Maurici che fa, le accendiamo queste cinque risposte ?

Si perchè la richiesta di spiegazioni relativamente ai “suoi rapporti nel tempo con soggetti come Angelo Siino“, inoltratale dalla candidata dell PD e di Sel a Sindaco di Trapani, non è che possa definirsi anche solo lontanamente “diffamazione” !
Ne, il punto è se lei è sottoposto o meno ad indagini giudiziarie.
Ne, onorevole ci faccia il piacere, lei può essere ritenuto credibile se afferma che la domanda postale vada qualificata come “provocazione”.
In paesi più ricchi di civiltà democratica del nostro, il tacere e/o l’omettere fatti e circostanze sia pubbliche che private utili per la conoscenza del soggetto canditato, è considerato motivo di censura rilevante ai fini della valutazione della validità del candidato.

Perchè diffamazione sarebbe se tali rapporti fossero stati inesistenti e/o se lei li avesse smentiti con la medesima forza della affermazione fatta in sede giudiziaria da Angelo Siino (per i non siculi, già definito ministro dei lavori pubblici di cosa nostra ed investito di tale carica da Totò Riina) quando ha affermato, testimoniando in Corte d’Assise a Trapani, durante la 24a udienza del processo per l’uccisione di Mauro Rostagno, che in occasione della sua conoscenza dell’allora capo mafia di Trapani Vincenzo Virga si svolse il seguente dialogo:

“Il Virga nell’occasione mi chiese una cosa che mi fece raggelare il sangue:
“Ma lei non è amico di Giuseppe Maurici, ‘u baruni ?“
“Si, come no, amico mio Peppe, grande amico mio“
Allora, “Conoscevo bene Peppe Maurici, perchè avevamo un hobby in comune, quello delle corse automobilistiche”

E allora Virga mi disse: “iu a chissu l’avissi ammazzari“
“Ma come, e che ha fato poverino ?“
“Mi ha mancato di rispetto“
“Perchè ?“
“Voleva acquisire un’impresa, anzi l’ha acquisita, e non mi ha passato il permesso“
“Di questo si tratta“

Io incominciai, come in questi casi dovevo fare ad arrampicarmi sugli specchi e tentai di minimizzare e di confermargli che il Maurici aveva tanto rispetto per lui.

“Avvisai immediatamente il Maurici per dirgli il pericolo che stava correndo tantè che a un certo punto il Maurici ebbe a non occuparsi più di questa impresa“.”

Ecco sulla base di quanto detto da Siino, limitandoci solo a questa circostanza e riferendo ciò che è stato detto, non “per sentito dire” e “l’interezza delle dichiarazioni”, ci chiediamo, e ci auguriamo il candidato a sindaco di Trapani Peppe Maurici vorrà rispondere, al fine di potere noi comuni mortali inquadrare esattamente la sua visione di “cittadinanza” e “legalità”, in un contesto ad alta densità mafiosa quale è quello della provincia di Trapani:

1) Ha conosciuto Angelo Siino, per come questo ha affermato ?
2) Se la risposta alla prima domanda è si, ha avuto rapporti nell’ambito del suo essere “imprenditore” con Angelo Siino ?
3) La circostanza relativa all’acquisto di un’impresa riferita sopra da Angelo Siino è vera ?
4) Fu avvisato realmente da Angelo Siino del pericolo che correva ad opera del capo mafia Vincenzo Virga ?
5) Se fu avvisato realmente, quale fu il suo comportamento da cittadino della Repubblica Italiana ?

Le vogliamo accendere queste risposte ?

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Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (26)

Udienza del 28 marzo 2012 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Vengono esaminati i testi Luogotenente Beniamino Cannas e Carla Rostagno, sorella di Mauro Rostagno.

Per il Luogotenente Beniamino Cannas è il secondo confronto in questo processo dopo quello con Chicca Roveri.

Il pm Del Bene chiede se Cannas ricordi un incontro del 1992 con Carla Rostagno.
La risposta è affermativa, l’incontro avvenne su richiesta della signora Carla Rostagno, presso il nucleo operativo in maniera informale e non fu redatto verbale.
Come suo “modus operandi” redasse una relazione, un appunto che è stato prodotto in precedenza, nella seconda udienza, e che era stato prodotto anche al pm Garofalo, nel 1996.
“Mi chiese se era vero che avessi degli ottimi rapporti, rapporti amicali con il fratello, io risposi in maniera forte, che ci si vedeva ogni tanto, che veniva in caserma qualche volta, poi mi chiese come mai Graffeo prima riconosciuto, poi invece non se ne fece nulla, come mai uscì fuori dalla scena, poi esternò dubbi circa su Cardella, dicendo che secondo lei conosceva qualcosa rispetto ai propositi criminali, ma non fece nulla per evitare l’omicidio.”.
“Lei era informatissima, era informata su tutto perchè venne lì dicendo che aveva sentito altri, si era confrontata con altri, mi parlò dello stato delle indagini, che erano trascorsi quattro anni e come mai dopo quattro anni non si era venuti a capo di nulla, perchè la pista interna, perchè solo la droga”.

Il pm Del bene chiede notizie sulla presenza di Francesco Cardella la sera del delitto, sul viaggio da Milano a Palermo, se sono stati fatti accertamenti.
Con Carla Rostagno su questi temi vi fu solo uno scambio di opinioni, di supposizioni, di ipotesi.
Era una sua supposizione, quella dell’esistenza di una qualche carta particolare che avesse consentito l’imbarco del Cardella rapidamente senza particolari attese, ma non suffragata da indagini ed accertamenti.

La signora in sua presenza non prendeva appunti

Nella comunità Saman io non entrai.

Lei (Cannas) parlò di una perqusizione da lei fatta nella stanza di Rostagno?
“Lo escludo – risponde – perchè non l’ho fatta”.

Il pm chiede se tra le attività di indagine svolte dall’arma dei carabinieri, nell’immediatezza dell’omicidio, ebbe a riferire alla signora Rostagno di accertamenti relativi a guanto di paraffina nei confronti di alcuni soggetti che potevano essere indiziati del delitto ?
“Non ho partecipato personalmente a nessuna attività del genere e che mi risulti non credo siano stati fatti guanti di paraffina”.
E quindi non ebbe a riferire alla signora Rostagno di una attività in tal senso nei confronti di un certo Saverio Barbera?
“Parlammo dell’escussione di Barbera” ma non mi risulta che venne fatto guanto di paraffina.
L’indagine fu fatta da altri, “se non sbaglio si” ci fu una attività di sommarie informazioni, se ne occuparono il maggiore Montanti e il maresciallo Santamauro, difensore di Barbera era l’avvocato Vito Galluffo che è qui.
Bisognerebbe chiedere a Montanti o a Santamauro.
Ma il generale Montanti dice che lui testualmente era un passacarte.
Quando il comnandante del nucleo operativo dice una cosa di questo genere, “Una cosa di questo genere è abberrante”, senza polemica, “lui era dirigente l’attività” risponde Cannas.

Con la signora Rostagno affrontaste I redazionali di Mauro Rostagno ?
Parlarono di diversi punti, era una sorta di “confronto”.

A proposito del confronto di oggi, il Cannas, lamenta quindi di essere stato oggetto di “proditori” attacchi e di avere subito un danno d’immagine ad opera di alcune cronache giornalistiche.

Ebbe modo di parlare delle inchieste del fratello su logge massoniche ?
Risposta affermativa, “anche perchè era un argomento vivo allora”.
Ricorda se tra le logge l’argomento trattato fu quello delle indagini sul centro Scontrino ?
Certamente “le logge massoniche erano all’interno del centro Scontrino” che faceva da paravento.
La signora Rostagno era informata di questi temi o fu lei ad informarla ?
No, lei era informata, già sapeva, ed io ho dato il mio contributo.
Sempre a proposito del centro Scontrino, aveste modo di parlare di L’Ala ?
“L’Ala Natale era nella loggia C, può darsi che ne abbiamo parlato,” il suo nome uscì fuori come componente della loggia coperta”, “c’era Asaro Mariano ed altri”

Il nominativo di Natale L’Ala, fu introdotto spontaneamente dalla signora Rostagno oppure fu lei che illustrando la loggia massonica Scontrino indicò questo nominativo ?
Non ricorda se andò in un modo o nell’altro.

A fronte della contestazione da parte del pm che la signora Rostagno veniva dal Nord e che era difficile potesse tirar fuori il nome di Natale L’Ala, il Cannas fa rilevare che “la signora Rostagno addirittura si licenziò per seguire la vicenda del fratello, venne a Trapani e si documentò in maniera analitica”, “giornalisticamente si è parlato di tuttoe quindi il nome di L’Ala era già circolato, era noto, resta il fatto quindi che “non posso essere preciso” se nella circostanza fu il Cannas o fu la signora Rostagno a tirare fuori il nome di L’Ala.

Lei ha riferito alla signora Rostagno di un incontro che Natale L’Ala ebbe con il fratello ?
Cannas dice che il L’Ala Natale fu cennato nelle sommarie informazioni.

Fu lei a riferire alla signora Rostagno che Mauro Rostagno dopo quell’incontro era rimasto sconvolto ?
Al teste non risulta l’incontro.

Rostagno in un colloquio avuto con lui dopo un redazionale, gli parlò di due conviviali a cui partecipò Licio Gelli in provincia di Trapani avvenuti l’uno in “casa di Agate Mariano”, poi precisò che era Campobello di Mazara ed accennò a L’Ala Natale, “Io questo so”.

Sa se l’argomento trattato tra Natale L’Ala e Mauro Rostagno erano i miliardi che c’erano dietro le logge massoniche ?
Risponde Cannas, “Qundi, lei da per certo che Natale L’Ala si incontra con Rostagno, discutono e parlano di miliardi ?”

Il pm del Bene, risponde,  “no”, anche del Centro Scontrino, e Rostagno rimane sconvolto per quanto appreso, per questo aspetto, del giro di molti soldi nell’ambito delle logge massoniche.
Il Cannas ribadisce che è quanto risulta nel verbale di sommarie informazioni, quanto di sua conoscenza, “quella è stata l’unica volta che parlammo di L’Ala Natale”.

E’ il turno del pm Gaetano Paci

Al di la del giudizio su Montanti, le indagini sull’omicidio Rostagno, nell’immediatezza del delitto da chi furono condotte ?
Per ciò che è dato sapere dalla lettura degli atti, dal Montanti e dal maresciallo Santamaura.

Quindi il Montanti, non è stato solo un “passacarte” ?
“Bisogna conoscere il soggetto, definirsi così è mortificante per me che indosso in maniera onorevole – spero – una divisa”.

“Lui comandava il reparto operativo, come lo comandava è un problema suo”, ma se l’attività l’ha fatta male o l’ha fatta bene io questo non lo so. “Le posso dire che lui era il comandante del reparto”.

Ma aldi là dei ruoli formali ?
Io mi occupavo allora di un altro omicidio, ero dietro ad un altro omicidio” e riferivo al mio comandante diretto che era allora il maresciallo Sotgiu, comandante del nucleo operativo, sull’attività dell’omicidio Rostagno, le cose che sapevo, che sentivo, le riferivo a Sotgiu, che a sua volta informava il comandante del reparto operativo”. “Le indagini, dal mio punto di vista le facevano, Santamauro e Montanti”.

Il tribunale di Trapani era un colabrodo, nell’ufficio corpi di reato furono violati i sigilli delle scatole che contenevano i documento del centro studi Scontrino, “feci una nota al giudice istruttore Patronaggio”.
L’attività di indagine portò alla conclusione che c’era stato un trasloco e proprio quei plichi vennero violati, e tolti i sigilli.

Il tribunale poi era infiltrato. “La situazione non era idilliaca”.
C’erano quindi rapporti diretti con i Pm.

Qui successe di tutto durante l’indagine sulla massoneria, qui venne il pm Taurisano “una sorta di valvola impazzita nel senso buono del termine”, noi lavoravamo a stretto contatto con il dottor Taurisano, e fu soggetto a minacce, fu soggetto ad atti vandalici. Una volta gli aprirono il cassetto della scrivania del suo ufficio, “e non so se scomparve un provvedimento di Michele Mercadante, Asaro ed altri” “avevamo attività tecnica nei confronti di costoro e sparirono”,  si diedero latitanti e furono arrestati dallo stesso Cannas in territorio di Calatafimi nel 97′.
In questo contesto al Csm, essendo oggetto di un provvedimento disciplinare (in 11 punti) il dottor Taurisano, andai a dire che cosa era il Tribunale di Trapani.

Il pm Paci torna a chiedere dell’incontro con il boss di Campobello Natale L’Ala.
Il Cannas conferma di non avere mai saputo nulla di questo incontro ed esclude di avere riferito tale circostanza alla Rostagno.

E’ il turno delle parti civili

Le domande dell’avvocato Lanfranca sono concentrate sulla vicenda della presenza di Gelli a Trapani, questa notizia l’ha approfondita ?
“Già era stata approfondita” e “c’è un rapporto giudiziairo del 22 giugno ’86 o ’87 dove noi [carabinieri] parlammo, per noi era certa la presenza di Gelli, certa ma non documentata“, nel senso che “la presenza fisica non l’abbiamo mai provata”, ma da uno scritto analitico da un “diario di bordo” “redatto da Tranchida Pietro [massone], ci fu una riunione, un’agave come la chiamano loro, conviviale, a Paceco c’erano presenti dei soggetti e si parlò della venuta in Trapani di Salvini, Gelli, e Parenti, Parenti che è un cardinale ortodosso, e Salvini che era un gran maestro venerabile.
Gelli fu sentito a Parma, nel carcere di Parma, smentì disse che qui non c’era mai stato, per noi investigatori, comunque c’erano tutti i presupposti che fosse venuto qui, per noi era certo, ma chi avesse incontrato non lo sappiamo.

L’avvocato Lanfranca chiede di un verbale di sommarie informazioni reso da Mauro Rostagno nel febbraio dell’88’ sulle sue scoperte a proposito di mafia e massoneria.
Dice Cannas che quando Rostagno gli disse che non ricordava la fonte capi che non voleva dirglielo.
Rostagno gli parlò di una indagine giornalistica, Cannas chiese chi gli aveva dato le notizie, Rostagno gli disse di non ricordare e se l’avesse ricordato glielo avrebbe detto, poi non si sono più visti.

Nel momento in cui Rostagno gli fece i nomi dei soggetti su mafia e massoneria lei è possibile che non disse nulla?
Nessun consiglio sebbene vi fossero atteggiamenti di simpatia tra lei e Mauro?
C’era poco da commentare su Agate Mariano e Natale L’Ala”, il processo a Agate Mariano, che Rostagno aveva seguito, era precedente a questo colloquio e Natale L’Ala non è che allora fosse in auge dal punto di vista mafioso.

All’esito della sua indagine su Iside 2, la visita di Gelli trovò nelle sue indagini un perchè ?
Cannas ribadisce che l’esito è nella Cnr, non si hanno certezze della presenza.

“Palazzolo Giuseppe nel corso di quelle indagini riferì che lui ebbe mandato, da parte del professore gran maestro Giovanni Grimaudo, di portare una lettera a Gelli ad Arezzo. Siccome Palazzolo non credeva nella massoneria trapanese”, “aprì la lettera e lesse che c’era un invito per l’inaugurazione del tempio massonico”, “tra fine 81′ ed 82′, al centro studi Scontrino inaugurarono”, “la cosa strana è che Palazzolo aveva una attività commerciale ad Arezzo”, questo ha fatto ritenere che Gelli venne ma non è stato provato. Furono fatti accertamenti negli alberghi senza riscontri, ma si seppe anche che probabilmente erano stati ospitati in ville di pertinenza dei fratelli massoni, sicuramente il vice di Gelli è venuto, questo è documentato, mentre la presenza di Gelli no.

Interviene l’avvocato Carmelo Miceli.
Le cene mafia e massoneria a casa di Agate quando avvennero ?
“Tra l’81 e l’82”.
E la rilevanza di questi fatti al 1988 ?
Cannas risponde che si trattava di scoperte già documentate dagli stessi investigatori.
“Quel che è stato detto è stato scritto” nel verbale di sommarie informazioni, relativamente all’incontro con Rostagno.

L’avvocato Vito Galluffo chiede relativamente alle indagini sulla loggia Scontrino, attraverso quali elementi e circostanze è riuscito a ricostruire gli appartenenti alle logge segrete o coperte.
Cannas riferisce che c’è un ventaglio di elementi. Inizialmente delle indagini se ne occupava la squadra mobile che acquisì tantissima documentazione, appunti, elenchi ufficiali, agende, e dai verbali delle sedute, accorgendosi che i conti non tornavano, tra registrati alle logge ufficiali e ciò che si è trovato. C’erano 253 nominativi divisi in sei logge e in più c’era questa loggia C, che non risultava da nessuna parte, se non in una agenda sequestrata a Grimaudo”.
Avvocato Galluffo, “Quindi i nomi di Asaro e di L’Ala non erano in una agenda o in un elenco, come loggia segreta ?”
“Non c’è un elenco di una loggia segreta, se no non è segreta la loggia”.
Avete avuto voi un riscontro oggettivo che Asaro Mariano e Natale L’Ala fossero parte di quella loggia si o no ?
“Non si può rispondere con un si o un no”, la risposta è che c’era una agenda in possesso del gran maestro venerabile dove tra tanti appunti interessanti c’era un appunto relativo alla loggia C con tutti i nominativi, una serie di nomi, “tutti uno dietro l’altro incasellati”.
L’avvocato Galluffo eccepisce che a memoria sua c’era una agenda con tutta una serie di nomi, ma appunti relativi a una loggia C, non ne ricorda.
Cannas ribadisce di un loggia C “virgolettato” nell’agenda e sotto i nominativi.

Il presidente Pellino chiede di Tranchida Pietro e del “diario di bordo”.
“Tranchida Pietro era un componente della loggia massonica… e nelle perquisizioni fatte allora trovammo delle agende, diverse agende per anno, ed erano dei diari di bordo, cio’è scriveva analiticamente tutti i giorni tutto ciò che succedeva”, per noi quindi “è stato semplice fare dei riscontri”.
In uno di questi, datato 14 gennaio, lui aveva scritto dei nomi dopo di che sotto un argomento “Visita a Trapani, Gelli, Parenti e Salvini”.
Era politicamente impegnato nel comune di Paceco.

