Bonus pater familias

In certi casi in assenza di norme certe si ritiene che nell’esercizio di una qualche responsabilità amministrativa si debba amministrare attenendosi alla cosidetta “diligenza del bonus pater familias“, nel senso di perseguire l’interesse del soggetto di cui si amministrano i beni, le cose e le persone come farebbe un buon padre di famiglia delle cose della sua famiglia.

Ma, di questi tempi, come si fa a non intendere la “diligenza del bonus pater familias” come il pensare al futuro della propria famiglia ?

E così Gesualdo Campo, il dottor Gesualdo Campo, un superburocrate che guida il dipartimento Beni culturali della Regione siciliana ha pensato bene di promuovere la moglie, sua dipendente già direttrice del polo museale di Catania a capo dell’unita’ operativa per i beni storici – artistici alla Soprintendenza etnea.

Prestigio e soldiper la moglie e per la famiglia, sopratutto tanti soldi in più da da 5.164 a 15.494 euro di indennità aggiuntiva.

E del resto chi meglio del marito può conoscere le capacità della moglie ?

Sicilia:dirigente Regione promossa dal marito superburocrate
Indennita schizza da 5 a 15mila euro; Cobas-Codir solleva ‘caso’
13 ottobre, 12:41

(ANSA) – PALERMO, 13 OTT – Da dirigente del polo museale di Catania a capo dell’unita’ operativa per i beni storici – artistici alla Soprintendenza etnea: una promozione che ha comportato per la dirigente Luisa Paladino un sostanzioso aumento dell’indennita’ aggiuntiva, da 5.164 a 15.494 euro. La firma sul contratto l’ha apposta il marito della stessa dirigente: Gesualdo Campo, il superburocrate che guida il dipartimento Beni culturali della Regione siciliana. A sollevare il ”caso” e’ il Cobas/Codir.(ANSA).”

da ANSA.IT

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Se invece di chiamarsi Jobs si fosse chiamato Lavori …

e fosse nato a Napoli, per Antonio Menna, forse sarebbe andata così:

“Steve Jobs è cresciuto a Mountain View, nella contea di Santa Clara, in California. Qui, con il suo amico Steve Wozniak, fonda la Apple Computer, il primo aprile del 1976. Per finanziarsi, Jobs vende il suo pulmino Volkswagen, e Wozniak la propria calcolatrice. La prima sede della nuova società fu il garage dei genitori: qui lavorarono al loro primo computer, l’Apple I. Ne vendono qualcuno, sulla carta, solo sulla base dell’idea, ai membri dell’Homebrew Computer Club. Con l’impegno d’acquisto, ottengono credito dai fornitori e assemblano i computer, che consegnano in tempo. Successivamente portano l’idea ad un industriale, Mike Markkula, che versa, senza garanzie, nelle casse della società la somma di 250.000 dollari, ottenendo in cambio un terzo di Apple. Con quei soldi Jobs e Wozniak lanciano il prodotto. Le vendite toccano il milione di dollari. Quattro anni dopo, la Apple si quota in Borsa.

Mettiamo che Steve Jobs sia nato in provincia di Napoli. Si chiama Stefano Lavori. Non va all’università, è uno smanettone. Ha un amico che si chiama Stefano Vozzini. Sono due appassionati di tecnologia, qualcuno li chiama ricchioni perchè stanno sempre insieme. I due hanno una idea. Un computer innovativo. Ma non hanno i soldi per comprare i pezzi e assemblarlo. Si mettono nel garage e pensano a come fare. Stefano Lavori dice: proviamo a venderli senza averli ancora prodotti. Con quegli ordini compriamo i pezzi.

Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo. Bussano alle imprese: “volete sperimentare un nuovo computer?”. Qualcuno è interessato: “portamelo, ti pago a novanta giorni”. “Veramente non ce l’abbiamo ancora, avremmo bisogno di un vostro ordine scritto”. Gli fanno un ordine su carta non intestata. Non si può mai sapere. Con quell’ordine, i due vanno a comprare i pezzi, voglio darli come garanzia per avere credito. I negozianti li buttano fuori. “Senza soldi non si cantano messe”. Che fare? Vendiamoci il motorino. Con quei soldi riescono ad assemblare il primo computer, fanno una sola consegna, guadagnano qualcosa. Ne fanno un altro. La cosa sembra andare.

