Per quelli dalla memoria corta

ERGASTOLO A TRE BOSS DELLA MAFIA DECISERO LA STRAGE DI PIZZOLUNGO

CALTANISSETTA Una strage con tre colpevoli, un massacro inutile per quei boss che volevano fermare il giudice Palermo con una autobomba. Il processo è finito con tre ergastoli dopo 142 udienze e 16 lunghi giorni di camera di consiglio. Carcere a vita per il mandante e i due organizzatori della strage di Pizzolungo dove morirono una giovane donna e i suoi due figli, condanne per quasi settant’ anni ai gestori della più grande raffineria di eroina mai scoperta in Europa, una sfilza di assoluzioni per non avere commesso il fatto che mettono a fuoco la fragilità di una istruttoria intorno ad uno dei più intricati casi siciliani. Il presidente della Corte d’ assise Placido D’ Orto ha pronunciato la sentenza qualche minuto dopo le nove e trenta in un’ aula silenziosissima: …La Corte condanna Calabrò Gioacchino, Melodia Filippo e Milazzo Vincenzo alla pena dell’ ergastolo con l’ isolamento diurno per quattro mesi per ciascuno dei predetti imputati…. Tre mafiosi accusati di strage con finalità di terrorismo ed eversione, tre uomini d’ onore che tentarono di uccidere il sostituto procuratore di Trapani Carlo Palermo sistemando un’ auto imbottita di un potente esplosivo sulla strada panoramica che va verso le Tonnare. Una madre e due figli Ma quella mattina, il 2 aprile del 1985, una Golf saltò in aria quando la blindata del giudice fu affiancata da un’ altra automobile sulla strada di Pizzolungo. Dentro c’ erano Barbara Asta, una donna di 32 anni, e due gemelli di 6 anni, Giuseppe e Salvatore. Morirono tutti e tre in un secondo. Il giudice Palermo, da 45 giorni in Procura al posto di un collega arrestato per corruzione, si salvò solo per un miracolo. I tre mafiosi condannati all’ ergastolo sono Vincenzo Milazzo, un enotecnico di Alcamo considerato un boss in ascesa nella gerarchia di Cosa Nostra, Gioacchino Calabrò, un carrozziere di Castellamare del Golfo e Filippo Melodia, un piccolo proprietario terriero del trapanese. Il primo è la mente della strage, gli altri due hanno avuto un ruolo preciso nell’ organizzazione militare di Pizzolungo. Filippo Melodia è l’ unico latitante. Il pubblico ministero Ottavio Sferlazza aveva chiesto nella sua requisitoria cinque condanne all’ ergastolo, ma la Corte di assise non ha ritenuto sufficienti gli indizi contro Mariano Asaro e Vincenzo Cusumano. Sono stati assolti dall’ accusa di strage per non avere commesso il fatto. Una sentenza che ha sollevato subito non poche polemiche su come è stata condotta l’ istruttoria dal giudice Claudio Lo Curto. Nunzio Asta, l’ uomo che la mattina del 2 aprile 1985 perse la famiglia, decifra perplesso la sentenza: Dopo tre anni e mezzo finalmente qualcosa si è scoperto, finalmente tre colpevoli sono stati condannati ma…. Finalmente i colpevoli E’ il difensore di parte civile, l’ avvocato Elio Esposito, che spiega i suoi dubbi: Se da una parte siamo soddisfatti, dall’ altra siamo assolutamente insoddisfatti per un’ ordinanza che era totalmente squinternata e cervellotica. Il processo per la strage è cominciato in realtà solo nella primavera scorsa, quando la Corte è andata a Pizzolungo per eseguire un sopralluogo. La parte civile scende pesantemente in campo contro chi ha istruito il processo e, così, anche uno dei penalisti che difendeva altri due uomini accusati di strage, Gaspare Crociata e Antonino Palmeri, due imputati per i quali il Pm ha chiesto però il proscioglimento. La sentenza è equilibrata dice l’ avvocato Michele Vizzini perché certe critiche all’ accusa sono state recepite e accolte. Ma non tutto quello che bisognava fare durante l’ istruttoria è stato fatto. Un mio cliente era accusato di strage perché, secondo l’ accusa, aveva fornito l’ esplosivo, un tipo di esplosivo che si produce soltanto in Cecoslovacchia e che può essere maneggiato solo da pochi esperti. E aggiunge il penalista: Tutto questo lo abbiamo saputo tardi, quando l’ istruttoria era già chiusa da un pezzo. Ma gli scenari intorno all’ attentato al giudice Palermo portano lontano, io sento puzza di servizi segreti. Nella piccola aula di Corte d’ assise dove è stata pronunciata la sentenza accusa e difesa discutono su tre ergastoli e due assoluzioni. Contro il mio cliente spiega l’ avvocato Oreste Cigna che difendeva Vincenzo Milazzo, c’ erano solo pochi indizi, non posso ritenermi soddisfatto perché le risultanze probatorie non contengono un’ affermazione di responsabilità. La sentenza comunque ha indebolito la struttura accusatoria. E’ d’ accordo il Pm Ottavio Sferlazza? No, la struttura accusatoria ha retto e il fatto che non siano stati inflitti quegli altri due ergastoli rientra nella fisiologia di una dialettica processuale. E, poi, un affiliato ad un’ organizzazione non necessariamente deve rispondere dello stesso reato di un altro affiliato alla stessa organizzazione…. Il giudizio di un altro avvocato, Salvatore Raina: Da tanti anni faccio il penalista ma non ho mai incontrato una corte così equilibrata. Sul movente della strage la Corte d’ assise non ha avuto dubbi sostenendo la tesi avanzata dall’ accusa. Un laboratorio di eroina Carlo Palermo doveva essere ucciso perché stava indagando su un laboratorio per la trasformazione di colossali partite di morfina base provenienti dalla Bulgaria. Una raffineria nelle campagne di Alcamo gestita da Vincenzo Melodia, un imputato che è stato condannato a diciannove anni di reclusione. Condanne pesanti anche per altri tre insospettabili coinvolti nel traffico di stupefacenti. Ma i mafiosi del Trapanese non volevano soltanto proteggere il loro laboratorio di eroina che, grazie alle indagini del giudice Palermo, fu scoperto una trentina di giorni dopo l’ attentato. L’ obiettivo del clan era sì eliminare un giudice ficcanaso ma anche, scriveva il giudice istruttore, intimidire tutti i magistrati… e sia al fine di terrorismo ed eversione dell’ ordine democratico. Il processo oggi si è concluso ma restano ancora tanti buchi neri. Il primo riguarda il tipo di esplosivo, lo stesso utilizzato negli ultimi anni in tanti attentati a Beirut e in altre città mediorientali. Il secondo rebus è sul coinvolgimento di tutta l’ organizzazione Cosa nostra nella strage. Un’ istruttoria-bis è aperta da anni.

