Il massacro di Nanchino e la “Japanese Victory Dance in Nanjing”

Era da tempo che volevo scrivere qualcosa su un episodio della guerra cino-giapponese del 1937, il cosidetto “massacro di Nanchino”, conosciuto anche come lo “stupro di Nanchino”, e alla conoscenza del quale sono arrivato seguendo un percorso che parte da questo splendido ed affascinante video “Japanese Victory Dance in Nanjing” della durata di cinque minuti.

Nel video l’armata Giapponese celebra la conquista di Nanchino con una marcia attraverso la città distrutta.
I soldati danzano in onore degli ufficiali al ritmo dei tipici tamburi giganti giapponesi detti “Taiko”. Se ci riflettiamo, avendo una minima conoscenza dei fatti che l’hanno preceduta, si tratta di una rappresentazione atroce a coronamento di ancora più atroci accadimenti, e tuttavia è difficile non subire il fascino di questa danza, così come del ritmo dei tamburi.
Inimmaginabile invece è il cosa accade nelle menti dei prigionieri cinesi sopravvisuti al massacro che il video ci mostra costretti ad assistere a questa ulteriore violenza.

Il video è tratto dal film “Nanjing! Nanjing!” conosciuto anche come “City of Life and Death” realizzato in bianco e nero dal regista cinese Lu Chuan nel 2009.

Sul massacro di Nanchino maggiore diffusione ha avuto “John Rabe” un film del 2009, del regista Florian Gallenberger sulla vita di John Rabe, un uomo d’affari tedesco, il quale fu testimone del massacro di Nanchino.

Il 22 novembre 1937, mentre l’esercito giapponese avanzava verso Nanchino, Rabe ed altri stranieri costituirono il Comitato internazionale per la zona di sicurezza di Nanchino allo scopo di creare l’area di protezione di Nanchino, per offrire ai fuggitivi cinesi alimenti e rifugio contro i militari giapponesi. John Rabe fu eletto presidente del comitato internazionale, con la speranza che la sua nazionalità tedesca e la sua appartenenza al Partito Nazista, potessero influenzare il comportamento dei militari giapponesi. Tale speranza tuttavia si rivelò vana e circa 250.000 persone poterono rifugiarsi, entro un’area sicura di 4 km², costituita da tutte le ambasciate estere, dall’Università di Nanjing e nel terreno di Rabe, dove trovarono alloggio più di 600 persone, ma solo per breve tempo.
Il 12 dicembre 1937, pochi mesi dopo lo scoppio della seconda guerra sino-giapponese, la città fu occupata da divisioni giapponesi, che si resero responsabili del cosiddetto “massacro di Nanchino”: per circa due mesi i soldati nipponici si resero responsabili di esecuzioni di massa, di cui si stima un totale di vittime compreso tra le 200.000 e le 350.000 unità, unite alla violenza sessuale su circa 20.000 donne.
Nel febbraio del 1938 John Rabe, dopo essere stato costretto a lasciare Nanchino per ordine di Siemens China Co, richiamò l’attenzione sui crimini di guerra dei giapponesi in alcune conferenze a Berlino ma quando scrisse un rapporto ad Adolf Hitler, chiedendogli di intercedere presso i giapponesi al fine di cessare le atrocità, fu arrestato temporaneamente dalla Gestapo, mentre le fotografie e le riprese cinematografiche del massacro da lui effettuate furono distrutte.
da Wikipedia

Tuttavia proprio le testimonianze degli occidentali rimasti in città, e le loro foto e filmati saranno determinanti per le condanne dei generali giapponesi ritenuti responsabili del massacro.

In conseguenza del patto stipulato tra il generale MacArthur e l’imperatore Hirohito, quest’ultimo e tutti i membri della famiglia imperiale non vennero incriminati. Il principe Yasuhiko Asaka, che era stato l’ufficiale di grado più elevato presente a Nanchino nel momento in cui il massacro era al culmine, si limitò a rilasciare una deposizione alla sezione internazionale del tribunale di Tokyo il 1º maggio 1946. Negò che fosse avvenuto alcun massacro di cinesi e sostenne di non aver mai ricevuto alcuna lamentela riguardo al comportamento delle sue truppe.[39] Il principe Kanin Kotohito, che era il capo dello stato maggiore dell’esercito al momento del massacro, morì prima della fine della guerra, nel maggio 1945.
da Wikipedia

Qui il link ad un documento dell’epoca il diario e la corrispondenza di Minnie Vautrin.