Presidente Pellino, a proposito della scritta trovata nell’agenda del maestro venerabile della loggia C “lei il nella deposizione del 15 giugno cita una sigla “Loggia 20AMIC C”.
“Si io ricordo loggia C, per certo, AMIC era una sigla che significa Associazione Mutilati ed Invalidi Civili, che era di quelle attività di cui si occupava il Centro Scontrino. All’interno del Centro Studi Scontrino facevano diverse attività”.
Cannas, consultati gli atti fa rilevare che l’appunto “20AMIC C”, è quella del Tranchida.

Quindi il riferimento alla loggia C è in tutte e due le agende chiede il presidente Pellino.
“Si”, “noi abbiamo nel diario di bordo di Tranchida Pietro” una scritta, che viene letta dal Cannas, e l’appunto “20AMIC C”, e una nota con nominativi e elenco di “personalità da ospitare”, “Parenti, Gelli, Salvini”.

Nell’agenda di Grimaudo troviamo la dicitura “Loggia C” ed elenco di nominativi “Libella Giuseppe, Cammara Giacomo, Filippi Rosolino, ucciso a d Alcamo, Polizzi Giuseppe, pregiudicato per associazione per delinquere, furto rapina ed altro, Cremona Nino, Mancino Salvatore di Castellammare del Golfo, nato nel 1915 soppresso in Gambassi, indiziato mafioso, Adria Lillo, Signorello Nicolò, Nizzola Giuseppe, Gerardi, L’Ala Natale nato a Campobello con vari precedenti, Chittaro con il numero di telefono, D’Anna con il numero di telefono, Gavini, poi c’era un nome illeggibile, però dall’utenza telefonica risaliamo al dottor Bulgarella Ignazio, Largo Franchi Trapani, Sciacca Vincenzo, Soldano Giovanni che era un 31, un gradino sotto il maestro venerabile, capo ripartizione del comune di Trapani”

Presidente Pellino, “quando avete ritrovato questa agenda, la perquisizione a quando risale ?”
“La perquisizione domiciliare a casa di Grimaudo risale al 13 novembre 1986”

Ritornando all’agenda Tranchida, dove voi trovate scritto personalità da ospitare, trovate proprio i nomi di queste personalità, tra cui Gelli, non è una vostra deduzione ?
“Si”, non è una deduzione.

Il verbale di sommarie informazioni, e l’incontro con Mauro Rostagno, avvenne quando si ebbe notizia di un redazionale di Mauro Rostagno ?
“Si il dottore Nunzio Trovato mi chiamò per sentire il Mauro Rostagno” in merito ad un redazionale che Mauro Rostagno fece sulla vicenda massoneria.

L’avete acquisito questo redazionale ?
“Io fui incaricato per sentire, verbalmente delegato per sentire Rostagno” e non so se è stata mai acquisita la registrazione.

Avvocato Miceli

Chiede dell’elenco di nomi tra i quali ha citato il Filippi Rosolino, se ricorda i particolari di questo omicidio avvenuto ad Alcamo dentro l’Ospedale e se ricorda se il Filippi doveva essere sentito come teste in qualche procedimento.
“No”, non ricorda.

Alla luce del riesame appena concluso del teste, il pm ritiene che il contrasto tra le dichiarazioni della signora Carla Rostagno e quelle del Cannas non sia stato appianato e chiede il confronto. La corte si ritira quindi per decidere e rientra ammettendo il confronto.

Il presidente Pellino spiega il confronto e indica le circostanze, ovvero Carla Rostagno avrebbe appreso, in occasione di un colloquio con il luogotenente Cannas, che Cannas che nell’immediatezza del delitto avrebbe fatto un sopralluogo nella camere del fratello, Cannas nega la circostanza.

Carla Rostagno ha appreso da Cannas di “guanto di paraffina”, e di attività tecniche su Pasquale Barbera circa un omicidio commesso a Paceco. Cannas nega la circostanza.

Infine, Cannas avrebbe detto a Carla Rostagno che da Mauro Rostagno aveva saputo di un incontro con “Natale L’Ala dal quale sarebbe uscito sconvolto” e che l’incontro riguardava la Iside 2, anche su questa circostanza Cannas dice di no.

Qesti punti su cui la Corte ha registrato il contrasto.

Carla Rostagno dichiara che quando si incontrava con qualcuno prendeva immediatamente degli appunti.
“io sono andata da lui in assoluta fiducia”, “Mauro lo considerava un suo amico”, come da dichiarazione di Gianni Di Malta, e andai da lui “per sapere cosa era successo quel pomeriggio dell’agosto dell’incontro in via Torrearsa”, quando Mauro gli disse che gli avevano regalato un mese di vita, lui negò, me la presentò in altro modo, parlammo a lungo fu lui ad aprire certi scenari e presi questi appunti, lui mi disse “feci immediatamente un’ispezione nella camera di Mauro”, io so che “ci furono due ispezioni nella camera di Mauro, una dei carabinieri e una della polizia”.

Cannas interviene dicendo che “questo mi è nuovo”.
Carla Rostagno dice che a quella della questura era presente Massimo Cohen e a quella dei Carabinieri Saverio Manoliti, e due persone che fanno questa perquisizione,”alle 24 quattro ore dopo l’omicidio”.

Cannas interviene per chiedere “la prima chi la fa ?”, i carabinieri o la polizia ?
Carla Rostagno risponde di non saperlo dire, che ha letto gli atti e sa che sono state fatte due perquisizioni.
Cannas dice “io non sono presente in nessuna delle due, e non posso essere presente in nessuna delle due perquisizioni”.

Carla Rostagno dice che Cannas gli disse “io andai a Paceco a fare il guanto di paraffina a Saverio Barbera, mi pare che si chiami, per la vicenda dell’omicidio di Cusumano, Salvatore Cusumano”, un omicidio che aveva toccato particolarmente Mauro che aveva ricevuto una lettera di insulti, perche poi si è ritenuto che non fosse il Barbera il responsabile della morte di Salvatore Cusumano.
“Quindi lei mi disse andai immediatamente a Paceco a fare il guanto di paraffina”.

In quegli anni la Rostagno raccoglieva più infomazioni possibili per capire, e scriveva, scriveva immediatamente, appena uscita dai colloqui.
In quell’incontro parlarono della dinamica, della droga dentro la comunità, di Francesco Cardella e che forse perchè riferito da altri che “sicuramente Cardella si era fatto un’idea di come erano andate le cose”, e a proposito del Cardella chiese se aveva controllato “la versione di Bartolo Pellegrino con Cardella”, “la possibilità di imbarco immediato sull’aereo per Palermo” e “lei mi disse che Cardella aveva un pass, mi disse, una carta speciale, tantè che si imbarcò senza prenotazione e senza biglietto“, lo disse Cardella.
Interviene Cannas, “questa è una deduzione successiva che ha detto lei” perchè fino adesso noi parliamo, “perquisizione io non ne ho fatta“, “sicuramente nel nostro colloquio abbiamo parlato di ciò che si era verificato”, “io non c’ero la sera a Paceco, non ero presente quando fu fatta l’escussione di Saverio Barbera” “Santomauro andò a sentire Saverio Barbera”, non ho mai parlato di guanto di paraffina, non l’ho fatto.

Dice la Rostagno “lei mi parla di questo pass”.
Qui la Rostagno tira fuori la circostanza che c’era un altro testimone dell’ incontro Pellegrino-Cardella in aeroporto, il dottor Boris che era con Pellegrino in aeroporto a Milano (Cardella sarebbe giunto in aeroporto 15-20 minuti prima del decollo per partire verso Palermo, e qui avrebbe parlato con Bartolo Pellegrino, sostiene Bartolo Pellegrino, invece Cardella sostiene che giunto in aeroporto all’ultimo minuto, si parlarono con Bartolo Pellegrino a Punta Raisi) e che Cannas avrebbe sentito il Bartolo Pellegrino e avrebbe redatto un verbale di sommarie informazioni.
Cannas sostiene invece di non avere sentito Bartolo Pellegrino.

La signora Rostagno chiede “come è che nessuno mai tira fuori che c’è un terzo testimone che poteva dire che la versione di Bartolo Pellegrino o di Francesco Cardella era vera ?”
“C’era il dottor Boris che era il rappresentante di una ditta di smaltimento dei rifiuti a Trapani, in compagnia di Bartolo Pellegrino, lo dice Bartolo Pellegrino” che è l’unico che può confermare la versione di Francesco o di Bartolo Pellegrino.
Cannas chiede “quando è stato sentito Bartolo Pellegrino ?”
Carla Rostagno consulta i suoi appunti e risponde “1989 22 novembre a Trapani” e citando “noi sottoscritti brigadiere Beniamino Cannas e carabiniere Vincenzo Passafiume”.
Cannas rileva che “perfetto”, “dopo un anno e mezzo”, “sicuramente sarò stato delegato da qualcuno”, “non è nell’immediatezza”.

Carla Rostagno “Quando viene fuori il nome del dottor Boris, che tra l’altro era uno che si occupava dell’impianto di riciclaggio a Trapani”, in compagnia di Bartolo Pellegrino, “nessuno sente il dottor Boris ?”
Cannas consultato l’appunto della Rostagno, fa rilevare che il verbale di sommarie informazioni, in precedenza citato, è un atto delegato, firmato dal dottor Franco Messina, che chiedeva di sentire il Bartolo Pellegrino, e loro lo sentirono.

Il presidente Pellino chiede se il luogotenente Cannas le parlò di avere fatto questa attività

No“, “Parlando del pass di Cardella, io mi riguardo di nuovo le carte, per l’ennesima volta, ed allora mi dico, si vabbè, lui aveva questa carta per imbarcarsi velocemente”

Presidente Pellino, “il luogotenente glielo disse come dato accertato o come ipotesi ?

Carla Rostagno, dice “Io ho scritto, lui mi disse“, “Francesco Cardella aveva un pass
Cannas “che ne abbiamo parlato, sicuramente, che l’abbia dato per certo, no”, “perchè non l’abbiamo mai accertato”, “non posso aver detto a lei con sicurezza”.

Carla Rostagno “io mi chiedo come ha fatto ad imbarcarsi così velocemente”
Cannas, riassume “la perquisizione non l’ho fatta io”, “non ho fatto il guanto di paraffina”

Carla Rostagno “Ma allora che cosa mi ha raccontato ?”, lasciamo perdere il pass, supponiamo che io abbia interpretato male, “sul guanto di paraffina me lo ricordo come se fosse ora”,”sulla perquisizione in camera di Mauro”, “sulla storia di Natale L’Ala le posso garantire al 100 per cento che lei mi disse ‘Mauro ebbe un incontro con Natale L’Ala e ne uscì sconvolto, dietro c’era un bel giro di miliardi‘”, intanto “non potevo pensare che quella cosa lei la dicesse soltanto a me”, “ero quasi certa che come minimo tutte queste cose le avesse riportate da qualche parte”.
“Quello che mi chiedo io oggi, sentendo tutte le udienze è, “come fa Mauro ad essere sconvolto da una storia di qualche giro di miliardi”, “non era un novellino che si sconvolgeva“.
Quello che poteva sconvolgerlo, mettendo insieme le cose “è da quel momento li in poi che Mauro comincia a dare dei segnali di paura” tutti segni che non erano da lui, “non era nel suo carattere, quello di fare esternazioni di questo tipo”, “Mauro ha paura”.
Cannas interloquisce “ma non la esterna a me”, “perchè se mi avesse detto cosa diversa, avrei agito in modo diverso”.
Carla Rostagno “Ma se disse a lei mi hanno allungato la vita di un mese”

Cannas “il guanto di paraffina non l’ho fatto, non c’ero, nel corso delle indagini sulla massoneria non risultarono giri di miliardi, c’erano raccomandazioni, tutta una serie di cose, ma non” miliardi e nemmeno milioni.

Carla Rostagno “lei mi disse che si incontrò con Natale L’Ala e ne uscì sconvolto”, “mi disse anche, dietro c’è un bel giro di miliardi” “quello che poteva sconvolgere Mauro era qualcosa d’altro, magari qualcuno gli disse che la sua eliminazione era già stata decisa, può darsi che Natale L’Ala gli dica questo, poi Natale L’Ala viene pure ammazzato ed io metto insieme un’altra cosa, quando Chicca parla nella sua deposizione, in primavera dell’anno scorso, dell’incontro con il procuratore Coci, lei sostiene ci sia anche lei [Cannas] e lei [Cannas] sostiene che non c’è”.
Interrompe Cannas “in divisa tra l’altro, che è una cosa fondamentale, perchè io dal 1980 al cinque febbraio del 1996 mai ho messo divisa”, “io avevo un rapporto pessimo con il procuratore Coci”.

“Ascoltando quella dichiarazione, Chicca racconta che fu un incontro informale con il procuratore Coci”, “nel senso che non fu verbalizato nulla e il procuratore Coci disse a lei [Cannas], ‘ma lei lo sapeva che Rostagno era in pericolo ?’ e lei dice, ‘io no’, e [Coci] ‘noi lo sapevamo’”.
Cannas interrompe per riaffermare che a quel colloquio non c’era e che non può avere detto niente di quanto sta riferendo la Rostagno.

Carla Rostagno, “ma se era sconvolto ?”
Il maresciallo Beniamino Cannas: “se [Mauro] mi avesse detto, hanno decretato la mia morte, da li non usciva”, (nel senso che non lo avrebbe fatto andare via da solo),”se mi avesse detto certe cose, le avrei scritto”.

Carla Rostagno ammette che, quella sulla carta che Cardella avrebbe avuto per imbarcarsi in aereo, possa essere stata solo una supposizione, ma “sul guanto di paraffina me lo ricordo come se fosse ora, sulla storia che fece immediatamente una perquisizione”, “sulla storia di Natale L’Ala”.
Cannas afferma che “se io lo avessi appreso l’avrei scritto, come ho fatto sempre”, “lei dice che io le ho detto di un incontro tra L’Ala Natale e suo fratello”, “non mi risulta e non posso averglielo detto”

La Corte prende atto che ognuno dei testi mantiene le proprie posizioni e dichiara il confronto concluso.

L’avvocato Ingrassia della difesa di Virga, chiede del rapporto con Monica Serra e sul perchè non poteva registrare i colloqui.
Carla Rostagno risponde che registrare quei colloqui avrebbe significato compromettere la genuinità di ciò che raccoglieva, e che faceva così con tutti.

Il pm Paci chiede se prima dell’incontro con Cannas avesse mai sentito parlare di “guanto di paraffina” o di “Natale L’Ala”
La Rostagno dice di avere conoscenza del termine “guanto di paraffina”, dai film, e di non avere mai sentito parlare di Natale L’Ala prima dell’incontro con Cannas.
Cannas interloquisce affermando che sicuramente di Natale L’Ala, se leggeva i giornali nazionali, ne avrà letto in precedenza all’incontro con lui.

L’avvocato Esposito, (parte civile Saman), rinuncia a citare i testi della sua lista.

L’avvocato Lanfranca cita Andrea Marcenaro, Monreale Michele e l’onorevole Ino Vizzini.

L’udienza è chiusa.

Prossime udienze l’ 11 ed il 18 aprile.

La precedente udienza del 14/03/2012 la trovate qui

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Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (25)

Udienza del 14 marzo 2012 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Vengono esaminati i testi Francesco Marino Mannoia, e Francesco di Carlo collaboratori di Giustizia.

Francesco Marino Mannoia risponde alle domande del pm Gaetano Paci nella veste di testimone assistito, dopo avere ripetuto la formula di rito.

Francesco Marino Mannoia, presente nel sito riservato, ricostruisce la sua figura di mafioso.

Nella primavera del 75 ha iniziato a far parte di cosa nostra, facendo parte della famiglia di Santa Maria del Gesù di Palermo diretta da Stefano Bontade, si è occupato di delitti, omicidi, della trasformazione di morfina in eroina e di contrabbando di sigarette.
All’interno della famiglia ha fatto parte di una decina ed era alle dirette dipendenze di Stefano Bontade fino alla sua morte nel 81′.
Dopo è stato alle dipendenze della famiglia di Partinico e del suo referente Nenè Geraci (il vecchio).
Ha iniziato a collaborare nel settembre del 89′.

Il pm Paci chiede, qual’era all’epoca la strutture di cosa nostra e quali erano i compiti della commissioni regionali e provinciali.
Mannoia riferisce che le due commissioni si occupavano del controllo totale del territorio. Gli affari di una certa rilevanza venivano sottoposte alla commissione regionale.

Il pm Paci chiede conferma dell’esistenza all’epoca di una commissione trapanese.
Mannoia risponde affermativamente e ricorda alcuni reggenti trapanesi quali i Rimi, i Minore il vecchio Zizzo, Calderone, Di Cristina, molto influenti sono stati Mariano Agate e Procopio di Maggio di Castellammare.
Quando è stato ucciso Stefano Bontade era in carcere, poi è evaso nell’83’ e dopo arrestato nuovamente nell’85.
Ha avuto una lunga detenzione assieme a Francesco Luppino responsabile della strage di Pizzolungo, è stato detenuto con Mariano Agate, e ha frequentato i Rimi e i Minore, ma non era molto assiduo in provincia di Trapani.

Il pm Paci chiede se ha avuto rapporti con alcuni soggetti della Provincia di Trapani per fatti di stupefacenti.
La risposta è affermativa in particolare ricorda Carlo Greco, che era uno dei più attivi nelle raffinerie, Francesco Milazzo, quello ucciso assieme alla fidanzata.
Ha lavorato una partita di eroina per conto di Giuseppe Giacomo Gambino, che si interessava del trapanese.

Il pm Paci chiede come si collocava Mariano Agate all’interno di cosa nostra, con quale fazione.
Mannoia risponde che ” era impenetrabile, ambiguo, era un suddito di Salvatore Riina”, e con grande apprezzamento nei confronti di Ciccio Madonia e dei suoi figli, e di Giuseppe Giacomo Gambino, e di Bernardo Brusca.
Con Mariano Agate “siamo stati assieme al carcere dell’Ucciardone, durante la celebrazione del maxi processo”, non erano nella stessa cella, si vedevano nelle ore d’aria.

Il pm Paci chiede se durante il periodo di detenzione nel carcere dell’Ucciardone a Palermo ha sentito mai parlare del giornalista Mauro Rostagno.
Mannoia lamenta la perdita di memoria conseguente al lungo tempo trascorso e a non avere avuto esperienza diretta del caso Rostagno, Nei ricordi la situazione di Rostagno riaffiora come quella “di Impastato che parlava sempre di Gaetano Badalamenti”.
Di Rostagno “ricordo che parlava sempre male di Mariano Agate”, e Mariano Agate “era infuriato per l’eliminazione di questa persona”.