dal nostro inviato ATTILIO BOLZONI
20 novembre 1988

da La Repubblica

Castellammare del Golfo: “il nemico si fà d’ombra… s’ingarbuglia la matassa!”

Dopo l’operazione “Cemento del Golfo” sembra si chiudano gli spazi politici per la prosecuzione dell’esperienza di Nicola Coppola a Sindaco di Castellammare del Golfo.
Tutta intera l’opposizione in Consiglio Comunale (undici su venti) manifesta l’intenzione, con una dura nota che sa di ultimatum, di dimettersi, con ciò determinando la decadenza del Consiglio Comunale, ove il sindaco non rassegni le dimissioni.
E se tecnicamente la decadenza del consiglio non determina anche la decadenza del Sindaco è facile immaginare, nel caso di non presentazione delle dimissioni anche da parte del Sindaco, la quasi automaticità dell’avvio della procedura di accesso da parte del Prefetto, con tutti i rischi connessi ad un futuro eventuale ennesimo commissariamento del Comune per infiltrazioni mafiose.
Dimissioni contestuali di Sindaco e Consiglio Comunale a questo punto appaiono la cosa più ragionevole.
A meno che non si voglia continuare a traccheggiare a spese dell’intera cittadinanza castellammarese.

“A nome della rappresentante comunità castellammarese chiediamo al Sindaco Nicolò Coppola di recarsi dal Signor Prefetto e rassegnare le proprie dimissioni.
La Nostra Città merita amministratori seri e lungimiranti in grado di assolvere alle proprie funzioni con determinazione e impegno e non artefici di fallimenti amministrativi (vedasi depuratore, porto e deriva della macchina comunale) e politici (come lo sfaldamento della maggioranza consiliare e l’utilizzo delle cariche assessoriali come contropartita per una ingloriosa sopravvivenza politica).
Questa già grave situazione di deriva amministrativa sommata alle recenti vicende giudiziarie che hanno visto tristemente coinvolto indirettamente il primo cittadino, rende imprescindibile una nostra presa di posizione chiara, netta e decisa sulla questione morale che si è consequenzialmente posta in essere.
Pertanto, si chiede al Sig. Sindaco il primo vero atto di responsabilità dal suo insediamento ad oggi nei confronti della cittadinanza tutta, ossia rassegnare le proprie dimissioni dinanzi al Prefetto.
Qualora questo invito non dovesse essere accolto siamo addivenuti alla irrevocabile decisione di rassegnare le dimissioni da Consiglieri Comunali nell’esclusivo interesse dell’intera collettività”.