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Marina Abramovic Meet Ulay

Dell’artista serba Marina Abramovic vi avevo parlato qui ed anche dell’artista tedesco Ulay e della loro storia d’amore.
Per cinque anni hanno vissuto insieme in un furgone realizzando moltissime performance artistiche.
Quando hanno sentito che il loro rapporto era entrato in crisi, decisero di percorrere la Grande Muraglia Cinese in senso opposto fino ad incontrarsi nel mezzo. Dopo un lungo camminare, si incontrarono, si diedero un ultimo grande abbraccio, per non vedersi mai più.

Ventitre anni più tardi, nel 2010, quando Marina Abramovic era già un artista nota e di successo, il MoMa di New York dedicò una retrospettiva al suo lavoro.
In questa retrospettiva Marina, seduta ad un tavolo, condivideva un minuto di silenzio con ogni sconosciuto che si sedeva di fronte a lei.
Ulay arrivò senza che lei ne fosse a conoscenza.

In questo video, suggerito da amici, l’incontro.

27 gennaio 1945, giorno della liberazione di Auschwitz

Oggi è il “Giorno della Memoria”, ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno quale giornata di commemorazione delle vittime del nazismo, dell’Olocausto e in onore di quanti a rischio delle proprie vite hanno protetto i perseguitati. La data ricorda la liberazione, da parte delle truppe sovietiche dell’Armata Rossa, del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta appunto il 27 gennaio 1945.

In questo giorno il “coso” in rappresentanza dell’Italia immemore e vile ha pronunciato queste terribili parole:

Update

Trovo assai appropriato il commento di Nichi Vendola alle superiori dichiarazioni del “coso”:

Berlusconi è un falsario, sia quando parla del presente sia quando parla del passato. Berlusconi è un falsario, quando dimentica cosa è stata la privazione delle libertà fondamentali, la censura sulla libera stampa, le violenze squadriste e di regime, che cosa è stato l’esilio, il carcere, la tortura, la morte per la parte migliore dell’Italia di allora. Berlusconi è un falsario, quando finge di non sapere che il Tribunale Speciale del fascismo condannò a 27mila anni di carcere migliaia di menti libere, le persone più belle del nostro Paese. Berlusconi è un falsario, quando finge di non sapere che già nei primi mesi del 1921 i fascisti riuscirono a distruggere 17 fra sedi di giornale e tipografie, diedero alle fiamme 59 Case del Popolo e 119 Camere del Lavoro e 117 cooperative, 83 Leghe contadine, 141 sezioni del Psi e del Pci, oltre 100 circoli culturali e biblioteche.

Oggi l’Italia deve chiedere ai falsari di tacere, almeno per un giorno

Nichi Vendola

Meglio legalizzare

Un video che in tre minuti vi spiega perchè chi è contro la legalizzazione (mercato regolato della produzione, distribuzione e consumo) delle droghe leggere è a favore della criminalità organizzata, della creazione di nuovi manovali per il crimine, del buttare al cesso 10 miliardi di euro l’anno solo in Italia, dello spaccio per strada e davanti le scuole, dello spreco di denaro pubblico in indagini ridicole, processi farsa, del business del “sostegno sanitario e psicologico” e dell’ affolamento delle carceri al limite del disumano.