Ma per decollare ci vuole un capitale maggiore. “Chiediamo un prestito”. Vanno in banca. “Mandatemi i vostri genitori, non facciamo credito a chi non ha niente”, gli dice il direttore della filiale. I due tornano nel garage. Come fare? Mentre ci pensano bussano alla porta. Sono i vigili urbani. “Ci hanno detto che qui state facendo un’attività commerciale. Possiamo vedere i documenti?”. “Che documenti? Stiamo solo sperimentando”. “Ci risulta che avete venduto dei computer”.

I vigili sono stati chiamati da un negozio che sta di fronte. I ragazzi non hanno documenti, il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, si appara tutto. Gli danno il primo guadagno e apparano.

Ma il giorno dopo arriva la Finanza. Devono apparare pure la Finanza. E poi l’ispettorato del Lavoro. E l’ufficio Igiene. Il gruzzolo iniziale è volato via. Se ne sono andati i primi guadagni. Intanto l’idea sta lì. I primi acquirenti chiamano entusiasti, il computer va alla grande. Bisogna farne altri, a qualunque costo. Ma dove prendere i soldi?

Ci sono i fondi europei, gli incentivi all’autoimpresa. C’è un commercialista a Napoli che sa fare benissimo queste pratiche. “State a posto, avete una idea bellissima. Sicuro possiamo avere un finanziamento a fondo perduto almeno di 100mila euro”. I due ragazzi pensano che è fatta. “Ma i soldi vi arrivano a rendicontazione, dovete prima sostenere le spese. Attrezzate il laboratorio, partire con le attività, e poi avrete i rimborsi. E comunque solo per fare la domanda dobbiamo aprire la partita Iva, registrare lo statuto dal notaio, aprire le posizioni previdenziali, aprire una pratica dal fiscalista, i libri contabili da vidimare, un conto corrente bancario, che a voi non aprono, lo dovete intestare a un vostro genitore. Mettetelo in società con voi. Poi qualcosa per la pratica, il mio onorario. E poi ci vuole qualcosa di soldi per oliare il meccanismo alla regione. C’è un amico a cui dobbiamo fare un regalo sennò il finanziamento ve lo scordate”. “Ma noi questi soldi non ce li abbiamo”. “Nemmeno qualcosa per la pratica? E dove vi avviate?”.

I due ragazzi decidono di chiedere aiuto ai genitori. Vendono l’altro motorino, una collezione di fumetti. Mettono insieme qualcosa. Fanno i documenti, hanno partita iva, posizione Inps, libri contabili, conto corrente bancario. Sono una società. Hanno costi fissi. Il commercialista da pagare. La sede sociale è nel garage, non è a norma, se arrivano di nuovo i vigili, o la finanza, o l’Inps, o l’ispettorato del lavoro, o l’ufficio tecnico del Comune, o i vigili sanitari, sono altri soldi. Evitano di mettere l’insegna fuori della porta per non dare nell’occhio. All’interno del garage lavorano duro: assemblano i computer con pezzi di fortuna, un po’ comprati usati un po’ a credito. Fanno dieci computer nuovi, riescono a venderli. La cosa sembra poter andare.

Ma un giorno bussano al garage. E’ la camorra. Sappiamo che state guadagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. “Come sarebbe?”. “Pagate, è meglio per voi”.

Se pagano, finiscono i soldi e chiudono. Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage. Se vanno alla polizia e li denunciano, se ne devono solo andare perchè hanno finito di campare. Se non li denunciano e scoprono la cosa, vanno in galera pure loro.

Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare le attività. Il finanziamento dalla Regione non arriva, i libri contabili costano, bisogna versare l’Iva, pagare le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista preme, i pezzi sono finiti, assemblare computer in questo modo diventa impossibile, il padre di Stefano Lavori lo prende da parte e gli dice “guagliò, libera questo garage, ci fittiamo i posti auto, che è meglio”.