F.to Ancona Laura F.to Asaro Giacomo

F.to Canzoneri Gaspare F.to Cruciata Stefano

F.to Di Bartolo Giacomo F.to Fausto Giuseppe

F.to Labita Vitalba F.to Motisi Ivano

F.to Norfo Giuseppe F.to Palmeri Angelo

F.to Paradiso Maurizio

“Todo cambia”, ma quando mai !

Trapani, imprenditore antiracket in manette. I boss imponevano il suo calcestruzzo

Blitz dei carabinieri, cinque arresti. Le forniture di cemento in provincia di Trapani monopolizzate da Cosa nostra, attraverso l’azienda di un insospettabile imprenditore impegnato nell’associazione antiracket di Alcamo

di SALVO PALAZZOLO

Nel 2006, aveva denunciato alcuni esattori del pizzo. E subito era diventato un simbolo dell’antimafia nella terra del superlatitante Matteo Messina Denaro. In realtà, l’imprenditore Vincenzo Artale – membro dell’associazione antiracket di Alcamo – era in affari con i boss, quelli che contavano veramente. E questa mattina, all’alba, è finito in manette assieme a loro, con l’accusa di tentata estorsione, aggravata dal favoreggiamento a Cosa nostra. Un’indagine dei carabinieri del comando provinciale di Trapani diretto dal colonnello Stefano Russo ha scoperto che Artale avrebbe avuto uno sponsor d’eccezione, il nuovo capo della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo, Mariano Saracino, anche lui un tempo imprenditore del settore del calcestruzzo, era già stato arrestato una prima volta nel 2000 perché ritenuto vicino a Cosa nostra. Con Artale e Saracino sono state arrestate altre tre persone.

Cade così un altro simbolo dell’antimafia. L’ennesimo in Sicilia finito nel ciclone di un’inchiesta giudiziaria. Artale aveva denunciato per davvero delle richieste di pizzo, ma gli autori erano dei piccoli mafiosi. Quale migliore occasione per accreditarsi come imprenditore coraggio, e non perdeva occasione per ribadire il suo credo di sincero antimafioso durante convegni e manifestazioni. Nel maggio scorso, era stato eletto nel collegio dei probiviri dell’associazione
antiracket di Alcamo. E intanto continuava a fare i suoi affari con i mafiosi.

continua su “La Repubblica

***Update

OPERAZIONE “CEMENTO DEL GOLFO” MAFIA, AFFARI E CEMENTO ALL’OMBRA DI MESSINA DENARO: CINQUE ARRESTI NEL TRAPANESE

Le ordinanze hanno colpito il capo della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo e altri quattro affiliati, tra cui alcuni imprenditori per le ipotesi di associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata, danneggiamento aggravato, fittizia intestazione aggravata, frode nelle pubbliche forniture e furto.

30 marzo 2016

E’ stata battezzata “Cemento del Golfo” l’operazione dei carabinieri di Alcamo, per associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata, danneggiamento aggravato, fittizia intestazione aggravata, frode nelle pubbliche forniture e furto. I carabinieri della Compagnia di Alcamo e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Trapani hanno arrestato il capo della famiglia mafiosa di Castellamare del Golfo, Mariano Saracino, 69 anni, e Vito Turriciano, 70 anni, Vito Badalucco, 59 anni e Vincenzo Artale, 64 anni. Sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione aggravata, danneggiamento aggravato, fittizia intestazione aggravata, frode nelle pubbliche forniture e furto. Al blitz hanno partecipato oltre 100 militari dell’Arma, con l’ausilio di un velivolo del 9/o Nucleo Elicotteri di Palermo. L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Palermo, guidata dal procuratore Francesco Lo Voi, è stata avviata nel 2013 e ha permesso di scoprire l’attuale organigramma mafioso della cupola di Castellammare, enclave storica delle cosche trapanesi. L’attività investigativa è nata dopo una serie di attentati a imprenditori edili e del movimento terra. I carabinieri hanno scoperto che i danneggiamenti erano da ricondursi al contesto mafioso legato alla famiglia di Castellammare del Golfo, che fa parte del mandamento di Alcamo, e al cui vertice c’è Saracino, già condannato per associazione mafiosa e da sempre legato alla storica “famiglia” alcamese dei Melodia. Dalle indagini è emerso che un gruppo di persone imponeva la fornitura di calcestruzzo a diversi imprenditori impegnati in lavori privati o in opere pubbliche. L’imprenditore favorito dalla cosca è, secondo quanto hanno accertato le indagini, coordinate dalla Dda di Palermo, Vincenzo Artale, responsabile di una società del settore del calcestruzzo. Ad Artale, che fa parte dell’associazione antiracket e antiusura di Alcamo, di fatto la mafia avrebbe garantito una posizione di forza all’interno del mercato. Con pressioni ed intimidazioni, i committenti di lavori privati o le ditte appaltatrici venivano costretti a rifornirsi di cemento dall’imprenditore, che si è aggiudicato tutte le maggiori forniture nei lavori in zona. Diversi sono stati gli episodi estorsivi accertati nel corso dell’indagine, alcuni dei quali provati anche con la collaborazione delle vittime. Nel corso dell’operazione è stata sequestrata inoltre l’azienda “SP Carburanti s.r.l.”, con sede legale a Castellammare del Golfo, considerata fittiziamente intestata a prestanome, ma riconducibile alla famiglia mafiosa di Castellamare del Golfo.

