Non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo !

Diciamoci la verità Massimo Gramellini è uno che si legge con piacere, e questa volta parafrasando papa Pio VII, “non potevo, non volevo e non dovevo” esimermi dal riproporvi il suo, “Cosche dell’altro mondo”, su La Stampa di oggi.

Cosche dell’altro mondo

Da giorni sto aspettando che qualcuno mi dica che non è vero. Che non è vero che domenica scorsa, a Torre Annunziata, la processione del santo patrono si sia fermata davanti alla casa di un noto camorrista della zona per rendergli pubblico omaggio. Che non è vero che l’arcivescovo di Castellammare, monsignor Felice Cece, abbia minimizzato la sottomissione della sua comunità al signorotto feudale, affermando che la sosta non intendeva omaggiare il camorrista, oh no, ma la chiesa di Santa Fara. Che non è vero che l’arcivescovo abbia continuato ad arrampicarsi sui muri, nonostante il sindaco Luigi Bobbio gli avesse prontamente replicato che la chiesa di Santa Fara si trova dieci metri prima della casa del camorrista e che rimane chiusa quasi tutto l’anno. Ma soprattutto sto aspettando che qualcuno mi dica che non è vero, non può essere vero, che la conferenza dei vescovi italiani (Cei) – dotata di riflessi felini quando tratta di intervenire su coppie di fatto, fine vita o fecondazione artificiale, all’alba del quinto giorno dagli incredibili avvenimenti di Castellammare non abbia ancora sentito il bisogno di far sentire pubblicamente la sua voce. Anche solo per ricordare che Gesù non è morto in croce per andare a inginocchiarsi duemila anni dopo davanti alla porta di un camorrista.

Per favore, qualcuno mi dica che tutto questo non è vero. Che siamo in un Paese evoluto abitato da cittadini e da arcivescovi evoluti. Vero?

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Trapani, anche il vescovo postino

Che fu Monsignor Domenico Amoroso, (nel ’92 vescovo di Trapani), a inviare al Viminale le lettere fattegli arrivare da familiari di mafiosi detenuti al carcere duro i quali protestavano per il regime di 41 bis e chiedevano un’intercessione della Chiesa per far sapere allo Stato che le stragi sarebbero cessate se fosse stato revocato il regime di carcere duro, è quanto si sostiene in un articolo di Alessandra Ziniti pubblicato sulla edizione online di Palermo de “La Repubblica”.

Il testimone eccellente che avrebbe potuto forse raccontare un pezzo di verità nella complessa ricostruzione storica della trattativa tra Stato e Cosa nostra nella stagione delle stragi non c’è più, essendo venuto a mancare per malattia nel 1997, nel ma un suo appunto riservato inviato in quei mesi caldi al ministero dell’Interno si va ad incastrare perfettamente in quel puzzle della memoria ritrovata da molti politici ed esponenti delle istituzioni che nel ’92 ricoprivano ruoli di vertice.

La vicenda tornerà di attualità già nella prossima udienza del processo Mori.  Infatti sarebbe stato Totò Riina, che in quel periodo trascorreva la latitanza nel Trapanese, a sollecitare questa “trattativa” della quale sarebbero stati informati i ministri di Grazia e giustizia Conso e quello dell’Interno Mancino.

Nessuno dei due, però, ha mai raccontato di queste lettere ai pubblici ministeri che si occuparono della trattativa.
In particolare non lo disse Conso al pubblico ministero di Firenze Gabriele Chelazzi a cui invece ne avrebbe parlato il comandante dei Ros Mario Mori..

tutto l’articolo su La Repubblica

Miccichè, vescovo di Trapani: “Chi uccide la natura uccide l’uomo”

Il rispetto per la persona umana passa attraverso il rispetto per la natura. Dove la natura è ferita l’habitat diventa invivibile per l’uomo. Chi uccide la natura uccide l’uomo“. lo ha detto il vescovo di Trapani Francesco Micciché nella sua omelia pronunciata nel corso della concelebrazione eucaristica tenutasi presso il Santuario di Sant’Anna, evacuato lo scorso sabato a causa dell’incendio che ha deturpato la montagna su cui sorge Erice.

E’ peccato grave distruggere quanto il Signore ci ha affidato e ha messo nelle nostre mani per il bene dei singoli e dell’umanità intera – ha aggiunto – tradiamo il progetto di Dio quando perseguiamo obiettivi che contrastano con la legalità nella logica aberrante dell’interesse personale. Abusare, inquinare, deturpare l’ambiente, in qualunque modo avvenga, è un atto incivile, un’azione immorale. L’ecologia non può diventare una bandiera ideologica o partitica. E’ un problema vitale che ogni uomo e donna sensibile e responsabile deve sentire come suo preciso dovere. Per i fratelli e le sorelle che si macchiano di un così grave peccato – ha concluso – chiedo la conversione del cuore“.

