Il senatore Alberto Tedesco è stato prosciolto da ogni accusa

Pochi giorni fa è stato prosciolto dal gup da ogni accusa, dopo essere stato per qualche anno oggetto di un procedimento accusatorio nei suoi confronti, l’ex senatore del Pd ed ex assessore alla sanità della regione Puglia, Alberto Tedesco.

Qui un’intervista del luglio 2011, concessa a “La Zanzara” di Radio24, successiva alla bocciatura da parte del Senato della richiesta di arresto nei suoi confronti.
Nell’intervista il senatore attaccava (giustamente, si può ora dire) parte del suo partito (da Rosy Bindi alla Serracchiani, fino a Penati e al segretario Bersani) e soprattutto il quotidiano “Il Fatto”: “Ha ragione D’Alema, ma in realtà Il Fatto Quotidiano è un giornale non “tecnicamente” fascista, ma fascista e basta”.

A conferma di quanto detto allora da Tedesco anche questa frase, assai più recente tra le tante selezionabili, di Marco Travaglio:

“Sta finendo tutto come ampiamente previsto: con le retate e i rastrellamenti. Come nel 1994. Si aprono le Camere e soprattutto le camere di sicurezza. Gli ex onorevoli De Gregorio, Cosentino, Tedesco e Nespoli, appena decaduti e dunque privi dell’immunità raggiungono le patrie galere, dove avrebbero dovuto soggiornare da anni…” – Marco Travaglio Il Fatto Quotidiano, 16 marzo 2013

Toh chi si rivede il senatore Mario Ferrara

Il senatore Ferrara litiga con i poliziotti
Mi multate? Fatemi il saluto militare
La querelle sabato pomeriggio in via Emerico Amari davanti a decine di automobilisti. Il parlamentare è stato fermato a un posto di blocco, gli agenti gli hanno contestato la revisione scaduta e la mancata esposizione dell’assicurazione
di ROMINA MARCECA

Mario Ferrara È IL tipico caso del “lei non sa chi sono io”. È quello che è accaduto sabato scorso durante un posto di controllo della polizia. Protagonista il senatore di Grande Sud Mario Ferrara, da sempre vicino a Gianfranco Micciché. Il parlamentare è stato fermato ad un posto di blocco in via Emerico Amari mentre era alla guida della sua Audi A4. Si doveva trattare del solito controllo di routine, invece in via Emerico Amari è andata in scena una querelle tra il politico e i poliziotti, durata quaranta minuti, e alla quale hanno assistito decine di automobilisti incuriositi.

Dopo il saluto da parte dei due poliziotti, Ferrara ha consegnato la sua patente. Fin qui tutto a posto. La reazione del senatore, finita su una relazione stilata dai due agenti e già consegnata al loro superiore, arriva dopo la contestazione della mancata esposizione del tagliando assicurativo e l’accertamento della mancata revisione dell’auto, scaduta nell’aprile del 2012. “Le dobbiamo contestare due contravvenzioni al codice della strada”, hanno detto i due agenti. “Sono un senatore della Repubblica e esigo il saluto militare “, avrebbe detto per tutta risposta Mario Ferrara ai due poliziotti. In via Emerico Amari sarebbe arrivato anche un funzionario della questura che avrebbe chiesto ai due poliziotti, per cercare di arrivare a un accordo, di fare il saluto militare. Eppure c’è un decreto del Presidente della Repubblica del 28 ottobre1985 che non prevede il saluto militare a un senatore, ma ai sottosegretari di Stato per l’Interno, al capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza, e verso le altre autorità dello Stato. Ovviamente il saluto militare, riporta il decreto, “è previsto anche per gli altri superiori gerarchici o funzionali, se in divisa o se conosciuti”.

Ma il senatore non si sarebbe fermato a quella richiesta, infatti avrebbe anche minacciato di chiamare il prefetto per metterlo a conoscenza di quanto stava accadendo. E mentre gli agenti scrivevano il politico avrebbe iniziato a chiamare dal suo cellulare. I due agenti, nonostante tutto, hanno continuato a redigere il verbale ed è allora che il parlamentare, rieletto alle politiche del 2013 al Senato, “ha cominciato a fotografare con il suo iPhone gli operatori di polizia senza nessuna spiegazione logica “, come scrivono nella relazione i due agenti. Alla fine i poliziotti hanno consegnato a Ferrara un verbale di circa 200 euro e sono andati via. La zona in cui è accaduto tutto è sottoposta a videosorveglianza.