da RaiNews

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SICILIA
Mafia, manette per l’imprenditore che stava nell’associazione antiracket
Affari e cemento all’ombra di Messina Denaro, 5 arresti: clan trapanese favoriva costruttore insospettabile, ben mimetizzato nel pianeta antimafia, addirittura come membro del Collegio dei probiviri dell’Associazione antiracket di Alcamo
di Felice Cavallaro

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Il capofamiglia «onesto»
Sottoposto dal gennaio 2013 alla sorveglianza speciale con obbligo di residenza a Castellammare del Golfo e con l’impegno «di vivere onestamente, rispettare le leggi e non dare ragione a sospetti», Mariano Saracino il «capo famiglia» mandava altri tre dei suoi uomini adesso arrestati a costringere chi costruiva in zona ad utilizzare il calcestruzzo della Inca, l’azienda di Artale. A sua volta ben cosciente di queste vere e proprie estorsioni, secondo l’accusa della Dda diretta dal procuratore di Palermo Franco Lo voi.

La messa a posto
Artale è considerato partecipe in pieno alla cricca mafiosa dal gip Nicola Aiello. Al punto da lamentarsi quando qualcuno non si piegava: «Il torto non è che lo ha fatto a me, più che altro lo ha fatto a voi o a chi per voi». E gli uomini di Saracino provvedevano. Come accadde quando al geometra Domenico Prestipino, guida di un’azienda messinese impegnata con un cantiere sulla Palermo-Mazara del Vallo, si presentò un boss sessantenne: «Mi manda Alcamo… Deve dire alla sua azienda che deve imparare a bussare quando arriva in un posto. Sapete benissimo come ci si comporta in questi casi». E Prestipino, terrorizzato, chiese paradossalmente consiglio a un collega della zona, proprio ad Artale che col suo bollino da antimafia ufficiale poteva garantire: «Ci parlo io con i carabinieri». Gli stessi che l’hanno arrestato.

da “Corriere.it

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E il Sindaco ?

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“E’ stato un imprenditore che fa parte dell’associazione antiracket di Alcamo, Vincenzo Parisi, a denunciare il ruolo di Vincenzo Artale. Negli anni scorsi avevano partecipato insieme a delle iniziative antimafia, ma poi erano iniziati i sospetti. “Ho capito chiaramente che Artale, impegnato anche lui nell’associazione, è a disposizione del duo Saracino-Badalucco – ha raccontato Parisi ai carabinieri – Artale non ha ancora un suo impianto di calcestruzzi, è in costruzione nella zona industriale di Alcamo, ma si rifornisce dalla Cesat Calcestruzzi di Cinisi”. ”

altro qui

Porto di Castellammare del Golfo: dopo quasi sei anni i rinvii a giudizio

Il che non può che far pensare che alla fine molto probabilmente i castellammaresi non solo non avranno il porto ma nemmeno giustizia.
Apprendiamo infatti da una cronaca di Rino Giacalone (sta qui ) che i Pm Anna Trinchillo e Andrea Tarondo della Procura di Trapani, in questo inizio di 2016, hanno finalmente chiesto il rinvio a giudizio per: Mario Giardina, direttore del cantiere del porto, Leonardo Tallo, direttore dei lavori, Rosario Agnello, legale rappresentante della società consortile Nettuno (della quale faceva parte anche la coop Cea) e Domenico Parisi, rappresentante dell’ATI Coveco, Comesi e Cogem, aggiudicataria dell’appalto.
Ciò di cui dovranno rispondere gli imputati alla fine di tutto questo tempo sembra che sarà solo “frode nelle pubbliche forniture”, non si ha notizia invece di altri capi d’imputazione ne di aggravanti specifiche.
Un po’ poco per indagini che hanno avuto tempi biblici.

