Capire che succede in Ucraina

Visto il disinteresse dei media e delle trasmissioni televisive di approfondimento italiane impegnate a mostrare senza soluzione di continuità l’ombelico dei politici italiani, proviamo a dare uno sguardo oltre confine per cercare di capire cosa e perchè succede in Ucraina, dove  in tanti sono ancora disposti a scendere in piazza e rischiare la pelle per la “polis”.

Qui un ottimo lungo servizio di “Al Jazeera English” di oggi 25 gennaio, e a questo link una intervista a Massimiliano Di Pasquale, esperto di Ucraina, autore di “Ucraina terra di confine” pubblicata su East Journal il 22 gennaio, che sul disinteresse dei mezzi di informazione italiani dice:

La stampa internazionale e soprattutto la stampa anglosassone forniscono analisi più dettagliate e puntuali; in Italia ci si è fermati ad aspetti più folcloristici come il divieto di indossare caschi oppure ci si è limitati a commenti del tutto fuorvianti. Per fare un esempio il Corriere della Sera, tra i quotidiani più autorevoli, ha pubblicato venerdì 17 una semplice foto, senza articolo, dove si vedeva un deputato del Partito delle Regioni, il Partito del Presidente, sanguinante in Parlamento. Oltre all’idea che in quel caso i facinorosi fossero i membri dell’opposizione, la didascalia parlava solamente di scontri durante la discussione della legge di bilancio senza neanche citare l’introduzione, con vero e proprio blitz, di leggi liberticide. Mi ha stupito molto questa superficialità e mi chiedo quale informazione possa arrivare ad una persona che non sa nulla di Ucraina.

I giornali italiani tendono a sminuire o a non dare certe informazioni. Mi piacerebbe capire da dove derivi questo gap informativo. Credo che le cause siano molteplici e tra queste citerei la “legacy sovietica” nella mentalità di alcuni commentatori, il fatto che si confonda l’Ucraina con la Russia considerandola una sorta di appendice di quest’ultima e non uno stato sovrano, la mancanza spesso di corrispondenti in loco. Tutto ciò alla fine è interpretato, da molti Ucraini, come disinteresse nei confronti del loro Paese. Ora gli Ucraini si sentono abbandonati dall’Europa in un momento fondamentale della loro storia. Sono infatti 60 giorni che sono in piazza a manifestare, all’inizio per avvicinarsi all’Europa, ora per liberarsi da un dittatore.

Immagini delle manifestazioni di Kiev

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Forconi o “poujadismo” alla siciliana ?

E’ in corso, già da ieri, un forte movimento di protesta sulle strade siciliane. Le manifestazioni di protesta sono organizzate dai sindacati degli autotrasportatori e degli agricoltori riuniti sotto la sigla di due movimenti denominati: “Forza d’urto” e “Movimento dei forconi“.
I manifestanti hanno bloccato gli accessi autostradali tra Palermo e Catania e tra Catania e Messina, il porto di Messina, il polo petrolchimico di Priolo, la statale Palermo-Sciacca, la ferrovia tra Palermo e Messina, il porto di Pozzallo.
La protesta dovrebbe proseguire fino a venerdì ed è organizzata contro la “classe dirigente” e “l’ipocrisia dei nostri politici” ma anche contro il caro carburante.
I manifestanti chiedono tra le altre cose la defiscalizzazione dei costi dell’energia elettrica e il blocco delle procedure esecutive di Equitalia.
Le organizzazioni ufficiali di settore non hanno aderito alla protesta, non condividendone modi e forme di lotta.

Comprensibile, nelle motivazioni, e nelle rivendicazioni che ne costituiscono la piattaforma programmatica, tuttavia diverse cose ci fanno ritenere possibile il trattarsi dell’ennesima operazione di marketing tesa a raccogliere, il “residuo politico” che sempre resta dopo tali esasperate, quanto frustanti ed improduttive (in primis per quanti vi partecipano), forme di protesta, da parte di politicanti populisti e privi di scrupoli.

Interessante a tal proposito sarà rinverdire la conoscenza del cosidetto “Poujadismo“, movimento politico francese, che prese nome da Pierre Poujade, sindacalista e politico francese nato a Saint-Céré il 1º dicembre 1920.

Fu nel 1953 che Pierre Poujade assurse a notorietà nazionale quando si trovò a cavalcare l’onda del malcontento di artigiani e commercianti del suo paesino e presto del circondario, verso la politica del governo francese, ritrovandosi a capo di una rivolta fiscale che segnò l’inizio del movimento poujadista.

Eccellente oratore Pierre Poujade parlava a tutti coloro che si sentivano minacciati da un mondo che stava cambiando.
Egli si erse a loro difensore nel nome dei “piccoli” cittadini.
Così denunciava con forza lo “Stato vampiro” e i suoi “forchettoni” (nella situazione francese dell’epoca, i grandi funzionari che “mangiano”), le “eminenze” e i “senza patria” (gli immigrati francesi) che occupano la “casa Francia”.
Il suo movimento era fortemente antiparlamentare, antipolitico si direbbe oggi e alla luce del movimento italiano di Giannini “qualunquista“.

Sostenuto agli inizi dai comunisti che speravano di inglobare le spinte antistatali del movimento, questi ultimi non mancheranno in seguito, per screditarlo, di soprannominarlo “Poujadolf” accostandolo al defunto leader nazista, ed in riferimento alle sue affollatissime manifestazioni politiche, ma anche ai suoi proclami xenofobi e antisemiti.

Il suo movimento sindacale, l’unione della Difesa dei Commercianti e Artigiani (UDCA), conobbe il suo massimo successo verso la fine della Quarta Repubblica e così anche nella sua versione elettorale l’Unione e Fraternità Francese (UFF) che gli permise di conquistare 52 deputati (2,4 milioni di voti con l’11,6% dei suffragi) per l’Assemblea nazionale nel 1956.

Questi movimenti rivendicavano la difesa dei commercianti e degli artigiani e criticavano l’inefficacia della politica parlamentare, così com’era praticata durante la Quarta Repubblica. Essi rappresentavano la difesa d’una parte dell’elettorato francese stanco dell’instabilità politica e dell’impotenza della Quarta Repubblica.

Il movimento di Pierre Poujade riteneva di poter superare la divisione tra destra e sinistra riprendendo in ciò il tema del Partito popolare francese di Jacques Doriot, un movimento apertamente filo nazista inventore dello slogan “né destra, né sinistra”.

Spesso le manifestazioni dei poujadisti sfociavano nella violenza ed il movimento era attrezzato con un servizio d’ordine che non esitava ad usare la forza.

Per estensione il termine “poujadismo” è stato usato per qualificare un atteggiamento demagogico in favore dei “piccoli” commercianti, artigiani, operai, contadini, opposti alle multinazionali, o anche per significare l’antiparlamentarismo delle corporazioni, esprimendo così una tendenza ad identificarsi con l’estrema destra assumendo le caratteristiche di un populismo reazionario.

Sarà l’avvento della Quinta Repubblica a segnare la fase discendente di Pierre Poujade.

Superfluo dire che il “poujadismo” non fermò i cambiamenti in atto nella società francese.

Di più qui, qui.