Noi per parte nostra da laici apprezziamo le nobili parole del Vescovo ma essendo stati spettatori nel corso degli anni di troppi incendi, ci permettiamo di auspicare che alla “conversione del cuore” si accompagnino “per i fratelli e le sorelle che si macchiano di un così grave peccato” più tangibile punizioni terrene.

Qui ad Alcamo, in Sicilia, abbiamo una piaga … la musica “metal”!

Tutte queste cose qui, questo, questo, questo per citare solo le prime cose che ci vengono in mente senza alcuna pretesa di essere esaustivi,  ed anche quanto descritto nel video che segue,tratto da un’inchiesta di una trasmissione televisiva sui giovani di Alcamo, sono gli evidenti effetti della frequentazione della musica “metal“.

Quindi, visto che ad Alcamo il 22, 23 e 24 luglio doveva tenersi il SikelianHell MetalFest, tre giorni di musica “metal” appunto,  l’evento è stato annullato, a quanto si dice, per le pressioni della locale chiesa cattolica, vescovo in testa, preoccupati per i costumi e la moralità dei cittadini alcamesi e non solo.

Le pressioni, avrebbero fatto sì che il Comune di Alcamo, guidato dal sempre pio, devotissimo e sodale del Senatore Papania, dott. Giacomo Scala del Pd, non desse seguito alla promessa di disponibilità dello stadio Catella per la tre giorni di musica “satanica”, rendendo di fatto impossibile l’ evento, unico nel suo genere in Sicilia.

E si è proprio tutta colpa del “metal” !

E in Sicilia le tre piaghe son sempre lì

Monsignor Domenico Mogavero vs. Antonio D’Alì

Il Fatto Quotidiano“, è ritornato ad occuparsi ieri 28/11/2009 con un articolo di Sandra Amurri del senatore Antonio D’Alì, delle sue relazioni pericolose e del suo rapporto con la chiesa.
L’articolo ha per titolo “Il senatore D’Alì? Davanti a certi documenti resto sgomento” e per sottotitolo “Mons. Mogavero, Vescovo di Mazzara del Vallo: I nostri valori non coincidono con quelli dei boss“.
Nella circostanza, lo spunto per l’articolo infatti è un’intervista a Monsignor Domenico Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo, già sottosegretario della Cei, e presidente del consiglio Cei per gli Affari giuridici.

A proposito delle relazioni “pericolose” del senatore del Pdl D’Alì e del suo rapporto con la Chiesa Monsignor Mogavero dice:

“Lo conosco. Non ho letto l’articolo, lo farò attentamente, ma di fronte a documenti, a elementi probanti resto sgomento. Gli esprimerò il mio disappunto” E aggiunge: “Essere contro la mafia non significa che gli altri debbono essere contro la mafia. Nessuno può dire di non sapere chi sono certe persone. Un politico è un uomo pubblico che non può limitarsi ad affermazioni di solo valore teorico. Le sue parole chiedono l’avallo della concretezza nella coerenza. Non ci si sporca certamente nell’attraversare la strada con un mafioso ma condividere la strada con i mafiosi vuol dire essere compagni di viaggio per mantenersi a galla e questo non è ammissibile”. Se ricevessi un regalo, o un biglietto d’auguri da un mafioso ? “Lo rimanderei indietro e lo direi. L’ambiguità è una posizione di comodo per restare rintanato senza correre rischi. Ci vuole massimo rigore, la mafia sfrutta chi sta al potere, indirizza per avere accesso al potere.”
E al vescovo di Trapani consiglia di “parlare con il senatore D’Alì affinché chiarisca augurandosi che lo faccia “soprattutto perché il senatore D’Alì si sente un uomo di Chiesa visto che pur di ricevere per la seconda volta il sacramento del matrimonio, come racconta la sua ex moglie, ha chiesto l’annullamento. Il senatore frequenta i nostri ambienti, le nostre chiese. Ma bisogna vedere cosa si intende per essere un uomo di chiesa. La verità è una, non è bifronte. E’ la pratica dei valori che ci qualifica non la loro pronuncia
“.