No, così non va Veronica !

Ma per favore il Sindaco Coppola non approfitti per cantare ancora una volta all’ex Sindaco Bresciani: “E stata tua la colpa !

Perchè la cosa veramente importante, in fondo, è non farsi cadere le braccia

e continuare ad illudersi che qualcuno un giorno andrà: “In prigione, in prigione !

Per ulterioriori informazioni sul porto di Castellammare del Golfo e sulle vicende relative alla sua costruzione un po’ di link, cliccate
qui
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La senatrice DAGA (M5S) vuole sapere con quale tempistica il commissario dovrà provvedere alla realizzazione del depuratore di Castellammare e degli altri commissariati

Roma, 22 gennaio 2015 – «Sulle depurazioni e sulle infrastrutture idriche in Italia si inseguono dichiarazioni, numeri, proclami. Di certo c’è che è in arrivo una terza condanna europea per non aver rispettato i termini per l’attuazione della Direttiva 91/271/CEE. Da quando siamo in Parlamento seguiamo la vicenda degli impianti di depurazione, denunciando già nel 2013 il fatto che ci siano circa 2500 comuni fuorilegge e sotto infrazione per mancata depurazione degli scarichi urbani e che inquinano fiumi e tratti di costa», lo sottolineano i deputati del M5S in Commissione Ambiente.

«Ora che tutte le proroghe sono scadute e che è in arrivo la terza condanna, leggiamo di 3 miliardi di euro stanziati ed inutilizzati. – denuncia la deputata Federica Daga, prima firmataria di un’interrogazione parlamentare – Siao stanchi di attendere che il fondo previsto dall’articolo 7 comma 6 dello Sblocca Italia venga attivato, cosa impossibile visto che al momento la norma a detta dello stesso Ministero risulta inattuabile. Per questo abbiamo depositato una interrogazione urgente in cui chiediamo che venga fatta chiarezza da parte del Ministro dell’Ambiente Galletti».

La lista degli impianti commissariati è lunga, come si legge nel sito #Italiasicura: Grassano, Irsina, Latronico, Marsico Vetere, Matera, Pisticci in Basilicata, Crotone, Castrovillari, Montebello Jonico, San Calogero, Fidaldelfia, in Calabria, Ischia, Napoli Est, Mondragone in Campania, Cervignano, Rivignano, Pordenone, Sacile in Friuli Venezia Giulia, Roma nel Lazio, Bari Ovest in Puglia, Thiene in Veneto, Misterbianco, Augusta, Adrano, Campobello di Mazara, Carlentini, Mazara del Vallo, Messina, Santa Flavia, Scordia, Militello Val di Catania, Vittoria Scoglitti, Acireale, Caltagirone, Patti, Capo d’Orlando, Castellammare del Golfo, Cefalù, Furnari, Gioiosa Marea, Macchitella, Marsala, Mascali, Misilmeri, Niscemi, Palermo, Ragusa, Sant’agata di Militello, Terrasini, Torregrotta in Sicilia.

Sono stati commissariati con DPCM di nomina senza che nemmeno ne sia stata data la corretta informazione ai cittadini che da anni attendono la realizzazione di queste opere.

«Vogliamo informazioni certe circa il rischio effettivo di ricevere la terza condanna, per inadempienza relativamente alla Direttiva 91/271/CEE sui sistemi di colletta mento e depurazione delle acque, da parte della Commissione Europea e l’eventuale ammontare; vogliamo conoscere i tempi in cui il Ministero si impegna a dare attuazione all’Odg Daga 9/03444-A/182 approvato lo scorso 19 dicembre 2015 e relativo ai 3,5 miliardi stanziati per depurazioni e fognature negli ultimi quindici anni e mai spesi; e i tempi in cui il Ministero si impegna a dare attuazione all’Odg Daga 9/3262/40 approvato lo scorso 4 agosto e se il fondo previsto dal DL 133/2014, con una norma di fatto inattuabile, sarà sbloccato nei prossimi mesi».