Lei, essendo in carcere, come viene a conoscenza della vicenda Rostagno?”.
Io l’ho saputo naturalmente dall’ambiente ristretto di cosa nostra”, “non ricordo la circostanza in cui mi fu detto”.

Il pm Paci fa rilevare che il 4 febbraio 1991 Mannoia dichiarò “rammento che verso la fine del 1985 inizio dell’86’, tenuto conto che il 2 febbraio 1986 fummo trasferiti a Palermo, per l’inizio del maxi-processo, ebbi modo di vedere una trasmissione di una emittente televisiva locale nel corso della quale il Rostagno si intratteneva su diversi problemi parlava del territorio”.
Mannoia conferma il contenuto della dichiarazione.

Il pm Paci chiede se assiste alla trasmissione quando era detenuto a Trapani o quando è stato trasferito a Palermo.
Mannoia non ricorda se era a Trapani o all’Ucciardone.

Lei ha fatto riferimento a Mariano Agate ed alla circostanza che Rostagno parlasse di Agate e avesse suscitato in Agate un particolare atteggiamento, ciò è accaduto all’Ucciardone o a Trapani ?
“Sicuramente all’Ucciardone”.

Da chi sentì fare commenti sull’attività giornalistica di Rostagno mentre si trovava in carcere ?
Mannoia non ricorda esattamente, e ricorda che aveva contatti molto ristretti, con Pietro Loiacono, con Pippo Calò con Agate stesso, con i Bono,

Il pm Paci cita precedenti dichiarazioni del Mannoia “alcuni legati all’Agate, tra i quali Di Carlo Giulio e Geraci Nenè commentavano il fatto che il Rostagno ‘rompesse’ a Marianeddu”.
Mannoia conferma queste dichiarazioni.

Giulio Di Carlo e Nenè Geraci dove erano detenuti con lei ?
“All’Ucciardone, alla settima sezione”

Le risulta che conoscessero Mariano Agate ?
“Mariano Agate era persona strettamente legata a questo gruppo”

Lei ricorda e conferma di aver sentito che il Di Carlo e Geraci avevano detto che Rostagno “rompesse” Marianeddu ?
Mannoia conferma. Relativamente all’espressione “rompesse a Marianeddu” dice che “era una situazione assillante nei confronti di Mariano Agate”, quasi quotidiana da parte di Rostagno che definiva Mariano Agate mafioso e che comandava nel territorio”.

Mariano Agate ha mai detto personalmente a lei della attività giornalistica di Mauro Rostagno ?
La risposta è no

Il pm Paci riferisce allora di una dichiarazione dello stesso Mannoia del 4 febbraio 1991 “successivamente lo stesso Agate si lamentò alla mia presenza nel carcere di Palermo durante il maxi-processo, del fatto che il Rostagno gli desse fastidio”
Mannoia conferma la sua dichiarazione.

E’ comunque in grado di ricordare qualche particolare, la ragione per cui l’Agate avesse parlato di Rostagno ?
Il teste risponde che il semplice manifestare un malumore era all’interno di cosa nostra già un voler eliminare qualcuno, ma di avere appreso solo le lamentele di Mariano Agate e non ha certezza di fatti.

Lei è venuto a conoscenza che Mauro Rostagno è stato ucciso e da chi ?
Mannoia ricorda di esserne venuto a conoscenza, ma non ricorda altri particolari.
Non ricorda il periodo esatto in cui è stato eliminato Rostagno, non ricorda se fu nell’87 o ’88.

Per la parte civile l’avvocato Lanfranca chiede se ricorda di cosa si occupava Mariano Agate nel Trapanese.
Mannoia risponde che Mariano Agate era una persona avida di denaro che si occupava di appalti, traffico di droga, calcestrruzzi etc.
Agate si occupava di droga in grande stile nel trapanese e da quando ?
Nel trapanese sono stati tra i primi, la facevano arrivare prima dei palermitani, dalla Tahilandia e dai marsigliesi, dagli Stati Uniti, queste cose le ha sapute da Stefano Bontade.
Raffineria di Alcamo ?
Vincenzo Milazzo era uno degli organizzatori della grande raffineria di Alcamo che poi è stato ucciso assieme alla fidanzata e che ha conosciuto personalmente.
L’avvocato Lanfranca chiede se con riferimento alla raffineria di Alcamo di Milazzo, aveva degli interessi in questa attività il Mariano Agate ?
Questa non è una cosa di cui Mannoia può fornire prove, ma presume di si.

L’avvocato Miceli chiede a Mannoia se ha conosciuto Giovanni Falcone e le circostanze della conoscenza
Mannoia risponde di averlo conosciuto quando è stato trasferito in località protetta, dopo essere passato a collaborare, nel settembre dell ’89 e ciò dopo che erano stati uccisi i suoi familiari tra i quali la madre, la sorella e la zia.
L’avvocato Miceli chiede al teste se ricorda se Falcone gli chiese di riferire su fatti di cosa nostra trapanese.
Mannoia conferma di avere parlato di questo con Falcone. Con Falcone tracciarono la mappa della struttura di cosa nostra, sia delle famiglie che delle commissioni.

Non ci sono altre domande delle parti Civili.

E’ il turno dell’avvocato Vezzadini difensore di Virga il quale torna a chiedere se le trasmissioni televisive le vedeva dall’Ucciardone e cosa ricorda di quel periodo e della vicenda di Rostagno con Mariano Agate.
Mannoia ribadisce di non ricordare in maniera esatta, forse le vedeva a Trapani, che Mariano Agate per quello che sa si lamentò del Rostagno, ed “era palesemente chiaro che aveva un forte interesse” che Rostagno tacesse.
L’avvocato Vezzadini chiede se ha conosciuto Giambattista Agate.
La risposta è affermativa ed il teste conferma trattarsi del fratello di Mariano Agate e non sa se era uomo di cosa nostra.
L’avvocato Vezzadini chiede di riferire di Di Cristina e Calderone quali membri della commissione di Trapani.
Mannoia risponde di sapere che Di Cristina era il fidanzato della sorella di Bontade, ed era della Sicilia centrale, rappresentante di Riesi, Calderone invece era il rappresentante di Catania, a Trapani non avevano ruoli.

Pone le domande ora il Presidente Pellino il quale preliminarmente chiede se Di Cristina era di Riesi e se sa il teste di che provincia si tratti.
Mannoia risponde affermativamente e con provincia di “Agrigento, Caltanissetta”.

Per quello che riguarda il Trapanese, le sue conoscenze si fermano ai Rimi ed ai Minore ?
Si, frequentava poco comunque il trapanese. Aveva rapporti diretti con Procopio Di Maggio di Castellammare ai tempi del maxi-processo.

Nel periodo del maxi processo (86) chi comandava a Trapani ?
Il capo era Mariano Agate, che era di Mazara Del Vallo, il rappresentante di Trapani, forse non c’era.

Il presidente Pellino chiede al teste se ha conosciuto Vincenzo Virga.
Mannoia afferma che è un nome che conosce ma non ha avuto altri rapporti.

Il presidente Pellino chiede quando ha saputo dell’uccisione di Bontade.
L’ha saputo in carcere per radio non ci furono dei contraccolpi, e dopo continuò a fare il suo ruolo di uomo d’onore e ha raffinato quintali e quintali di morfina per conto di Salvatore Riina.
Il presidente Pellino chiede se suo fratello che è stato ucciso era uomo d’onore.
Mannoia risponde che il fratello fu combinato nella famiglia di Ciaculli quando lui era detenuto, ed era con Pino Greco detto “Scarpuzzedda”.
Il presidente Pellino chiede se ha mai saputo da chi e perchè fu ucciso suo fratello.
Mannoia non sa esattamente, come sono andate le circostanze della morte del fratello. Apprese il 21 Aprile dell’89 della sparizione del fratello. Era detenuto all’Ucciardone.
Il presidente Pellino chiede se era detenuto insieme a Mariano Agate.
“Agate era una delle ultime persone che ho salutato assieme a Giuseppe Madonia”.
Il presidente Pellino chiede se nel periodo in cui fu ucciso il fratello ha avuto notizia di altri omicidi.
Riina e Bagarella in quel periodo non andavano tanto d’accordo, dall’Ucciardone si stava organizzando una evasione. Questa evasione non doveva servire per continuare lo sterminio di persone, ma per cercare di porre un freno a quella situazione uscita fuori controllo. Ma l’evasione non si fece più, Pino Greco venne assassinato e con lui gli altri e l’unico che riuscì a salvarsi fu Leoluca Bagarella.
La scomparsa di suo fratello ha a che fare con questi omicidi ?
Mannoia risponde di non saperlo, nonostante tutti i processi e i pentiti.
Il presidente chiede se è’ in grado di ricordare la detenzione con Mariano Agate quando inizia
Con Marianoi Agate ci si vedeva nell’ora d’aria alla settima sezione, ma non sa citare una data esatta

Finita l’audizione del teste Francesco Marino Mannoia.

Corte di nuovo in aula, riprende l’udienza

Si procede con l’audizione del testimone Francesco Di Carlo come teste assistito

Il pm Paci chiede al teste come e quando è entrato in cosa nostra.
Di Carlo risponde di essere entrato in cosa nostra nei primissimi anni sessanta nella famiglia di Altofonte, dove è nato, e ciò fino al 1982.
Da soldato a capodecina e fino ad essere rappresentante della famiglia fino al ’79.
Poi dimessosi, da rappresentante, restò a completa disposizione del capomandamento Bernardo Brusca di San Giuseppe Jato e della commissione (Michele Greco).
Il pm Paci chiede cosa succede nell’82.
Con la guerra di mafia di allora e con gli omicidi a catena senza nessuna pietà, Di Carlo capì che era la fine di Cosa Nostra. Cercò di salvare i Caruana e i Cuntrera, avendo saputo che volevano eliminarli. Ad un certo punto Salvatore Riina gli disse, che se non voleva essere dei loro, poteva andare fuori.
Allora andò in Inghilterra a Londra, nell’82 e aveva solo rapporti con la sua “famiglia” di Altofonte.
E’ stato detenuto in Inghilterra, per 11 anni, dall’85 al ’96 quando è rientrato in Italia.
Durante questo periodo ha avuto rapporti con soldati della sua famiglia, con il fratello e con un cugino, Nino Gioè”.

Il pm Paci chiede come avvenivano i rapporti con la famiglia e con quale altre persone era in contatto.
Oltre ai familiari ha avuto rapporti anche con Benedetto Capizzi e Giovanni Caffrì, che era cognato del fratello Andrea.
I fratelli, lo zio e il nonno facevano parte di Cosa Nostra.
I miei fratelli sono stati combinati da lui. Quando è arrivato in Italia doveva scontare ancora tre anni, ed allora decise di collaborare.
Ha avuto una condanna a 25 anni di reclusione per traffico internazionale di stupefacenti.

Il pm Paci chiede se ha avuto modo di conoscere sia prima di essere detenuto e successivamente, soggetti e attività di Cosa Nostra trapanese.
Di Carlo dice di avere conosciuto tantissimi affiliati a cosa nostra trapanese, “quelli che mi ricordo Antonio, lo chiamavano Totò Minore e Calogero suo fratello, ‘baffone'”.
“Ne conoscevo tanti, c’era qualcuno di Paceco”.
“Poi nell 82′ l’ultima volta che l’ho visto Virga, Vincenzo Virga, a Palermo.
“In quel periodo era sottocapo o consigliere della famiglia di Trapani perchè ancora Totò Minore era in vita”.
“Una volta era assieme con Buccellato, Nicola Buccellato che era il capo della famiglia di Castellammare, per tanto tempo, perchè era una bravissima persona, un “uomo di pace” di Castellammare”.
“Per essere con Buccellato, quando veniva nelle riunioni regionali, in cui si riunivano tutte le province, io andavo ad avvisare a Nicola Buccellato, quando c’era una riunione regionale, e poi lui veniva con il suo consigliere e sottocapo, e una volta mi sembra è venuto con Virga”.
A Marsala ricorda i fratelli D’Amico con i quali era amico.
A Mazara loro, corrente corleonese, avevano Mariano Agate, l’architetto Bruno, “Mastro Ciccio” Francesco Messina, Turiddru Tamburello.

Il pm PAci chiede chi era il rappresentante di cosa nostra a fine anni settanta, inizi anni 80′.
Di Carlo risponde “Il rappresentante era Totò Minore”, successivamente divenne il Virga capomandamento di Trapani.
Nella provincia, “Per tanto tempo fino a che non si è ritirato il vecchio Nicola Buccellato a cui Totò Riina fece uccidere il figlio ed il cugino poi fu eletto il vice, quindi Francesco Messina Denaro ed il vice lo faceva Mariano Agate
L’organismo provinciale era composto da Francesco Messina Denaro, Mariano Agate e Vincenzo Virga.

Il pm Paci chiede se queste persone appartenevano ad altre associazioni segrete.
Cosa nostra palermitana ed in particolare Totò Riina era assolutamente contraria a questo. A Trapani era invece normale.

Il pm Paci chiede se ha sentito parlare di Mauro Rostagno.
Di Carlo risponde che si, ne ha sentito parlare attraverso la stampa ma anche all’interno di Cosa Nostra.

Di Carlo riferisce che quando ha appreso dell’omicidio di Rostagno, ha capito che era Cosa Nostra. Per saperne di più chiese per telefono a Caffrì e Benedetto Capizzi ed ha avuto risposta che l’omicidio era una cosa fatta da Cosa Nostra e non come dicevano i giornali una pista interna alla comunità.
Il pm Paci ricorda a Di Carlo che dal verbale delle sue dichiarazioni ha chiesto a Capizzi anche attraverso dei bigliettini.
Di Carlo conferma la richiesta attraverso i bigliettini.
Crede sia stato Caffri che al telefono gli abbia dato la conferma che l’omicidio Rostagno era avvenuto per mano di Cosa Nostra.
Il pm Paci infine chiede fino a quando Caffrì è stato uno dei suoi interlocutori.
Di Carlo risponde che tale rapporto è durato fino al ’94, perchè poi si trasferi in un posto dove non poteva essere raggiunto.
Il Di carlo è stato indagato e prosciolto in istruttoria per la vicenda Calvi
Il fratello Giulio ha conosciuto Mariano Agate.

Per le parti civili l’avvocato Lanfranca, chiede di Natale L’Ala e se ne conosce una qualche appartenenza alla massoneria.
L’avvocato chiede quindi della loggia Scontrino e di chi fosse affiliato a tale loggia.

L’avvocato Carmelo Miceli chiede del rapporto tra commissione provinciale e capi di mandamento

Tocca ora alla difesa

L’ avvocato Galluffo chiede se conosceva personalmente Mauro Rostagno.
Di Carlo risponde di no.
L’avvocato Galluffo chiede perchè la sua richiesta di informazioni sull’omicidio Rostagno non è avvenuta attraverso il telefono.
Di Carlo risponde perchè usavano frequentemente come mezzo di comunicazione i biglietti, cosa che ritenevano più sicura.
L’avvocato Galluffo chiede del perchè volle sapere chi aveva commesso l’omicidio.
Di Carlo ribadisce che per uno di cosa nostra era normale informarsi e cercare di sapere cosa era accaduto a Trapani e che lui pur essendo detenuto era aggiornato sempre di tutto.

Avvocato Galluffo chiede ancora cosa aveva scritto nel biglettino e quale fu la risposta.
Di Carlo dice di avere chiesto con un qualcosa di simile a un ‘com’è la faccenda di Rostagno ? veramente questa gente l’ha fatto ?’ e la risposta sarebbe stata un qualcosa di simile a ‘No, no, siamo stato noi’ che significava siamo stati noi di cosa nostra.

L’avvocato Galluffo chiede se per gli omicidi si potevano utilizzare dei soldati esterni.
Di Carlo risponde che non sempre si utilizzava questo metodo, si usava se si doveva uccidere uno di cosa nostra, ad esempio a Trapani o Marsala, che essendo piccoli posti ci si conosce tutti tra appartenenti della famiglia, ed allora si utilizzavano persone di fuori.
Per un politico o altra persona al di fuori dell’organizzazione l’omicidio veniva eseguito da quelli del luogo.
Ogni famiglia ha il proprio arsenale.
Se si deve fare un omicidio a Trapani ad esempio, è la famiglia del luogo che mette a disposizione le armi.

Avvocato Vezzadini chiede dettagli della vita carceraria inglese, dei bigliettini e quando doveva chiamare un esponente di cosa nostra come facesse.
Di Carlo risponde narrando anche degli aneddoti e viene ripreso dal presidente, per il linguagio allusivo e poco trasparente, e che c’era una carta prepagata e si metteva in contatto con chi voleva, non sa se nel centralino registravano la chiamata e nell’ultimo periodo di detenzione parlava con il cugino Nino Gioè che si spacciava per suo avvocato.
L’avvocato Vezzadini chiede quindi quando conobbe Virga.
Di Carlo ricorda di averlo visto a fine anni 70′ ad un incontro con Nicola Buccellato di Castellammare che in quel periodo era capo-provincia di Trapani. In occasione di una riunione dopo la morte di Pippo Calderone. Poi ricorda in altre due o tre occasioni. Di Carlo allora organizzava questi incontri regionali e allora veniva Buccellato con Messina Denaro e Virga, e anche un certo Palmeri forse di Santa Ninfa.
L’avvocato Vezzadini chiede se sa che lavoro faceva Virga e se lo ricorda fisicamente.
Di Carlo risponde di non sapere cosa facesse il Virga, era robusto capelli lisci, castano chiaro, corpulento, non molto alto, quando l’ha conosciuto non portava occhiali.

L’avvocato Ingrassia chiede di quando ebbe notizia del caso Rostagno dal Cafrì e se è ancora vivo
Il Cafrì sarebbe stato ucciso nel 97′

L’avvocato Galluffo Senior chiede che grado aveva nella famiglia.
Di Carlo risponde che ha fatto tutti i passaggi di grado, da soldato semplice a capofamiglia.
L’avvocato Galluffo chiede i successivi gradi a soldato quando li ha avuto, prima o dopo il 7 febbraio 1998.
La risposta è prima.
Per questa domanda nasce una contestazione da parte della difesa, ma che trova giustificazione nella successiva domanda.
Avvocato Galluffo chiede se ci si può dimettere solo dal grado.
Di Carlo ribadisce che si, e che lui si è dimesso, ritornando quindi soldato perchè non ammetteva degli omicidi al suo paese.
Fu portato davanti a Bernardo Brusca e si dimise perchè non condividevo il loro operato.
Disse a Brusca di questo e fu affidato alla commissione.