I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro sogno nel cassetto. Diventano garagisti.

La Apple in provincia di Napoli non sarebbe nata, perchè saremo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più.”

Palermo: truffa al servizio sanitario o crimine contro l’umanità ?

Ci sono alcuni procedimenti avviati nei confronti di alcuni titolari di clniche private palermitane per truffa al servizio sanitario.
Le cure per i tumori sarebbero state rimborsate due volte, e risultano indagate tre cliniche private: “La Maddalena”, “Latteri” e “Noto Pasqualino”.
L’inchiesta, condotta dal Nas e coordinata dal pm Amelia Luise e dall’aggiunto Leonardo Agueci, avrebbe scoperto che le cure per i malati di tumore, tra il 2007 e il 2009, venivano pagate due volte dall’Ausl 6 alle cliniche private.

Per quanto si sapeva fino ad oggi la truffa consisteva nel chiedere il rimborso per i ricoveri (che avrebbero dovuto includere gli esami specialistici) e successivamente un ulteriori rimborso per gli accertamenti diagnostici effettuati in strutture collegate alle cliniche o esterne ad esse.
Tra gli indagati ci sono anche due medici – che ufficialmente lavoravano in due ospedali pubblici, il Policlinico e Villa Sofia, percependo per questa ragione un’indennità aggiuntiva – che dirottavano pazienti alla Latteri e alla Noto, anche con la scusa che nelle strutture pubbliche non c’erano posti.
In cambio i sanitari avrebbero ottenuto percentuali sui guadagni delle cliniche.

Diciassette fra manager e medici sono indagati per una truffa stimata in circa 1,2 milioni di euro.

La Repubblica” oggi però da conto di altri ulteriori disgustosi e criminali aspetti che vanno emergendo dalle intercettazioni.

La Regione mi dà 100 euro per una cura che costa 250… non gliela fare più“.

E’ una intercettazioni che il pm Amelia Luise ha inserito nell’inchiesta. A decidere di tagliare i medicinali disintossiccanti post chemio è la responsabile della clinica “Latteri” Maria Teresa Latteri.
Drammatiche alcune telefonate relative a pazienti moribondi: “Non gli faccio il farmaco, sono soldi buttati“.

“Perché dobbiamo spendere soldi…”, esclama la dottoressa Maria Teresa Latteri nel suo ufficio nella clinica palermitana “Latteri”, parlando con i suoi collaboratori.

Allora non hai capito – tagliò corto davanti alle proteste dei suoi interlocutori – che la prassi che fai tu costa alla clinica 250 euro e quello mi dà cento euro“. La “prassi” in questione era la somministrazione del Tad, il disintossicante generalmente dato ai malati di tumore dopo la chemioterapia.

“Quello” era l’assessore regionale alla Salute Massimo Russo che aveva appena deciso di tagliare il rimborso a cento euro a seduta per i pazienti in ” “day service”.

Di fatto la terapia risultava quindi assai meno lucrosa per la clinica e si risparmiava dimezzando i farmaci.

Siccome, per dire – afferma la dottoressa Federica Latteri in un dialogo con Maria Teresa Latteri, registrato nell’agosto 2009 – questa sta facendo albumina, io non gli faccio altri dieci giorni di albumina che si spendono un putiferio di soldi a matula“, cioè inutilmente.
E la sua interlocutrice: “No, infatti… loro sperano che muoia“; “loro” sarebbero i parenti.
E l’altra: “Io magari scrivo in cartella che rifiutano di fare qualsiasi procedura e terapia“.

America’s Cup di vela: a Napoli ci credono

Se il Corriere del Mezzogiorno, dopo avere titolato: “America’s Cup più vicina a Napoli senza l’esclusiva italiana“, subito si affretta a sottotitolare con un “Società Usa lascia aperta la porta a Venezia e Trapani“, tuttavia, stante i silenzi che continuano ad arrivare dalle stanza dei “potenti”, si fa per dire, della politica trapanese, appare legittimo l’ottimismo, pur ansioso e dubitativo, che sembra di cogliere sulle pagine e negli articoli della stampa napoletana.