«Inoltre – conclude la Daga – vogliamo sapere se il Ministro è in grado di fornire un quadro completo della situazione depurazioni e fognature in Italia e dei fondi necessari sia per affrontare la situazione sia per pagare quanto richiesto dalla Commissione Europea, con annesso piano d’azione; i n che modo, da chi e con quali fondi verranno pagate le sanzioni previste dalla Commissione Europea, che rischiano di far gravare sulle casse dei comuni le inadempienze dei gestori; e se il Ministro intenda fornire aggiornamenti in relazione all’utilizzo dei poteri sostitutivi con conseguente commissariamento già avviato per 8 regioni e in base a quali criteri sono stati predisposti tali commissariamenti e con quali tempistiche i commissari nominati dovranno provvedere alla realizzazione delle opere».

Scritto da M5S Camera News pubblicato il 22.01.16

Bresciani insiste sulle non risposte di Coppola e Cusumano

Con una nuova lettera aperta l’ex Sindaco di Castellammare del Golfo, Marzio Bresciani, torna a chiedere conto delle scelte sia del tecnico incaricato delle funzioni di Responsabile Unico della Progettazione che del Sindaco, scelte che dopo la sua uscita di scena hanno portato al recente commissariamento sia del progetto che della realizzazione dei lavori per la costruzione del depuratore comunale e di Scopello.

Egregio sig. Sindaco,

avevo già deciso di restarmene in silenzio, ma ieri sera, rientrando a casa, ho trovato in busta raccomandata con A.R. la lettera dell’ing. Cusumano, dirigente del Settore Lavori Pubblici del nostro Comune e Responsabile Unico del Procedimento (R.U.P.) del depuratore.

A questo punto mi sono arreso.

Speravo infatti in una sua presa di distanza dal suo dirigente.

Invece ho preso atto dell’evidenza dei fatti; l’intervento dell’ing. Cusumano è una difesa d’ufficio della sua Amministrazione e lei la condivide totalmente.

L’ing. Cusumano tenta di spostare maldestramente la questione dal piano amministrativo o politico-amministrativo a quello confusamente tecnico usando un linguaggio a tratti violento, a tratti altamente offensivo, classico della cosiddetta macchina del fango che ho sperimentato più volte sulla mia pelle.

Devo quindi rispondere, e la prima considerazione che faccio è che devo avere toccato qualche nervo scoperto, solo così si spiega la violenta reazione innescata.

Sintetizzo la mia precedente lettera, scaturita, lo ribadisco, in risposta alle sue affermazioni che fanno risalire all’Amministrazione Bresciani il commissariamento dell’opera del depuratore. Ho in pratica scritto che è stato cambiato il progetto e che avete perso molto tempo.

Ho detto che i progetti si possono cambiare se ci sono validi motivi, ma poi si devono portare a compimento anche lavorando giorno e notte.

Ho detto anche che, visto come sono stati posticipati i termini per gli appalti, non cambiando il progetto, a fronte di eventuali intoppi ci sarebbero stati due anni in più per risolverli.

Ho poi fatto presente alcuni passaggi amministrativi non particolarmente chiari.

A questo nessuno ha risposto, né lei sig. Sindaco né tanto meno il R.U.P..

A tale proposito chiarisco: io non sono R.U.P., non sono mai stato R.U.P., non sarò mai R.U.P..

Non ho studiato da R.U.P., ma mi sono laureato in ingegneria industriale (elettromeccanica) al Politecnico di Milano e se conosco alcune competenze dei R.U.P. è perché, da Sindaco, ne ho seguito il lavoro interloquendo con gli stessi e sono uno che impara velocemente.

Ho seguito gli incontri dei progetti più importanti per il paese perché la presenza del Sindaco accelera i lavori.

Il metano è arrivato in paese il 22 dicembre del 2011 a soli tre anni e mezzo dalla mia elezione e nonostante un anno perso per il ricorso di una impresa in gara per l’appalto. Questo è avvenuto per l’impulso dato dall’Amministrazione a tutti gli uffici interessati, grazie anche ad ottimi consulenti da me individuati e messi a disposizione degli uffici.

Da Sindaco ho fatto in modo che fossero i R.U.P. a seguire l’Amministrazione che li nomina e mai il contrario.

Prendo quindi atto che il progetto è stato cambiato, e io aggiungo sostanzialmente, spostando il depuratore dalla caverna alla fossa.