L’avvocato Galluffo chiede se si è interessato nel 1988 ad altri omicidi eclatanti avvenuti a Trapani e se si è interessato dell’omicidio di un Giudice.
Di Carlo risponde che essere informnati era per lui una questione di sopravvivenza, che si è informato anche di altri fatti eclatanti.
L’avvocato Galluffo chiede se si è informato degli omicidi Lima e Moro.
Di Carlo conferma anche questo perchè Lima era suo amico e sa tutto. “Cosa nostra si voleva interessare per liberare Moro, ma non lo hanno voluto i politici a Roma”, lo ha detto anche Cossiga che si volevano rivolgere alla mafia.
Avvocato Galluffo chiede quale era il mezzo di apprendimento delle decisioni della Commissione.
Di Carlo dice che era sempre con Riina, Brusca e Provenzano e sapevo le cose direttamente da loro.
L’avvocato Galluffo chiede se in Italia ha riportato delle condanne.
In Italia non ha riportato nessuna condanna.

Il presidente Pellino chiede di chiarire il passaggio del suo arrivo qui in Italia e di esponenti governativi in visita quando era nel carcere inglese.
Di Carlo dice di avere conosciuto un uomo dei servizi in carcere in Inghilterra e l’ho messo in contatto con Nino Gioè, ma cosa hanno combinato non lo sa.
Poi Nino Gioè si impiccò o lo hanno impiccato.
Il presidente Pellino chiede quali procedimenti pendevano a suo carico in Italia.
Di Carlo dice per associazione mafiosa, e traffico di droga, e quando è rientrato in Ialia ha avuto la condanna, li ha scontati in Italia.
Ha maturato la decisione di collaborare vedendo quello che stava succedendo in Italia. Conosceva il bambino Di Matteo, l’ha tenuto in braccio, anche per questo mi sono pentito. Io ho fatto entrare in cosa nostra tantissima gente, Nino e Ignazio Salvo ad esempio.
Il presidente Pellino chiede se ha deciso di informarsi subito dopo la notizia o quando ha appreso che le indagini e i giornali parlavano di una pista interna.
Di Carlo risponde di si, quando ha visto quello che scrivevano i giornali, fu allora che iniziò a chiedere informazioni e ricevette informazioni dopo pochi mesi.

L’avvocato Ingrassia chiede quanto tempo dopo l’omicidio gli arrivò la telefonata chiarificatrice
Di Carlo risponde, “nel giro di mesi”.

Finite le domande per Di Carlo.

L’udienza è chiusa. Prossima udienza il 28 marzo, verranno sentiti i collaboratori del luogotenente Beniamino Cannas e Carla Rostagno.

La precedente udienza del 29/02/2012 la trovate qui

grazie a Radio Radicale

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Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (24)

Udienza del 29 febbraio 2012 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Il presidente Pellino informa le parti della nomina del nuovo giudice a latere, dott. Samuele Corso, che sostituisce il giudice Genna trasferito ad altra sede.

Il pm Gaetano Paci annunzia alla Corte di Assise che le parti , accusa, difesa, parti civili, hanno concordato l’acquisizione dei verbali di interrogatorio resi dalla signora Caterina Ingrasciotta Bulgarella, persona informata dei fatti, del 30 settembre 1988, processo verbale di acquisizione materiale, 14 ottobre 1988, processo verbale del 6 luglio 1989, verbale di dichiarazioni del 21 ottobre 2009.

Le parti quindi ascolteranno la signora Caterina Ingrasciotta Bulgarella, vedova dell’editore di Rtc, Puccio Bulgarella, solo per alcune domande aggiuntive.

Caterina Ingrasciotta risponde alle domande del pm Del Bene dopo avere ripetuto la formula di rito.

Lei ha mai conosciuto il signor Angelo Siino ?
“Si”

Quando lo ha conosciuto e per quale ragione ?
“Quando non lo so”, “l’ho visto insieme a mio marito alcune volte”, non mi ricordo il periodo, 25-30 anni fa”.

Il pm Del Bene chiede alla teste rispetto alla data del delitto Rostagno quando sono avvenuti gli incontri.
“Prima e dopo credo”

I rapporti tra il marito e Siino erano originati dal lavoro di imprenditore edile svolto dal marito.
Non sapeva cosa facesse Siino.
La sua presenza agli incontri è stata sempre occasionale, qualche volta a Palermo, una volta a Roma.
Mai si è parlato del delitto di Mauro Rostagno.
Non sa se il marito ha mai parlato con Siino del delitto Rostagno.
Una volta a Roma con Siino c’era un’altra persona, molto tempo dopo ha saputo dai giornali che era Brusca.

Alla signora risulta che al marito fu notitificato disagio da parte di certi ambienti, per gli interventi televisivi di Rostagno.
Rostagno “non denunciava fatti nuovi” ma un costume, delle lamentele informammo Mauro.
Siino parlò di lamentele con il marito per gli interventi tv di Rostagno.
Lei solo questo ha sentito.
Mauro Rostagno “commentava quello che già era cronaca” ma “incideva molto sul costume”.
Conferma che Rostagno seguiva in particolare il processo per l’omicidio del sindaco Lipari, dove imputato era il boss di Agate.
“Mauro sapeva comunicare e quindi la forza della comunicazione era grande”, era un tratto nuovo di fare giornalismo, “difficile da rintracciare in altri”.
Era in quel periodo, nelle intenzioni della emittente di estendere il bacino di utenza, oltre la provincia di Trapani, ma mancavano le forze economiche.
Con il marito di questa vicenda hanno parlato anche in presenza di tanti, “la spiegazione era sempre quella che era stata la mafia a volere morto Rostagno”.
L’origine di questa convinzione scaturiva dall’analisi di tutta la faccenda, intuizioni.

La parola alle parti civili.

Avvocato Esposito per Saman.

L’Ingrasciotta ricorda di essere stata docente di storia e filosofia, che si ocupava della gestione della tv ma non dal punto di vista amministrativo, “una supervisione”.
Esposito chiede se Cardella avesse chiesto al marito di modificare gli interventi di Rostagno.
La risposta della teste è negativa e che ci sono state altre sollecitazioni e che Rostagno ne fu messo a conoscenza.
Dell’incontro tra Cardella ed il marito, non ha ricordo, ma non può escluderlo.

Avvocato Carmelo Miceli

Il messaggio di Mauro era quello di invitare gli altri ad avere consapevolezza del fenomeno cosa nostra, con la forza di Mauro all’interno e all’esterno dell’emittente c’era solo lui a fare il giornalista in quel modo.
Prima di essere ucciso stava preparando un nuovo programma, “Avana”, aveva fatto la sigla, non avevo però mai parlato con lui dei contenuti, sapeva che ci stava lavorando, mi fece vedere la sigla.
Con me non parlò mai di gerarchie mafiose dentro cosa nostra.
Non sa se ne parlò con altri dentro Rtc.
Ha conosciuto Giovanni Falcone e sa che Rostagno doveva incontrarlo e crede che lo abbia incontrato ma non sa i contenuti, “io non chiedevo se non mi si diceva spontaneamente”.
Non ricorda quanto tempo prima rispetto alla morte, forse alcuni mesi prima, “i periodi mi sfuggono”.
Sa di interviste di Mauro a Paolo Borsellino non ricorda con precisione i contenuti ne i temi.
Sulle auto che si davano il cambio davanti la sede di Rtc, la teste dice di ricordare qualcosa del genere, i dati furono comunicati al momento, oggi non ha chiaro il ricordo.

Avvocato Lanfranca

Con l’arrivo di Rostagno a Rtc gli ascolti aumentarono ?
“Gli ascolti sono aumentati moltissimo”, le trasmissioni erano molto seguite, gli editoriali, si percepiva questo parlando con la gente in giro.
A Roma Brusca era con una signora e con Siino.

Avvocato Crescimanno

L’attività di Rostagno era retribuita la teste non ricorda esattamente quanto, mensilmente.
Dopo il delitto ci furono tante discussioni con il marito, con altri, non sa se il marito temeva per la sua incolunmità non parlarono ma rimasero sconvolti dal delitto.
Non ricorda la teste chi fisicamente li invitò a intervenire su Rostagno, c’era un clima pesante ma non può dire questo o quest’altro, “una persona specifica non mi viene, è un’atmosfera”, “ambienti della normale borghesia trapanese”, “ambienti normali”, non ricorda dei nomi particolari.

Il presidente interviene ricordando gli obblighi di testimone, in quanto nel verbale vengono citati pressioni particolari con richiesta di interrompere il rapporto con Rostagno, e non sembra che siano stati sussurri e voci.
La teste afferma che la sua dichiarazione è stata trascritta in un modo non rispondente a quanto voleva dire.
Non c’è stata mai minaccia, forse si è espressa male.
Non voglio nascondere nulla, era allora una intuizione, non è possibile fare nomi, si dispiace che a suo tempo: “non ho capito la gravità della cosa”.

Avvocato Greco

Avevate scambi di opinioni sui servizi televisivi ?
“Qualche volta ci sentivamo niente di particolare”, “l’ultima volta che ci siamo visti mi disse che aveva qualcosa di particolare che non poteva essere detto televisivamente” e questo qualche ora prima del delitto.
“Credo che riguardasse una inchiesta che stava facendo su Marsala”.
“Gli chiesi notizie su Marsala”. Era qualcosa che non poteva essere detta televisivamente, “l’ultima cosa che stava facendo”.
La teste ricorda che dopo il delitto consegnò molto materiale ad una ispettrice di Polizia giunta da Roma, consegnò anche cassette e lettere anonime, trovate in emittente nella stanza di Rostagno.
Mauro “aveva una borsa che portava sempre dietro”.

Avvocato Rando

Molta partecipazione ci fu ai funerali.

Le domande della difesa

Avvocato Vito Galluffo
Gli interventi di Rostagno – dice la teste – erano contro la coruzione, la massoneria, i servizi deviati, i traffici di droga, la criminalità comune.
Mai Rostagno le disse di sue preopccupazioni personali.
L’avv. Galluffo torna a chiedere delle indagini giornalistiche su Marsala.
Il servizio in tv lo fece, parlò di corruzione, tangenti, di politica, “però non ne abbiamo più parlato”.

L’avvocato Vito Galluffo chiede sulla comunicazione giudiziaria relativa al delitto Calabresi.
La teste dice che ne era a conoscenza, Mauro doveva andare a Milano, “aveva stilato un memoriale che portava sempre con se in borsa”.

Avvocato Salvatore Galluffo

Cosa voleva dimostrare Rostagno con quel memoriale ?
“Aveva preparato articolata memoria scritta per dimostrare l’estranietà di Sofri”, questo le disse.
Quell’estate erano venuti fuori degli articoli su questo caso.
Parlando di questi articoli mi disse di questo memoriale.
Il memoriale crede Rostagno lo preparò nello stesso mese di settembre 1988,i primi di settembre.
A questo memoriale pensò molto molto tempo dopo, era una conoscenza che avevo rimosso.

Aldo Ricci lo incontrò dopo il delitto Rostagno. Del delitto si parlava sempre, non ricorda se di fatti balistici del delitto ne parlò con Ricci ed il marito, con amici di Mauro ne parlarono ma non ricorda in che termini, niente di specifico.

Avvocato Vezzadini

Non ricorda le date esatte di quando Rostagno iniziò a collaborare con l’emittente, forse due anni prima, forse in occasione di elezioni politiche.
Inizialmente veniva qualche volta poi partecipava quotidianamente.
Aveva l’emittente un archivio, in cui quasi tutte le registrazioni venivano conservate.
L’emittente era sempre in sofferenza, dal punto di vista renumerativo.
L’emittente cessò di esistere quando fu dichiarata fallita, non ricorda la data.
Non ricorda ora se furono registrate le vetture che stazionavano davanti all’emittente, ma conferma il contenuto del verbale nel quale si sostiene che furono riprese le vetture e che fu notiziata la polizia.

Avvocato Ingrassia

Conferma che Rostagno dava notizie che erano state già comunicate dalla stampa, ma le trattava in modo diverso.
Le altre emittenti, TeleScirocco, per esempio si occupavano anche esse di fatti di mafia.
La teste si occupava della supervisione dell’emittente.
Il marito non aveva nessun ruolo, ma l’emittente dipendeva dall’aiuto economico del marito.
Rostagno in tv fu invitato dal giornalista Enzo Tartamella come ospite, un po’ per caso.

Presidente Pellino

Era l’agente pubblicitario che portava pubblicità (poca) all’emittente.
Mauro e Di Malta dopo che questi scoprì episodi di spaccio di droga tra chi a Rtc seguiva Rostagno dalla comunità, ebbero un duro scontro, ma anche Rostagno rimase malissimo e non li ha più portati.
I programma erano a volte registrati a volte in diretta.

Qui termina la testimonianza della signora Ingrasciotta

Pausa

E’ il turno ora dell’esame del teste Angelo Siino (collaboratore di giustizia, che sarà ascoltato nella veste di teste assistito.

Tocca al pm Gaetano Paci interrogare il pentito Angelo Siino.

Siino racconta che: “I miei rapporti con l’organizzazione cosa nostra si sono sviluppati nel tempo nella seconda metà degli anni ’80 quando io su precisa istanza di Salvatore Riina mi sono cominciato ad occupare degli appalti prima in sede provinciale di Palermo, poi in sede regionale“, si occupava degli appalti indetti in Sicilia ed anche di interesse nazionale.
Siino dice di non essere appartenuto alla mafia ma alla mafia era vicino e giocavo con l’equivoco facendo ritenere che fosse un mafioso.

Conobbe gli odierni imputati e nell’occasione non è stato presentato ritualmente.
Virga lo conobbe in occasione di un preciso invito da parte sua quando chiese alla famiglia di San Giuseppe Jato di esseregli presentato.
Vito Mazzara lo conobbe al campo di tiro a volo di Palermo.

Non era inserito formalmente in cosa nostra ma ne facevao parte per dimestichezza con l’ambiente, per famiglia, accompagnava uno zio a degli incontri, accompagnavo persone cui andavo solitamente in giro come Giovanni Brusca, lo zio era il capo della famiglia mafiosa di San Cipiriello, e si chiamava Salvatore Celeste.

Riina non voleva che facesse parte di Cosa nostra per non comprometterlo, sennò diceva Riina non possiamo più utilizzarlo, anche lo zio non voleva perchè non voleva che date le sue buone condizioni finanziarie poteva suscitare attenzioni e obblighi morali che lo avrebbero rovinato.

La difesa chiede la sospensione dell’interrogatorio e il rinvio.

Sospensione

Opposizione respinta.

Il processo prosegue.

Siino riprende a rispondere alle domande ricordando di essere stato condannato a 8 anni per associazione mafiosa e per avere pilotato appalti nell’interesse di Cosa nostra.

Referenti per gli appalti dentro Cosa nostra erano personaggi di vertice come i capi mandamento e i capi delle provincie siciliane ed anche le persone che erano più operative sul territorio.
Siino era geometra e imprenditore e aveva una impresa iscritta all’albo che concorreva all’acquisizione dei lavori pubblici.
Siino contattava i politici, gli imprenditori e li metteva in contatto con cosa nostra.
A un certo punto la mafia cominciò a diventare maggiormente prepotente nel senso di volere di più e la cosa cominciò a non andare bene ad imprenditori e politici.

Virga gli fu presentato in un ristorante di Partinico da Salvatore Genovese, consigliere della famiglia di San Giuseppe Iato, all’incontro il Virga sfoggiava una camicia con brillanti cosa che lo portò a guardarlo male.
Il Genovese mi disse di mettermi a disposizione del Virga per quel che riguardava i lavori della provincia di Trapani.

IL Siino, non prese bene la cosa, perchè nel frattempo aveva intrapreso altri tipi di rapporti con membri della Confindustria con consiglieri regionali. Di Trapani, conosceva tutti, conosceva Burgarella, conosceva Sciacca, tutti personaggi confindustriali, che “avevano un certo habitus” evidentemente, non è che non capiva il Siino l’habitus di Virga qual era, lo comprese subito e si mostrò molto rispettoso nei confronti di Virga.

Il Virga nell’occasione mi chiese una cosa che mi fece raggelare il sangue:
Ma lei non è amico di Giuseèppe Maurici, ‘u baruni ?
Si, come no, amico mio Peppe, grande amico mio
Allora, “Conoscevo bene Peppe Maurici, perchè avevamo un hobby in comune, quello delle corse automobilistiche”

E allora Virga mi disse: “iu a chissu l’avissi ammazzari
Ma come, e che ha fato poverino ?
Mi ha mancato di rispetto
Perchè ?
Voleva acquisire un’impresa, anzi l’ha acquisita, e non mi ha passato il permesso
Di questo si tratta

Io incominciai, come in questi casi dovevo fare ad arrampicarmi sugli specchi e tentai di minimizzare e di confermargli che il Maurici aveva tanto rispetto per lui.

Avvisai immediatamente il Maurici per dirgli il pericolo che stava correndo tantè che a un certo punto il Maurici ebbe a non occuparsi più di questa impresa“.

Non c’erano operazioni, riunioni della provincia di Trapani in cui non ero invitato“.

“Virga mi disse che voleva uccidere Maurici alla prima nostra conoscenza” ed io potei notare l’imprudenza che aveva avuto Virga.

Nonostante noi due non ci conoscevamo lui subito mi disse di questa intenzione poteva farlo solo se lui sapeva chi ero io in realtà.

L’episodio risale alla seconda metà degli anni ’80, tra il 1987 e il 1988, l’incontro avvenne in un locale di Partinico che aveva un nome arabo ed era la prima volta che lo incontrava.

Siino precisa che sta parlando di Vincenzo Virga.

In precedenza Siino ricorda di avere avuto rapporti con il boss mafioso di Mazara Francesco Messina detto Ciccio Messina “u muraturi” il quale aveva grandi agganci al ministero di Grazia e Giustizia.
Ha conosciuto Battista Agate fratello di Mariano Agate.
Ha conosciuto un certo Saverio che era vicino a Francesco Messina Denaro.

Francesco Messina Denaro l’ha conosciuto prima di Virga “nella seconda metà degli anni ’80, quando allora Salvatore Riina in persona autorizzò e fui messo a disposizione della famiglia mafiosa della provincia di Trapani per interessarmi di appalti” e far fare alla cosca guadagni illeciti.

