Tra Castellammare del Golfo e le Egadi, l’abisso !

Google Maps mi dice che in linea d’aria solo 47 chilometri separano la ex Tonnara di Favignana dalla ex Tonnara di Scopello.
Entrambe già di proprietà dei Florio ed entrambe universalmente note e tra le meglio conservate in Sicilia, a dispetto di tante cose che le accomunano e di una così minima distanza fisica, non può non rilevarsi che la distanza culturale che sta tra le rispettive comunità locali, le loro associazioni rappresentative, e le loro istituzioni politiche, risulta di fatto enorme.

Se per la Tonnara di Scopello, vengono immaginate e messe in atto le cose che vi ho descritto qui per la Tonnara di Favignana invece gli amministratori locali stipulano ed approvano convenzioni che puntano alla valorizzazione del bene culturale con riguardo al rispetto e conservazione del bene stesso.

Un abisso !

Approvata la convenzione Soprintendenza e Comune per la fruizione dell’Ex Stabilimento Florio

Il sindaco delle Egadi, Giuseppe Pagoto, esprime soddisfazione per l’approvazione in Consiglio Comunale all’unanimità della convenzione fra la Soprintendenza BB.CC.AA. di Trapani e la stessa Amministrazione Comunale, finalizzata all’ampliamento della fruizione dell’ex Stabilimento Florio di Favignana. La nuova convenzione, che definisce anche strategie e obiettivi comuni di valorizzazione e sviluppo culturale del bene, e avrà una durata di quattro anni, prevede la gestione di alcuni servizi da parte del Comune, tra i quali la bigliettazione, la pulizia, la vigilanza e la manutenzione ordinaria, ed è volta al potenziamento di tutte le attività culturali e museali della struttura.

L’ingresso all’ex Stabilimento Florio è consentito pagando un biglietto di entrata di 6 o 3 euro (restano le esenzioni per i minori di 18 anni, i bambini e per i portatori di handicap, e resta per tutti indistintamente l’ingresso gratuito la prima domenica di ogni mese). Il 90 per cento delle entrate frutto della bigliettazione andrà al Comune. L’Ex Stabilimento è uno dei musei siciliani più commentati su TripAdvisor e plurirecensito. Il personale che vi presta servizio è costituito quasi totalmente da giovani favignanesi che in questi anni hanno maturato una notevole esperienza nell’accoglienza e nelle visite guidate all’interno della struttura, effettuate in diverse lingue europee. La stipula della convenzione si è realizzata secondo le previsioni del codice culturale (articolo 112) per la gestione integrata di servizi di fruizione e valorizzazione, ed è stata rinnovata in parte anche nei contenuti: c’è la possibilità, ad esempio, che l’ex Stabilimento diventi una sede per matrimoni civili grazie all’impegno e all’attenzione da parte della Soprintendenza ai Beni Culturali di Trapani guidata dalla Dottoressa Paola Misuraca.

Comunicato stampa del Comune di Favignana del 27 maggio 2015″

E l’abisso rimane !

Per la cronaca questo è lo stato dell’arte del dibattito (registrabile oggi) a Castellammare del Golfo:

““Assicurare la fruizione pubblica della tonnara e garantire la tutela del monumento. Nessun contrasto”

Lo affermano il sindaco ed il presidente del consiglio comunale sull’accesso alla tonnara di Scopello

«Non esiste alcun contrasto sulle modalità di fruizione della tonnara di Scopello. Le nostre posizioni sono convergenti. Nessuna contrapposizione». Lo sottolineano il sindaco Nicolò Coppola ed il presidente del consiglio comunale Domenico Bucca, in riferimento alla vicenda dell’accesso alla tonnara di Scopello. «Nella riunione del 30 aprile svoltasi in Soprintendenza, in assoluto accordo, abbiamo ribadito la necessità di assicurare la fruizione pubblica della tonnara e dello specchio acqueo antistante- fanno presente il sindaco Nicolò Coppola ed il presidente del consiglio comunale Domenico Bucca-. Nella stessa riunione, inoltre, è emersa l’assoluta necessità di garantire al tempo stesso la tutela del monumento “tonnara”. Significa fruire della tonnara e contemporaneamente garantire la cura e conservazione di quello che è un nostro bene storico sicuramente da difendere e proteggere».

