La dignità spesso ha un prezzo

e non tutti sono disposti a correre il rischio di pagarlo.

E’ l’11 gennaio del 1944 ed i cinque di cui si occupa il plotone di esecuzione sono rispettivamente, il conte Galeazzo Ciano, già ministro degli esteri e genero di Mussolini, Marinelli, Gottardi, Pareschi ed il vecchio Maresciallo Emilio De Bono .
Dopo un processo puramente formale, noto come il Processo di VErona, nel poligono di tiro della stessa città venne eseguita all’alba la condanna a morte degli accusati di tradimento dal tribunale di Salò per avere votato la mozione di sfiducia verso Mussolini nella drammatica seduta del Gran Consiglio del 25 luglio 1943.
La fucilazione alla schiena fu eseguita da 30 militi.

Pagine di storia: 25 luglio 1943 arriva l’ambulanza

Il capitano Paolo Vigneri e il collega capitano Raffaele Aversa vennero convocati telefonicamente intorno le ore 14:00 del 25 luglio dal tenente colonnello Giovanni Frignani, il quale espose loro le modalità di esecuzione dell’ordine di arresto spiccato nei confronti di Benito Mussolini.
Vigneri ricevette termini drastici per la consegna ad ogni costo del catturando. Per portare a termine la missione, Vigneri si avvalse della collaborazione di Aversa e di tre sottufficiali dei Carabinieri (Bertuzzi, Gianfriglia e Zenon). In caso di necessità essi erano autorizzati a usare le armi.
I cinque carabinieri si recarono presso Villa Savoia, residenza reale all’interno del grande parco che oggi è Villa Ada (all’epoca riserva di caccia del sovrano), ove il re Vittorio Emanuele III aveva convocato Mussolini per destituirlo e farlo arrestare e rimasero in attesa, fuori dall’edificio. Verso le 17:20 Mussolini, accompagnato da De Cesare, uscì dalla villa e fu affrontato da Vigneri, che – in nome del Re – gli chiese di seguirlo per «sottrarlo ad eventuali violenze della folla». Ricevuto un diniego, Vigneri prese per un braccio Mussolini ed eseguì l’arresto caricando il catturato su un’ambulanza, mezzo che era già sul luogo e che era stato scelto per non destare sospetti sul pianificato arresto dell’ex capo del governo e del fascismo.

da Wikipedia

Allora andò così.

Oggi invece:

Per quel che se ne sa, ci sono intere pagine con lunghe conversazioni, appassionati sfoghi che disegnano una scena convergente, sino al millimetro, con quanto, quasi due anni fa, Veronica Lario ha raccontato al Paese, ai più cari amici del marito (a cui s’era rivolta per avere un aiuto). Ricordiamo le parole della moglie separata del premier: “... figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica“.

Quando “le carte” potranno essere rese note, si toccherà con mano quanto la metafora del Drago, l’atmosfera di violenza che evoca, il dominio dei corpi e l’uso dei corpi come strumento di promozione sociale ed economica, siano concretissimi. Tangibili e realistici non nella polemica di una donna ferita dal tradimento, ma nella vita segreta e nelle ossessioni private del tycoon che si è fatto capo del governo. E lo sono oggi, in questi giorni, in queste stesse ore, perché – è lampante dalla lettura delle carte, a quanto pare – Berlusconi non controlla la sexual addiction che si manifesta nella ritualità del bunga bunga. Anche se consapevole dei racconti di Ruby ai pm la scorsa estate, dei guai che gliene sarebbero forse venuti, dell’attualità del vaglio dei comportamenti illeciti nelle sue ville e palazzi, il Cavaliere non è riuscito e non riesce a fermarsi. La testimonianza della ragazza che ieri abbiamo chiamato A, riminese, studentessa modello, amica di scuola di Nicole Minetti, è più che esplicita.

A spiega alle sue amiche (e infine ai pm) quanto quell’uomo sia “malato”. Di come ogni parola, ogni gesto, lo stesso sguardo durante quelle serate “imbarazzanti”, abbiano più a che fare con un girone infernale che con un magnifico eden del piacere. È una fiaba che siano “serate rilassanti”. È un’illusoria leggenda il consesso di misurata e raffinata allegria dove “quel che accade non può far vergognare nessuno”. Chi ha letto le carte usa queste parole: “Alcune scene oscillano tra lo squallore e l’orrore”. Si legge di ragazze madri, che – andati via gli Apicella, i cortigiani, gli ospiti di rango – restano là di sotto, nella sala sotterranea del bunga bunga, e si offrono al Drago per bisogno. Il Drago, con il suo sorriso fisso, finge a volte di non capire. Ascolta quei drammi, perché gli vengono raccontati – e un po’ si assomigliano tutti – eppure chiede il “sacrificio”: quelle donne sono lì per confermarlo nella sua illusione di immortalità.. Poi spesso aiuta, è vero, ma è un soccorso o è un compenso? È un fatto che quel che egli chiede e pretende, gli deve essere dato.

