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Trapani, imprenditore antiracket in manette. I boss imponevano il suo calcestruzzo

Blitz dei carabinieri, cinque arresti. Le forniture di cemento in provincia di Trapani monopolizzate da Cosa nostra, attraverso l’azienda di un insospettabile imprenditore impegnato nell’associazione antiracket di Alcamo

di SALVO PALAZZOLO

Nel 2006, aveva denunciato alcuni esattori del pizzo. E subito era diventato un simbolo dell’antimafia nella terra del superlatitante Matteo Messina Denaro. In realtà, l’imprenditore Vincenzo Artale – membro dell’associazione antiracket di Alcamo – era in affari con i boss, quelli che contavano veramente. E questa mattina, all’alba, è finito in manette assieme a loro, con l’accusa di tentata estorsione, aggravata dal favoreggiamento a Cosa nostra. Un’indagine dei carabinieri del comando provinciale di Trapani diretto dal colonnello Stefano Russo ha scoperto che Artale avrebbe avuto uno sponsor d’eccezione, il nuovo capo della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo, Mariano Saracino, anche lui un tempo imprenditore del settore del calcestruzzo, era già stato arrestato una prima volta nel 2000 perché ritenuto vicino a Cosa nostra. Con Artale e Saracino sono state arrestate altre tre persone.

Cade così un altro simbolo dell’antimafia. L’ennesimo in Sicilia finito nel ciclone di un’inchiesta giudiziaria. Artale aveva denunciato per davvero delle richieste di pizzo, ma gli autori erano dei piccoli mafiosi. Quale migliore occasione per accreditarsi come imprenditore coraggio, e non perdeva occasione per ribadire il suo credo di sincero antimafioso durante convegni e manifestazioni. Nel maggio scorso, era stato eletto nel collegio dei probiviri dell’associazione
antiracket di Alcamo. E intanto continuava a fare i suoi affari con i mafiosi.

continua su “La Repubblica

***Update

OPERAZIONE “CEMENTO DEL GOLFO” MAFIA, AFFARI E CEMENTO ALL’OMBRA DI MESSINA DENARO: CINQUE ARRESTI NEL TRAPANESE

Le ordinanze hanno colpito il capo della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo e altri quattro affiliati, tra cui alcuni imprenditori per le ipotesi di associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata, danneggiamento aggravato, fittizia intestazione aggravata, frode nelle pubbliche forniture e furto.

30 marzo 2016

E’ stata battezzata “Cemento del Golfo” l’operazione dei carabinieri di Alcamo, per associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata, danneggiamento aggravato, fittizia intestazione aggravata, frode nelle pubbliche forniture e furto. I carabinieri della Compagnia di Alcamo e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Trapani hanno arrestato il capo della famiglia mafiosa di Castellamare del Golfo, Mariano Saracino, 69 anni, e Vito Turriciano, 70 anni, Vito Badalucco, 59 anni e Vincenzo Artale, 64 anni. Sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione aggravata, danneggiamento aggravato, fittizia intestazione aggravata, frode nelle pubbliche forniture e furto. Al blitz hanno partecipato oltre 100 militari dell’Arma, con l’ausilio di un velivolo del 9/o Nucleo Elicotteri di Palermo. L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Palermo, guidata dal procuratore Francesco Lo Voi, è stata avviata nel 2013 e ha permesso di scoprire l’attuale organigramma mafioso della cupola di Castellammare, enclave storica delle cosche trapanesi. L’attività investigativa è nata dopo una serie di attentati a imprenditori edili e del movimento terra. I carabinieri hanno scoperto che i danneggiamenti erano da ricondursi al contesto mafioso legato alla famiglia di Castellammare del Golfo, che fa parte del mandamento di Alcamo, e al cui vertice c’è Saracino, già condannato per associazione mafiosa e da sempre legato alla storica “famiglia” alcamese dei Melodia. Dalle indagini è emerso che un gruppo di persone imponeva la fornitura di calcestruzzo a diversi imprenditori impegnati in lavori privati o in opere pubbliche. L’imprenditore favorito dalla cosca è, secondo quanto hanno accertato le indagini, coordinate dalla Dda di Palermo, Vincenzo Artale, responsabile di una società del settore del calcestruzzo. Ad Artale, che fa parte dell’associazione antiracket e antiusura di Alcamo, di fatto la mafia avrebbe garantito una posizione di forza all’interno del mercato. Con pressioni ed intimidazioni, i committenti di lavori privati o le ditte appaltatrici venivano costretti a rifornirsi di cemento dall’imprenditore, che si è aggiudicato tutte le maggiori forniture nei lavori in zona. Diversi sono stati gli episodi estorsivi accertati nel corso dell’indagine, alcuni dei quali provati anche con la collaborazione delle vittime. Nel corso dell’operazione è stata sequestrata inoltre l’azienda “SP Carburanti s.r.l.”, con sede legale a Castellammare del Golfo, considerata fittiziamente intestata a prestanome, ma riconducibile alla famiglia mafiosa di Castellamare del Golfo.

da RaiNews

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SICILIA
Mafia, manette per l’imprenditore che stava nell’associazione antiracket
Affari e cemento all’ombra di Messina Denaro, 5 arresti: clan trapanese favoriva costruttore insospettabile, ben mimetizzato nel pianeta antimafia, addirittura come membro del Collegio dei probiviri dell’Associazione antiracket di Alcamo
di Felice Cavallaro

……

Il capofamiglia «onesto»
Sottoposto dal gennaio 2013 alla sorveglianza speciale con obbligo di residenza a Castellammare del Golfo e con l’impegno «di vivere onestamente, rispettare le leggi e non dare ragione a sospetti», Mariano Saracino il «capo famiglia» mandava altri tre dei suoi uomini adesso arrestati a costringere chi costruiva in zona ad utilizzare il calcestruzzo della Inca, l’azienda di Artale. A sua volta ben cosciente di queste vere e proprie estorsioni, secondo l’accusa della Dda diretta dal procuratore di Palermo Franco Lo voi.

La messa a posto
Artale è considerato partecipe in pieno alla cricca mafiosa dal gip Nicola Aiello. Al punto da lamentarsi quando qualcuno non si piegava: «Il torto non è che lo ha fatto a me, più che altro lo ha fatto a voi o a chi per voi». E gli uomini di Saracino provvedevano. Come accadde quando al geometra Domenico Prestipino, guida di un’azienda messinese impegnata con un cantiere sulla Palermo-Mazara del Vallo, si presentò un boss sessantenne: «Mi manda Alcamo… Deve dire alla sua azienda che deve imparare a bussare quando arriva in un posto. Sapete benissimo come ci si comporta in questi casi». E Prestipino, terrorizzato, chiese paradossalmente consiglio a un collega della zona, proprio ad Artale che col suo bollino da antimafia ufficiale poteva garantire: «Ci parlo io con i carabinieri». Gli stessi che l’hanno arrestato.

da “Corriere.it

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E il Sindaco ?

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“E’ stato un imprenditore che fa parte dell’associazione antiracket di Alcamo, Vincenzo Parisi, a denunciare il ruolo di Vincenzo Artale. Negli anni scorsi avevano partecipato insieme a delle iniziative antimafia, ma poi erano iniziati i sospetti. “Ho capito chiaramente che Artale, impegnato anche lui nell’associazione, è a disposizione del duo Saracino-Badalucco – ha raccontato Parisi ai carabinieri – Artale non ha ancora un suo impianto di calcestruzzi, è in costruzione nella zona industriale di Alcamo, ma si rifornisce dalla Cesat Calcestruzzi di Cinisi”. ”

altro qui

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