Questo nuovo progetto è stato voluto dall’ing. Cusumano nelle sue funzioni di R.U.P. su sua iniziativa esclusiva e con i poteri che gli vengono attribuiti dalla legge. Io non ho motivo di dubitare che la legge gli consenta di fare tutto questo e che tutto sia in regola. Mi auguro però che abbia verificato i termini della legge visto che è pagato per farlo (il R.U.P. dipendente comunale oltre al compenso ed eventuali premi di dipendente percepisce 4.000,00 euro per ogni milione del valore dell’opera in appalto, per il depuratore faccia lei il conto).

Ma se tutto è in regola perché usare poca chiarezza?

Perché non dire subito che si è dovuto cambiare o modificare (poco importa) il progetto? Perché, sig. Sindaco, non approvare subito con delibera di Giunta la nuova progettazione?

La sua Amministrazione ne avrebbe tratto merito.

Invece no, anzi lo stesso R.U.P. da dirigente del Settore Lavori Pubblici emana una Determina, quella famosa a “trasi e nnesci” e già da me citata(n°277 del 22/08/2013) che fa invece riferimento alle nuove scelte progettuali intraprese da questa Amministrazione Comunale senza precisare altro.

Chi allora ha fatto la scelta? E perché l’Amministrazione non l’ha ufficialmente avvallata?

E ancora: se quello sciocco di Bresciani nella sua qualità di Sindaco non si era accorto dei vincoli sul sito prescelto perché l’ing. Cusumano ha firmato la proposta di delibera del depuratore in caverna da noi poi approvata, visto che è il R.U.P. che deve sicuramente conoscere le problematiche che scaturiscono dalla scelta?

Ma se il progetto era da cambiare ed era nel potere del R.U.P. farlo, perché non è stato fatto con Sindaco Bresciani?

Il R.U.P. se ne è reso conto successivamente, diciamo dopo 15 giorni dalla fine della mia sindacatura?

E poi: se per il sito da noi individuato con la collaborazione dell’ing. Cusumano esistono problemi, perché spostare il depuratore nella stessa area con gli stessi problemi e in più le altre nuove complicazioni raccolte sul percorso?

Quale è il senso di questa operazione?

Quale logica l’ha guidata nell’interesse del paese, al quale il depuratore serve quanto prima?

E’ ovvio sig. Sindaco che io, modesto ingegnere industriale e non R.U.P. per professione, ho difficoltà a capire le scelte e le strategie messe in campo.

E la Conferenza di Servizi convocata dall’allora Commissario dell’Agenzia per le Acque e i Rifiuti, prof. Ticali, ridotta al valore di un caffè al bar da chi poi in quel bar non c’era e non c’è mai stato, ma che evidentemente conosce le cose per ispirazione divina?

Avete già acquisito i pareri ottenuti al “bar” anche per il nuovo progetto?

A questi legittimi interrogativi si doveva rispondere con argomentazioni valide e non in modo offensivo e confuso come fatto dal suo dirigente.

La mancanza di chiarezza mi ha sempre preoccupato sig. Sindaco perché è quantomeno indice di superficialità, cosa che una Amministrazione dovrebbe accuratamente evitare, ma se lei è tranquillo mi metto sereno anch’io.

Confermo però tutto quanto ho già scritto nella precedente lettera, alle mie osservazioni in effetti non c’è stata risposta chiara da nessuno; spero che abbiate almeno annullato la nostra Delibera di Giunta che approvava il progetto in caverna.

Quando sono diventato Sindaco ho trovato un paese molto sporco (ricorderà i cumuli di immondizia che il lunedì arrivavano alla mezzaria delle strade), mancava anche l’acqua, ma tutto questo già lo sapevo.

Prima ancora della mia proclamazione a Sindaco sono stato chiamato d’urgenza all’Ufficio Tecnico perché alcuni intonaci, e non solo, si erano staccati dai soffitti e questa invece è stata per me una sorpresa. Il Segretario e Direttore Generale del Comune aveva immediatamente disposto la chiusura dell’Ufficio ed il suo trasferimento in altra sede ancora da individuare.

Così ho conosciuto l’ing. Cusumano; fra i calcinacci dell’Ufficio Tecnico dove regnavano allarmismo e confusione e anche l’ing. Cusumano era allarmato e confuso.

Certo sig. Sindaco che un Ufficio Tecnico bloccato dai propri calcinacci avrebbe costituito un evento comico se non fosse stato oggettivamente la tragica rappresentazione dello sfascio di Castellammare.

Da quel momento, grazie alla mia Amministrazione, anche questo ufficio ha fatto strada. L’abbiamo anche portato a realizzare quello di cui l’ing. Cusumano non ci credeva capaci (è stata una sua confessione a posteriori): il nuovo impianto del metano, il finanziamento del depuratore in caverna, la nuova sede dell’Ufficio Tecnico.