A tal proposito il sindaco Nicolò Coppola fa presente che «a breve l’amministrazione comunale, nel caso in cui i proprietari dovessero concedere la disponibilità, formulerà le richieste per un accordo definitivo per la fruizione della tonnara».

Sulla questione dell’accesso al mare e della fruizione della tonnara di Scopello, il presidente del consiglio comunale Domenico Bucca precisa che «le dichiarazioni riportate nell’articolo pubblicato il 4 maggio sul Giornale di Sicilia, sono state raccolte il 26 aprile e facevano espressamente riferimento alla polemica con Legambiente Sicilia, non certamente con l’amministrazione comunale. Non c’è dubbio, però, che la delicatezza del sito impongono una attenta valutazione da parte di tutti».

Portavoce del Sindaco: Annalisa Ferrante

18 maggio 1980: in marcia per lo Zingaro

… e come si dice in questi casi, io c’ero !.
Di recente ho colto l’occasione di scannerizzare finalmenter delle diapositive, e tra queste un rullino realizzato in occasione della marcia per l’istituzione della Riserva dello Zingaro del 18 maggio 1980, come dire trentaquattro anni fa.
Eravamo tanti, circa due mila convenuti da tutta la Sicilia, chiamati da associazoni ambientaliste di diversa natura, ma intenzionati tutti a favorire quella istituzione della Riserva, avvenuta un anno dopo, che avrebbe impedito in futuro che anche quel tratto di costa tra Scopello e San Vito lo Capo diventasse tale e quale a ciò che potete “ammirare” (si fa per dire) nel tratto che va da Scopello all’ingresso della attuale Riserva.

E ci riuscimmo !

Fa specie pensare che ancora la politica nostrana sia fatta da tanti sostenitori di quel modello di “sviluppo senza sviluppo” che prevede l’ulteriore (anche residua) realizzazione di volumi edilizi, e di come minoritari siano ancora i sostenitori di una urbanistica a volumi zero. Ma tant’è, siamo in Sicilia dove quando tutto cambia è solo per non cambiare niente e francamente dopo trentaquattro più venticinque anni mi riesce difficile illudermi sulle buone intenzioni degli uomini.

Vi agevolo le slides (cliccare per ingrandire)

Castellammare del Golfo: sequestrato complesso turistico

Mafia, sequestrato complesso turistico a Scopello

PALERMO. La Guardia di finanza di Palermo ha sequestrato un complesso turistico nella localita’ balneare di Scopello, frazione di Castellammare del Golfo in provincia di Trapani, composto da 12 mini appartamenti, parcheggi, aiuole e spazi comuni per l’intrattenimento, del valore di circa 40 milioni di euro, in esecuzione di un provvedimento emesso dal Tribunale di Trapani.
Il provvedimento riguarda Antonino Palmeri, imprenditore di 65 anni, condannato nel ’98 per associazione di stampo mafioso e danneggiamento aggravato dal metodo mafioso, appartenente alla cosca di Alcamo-Castellammare.
Il sequestro segue altri due provvedimenti emessi dal Tribunale di Trapani nei confronti del mafioso, tra la fine del 2012 e gli inizi del 2013, che riguardavano società ed attività di bar-pasticceria a Castellammare del Golfo, intestate ai familiari dell’imprenditore, a cui quest’ultimo avrebbe trasferito, solo formalmente, la titolarità, per un valore complessivo di circa 7 milioni di euro.
Le indagini dalle Fiamme gialle avevano evidenziato che ”mediante cessioni di rami d’azienda e diversi cambi di gestione delle attività commerciali, i figli dell’imprenditore, pur in presenza di limitate capacità reddituali autonome, avevano negli anni realizzato diversi investimenti, finalizzati anche alla costruzione del complesso turistico sequestrato. Secondo la Gdf il genitore continuava ad esercitare di fatto il controllo sulle aziende.
Dal precedente sequestro – che aveva, tra l’altro, colpito anche la società che gestiva il complesso turistico – erano rimaste escluse le strutture e i fabbricati esistenti sui terreni, perchè …

