1° gennaio 1862 – Esercizio di contabilità funebre (1)

ovvero quanto pesano i morti

E si, bisogna pur partire o (ri)partire da qualche parte a proposito della storia patria di questa città e per non essere seriosi bisogna pur inventarsi un qualche schema più o meno semplificativo, più o meno traumatico.

Ecco immaginate che a Castellammare del Golfo non sia accaduto tutto quel 1° gennaio 1862, ma piuttosto che i fatti e le relative uccisioni si siano verificati l’anno scorso ovvero il 1° gennaio 2010.
In fondo la distanza in termini temporali dal cambio di regime (dai Borbone delle Due Sicilie ai Savoia dell’Unità d’Italia nel primo caso, e dal commissariamento all’esercizio delle prerogative democratiche che hanno portato all’elezione del sindaco, nel secondo) è assai simile.
Per il primo caso basterà prendere come riferimento temporale la battaglia di Calatafimi avvenuta il 15 maggio 1860 e per il secondo le votazioni per l’elezione del sindaco ed il rinnovo del consiglio comunale del giugno 2008.

Ecco immaginate allora che sia il Capodanno di un anno fa, quello del 2010, e insoddisfatti, (per mille ragioni che qui per brevità non si andrà ad approfondire, ma che dovrebbero essere quelle che si possono cumulare in un anno e mezzo), dei risultati conseguiti nel breve periodo di attività dell’amministrazione comunale, intorno alle due del pomeriggio vi trovate ad essere parte di una folla di quattrocento, (presto diventati ottocento), persone che assedia ed assalta l’abitazione, nel corso principale, di uno degli assessori (nella realtà si chiamava Bartolomeo Asaro ed era il commissario di leva) e che nella medesima abitazione vi si trovi pure in quel momento un altro assessore (Francesco Borruso, capo della Guardia Nazionale), ma lì nell’abitazione si trova anche la figlia Francesca (qualcuno dirà poi che fosse incinta) ed il genero del Francesco Borruso, Girolamo Asaro.

Che si fà, si lasciano vivi ? Ma nemmeno per sogno !

Non si infierisce sui cadaveri ? Ma non scherziamo si da fuoco all’abitazione e si bruciano i cadaveri.

Quindi usciamo e diamo la caccia agli altri “assessori” saccheggiando le loro case, visto che nel frattempo sono per la maggior parte fuggiti verso le campagne e quindi riusciamo solo a far la festa ad un nipote del sacerdote ed “assessore” Ignazio Galante.

A questo punto che si fà ? Ma si va a dar fuoco al Municipio, all’ufficio dei tributi (Uffici della dogana) e alla pretura (Regia giudicatura).

Nel frattempo si è fatta sera, siamo a gennaio, e bisogna darsi una calmata, ma chi la ferma questa folla ?

Ci vuole una persona autorevole, una persona ‘ntisa, un uomo di rispetto, uno che abbia autorità indipendentemente dal regime, ecco lui, don Pietro Lombardo, quello imparentato con i Ferro di Alcamo, esponenti della mafia locale.

Ed infine per celebrare il ritorno alla pace cittadina, ma si, rechiamoci in questo 1° gennaio 2010 in Chiesa Madre tutti insieme, noi e loro ad intonare l’inno delle grazie di Dio, il “Te Deum”, per tornare infine a casa alle nostre famiglie, ai nostri figli, con l’animo in pace.

Il bilancio dei morti del primo giorno di scontri “die prima ianuarii 1862 tempore belli“, “ab aggressoribus interfecti et incendio projecti“, sta nel registro dei defunti della Chiesa Madre:

1) Bartolomeo Asaro di anni 49
2) Girolamo Asaro di anni 24
3) Francesco Saverio Borruso di anni 64
4) Francesca Borruso di anni 26
5) Antonino Galante di anni 25

Cinque assassinati tutti per mano nostra.
Dalla nostra parte le perdite stanno a zero, ma domani, cosa accadrà domani ?

(continua)

La Piovra 11

Fantastica anteprima ieri sera nella mia piccola e deserta città del profondo Sud.

Mescolato ad un pubblico ristretto e selezionato ho potuto assistere in diretta alla registrazione di una sorta di promo della nuova serie, che sarà prodotta per una grande rete nazionale, de “La Piovra“, la fortunata serie fermatasi una decina di anni fa al 10.