Il massimo del dubbio e dello scetticismo si esprime sul blog di Marco De Marco, giornalista del Corriere del Mezzogiorno, a partire da un post dal titolo: “Informazioni e trasparenza sulla Vuitton Cup? Si naviga a vista“. Il post è una critica alla (non) comunicazione messa in atto dalle istituzioni che si stanno muovendo per portare l’evento a Napoli. Ancor più interessante il dibattito innescatosi nei commenti, tra i quali può leggersene uno che potrebbe essere stato fatto anche se la vicenda avesse riguardato Trapani, e che vale la pena di riproporvi:

“Caro Direttore, alle sue considerazioni non può che rispondersi con una esclamazione secca: “elementare Watson!”. Eppure, qualcosa ancora sfugge. Le nostre istituzioni, strette tra l’esigenza di una normalità amministrativa (e di governo) e la ricerca dell’evento risolutivo per ridare credibilità al ruolo di questo territorio, sembrerebbero annaspare. E’ proprio così? Oppure, al vecchio sistema pattizio, dei cosiddetti “rapporti istituzionali”, se ne sta sostituendo un altro di competizione nella corresponsabilità, o, mutatis mutandis, di “divergenze parallele” tra la Regione, il Comune e, buona ultima, la Provincia? In ogni caso, quale che sia la risposta, dobbiamo augurarci tutti, che, nonostante le palesi approssimazioni, l’evento sia confermato e una qualche macchina “moltiplicatrice” si metta in moto. Anche in tempi di default. Un cordiale saluto, dal caldo-umido della città.”

L’edizione napoletana de “La Repubblica” in un pezzo di Carlo Franco dal titolo “Chiudere presto la trattativa che disastro una bocciatura” da voce a Sergio Maione, patron degli alberghi Vesuvio ed Excelsior, il quale particolarmente preoccupato, che la trattativa possa non andare in porto, afferma: “Per carità, fate presto a chiudere, non credo che gli americani siano disposti ad aspettare più di tanto i nostri comodi – ed ancora – il passaggio del circo mondiale della vela porta una forte ricaduta economica e turistica, ma, soprattutto, di immagine e Napoli dopo tanta munnezza ha bisogno di rientrare nel grande giro. Per assecondare la ripresa che si intravede”.

Nel campo degli ottimisti si schiera “Il Mattino” che titola: “Coppa America, pronti per la firma“, pur riferendo di un pressing degli americani per affrettare la firma: “NAPOLI – Pressing degli americani su Comune e Regione per definire il contratto e portare a Napoli l’America’s Cup. Da San Francisco arriva infatti la richiesta di fissare tempi certi per la firma anche perché sono tanti gli interventi da mettere in campo in vista delle World Series 2012-2013. “.

Ma sempre sull’onda dell’ottimismo “Il Mattino” conclude:

Una volta definiti gli aspetti contrattuali, il primo passo sarà la costituzione di una società di scopo a maggioranza pubblica che vedrà la partecipazione di Regione, Comune, Autorità portuale, Bagnolifutura e Unione Industriali (con una quota di garanzia). È probabile che nella partita possa entrare anche la Provincia: il presidente Luigi Cesaro si è infatti detto disponibile a collaborare, se necessario stanziando una quota di fondi.

Il compito della società sarà la gestione della kermesse dal punto di vista tecnico mentre per gli interventi urbanistici si seguiranno le indicazioni del Prg. Le regate si terranno nello specchio d’acqua tra Bagnoli e Pozzuoli fino alle isole del Golfo, Ischia e Capri: la colmata a mare sarà la piattaforma logistica da cui partiranno i catamarani da 22 metri con un’ala rigida. Il villaggio delle imbarcazioni sarà allestito in loco.

Tutte le opere saranno smontabili e rimovibili: l’evento non pregiudicherà, dunque, le scelte urbanistiche di Bagnoli, dov’è prevista la rimozione della colmata e il ripristino della linea originaria di costa. Per sfruttare l’effetto Coppa America, la Regione è pronta a varare un «piano Marshall» con l’obiettivo di cambiare radicalmente il volto di Napoli.

