E comunque, anche oggi non si vola !

Era il lontano 1974, e Gaber si esibiva in: “Anche per oggi non si vola”

Spettacolo tenuto al Piccolo Teatro di Milano nel 1974. Testi e canzoni di Giorgio Gaber e Sandro Luporini.

1. Il coniglio: 0:27
2. Il granoturco: 3:13
3. Il minestrone: 6:28
4. Il corpo stupido: 9:11
5. Le mani: 11:58
6. Angeleri Giuseppe: 14:42
7. L’elastico: 18:50
8. Il plus-amore: 23:30
9. L’odore: 26:16
10. Giotto da Bondone: 30:31
11. La ragnatela: 35:26
12. La bugia: 40:03
13. Il narciso: 43:03
14. Il lebbrosario: 45:48
15. La nave: 53:38
16. L’analisi: 58:52
17. La leggerezza: 1:04:55
18. La realtà è un uccello: 1:08:53
19. Buttare lì qualcosa: 1:17:58
20. I gag-man: 1:22:00
21. La peste: 1:25:05
22. Dove l’ho messa: 1:29:32
23. Chiedo scusa se parlo di Maria: 1:34:15
24. C’è solo la strada: 1:39:52

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Anche per oggi non si vola

Giorgio Gaber, cantautore milanese, scomparso nel 2003, era divenuto famoso negli anni ’50, ’60 con brani come “Porta Romana”, “Torpedo blu”, “Il Riccardo” e molti altri successi.
Negli anni ’70 si rimette radicalmente in discussione, rifiuta l’industria discografica e si dedica al teatro.
I suoi spettacoli hanno satirizzato sul costume e la società italiana con un innovativo punto di incontro tra canzoni e monologhi, tra momenti umoristici e riflessioni anche amare.
Nel 1974, Gaber realizzò una delle sue maggiore piece teatrali “Anche per oggi non si vola”, spettacolo in cui venivano affrontate ed analizzate le paure, le ansie e le malattie della società moderna dell’epoca.
Società che, secondo Gaber, schiaccia le persone, tenta di omologarle per poterle meglio controllare.
L’uomo per Gaber deve quindi riuscire a riappropriarsi della propria identità (“Angeleri Giuseppe”), ritrovare la propria semplicità (“Leggerezza” e “Ma dove l’ho messa?”), semplicità che permette di vedere cose che l’intelligenza non riesce a comprendere (“Giotto da Bondone”).
Nello spettacolo c’è anche un forte accento alla politica come “La peste”, un feroce atto di accusa sulle complicità tra organi dello Stato e stragi di stampo fascista, e “La realtà è un uccello” in cui critica la sinistra incapace di capire e vedere i cambiamenti del mondo.
Ma a Gaber interessa parlare soprattutto delle persone, dei rapporti umani e sottolinea quindi la necessità di riaffermare l’importanza del singolo individuo (“Chiedo scusa se parlo di Maria”), che può trovare solo nel confronto con gli altri la propria dimensione e la propria libertà (“La strada”).