Certo a prima vista gli ingredienti sembrano essere i soliti, la prevaricazione tentacolare ed asfissiante dell’organizzazione e i ripetuti e (sembra di capire) riusciti tentativi di informare di se tutti i settori della vita pubblica ed economico-sociale di una piccola cittadina del Sud.

Non so ancora come, non so ancora perchè nel promo si parte dalla celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia da parte di un giornalista che debbo ritenere, da come parlava, non fosse del luogo, ma comunque ritengo dell’Isola.

Il giornalista, evidentemente nei panni del comico (almeno io così l’ho capita) ha inanellato una serie di sketch intervallati da esecuzioni di un coro (questo certamente locale) a dire il vero alquanto banali e che nelle intenzioni del comico sembra volessero essere una cronaca dialogata e chiarificatrice degli avvenimenti del 1860. Il comico forse per dare più colore alla cronaca ha ritenuto di inserire in quella che doveva essere una cronaca del giugno 1860 anche dei brani di “Vitti na crozza” e di “Ciuri Ciuri“.

A me è sembrata una grande stronzata (detto con franchezza) e mi sa che lo sceneggiatore è stato parecchio disattento, bastava poco infatti per sapere che “Ciuri Ciuri” è stata musicata da Francesco Paolo Frontini nel 1883 e che “Vitti na Crozza” anche a non voler credere che sia di Franco Li Causi e del 1950, tuttavia è alquanto difficile che si possa retrodatare la nascita fino al 1860.

Fra uno sketch e l’altro il coro eseguiva dei brani, (in fondo da come ho capito si stava fingendo di celebrare l’Unità d’Italia) il primo dei quali è stato “L’addio del volontario“, quello del Bosi del 1848.

Poi forse resisi conto che si trattava solo di una finzione (o per par condicio ?) il coro è passato alla esecuzione de l'”Inno dei Briganti e qui si che ci voleva coraggio, il coraggio di falsificare il testo il quale terminava con all’ultimo rigo:

e na bestemmia pe sta libertà

in un più “politically correct”:

e ‘na preghiera pe sta libertà

Come dargli torto ?

Sembra che il coro non sia abituato all’esecuzione di cose di tal genere (io mi sarei aspettato per dire l’Inno nazionale o che sò un “Va pensiero“) e quindi terminata l’esecuzione dei due pezzi più (si fa per dire) attinenti al tema, il regista ha pensato bene di fare eseguire al coro qualcosa di più congeniale, due belle preghiere. Prima è stato eseguito il “Signore delle cime” e poi è stato il turno dell’evergreen, il cavallo di battaglia del coro, l’indimenticabile “O vergine soave“.

Francamente il promo non mi ha entusiasmato e per la serie, visto i precedenti, non è che la veda bene.

Dice, su cosa basi queste conclusioni ?

Niente, impressioni, solo impressioni.

150 anni dall’Unità d’Italia … e stanno ancora qui !

Chi ?

Ma i trasformisti !

Lega Sud, sì di Berlusconi – “Ma non contro il Carroccio”

La proposta di Miccichè, Poli Bortone e Iannaccone al premier: un grande partito che raggruppi i movimenti legati al Mezzogiorno. Una federazione che resterebbe vicina al Pdl. L’idea lanciata ai vertici del partito e al ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto

di FEDERICO GARIMBERTI (ANSA)
ROMA. Un grande partito del Sud sul modello della Lega Nord che raggruppi i vari movimenti legati al Mezzogiorno. E’ la proposta fatta a Silvio Berlusconi da diversi rappresentanti dei vari piccoli partiti che rappresentano il Meridione. Un’idea che il presidente del Consiglio ha accolto con interesse, convinto che il territorio potrebbe accogliere positivamente l’iniziativa, a condizione però che il progetto non si ponga in aperta competizione con il Pdl o peggio in contrapposizione con il Carroccio.
Per discuterne, a via del Plebiscito, oltre al Cavaliere, si sono confrontati da una parte i vertici del partito (coordinatori, capigruppo e vice), il ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto e il coordinatore campano Nicola Cosentino. Dall’altra, Gianfranco Micciché (Forza Sud), Adriana Poli Bortone (Io Sud), Arturo Iannaccone e Vincenzo Scotti (Noi Sud).
L’idea proposta da questi ultimi, spiegano alcuni partecipanti all’incontro, è di procedere per fasi e cioè dare prima il via ad una federazione e poi ad un vero e proprio movimento. A nostro avviso, spiega un dirigente del Pdl presente a Palazzo Grazioli, il progetto è molto interessante. Tanto che, sottolinea un esponente di uno dei ‘cespugli’ del Sud, potrebbe vedere la luce già alle prossime amministrative.
A confermare che l’idea è piaciuta a molti alcuni dei partecipanti: “E’ stato un incontro positivo, abbiamo avviato un percorso”, hanno sottolineato all’unisono Arturo Iannaccone, esponente di ‘Noi Sud’ e la senatrice Adriana Poli Bortone, leader di ‘Io Sud’. Sono stati proprio gli esponenti dei partiti ‘meridionali’ a precisare che il partito unico non intende sottrarre consensi al Pdl o porsi come forza contraria alla Lega. Concetti ripresi anche da Berlusconi che ha sottolineato l’importanza che l’iniziativa dia un contributo e non ostacoli la maggioranza o il governo.

da GDS.IT

Civati in viaggio sulle orme di Garibaldi

Pippo Civati è in viaggio, un viaggio dal nord al sud, dal basso verso l’alto, come dice lui, sulle vie dell’Unità d’Italia nel tentativo di reinventare la politica dei giorni a venire.
Forse nemmeno ne avrei parlato, poi la lettura di questo articolo di cui vi riporto solo un brano mi ha convinto a comunicarvi che, se volete, il 22 agosto potrete incontrarlo a Calatafimi Segesta ed il 23 a Mazara e Marsala. Perchè saranno passati 150 anni ma rimane il fatto che … “Qui si fa l’Italia o si muore !”

È soprattutto un problema di simboli. E di immaginario. Lo scrive Massimiliano Panarari in un libro che andrebbe distribuito a tutti i democratici sparsi per il Paese. «Mi pare ci siano due temi fondamentali, e non più aggirabili», mi dice Massimiliano. «Sono temi della sinistra, fanno parte del suo dna». Massimiliano è chiaro: «Prima di tutto, la partecipazione, il bisogno di riportare a intervenire e a dire la propria i nostri concittadini e le nostre concittadine e, in particolare, le giovani generazioni che la gerontocrazia e i tratti da Antico regime di questo nostro Paese tengono fuori dai processi e, soprattutto, dalle sedi decisionali». E già basterebbe. Ma poi Massimiliano rincara la dose: «La cultura nella nostra epoca, postmoderna e liquida, si intreccia strettissimamente con l’immaginario, con la dimensione simbolica, della conoscenza e delle mentalità. Uno dei (tanti) problemi che ci troviamo a dovere affrontare consiste proprio nel fatto che l’immaginario di moltissimi italiani, purtroppo, è stato occupato in modo “militare” da un’egemonia sottoculturale che li induce ad abbracciare in modo quasi inconsapevole la visione di una brutta destra egoista, socialmente darwiniana e insofferente alle regole della convivenza civile».

È il campo di gioco che è già concepito a immagine e somiglianza della destra. E noi fatichiamo: «Fare politica nei nostri tempi significa proprio generare culture e immaginari nuovi, e in linea con le nostre idealità».

Prendete i giovani, ad esempio. Nel Risorgimento erano tutti ventenni. I trentenni erano già leader di una certa esperienza. E noi siamo qui a parlare non dei giovani elettori, ma dei giovani dirigenti del Pd. Come se il problema fosse questo. E i giovani-non-dirigenti non si sa come coinvolgerli, lo ripetiamo in ogni riunione, a ogni convegno. E allora andiamo a Torino. Pensando ai moti del 1821, al «mobilitiamoci» di casa nostra e, magari, al Move On che ha aperto la strada ai democratici americani.

Per convincere i giovani, bisognerebbe unire il giorno e la notte. I sogni e la realtà. Nell’epoca della classe creativa tutto ciò ha un significato anche economico.

