Forza sette

Il Tar del Lazio ha respinto di nuovo la richiesta del Pdl di ammettere la sua listaper la Provincia di Roma, presentata l’8 marzo dopo il decreto legge cosidetto  “salva liste”,  alle prossime elezioni regionali.

Chi sa contare dice che sarebbe il settimo giudizio negativo emesso da un qualche tribunale dello stato italiano relativamente alla faccenda. Sarebbero sei infatti le bocciature consecutive precedenti.

Con l’ordinanza di ieri sera i giudici amministrativi della Sezione Seconda bis, presieduta da Eduardo Pugliese, hanno ribadito quello che avevano già affermato con il provvedimento di lunedì 8 marzo: il decreto salva-liste non si può applicare e, in ogni caso, non ci sono “elementi precisi e concordanti” che dimostrino che i delegati del Pdl fossero alle 12 del 27 febbraio nell’ufficio elettorale del Tribunale con la prescritta documentazione.

I legali del Pdl hanno annunciato, subito dopo aver ascoltato il testo dell’ordinanza, un nuovo ricorso al Consiglio di Stato.

Sabato scorso i magistrati di Palazzo Spada hanno dichiarato il primo ricorso del Pdl “improcedibile”, perchè la richiesta era quella di poter presentare la lista, possibilità che era già stata accordata grazie al decreto salva-liste.

Il Consiglio di Stato non ha espresso alcuna valutazione sulla legittimità o sull’applicabilità del decreto salva-liste, prendendo solo atto che per il momento era già stato applicato.

Proprio sulla legittimità costituzionale del decreto si dovrà esprimere oggi la Consulta, chiamata in causa da due ricorsi, uno della Regione Lazio e l’altro della Regione Piemonte, che contestano al governo di aver invaso la propria competenza legislativa.

La Corte costituzionale con tutta probabilità emetterà un provvedimento cautelare provvisorio, riservandosi di adottare una sentenza definitiva più avanti, presumibilmente dopo il voto delle regionali. Della sua valutazione, però, dovrà comunque tenere conto il Consiglio di Stato nella sua prossima decisione.

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Anche il Consiglio di Stato boccia la lista Pdl a Roma

E’ stato il Consiglio di stato dopo il Tar a bocciare per l’ennesima volta la lista Pdl di Roma e provincia per le elezioni Regionali 2010 del Lazio.

Il Consiglio di Stato infatti ha respinto l’appello presentato dal Pdl contro la mancata ammissione della lista provinciale di Roma.

In base a questa decisione la lista provinciale del partito è esclusa dalle prossime elezioni regionali.

Il Tar aveva in precedenza rigettato la richiesta, ritenendo inapplicabile, in una regione che si era dotata di proprie regole elettorali, il decreto con le cosiddette “norme interpretative” varate in tutta fretta dal governo.

In precedenza relativamente alla Lombardia era stata confermata la sentenza del Tar con la quale è stata riammessa la lista “Per la Lombardia” di Formigoni.

Non ci posso credere !

ASCA) – Milano, 4 mar – Le porte del Tar lombardo erano gia’ chiuse da 10 minuti quando l’avv. Luca Giuliante, legale rappresentante del listino Formigoni, si e’ presentato davanti ai cancelli del tribunale amministrativo regionale per presentare il ricorso contro la sentenza della Corte d’Appello che esclude dalla competizione elettorale il listino dell’attuale governatore. L’orario di chiusura del Tar e’ fissato alle ore 13, e a quell’ora sono stati chiusi come di norma gli uffici amministrativi, cosi’ i legali per farsi aprire hanno dovuto telefonare al personale del Tar per avere accesso agli uffici. Non e’ ancora chiaro se il ricorso verra’ accettato nonostante i dieci minuti di ritardo rispetto all’orario previsto.

Lombardia le motivazioni dei giudici

La Corte d’Appello ha tagliato la testa al toro, infatti secondo la Corte di Appello non può essere accettato il ricorso della lista di Formigoni nella parte in cui si parla di “interesse pubblico” alla presentazione delle liste e che l’eventuale rigetto sarebbe stato contrario all’interesse pubblico, per i giudici infatti, (e per come è ovvio), “l’esercizio di tale diritto non può che svolgersi nel rispetto dei limiti e delle forme previste dalla legge“.

Quanto all‘istanza di remissione dei termini, secondo il collegio presieduto da Domenico Bonaretti “non puo’ essere accolta perche’ i termini per la presentazione delle liste previsti dal legislatore sono all’evidenza perentori, mentre la natura specifica dell’atto di autenticazione preclude qualsiasi intervento successivo sul contenuto del medesimo”.

La corte ha registrato un numero di firme valide inferiori al minimo previsto. Una situazione non semplice anche in vista dell’annunciato ricorso al Tar. Perché se pur aggiungendo quelle senza il “timbro tondo” (che sono 136) la lista non arriva a 3500 firme valide, allora è difficile che possa essere ammessa.
L’ufficio centrale regionale della Corte d’Appello di Milano, infatti, ha ridotto il numero delle firme valide presentate dalla lista Formigoni, sceso dal numero globale di 3.935 a 3.628. Da questo numero, è scritto nel dispositivo della Corte d’Appello, “debbono essere detratte le firme le cui autentiche sono giá state ritenute non valide da questo ufficio e che i ricorrenti hanno chiesto di riconsiderare”. Queste firme sono 514. Pertanto se anche fossero accettate le sentenze del Consiglio di Stato sulla autenticate da consiglieri comunali ma senza il “timbro tondo”, le firme valide sarebbero 3.628 meno le 514 già “bocciate”, più eventualmente le 136 firme mancanti del timbro. In totale la lista “Per la Lombardia” di Formigoni, ovvero il cosiddetto “listino” del candidato presidente, avrebbe un totale di 3.250 firme, cioè 250 meno del numero minimo richiesto dalla legge.