Siino spiega quindi cosa era la cosidetta “messa a posto“, “una richiesta di denaro fatta agli imprenditori e in alcuni casi anche ai politici” e lì si è fregato Riina, quando ha chiesto soldi ai politici che era un chiedere soldi sul pizzo che a quest’ultimi veniva pagato.
Era come se andava a chiedere il “pane ai bambini”, dice Siino, per I politici, la tangente era un “diritto acquisito” e quindi “ma come, ma siti pazzi !”.
Chiesero soldi ad un onorevole di Castelvetrano, l’onorevole socialista Leone, Enzo Leone, e lui voleva l’imprimatur mafioso:: “nu zu cicciu c’isti, ci hai parlato ?”.
Di tali episodi ne sono accaduti diversi ed in diverse occasioni.

La messa a posto la pretendeva la famiglia mafiosa locale.
I politici avevano l’interesse di avere garantito da cosa nostra per tramite di Siino, la loro parte, ed era di solito il 3 per cento del valore dell’appalto controllato.
I politici non erano sempre gli stessi, ma cambiavano in relazione alla natura degli appalti.
Siino ricorda che gli imprenditori erano contenti perchè Siino garantivo loro sotto tanti profili, la messa a posto, pagando per esempio, non c’erano obblighi di forniture.
In un primo tempo mi occupavo di chi doveva prendersi l’appalto, le cose cominciarono a complicarsi quando personaggi di Cosa nostra che facevano I vaccari, gli agricoltori, cominciarono ad intromettersi su chi doveva prendersi i lavori, anche lavori di grande importanza come il depuratore di Trapani.
C’erano determinate cose che venivano stabilite in maniera vessatoria anche nei confronti dei politici, non avevano più paura di niente ed ormai si sentivano i padroni.
Siino certi volte abbozzava, altre volte cercavo di mitigare le pretese.

Bulgarella Giuseppe “era una persona molto estrosa a dire poco”, personaggio allegrone e conduceva la sua impresa e la televisione che aveva Rtc, “non aveva timori di sorta nè problemi”, accomodante, facciamo tutto.
L’ho conosciuto nell’ambito della buona società trapanese, lui aveva una barca, anche io, ne avevo una, ci incontravamo a mare, andavamo fuori, e aveva un bel seguito di personaggi interessanti, io ho avuto modo di conoscerlo bene, era figlio di un vecchio imprenditore il padre amico di mio padre, e ho avuto modo di vedere che dal punto di vista imprenditoriale era abbastanza inserito” con conoscenze specifiche tra i politici locali, nella zona del Belice in particolare.

Bulgarella gli disse che aveva avuto problemi con un soggetto di Gibellina un certo Funaro che gli aveva distrutto un impianto di calcestruzzi.

Messina Denaro Francesco “mi disse che Bulgarella non era affidabile dal punto di vista di cosa nostra”.

Con Bulgarella in associazione di impresa presero in appalto la realizzazione dell’area artigianale di Castelvetrano, “nell’88 – 89”.

Era il periodo in cui Siino, riusciva a convogliare un flusso notevole di lavori pubblici in provincia di Trapani.
L’ambiente imprenditoriale-mafioso era accogliente e disponibile anche a mitigare le pretese.

Francesco Messina Denaro gli diede il permesso di prendere quei lavori, “il permesso di ordine mafioso, il permesso di ordine politico lo avevo avuto dall’on. Leone che allora era sindaco”.
Per questo appalto Siino e Bulgarella pagarono “il 2 per cento” alla famiglia mafiosa locale, e “il 5 per cento ai politici”.

A proposito dell’attentato subito da Bulgarella a Gibellina Siino si interessò per cercare di “avere una certa pax” perchè “meno si agitava il territorio meno si agitavano i carabinieri” e si rivolse a Francesco Messina Denaro per non avere più attentati.
Gli attentati cessarono anche perchè Siino consigliò a Bulgarella di pagare quello che gli avevano richiesto e Burgarella pagò.

Non c’erano rapporti diretti tra Bulgarella e Francesco Messina Denaro, Messina Denaro diceva che Bulgarella era un “pezzo di sbirro”, “persona poco seria”, poi era uno che avendo la televisione aveva a che fare “con fimmini” e non bisognava “andarci appresso”.

Messina Denaro diceva che Puccio Burgarella era un “pezzo di sbirro”, “sopratutto facendo riferimento ad una persona un giornalista che conduceva una rubrica su questa televisione, e praticacamente che era ‘uno terribile, quello che ci scappa dalla bocca’”, “io cominciai ad avere paura”.
“Il suo nome era il personaggio che poi fu barbaramente ucciso, e che era… Mauro Rostagno”.

Messina Denaro “cominciò anche in quel momento a farmi delle indiscrezioni su Rtc una specie di gossip” su Puccio Bulgarella a Siino non interessava e tagliò corto.

Messina Denaro gli disse “ave a uno che ci fa u giornalista si tu lo senti parlare t’arrizzano i carni”, “è un cornuto”,”al povero Rostagno lo faceva diventare una cosa”, ipotizzava rapporti dentro la televisione tra Rostagno e non sa chi,”parlava a mezze parole perchè vedeva che io ero evidentemente infastidito“.

Messina Denaro per attirare l’ attenzione di Siino contro Rostagno gli disse che dalla televisione parlava degli appalti, che gli appalti erano truccati, e Siino intervenne.
Parlò con Puccio Bulgarella e gli disse: “senti Puccio, tu mi vuoi mettere nei guai a me, e allora digli a questo che la smetta, che stia zitto, o vedi che devi fare”.
Una prima volta lo scopo fu raggiunto per qualche giorno, qualche settimana, ma poi subito dopo Rostagno si scatenò di nuovo.

Messina Denaro non voleva toccati gli appalti perchè per lui era un buon business.
E fece capire a Siino che c’erano minacce e serie nei confronti di Rostagno se non interveniva presso Bulgarella.

Con Messina Denaro si vedevano spesso in una casa di proprietà della figlia, quella sposata con Filippo Guttadauro, fratello di Guttadauro capo della famiglia mafiosa di Roccella, Peppino Guttadauro, il medico.

Siino partecipò ad un incontro con Messina Denaro su precisa richiesta di Messina Denaro, assieme a Balduccio di Maggio reggente della famiglia mafiosa di San Giuseppe Jato, c’era anche Biagio Montalbano capo della famiglia mafiosa di Camporeale.

“Si parlò di Bulgarella” in quella occasione Messina Denaro nei confronti di Rostagno disse “gli romperemo le corna”, “è un disonesto, un disonorato”.
Siino, disse a Bulgarella il pericolo che correva “non solo lui ma sopratutto il giornalista”.

Dissi immediatamente a Bulgarella che la minaccia era seria tanto che gli dissi che veniva da una persona importante, non gli dissi che era Francesco Messina Denaro.

Subito dopo l’omicidio Rostagno Siino era a Roma con Giovanni Brusca e Bulgarella e accennò all’omicidio Rostagno, e “Bulgarella mi disse di non parlarne in presenza della moglie”,”non ne parlare davanti a mia moglie perchè sennò siamo consumati”.

Bulgarella parlando con Siino gli disse che Rostagno era “un cane sciolto”.
Tale colloquio avviene tre o quattro mesi prima dell’omicidio.

A Roma si trovò con Bulgarella qualche tempo dopo l’omicidio forse settimane, un mese, e registrò la reazione di Puccio che gli diceva di non parlarne, gli disse “ci metti nei guai”, sua moglie era rimasta colpita dal fatto e mai avrebbe approvato quel delitto.

A Roma alloggiava all’Ambasciatori, Bulgarella era al Carlton Regina di via Veneto, nello stesso albergo c’era Giovanni Brusca che era con la figlia di Giacomo Badalamenti che veniva dall’America, erano fidanzati non ufficialmente, Bulgarella si occupò di farlo alloggiare lì.

Del delitto Rostagno parlò dopo, Siino, con esponenti della famiglia mafiosa di Mazara. Con Ciccio Messina “u muraturi” e con Battista Agate, nella calcestruzzi di Agate, a Mazara del Vallo.
Dovevano vedersi per parlare di appalti, Battista Agate gli fece notare che qualunque cosa poteva essere fatta a qualsiasi persona che risultava dannosa agli interessi della famiglia, a proposito dell’omicidio Rostagno gli disse “sa pi chi fu'”, e gli fece notare che era stata usata una “scupittazza vecchia”, (un vecchio fucile, tantè che era esplosa).
Questo “me lo disse per calmarmi”.
“Tentavano tutti di calmarmi perchè vedevano che un poco io ero agitato e sinceramente dispiaciuto non perchè Rostagno mi facesse particolare simpatia”.

“In effetti a me sembrò strano che usassero una ‘scupittazza vecchia’ per fare un omicidio di tale rilevanza”.

In quella occasione mentre Agate tendeva ad escludere colpe della mafia, “mastro Ciccio fece un gesto esplicativo quasi a contraddire l’Agate”.
Siino sull’atteggiamento di Agate spiega che sempre un omicidio era per cui bisognava sempre stare attenti quando se ne parlava, e lui “ero un borghese in mezzo a mafiosi di rango”.
Per cui secondo questo ragionamento lui non poteva conoscere tutto e certamente non poteva apprendere responsabilità mafiose così nette.

Tamburello era uno che si occupava della perforazione di pali di consolidamento, personaggio tenuto in grande considerazione.

Bulgarella al Gourmands a Palermo gli presentò un giornalista forse toscano e Puccio gli disse che quello era il nuovo direttore di Rtc dopo la morte di Rostagno.
Il giornalista fece cenno che il delitto Rostagno poteva essere maturato dentro Saman, Bulgarella si infastidì, Siino cercò di mostrare disinteresse al discorso.

Bulgarella gli fece conoscere Francesco Cardella ma Siino lo tenevo a distaza ritenendolo un imbroglione.
Non risultano a Siino rapporti di Cardella con esponenti dell’organizzazione mafiosa.
Bulgarella gli disse che Cardella voleva fare a Trapani un villaggio assieme a padre Eligio.
Il villaggio doveva sorgere sull’isola di Formica, per ospitare una comunità di ex tossicodipendenti.

Non esclude di avere incontrato Bulgarella in autostrada assieme a Giovanni Brusca, in quanto “Bulgarella conosceva benissimo Giovanni Brusca mio tramite“, ma non ricorda l’episodio.

Siino è collaboratore di giustizia ma non ha avuto sconti di pena.
Anzi quando ha chiesto dei benefici durante la detenzione gli fu detto che aveva parlato troppo nel processo Andreotti.

Il pm Paci torna a fare domande sulla conoscenza con l’imputato Vito Mazzara al campo di tiro a volo di Palermo.
Vedevo che c’era questo “Mazzara che si agitava” il Siino già godeva di una certa nomea, ed anche il Mazzara.
Qualcuno gli chiese se lo voleva conoscere.
Il presidente chiede: “Si agitava o si annacava ?
“No, no si annacava”
Questo avviene prima della chiusura del campo di tiro a volo, intorno agli anni ’80, perche a un certo punto il questore fece chiudere il campo perchè mal frequentato.

Siino viene arrestato la prima volta nel luglio del ’91.

Vito Mazzara non gli fu presentato ritualmente, forse glielo presentò Alessandro San Vincenzo, poi lo incontrò alla Trapani – Erice, non era una persona cui attribuiva rilievo.

Come mi ha fatto notare il Signor presidente Vito Mazzara si annacava”,
che è un modo di dire, per indicare il modo di incedere particolare che hanno queste persone “in una determinata maniera che era tipico delle persone ntise”.

Prosegue il dottor Del Bene

Genovese gli presenta il Virga nel ristorante di Partinico e lo mette a disposizione dello stesso in quanto rappresentante della mafia trapanese.
Tale ruolo di Virga su Trapani subito dopo gli fu confermato da Baldassare di Maggio che di li a poco gli riferì che nella gestione degli appalti in provincia di Trapani avrebbe dovuto preferire Messina Denaro “u muraturi”, perchè Virga era molto più vicino a Provenzano che a Riina.

Riina si recava talvolta in provincia di Trapani, Mazara, un luogo in cui aveva dei rifugi.

Ha conosciuto Pietro Spina un imprenditore di San Giuseppe Iato, ma non sa se avesse rapporti con Puccio Burgarella, ma non lo esclude e lo ritiene possibile, anzi certo.

Parti civili

Per primo l’avvocato Elio Esposito che chiede di nuovo delle sue preoccupazioni intorno all’omicidio Rostagno e alle simpatie di Francesco Messina Denaro per Burgarella.

Domande dell’avvocato Carmelo Miceli.

Messina Denaro gli faceva capire che Rostagno poteva dare fastidio al business degli appalti.
L’avvocato Miceli chiede di Rendo, Costanzo, Graci: “li conoscevo benissimo”, negli anni ’80, a Trapani hanno avuto come riferimento.
Messina Denaro Francesco non vedeva bene Vincenzo Virga “lo trovava un personaggio ‘clamoroso’ c’era sempre la questione dei bottoncini” e perchè questo era molto amico di Provenzano, mentre Francesco Messina Denaro era più amico di Riina.
C’era un rapporto di subordinazione del Virga nei confronti di Francesco Messina Denaro.
E, chiede l’avvocato, Virga si sarebbe potuto sottrarre ad un ordine impartito da Francesco Messina Denaro ?
“Assolutamente no” è la risposta di Siino.

Domande dell’Avvocato Lanfranca

A Trapani qualche volta ho avuto frequentazioni con ambienti della massoneria – dice Siino rispondendo ad una domanda – io stesso ero massone.
A Trapani non c’erano mafiosi e massoni assieme, altrove si, a Roma, Milano, nel catanese.
Non ha conosciuto Natale L’Ala boss di Campobello di Mazara.

Sa se Licio Gelli ha avuto rapporti con appartenenti a cosa nostra del trapanese?
Licio Gelli, quando ci fu il finto sequestro Sindona venne a Palermo e a un certo punto sparì per un giorno dalla circolazione, e il prof. Barresi mi disse che era andato a Trapani per cercare appoggi a questo presunto golpe che doveva esserci da li a poco tra i fratelli locali, di Trapani“.

Il tutto accade nel ’79

Avvocato Crescimanno

I nomi delle persone che erano vicine a Burgarella, erano di nessun conto.

Parola alla difesa.

Avvocato Vito Galluffo

Chiede come sapeva chi fossero gli imputati del processo.
Dai giornali, dall’impatto mediatico, nell’atto di citazione sono indicati.
A Trapani “venivo spesso al circolo dei nobili, ero buon amico della Trapani bene”.

A domanda dell’avv. Vito Galluffo, Siino precisa che ha avuto per la sua collaborazione lo sconto di pena, non ha usufruito invece della scarcerazione anticipata.

Avvocato Vezzadini, difensore di Virga

Siino dice che spesso si incontrava con Virga, tante volte a San Vito Lo Capo dove Virga si incontrava con un altro pro console di Castelvetrano, Pino Lipari.

Mariano Agate non vedeva molto bene il fratello Battista.

Avvocato Giuseppe Ingrassia, difensore di Virga.

Il golpe che voleva fare Gelli erano in tanti a volerlo fare, il dott. Miceli di Salemi, gli americani, “per me in realtà era un finto golpe che era stato messo in atto per cercare di depistare la vera cosa che l’obiettivo era quella di ricattare Andreotti”.

Domande del presidente Pellino

Burgarella si arruffianava a Brusca perchè sapeva che si occupava anche lui di appalti“.
Virga, dice Siino, aveva una impresa vicina, quella di Spezia Nino che aveva diversi lavori a Pantelleria, Virga mi diceva di fargli prendere tanti lavori, faceva anche lavori stradali.
Un’altra volta mi raccomandò un certo Coppola.

Siino a proposito del campo di tiro a volo dove conobbe Vito Mazzara ricorda che fu chiuso una prima volta dopo le confessioni di un pentito che poi fu detto che era un pazzo e quando uscì dal carcere fu ucciso.
Morì quando tutti gli davano del pazzo, ma non era pazzo, fece anche il suo nome.

Il tiro al volo era uno sport molto dispendioso.

Vito Mazzara era uno bravo a sparare,”avvezzo al coito”, il campo di tiro a volo era all’Addaura, dopo esere stato trasferito dalla taverna del Basile, campo di tiro al volo notissimo in tutto il mondo, poi i Verdi hanno deciso che era uno sport crudele, uno dei soci era Michele Greco, il papa della mafia.

Ancora domande dell’avv. Vito Galluffo

L’avvocato chiede dove lui incontro Francesco Messina Denaro quando questi gli parlò male di Rostagno, Siino risponde ancora una volta che era in una casa di Castelvetrano, in campagna, di proprietà di Filippo Guattadauro, dove c’era un bellissimo odore di aranci.

Avvocato Carmelo Miceli

Chiede se quello della “scupittazza vecchia” è lo stesso Battista Agate il quale il fratello Mariano Agate non vedeva tanto bene e di cui Siino dubita fosse inserito organicamente in cosa nostra.
La risposta di Siino è “Si”.

Avvocato Ingrassia, difensore di Virga

Sa quali fossero le attività economiche del Virga nella seconda metà degli anni 80′.
Siino risponde di sapere solo della gioielleria.
L’avvocato chiede se ha assistito personalmente ad omicidi.
La risposta è “No”.

L’udienza è chiusa. Prossima udienza il 14 marzo, (e il 28) verranno sentiti i collaboratori di giustizia Marino Mannoia in videoconferenza e in aula Francesco Di Carlo entrambi testi assistiti.

La precedente udienza del 29/02/2012 la trovate qui

grazie a Radio Radicale

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Porto di Castellammare: l’amministrazione è fiduciosa

Ora si che possiamo stare tranquilli !

Porto. Il sindaco Marzio Bresciani: “La Regione non ci faccia perdere i fondi. Rimaniamo fiduciosi

«Già ieri abbiamo preso contatto con i dirigenti regionali per chiedere spiegazioni in merito alla notizia, appresa dalla stampa, che l’Unione Europea ha congelato 220 milioni di euro di Fondi Por, tra i quali rientrano anche i lavori per il porto di Castellammare». Lo afferma il sindaco Marzio Bresciani, che prosegue: «A fine ottobre, alla Regione, quando c’è stato l’audit dei revisori della Commissione Europea, abbiamo avuto sentore che si presentassero ulteriori problemi. Da quel momento abbiamo seguito sempre da vicino l’evolversi della situazione. Chiediamo con forza che la Regioni attui tutte le procedure perché i fondi non vengano definitivamente bloccati e ci consenta di non perdere i fondi destinati ad un’opera di fondamentale importanza per l’economia cittadina, che ha già subìto troppe vicissitudini e lungaggini burocratiche. Rimaniamo fiduciosi anche perché, con rassicurazioni verbali, ci dicono che il porto di Castellammare sarà completato».