Maria Antonietta Aula, gia in D’Alì vs. Sandra Amurri e tante voci dal sen fuggite

L’antefatto (troppo facile l’incipit) è questo, il fatto (arridaie) è questo, una intervista della ex moglie del senatore trapanese Antonio D’Alì alla giornalista Sandra Amurri, per “Il Fatto quotidiano” e diventato un articolo dal titolo “La politica nella terra di Cosa nostra, parla Maria Antonietta Aula, ex moglie di Antonio D’Alì“.

Le affermazioni della signora Aula (già D’Alì), così come riferite dalla Amurri non sono di poco conto e chiamano in causa frequentazioni del senatore D’Alì, seppure antiche, con boss di spicco quali: Francesco Messina Denaro, capomafia di Castelvetrano, trovato morto nel ‘98 durante la latitanza e padfre di quel Francesco Messina Denaro, ritenuto a capo della mafia siciliana, o ancora Franco Virga, figlio di Vincenzo Virga, capomafia di Trapani, arrestato dopo anni di latitanza.

La signora dopo avere approvato al telefono il contenuto dell’intervista, prima che il pezzo fosse pubblicato ha inviato alla giornalista una email chiedendo che il tutto non si pubblicasse.

La giornalista ha ritenuto suo dovere pubblicare comunque l’intervista.

Se la signora Aula oltre che fare delle affermazioni ha fornito anche un minimo di prove di quanto affermato, qui non si può che essere d’accordo con la giornalista.

Ma che c’è in questa intervista ?

Tanto, tanto, ma qui riporto solo una frase: “Certo, avrei potuto chiedere un accertamento patrimoniale per sapere dove fossero finiti i 7 miliardi incassati dalla vendita della Banca Sicula, di cui possedevo azioni, avrei potuto chiedere spiegazioni sui conti a Montecarlo e se ricordo bene in Lichtenstein, ma non l’ho fatto anche per rispetto di mio figlio. Ma da quel giorno è come se fossi diventata trasparente. Il vescovo, che conoscevo bene essendo presidente dell’Unitalsi, andava a cena con lui e con quella che allora era la sua amante”. E la città guardava. “Ora che, invece, è la moglie – racconta la signora Picci – ci va a Lourdes con il cardinale Ruini a bordo dell’aereo del Vaticano”.

Vi basta ?

Scherzi da suore

Ma da quelle parti lì non si era sostenitori della famiglia ?

Maestra si sposa e perde il lavoro – Lo viene a sapere dai genitori

Si sposa, la scuola dove lavora la licenzia. Succede nella scuola paritaria dell’infanzia “Sant’Anna” di Grosseto, dove Federica Gentili si è ritrovata di fatto “licenziata” causa matrimonio. La vicenda ha del grottesco, e l’insegnante interessata è letteralmente caduta dalle nuvole quando ha saputo la notizia: non lavorerà più in quella scuola, dal momento che ha deciso di sposarsi.

La vicenda viene raccontata sul quotidiano “La Nazione”. Secondo il resoconto del giornale, la suora coordinatrice della scuola, dopo aver saputo delle nozze, ha comunicato la sua decisione ai genitori dei bambini: “Con molto rammarico” ha scritto in una lettera indirizzata alle famiglie “devo annunciarvi che la maestra Federica Gentili non insegnerà più nella nostra scuola perchè si sposa”. L’insegnante era ignara di tutto e pronta a riprendere servizio dopo il suo matrimonio. Mai avrebbe creduto che la decisione di sposarsi le costasse… il posto di lavoro. Tanto più che la notizia della decisione della scuola l’avrebbe appresa non dai suoi responsabili ma da uno dei genitori dei suoi bambini.

“Non riesco a capacitarmi” ha detto, ancora incredula, a “La Nazione”. “Mai uno screzio con la responsabile, con i colleghi, con i genitori. Amo il mio lavoro e voglio continuarlo. Adoro i bambini e non mi rassegno a perdere il mio posto. Se ce ne fosse stata la necessità, sarei pronta a rinunciare al viaggio di nozze pur di non lasciare la classe. Proprio non riesco a capire”. Dall’istituto replicano che ormai la decisione è stata presa e che da settembre la maestra Federica sarà sostituita.

Intanto all’insegnante non mancano le dimostrazioni di affetto e solidarietà. Dall’istituto fanno sapere che la coordinatrice tornerà a settembre. La maestra ha comunque chiesto e ottenuto un colloquio con il vescovo di Grosseto, Franco Agostinelli, a cui ha raccontato il caso e spiegato le sue ragioni. In città non si esclude che un intervento del capo della Curia grossetana possa far tornare le suore sulla loro decisione e chiudere un caso che ha già suscitato clamore in città e che rischia di diventare una vicenda nazionale. ”

da TGCOM