Video animazione di Luca Valletta
Testo e voce di Simone Sapienza
Musica: Vasco Rossi.
http://www.fainotizia.it
Hanno collaborato Pasquale Anselmi e Claudia Sterzi.
Cercare marijuana e hashish nelle nostre città significa entrare nel territorio dell’illegalità e della criminalità.
Se è impossibile comprare del pane dopo le venti, la droga è sempre disponibile a qualsiasi ora, basta sapere dove cercare.
Il 32% degli italiani ha fumato cannabis almeno una volta nella vita. i consumatori abituali Sono 3 milioni, con oltre 800 mila persone coinvolte in Italia in procedimenti per possesso di droga, e sono 28 mila i carcerati per violazione della legge sugli stupefacenti.
Le soglie di quantità permessa, periodicamente aggiornate dal ministero della salute, sono irrealistiche. L’applicazione delle normative è molto discrezionale. Viene ritenuta tossicodipendente anche una persona trovata in possesso di qualche grammo di hashish o di 2-3 canne. Capita di vedersi ritirare la patente, di essere costretti a dei controlli periodici sanitari e psicologici per diversi anni oppure a farsi qualche giorno di carcere, o un soggiorno in comunità di recupero.
Il commercio dello stupefacente è gestito dal mercato nero, in cui gli spacciatori spesso sono l’anello più povero del sistema.
Le mafie secondo un rapporto di Sos Impresa, ne hanno fatto un business, che frutta 60 miliardi di euro l’anno.
Grazie ai profitti garantiti alla criminalità organizzata dalle leggi proibizioniste, le narcomafie con il riciclaggio hanno infiltrato l’economia legale (al Nord come al Sud e al Centro) e si stanno letteralmente comprando le nostre città.
Dopo un secolo di politiche proibizioniste, ci si interroga in tutto il mondo su quali siano gli effettivi benefici. E se la via giusta da intraprendere fosse quella della legalizzazione? Quanto incasserebbero gli Stati? E quanto ci costa invece proibire?
Se lo stato italiano avesse esteso la regolamentazione fiscale dei tabacchi anche alle droghe non legali avrebbe risparmiato circa due miliardi l’anno e ne avrebbe incassati 8. Un totale di 10 miliardi l’anno.
Fatte le debite proporzioni questo risparmio ad esempio solo a Roma potrebbe ammontare a circa 66 milioni di euro l’anno.
Ma già nel marzo 2009 l’Economist in un lungo articolo-analisi intitolato “la legalizzazione è il male minore” sosteneva apertamente che la lotta alle sostanze stupefacenti è stata un fallimento.
Legalizzare la droga non significa renderla libera. Innanzitutto si dovrebbe legalizzare la produzione delle piante, consentendo un guadagno non alla criminalità organizzata ma a chi legalmente produce e vende, registrandosi, pagando le tasse, includendo così in un sistema lavorativo legale i propri dipendenti.
Mezzo secolo di caccia alle streghe può essere invertito rivedendo una dopo l’altra le misure che hanno messo le droghe fuori legge.

Favia il fuori onda che dice la verità sul movimento di Grillo

Nel video de La 7, a partire dal minuto 1,02 la verità del consigliere regionale dell’Emilia Romagna Favia in un fuori onda registrato subito dopo un’intervista dello scorso mese di maggio.
Favia uno dei più alti rappresentanti del movimento Cinque Stelle rivela quello che la maggioranza degli italiani sa e che solo chi non vuole vedere non vede, che il padre – padrone del movimento è Casaleggio,  che le carte sono truccate e che la democrazia della rete è solo una trovata propagandistica.

“Tormentata assaissimo”

direbbe una delle signore che si scambiano confidenze nelle “Cinquanta sfumature di minchia” un falso che prende in giro il best seller più veloce della storia dell’editoria, regalo di Ottavio Cappellani alle lettrici che, non avendo un sassolino al posto del cervello, hanno letto l’originale si, ma ridacchiando, come dice Mario Baudino su “La Stampa”.

Del libro, acquistabile su Amazon, parlano in questo video l’autore Ottavio Cappellani e lo scrittore Fulvio Abbate.

Qui il pezzo di Dagospia che ne parla ed alcuni stralci.

“Operazione Grandi Eventi” di Castellammare del Golfo, ora c’è il video delle intercettazioni

Quando lo spettacolo diventa crimine ed il crimine diventa spettacolo allora è PLAS !

A Castellammare del Golfo il 1415 e 16 settembre ai Quattro Canti “picchi l’hanna a biriri tutti” !