IL PORTAVOCE DEL SINDACO
(Annalisa Ferrante)

Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (23)

Udienza del 11 gennaio 2012 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

In apertura d’udienza il pm Francesco Del Bene deposita i verbali di Wilma de Federicis del 3 aprile 1995 e 11 ottobre 1996, visto che il teste risede all’estero, le parti hanno concordato di acquisire i relativi verbali di interrogatorio.

Il pm Del Bene da quindi notizia che il pentito Rosario Spatola citato come teste nell’udienza odierna risulta essere già deceduto come comunicato solo qualche attimo prima dell’avvio dell’udienza dal servizio centrale operativo.
Pertanto vengono acquisiti due verbali di dichiarazioni rese da Spatola sul delitto Rostagno.

Durante l’udienza verrà esaminato il teste: Vincenzo Calcara (1956 – collaboratore di giustizia) di Castelvetrano, teste assistito.

Vincenzo Calcara risponde alle domande del pm Del Bene dopo avere ripetuto la formula di rito.

“Sono stato combinato [in cosa nostra] il 4 ottobre 1979 dalla famiglia di Castelvetrano, capo assoluto della famiglia era Francesco Messina Denaro”
Ero un semplice soldato però ero un soldato molto riservato la maggior parte degli uomini della famiglia non mi conoscevano, pochissimi uomini d’onore mi conoscevano, svolgevo mansioni abbastanza delicate, come per esempio lavoravo all’aeroporto di Linate di Milano dentro la dogana, ho fatto delle cose molto particolari”.

A volerlo mantenere riservato era stato il capo assoluto del mandamento Francesco Messina Denaro.

Richiesto di indicare i nomi degli altri uomini d’onore della famiglia di Castelvetrano che ha conosciuto nel 1979, ma anche successivamente, Calcara fa i nomi di: Lucchese Michele, uno che frequentava a Paderno Dugnano, e che era imprenditore e politico, Peppe Clemente, Giuseppe Marotta l’avvocato Totò Messina, Francesco Luppino uomini d’onore di Campobello di Mazara.
A seguito di domanda del pm, Calcara illustra quindi la geografia mafiosa della provincia di Trapani.
Calcara dice di avere fatto parte di cosa nostra fino al pentimento davanti al dottor Paolo Borsellino cioè fino al novembre 1991.

Il pm del Bene passa quindi a fare domande sul periodo 1988-1989.

In questo periodo per il mandamento di Castelvetrano chi era il capo ?
“Francesco Messina Denaro”

Capo della famiglia di Trapani nel 1988 chi era ?
“Non lo so, non ricordo, forse Minore, sicuramente non mi è stato detto chi era il capo di Trapani.

Ha commesso dei reati per conto di cosa nostra ?
“Si, trafico internazionale di droga, estorsioni, concorso in omicidio, ci sono delle sentenze in cui sono stato condannato per questo”.

Lei ha detto di avere commesso un omicidio
“Si, Sono stato condannato come esecutore materiale del delitto di Francesco Tilotta omicidio avvenuto nel gennaio del 1977 prima della mia affiliazione”.

Il pm Del Bene chiede se doveva uccidere uomini delle istituzioni dello Stato.

“Si, sono stato incaricato di uccidere il dottor Paolo Borsellino nel mese di settembre 1991 quando io ero latitante”
L’incarico gli era stato conferito da Francesco Messina Denaro, ma arrestato il 5 novembre del 1991 non ha potuto più uccidere Borsellino.
A Borsellino confessò questo incarico e gli disse che era stato condannato a morte e che Francesco Messina Denaro aveva organizzato due piani per ucciderlo il prtimo con un fucile di precisione, il secondo con un’auto bomba, dichiarazioni che ha fatto in diversi processi.
A Borsellino confessò tutto compreso un trasporto di miliardi a un tale notaio Albano di Borgetto.
Ricostruisce quindi la testimonianza al processo per il delitto Lipari.

Ha mai conosciuto Mariano Agate ?
“Si, era il capo della famiglia di Mazara del Vallo”
Non aveva frequentazione perchè abitava a Milano. Una sera ha avuto un incontro con il sindaco di Castelvetrano Tonino Vaccarino e assieme sono andati a Mazara a incontrare Agate, pochissimo tempo prima della morte del sindaco Vito Lipari.

Lei, Vincenzo Virga lo ha mai conosciuto?
“Non mi ricordo”

Cosa nostra operava nel settore degli stupefacenti ?
“Come no, cosa nostra e ciò che va oltre cosa nostra mi ha fatto entrare a lavorare dentro la dogana dell’aeroporto Linate – Milano. Dove io ero munito di un tesserino” che gli permetteva di muoversi, “ho fatto entrare quintali e quintali di morfina base”, un traffico gestito per conto della famiglia di Castelvetrano.

Le risulta se cosa nostra sopratutto trapanese avesse rapporti con la massoneria ?
“Si”. Anche uomini di onore erano massoni, intendendo con la massoneria deviata.
Lucchese Michele era uomo d’onore e massone, lui avrebbe insegnato delle cose massoniche al Calcara e lo stava preparando per essere affilito alla massoneria, Lucchese era anche la persona che lo ha fatto assumere all’aeroporto ed era il pupillo di Francesco Messina Denaro. Il Lucchese gli ha insegnato riti e regole della massoneria e questo avviene nel 1980-81 e fino all’inizio del 1982
Il Calcara riferisce che essendo sorvegliato speciale con una condanna a 15 anni in appello, risiedeva a Paderno Dugnano e contemporaneamente lavorava dentro l’aeroporto di Linate per conto della mafia di Castelvetrano.

Alla fine degli anni 80′ tra 88 e l’89 esistevano ancora questi rapporti ?
“Come no”, i rapporti tra Cosa nostra e massoneria sono sempre esistiti certamente c’erano nel periodo 1988-89, senza la massoneria non si fa niente, “nelle cose importantissime si deve venire a patti con la massoneria” sottolineando il Calcara di riferirsi a una qualche “massoneria deviata”.

Il pm pone ora domande maggiormente pertinenti all’omicidio Rostagno

Il Calcara riferisce che quando uccisero Rostagno era detenuto a Favignana, era in cella con Lazzarino, Francesco Luppino della famiglia di Campobello di Mazara, Lo Bocchiaro Giuseppe e apprese dell’omicidio dalla televisione.
La presenza di Rostagno dava veramente molto fastidio” si diceva parlando con Lazzarino e con Luppino Francesco, con Lo Bocchiaro, ma sopratutto con Luppino.
Rostagno non dava fastidio solo a Cosa nostra ma anche a ciò che va oltre Cosa nostra“, a collegamenti e personaggi fuori Cosa nostra, li ha capito che doveva morire perchè stava facendo molti danni.
“Il primo danno consisteva nel fatto che lui ogni giorno era in tv a parlare contro uomini di cosa nostra“.
Ma il danno maggiore era che era una sorta di detective che scopriva delle cose che facevano molto male, accusava persone, indicava le ingiustizie apertamente era contro Cosa nostra e la cosa era imperdonabile, andava molto sul profondo, “era pericoloso in poche parole si doveva far stare zitto“.
Prima i suoi compagni di cella dicevano “e quanto può durare questo ?
Dopo quando lo hanno ucciso il commento è stato un “finalmente ce lo siamo levati davanti alle scatole” o qualcosa del genere.
Luppino e Lazzarino furono contenti della sua morte.

Luppino mi disse che “questo è molto pericoloso, comunque dove vuole andare” e poi che “la botta si stava preparando ed era questione di poco tempo” parlando di Rostagno prima del suo assassinio.

L’omicidio di Rostagno fu quindi organizzato da chi ?
“Da cosa nostra”, però desidera precisare che “Rostagno non danneggia solo cosa nostra ma danneggia personaggi molto importanti collegati con cosa nostra”

Ha mai conosciuto un uomo d’onore di nome Vaccarino ?
“Era l’ex sindaco di Castelvetrano” è stato condannato per traffico di droga, “era il pupillo di Francesco Messina Denaro”, “è stato lui che mi ha mandato a lavorare all’aeroporto di Linate”.

Con Vaccarino ebbe mai a commentare il delitto Rostagno ?
“Si, se non ricordo male si”, nel periodo della latitanza

Ricorda cosa le disse Vaccarino ?
Vaccarino mi disse che li fratuzzi nostri lo avevano eliminato perchè dava fastidio a molteplici interessi che ruotavano nella nostra provincia”, per fratuzzi nostri intendeva ovviamente appartenenti di cosa nostra, ma lui intendeva in modo particolare la massoneria, i fratelli, fratelli massoni.
In precedenza a verbale aveva detto che fratuzzi erano da intendersi gli alleati della famiglia di Castelvetrano, e precisamente alle famiglie di Trapani e Mazara del Vallo.
Calcara non smentisce l’affermazione verbalizzata, ma insiste con il dire che i “fratuzzi” erano uomini della mafia quanto della massoneria in una cointeressenza.
Vaccarino ufficialmente era un massone.

Il pm Del Bene chiede chi fosse l’avv. Totò Messina.
“Mafioso di Campobello di Mazara in stretti rapporti con Francesco Luppino” il Messina era un massone ed è stato imputato per il sequestro Corleo, era in carcere con lui nel carcere di Trapani, in quel periodo ci fu anche il suicidio in carcere di Vesco.
In carcere il programma di Rostagno lo sentivano tutti e i commenti erano delle vere e proprie parolacce.

Rostagno ricorda Calcara parlava anche di massoneria e di persone che non doveva toccare
Calcaro riferisce che a Favignana è stato detenuto dopo essere stato estradato dalla Germania a marzo-aprile del 1986, e vi sono stato fino a luglio 1990.

Perchè ha iniziato la collaborazione ?
Calcara riferisce di avere avuto un grande travaglio interiore e che ha capito di essere stato usato ingannato ha pensato che l’unica persona che lo poteva salvare era Paolo Borsellino ha pensato “io salvo lui e lui salva me”.

E’ stato condannato e le è stata riconosciuta l’attenuante della collaborazione ?
“Si, come no, ho avuto uno sconto di pena”, “tutto ciò che ho detto allora sulla uccisione di Paolo Borsellino è stato confermato da Giuffrè, Brusca”, “nel 1992 io ero il solo a parlarne” del piano di morte per il dott. Borsellino e che a volerlo morto era Francesco Messina Denaro.

E’ il turno dell’avvocato Lanfranca

L’avvvocato Lanfranca chiede di sapere, quando il teste ha parlato di personaggi a cui Rostagno dava molto fastidio a chi si riferisse.
Calcara risponde: “Alla massoneria e a uomini delle istituzioni deviati”.

L’avv. Lanfranca chiede al teste se sa chi è Licio Gelli e se ha notizia se sia mai venuto in Sicilia.
Il teste risponde di sapere chi sia Licio Gelli, “un massone” per il resto non sa.

L’avv. Crescimanno torna a chiedere dei nomi.
Calcara risponde che nomi e cognomi non ne sa, però sa benissimo che Rostagno dava fastidio, ricorda che c’erano uomini delle istituzioni.
Ad esempio un uomo delle istituzioni era un maresciallo dei carabinieri che da sorvegliato speciale lo proteggeva un tale maresciallo Giorgio Donato.
Calcara conferma poi un verbale di interrogatorio del 1992 nel quale affermava che: “Rostagno i fastidi maggiori li dava ai politici di Mazara del Vallo e di Trapani”.

La parola passa alla difesa.

Avvocato Vezzadini difensore di Virga.

Quanto tempo è stato all’aeroporto di Linate ?
“Un anno, un anno e mezzo.Tutto il 1981 ci sono stato”

Dopo di cosa si è occupato ?
“Dopo sono stato in carcere in Germania dall’1981 ai primi dell’82′”.
“Estradato, dal luglio 1982 al luglio del 1990 sono stato in carcere in Italia, dal luglio 90 fino a 5 novembre 91 giorno in cui sono stato arrestato, ero latitante”.
L’incarico di uccidere il giudice Borsellino lo ricevette nel settembre del 1991 durante la latitanza.
“Luppino l’ho conosciuto negli anni antecedenti quando assieme a Luppino ho fatto una rapina alla cantina sociale di Castelvetrano”.
Con Luppino sono stati assieme a Favignana nel periodo in cui Rostagno faceva le sue trasmissioni, Luppino è stato quello che gli comunicò che ero stato “posato” e in seguito lui stesso gli disse che non era più “posato”.
Calcara afferma di essere stato sotto programma di protezione dal 92 al 98 poi è uscito fuori volontariamente dal programma di protezione, ma non ha mai interrotto la collaborazione con la giustizia. Ha pagato tutto, ha scontato tutto ed oggi è un libero cittadino.

Ha parlato mai dell’attentato al Papa?
“Ho fatto delle dichiarazioni al dott Priore, al dott Marini a Roma, è tutto collegato a quel viaggio dei dieci miliardi”
Il pm Del Bene si oppone ad ulteriori domande non attinenti al processo.
Il presidente sostiene che nel controesame evidentemente si vuole valutare l’attendibilità del dichiarante, tuttavia l’avvocato Vezzadini dovrebbe cercare di contenere un po’ il percorso tematico.
L’avv. Vezzadini conferma che la domanda è posta per valutare l’attendibilità del teste e chiede da chi è stato deciso l’attentato al Papa.
Calcara invita la difesa a leggere la sentenza del presidente Almerighi, sostenendo che lì dentro c’è scritto tutto, ha fatto delle dichiarazioni e le conferma.

Il presidente chiede a Calcara di riassumere in breve le dichiarazioni rese in quel processo.
Calcara si limita a rinviare a quanto contenuto nelle dichiarazioni rese al dottor Marini e al dottor Priore, confermando le dichiarazioni rese allora.

L’avv. Vezzadini torna a chiedere al teste se sa da chi era stato deliberato l’attentato al Papa.

Interviene quindi l’avvocato Crescimanno, il quale fa rilevare che non risultando agli atti che il Calcara ha fatto dichiarazioni circa l’attentato al Papa, bisognerà prima chiedergli se lo sa e quindi se ne sa il nome.

Il Presidente concorda.

A questo punto l’avvocato Vezzadini riformula la domanda: “Lei sa da chi è stato deliberato l’attentato al Papa ?”
“Non l’ho mai detto, c’erano interessi che vanno oltre Cosa nostra, interessi che vanno oltre cosa nostra, mi voglio fermare qua, perchè ogni volta che ho parlato di queste cose sono stato sempre, questo lo dico bello chiaramente, e ho fatto queste dichiarazioni, interessi che vanno oltre cosa nostra”

Che cosa vuol dire che era stato deliberato da cosa nostra ?
“No sto dicendo che c’erano interessi che vanno oltre cosa nostra” e conclude con: “ma questo è il processo per l’attentato al Papa o per il delitto Rostagno ?”.

E’ il turno dell’avvocato Vito Galluffo difensore di Vito Mazzara.

L’avvocato Galluffo chiede perchè lui è uomo d’onore “riservato” e se c’è una ragione specifica.
Fu una decisione di Francesco Messina Denaro, Vaccarino, il cosidetto “Svetonio” è stato assolto dall’associazione mafiosa proprio perchè era un uomo riservato.

Lei è stato mai condannato per mafia ?
“Si, nel processo Alagna+30″

Quando ha saputo che capo di cosa nostra per la provincia di Trapani era Francesco Messina Denaro e da chi ?
Il 4 ottobre del 1979 io vengo a conoscenza che Francesco Messina Denaro è il capo della famiglia di Castelvetrano”

Come ne viene a conoscenza
“Il giorno in cui sono stato combinato”

Chi c’era presente ?
“Peppe Clemente, Furnari, Santangelo, Francesco Messina Denaro, Marotta” circa 7 o 8 persone.

L’avvocato chiede quando divenne riservato.
“In quella occasione”

Questi uomini d’onore di cui lei ha parlato sa di dove sono e a quale famiglia appartengono ?
“Tutti della famiglia di Castelvetrano”

Sa di quanti mandamenti è composta cosa nostra in provincia di Trapani ?
Calcara non ricorda, sostiene che era un ragazzo quando è stato fatto uomo d’onore, e che è andato subito a lavorare a Milano, le sue conoscenze erano limitate.

Lei è stato latitante e nel periodo in cui è stato latitante ha mai scritto lettere dove diceva che era stato affiliato nel 1991 ?
Calcara dice di non avere mai scritto lettere durante la sua latitanza.

L’avv. Galluffo ricorda una lettera scritta da lui e che lui spedì in Sicilia e letta in aula a Bologna nel processo Alagna+30 nel 2004.
Calcara conferma, ma contesta il legame lettera-latitanza, avendo scritto la lettera da detenuto, e sostiene trattarsi di una lettera scritta all’allora suo difensore avvocato Pantaleo. Calcara ricorda che all’avvocato chiedeva cosa potere escogitare per essere estradato dalla Germania (paese in cui era detenuto per rapina e sequestro di persona) e risparmiare gli anni di carcere in Germania in considerazione della condanna a 12 anni che gli era stata inflitta in Italia.
Era una idea, non era altro, si cercava un marchingegno per “fregare” la giustizia tedesca ed italiana per avere l’estradizione, a quei tempi non pensava minimamente di collaborare, la volontà di collaborare nacque nel 1991 quando fu arrestato durante la latitzanza.

Ma in questa lettera faceva anche riferimento a intenzioni per rendere dichiaraziooni false in ordine all’omicidio Lipari ?
Calcara ripete che era un marchingegno, non era altro e che quella lerttera è stata scritta quando ancora aveva memntalità da uomo d’onore, per suscitare l’interesse dell’Italia ad estradarlo.

A proposito dell’attentato al Papa, ha mai fatto il nome di Totò Riina ?
“A lei ci risulta a me no”.

Al giudice Priore o ad altri magistrati italiani lei ha dichiarato mai che il mandante dell’attentato al Papa è stato Totò Riina ?
“Avrò parlato di Totò Riina comunque in questo momento io non ricordo tutte le parole, le dichiarazioni che ho fatto, non me le posso ricordare dopo 25 anni”, “ho ricordato che Agca era stato a Palermo addestrato da uomini di Cosa nostra”, “non ricordo se ho detto che Riina era il mandante”.