Il programma prevede investimenti pubblico-privati per oltre 3 miliardi di euro: accanto alla riqualificazione di Bagnoli si prevedono la riconversione di Napoli Est, il restyling del centro storico, il polo fieristico con la Mostra d’Oltremare, la valorizzazione del sito di Pompei e dell’Albergo dei Poveri, il completamento della metropolitana, le bonifiche ambientali e il rilancio del teatro San Carlo che potrà contare sulla collaborazione con il maestro Riccardo Muti.

Nel 2013, infine, il capoluogo partenopeo ospiterà il Forum delle Culture, che metterà in moto altri investimenti richiamando a Napoli 2 milioni di turisti provenienti da 100 città del mondo. “.

Castellammare del Golfo è tra i Comuni a vocazione turistica del PO FESR 2007/2013

Con il decreto assessorale n. 38/Gab. del 28 agosto 2010, dell’ ASSESSORATO AL TURISMO, ALLO SPORT E ALLO SPETTACOLO della Regione Sicilia è’ stato approvato il Piano Settoriale che costituisce lo strumento di programmazione per l’individuazione delle località a vocazione turistica (individuazione cio’è dei territori che hanno acquisito un riconosciuto “livello di turisticità”), e riferibile a tutte le linee di intervento del PO FESR 2007 – 2013 di competenza dell’Assessorato al Turismo.
In particolare il piano ha un’importanza fondamentale ai fini dell’utilizzo e della destinazione dei fondi dell’Asse 3 del PO FESR 2007/2013, “Valorizzazione delle identità culturali e delle risorse paesaggistico-ambientali per l’attrattività turistica e lo sviluppo” e dell’Obiettivo Specifico 3.3. relativo alle misure volte a: “Rafforzare la competitività del sistema turistico siciliano attraverso l’ampliamento, la riqualificazione e la diversificazione dell’offerta turistica ed il potenziamento di investimenti produttivi delle filiere turistiche“.

Le località inserite nel Piano sono:

Agrigento, Sciacca, Licata, Menfi, Lampedusa e Linosa, Siculiana, Porto Empedocle, Cattolica Eraclea, Aragona (provincia di Agrigento);

Caltanissetta, Gela, Mussomeli, Mazzarino, Butera (provincia di Caltanissetta);

Catania, Acireale, Caltagirone, Adrano, Paterno’, Bronte, Riposto, Nicolosi, Linguaglossa, Zafferana Etnea, Castiglione di Sicilia, Randazzo, Aci Castello (provincia di Catania);

Enna, Piazza Armerina, Aidone (provincia di Enna);

Milazzo, Patti, Sant’Agata di Militello, Capo d’Orlando, Taormina, Lipari, Giardini Naxos, Santa Teresa Riva, Gioiosa Marea, Brolo, Santo Stefano di Camastra, Santa Marina Salina, Leni, Malfa, Sant’Alessio Siculo, Letojanni, Forza D’Agro’, Piraino, Motta Camastra, Savoca, Alcara li Fusi, Roccalumera, Torrenova, Tripi (provincia di Messina).

Palermo, Bagheria, Monreale, Termini Imerese, Cefalu’, Terrasini, Castelbuono, Balestrate, Petralia Soprana, Ustica, Piana degli Albanesi, Collesano, Castellana Sicula, Campofelice di Roccella, Cinisi, Capaci (provincia di Palermo);

Ragusa, Ispica, Vittoria, Modica, Pozzallo. Santa Croce Camarina, Scicli (provincia di Ragusa);
Siracusa, Noto, Avola, Palazzo Acreide, Sortino, Augusta, Solarino, Canicattini Bagni (provincia di Siracusa);

Trapani, Marsala, Mazara del Vallo, Erice, Castellamare del Golfo, Campobello di Mazara,Calatafimi Segesta, Pantelleria, Favignana, San Vito Lo Capo, Custonaci, Salemi, Gibellina, Castelvetrano (provincia di Trapani).