tutto l’articolo su GDS.it

Depuratore di Castellammare del Golfo: a maggio 2014 il decreto di finanziamento

Non è inserito nel primo “Elenco degli interventi decretabili ai fini del finanziamento a valere sulla disponibilità assentita sulle risorse liberate 2000/2006” che comprende 13 opere già approvate dal ministero dell’Ambiente dell0 “APQ Rafforzato sulla depurazione delle acque reflue del 30/01/2013” per un valore di 76.567.173,27 di euro in otto delle nove province siciliane per le quali entro questo mese di febbraio saranno adottati i decreti di finanziamento e che subito dopo potranno andare in gara, ma nel secondoElenco degli interventi in fase di approvazione e prossimamente decretabili ai fini del finanziamento” che comprende 16 progetti, al 15° posto la “Realizzazione del nuovo impianto di depurazione” per un valore di 18.300.000 euro e al 16° posto la “Realizzazione del sistema fognario del centro abitato della frazione di Scopello e zone costiere limitrofe” per un importo dei lavori di 5.000.000 di euro e per i quali la medesima tabella stima che possano essere adottati i relativi decreti di finanziamento entro il maggio 2014.
Dati e tabelle sono stati forniti, nel corso di un incontro con la delegazione di Ance Sicilia guidata dal presidente Salvo Ferlito, dal dirigente generale del dipartimento regionale Acque e rifiuti, Marco Lupo.

Castellammare del Golfo – Sequestrato l’impero del “cassiere” della mafia

L’imprenditore Saracino. raggiunto da provvedimento per 20milioni di beni, è in carcere dal 2004

Castellammare del Golfo (Tp), 05.03.2010 – Il “cassiere” della mafia castellammarese, ma anche il “ministro” dei Lavori Pubblici e delle “Finanze” delle cosche di Castellammare ed Alcamo. Questo secondo i giudici che lo hanno condannato in via definitiva è stato l’imprenditore Mariano Saracino, 63 anni, che adesso è stato raggiunto da un provvedimento di sequestro di beni per 20 milioni di euro. L’esecuzione è legata al pronunciamento del Tribunale delle misure di prevenzione di Trapani, a censire i beni e a provarne la provenienza illecita sono state le indagini della Dia (direzione investigativa antimafia) di Trapani, coordinate dalla Procura antimafia di Palermo. Saracino era stato raggiunto da due distinte richieste di sequestro, quella per l’appunto della sezione di Trapani della Dia e l’altra avanzata dal pool di magistrati della Dda di Palermo che fanno parte del dipartimento di criminalità economica coordinato dal procuratore aggiunto Roberto Scarpinato.

Il sequestro ha riguardato ditte individuali e società di capitali, appezzamenti di terreno, fabbricati, veicoli industriali, autovetture, denaro liquido posto su conti correnti. Cemento, edilizia, immobili, residenze estive, costituivano l’impero dell’imprenditore che è in carcere dal 2004, da quando è diventata definitiva la sua condanna a 10 anni per associazione mafiosa.I sigilli sono stati apposti al 30 per cento del capitale sociale non chè al complesso dei beni aziendali della Calcestruzzi Castellammare srl, di Castellammare del Golfo; al capitale sociale e al complesso dei beni delle società Scopello Costruzioni, Cosi e Del Ponte, tutte operanti nel settore delle costruzioni edili di Castellammare del Golfo; al 49 per cento della società Cereve snc, operante nel settore della revisione e riparazione di veicoli industriali; l’intero patrimonio della società Maxim’s Bar di Filippazzo G. & c. snc di Castellammare del Golfo (somministrazione alimentare); alle imprese intestate allo stesso Saracino e alla moglie Caterina Sottile operanti nei settori edile e agricolo; ad otto appartamenti, dieci unità immobiliari destinate ad attività commerciali ed uffici ubicati a Castellammare nonchèp a venti unità immobiliari destinati a magazzini e depositi di vario genere detenuti in diverse località del trapanese, ed ancora sei villini che si trovano nella zona residenziale di Scopello, 30 terreni molti con destinazione urbanistica edificabile tra Castellammare, Scopello e Guidaloca. Del sequestro fanno altresì parte fondi agricoli con fabbricati rurali sempre nel circondario castellammarese, venti veicoli e conti correnti presso diversi istituti di credito.

