I volti nuovi del Pd

Un video che offre una guida per fare il punto sul dibattito all’interno del Pd e sui suoi volti nuovi quali: Nicola Zingaretti, Debora Serracchiani, Pippo Civati ed il sindaco di Firenze Matteo Renzi.

Illustra il tutto Luca Talese per Current TV.

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Pippo Civati o Ignazio Marino: “lenta matura la candidatura”

Dopo la riproposizione a Segretario del Pd di Dario Franceschini, nel segno della continuità (ed aggiornamento) dell’esperienza Walter Veltroni, nonchè di Pierluigi Bersani, nel segno della continuità Pci, Pds, Ds, Pd (insomma Massimo D’Alema), saltate nel frattempo le candidature, per rinuncia, di Debora Serracchiani e del sindaco di Torino Sergio Chiamparino, Pippo Civati, giovane (34 anni) di belle speranze (non sto scherzando) consigliere regionale lombardo del Partito democratico, di sicuro “appeal”, e tra i principali organizzatori del recente incontro dei cosidetti ‘piombini’ al Lingotto di Torino, si prepara a proporre la sua candidatura per la sfida di ottobre.

“Dal lingotto abbiamo avuto l’indicazione che e’ preferibile un terzo candidato, ce lo hanno chiesto tutti. Stiamo lavorando e ragionando su una terza candidatura. In tanti ci chiedono un impegno diretto e personale alla sfida congressuale. Siamo molto in difficolta’ rispetto alle due candidature gia’ scese in campo. Se ci fosse da parte del Lingotto una indicazione esplicita nei miei confronti non avrei problemi a dire di si.”

“Franceschini e Bersani mi sembravano entrambi molto nervosi al Lingotto – ha continuato Civati – li definirei in rodaggio, altri sono stati piu’ applauditi di loro. Hanno detto poco, e’ stata, la loro, una presenza preoccupata, difficile giudicarli solo da questo. Certo va detto che da parte di Franceschini c’e’ da tempo la ricerca di un dialogo nei nostri confronti. Per due anni ci hanno preso in giro: hanno parlato di partito federale e non abbiamo visto niente di tutto questo, hanno parlato di risorse da destinare alla base, ma c’e’ un rimborso elettorale multimilionario che non si capisce come venga speso, e questo partito ha tutte le tessere in provincia di Napoli, tessere fatte al telefono e vorrei capire come questo sia stato possibile – ha concluso il leader dei piombini -, il regolamento poi e’ una vergogna: un accrocchio inverosimile tra congresso e primarie, che terra’ aperta una discussione per quattro mesi.”

Ma tra i non soddisfatti per ciò che significano le candidature Franceschini – Bersani vi è anche Ignazio Marino, dice l’Unità:

“In queste ore Marino è molto preoccupato dalla notizia, anticipata ieri nella rubrica «Il congiurato» de l’Unità, del patto stretto da Gianni Letta con le gerarchie vaticane: un patto che anticipa la discussione sul testamento biologico da ottobre a luglio in modo tale da far passare quel «progetto dissennato» nel silenzio e col favore dell’estate. Sarebbe questa, si dice a Palazzo, la prima moneta di scambio che il clero ha preteso dal governo come condizione per ricucire con il Berlusconi degli scandali sessuali e del Bari-gate. «Ecco che di nuovo si fa un gioco di potere e di interessi sulla pelle dei cittadini. E l’opposizione? Lo denuncia, si prepara alle barricate? Non mi pare».

In effetti c’è uno strano silenzio attorno all’ufficio del senatore a Sant’Ivo alla Sapienza. I notabili di partito sono molto, molto intimoriti da una sua eventuale decisione. La notizia, filtrata sui giornali in queste ore, di una possibile alleanza fra Marino e la generazione dei quarantenni (Pippo Civati e gli altri del Lingotto) nel nome del cambiamento e contro l’eterno conflitto fra Ds e Margherita, fra Ds e Ds, la possibilità che chi non ha conti personali da saldare possa unirsi in una campagna comune cresce nel tam tam delle stanze di chi prepara il congresso. Marino è molto tentato, moltissimo. «Giorni fa fuori dalla sala operatoria mi sono messo a scrivere un testo, una sorta di indice delle questioni sulle quali mi piacerebbe che il congresso discutesse».

Il Pd, dice Marino, non è il fine, ma lo strumento: il fine è il bene del Paese. Dunque si candiderà? Il senatore sorride, chiede ancora qualche ora di tempo: «Vorrei fare qualcosa di utile per tutti, portare il mio contributo fuori dalle logiche di potere. I meccanismi congressuali blindano i movimenti di chi non sia già irregimentato. Però forse qualcosa si può fare. Mi lasci ancora un paio di giorni, ho una paziente che aspetta un trapianto: vado, torno e poi ne parliamo».

Qui l’intervento di Pippo Civati al Lingotto lo scorso 27 giugno: