Castellammare del Golfo in “Coma Profondo”

Leggo in rete che ci siamo persi di vedere, visto che è andata in scena dal 17 al 19 febbraio al Teatro Cometa Off di Via Luca Della Robbia 47 di Roma, la rappresentazione teatrale “Coma Profondo”.

Ecco lo so, il lettore ora penserà che si vogliano fare le solite, scontate e facili battute, alludendo allo stato di “salute” non brillante della nostra cittadina. Battute facili e magari orientate a fini politici, vista la mozione di sfiducia in itinere nei confronti del sindaco Marzio Bresciani.

E invece no, è tutto vero, per come potrete facilmente verificare in rete e il titolo “Coma Profondo” è vero che non è riferito a Castellammare del Golfo ed ai suoi abitanti, ma tuttavia in “Coma Profondo”, Castellammare del Golfo c’è ed è luogo di accadimenti di importanza planetaria, insomma l’ombelico del mondo.

Dicono sia una storia complicata questa rappresentata nei giorni scorsi per LET (Libere Interpretazioni Teatrali) da Emilia Di Pietro e Simone Iovino a partire da un testo di Simone Iovino.

Non avendolo visto, vi dirò che è una storia al limite del surreale, in cui sul palcoscenico gli attori, impersonano l’Es, il Super Io, Beckett, “ognuno di noi ce l’ha”, e l’Istinto di conservazione.
Da quel che ho capito leggendo gli spettatori entrano nella mente di un mafioso in coma, un tale Don Calogero e gli attori interpretano i diversi segmenti mentali.
Ciascuno degli attori è chiuso nel suo mondo, e solo a volte e a intermittenza dialoga con l’altro. In tali dialoghi gli attori si interrogano sul perchè sono in coma, da cosa sia dipeso il coma, e sopratutto cercano di scoprire cosa era accaduto prima della perdita di coscienza, si percepisce che hanno poco tempo a disposizione, prima che il coma diventi irreversibile.
La memoria allora parte, fa un grande giro di ricognizione all’indietro nel tempo, fino ad arrivare al 1992.
Il mondo esterno è virtuale, proiettato sullo schermo alle spalle del palco.
E’ un anno di stragi e di svolte planetarie.
È l’inizio del glocal e del violento patto di sangue tra stato e mafia.
Si parla di deregulation, si dice, con qualche approssimazione, voluta dal governo Clinton, e della loggia dei Cavalieri del Santo Sepolcro, riunitisi proprio a Castellammare del Golfo per imporre il loro potere sul mondo, e instillando la logica del terrore sfociata nell’inferno delle Torri Gemelle.

In una sorta di “rappresentazione del mondo ai tempi di Beppe Grillo e di Silvio Berlusconi” si mostra che nella società dello spettacolo gli andamenti sociali sono decisi da un manipolo di banditi che operano indisturbati nella segretezza dei sotterranei, un substrato esecutivo paragonabile a quello che è in scena, all’interno di una mente che lotta per imporre la propria criminale sopravvivenza.

E come nei post di Beppe Grillo si conclude con: «In ogni caso tu non ti arrendi, non ci arrendiamo, noi moriamo in piedi. L’hai capito?».

Francamente non so se sia un’opera di un qualche pregio, ma la curiosità di vedere la rappresentazione qui a Castellammare del Golfo mi è venuta e spero venga anche a coloro che in loco si occupano di teatro.

Una più approfondita recensione la trovate qui e qui la scheda sintetica.

*** – Update

Voi non ci crederete, ma quando ho scritto questo post, non avevo visto questo:

Forconi Castellammare

Forconi Castellammare

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