Se chi governa emana norme fuorilegge per favorire la sua parte politica

si può chiamare “golpe” ?

Il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri, secondo quanto riferiscono fonti di maggioranza, ‘sanerebbe’ sia la situazione del Lazio sia la situazione della Lombardia.

Sembra che il cosidetto decreto interpretativo preveda all’art.1 che il diritto all’elettorato attivo e passivo sia preminente rispetto alle formalità.
All’art.2 che ci sono 24 ore di tempo, a partire dall’accettazione delle liste, per sanare le eventuali questioni di irregolarità formale.
Una norma transitoria sembra che stabilisca che – solo ed unicamente per quanto riguarda le elezioni regionali che si terranno in Lazio e Lombardia – lo start delle 24 ore sia da intendersi non dal momento di accettazione delle liste, ma da quello di attuazione del decreto.
Infine, all’art.3 si stabilisce che con ogni mezzo di prova si potrà dimostrare di essere stati presenti nell’ufficio competente al momento della chiusura della presentazione delle liste.

Insomma si tratterebbe proprio di un decreto “ad listam”.

Per il governo sarà comunque un percorso accidentato.

Una legge vieta espressamente una misura di questo tipo. E’ quella del 1988 sul potere normativo del governo.

L’articolo 15 secondo comma, della legge n.400 del 23 agosto stabilisce infatti che il governo non può provvedere nelle materie indicate nell’articolo 72, il quarto comma della Costituzione (materia costituzionale e elettorale), recita :”La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi”.”.

Diversi poi sono i poteri di intervento dello Stato nelle due regioni.

La modifica costituzionale del 2001 ha messo le Regioni sullo stesso piano dello Stato ed ha assegnato ad esse il potere di legiferare sulle elezioni regionali.
La legge costituzionale 22 novembre 1991, n. 1 e la legge 5 giugno 2003, 131 (art. 10, comma 2, lett.f.) dispongono che i comizi elettorali sono convocati dal Rappresentante dello Stato nella Regione (il Prefetto) fino a quando le Regioni non abbiano disposto diversamente.
La Lombardia NON lo ha fatto, quindi le elezioni sono state convocate dal Prefetto di Milano il 2 febbraio 2010.
La Regione Lazio, invece, con legge regionale n. 2 del 2005 ha provveduto a disciplinare le elezioni regionali, tanto è vero che le prossime elezioni del 28 marzo sono state convocate dal Presidente reggente della Regione Lazio il 26 gennaio 2010.

E infatti vi è già chi sostiene che: “Un decreto legge non può disciplinare nemmeno in via interpretativa il procedimento elettorale regionale perchè si tratta di materia di competenza esclusiva delle Regioni ai sensi del nuovo art. 117 della Costituzione”. Ad affermarlo è l’avvocato Gianluigi Pellegrino, legale del Movimento Difesa del Cittadino. “Si tratta – aggiunge il legale – di una ragione di manifesta incostituzionalità del decreto nella parte in cui pretende di incidere sul procedimento per le elezioni regionali in corso. Che la materia del procedimento elettorale per il rinnovo dei consigli regionali, sia di competenza esclusiva del legislatore regionale lo ha già detto la Corte costituzionale sin dal 2003 (sentenza n. 196)”.

Pd se ci sei batti un colpo

… noi in Giunta col Pd non possiamo stare e, di converso, presumo sia così anche per loro. Non avrei comunque vergogna ad accettare un Governo di minoranza, composto da Mpa e Pdl – Sicilia, con l’appoggio esterno del Pd.

Mi sbaglio o questa affermazione di Gianfranco Miccichè (leader del Pdl- Sicilia) meriterebbe da parte della inesistente direzione del Pd una risposta quantomeno piccata ?

Perchè il senso della frase, ed il messaggio diretto ai suoi, di tutta evidenza, è il seguente: normalmente si dovrebbe provare vergogna ad avere a che fare con il Pd, ma fidatevi io sono talmente capace che non c’è motivo di provare vergogna. Certo non a confondersi con “quelli”, ma averne l’appoggio esterno, è tutto guadagno.

E se finirà così avrà avuto ragione lui.