AAA cercasi Claretta per Silvio

Da quando mi sono separato, non ho mai voluto dirlo per non esporla mediaticamente, ho uno stabile rapporto di affetto con una persona che ovviamente era assai spesso con me in quelle serate e che certo non avrebbe consentito che accadessero a cena, o nei dopo cena, quegli assurdi fatti che certi giornali hanno ipotizzato”.

Qui si è dell’idea che lo staff sta ancora cercando la persona più adatta ad interpretare il ruolo.

Pagine di storia: 25 luglio 1943 arriva l’ambulanza

Il capitano Paolo Vigneri e il collega capitano Raffaele Aversa vennero convocati telefonicamente intorno le ore 14:00 del 25 luglio dal tenente colonnello Giovanni Frignani, il quale espose loro le modalità di esecuzione dell’ordine di arresto spiccato nei confronti di Benito Mussolini.
Vigneri ricevette termini drastici per la consegna ad ogni costo del catturando. Per portare a termine la missione, Vigneri si avvalse della collaborazione di Aversa e di tre sottufficiali dei Carabinieri (Bertuzzi, Gianfriglia e Zenon). In caso di necessità essi erano autorizzati a usare le armi.
I cinque carabinieri si recarono presso Villa Savoia, residenza reale all’interno del grande parco che oggi è Villa Ada (all’epoca riserva di caccia del sovrano), ove il re Vittorio Emanuele III aveva convocato Mussolini per destituirlo e farlo arrestare e rimasero in attesa, fuori dall’edificio. Verso le 17:20 Mussolini, accompagnato da De Cesare, uscì dalla villa e fu affrontato da Vigneri, che – in nome del Re – gli chiese di seguirlo per «sottrarlo ad eventuali violenze della folla». Ricevuto un diniego, Vigneri prese per un braccio Mussolini ed eseguì l’arresto caricando il catturato su un’ambulanza, mezzo che era già sul luogo e che era stato scelto per non destare sospetti sul pianificato arresto dell’ex capo del governo e del fascismo.

da Wikipedia

Allora andò così.

Oggi invece:

Per quel che se ne sa, ci sono intere pagine con lunghe conversazioni, appassionati sfoghi che disegnano una scena convergente, sino al millimetro, con quanto, quasi due anni fa, Veronica Lario ha raccontato al Paese, ai più cari amici del marito (a cui s’era rivolta per avere un aiuto). Ricordiamo le parole della moglie separata del premier: “... figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica“.

Quando “le carte” potranno essere rese note, si toccherà con mano quanto la metafora del Drago, l’atmosfera di violenza che evoca, il dominio dei corpi e l’uso dei corpi come strumento di promozione sociale ed economica, siano concretissimi. Tangibili e realistici non nella polemica di una donna ferita dal tradimento, ma nella vita segreta e nelle ossessioni private del tycoon che si è fatto capo del governo. E lo sono oggi, in questi giorni, in queste stesse ore, perché – è lampante dalla lettura delle carte, a quanto pare – Berlusconi non controlla la sexual addiction che si manifesta nella ritualità del bunga bunga. Anche se consapevole dei racconti di Ruby ai pm la scorsa estate, dei guai che gliene sarebbero forse venuti, dell’attualità del vaglio dei comportamenti illeciti nelle sue ville e palazzi, il Cavaliere non è riuscito e non riesce a fermarsi. La testimonianza della ragazza che ieri abbiamo chiamato A, riminese, studentessa modello, amica di scuola di Nicole Minetti, è più che esplicita.

A spiega alle sue amiche (e infine ai pm) quanto quell’uomo sia “malato”. Di come ogni parola, ogni gesto, lo stesso sguardo durante quelle serate “imbarazzanti”, abbiano più a che fare con un girone infernale che con un magnifico eden del piacere. È una fiaba che siano “serate rilassanti”. È un’illusoria leggenda il consesso di misurata e raffinata allegria dove “quel che accade non può far vergognare nessuno”. Chi ha letto le carte usa queste parole: “Alcune scene oscillano tra lo squallore e l’orrore”. Si legge di ragazze madri, che – andati via gli Apicella, i cortigiani, gli ospiti di rango – restano là di sotto, nella sala sotterranea del bunga bunga, e si offrono al Drago per bisogno. Il Drago, con il suo sorriso fisso, finge a volte di non capire. Ascolta quei drammi, perché gli vengono raccontati – e un po’ si assomigliano tutti – eppure chiede il “sacrificio”: quelle donne sono lì per confermarlo nella sua illusione di immortalità.. Poi spesso aiuta, è vero, ma è un soccorso o è un compenso? È un fatto che quel che egli chiede e pretende, gli deve essere dato.

da La Repubblica

Riepilogando, se non ho compreso male, oggi occorrerebbe un sussulto di dignità (merce assai rara), dalle parti del Popolo della Libertà o ciò che ne rimane e conseguentemente un Presidente della Repubblica che infine si decide a chiamare l’ambulanza.
Francamente, credo gli italiani si accontenterebbero anche solo del sussulto di dignità.