Sul caso del senatore che si è ribellato al verbale della polizia ieri è intervenuto anche il sindacato di polizia Siulp. “La legge va rispettata da tutti al di là della carica istituzionale che si ricopre – dice Giovanni Assenzio, segretario generale del Siulp – La nostra professionalità ci impone di far rispettare a chiunque le regole, nel rispetto dei ruoli. Chi lavora in strada va rispettato per l’operato a rischio che giornalmente svolge”. Ieri il telefono del senatore Mario Ferrara, chiamato da Repubblica per una replica, ha squillato a vuoto.

da La Repubblica

Ad Alcamo il gioco si fa duro

… e sporco, e allora accade che:

23/02/2012 –
Alcamo, bomba carta davanti alla segreteria del senatore Papania

TRAPANI. Una bomba carta è esplosa stasera intorno alle 23 di ieri, ad Alcamo, davanti al portone d’ingresso della segreteria politica del senatore Antonino Papania (Pd), in via Roma. L’esplosione ha provocato danni limitati al portone e ad un’auto parcheggiata.
Il boato è stato avvertito in tutto il centro storico cittadino. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Alcamo che stanno conducendo le indagini.

*** Update

“ALTRO EPISODIO. I carabinieri indagano su un incendio, di accertata matrice dolosa, che la scorsa notte ha danneggiato ad Alcamo, nella via Kennedy, l’auto dell’avvocato civilista Rosario Papania, figlio di un cugino del senatore Antonino Papania. Il rogo si è sviluppato intorno alle 2. Tre ore prima, alle 23, una bomba carta era esplosa davanti alla segreteria del parlamentare, in via Roma. Gli investigatori definiscono “particolare” la circostanza che i due episodi, apparentemente non collegati, si siano verificati a distanza di solo tre ore l’uno dall’altro.”

da GDS.it

Per il senatore Antonio D’Alì la procura di Palermo chiede il rinvio a giudizio

Mafia: procura Palermo chiede giudizio per sen. D’Ali’ – E’ accusato di concorso esterno

(ANSA) – TRAPANI, 24 OTT – La procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio del senatore Antonio D’Ali’ (Pdl) per concorso esterno in associazione mafiosa. Per due volte la procura distrettuale aveva proposto l’archiviazione ed in entrambi i casi il gip Antonella Consiglio l’ha respinta. Il gip, dopo aver ricevuto, nell’aprile dello scorso anno, la seconda richiesta di archiviazione, ha invitato i pm titolari del fascicolo a riformulare l’accusa.(ANSA).

da ANSA.IT

Trapani: non c’è pace tra le tonache (3)

Dopo la publicazione dell’articolo di ieri sull’Unità di cui si è detto qui è ora il turno delle dichiarazioni:

quella del Vescovo di Trapani Monsignor Francesco Miccichè

Il Vescovo di Trapani Francesco Miccichè esprime la propria gratitudine alla magistratura trapanese e alle forze dell’ordine per il tenace e imparziale impegno al servizio della verità grazie al quale, senza tema di smentita, oggi può dichiarare che non solo non è indagato e non lo è mai stato, ma è persona lesa in un procedimento giudiziario ancora in corso che purtroppo, comunque, infligge una ferita alla Chiesa trapanese a causa di alcune delle persone coinvolte.

Senza entrare nel merito delle questioni su cui deve ancora pronunciarsi la magistratura, il vescovo e la diocesi di Trapani ritengono doveroso rendere note queste notizie per il bene dei fedeli da tempo ormai in balìa di notizie false create ad arte che, alcune volte, nel tentativo di creare il “caso mediatico”, hanno persino sfiorato il grottesco.

