Un (quasi) castellammarese al Quirinale ?

Tra i nomi che circolano in questi giorni per la Presidenza della Repubblica, è spuntato oggi su La Repubblica quello di Sergio Mattarella , cattolico già deputato e più volte ministro, attualmente giudice costituzionale e (quasi) nostro concittadino essendo nato si a Palermo il 23 luglio 1941, ma figlio del castellammarese Bernardo e fratello del castellammarese Piersanti.

Di lui dice Wikipedia:

“Di famiglia di tradizione democratica cristiana, figlio di Bernardo Mattarella e fratello di Piersanti, è stato docente di Diritto parlamentare presso l’Università di Palermo.
Esponente della Democrazia Cristiana, diviene Deputato dal 1983, ministro dei rapporti con il Parlamento nei governi De Mita e Goria, al dicastero della pubblica istruzione nel Governo Andreotti VI, fino alle dimissioni, avvenute, insieme a quelle di altri ministri, per protestare contro l’approvazione della legge Mammì[1].
Direttore del quotidiano Il Popolo dal 1992 al 1994[1], Mattarella è stato uno dei principali rappresentanti del rinnovamento della Democrazia Cristiana che portò alla formazione del Partito Popolare Italiano. Porta il suo nome la riforma della legge elettorale in senso maggioritario (giornalisticamente nota anche con l’appellativo datogli da Giovanni Sartori di Mattarellum) approvata nell’agosto del 1993. Nel 1996, con la nuova legislatura a maggioranza ulivista, viene eletto capogruppo dei deputati popolari. Durante il governo D’Alema I ha assunto la carica di vicepresidente del Consiglio[1], mentre nei successivi Governo D’Alema II e Governo Amato II è stato Ministro della Difesa.
Nel 2001 viene rieletto alla Camera dei deputati nelle liste della Margherita, dal 2001 al 2002 ricopre l’incarico di vicepresidente del Comitato per la legislazione, che poi presiederà fino al 2003.
Alle elezioni politiche del 2006 è riconfermato deputato per la lista dell’Ulivo. È cessato dal mandato parlamentare il 28 aprile 2008.
Il 5 ottobre 2011 è stato eletto giudice della Corte costituzionale dal Parlamento in seduta comune. Ha giurato l’11 ottobre.”.

Attribuzione: Presidenza della Repubblica

Quirinale, Roma, Giuramento del giudice costituzionale Sergio Mattarella

Per inquadrare meglio i valori politici di cui è portatore Sergio Mattarella può essere utile questo nostro post

Vietti si, Sergio Mattarella no !

Saprete tutti che nei giorni scorsi è stato eletto come vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura il discusso deputato dell’Udc onorevole Michele Vietti. Ma non è di lui che qui si vuole parlare, quanto di chi pur essendo stato nella rosa dei possibili candidati non è stato infine candidato e quindi nemmeno eletto.
Un articolo su Blitz Quotidiano, di ieri ci dice perchè il nostro conterraneo onorevole Sergio Mattarella non è stato più candidato alla vice presidenza del CSM.

“Sergio Mattarella doveva andare al Csm, ma Berlusconi non lo ha voluto perché fu unico a fargli opposizione. E Bersani ha ingoiato

Indiscreto.  Dicono a Roma che il candidato della sinistra per il posto di vice presidente del Consiglio superiore della magistratura (Csm) era Sergio Mattarella, ex deputato democristiano e poi popolare, ex ministro della Difesa, siciliano, 69 anni.

Persona integerrima, aveva tutte le carte in regola, compresa l’origine democristiana che sembra caratterizzare chi occupa quel posto dopo Carlo Federico Grosso. Tutte tranne una, quella del gradimento di Berlusconi.

Quando gli sherpa della sinistra hanno proposto agli omologhi della destra il nome di Mattarella, si sono trovati davanti a un muro. Mattarella no, gli hanno detto: non piace a Silvio Berlusconi.

Non risulta che ci sia stata la minima resistenza o reazione da parte del segretario del Pd, l’ex comunista Pier Luigi Bersani, che sta già conducendo nel partito una epurazione il cui più preclaro esempio è la vicenda del direttore di Rai 3 Ruffini.

Non si può dare torto a Berlusconi, la cui memoria è sempre eccellente. Mattarella è uno dei pochissimi politici italiani che non si sono fatti travolgere dall’irresistibile charme di Berlusconi ed è anche uno dei pochissimi ad averlo ostacolato e combattuto con coerenza, senza finte, senza manfrine, senza strizzatine d’occhio, come hanno fatto invece ben più importanti e sempre galleggianti leader della sinistra, tipo Massimo D’Alema e gli ex comunisti in genere.

I fatti che sono costati a Mattarella il nyet di Berlusconi risalgono a vent’anni fa, in era pre mani pulite e pre discesa in campo dello stesso Berlusconi, quando ancora regnavano Andreotti, Forlani e Craxi (il Caf).

All’epoca Berlusconi era ancora soltanto un ricchissimo  (anche se la Standa e la recessione avevano aperto qualche crepa nel suo patrimonio) e potentissimo proprietario di televisioni, che sapeva muoversi con abilità tra partiti e logge, facendo, anche prima di entrare in politica attiva, un pezzo di storia d’Italia.

Aveva provato a impadronirsi di Repubblica e dell’Espresso ed era stato costretto a una insoddisfacente per lui spartizione con Carlo De Benedetti di giornali e riviste che lo aveva portato a essere azionista di controllo della Mondadori, ma a lasciare sul campo quello che all’epoca era il primo quotidiano d’Italia, la Repubblica.

Questo però non bastava a mettere al sicuro il sistema dei giornali e delle tv italiani dalle ambizioni egemoni di Berlusconi ed era necessaria una legge che mettesse regole alla proprietà di reti tv e agli incroci tra proprietà di tv e di giornali.

Gli unici che si batterono senza mai un’esitazione perché questo avvenisse furono gli uomini della sinistra dc, di cui Mattarella faceva parte. Lo fecero con tanta determinazione e coraggio che arrivarono a lasciare il governo, abbandonando diversi posti da ministro o da sottosegretario, e tutti sanno quanto per un politico un posto di quel genere sia fondamentale e decisivo. Ottennero però una legge, la Mammì, che fissò dei paletti importanti, anche se poi negli anni successivi venne lentamente stravolta.

L’agonia dei giornali dal punto di vista economico venne sancita con la fine di un disegno di legge, noto come 1138, che doveva ridurre la pubblicità in televisione. Complici D’Alema, che presiedeva la infausta commissione bicamerale e il Pci o come si chiamava all’epoca, la legge venne affossata sia in Senato, dove era all’esame, sia da Berlusconi stesso, all’epoca ancor giovane e molto brillante nella sua capacità di fare cambiare opinione ai parlamentari.

Sono storie ormai vecchie, ma giustamente Berlusconi non dimentica. Purtroppo dimenticano tutti gli altri, sia nei confronti di Mattarella, sia nei confronti di chi ha contribuito a ridurre il gas ai giornali, ormai invece di ricordare fanno convegni. Intanto D’Alema presiede il Copasir, Mattarella è in pensione. C’est la vie.”

da Blitzquotidiano.it