Pdl escluso a Roma e provincia, la conferma della Corte d’Appello

Ha avuto esito negativo il ricorso del Pdl relativo alla lista circoscrizionale provinciale di Roma, per le elezioni regionali del Lazio.
La lista Pdl Roma è fuori dalle elezioni. Il ricorso è stato respinto“. Lo dichiara il coordinatore regionale Pdl Lazio Vincenzo Piso.

Il pronunciamento della Corte d’Appello è stato estremamente celere, anche in virtù del fatto che la lista non era stata materialmente presentata e che ogni valutazione sul perchè e sul per come della non presentazione non rientra tra le prerogative della Corte, e a naso, contrariamente a quanto si è detto da parte anche di autorevoli esponenti della Pdl appare estremamente improbabile anche un pronuunciamento del TAR che la ammetta alle elezioni in via surrettizia e del tutto arbitraria, in assenza delle necessarie verifiche per l’ammissione e per le quali il Tar stesso dovrebbe sostituirsi agli organi a ciò preposti.

Incapaci (2). La selezione al peggio della classe dirigente nel Pdl comincia a dare cospicui frutti

per gli avversari.

Dopo il caso Lazio è caos liste pure in Lombardia. La lista del presidente, “Lombardia per Formigoni” esclusa per la irregolarità di 514 firme.

Dice Pippo Civati: “Allo stato attuale, Formigoni è fuori, perché la lista in questione è proprio il listino del presidente (e dell’igienista dentale, per capirci). Proprio quel listino sul quale il Pdl ha discusso fino alle ultime ore. L’avevo detto io che un giorno e mezzo per raccoglierle era molto poco…“.

Mi spiego: Formigoni, allo stato attuale, non si può presentare alle elezioni. Poi faranno ricorsi, leggine, de-cretini e altro ancora, ma per ora, Formigoni è escluso dalla competizione elettorale. Questo perché Formigoni è il «primo della lista» (del cosiddetto «listino»). Decadono lui e il listino, perché non hanno firme a sufficienza, e, di conseguenza, tutte le liste collegate. Cioè, tutti. Effetto domino, tipo.

Cose che accadono quando non hai più rispetto per le regole, ti senti al di sopra di tutto, invincibile e insindacabile, ma sei solo un poveraccio.

Mancanza del timbro tondo sui moduli, per 136 firme, mancanza data dell’autentica, per 121, mancanza luogo dell’autentica, per 229, e mancanza qualifica autenticante, per altre 28, queste le anomalie riscontrate dalla Corte d’appello in 514 delle 3.935 firme presentate per la lista “Per la Lombardia” di Roberto Formigoni. Quest quanto si legge nel provvedimento con cui la lista è stata dichiarata non ammissibile dall’Ufficio centrale regionale accogliendo il ricorso presentato dalla lista Bonino-Pannella.

Rimangono fuori, (per ora, qui la lista è stata comunque presentata, ed esistono margini per le interpretazioni),l’igienista dentale ed il geometra di Arcore.

Dopo il pomodoro con più fan di Berlusconi su Facebook, sembra che l’azione combinata di un panino e della placca dentale abbiano messo ko il Pdl.

E’ tutto così irreale.

Sempre più certa l’esclusione della lista Pdl per le elezioni regionali nel Lazio

Dice Rita Bernardini che al momento non esiste un verbale di deposito della lista Pdl.

In una nota ADNKRONOS, la deputata radicale eletta nelle file del Pd dice: “La legge venga rispettata. Attenti a forzature. Ora si dovranno chiarire i fatti e saranno i magistrati a verificarli, ma diciamo no a ‘drittate’ o artifici per superare la questione. Per noi il rispetto della legalita’ viene prima di tutto”. La Bernardini, coordinatrice del comitato “Emma Bonino presidente”, così ha commentato con l’ADNKRONOS la questione delle liste del Pdl nel Lazio presentate in ritardo.
Al momento, da quello che sappiamo non esiste un verbale di deposito della lista del Popolo della Liberta’. Non si tratta quindi di integrazione di documentazione, ma si tratterebbe – fa notare Bernardini – dell’ammissione alla competizione elettorale di una lista che intendeva presentarsi oltre i termini fissati dalla legge in modo perentorio“.

Pertanto il ricorso presentato dal Pdl avrebbe ben poche possibilità di essere accolto, legato come è alla impossibilità fisica di presentare la lista nei termini fissati per presunti ostacoli frapposti dai rappresentanti delle altre liste.

Tuttavia gli ostacoli alla presentazione della lista sarebbero stati frapposti dai rappresentanti delle alre liste solo una volta che erano scaduti ampiamente i termini per potere presentare la lista, allo scopo di evitare eventuali abusi.