Da mesi la Chiesa trapanese è al centro di una violenza mediatica senza pari, con la reiterata pubblicazione di notizie prive di fondamento purtroppo ripresa anche da testate giornalistiche prestigiose senza la verifica delle fonti; di attacchi personali, non solo al vescovo ma anche ad alcuni sacerdoti di una volgarità inaudità, di numerosi tentativi di creare panico e confusione tra i fedeli con falsi allarmismi, decine di anonimi e falsi che hanno oltraggiato non solo la persona del vescovo Miccichè ma l’intera comunità ecclesiale trapanese.

Una barbarie: una vera e propria strategia i cui manovratori speriamo non rimangano occulti. Nonostante gli attacchi, la Chiesa trapanese ha continuato e continuerà – con il vescovo, i suoi presbiteri e diaconi, i religiosi e le religiose e tutti i laici – nel suo impegno al servizio dell’annuncio del Vangelo e del bene comune: nelle parrocchie, nelle associazioni, nelle attività culturali, in tutti i campi della vita sociale certa che, nei limiti e nelle fragilità umane, il Signore, anche nella prova, la chiama ad una rinnovata adesione alla Sua missione nel mondo. La prova dolorosa può diventare, infatti, una felice occasione di rinnovamento e conversione prechè la Chiesa possa essere, come ha indicato recentemente Benedetto XVI, sempre più libera dai lacci materiali e politici ed essere sempre più trasparenza i Dio.

Nell’esprimere serenità e disponibilità al dialogo, con il cuore gonfio della carità cristiana verso tutti gli attori di questa triste vicenda, il vescvo ritiene comunque doveroso dare mandato ai suoi legali, in quanto parte lesa, per il perseguimento della giustizia e della verità.

Il ricavato sarà devoluto all’istituzione di un premio giornalistico per incoraggiare il giornalismo coraggioso che con serietà, rifuggendo il sensazionalismo, persegue la ricerca della verità nel rispetto della dignità umana.

quella del senatore del Pdl Antonio D’Alì:

Con rifermento alle notizie di stampa,non essendo a alcun titolo componente del clero, né Monsignore, né chierichetto, sono assolutamente estraneo a vicende che riguardano, o hanno riguardato la Curia trapanese. Sono sinceramente sorpreso delle considerazioni svolte nell’articolo e ormai molto stanco di essere tirato in ballo ogni qualvolta si verifica una indagine su Trapani. Ora pure per una questione tutta interna alla amministrazione ecclesiastica. Mi attendo che alla prossima lite di condominio in un qualsiasi palazzo di Trapani io sia indicato come complottista dell’accaduto.

quella di Gianfranco Criscenti corrispondente ANSA (dalla sua bacheca Facebook):

Apprendo da ”L’Unità” di essere indagato, nell’ambito della querelle tra il vescovo di Trapani Francesco Miccichè e don Ninni Treppiedi. L’accusa è di diffamazione. Nell’articolo si omette (dimenticanza?) che c’e’ una visita apostolica disposta dal Vaticano e mi si accosta a dei complottisti, con sullo sfondo la regia di potenti come il senatore D’Ali’. Per rispetto della magistratura mi astengo da ogni commento sulla vicenda fino a quando non sarà del tutto chiarita.

Qualcuno dica a Mimmo Turano e al senatore Antonio D’Alì che …

il progetto della Trapani Mazara del Vallo resta allo stato delle cose privo di soldi e che la delibera CIPE è solo l’ennesimo atto di propaganda di un governo privo di risorse.

“ROMA (MF-DJ)–“I progetti sbloccati oggi dal Cipe, comunque in enorme ritardo rispetto alla scadenza, sono sostanzialmente privi di risorse. I 7 miliardi di euro allocati riguardano i prossimi anni e sono stanziamenti di competenza, non di cassa. I ministri dovrebbero leggere le tabelle della legge di stabilita’ prima di approvarla; e’ quanto afferma in una nota l’esponente Pd Stefano Fassina.

Anche oggi si conferma che il governo Berlusconi, Bossi, Tremonti, Scilipoti non va oltre la sempre meno credibile propaganda. Ô necessaria una svolta politica per far uscire il Paese dal tunnel, conclude il responsabile Economia e Lavoro del Partito Democratico. com/adm”

da BORSAITALIANA.IT

La “classe dirigente” aveva detto, in relazione alla notizia che il Cipe, Comitato interministeriale per la programmazione economica, aveva dato il via libera al Piano per il Sud, per complessivi 9 miliardi di euro, e che 150 milioni in tale piano sarebbero previsti per la realizzazione della bretella di collegamento tra Trapani e Mazara del Vallo :

Mimmo Turano, presidente della Provincia Regionale di Trapani: – “Si tratta di un’infrastruttura di straordinaria importanza che darà un forte slancio all’economia del territorio migliorandone la viabilità e attirando un turismo crescente. Ho avuto particolarmente a cuore questo progetto, che ha una valenza strategica per la crescita dell’intero territorio trapanese, e la soddisfazione è massima perché ripaga un impegno costante e altissimo per il finanziamento dell’opera. Con la realizzazione della bretella si giungerà alla chiusura dell’anello autostradale costiero, previsto nella proposta di piano regionale dei trasporti, e alla connessione tra l’autostrada A 29 (Palermo – Mazara del Vallo) e la A29 direzione Palermo – Trapani. L’infrastruttura permetterà, inoltre, di potenziare il collegamento con l’aeroporto di Trapani–Birgi, aumentandone le potenzialità e l’accessibilità, garantirebbe un più efficace collegamento con l’aeroporto di Palermo nonché con la provincia di Agrigento e il porto di Trapani e di Mazara del Vallo, permettendo quindi anche al pescato di raggiungere molto più velocemente i mercati nazionali”.

Senatore Antonio D’Alì: “L’opera porterà beneficio alla mobilità della provincia, ma direi dell’intera Sicilia Occidentale, renderà gli spostamenti più sicuri per i cittadini di tutta la fascia costiera sud occidentale, e sarà essenziale per lo sviluppo delle attività produttive e del turismo. Adesso bisogna procedere con la massima celerità. Lo stanziamento di 150 milioni di euro per la Mazara – Birgi è il risultato di una azione sinergica, condotta in questi ultimi due anni, di concerto tra la Provincia Regionale di Trapani e le rappresentanze parlamentari, che ha prodotto la precisa richiesta, da parte del Governo Nazionale, di inserimento di questa essenziale opera stradale nel pacchetto Sicilia. Diamo atto al Governo Regionale di essersi sempre dichiarato disponibile a questo inserimento e valutiamo la cifra in termini assolutamente positivi.”.

A Mazara del Vallo il Consiglio Comunale boccia il bilancio di previsione 2011

Oddio, non è che l’abbia presa proprio bene ieri sera l’onorevole Nicola Cristaldi, sindaco di Mazara del Vallo, quando il consiglio comunale ha bocciato il bilancio di previsione del 2011 presentato dalla sua amministrazione: “Siamo di fronte ad un preciso atto di viltà politica, ingiustificabile sotto ogni punto di vista. Questo consiglio comunale va sciolto e bisogna tornare a votare”, ha detto.

Qualcuno ha notato che anche Berlusconi negli ultimi tempi le ha prese, e anche forte, ma non ha mica proposto di sciogliere l’Italia.

Per quanto, mai dire mai!

Tuttavia il sindaco Cristaldi almeno potrà consolarsi con la solidarietà ricevuta da parte del senatore Antonio D’Alì … se gli basta.

Il Corriere dice che Turano disse … “La Provincia non ha uscito una lira”

che poi è solo una delle perle contenute nell’articolo di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, pubblicato ieri sul Corriere della Sera dal titolo, “Marsala il porto e il vino, due leggende divorate dal tempo“.

Scrivono Stella e Rizzo: “Ma come poteva il sindaco pidiellino marsalese, Renzo Carini, rinunciare a una «sua» regata dopo lo scherzetto fatto dai cugini di Trapani? Mettetevi al posto suo: apre il giornale e scopre che Mimmo Turano, il presidente della Provincia, si è inventato la Garibaldi Tall Ships Regatta 2010 e che il comunicato ne parla come del «fastoso evento che celebrerà il centocinquantesimo anniversario dello sbarco dei Mille a Trapani ». Minchia! A Trapani? Garibaldi a Trapani? Non bastasse, salta fuori che la regata costa un milione e 200 mila euro. «La Provincia non ha uscito una lira – spiega Turano festeggiando l’Unità d’Italia con un catastrofico scivolone in italiano -. Si tratta di soldi della Comunità Europea ». Non è del tutto vero, accertano i cronisti: la metà li mette proprio la Provincia. Non bastasse ancora, rivela Marsala.it, «la Provincia ha pagato 250.000 euro per la pubblicazione di un link sulle pagine del sito della compagnia Ryanair». Caruccio.

ed ancora “Diciassette persone sono finite sotto processo per un’inchiesta su un caso di «presunto» abusivismo sull’Isola Lunga, all’interno della meravigliosa Riserva delle Isole dello Stagnone, celeberrimo per i paesaggi segnati dai mulini a vento e per Mozia, antica colonia fenicia. Perché «presunto»? Perché, formalmente, i pesanti ritocchi (diciamo così) a certi fabbricati preesistenti destinati a diventare un hotel esclusivo avevano avuto il via libera perfino del «Consiglio Provinciale Scientifico delle riserve e del patrimonio naturale della provincia di Trapani», i cui membri presenti a quella seduta (tranne l’unico che si astenne) si ritrovano oggi tra gli indagati. Una storia singolare. Con il responsabile della Lega Italiana per la Protezione Uccelli, Antonio Provenza, che dichiara come «una struttura ricettiva di tipo turistico potrebbe considerarsi come un fattore positivo contribuendo a proteggere l’ambiente» e che «la presenza dell’uomo non è un danno per gli animali, purché l’uomo non faccia la bestia». E con i principali protagonisti pubblici, cioè la Provincia e il Comune di Marsala, che non si costituiscono parte civile. Come mai? Perché quel nuovo resort, secondo il sindaco, «ha impreziosito il panorama». No, rispondono gli oppositori: perché dietro l’operazione immobiliare c’è Giacomo D’Alì, cugino di Antonio, senatore del Pdl. Di chi parliamo? Risponde Amici come prima. Storie di mafia e politica nella Seconda Repubblica di Francesco Forgione: «A Trapani tutto ha a che fare con loro: sono proprietari delle storiche saline, sono presenti in una miriade di società finanziarie e gestiscono una rete di attività economiche. È loro anche la squadra di basket, da sempre in serie A, e controllano una grossa quota societaria del Trapani Calcio. Anche il bellissimo palazzo settecentesco sede della Provincia regionale, nel centralissimo corso Fardella, si chiama Palazzo D’Alí. Ma, soprattutto, sono stati per decenni i proprietari della Banca Sicula, il terzo istituto bancario della Sicilia…». Insomma: gente abituata da un paio di secoli a cenare con posate d’argento e bere in bicchieri di cristallo.“,

ma anche “Certo, la mafia delle stragi appare lontana. Le indagini giudiziarie raccontano però storie di inquietanti ambiguità. Impasti melmosi. Dice tutto un passaggio dedicato alla città capoluogo dal libro L’isola civile. Le aziende siciliane contro la mafia scritto da Serena Uccello e Nino Amadore: «Tutti sanno chi comanda in questa città che sembra di frontiera e, invece, è la capitale della mafia che conta, quella dei colletti bianchi, che non chiede il pizzo porta a porta in modo violento e invasivo, ma si lancia in articolate speculazioni economiche e finanziarie, lucrando sugli appalti pubblici e sui finanziamenti statali e comunitari. Se infatti Palermo è la capitale della mafia che si vede, ma anche dell’antimafia che risponde e agisce, Trapani è la capitale della mafia che riesce a farsi invisibile, così pulviscolare da permeare ogni corpo della società e delle istituzioni, annullando qualunque distinzione». Un’ambiguità tra il lecito e il «quasi lecito», la legalità e l’illegalità, la scorciatoia «innocente » e la sopraffazione feroce, con la quale i marsalesi devono fare i conti tutti i giorni.

tutto l’articolo lo trovate qui

Senatore Di Girolamo … Trapani c’è

Sembra che almeno in una occasione il senatore Nicola Di Girolamo abbia incrociato Trapani.

Si dice in un pezzo dal titolo “Anche Di Girolamo temeva: “Qui finiamo come Fiorani” su Il Giornale

UNO YACHT DI LUSSO PER RICAMBIARE IL FAVORE
Franco Pugliese, referente degli Arena, il 23 marzo 2008 chiede a Colosimo e Mokbel un favore in cambio del servizio elettorale svolto in Germania: ha bisogno di un prestanome che si intesti la barca che sta per ritirare dal cantiere Stabile di Trapani.
Mokbel: «Dobbiamo intestare ‘na barca a zi’ Franco».
Di Girolamo: «Va bene, ma quella che si è comprato adesso?».
M: «Certo. E ogni mese gliela affitti».
Poi il senatore chiama Pugliese e gli dice che è tutto ok: «T’ho telefonato perché il nostro comune amico mi ha detto che per l’intestazione di questa non ti preoccupare, risolviamo tutto noi».

Franco Pugliese il tizio che sta per ritirare la barca dal cantiere Stabile di Trapani è il boss della ‘ndrangheta che si è dato da fare per procurare al senatore i voti tra gli emigrati in Germania.

update (1)

da “il Fatto Quotidiano

“Franco Pugliese, il riciclatore della cosca Arena, è un appassionato di barche di lusso, per 200mila euro compra uno yachtFranck One” da una ditta di Trapani, il senatore lo aiuta ad intestarlo alla “Adv & Partners“, una società romana.”

Marino Bisso per “La Repubblica

“C’è una galassia nera che ruota attorno agli affari oscuri del senatore Nicola di Girolamo, alla truffa da 2 miliardi delle compagnie di telefonia e al riciclaggio di capitali della ‘ndrangheta. Imprenditori, manager e avvocati con alle spalle una militanza nelle file dell’estrema destra e un presente “ripulito” grazie alle amicizie nel Popolo della Libertà, vicine al sindaco Gianni Alemanno, e sponsor di Renata Polverini nelle regionali nel Lazio.

C’è innanzitutto Gennaro Mokbel, 50 anni, imprenditore della Camilluccia “già esponente dell’organizzazione eversiva di destra Terza Posizione” amico degli ex Nar, Francesco Mambro e Giusva Fioravanti. Tra le sue vecchie frequentazioni figura Antonio D’Inzillo, killer della Banda della Magliana e dei Nar.

Per gli inquirenti è la mente dell’organizzazione criminale. Di lui, i pm dell’Antimafia Giancarlo Capaldo, Giovanni Bombardieri e Francesca Passaniti ne sottolineano la “straordinaria capacità di proporsi nei circuiti legali dell’economia con interessi nel settore dei diamanti estratti in Uganda”.

Con le sue società produce i film del regista Stefano Calvagna e promuove i match del pugile Vincenzo Cantatore. Qualcuno giura di averlo visto in compagnia dell’ex avvocato di Berlusconi, Cesare Previti. I pm scrivono che Mokbel vanta di “disporre di finanzieri “affittati” e di essere stato “braccio destro” del generale della finanza Francesco Cerretta, consulente della commissione Telekom Serbia”.

Il presente di Gennaro Mokbel lo vede al fianco del senatore Di Girolamo. È lui a reclutare i voti dei calabresi in Germania vicini ai clan di Fabrizio Arena e Franco Pugliese. Una persona di sua fiducia con cui fa affari è Paolo Colosimo, avvocato vicino alla destra, difensore di Niccolò Accame, figlio dell’ex deputato Falco ed ex portavoce di Francesco Storace, nel processo Laziogate. Anche per Colosimo, ex legale anche dell’immobiliarista Danilo Coppola, viene chiesto l’arresto.

Ma Mokbel conosce molto bene anche Stefano Andrini, manager dell’Ama sotto la giunta Alemanno, con un passato pesante di picchiatore. Nel 2006, un’informativa della Digos sugli “Irriducibili” della Lazio se ne occupa perché è lui a registrare il sito del gruppo di ultrà formato da tanti militanti di Forza Nuova. “Andrini è conosciuto per la sua pregressa appartenenza – scrive la Digos – ai gruppi d’estrema destra “Movimento Politico Occidentale” e “Alternativa Nazionale Popolare””.

Nel ’94 era stato arrestato per l’aggressione ad alcuni studenti di sinistra alla Sapienza. E 4 anni prima aveva ridotto in fin di vita due ragazzi al cinema Capranica. Fuggito in Svezia, era stato poi condannato a 4 anni per tentato omicidio. La svolta avviene nel 2008: Andrini è l’uomo che fa eleggere l’avvocato Di Girolamo, nella liste di Berlusconi in Senato, con i voti degli italiani all’estero.

Secondo i pm Andrini e Gianluigi Ferretti, ex segretario dell’onorevole Mirko Tremaglia, sono proprio quelli che con Mokbel scelgono Bruxelles come residenza fittizia di Di Girolamo. Andrini, firma la dichiarazione al consolato di Bruxelles che attesta la residenza di Di Girolamo in Belgio. Nessuno controlla: il console è un suo amico. La truffa viene scoperta dai pm di Roma che chiedono invano l’arresto del neosenatore.

Il 20 ottobre 2008 la Giunta delle Elezioni ordina l’annullamento della nomina. Ma la decisione è sospesa grazie all’intervento del senatore del Pdl, Andrea Augello, uomo ombra delle politiche del Campidoglio ora grande sponsor di Renata Polverini. Nel 2009 Andrini diventa ad di Ama servizi. La nomina scatena polemiche. A sua difesa si schiera il sindaco Alemanno che ieri lo ringrazia “per la sua sensibilità” quando rassegna le dimissioni.”

Monsignor Domenico Mogavero vs. Antonio D’Alì

Il Fatto Quotidiano“, è ritornato ad occuparsi ieri 28/11/2009 con un articolo di Sandra Amurri del senatore Antonio D’Alì, delle sue relazioni pericolose e del suo rapporto con la chiesa.
L’articolo ha per titolo “Il senatore D’Alì? Davanti a certi documenti resto sgomento” e per sottotitolo “Mons. Mogavero, Vescovo di Mazzara del Vallo: I nostri valori non coincidono con quelli dei boss“.
Nella circostanza, lo spunto per l’articolo infatti è un’intervista a Monsignor Domenico Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo, già sottosegretario della Cei, e presidente del consiglio Cei per gli Affari giuridici.

A proposito delle relazioni “pericolose” del senatore del Pdl D’Alì e del suo rapporto con la Chiesa Monsignor Mogavero dice:

“Lo conosco. Non ho letto l’articolo, lo farò attentamente, ma di fronte a documenti, a elementi probanti resto sgomento. Gli esprimerò il mio disappunto” E aggiunge: “Essere contro la mafia non significa che gli altri debbono essere contro la mafia. Nessuno può dire di non sapere chi sono certe persone. Un politico è un uomo pubblico che non può limitarsi ad affermazioni di solo valore teorico. Le sue parole chiedono l’avallo della concretezza nella coerenza. Non ci si sporca certamente nell’attraversare la strada con un mafioso ma condividere la strada con i mafiosi vuol dire essere compagni di viaggio per mantenersi a galla e questo non è ammissibile”. Se ricevessi un regalo, o un biglietto d’auguri da un mafioso ? “Lo rimanderei indietro e lo direi. L’ambiguità è una posizione di comodo per restare rintanato senza correre rischi. Ci vuole massimo rigore, la mafia sfrutta chi sta al potere, indirizza per avere accesso al potere.”
E al vescovo di Trapani consiglia di “parlare con il senatore D’Alì affinché chiarisca augurandosi che lo faccia “soprattutto perché il senatore D’Alì si sente un uomo di Chiesa visto che pur di ricevere per la seconda volta il sacramento del matrimonio, come racconta la sua ex moglie, ha chiesto l’annullamento. Il senatore frequenta i nostri ambienti, le nostre chiese. Ma bisogna vedere cosa si intende per essere un uomo di chiesa. La verità è una, non è bifronte. E’ la pratica dei valori che ci qualifica non la loro pronuncia
“.