da La Repubblica

Riepilogando, se non ho compreso male, oggi occorrerebbe un sussulto di dignità (merce assai rara), dalle parti del Popolo della Libertà o ciò che ne rimane e conseguentemente un Presidente della Repubblica che infine si decide a chiamare l’ambulanza.
Francamente, credo gli italiani si accontenterebbero anche solo del sussulto di dignità.

News dal Partito dell’Amore

DOPO LA CONVENTION DI BERLUSCONI A NAPOLI

Mussolini furiosa: «Fuori dal palco per colpa della “prima della classe”»
La candidata Pdl contro Carfagna: «Ha organizzato lei. Noi dietro le transenne guardati a vista dai cani»

NAPOLI— Alessandra Mussolini se ne è andata prima della fine, delusa e arrabbiata, dalla convention con Berlusconi. E al telefono, a tarda sera, continua a ripetere: «È una vergogna».

Mussolini, cosa è accaduto?
«È stato fatto di tutto per impedire alle candidate di salire sul palco accanto a Berlusconi. È stata lei a organizzare».

Lei chi?
«La prima della classe. Quella delle Pari opportunità».

La ministra Carfagna che Berlusconi ha detto «bella, intelligente e con le palle»?
«Beh, lasciamo perdere. Io vado oltre le palle».

Mi permetta: anche lei è una donna con… gli attributi.
«Ed è per questo che me ne sono andata. Ho visto le altre candidate dietro le transenne, guardate a vista dai cani».

I cani?
«Certo! Dietro un recinto. Che brutta campagna elettorale. Pensi, la Del Giudice stava per piangere. Lunedì al Gambrinus presenteremo una campagna contro le violenze sulle donne. Assieme: candidate del Pdl e del Pd, con la Coccia. Perché è giusto che ci si difenda anche dalla violenza delle donne sulle donne. Ho scritto una lettera a Fini e a Berlusconi, gli ho detto che in questo Pdl serve unità. Loro sono gli appaltatori, lo costruiscano bene. Senza subappalti e dependance».

Prego?
«Non vede? C’è chi costruisce prima il rifugio del giardiniere e poi la casa».

Angelo Agrippa
19 marzo 2010

da Corriere.it

No, non è lui è quell’altro

Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.
Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare
il suo voto al forte piuttosto che al giusto.
Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.
Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere,
i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico
.
In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare.”

Qualunque cosa abbiate pensato, il testo qui sopra, di Elsa Morante, è del 1945 e si riferisce a Benito Mussolini.

Referendum elettorale, un post-it

Dicono, i bene informati, che l’unico modo possibile per realizzare il quorum, nel referendum sui quesiti elettorali del 21 giugno,  sarebbe di portare le urne in spiaggia.

Pertanto non raggiungendo il quorum, i promotori dei quesiti referendari, non conseguiranno l’obiettivo di far votare in futuro gli italiani per il parlamento italiano con l’equivalente della Legge Acerbo, che consegnò l’Italia a Mussolini, ma in versione peggiorata. Quella infatti prevedeva per l’attribuzione del premio di maggioranza il raggiungimento di almeno il 25% dei voti.

Non centreranno neppure l’obiettivo di regalare al Pdl di Berlusconi la maggioranza assoluta dei seggi del prossimo parlamento a prescindere dal conseguimento della maggioranza dei voti nel paese, il tutto chiaramente in attesa che anche il Pd possa in futuro fare altrettanto.

Non raggiungeranno l’obiettivo di mettere in discussione il cosidetto “porcellum” di Calderoli, il quale anzi dal fallimento della prova referendaria acquisirà nuova legittimazione, anche per le parti più palesementi aberranti, quali le “nomine” dei deputati al posto della “scelta” da parte degli elettori.

Il fatto che, come dice Franceschini, nella direzione del PD ci siano stati 100 voti a favore del Sì e 5 conferma la realizzata, nei fatti, selezione al peggio della dirigenza di quel partito.

Ma gli strateghi che in questi ultimi anni si sono esercitati intorno a questo capolavoro di risultato politico, siamo sicuri che non necessitassero già da tempo di un salutare TSO ?