Ha parlato mai di cadaveri o di qualcuno morto legato all’omicidio del Papa e seppellito chissà dove rispondendo a magistrati italiani ?

L’interrogatorio di Calcara viene sospeso per un contraddittorio tra il pm Paci e l’avv. Vito Galluffo in relazione all’ammissibilità di ulteriori domande sull’attentato al Papa visto che non vi sono connessioni tra questi fatti, e il delitto Rostagno.

La Corte ammette le domande ma invita la difesa a non allargare il tema delle domande in modo eccessivo.

L’avv. Galluffo chiede se ha mai parlato di un cadavere nascosto.
Ne ho parlato al dottor Priore e al dottor Marini”

Di chi era il cadavere ?
“Il cadavere era legato all’attentato al Papa, il morto era un amico di Antonov che era insieme ad Alì Agca”

Ed è stato trovato il cadavere ?
“Il cadavere non è stato trovato perchè quandfo io faccio queste dichiarazioni (in un primo tempo le avevo fatte in segreto al dottor Borsellino) e dopo la morte del dottor Borsellino le faccio al dottor Priore, non ricordo se è il 94-93, non ricordo, il dottor Priore ordina, sono io a dire al dottor Priore portatemi sul posto li a Calderara, a Paderno Dugnano e vi dico dove è sepolto questo cadavere, ecco il cadavere fu seppellito a circa un chilometro dalla casa dove abitavo.”

E’ stato trovato questo cadavere, si o no ?
“Siamo arrivati li, ed era tutto un altro posto, in poche parole tutto il terreno, perchè io ho detto era un campo che allora ci seminavano granturco, quando arriviamo li sul posto era irriconoscibile perchè c’erano montagne e montagne di terra, tutto lavorato con le ruspe, il campo piano di granturco non esisteva più, ho visto delle montagne di terra. Il dottor Priore prende le informazioni e sapete bene cosa risulta ? Nel mese di marzo del 1992 esattamente proprio in quel periodo in cui lo avevo detto al dottor Borsellino, pochi mesi dopo io aver collaborato, quel posto dopo tre mesi lo hanno messo sottosopra, è sparito il cadavere”. Calcara riferisce che ci sono le testimonianze della gente del posto circa la data di tali lavori, avvenuti tre mesi dopo l’inizio della sua collaborazione e che evidentemente le infiltrazioni erano dappertutto e sapendo che lui era al corrente dell’esistenza di questo cadavere cosa nostra lo avrebbe fatto sparire.

Prosegue l’avv. Vito Galluffo chiedendo se è massone
“No, però il Lucchese voleva che io lo diventassi”

Ha incontrato mai Spatola durante i processi ?
“Che io ricordi no”

Ha avuto fatte mai proposte da Spatola per riferire delle cose non vere durante i processi ?
“In questo momentoi non ricordo, ma se qualcuno mi ha fatto qualche proposta io l’ho subito denunciato”

E ha denunciato mai Spatola ?
“Mi sto ricordando di un episodio, che io ho subito denunciato, che ho detto al magistrato, un episodio che non ricordo bene, son passati tanti e tanti anni ”
“Si vc’è stato un episodio che ho parlato, ho visto Spastola… ma l’ho visto così di volata di pochi minuti”.

Ricorda dove è stato, è stato per caso a Milano ?
“Non ricordo la città”.

Ricorda se durante qualche processo in cui dovevate rendere dichiarazioni vi siete incontrati, vi siete parlati nonostante le scorte ?
“Ricordo che abbiamo parlato qualche minuto, che ci siamo incontrati”

Vi siete scambiati numeri di telefono ?
“Si, non ricordo l’anno, ma sono tanti e tanti anni fa”

Vi siete scambiati notizie, numeri di telefono o altro, ricorda cosa avete fatto ?
“Si mi sto ricordanco che mi aveva lasciato un numero di telefono che poi io ho buttato non mi interessava”.

E lo scopo9 per sentirvi quale era, perchè dovevate sentirvi per telefono con Spatola, per fare cosa ?
“Non ricordo, non ricordo”

Per come ha dichiarato lei era per caso per “fare doppio gioco” ?
“Si è vero voleva fare così è vero, l’ho denunciato io”.

Ma lei è mafioso? Era mafioso?
“Ero un uomo di Cosa nostra”.

Lei ha fatto parte ufficialmente di Cosa Nostra?
“Io ero un soldato di Cosa Nostra e appartenevo a Cosa Nostra e ubbidivo a Cosa Nostra, ciecamente”.

Gallluffo chiede se lui è stato sentito a Caltanissetta presso la Corte d’Assise di Caltanissetta.
“Si dove sono stato smentito, l’unica sentenza dove sono stato smentito”

E si trattava dell’omicidio Ciaccio Montalto ?
“Non ricordo, non ricordo”

Ricorda l’anno quale fu grosso modo, per caso fu il 1997 quando venne sentito ?
“Si che me lo ricordo la sentenza di primo grado però poi c’è stata una sentenza di secondo grado, e poi di terzo grado, lei ce le ha le sentenze di secondo e terszo grado?”. Quella sentenza dove sono stato smentito è stata smontata da altre due sentenze”.

L’avv. Salvatore Galluffo prende la parola.

Chiede al Calcara il suo il ruolo dentro Cosa Nostra?
“Ero nun soldato”.

E quanti eravate?
“Eravamo migliaia, migliaia, ma non nella famiglia di Castelvetrano, ma in cosa nostra in generale”

Riesame del pm Del Bene che chiede a proposito dell’incontro con Spatolacosa avvenne dopo l’episodio
“Subito, subito l’ho denunciato al dottor Condorelli se non ricordo male della Procura della Repubblica di Caltanissetta”.

Le domande della corte.

Il presidente Pellino chiede se ha commesso un solo omicidio e come lo ha commesso.
“Si, ho sparato, sono passati 35 anni, io ho ucciso, però la storia è molto lunga sono stato condannato per l’omicidio di Francesco Tilotta ma io per quell’omicidio mi sono sempre proclamato innocente, ho commesso un altro omicidio, ma non è attinente a questo processo credo”.

E questo altro omicidio come lo ha commesso, con che arma ?
“Non ne desidero parlare”

Lei è cacciatore ?
“Mi piaceva andare a caccia”.

Ha mai posseduto un fucile da caccia ?
“Ricordo di averne avuti tanti fucili, ma illegalmente”

Il presidente chiede se a Favignana c’era una sala di socialità dentro al carcere per i detenuti e a che ora i detenuti erano ammessi”.
“Si, non lo ricordo bene, non ricordo l’orario, c’era che ci incontravamo da una sezione all’altra, con Luppino ci incontravamo essendo che lui faceva lo scrivano poteva girare tutte le sezioni, poi ci incontravamo la domenica a messa. Si a Favignana c’era una stanza dove ci incontravamo e in quella stanza c’erano dei libri, non ricordo bene, si si c’era una televisione, la memoria è di venticinque anni fa”.

Nel 91 quando lei è stato arrestato lei era latitante, in relazione a che cosa era latitante ?
“Una condanna passata in giudicato”

L’avvocato Ingrassia, difensore di Virga, chiede sul possesso di fucili da caccia in maniera illegale e se ha mai posseduto un fucile di precisione.
“Si un winchester calibro 22 a 16 colpi”,

L’avvocato chiede come funzionava era semiautomatico o a ripetizione.
“Sparava uno dietro l’altro…..pam pam pam”.

Ma lei ha esperienza di fucili di precisione è esperto ?
“Abbastanza”.

Ma lei avrebbe dovuto uccidere Borsellino con un fucilile di precisione calibro 22?
“No no non c’entra niente con il fucile che poi mi davano in dotazione quello è tutta un’altra cosa, il piano si stava prepasrando, nel momento giusto io sarei entrato in possesso del fucile che cosa nostra mi dava”.

Quindi un fucile che lei non conosceva e che non aveva mai utilizzato
“Non so che fucile mi davano, so che doveva essere di precisione, ma non posso affermare che sia uguale a quello che avevo io”

Sa da che distanza doveva avvenire l’attentato al giudice Borsellino ?
“Si stava organizzando il piano, una distanza per uccidere tranquillamente”.

A domanda dell’avvocato Salvatore Galluffo sulla fornitura delle armi per i delitti Calcara risponde dicendo che venivano detenute dalla famiglia e venivano fornite a chi doveva sparare al momento in cui dovevono essere usate.

Finisce l’interrogatorio del teste Calcara.

L’avv. Galluffo chiede la produzione di sentenza, divenuta irrevocabile, contro Agate, Messina, Asaro Mariano, Riina, relativo all’omicidio di Giangiacomo Ciaccio Montalto, sentenza che trattando la posizione di Calcara rilevava sussistere varie ragioni per ritenere false le dichiarazioni di Calcara.
Calcara ma anche Spatola sarebbero stati ritenuti testi falsi ed inattendibili non essendo appartenuti mai a cosa nostra.
La Corte di Assise decide l’acquisizione della sentenzza.
Il pm Del Bene osserva che la sentenza che verrà acquisita è una sentenza di primo grado e che la sentenza irrevocabile è invece l’ultima sentenza.
L’avvocato ritiene che l’interesse a produrre le altre sentenze, se del caso, sia dell’accusa.

L’udienza è chiusa. Prossima udienza il 25 gennaio, verranno sentiti i collaboratori di giustizia Marino Mannoia in videoconferenza e in aula Francesco Di Carlo entrambi testi assistiti.

La precedente udienza del 21/12/2011 la trovate qui

grazie a Radio Radicale

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Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (22)

Udienza del 21 dicembre 2011 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Durante l’udienza viene esaminato in videoconferenza da un sito riservato il teste: Giovanni Brusca (1957 – collaboratore di giustizia), di San Giuseppe Iato teste assistito dall’avv. Alfredo Fiormonti del foro di Latina, non essendo possibile ascoltare i testi Calcara Vincenzo, per impossibilità a presenziare all’odierna udienza, e Rosario Spatola .

Il collaboratore Giovanni Brusca risponde al pm Francesco Del Bene.

Il Pm Del Bene chiede al teste Giovanni Brusca notizie sulla sua appartenenza all’organizzazione mafiosa.

Soldato semplice dal 1975-76, nel territorio di San Giuseppe Jato che costituiva mandamento, dal 1989-90 è stato reggente del mandamento, fino al suo arresto nel 1996.

Ricostruisce quindi il rituale e le fasi della sua iniziazione, con puntura del dito, bruciatura del santino tra le mani, alla presenza di Totò Riina quale padrino di battesimo (mafioso), presenti quasi tutti i componenti della famiglia di San Giuseppe Iato, Bernardo Provenzano ed i Madonia di Resuttana.
Il padre non ha voluto partecipare, sebbene era al momento il reggente del mandamento in sostituzione di Antonino Salamone.

All’epoca della cerimonia Totò Riina era il Capo mandamento di Corleone. Rispetto e stima esisteva tra il padre Bernardo Brusca e Totò Riina, con reciproco scambio di favori tra i mandamenti, quali omicidi, e protezione dei latitanti.

Brusca proseguendo descrive il proprio ruolo di “portavoce” di Totò Riina, per tutta la Sicilia.
“Dove c’era Cosa Nostra andavo io” su volonta ed incarico di Totò Riina.

Quindi, chiede il pm Del Bene, i rapporti con le famiglie mafiose di Trapani sono state curate anche da lei ?
Risponde Brusca: “Si particolarmente”.

Brusca prosegue parlando della sua attività in Cosa Nostra che andava dall’omicidio, all’estorsione al traffico di droga alle stragi: “Ho dato la vita per questa organizzazione”

Tantissimi gli omicidi, “non ho mai fatto un conteggio”, partecipazione alla strage di Capaci, alla strage Chinnici, e alle diverse faide di Cosa Nostra.
Riina dava gli ordini, più lui che il padre Bernardo, anche per i delitti aveva un “rapporto privilegiato” con Riina.
Ha condiviso la strategia stragista e questo fino a quando non ha scoperto dalle parole di Salvatore Cangemi che Riina voleva attentare alla sua vita.

E’ stato latitante dal 1992 (maxi uno) al 1996 quando è stato arrestato.

Come capo mandamento succede a Baldassare Di Maggio per incarico di Totò Riina con l’accordo del padre.
Nel 1989 i rapporti con Riina erano ottimi.
Nella famiglia di San Giuseppe Iato ha avuto maggiori rapporti con il padre, poi con Baldassare di Maggio e tutti gli altri.

Brusca si è occupato non solo della struttura militare, ma anche della struttura politica ed amministrativa di Cosa Nostra.

Gli appalti erano il secondo suo interesse, dopo l’integrità di Cosa Nostra delegatagli da Salvatore Riina e poi anche autonomamente.

Nel sistema degli appalti una delle attività era regolare la cosidetta “messa a posto” delle imprese (pagamento del pizzo), era amico di Angelo Siino, delegato per suo conto a gestire una parte dei lavori della Sicilia e comunque quelli che gli capitavano, quando Angelo Siino non poteva intervenire interveniva lo stesso Brusca.

La cosidetta messa a posto riguardava solo chi si aggiudicava un lavoro, doveva pagare un pizzo variabile dal 2 al 3 per cento rispetto all’importo, per non subire danni.

Altra cosa era l’aggiudicazione pilotata degli appalti, se c’era il desiderio del capo mandamento, del capo mafia della zona o dell’impresa a loro vicina, l’aggiudicazione pilotata era sempre frutto di accordi con la politica in una sorta di accordo a tre.
Imprenditori, Cosa Nostra ed enti appaltanti

Chi era Angelo Siino ?
Ufficialmente Angelo Siino non era uomo d’onore, ma per le mie conoscenze, di Cosa nostra ne sapeva più di me“.

La designazione di Angelo Siino nel ruolo di ‘ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra’ fu promossa da Giovanni Brusca che ne fu il primo sponsor.

Brusca riferisce che ha deciso di collaborare con la giustizia nell’agosto del 1996 pochi giorni dopo l’arresto.
Inizialmente, a suo dire, la collaborazione fu esitante e difficoltosa, poiche non voleva accusare chi lo aveva aiutato nella latitanza, in seguito superò le iniziali esitazioni.

Brusca a domanda specifica del pm Del Bene risponde che nella veste di esecutore materiale di omicidi ha avuto a che fare più volte con armi che si sono inceppate.
Una volta è successo a Piana degli Albanesi, quando uccisero un certo Filippo, con Baldassare Di Maggio e Santo Di Matteo, in quel caso la pistola si inceppò,
Un’altra volta a Camporeale con Di Maggio e Maniscalco ed altri, si inceppò un fucile a pompa.
Ma ci sono state anche altre occasioni di cattivo funzionamento delle armi nonostante le avesse preparato personalmente.
Ritiene che anche ai killer professionisti di Cosa nostra potevano accadere di queste cose.

Brusca conferma di avere conosciuto mafiosi trapanesi ed avere commesso omicidi a Trapani, nel suo territorio, e in provincia per ordine di Riina,

Ha intrattenuto “rapporti con Mariano Agate sino all’ultimo uomo d’onore”, Vincenzo Sinacori, Andrea Gancitano, rapporti sin dagli anni 70 con i mafiosi trapanesi, “andavamo a Mazara, a Campobello, incontravamo i Messina Denaro, padre e figlio, più frequenza avevamo a Mazara del Vallo”, “rapporti proseguiti sino al momento del mio arresto”, ultimamente contatti con Matteo Messina Denaro rappresentante di tutta la provincia.
Mariano Agate è stato sempre capo del mandamento di Mazara, Sinacori quando Agate era in carcere, e dopo le contrapposizione con mastro Ciccio, Francesco Messina, Sinacori divenne reggente del mandamento mazarese.

Mazara del Vallo era un punto di riferimento, qui Riina trascorreva la villeggiatura nel periodo estivo negli anni tra 80′ e il 92′.
Mariano Agate di fatto era il capo mandamento e protettore della latitanza di Riina.

Mafiosi trapanesi conosciuti sono stati Totò Minore, il fratello, un altro ragazzo poi scomparso con Salvatore Minore, Vincenzo Virga, Vito Mazzara, rapporti sino alla conclusione della mia latitanza.

“Virga era capo mandamento della città di Trapani e dei dintorni, e lo era sicuramente da dopo l’omicidio di Minore”.
Vito Mazzara l’ho conosciuto nel tempo,in quanto essendo uomo d’onore, sapevo era molto amico dei mazaresi, in particolare di mastro Ciccio Messina, che lo aveva proposto per utilizzarlo per l’omicidio Borsellino, in quanto era un professionista, una sorta di tiratore scelto, una persona molto affidabile con le armi“.

Questa discussione con mastro Ciccio, avvenne nel periodo in cui Borsellino era a Marsala.
“Mastro Ciccio mi disse che voleva utilizzare Vito Mazzara con un fucile di precisione”.

Conclude il pm del Bene, prosegue l’interrogatorio il pm Gaetano Paci.

A proposito di Vito Mazzara, Brusca riferisce che Vito Mazzara, su ordine di Messina Denaro, partecipò al sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo.

Quali i delitti commessi da Vito Mazzara di sua conoscenza ?
Brusca non ha ricordi specifici, sa che è stato utilizzato per vari fatti, con lui comunque non ha mai realizzato omicidi.

Lei ricorda di avere mai parlato con Riina dell’omicidio Rostagno ?
“Si ci fu, non mi ricordo con precisione, non mi ricordo lo spunto, se era una notizia giornalistica, televisiva, non mi ricordo da dove fu l’origine di questo nostro argomento, ad un certo punto si parlava di questo, dell’omicidio Rostagno ed io gli chiesi, per i rapporti che si erano instaurati nel tempo, … se lui ne sapeva parlare, lui mi ha detto si, in sintesi, si sono tolti questa rogna, questa rottura di scatole, una cosa del genere. Comunque Rostagno era un problema per quel territorio e i mazaresi o i trapanesi sapevano ciò che stavano facendo e finalmente avevano chiuso questo conto e avevano tolto di mezzo questa persona.”.

Brusca ricorda che tale colloquio avvenne a Palermo.

Il pm Gaetano Paci legge il verbale di interrogatorio risalente al 1997 e al 1999 reso da Brusca sul delitto Rostagno.