*** – il grassetto è mio

Quelli che … se la prendono con Garibaldi

Si segnala una replica di Vittorio Sgarbi al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianfranco Miccichè per il quale andrebbero tolte dalla toponomastica dei comuni siciliani le vie intitolate a Garibaldi per sostituirlo con analoghe vie dedicate a Federico II.

“Leggendo l’inaudita dichiarazione sul proposito di eliminare le strade dedicate a Garibaldi,  credo ad un “pesce di aprile” ritardato da parte di Gianfranco Miccichè. L’Italia di cui facciamo parte non è quella di Federico II – di cui nessuno disconosce il valore – ma quella di Garibaldi e Cavour, piaccia o non piaccia a Miccichè. 

Le sue sono dichiarazioni che riproducono, forse per umana simpatia, quelle precedenti di Raffaele Lombardo. Stento a credere che due figure istituzionali, e addirittura un membro del Governo nazionale, continuino la grottesca polemica con Garibaldi e con la storia. 

L’unità d’Italia, di cui anche la Sicilia fa parte, ha il suo punto di origine in Sicilia, dalla città di Salemi da cui Garibaldi partì. 

Qualunque considerazione che cerchi di cancellare la memoria di Garibaldi è un insulto al buonsenso e alla storia. 

Cambiare i nomi delle strade, togliere lapidi e ogni altra analoga proposta, sono gesti ridicoli e grotteschi. 

Ancor più adesso che la Sicilia si avvia a celebrare il 150° anniversario dell’Unità Italia con un anno di anticipo, commemorando la data del 14 maggio del 1860, quando Garibaldi proclamò l’Unità d’Italia a Salemi.

Molte città d’Italia traggono beneficio da questa ricorrenza grazie al “Comitato per il 150° dell’Unità” che ha erogato finanziamenti per iniziative straordinarie. 

Soltanto la Sicilia sembra volere rinunciare a questi finanziamenti con una sterile polemica.”

 

Castellammare del Golfo turismo, pensiamoci in tempo

Piaccia o non piaccia, si sia sostenitori dei valori del risorgimento o sostenitori di tesi neoborboniche, si segnala “magna vox” e “urbis et orbis” che nel 2010 ricorre il 150esimo anniversario dell’unità d’Italia, i cui festeggiamenti, leggo oggi su “Il Venerdì di Repubblica“, sono considerati al pari dell’ Expo di Milano del 2015 i due grandi eventi che potrebbero contribuire a rilanciare il turismo nel nostro Paese.

Due appuntamenti che faranno crescere l’interesse internazionale verso l’Italia“, ha detto Paolo Verri, direttore del comitato Italia 150.

A pensarci bene il 2010 è già lì dietro l’angolo, e vi è chi in tempo di vacche magre per la finanza pubblica, si affretta  a prenotare la sua piccola o grande fetta di finanziamenti per le relative celebrazioni.

A Salemi il sindaco Vittorio Sgarbi non ha mancato di fare i passi necessari  presso il ministro per i beni culturali ed il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, a Trapani grazie all’azione del senatore D’Alì, in nome di Garibaldi ed in ricordo della storica impresa dei Mille, nell’aprile del 2010 le Tall Ships, i maestosi velieri delle marinerie di tutto il mondo ripercorrerranno la rotta del generale e partendo da Quarto arriveranno non a Marsala ma a Trapani, così tanto per fare un ulteriore dispetto a Giulia Adamo. A Torino si pensa di prolungare i festeggiamenti all’anno successivo e riempire tutto il 2011 di iniziative.

Siamo certi che il Sindaco Marzio Bresciani e la sua giunta, memori della ricchezza ed originalità delle vicende risorgimentali castellammaresi, non mancheranno di elaborare per tempo, al fine di ottenere i relativi finanziamenti, significativi programmi per i festeggiamenti, le manifestazioni culturali e le celebrazioni.

Termino con le parole che il nizzardo rivolse alla folla dei castellammaresi che lo reclamava alle due del pomeriggio del 23 giugno 1960, affacciandosi dal balcone della Casa di Bartolomeo Asaro posta in quella che ancora era detta la “Via Maestra“:

Brava gente, che volete che io vi dica ? … voi conoscete tutti il vostro dovere; quindi io mi taccio“.

Io non c’ero, ma gli avvenimenti che ne sono seguiti, nel gennaio del 1862, credo dimostrino che più d’uno restò deluso da quelle parole.