il resto si vedrà. La nostra posizione è nota. L’Autorità di sistema di tutti i porti della provincia per cui i diversi enti locali interessati si sono già, peraltro, espressi positivamente … Ci chiediamo cosa ha fatto la politica dall’agosto del 2007 quando lanciammo l’allarme e dall’ottobre del 2007 allorquando associazioni di categoria, sindacati, ordini professionali, tutti insieme, propponemmo l’Autorità di sistema. Ancora una volta lo scorso ottobre abbiamo dovuto rilanciare un nuovo, forse più accorato, allarme affinchè la questione ritornasse al centro dell’attenzione del territorio e delle sue variegate espressioni politiche, istituzionali, sociali ed economiche …Nessun alibi. Se l’Autorità Portuale muore e con essa ogni ipotesi di rilancio e di crescita della nostra portualità, saremo tutti responsabili”. 

Giovedì scorso un magistrato, il Pm Massimo Palmeri, mette sotto sequestro la discarica di Borranea a seguito di una ispezione condotta dalla Guardia di Finanza e scaturita da esposti che lamentavano emissione di polveri e gas e mette nei guai nove Comuni (Trapani, Paceco, Valderice, Erice, Buseto, San Vito, Pantelleria, Egadi, Custonaci) I quali lì conferiscono la spazzatura e che allo stato non hanno dove portare i rifiuti solidi urbani.
Nel frattempo i lavori chiesti dalla Procura sono stati completati, e presto potrà riprendere il conferimento, non più però alle nove amministrazioni ma solo ad otto perchè intanto a seguito di un diverbio scoppiato sabato in Prefettura il sindaco di Trapani Girolamo Fazio ha revocato l’autorizzazione a conferire rifiuti, nella discarica di Borranea, al Comune di Paceco.
Il sindaco Fazio infatti ha diffidato il comune di Paceco dal continuare a conferire i propri rifiuti nella discarica di Borranea, impianto, che è stato realizzato con fondi del comune di Trapani, come ricordato in una nota diramata oggi dal sindaco di Trapani.
Durante quella riunione in Prefettura un incauto assessore all’Ecologia e ambiente del Comune di Paceco aveva chiamato in causa le responsabilità della Trapani Servizi, la società che gestisce l’impianto di Borranea.
Da qui la decisione di Fazio, che ha ricordato come il comune di Paceco non sia né proprietario né socio dell’impianto, né vi siano obblighi per il Comune di Trapani di ricevere i rifiuti della cittò di Paceco.
La pensa diversamente il sindaco di Paceco Biagio Martorana, che ha chiesto aiuto al prefetto Stefano Trotta e annunciato l’intenzione di continuare a portare i rifiuti a Borranea.

Il piano sanitario regionale ridimensiona i posti letto ed i presidi sanitari.
Il Piano di Riordino proposto nei giorni scorsi del direttore dell’ Ausl 9 di Trapani Gaetano D’Antoni e dell’assessore regionale alla Sanità Massimo Russo per il presidente della Provincia Trapani Mimmo Turano il piano di riordino è “meno di una proposta, solamente carta straccia”.
Il Piano non convince Livio Marrocco che vi intravede l’obbiettivo di smembrare definitivamente la struttura ospedaliera di Trapani: ” E’ necessaria una strategia complessiva che permetta di ridare dignità agli ospedali della provincia e, allo stesso tempo che miri a valorizzare tutte le strutture ospedaliere senza penalizzarne nessuna“.

Fin qui le emergenze, per le ipotesi e i programmi di sviluppo c’è tempo.