Il pm ricorda la frase di Riina detta a Brusca, “si levarono sta camurria”, come trascritta nel verbale.
Il pm sottolinea l’uso del plurale da parte di Riina e ne chiede il perchè.
Il plurale, dice Brusca in estrema sintesi, era perchè il delitto interessava più persone a Trapani.
Riina dà a Brusca la conferma in definitiva che è stata Cosa Nostra a volere l’uccisione di Rostagno.

Brusca ricorda che Rostagno lavorava in una tv di un certo Puccio, un imprenditore che ebbe a conoscere tramite Angerlo Siino.
Questo Puccio lo conobbe personalmente, essendo stati assieme a lui una settimane nell’89 per chiudere degli appalti. Una volta gli chiese anche di sponsorizzare un politico, forse Salvatore Cintola.

Il pm rilegge un verbale nel quale è scritto: “Gli posso dire che Puccio Bulgarella è amico di Angelo Siino“, e allora chiede se sta parlando della stessa persona indicata nel verbale del 1997 e del 1999: “Confermo” risponde Brusca, “sto parlando di Puccio Bulgarella.

Apprendendo del delitto Rostagno, parlandone con Riina, seppe anche del fucile scoppiato.
In quel momento non sapeva se era un fatto di Cosa Nostra, chiese a Riina e con la sua risposta gli confermò che era un delitto di mafia, ma senza entrare in particolari.
“Qualunque cosa facevano i trapanesi, Riina ne era a conoscenza”, ciò non vuol dire che era il mandante, ma Riina per i rapporti che aveva con i trapanesi veniva sempre informato di tutto e per tutto.
Movente? “Dava disturbo al territorio come giornalista”, Brusca non escude che Riina possa essere stato l’istigatore dell’omicidio, ma il “camurria” di Riina crede che si riferisca alla attività del Rostagno.

Il pm chiede di Francesco Milazzo. Il Brusca risponde che forse si, l’ha conosciuto, ma non ne è certo.
Il verbale del 1999 dice che Brusca ha conosciuto il Milazzo, tuttavia Brusca pur ricordando le circostanze riportate nel verbale conferma i dubbi sulla conoscenza.

Quali erano i rapporti tra Bulgarella e Siino. Brusca risponde: “Ottimi, superottimi”, una grande conoscenza, stima e fiducia, in quel momento storico.

Bulgarella era stato messo in cattiva luce per via del fatto che era amico di Giovanni Falcone poi perchè dava ospitalità nella sua tv a Rostagno presso gli uomini d’onore di Trapani, ma fu un malumore che fu sopito dentro Cosa nostra.
Bulgarella aveva interessi negli appalti pubblici, aveva altri familiari che facevano gli imprenditori, con Siino lui usufruiva di privilegi da parte di Cosa nostra, vinse così le ostilità, anzi veniva anche favorito, c’era con Bulgarella un certo Sciacca.
Certamente l’atteggiamento nei confronti di Bulgarella da parte di Cosa nostra a un certo punto è cambiato sennò non avrebbe ricevuto appoggi, e questo deve risalire all’88-89 in poi, fino a quel momento c’era ostilità.

Una volta erano con Siino e Bulgarella al ristorante Trittico di Palermo, e Bulgarella ha scaricato nell’occasione sulla moglie [la presenza di Rostagno in tv] e che lui non aveva colpa.
Per Brusca questo avviene nel 1989 inizi 90, e lui (il Puccio Burgarella) era stato già inserito in Cosa Nostra.
Certamente Bulgarella sapeva con chi aveva a che fare, chi era Siino e chi ero lui, “quello che risolveva i problemi” negli appalti in diverse occasioni.

A titolo di esempio Brusca racconta un episodio relativo ad un appalto: “C’era un appalto nel trapanese e l’imprenditore Spina, Pietro Spina di San Giuseppe Jato, e aveva espresso interesse per questo appalto, io l’ho addomesticato, ero l’unico che ci riusciva a parlare per la messa a posto, sia per farlo ritirare, lo usavamo per fare le offerte di appoggio, dopo una serie di danneggiamenti ha capito e si è avvicinato a me, mettendosi a disposizione a questo tipo di sistema. Era una lavoro idraulico, lavori per un fiume, per partecipare ci volevano categorie speciali, e Spina le aveva, i lavori interessavano anche a Bulgarella, ma Spina non voleva ritirarsi, mi vennero a parlare Siino e Bulgarella, ci ho messo tempo a persuadere e convincere Spina e alla fine ho risolto il problema a favore di Bulgarella.”. Alla fine il lavoro è stato aggiudicato a Puccio Burgarella.

Burgarella quindi sapeva che lei era un mafioso ?
“Era chiaro che io ero un mafioso e Bulgarella lo sapeva”, “non c’era bisogno di specificarlo chiaro, sapeva benissimo chi ero e chi non ero”.

Con mastro Ciccio, Vincenzo Sinacori e forse anche con Matteo Messina Denaro ebbero a parlare di spartizione di lavori nel trapanese, anche di Puccio Burgarella.

Nel 91 con Bulgarella passarono una settimana assieme a Roma, altre volte sono stati a casa di Siino a Palermo, si sono visti a Trapani città, e un’altra volta mentre andava con Siino a Mazara, Bulgarella li sorpassò in autostrada e allora venne pure fermato dalla Polizia Strdalae.
Superato il posto di blocco si fermarono più avanti per salutarlo. Bulgarella era in compagnia di un’altra persona, forse una donna che con Burgarella aveva un rapporto confidenziale, era anche a Roma e crede fosse la sua segretaria dalle origini francesi.
Non esclude fosse presente anche quando mangiarono al Trittico di Palermo.

La segretaria era l’amante ?
“Ho avuto questa impressione ma non ne sono sicuro”, Siino gli disse che non aveva buoni rapporti con la moglie, l’episodio in autostrada risale al 1990-1991 e fu dopo, se non ricorda male, quell’incontro a Roma.

Erano a Roma per gli appalti della Sirap, Brusca era partito con Siino. Quella presenza a Roma era programmata, alloggiavano in un albergo di via Veneto

Angelo Siino gli parlò del rapporto tra Puccio Bulgarella e la moglie di questi, gli disse che i rapporti non erano buoni e che il comportamento della signora Bulgarella era del tutto contrario a Cosa Nostra.
La signora Bulgarella non aveva un atteggiamento accomodante nei confronti di Cosa Nostra e Siino sospettava che vi fosse un rapporto tra i due, tra Rostagno e la signora Bulgarella.
I rapporti tra Puccio e la moglie gli raccontava Siino erano conflittuali, rapporti di complicità c’erano tra la signora Bulgarella e Rostagno.
Questa discussione fu fatta a Roma mentre aspettavano che arrivassero Bulgarella e sua moglie”.

Il soggiorno a Roma rispetto al delitto Rostagno crede che sia stato a distanza di anni, Brusca ritiene di avere salvato la vita a Puccio Bulgarella perchè i malumori nei suoi confronti erano forti da parte dei mafiosi trapanesi, lui non era ben visto.

Riprende il pm Del Bene.

Del Bene chiede se Brusca conosce la comunità Saman.
Ne ha sentito parlare in relazione a questo omicidio e durante la latitanza quando era ospitato a Valderice da Mario Pollina o Pollari.
Passavo dalla strada vicino a Saman quando nel periodo di latitanza ero da quelle parti, per 10 – 15 giorni all’inizio del 1996

E’ il turno dell’Avvocato Vito Galluffo, difensore di Vito Mazzara.

Riina sapeva del delitto ?
“Non c’era cosa che si muovesse se lui non lo sapesse, Cosa Nostra per me c’entra, è una deduzione per quello che mi dice Riina che mi dice si sono tolti questa camurria”.

Da questo punto in poi, si innesca un contraddittorio tra difensore, parti civili e pm sulla introduzione di un verbale di interrogatorio il quale riguarda il racconto fatto ai pm nel 96 e 97 e ripetuto nel 99 sul delitto Rostagno. La Corte con l’accordo delle parti decide di acquisire tutti i verbali di interrogatorio.
Nel prosieguo del confronto tra le parti, non c’è l’accordo a fare transitare tutti i verbali ma solo quello del 1999, la Corte restituisce il fascicolo e l’udienza prosegue. La Corte decide di leggere il verbale, al termine il pm Del Bene evidenzia che non c’è contraddizione tra le dichiarazioni odierne e quelle fatte in istruttoria. Anche il presidente della Corte Pellino conferma l’inesistenza di contraddizioni.

L’avv. Galluffo torna quindi ad interrogare Brusca su commenti fatti a proposito della competenza e/o incompetenza nell’esecuzione dell’omicidio.
“Che io sappia no”.
L’avvocato legge un brano di un verbale precedente a chiarimento Brusca afferma che conoscendo gli operatori trapanesi il fatto che fosse scoppiato il fucile gli fece sorgere dubbi ma erano deduzioni personali.

Brusca fa quindi l’elenco degli omicidi commessi nella provincia di Trapani.
A Marsala contro Zicchitella ad Alcamo contro i Greco, a Mazara contro i L’Ala.

Puccio Bulgarella, era affidabile ?
“Quello che avevo da dire su Puccio Bulgarella l’ho detto”, “sino ad un dato punto era ritenuto uno sbirro, poi dopo il mio intervento cambiano opinione” e questo dopo il 1988.
“Per quelle che sono le mie conoscenze le cose eclatanti che avvenivano in provincia di Trapani Riina le sapeva” addirittura posso pensare che per alcune ne era l’istigatore, ma non sempre le posso provare”.

Ma decisioni autonome ce ne possono essere state ?
“Le garantisco che dall’avvento di Riina tutto passava da lui, certe volte interveniva pure sulla spartizione di soldi in provincia di Trapani”.

Traffico di armi e di droga ?
“La droga si, le armi solo quelle che servivano per la commissione di omicidi.”.

E’ il turno dell’avv. Salvatore Galluffo il quale chiede se ha mai dubitato delle risposte di Riina sul delitto Rostagno anche su altri delitti, in generale. “Non ho mai dubitato, almeno fino al momento della collaborazione”.
Sul delitto Rostagno ha avuto dubbi ?
“No l’ho presa per buona”.

L’avv. Salvatore Galluffo ricorda che Brusca interrogato il 20 febbraio 1997 disse: “però non posso dire al 100 per cento che sia Cosa nostra senò altra fonte”. Quale può essere l’altra fonte? “Quando i pm si sono avvicendati nel tempo e mi chiedevano se io ero a conoscenza delle motivazioni, per cui era stato Rostagno, c’erano state altre indagini, arresti, io mi riferivo a quegli accadimenti, e per questo dicevo di non sapere nulla, rispetto a quello che era emerso da altre indagini.”. “Non lo so perchè Rostagno è stato ucciso non ho partecipato alla deliberazione”.

Capitavano scambi di favori (partecipazione ad omicidi) tra un mandamento e l’altro ?
“Si”.

A proposito dell’uso e del possesso delle armi, Brusca dice che ogni mandamento aveva il suo arsenale.
Ricorda di avere utilizzato armi anche adoperate per altri delitti da altri soggetti. Ricorda quando prestò un suo fucile alla mafia di Alcamo durante una faida e di come una sera andato a prendere quel fucile finì con l’usarlo in un conflitto a fuoco con una pattuglia della polizia.

Domande dell’avv. Vezzadini, difensore di Vincenzo Virga.

Sul dialogo tra Riina e Brusca a proposito del delitto Rostagno
Parlò con Riina del delitto Rostagno, che il fatto era appena successo, su richiesta dello stesso Brusca, incidentalmente, erano a Palermo a casa di Salvatore Biondino, a quattrocchi.
Brusca ribadisce che era portavoce di Riina e non era solo manovalanza, conferma che per suo ordine ha partecipato a guerre di mafia e per le faide spesso armi di un mandamento venivano usate in altro mandamento.

Domande dell’avv. Ingrassia, altro difensore di Virga.

L’avvocato Ingrassia chiede a proposito di Totò Minore.
Brusca ricorda che l’ultima volta l’ha visto vicino Salemi.

E Virga quando l’ha conosciuto ?
In contrada Dammusi quando si incontrava con Riina.

Quali i delitti commessi a Trapani ?
Denaro, Ala, una lunga serie ad Alcamo, dalla fine degli anni 70 fino agli anni 90.

In quali occasioni ha incontrato Virga ?
In due occasioni, quando ad Alcamo fu ucciso Paolo Milazzo in un conflitto a fuoco con la Polizia, e quando fu decisa la soppressione di quattro alcamesi nel territorio di Partinico.

Quanti omicidi ha commesso a Trapani
Saranno stati 10, 12, 13 gli omicidi commessi a Trapani, ma direttamente non ha ricevuto appoggi da Virga.

Il difensore chiede notizie sui vantaggi ricevuti da Puccio Bulgarella
Brusca risponde che Puccio Burgarella: “Ha cominciato a fare parte di questo sistema alla fine del 1988“.
Prima non c’erano contatti? A detta di Brusca no, anzi addirittura i mafiosi trapanesi manifestavano intenzioni omicide per la sua non disponibilità a fornire buste di appoggio o a non ritirarsi dalle gare di appalto.
Nel 1982 Bulgarella (non so se lui o un altro) aveva una frequentazione con il dott. Falcone.
Metaforicamente“, dice Brusca, “ho salvato la vita a Puccio Bulgarella“.
E perchè lo ha fatto, chiede il difensore.
Brusca dice che è intervenuto perchè ha interpretato che non c’era sintonia tra Bulgarella e la mafia locale: “Intervengo in favore di Bulgarella perchè Siino mi chiese di intervenire perchè non aveva interlocutori chiari,non sapeva a chi rivolgersi, Siino mi disse che lui ne rispondeva al 100 per cento e allora sono intervenuto in favore del Puccio Burgarella

Pone ora le domande il pm Del Bene

Brusca partecipò all’omicidio L’Ala avvenuto nella piazza di Tre Fontane, il L’Ala era un soggetto vicino a Cosa Nostra ma a disposizione dei Rimi di Alcamo.

Fa le domande il Presidente Pellino

Brusca dice di avere conosciuto Bulgarella dopo l’omicidio Rostagno e che il ristorante il Trittico di Palermo era un punto di riferimento per i suoi incontri.

Per Brusca i rapporti tra Riina e Agate risalivano agli anni 60. Riina a Mazara aveva delle proprietà immobiliari. Il padre Bernardo partecipava ad una società di Agate, la Stella d’Oriente” che faceva import ed export.

Agli omicidi nel trapanese il Brusca partecipava solo se glielo diceva Riina, nemmeno il padre poteva dargli questi ordini. Anche i Madonia di Resuttana e Leoluca Bagarella venivano ad uccidere a Trapani.

Totò Minore fu eliminato a Palermo partecipando ad un incontro con Giuseppe Giacomo Gambino. Dapprima dovevano ucciderlo a Salemi, ma poi fu ucciso a Palermo con la partecipazione di Raffaele Ganci. Minore fu ucciso perchè vicino ai Rimi di Alcamo e quindi vicino a Stefano Bontade avversario di Riina. Ritiene che Minore fu ucciso nell’82-83.

Brusca riferisce a proposito dei contrasti tra Mastro Ciccio Messina e Vincenzo Virga per la spartizione dei soldi.

Nel trapanese ci furono molte “messe a posto” in riferimento agli appalti.

Vito Mazzara lo conobbe per nome negli anni 80′, di persona negli anni 90′.

E’ mai successo che si verificassero degli omicidi ddi matrice mafiosa nel trapanese, senza che si conoscesse l’identita e/o il movente, i mandanti e gli esecutori da parte dei vertici dell’organizzazione ?

Brusca risponde che la guerra di mafia ad Alcamo comincia così, ma l’esempio più calzante a suo parere è quello dell’omicidio di Carmelino Colletta ad Agrigento. Il Brusca si era recato per ordine di Riina da questo Colletta qualche giorno prima per normali discussioni, poi lesse sul giornale dell’omicidio e allora andò da Riina a chiedere spiegazioni, Riina non essendone a conoscenza lo mandò a Canicattì da Di Caro per capire chi era stato.
Riina era particolarmente attento su queste cose.

E’ il momento delle parti civili.
L’avv. Carmelo Miceli in relazione ai contrasti tra mastro Ciccio Messina e Vincenzo Virga quanto affidamento facesse Riina su Vincenzo Virga.
Brusca risponde che l’affidamento di Riina su Vincenzo Virga era totale.

L’avv. Galluffo chiede della presenza di soggetti esterni alla mafia trapanese alla faida di Alcamo e in particolare all’attentato di contrada Kaggera.
Brusca risponde confermando la circostanza che c’erano altri soggetti e ne fa i nomi: Madonia, Sebastiano un catanese, Gioè Antonino, Di Matteo, qualcuno di Castellammare, c’era Ferro, Antonino Alcamo, ecc.
I soggetti che si opponevano ad Alcamo erano ad inizio 82-83 tutti di cosa nostra, in seguito erano i cosidetti “stiddari”.
Brusca risponde quindi a proposito dell’omicidio di Carmelo Colletta, maturato all’interno di appartenenti a Cosa Nostra ma senza autorizzazione e in seguito al quale furono tutti i protagonoisti eliminati.

L’avvocato Vezzadini chiede degli omicidi L’Ala e su quando e come seppe dell’intenzione di Riina di eliminarlo.
Brusca risponde che seppe delle intenzioni di Riina in seguito alle dichiarazioni di Cangemi, intorno al 1995-96

Il Presidente Pellino chiede degli omicidi Giammona e Saporito, un uomo ed una donna, a cui il Brusca ha partecipato. Nella circostanza le due vittime erano in auto, il Brusca fece da autista e eseguito l’omicidio furono anche impegnati in un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine.
Sull’auto vi era anche una bambina che rimase per fortuna illesa.

Una ultima domanda da parte dell’avvocato Miceli a proposito del precedente delitto in cui fu uccisa anche una donna assieme alla vittima designata.
Brusca dice che nell’occasione la donna non fu riconosciuta come tale, aveva i capelli corti.
Ma la regola quale rispetto alla presenza di una donna sulla scena del delitto ?
Brusca risponde: “Non si doveva toccare, però capita”.

La prossima udienza si terrà l’undici gennaio 2012 e verranno sentiti i pentiti Vincenzo Calcara in videocollegamento e Rosario Spatola. Per gennaio 2012 si terrà udienza inoltre il 25. La succesiva udienza è prevista per il 1° febbraio.

L’udienza si chiude qui.

La precedente udienza del 07/12/2011 la trovate qui

grazie a Radio Radicale

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