Il nome dell’imprenditore Mariano Saracino è legato a diverse indagini antimafia nel tempo condotte nel trapanese (in particolare Arca e Tempesta), finito con il trovarsi a capo di una cordata di imprenditori che dapprima con il sostegno e poi in rappresentanza di Cosa Nostra hanno dato nel tempo l’”assalto” ai lavori pubblici, ma anche garantito alla mafia una serie di copertura, a proposito di latitanze come quelle del calibro dell’ex capo mafia di San Giuseppe Jato Giovanni Brusca

di Rino Giacalone

da Liberainformazione.org

Update

“Nell’ambito dell’operazione condotta stamani, la Dia di Trapani ha sequestrato beni per oltre 20 milioni all’imprenditore di Castellammare del Golfo (Trapani), Mariano Saracino, già condannato per associazione mafiosa. Il provvedimento è stato eseguito su disposizione della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani che ha accolto la richiesta della Dda di Palermo e della stessa Dia. A Saracino sono stati sequestrati quote societarie, imprese individuali, 8 appartamenti, 10 unità immobiliari destinati ad attività commerciali, 20 unità immobiliari destinati a magazzini, 6 villini, 30 appezzamenti di terreno edificabile, 4 fondi agricoli, 20 autoveicoli e disponibilità finanziarie depositate nei diversi istituti di credito.

E’ un legame antico quello fra l’imprenditore di Castellammare del Golfo, Mariano Saracino, e Cosa nostra. Già nella seconda metà degli anni Ottanta Saracino sarebbe stato il punto di riferimento dell’allora reggente del mandamento mafioso Filippo Melodia, di cui avrebbe anche coperto la latitanza. Nell’aprile dell’89 Melodia viene assassinato. Il ruolo di comando passò successivamente nelle mani di Gioacchino Calabrò, Giuseppe Ferro e Antonino Melodia. I rapporti fra Saracino e i nuovi capi sarebbero stati costanti. L’imprenditore viene arrestato la prima volta nell’88 per falsa testimonianza e favoreggiamento nel processo sulla strage di Pizzolungo. Nel 2000 finisce di nuovo in carcere. Secondo l’accusa, aveva fornito rifugio ed assistenza a latitanti del calibro di Giovanni Brusca, Vincenzo Milazzo e Nicolò Scandariato. In immobili di sua proprietà si sarebbero svolti anche dei summit di mafia. Per queste vicende Saracino è stato condannato a due anni con sentenza definitiva. Nel 2001 la richiesta di sequestro preventivo del suo patrimonio viene respinta. Tre anni dopo l’imprenditore viene raggiunto da un terzo ordine di arresto per associazione mafiosa, estorsione e danneggiamenti. I magistrati gli contestano che, attraverso la società Calcestruzzi Castellammare srl e grazie all’intermediazione del boss Giuseppe Ferro, si sarebbe aggiudicato la fornitura del cemento necessario per la costruzione dello svincolo autostradale di Alcamo. Una vicenda per cui è stato condannato a dieci anni di carcere. “Oggi siamo riuciti a chiudere il cerchio investigativo – ha spiegato in conferenza stampa, il capitano della Dia di Trapani, Giuseppe Di Sclafani-. In passato le richieste di sequestro erano state respinte. Mancavano i riscontri necessari che abbiamo trovato con un lavoro lungo e difficile”.”

da Siciliainformazioni