Decisione quest’ultima certamente sofferta, che ha suscitato non poche polemiche, anche un referendum(ricordo che anche lei sig. Sindaco ha avversato questa decisione), ma della cui bontà non ho avuto dubbi.

Per bilanciare quello che il R.U.P. ha scritto nella sua lettera offensiva le allego un’altra lettera, quella che lo stesso mi ha dedicato e pubblicamente letto il giorno del mio congedo dai dipendenti comunali. Se la legga con calma.

Concludo sig. Sindaco ricordando che quando le ho passato la fascia, oltre ai conti in ordine, le ho lasciato anche una importante eredità di opere da ultimare o appaltare che sono costate lavoro e sacrificio a molti e che mi spiacerebbe vedere perse o realizzate in modo non ottimale come a volte già accaduto.

Pensi al vecchio depuratore che non ha mai funzionato, pensi al metano, l’impianto realizzato nei primi anni 90 lasciato marcire sotto terra e per cui sono stati spesi dieci miliardi di lire per parte dei quali il Comune, cioè i nostri concittadini, paga ancora due mutui e lo farà fino al 2027/28.

Non cito il porto, perché, dai suoi frequenti comunicati ho capito che i lavori devono ripartire da un momento all’altro.

Lei, che, come dice ha dedicato mezzo secolo di vita al servizio di Castellammare, questi problemi li conosce bene perché immagino li abbia vissuti direttamente

Le auguro sempre un buon lavoro e la saluto distintamente.

Castellammare del Golfo 21 gennaio 2016 Marzio Bresciani

Questo l’appassionato attestato di stima inviato al sindaco uscente Marzio Bresciani dall’allora RUP e responsabile dell’Ufficio Tecnico castellammarese a conclusione del suo mandato.

Signor Sindaco,

A nome mio personale e di tutto l’ufficio che rappresento voglio prima di tutto ringraziarla assieme a tutte le giunte che lei ha presieduto, per quello che con passione e spirito di sacrificio avete fatto assieme a noi:

Come Responsabile del III Settore la ringrazio per la sua determinazione nell’aver ridato dignità ai dipendenti dell’Ufficio Tecnico e del Suap con l’assegnazione di locali nuovi comodi e vivibili nella via canale vecchio;
La ringrazio ancora per la passione con cui insieme abbiamo realizzato e avviato tante opere meritorie e importanti per il nostro paese . Voglio ricordare per tutte, La Metanizzazione cittadina, la Casa Paradiso, la Piazza Madrice, il Ponte Castello , il Ponte di Via Dei Medici , l’ Illuminazione di Viale L. da vinci e della SS.187 , che inaugureremo domani sera , il Depuratore , le Fognature di Scopello, il Campo sportivo, la Villa Margherita, la Torre Bennistra, il Terminal bus e soprattutto il Cimitero che trasformeremo in un vero luogo di rispetto per i nostri antenati e per noi.
Come Cittadino la ringrazio per la sua sensibilità dimostrata nell’avere istituito a Castellammare nell’anniversario della nascita di Piersanti Mattarella il giorno della memoria dedicato alle vittime della mafia , la ringrazio per avere voluto ricordare nelle vie del paese i nomi di tanti cittadini che ha dato lustro a questa città; Ma in particolare la voglio ringraziare per avere voluto intitolare una strada importante del nostro paese a Peppino Impastato barbaramente assassinato a Cinisi dalla mafia, un giovane con cui assieme ad altri giovani di Castellammare ho condiviso nella mia gioventù , tante idee , tanti valori e un modo di porsi nella società .
Ma la ringrazio soprattutto per avere con coerenza dimostrato a tutti noi un vero attaccamento alle istituzioni democratiche, nel fare costituire il Comune di Castellammare del Golfo parte civile in ogni processo di mafia in cui e’ stata lesa l’immagine del Comune stesso, non esitando a farlo anche quando ad essere imputato nei processi e’ stato un lider del suo stesso partito di appartenenza.
La ringrazio ancora per il suo essere stato ogni giorno sempre presente e caritatevole con i cittadini bisognosi del nostro paese.
Per tutto questo sia come Responsabile del Settore che dirigo , ma soprattutto come cittadino di Castellammare del Golfo mi sento onorato di averla avuto come Sindaco e spero tanto che il cammino intrapreso dal nostro Comune possa essere continuato con lo stesso spirito, da chi lunedì sera sarà eletto Sindaco di questo paese.

07.06.2013 Ing. Simone Cusumano

E sì, qualcosa è cambiato !